Sandra Milo farà la monaca di clausura
Gli esordi fra bellezza e ambizioni di cinema

In questo servizio pubblicato su «Tempo», la giovane Sandra Milo appare agli inizi della sua carriera fra il debutto in Lo scapolo accanto ad Alberto Sordi, la regia di Antonio Pietrangeli, il nuovo progetto de Le carmelitane, l’immagine di promessa del cinema italiano, la sua bellezza già notata da produttori e registi, la curiosità della stampa, l’apprendistato sul set e il profilo di un’attrice ancora tutta da scoprire.
Roma, marzo
Sandra Milo ha cominciato da poco a fare del cinema. Ha debuttato accanto ad Alberto Sordi nel film Lo scapolo, diretto da Antonio Pietrangeli, considerato uno dei pochi registi di riserva capaci di rinsanguare l’esaurita ispirazione neorealista. Nel suo ultimo film Pietrangeli non ha certo battuto la strada che gli è cara; Lo scapolo è un film senza pretese particolari ma è così piacevolmente realizzato da rappresentare uno dei successi maggiori della stagione. E un successo per un regista è sempre un successo.

SANDRA MILO che ha da poco compiuto 21 anni, è una ragazza alta, magra, bionda: le sue misure sono in perfetta regola con la tabella più esigente dei canoni di bellezza.
IL SUO ARRIVO al cinema è avvenuto si può dire per forza spontanea. In un Paese che ha visto il successo delle Mangano, delle Lollobrigida, delle Loren, una bellezza così precisa e imperiosa non poteva restare fuori.
Ora, Sandra Milo si appresta a ripresentarsi davanti alla macchina da presa per un primo "giro di manovella" del suo secondo film. Il regista sarà ancora Antonio Pietrangeli, e questa volta "girerà" a fianco di Edvige Feuillère, per conto della "Costellazione Film".
QUESTA FOTOGRAFIA è stata scattata in un teatro romano di posa ove la Milo sta provando. L’attrice confessa di sentirsi immatura come recitazione, ma confida nello studio e nella volontà per spuntarla.
L’ANNO SCORSO i giornali parlarono molto di lei quale fidanzata di Alberto Sordi, suo compagno di lavoro nel primo film; ma la notizia si dimostrò presto un’invenzione. Lo scapolo restava scapolo, ma il lancio della novizia era fatto.
A primavera, infatti, andranno in cantiere Le carmelitane (titolo provvisorio) il cui soggetto, dello stesso Pietrangeli, tratto da una pagina di vita vissuta, racconta le vicende di un gruppo di suore di clausura le quali, ad un certo momento, si vedono costrette ad uscire dal loro guscio perchè chiamate a costruirsi un convento in collaborazione con pochi muratori. Il punto chiave di questo ben più impegnativo film di Pietrangeli sta nella reazione di codeste suore che, abituate a vivere lontano dal mondo, verranno bruscamente riportate vicino agli uomini nella vita di tutti i giorni.
REGISTI E PRODUTTORI sono in questo momento interessati a Sandra Milo considerata da molti una carta nuova di notevole valore, qualcosa di diverso in materia di "sexy”, di cui il cinema italiano potrà servirsi.
LA BELLEZZA molto fisica di Sandra Milo, è di quelle che fanno voltare a colpo sicuro, è arricchita o meglio complicata dallo sguardo estremamente dolce. I suoi grandi e tranquilli occhi color nocciola sembrano una netta contraddizione in un insieme tanto inquietante.
Dalla divisa di hostess indossata nello Scapolo, Sandra Milo passerà dunque a quella monacale: alla sua bellezza curvilinea sembra sia riservato, per ora, il destino di nascondersi.
«Tempo», anno XVIII, n. 11, 15 marzo 1956
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| «Tempo», anno XVIII, n. 11, 15 marzo 1956 |
Fonte originale: «Tempo», anno XVIII, n. 11, 15 marzo 1956
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🎭 Conclusioni
Questo articolo di «Tempo» documenta una fase ancora aurorale della carriera di Sandra Milo, quando il suo nome cominciava appena a circolare nel cinema italiano dopo l’esordio in Lo scapolo con Alberto Sordi e sotto la guida di Antonio Pietrangeli. L’attenzione della stampa si concentra già sul contrasto fra la sua bellezza vistosa e una recitazione ancora in formazione, mentre il progetto de Le carmelitane lascia intuire la volontà di non ridurla a semplice figura ornamentale. In filigrana si legge così il ritratto di una giovane attrice osservata come promessa del dopoguerra, fra curiosità mondana, attese produttive e i primi segnali di una presenza destinata a lasciare un segno duraturo nello spettacolo italiano.
