Totò, muto da ridere

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Franca Faldini racconta l’ultimo sogno del principe De Curtis

«Cosa c'è ancora da dire su Totò?». Questa domanda se la pone Franca Faldini. È stata la compagna del gran de comico negli ultimi quindici anni e, in questi giorni, sta realizzando con Maurizio Costanzo uno «special» che Canale 5 trasmette la sera del 15 aprile a vent'anni dalla morte del principe Antonio de Curtis. in arte Totò. Se la maschera Totò è stata in passato esplorata nei minimi particolari, è dell'uomo Totò che c'è, forse, ancor» qualcosa da dire.

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Franca Faldini e Antonio de Curtis, in arte Totò, qui ritratti a Cannes negli anni Cinquanta.

«La gente», dice Franca Faldini, «è portata ad abbinare le sue interpretazioni cinematografiche e teatrali al Totò uomo. Non per niente, per anni, mi hanno sempre detto: “Chissà quanto ti diverti con lui e quanto ridete. Invece, in casa, non si rideva mai Totò era talmente serio, non triste, che talvolta appariva anche noioso. Uno dei suoi divertimenti era quello di farsi leggere la cronaca nera dei giornali. E lo appassionavano, in modo particolare, gli “inciuci” tra due persone perchè gli offrivano la possibilità di ipotizzare su chi aveva ragione. Altrettanto divertente era per lui il pedinamento di chi, per il suo modo di comportarsi, lo incuriosiva. Una volta, in macchina, mi costrinse persino a seguire una nota diva dell'epoca che stava andando ad un appuntamento extraconiugale. E poi quella signora gli tolse il saluto perchè si era accorta del pedinamento».

In casa non c'era niente che ricordasse che era la residenza di un uomo di spettacolo. La Faldini racconta: «Non conservava infatti nulla che riguardasse la sua attività: né copioni, né manifesti, né fotografie, né recensioni. A casa non c'era proprio niente che ricordasse il suo mestiere. Un distacco totale! Forse sarebbe stato diverso se avesse continuato a calcare i palcoscenici: lui il teatro lo amava, il cinema no!».

Totò ha sempre salvato pochissimi suoi film (L'oro di Napoli, Guardie e ladri e Uccellacci e uccellini, tanto per ricordarne qualcuno) e ammetteva che troppe volte aveva accettato offerte cinematografiche semplicemente perché non sapeva dire di no.

«Non era capace di imporsi», osserva Franca Faldini, «e questa sua insicurezza gli proveniva dal fatto di non essere certo del suo talento. Tuttavia, anche nei suoi film più brutti, si salvava sempre con quegli sprazzi di geniale e profonda interpretazione. Adesso, a vent'anni dalla morte, per rendergli veramente omaggio si sarebbe dovuto concretizzare un lavoro antologico, ma è impossibile da realizzare. Oggi i suoi film sono in mano a persone poco generose. Tanto è vero che per lo «special» di Canale 5 abbiamo dovuto rinunciare a certe immagini perché, per brevi sequenze, mi hanno chiesto tre-quattro milioni al minuto».

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Una serie di caratteristiche «maschere» del popolare comico. Totò è morto il 15 aprile 1967.

Sull’umiltà di Totò, Franca Faldini, che oggi fa la giornalista e si è creata una nuova vita sposando Nicolò Borghese («un altro uomo meraviglioso che mi consente di parlare del mio passato con Antonio de Curtis»), ricorda un divertente episodio accaduto a St-Tropez: «Un giorno d'estate attraccò accanto alla nostra barca quella di Charlie Chaplin. Il mattino seguente vedemmo Chaplin che si faceva fare la barba sul ponte. Totò rimase per più di mezz'ora in ammirazione a guardarlo. Avrebbe voluto avvicinarlo, non lo fece perché riteneva di violare la sua privacy. E poi temeva che Chaplin non lo conoscesse. Totò è sempre stato un uomo schivo. Non ha capito fino in fondo le sue capacità».

Il principe di Bisanzio é morto il 15 aprile del 1967 nella sua casa dei Parioli, a sessantanove anni, con un desiderio irrealizzato. Era quello di interpretare un film muto che, secondo lui, avrebbe dovuto rappresentare la «grande occasione» per farsi conoscere all'estero. Di questo progetto ne parlò con Carlo Ponti e con Dino De Laurentiis e la risposta fu: «No! Il cinema non può tornare indietro». Franca Faldini ricorda: «Non capirono che avrebbe potuto essere una trovata geniale, anche nell'epoca del sonoro, i film di Totò sono eccessivamente parlati e giocati sui doppi sensi e ciò li rendeva diffìcili da doppiare. Sulla Costa Azzurra, un giorno, andammo a vedere Totò sceicco ma a metà film lui volle uscire. Era indignato dal doppiaggio. Una cosa penosa, che rendeva incomprensibile il film».

Ernesto Baldo, «Radiocorriere TV», anno LXIV, n.15, 12-18 aprile 1987


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Ernesto Baldo, «Radiocorriere TV», anno LXIV, n.15, 12-18 aprile 1987