Mitri Tiberio

(Trieste, 12 luglio 1926 – Roma, 12 febbraio 2001) è stato un pugile e attore cinematografico italiano.

Biografia

Primo Tiberio Mitri, conosciuto come la "Tigre di Trieste", esordì come pugile professionista nel 1946, con una vittoria per K.O. su Lorenzo Pamio. Nel 1948 vinse il titolo italiano dei pesi medi sconfiggendo ai punti Michele Marini e nel 1949 conquistò quello europeo, battendo il belga Cyriel Delannoit. Il 12 luglio 1950, giorno del suo ventiquattresimo compleanno, ebbe l'occasione di combattere per il titolo mondiale affrontando a New York il campione in carica, e amico, Jake LaMotta, l'italoamericano detto "il Toro del Bronx". Mitri, pur perdendo, resistette per tutte le 15 riprese di un incontro che fu durissimo.

Otello Belardinelli, ex pugile campione d'Italia e buon amico di Mitri, ha motivato la prestazione di un Tiberio Mitri non al massimo delle possibilità atletiche, per motivi legati alla gelosia nei confronti della moglie, l'ex Miss Italia Fulvia Franco, da lui sposata il 15 gennaio dello stesso anno. L'attrice si trovava in quei giorni a Hollywood nel tentativo di sfondare nel mondo del cinema americano e le ore notturne "rubate" al sonno in concitate telefonate con la moglie e gli allenamenti non affrontati nel modo migliore, gli impedirono di salire sul ring con la preparazione necessaria per affrontare una prova di tale difficoltà.[1]


« In un festoso locale di Trastevere annunciai alla stampa il mio ritiro dal ring. Da quel momento vedevo allontanarsi un mondo che mi aveva fatto in fretta, senza incertezze. [...] Si allontanava come quando si segue un oggetto al margine della ferrovia e in breve non si può più nemmeno immaginarlo, tanto breve è stata l'apparizione. Tutto era passato in un soffio. I combattimenti con Jack "il toro" e Humez il minatore. I miei liquidatori... Molti avevano trovato scuse per le mie sconfitte incolpando persone a me vicine, ma io no. Mai. Bisogna essere onesti con sé stessi. Me stesso. Non ce l'avevo fatta a superare ostacoli più grossi. Il mio record parlava chiaro. »Tornato in Italia, il 2 maggio 1954 riconquistò il titolo europeo dei pesi medi battendo clamorosamente, alla prima ripresa per K.O. tecnico, l'inglese ex campione del mondo Randy Turpin, ma solo cinque mesi dopo lo perse nuovamente contro il francese Charles Humez. Nel frattempo era iniziata anche la carriera cinematografica: il suo primo film, I tre corsari, è del 1952. Nel 1954 si separò da Fulvia Franco, ex Miss Italia, da cui nel 1951 aveva avuto il figlio Alessandro. Nel 1957, con 101 incontri disputati risoltisi in 88 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte, appese i guantoni al chiodo. Dieci anni dopo, ricordando la sua carriera di pugile, scriverà, nell'epilogo del suo libro La botta in testa:

Nel 1959 fu nel cast del film La grande guerra, al fianco di Vittorio Gassman e Alberto Sordi. In quel periodo apparve spesso anche in televisione, ospite di trasmissioni di varietà. Dopo il 1975 si può dire terminata anche la carriera cinematografica, a parte, nel 1985, una piccola comparsata in La signora della notte (nei panni di sé stesso) e il cameo del 1995 (ancora nei panni di sé stesso) in Pugili. Gli ultimi anni di vita furono segnati, oltre che da gravi problemi familiari (la morte dei due figli: Alessandro, nel 1981, a soli 30 anni, a causa della droga,[2] e Tiberia, avuta da Helen de Lys Meyer, un'ereditiera americana, per AIDS), da un progressivo deterioramento delle facoltà mentali, riconducibile sia ai traumi subiti negli incontri sia alla dipendenza dalla cocaina, a causa della quale fu arrestato due volte, nel 1970 e nel 1980,[3] e dall'alcolismo.[4][5]

1950 Toto Tiberio Mitri Fulvia Franco L

Sul finire degli anni ottanta tornò a recitare a sorpresa nella serie televisiva Classe di ferro di Bruno Corbucci, nel ruolo del pizzaiolo amico delle reclute. Anche stavolta il richiamo al pugilato era presente, infatti il suo personaggio era un ex pugile che non disdegnava di raccontare aneddoti della sua vita sul quadrato ai militari e al sergente Scherone (Adriano Pappalardo).

Morì travolto da un treno locale sulla linea Roma-Civitavecchia, mentre camminava, presumibilmente in stato confusionale, lungo i binari nei pressi di Porta Maggiore, due chilometri dopo la Stazione Termini. Negli ultimi mesi di vita il pugile usciva di casa e vagava per ore, senza meta; aveva la malattia di Alzheimer.[2][3]

Nel settembre 2011 la Rai ha mandato in onda su Rai 1 la miniserie dedicata alla sua vita dal titolo Tiberio Mitri - Il campione e la miss, diretta da Angelo Longoni e interpretata nel ruolo di Tiberio Mitri da Luca Argentero. La messa in onda della prima visione era prevista inizialmente per il 6 e il 7 marzo 2011 su Rai Uno, ma questa, pochi giorni prima, era stata sospesa a scopo cautelativo per via di una causa civile aperta dal nipote di Mitri per tutelare l'immagine dei nonni. Rai 1 ha infine deciso il debutto della miniserie per i giorni 26 e 27 settembre 2011.[6]


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


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Miss Italia 1948 sposa la "mitragliatrice umana"

Prossime le nozze del pugile Tiberio Mitri, campione d’Europa, e di Fulvia Franco

Trieste, agosto

Lunedì 8 agosto scorso, Tiberio Mitri — campione europeo di pugilato dei pesi medi — ha combattuto vittoriosamente, per la prima volta nella sua vita, per i begli occhi di una ragazza. Per l’occasione il Castello di San Giusto, da platea di teatro lirico per diecimila si è trasformato in palestra di uguale capacità: non molto lontana dal ring, sul quale un an no fa il biondo campione triestino, non ancora detentore del titolo continentale, ha battuto di misura Manca, c’era — confusa tra i seimila spettatori — anche Fulvia Franco, per pochi giorni ancora Miss Italia 1948 e da pochi giorni fidanzata al campione. La sera prima, al bastione fiorito di quel medesimo Castello, la reginetta per un anno aveva disinvoltamente ceduto un ramo di palma alla nuova Miss Trieste. Mitri non c’era alla festa: era la vigilia dell’incontro col prima serie francese Georges Chapé, e la consegna era irremovibile, sicché il numeroso pubblico presente al bastione, con suo grave disappunto non ha potuto vedere riunita la bella coppia, di cui Trieste — così povera di avvenimenti mondani — andava intensamente parlando.

La città — famosa per la grazia e l’avvenenza delle sue ragazze e di ciò conscia e anche fiera — tributa tuttavia più volentieri simpatia all’uomo che in qualsiasi modo l’onora, e ostenta di contro scetticismo e sospetto ovunque una donna emerga, esprimendo talvolta apertamente tali sentimenti, co m’è avvenuto, per esempio, due anni fa con Elsa Merlini, incolpata — fors’anco a torto — di poco amore alla città. La Franco, giovanissima e pertanto immune di ogni colpa, avvertì a sua volta immediatamente la tiepida accoglienza che Trieste fece l’anno scorso alla sua corona di bellezza, ingenuamente se ne meravigliò, se ne stizzì, commise spesso peccato d’immodestia, e aumentò in tal modo la distanza fra sé e i suoi concittadini.

Non così Tiberio Mitri, ch’è la modestia fatta persona, e perciò vicino al cuore d’ogni triestino, come un caro fratello minore, come un ragazzo prodigio che dei suoi prodigi non mena vanto, schivo d’onori e di storie. Tutto di lui è simpatico. La sua bionda giovinezza (ha ventitré anni appena), la serietà del suo lavoro, il contegno riservato, le sue vicende familiari. Mitri è rimasto orfano di padre in tenera età. La mamma, che l’allevò fra non pochi stenti, gli fece frequentare le scuole industriali sognando di farne un provetto meccanico, quale del resto egli fu già' a quindici anni, allorché fece per qualche tempo l’apprendista nei Cantieri di Trieste. Il fratello e la sorella, entrambi sposati, poco han potuto fare per lui. L’infanzia e la giovinezza dell’attuale campione d’Europa non hanno nulla d’eccezionale, niente che si scosti dall’infanzia e dalla giovinezza di ogni ragazzo povero di Trieste, che nelle ore libere gioca al calcio sui campi della periferia, oppure sopra una bicicletta, e aspira a diventare "qualcuno” nello sport.

A un certo momento imbocca la strada del pugilato: è ancor giovanissimo, boxa bene, ma non fa sorgere soverchie illusioni, fino a quando, nel 1945, i suoi istruttori non s’accorgono di possedere in lui il miglior dilettante triestino della categoria. Bruno Fabbris — suo insegnante — comincia a farsi un’opinione, e non lo lascia più. Nel 1946 Mitri partecipa a Lucca ai campionati italiani: non ha fortuna, ed è sconfitto di strettissima misura dal lucchese Fontana che — rimasto dilettante — è da quell’epoca il campione italiano dei pesi medi nonché il miglior esponente della "nazionale” 1946, ’47, ’48 e ’49.

Poco dopo i campionati di Lucca, Mitri diventa professionista: nell’agosto di quel medesimo anno debutta a Venezia per conto delle organizzazioni Poggi-Pancera, e da allora passa imbattuto su tutti i quadrati italiani e stranieri. Prima di diventare campione italiano, batte Ochon, Amanini, Marini; difende il titolo contro Manca; incontra vittorioso Embarrek, Jean Stok, Dathuille (a Parigi), Dick Turpin. Ed eccolo infine a Bruxelles, a togliere il titolo europeo a Delannoit. Mitri è diventato un grande pugilato-re, lo chiamano ”la mitragliatrice umana", lo classificano al quarto o al quinto posto nella scala dei valori mondiali della categoria, preceduto soltanto da Jack La Motta, campione del mondo, da Marcel Cerdan, da Steve Belloise, da Dathuille. Onusto di tanta gloria conquistata dopo anni di intensa preparazione e di non lievi sacrifici, Mitri rimane sempre il biondo Tiberio, modesto per antonomasia, il beniamino degli sportivi triestini. Lo scorso mese, quando già fu concertato rincontro dell’8 agosto contro Chapé, prima di riprendere gli allenamenti, Mitri si è recato a trascorrere un breve periodo di villeggiatura a Vaibruna, ridente pae-setto del Tarvisiano. C’era anche Fulvia Franco: Miss Italia e il campione d’Europa divennero amici, si frequentarono, scopersero di amarsi.

Miss Fulvia, già sospetta di eccessiva presunzione, sul finire della parabola dell’effimero regno, cederà in questi giorni il suo scettro ad altra beltà, e sostituendolo fra breve con i fornelli e il governo di casa Mitri, ridiventerà una cara e simpatica "mula" triestina, anche se coniugata allo stato civile e chiamata "signora” in società.

Vladimiro Lisiani, «Oggi», 23 agosto 1949


Miss Italia 1948 va sposa. La leggiadra Fulvia Franco, deposto lo scettro della bellezza, si appresta a diventare una piccola moglie affettuosa e innamorata. Sono trascorsi sette mesi dal primo incontro — indubbiamente il più decisivo ì per Tiberio, anche se avvenuto fuori delle corde del ring — e tra otto giorni l'avvenente fanciulla triestina sarà la signora Mitri. Un nome ormai famoso nel mondo. Il matrimonio di Fulvia con Tiberio — tutto uno spumeggiar di sorrisi lei, lui un monoblocco di muscoli — può anche considerarsi una vittoria della legge dei contrari. La futura sposina è oggi una delle persone più indaffarate di Trieste. Un’infinità di cose da fare: dall’abito nuziale agli inviti, dal nido ai confetti. Ma Fulvia, ragazza sportiva, ha messo tutto il suo disinvolto ottimismo nei lunghi e complicati preparativi.

Ella parla a getto continuo, e dal piccolo cruccio procuratole dal non aver trovato un telefono bianco per la nuova casa — lo voleva proprio così — passa a descrivere l'abito nuziale, che sarà di laminato bianco, intessuto a piccoli cestini d’argento fiorati. E sui capelli? Una cuffietta all’olandesina con qualche arabesco, e poi una nube di candido velo. Fulvia pensa emozionata, trascolorando, al grande momento davanti all’altare, con al fianco Tiberio in smoking, papà in abito blu a doppio petto, la giovane mamma in nero, le quattro damine e il paggetto biancovestiti e le due damigelle d'onore, in azzurro tenue Grazia Nadi, e in rosa Clara Loi-Perini, Sarà al fianco di Fulvia, quale testimonio, anche l’uomo che per primo vide in lei quella bellezza allo stato puro — cosi lontana dallo stereotipato glamour — che doveva trionfare al traguardo di Stresa, il fotografo Ferdinando Ceretti. Testimonio per Tiberio sarà il doti Bruno Rossi, Presidente della Federazione pugilistica italiana. Al ricevimento, che seguirà alle nozze, saranno presenti numerosi invitati, tra i quali personalità del mondo artistico e sportivo, giornalisti e amici.

Gli sposi andranno ad abitare in via Piccardi 31, in un quartierino di tre stanze. Fulvia vorrà essere una perfetta donna di casa, farà tutto da sola. E poiché Tiberio a metà febbraio dovrà affrontare a Parigi un duro incontro, il viaggio di nozze è rimandato dopo la vittoria. Questa volta Fulvia accompagnerà lo sposo nella capitale francese. Dopo l'ultimo suono di gong, luna di miele.

«Giornale di Trieste», 7 gennaio 1950


«Gazzetta del Popolo», 16 gennaio 1950


1950 06 01 Oggi Fulvia Franco Tiberio Mitri intro

Gianni E. Reif, «Oggi», 1 giugno 1950


Tiberio impegnato a fondo per incrociare prossimamente i guantoni nella capitale francese

Nella sua aggraziata e intima casa, in via Piccardi 34, Fulvia Franco è realmente una regina. Sui suoi cuprei capelli splende invisibile una corona conquistata non a Stresa, ma al grande e imponderabile concorso del destino: quella di una moglie felice. Quindici mesi son già passati da quella domenica mattina in cui l’ex Miss Italia e Tiberio Mitri pronunciarono l'impegnativo monosillabo nella chiesa dì Sant'Antonio nuovo. Avvenimenti tristi e lieti sono passati senza incrinare il cristallo della loro felicità, ed oggi, più imiti che mai, essi attendono trepidanti il compiersi dell'avvenimento più commovente della loro breve vita a due: la nascita dei loro primo figlio.

Fulvia Franco sta per diventare mamma, e il lieto evento è previsto per quest’estate. Hanno già incominciato a discutere sul piccolo ospite che ancora non conoscono; lei vorrebbe una bimba., una pupa da chiamare con una graziosa contrazione del nome della mamma di Tiberio, Carolina. Il pugile, più positivo, lascia ogni decisione alla sorte: è entusiasta all'idea di una femminuccia come a quella di un maschietto. Se l'ospite arriverà in pantaloncini, non hanno ancora deciso per il nome. Il mondo maschile, persino nel calendario, pecca di fantasia nei confronti di quello femminile. La sportivissima Fulvia, sempre disposta a correre e a saltare, ha acquistato la dolce prudenza, delle mamme di tutto il mondo, sempre tremanti di poter nuocere al bimbo che portano in grembo.

E’ giunta in questi giorni da Roma, dove ha girato un fotoromanzo a fumetti; narra le complicate vicende d’una studentessa di medicina che finisce col relegarsi in un chiostro. Avrebbe altri impegni, ma ha dovuto rimandare ogni cosa a data da destinarsi. La precedente parentesi romana, che risale al mesi di dicembre e gennaio, l'ha portata per la seconda volta nel mondo del cinematografo. La Casa Ponti de Laurentis l'ha scritturata per interpretare la figura della prima ballerina della Scala, Pochini, nel film «Romanticismo», ambientato — occorre dirlo? — nel romantico 1848. Durante il soggiorno romano, Fulvia e Tiberio hanno conosciuto Nino Crisman, che ha offerto loro di girare un film; ma hanno dovuto rinunciarvi: Tiberio doveva recarsi a Ponte Recanati, dove si sta allenando con Steve Klauss, e Fulvia non vuole esporsi a eccessivi strapazzi fisici. E’ il mago di Napoli che ha previsto por loro giorni molto lieti. Il pugile si è impegnato a fondo in questo, nuova fase preparatoria, e Fulvia, pur lontana, lo sprona a perseverare. Mitri ha in progetto un prossimo incontro, che dovrebbe avvenire a Parigi.

Sono stati costretti a scambiarsi gli auguri pasquali per telefono, e Fulvia ha voluto essere vicina allo sposo con un grosso uovo di cioccolato che gli ha spedito assieme a un fragrante panettone per i suoi amici. Lontana dal marito, l’ex Miss Italia fa la brava donnina di casa, studia nuove ricette, si affaccenda nella sua candida cucina, e risponde alle numerose lettere che gli ammiratori scrivono a lei e a Tiberio. A Porto Recanati Mitri ha trovato un amico nel pugile triestino Bernardinello, che ha vinto recentemente a Bologna il campionato italiano per dilettanti. I due giovani occupano la stessa stanza, e Fulvia sì sente più tranquilla al pensiero che il marito, nella persona dell'amico, ha trovato anche laggiù una porzioncina, magari infinitesimale, della sua Trieste.

Ci racconta queste cose sgranocchiando pezzetti di cioccolato che smantella dai guscio d’un grosso uovo, offerto a lei e al marito assiema a tanti voti augurati dal proprietario della Rupe Tarpea di Roma. Ha il visetto appena lavato e indossa una morbida vestaglia verde a pastiglie bianche. Ma, dobbiamo confessarlo, non ci è apparsa mai cosi bella. Il fascino si chiama proprio felicità.

«Giornale di Trieste del lunedi», 26 marzo 1951


Sigarette all'hashish in casa del pugile

Droga: arrestato Mitri

Le indiscrezioni di una giovane francese hanno permesso alla polizia di perquisire l’abitazione dell’ex-campione d’Europa - I precedenti infortuni giudiziari

Roma 28 marzo, notte.

L'ex pugile Tiberio Mitri, di quarantaquattro anni, nato a Trieste, è stato arrestato questa mattina nella sua abitazione romana in via Antonio Pignatelli. nel quartiere Gianicolense. La polizia in una perquisizione effettuata poco prima aveva trovato in casa dell'ex campione dell’hashlsh c alcune sostanze stimolanti. L'accusa è detenzione e uso di stupefacenti. Mitri dopo un breve interrogatorio in questura è stato trasferito al carcere di Regina Coeli.

Alcuni giorni or sono si presentò al pronto soccorso di un ospedale cittadino una giovane donna di nazionalità francese, la quale si fece medicare escoriazioni ed ecchimosi al volto e sul collo. Ella dichiarò che nel pomeriggio aveva conosciuto un giovane il quale l'aveva invitata a cena in un ristorante alla moda, dove le era stato presentato Tiberio Mitri, il pugile, fermatosi al tavolo della coppia, aveva simpatizzato con la bella straniera e tra i due era nata una spontanea simpatia. Invitatala a casa sua a bere un whisky, la donna non aveva esitato a lasciare il precedente amico.

Nell'appartamento di via Pignatelli. Mitri aveva offerto alla giovane una sigaretta drogata facendole anche bere del liquore che la stordì. La straniera però non avrebbe protestato se all'improvviso non fosse piombata in casa un’altra donna, certa Cinzia, amica di Mitri. Costei, vedendo il pugile in compagnia di un'altra donna s'era avventata sull'intruso malmenandola. Era scoppiata una rissa fra le due. che Mitri aveva tentato invano di calmare. Alla fine, il pugile, perso anche lui il controllo di nervi, aveva picchiato ambedue.

Sulla base del racconto della straniera, la polizia effettuò delle indagini e stamane. ottenuto dalla procura della Repubblica un mandato di perquisizione, alcuni agenti si sono presentati in casa di Mitri. Il ritrovamento delle sostanze stupefacenti ha determinato l'arresto immediato del pugile.

Non è la prima volta che Mitri finisce in carcere: terminata la sua carriera di campione, egli si è stabilito a Roma tentando varie attività: apri un bar in via Arenula, ma dovette cederlo qualche tempo dopo. Fu attore del cinema,- indossatore di moda maschile, protagonista di fotoromanzi sexy. Attualmente vive facendo parti di secondo piano nei film western.

Il precedente infortunio giudiziario di Mitri risale a due anni or sono. Sposatosi quando ancora era un campione, con l'ex-miss Italia Fulvia Franco, dalla quale ebbe un figlio, il pugile è diviso dalla moglie. Nel ’6S conobbe una ricca signora americana, Helen Davis, con la quale visse qualche anno, finché costei lo denunciò per estorsione, furto, percosse e violazione di domicilio. Il magistrato che svolse l'inchiesta sulla denuncia ordinò l'arresto di Mitri dopo un'accurata i della squadra mobile.


Tiberio Mitri è nato a Trieste il 12 luglio 1926. La sua attività agonistica come dilettante non fu di grande rilievo ed anzi nell’incontro più importante di quel periodo — titolo dei medi nel 1945 — fu battuto per getto della spugna da Ivano Fontana. Il pugile triestino debuttò nel professionisti il agosto 1946 con un successo per k.o. alla quinta ripresa su Lorenzo Pamlo. In quell’anno vinse sei incontri di cui quattro per k.o. Mitri non era però un «picchiatore», e si affermava soprattutto per lo stile della sua boxe: velocissimo sulle gambe, portava un sinistro preciso e concludeva normalmente le azioni con un destro. Era un pugile «bello da vedere».

I successi aumentarono e nel 1947 collezionò altre 16 vittorie. Il primo traguardo di prestigio arrivò nel 1948: Mitri diventò campione di Italia battendo Giovanni Manca ai punti.

Il titolo europeo era vicino e infatti nel ’49 realizzò il suo capolavoro superando a Bruxelles il belga Cyrilie Delannoit, conquistando la corona continentale del medi lasciata vacante da Marcel Cerdan.

S’imponeva ormai un traguardo mondiale: e Mitri parti per gli Stati Uniti nella speranza di poter strappare il titolo a Jack La Motta: ma fu un'amara esperienza. Mitri si rese subito conto che non ce la avrebbe fatta. E sali sul ring quasi paralizzato dalla paura. Riuscì tuttavia a rimanere in piedi durante le quindici tormentate riprese. Fu questa la fine della parabola ascendente di Mitri. Tornato in Europa il pugile triestino venne battuto da Ritter a Parigi e subì una severa lezione da Humez dopo la quale fu costretto ad un periodo di riposo: il pubblico a' Parigi lo aveva schernito chiamandolo «miss Italia». Poi, quasi Inaspettatamente, arrivò la «fiammata» di Roma: nel 1954 Mitri affrontò Randolph Turpin e lo mise k.o. alla prima ripresa riconquistando il titolo europeo. Il suo momento di gloria fu di breve durata: nel novembre dello stesso anno a Milano, il francese Humez lo mise k.o. in tre riprese e gli sottrasse nuovamente la corona continentale. La parabola discendente era ormai quasi conclusa. Ancora tre anni di incontri di contorno — l’ultimo a Roma nel settembre 1957 con vittoria su Dori — e poi l’addio alla boxe.

Mitri viene considerato il pugile clic nel dopoguerra ha rilanciato il pugilato italiano in campo intemazionale e il capostipite del grandi campioni triestini da Loi a Benvenuti.

«Corriere della Sera», 29 marzo 1970


Mitri, faccia d'angelo e una vita d'inferno

L'ex pugile morto sotto un treno

La triste fine di un mito italiano - Della moglie, la miss Fulvia Franco, causa di tante sfortune diceva: «Io ero la forza lei la bellezza» - Il macchinista suona e prova a frenare ma quel vecchio rimane sui binari - Epica la sua sfida con Toro Scatenato Jack La Motta che ispirò un film - Segnato dai malanni e dalla tragica scomparsa dei figli non aveva più pensato al suo futuro

Il fischio del treno, freni tirati alla disperata, ma non c'è stato niente da fare: Tiberio Mitri non ha sentito o non ha voluto sentire, ed è stato travolto sui binari, a Roma. Finisce cosi, a 74 anni, la storia di un mito dei pugilato italiano, famoso forse più per la sua vita che per i suoi pur numerosi successi: fu campione europeo dei medi, ma fu soprattutto l'uomo che aveva coniugato, nell'immaginario collettivo, la forza con la bellezza, sposando Fulvia Franco, Miss Italia 1948, e fu l'uomo che andò in America a sfidare una leggenda del ring, «Toro Scatenato» Jack La Motta (nella foto, un attacco del pugile triestino, a destra) e ne uscì sconfìtto solo perché roso dalla gelosia per la moglie, tentata da Hollywood. Sceso dal ring, nonostante le attenzioni di Cinecittà, la brusca discesa: divorzi, tragedie famigliari, arresti per droga, malattie e povertà. Fino a ieri.

Era ancora buio. La sagoma di quel vecchio in piedi sui binari, che calpestava il pietrisco e le traversine si avvicinava sempre di più. Quel senza speranza, che un tempo veniva chiamato la «Tigre di Trieste», stava andando incontro alla morte lasciando impotente e sgomento il macchinista del Roma-Civitavecchia. Ci ha provato a frenare, ci ha provato ad azionare quel segnale acustico. Nulla da fare, era scritto che accadesse. Era venuto il suo tempo, forse cercato, forse voluto: Tiberio Mitri camminava lento quando il locomotore l'ha preso in pieno, all'altezza del ponte di Porta Maggiore. «Ho suonato il segnale acustico, poi ho azionato il freno ma lui non ha accennato a spostarsi, continuava a camminare come se non ci fosse stato nulla attorno, come se fosse assente», dirà poi il macchinista affranto. Tiberio Mitri era stato un grande, un mito.

Campione italiano nel '48-'49, campione europeo dei pesi medi, titolo che aveva conquistato nel 1949 a Bruxelles battendo il belga Cyrille Delannoit, aveva sfidato nel luglio 1950, al Madison Square Garden di New York, Jake La Motta, Toro Scatenato, per il titolo mondiale. E aveva perso, ai punti, resistendo per quindici riprese. Aveva 24 anni e certe volte la vita può anche aver dato tutto a 24 anni. Tiberio Mitri lo aveva capito, lui che incarnava il successo nell'Italia che usciva dalle ferite della Guerra, sapeva che quell'occasione, quella sfida che avrebbe dovuto vincere perché decisa dalla mafia del pugilato e che perse non si sarebbe ripresentata un'altra volta. «Presi talmente tanti pugni che alla fine mi sentii improvvisamente vecchio», confiderà agli amici, negli anni a seguire. Certo, dopo aver incassato i colpi di Toro Scatenato tornò a essere un'altra volta campione d'Europa, ma quel primato fu effimero, non riesca far dimenticare la sconfitta. Aveva perso ma non si sentiva uno sconfitto. Era stato un uomo vero, Tiberio Mitri, con le sue passioni, i suoi tormenti e i suoi vizi. Ora diranno che il bilancio della sua vita è una sconfitta dietro l'altra, e ricorderanno la separazione dalla moglie, il nuovo matrimonio, la tragica morte dei due figli, uno per overdose l'altra per Aids, il carcere per droga, l'alcolismo, là malattia e la povertà. Ma come considerare i successi del Campione, i 101 match con le 88 vittorie (e solo sei sconfitte) portate a casa? E' stata la sua vita, più che solo la boxe, a fare di Tiberio Mitri un mito, un eroe. Non un santo.

Si racconta che la sua carriera sul ring cominciò all'età di 13 anni, falsificando un documento. Una "/ita sul ring non è stata sufficiente a deformargli la faccia. Occhi azzurri, biondo, un bel ragazzo. Dopo il ring, il set. Una decina di film, ruoli secondari accanto ad attori straordinari: fu nel cast di «La Grande Guerra», con Vittorio Gassman e Alberto Sordi. Non molto tempo fa, quando ormai era già segnato dall'asprezza della malattia e dalla scomparsa dei figli, la «Tigre di Trieste» disse che il suo cruccio più grosso era stato quello di non aver mai pensato al futuro: «Oggi mi è rimasto soltanto il pensiero di quel passato felice». Mezzo secolo fa, Trieste, la sua città. Era il 1948, e lei aveva soltanto diciassette annii: Fulvia Franco era bellissima e i suoi amici la convinsero a partecipare a quell'edizione di Miss Italia che si svolgeva a Stresa. Quando arrivò il momento della premiazione, la scelta fu sofferta: Trieste era ancora sotto amministrazione degli alleati e c'era il rischio di creare incidenti se la corona di Miss Italia fosse stata di una triestina. Ma lei, Fulvia Franco, era la più bella. Il presidente della giuria, Totò, e la maggioranza dei giurati non si fecero condizionare e fu il suo trionfo. Fulvia Franco divenne moglie di Tiberio Mitri e fu la coppia ideale degli italiani: «Io rappresentavo la forza riconoscerà Tiberio lei la bellezza».

Le porte del cinema si spalancarono: Fulvia Franco era bellissima e anche ambiziosa. Fu lei che costrinse Tiberio Mitri al match con Toro Scatenato, fu lei che lo portò alla sconfitta. Dal loro matrimonio nacque Alessandro, che poi mordi overdose. Dal secondo matrimonio, il Campione ebbe Tiberia, sfortunata anche lei, morta di Aids. Gli anni '.50 e '60 furono gli anni del cinema, per Tiberio Mitri. Girò diciotto pellicole: da Ben Hur a Diabolik, fino a Pugili del 1995. L'ex pugile ha scritto anche due libri autobiografici e ha ispirato le sceneggiature di diversi film. L'attore regista Lino Capolicchio ricorda: «Rimasi affascinato da quell'esistenza disgraziata, da quella parabola di fragilità umana perché Mitri, come tutti i boxeur, era forte fisicamente ma estremamente vulnerabile psicologicamente e ciò lo esponeva ai dolori della vita». Tiberio Mitri fini in carcere per cocaina. Fu arrestato il 25 luglio del 1980 per 25 grammi di cocaina.

All'epoca viveva in un camping a Firenze e fu condannato a un anno e quattro mesi di reclusione. Aveva 75 anni e quando i poliziotti, ieri all'alba, hanno frugato nelle tasche del giubbotto blu di quel povero corpo maciullato, spezzato in due dal treno, per cercare un indizio sull'identità di quel «barbone» che forse aveva deciso di farla finita, e gli hanno trovato il passaporto e la ricevuta di pagamento del canone della televisione. Indossava anche un maglione e, sotto, la maglia del pigiama, scarpe malridotte e un paio di occhiali da vista. Nino Benvenuti, triestino e campione sul ring come lui, come anche tutti gli amici del vecchio Tiberio, non crede al suicidio dell'amico e nega la sua condizione di povertà. «E' stata una disgrazia ripete Nino Benvenuti lui amava troppo la vita per rinunciarvi. Si sarà trovato sui binari della ferrovia senza nemmeno sapere perché. Soffriva del morbo di Alzheimer e di quello di Parkinson, spesso aveva dei vuoti di memoria, spesso non riconosceva nessuno». Viveva a Roma, a Trastevere, tra ricordi e attese. Dalla vita aveva avuto tutto e alla vita aveva dato tutto. Aveva conosciuto la ricchezza e adesso era povero, chiedeva l'elemosina in attesa che lo Stato riconoscesse un vitalizio agli ex campioni dello sport. A chi gli chiedeva un bilancio della vita, Tiberio Mitri ripeteva: «Credevo che bisognasse vivere il momento...». Il Campione, ieri, ha deciso di scendere dal ring, per sempre.

Guido Ruotolo, «La Stampa», 13 febbraio 2001


Filmografia

Era lei che lo voleva, regia di Marino Girolami e Giorgio Simonelli (1952)
I tre corsari, regia di Mario Soldati (1952)
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, regia di Mario Soldati (1952)
Il nostro campione, regia di Vittorio Duse (1955)
Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo, regia di Mauro Bolognini (1956)
Addio alle armi, regia di John Huston e Charles Vidor (1957)
Totò a Parigi, regia di Camillo Mastrocinque (1958)
Un uomo facile, regia di Paolo Heusch (1959)
Simpatico mascalzone, regia di Mario Amendola (1959)
La grande guerra, regia di Mario Monicelli (1959)
Juke box - Urli d'amore, regia di Mauro Morassi (1959)
Jovanka e le altre, regia di Martin Ritt (1960)
I due nemici, regia di Guy Hamilton (1961)
Il relitto, regia di Michael Cacoyannis (1961)
La vendetta della signora, regia di Bernhard Wicki (1964)
Un fiume di dollari, regia di Carlo Lizzani (1966)
Diabolik, regia di Mario Bava (1967)
Lo sbarco di Anzio, regia di Duilio Coletti (1968)
Le avventure di Ulisse, regia di Franco Rossi (1969)
Sledge (A Man Called Sledge), regia di Giorgio Gentili e Vic Morrow (1970)
Gli angeli dalle mani bendate, regia di Oscar Brazzi (1976)
La signora della notte, regia di Piero Schivazappa (1986)
Pugili, regia di Lino Capolicchio (1995)

Serie TV

Westinghouse Desilu Playhouse
Odissea, regia di Franco Rossi (1968)
Classe di ferro, regia di Bruno Corbucci (1989-1991)

Serie TV su Mitri

Tiberio Mitri - Il campione e la miss, regia di Angelo Longoni (2011)



Note

  1. ^Giovanni Minoli,TIBERIO MITRI Un protagonista degli anni '50, su La Storia siamo noi, Rai Educational.URL consultato il 1º febbraio 2012.
  2. ^abIl cugino: "Distrutto dai dolori della sua vita", in La Repubblica, 12 febbraio 2001.URL consultato il 16 febbraio 2011.
  3. ^abMassimo Vincenzi,Mitri, addio al pugile con la faccia d'angelo, in La Repubblica, 12 febbraio 2001.URL consultato il 16 febbraio 2011.
  4. ^(EN)Tiberio Mitri, inThe Telegraph, 14 febbraio 2001.URL consultato il 1º febbraio 2012.
  5. ^Claudio Lazzaro,Tiberio Mitri, una vita da perdente, in Corriere della Sera, 22 gennaio 2001, p.44.URL consultato il 1º febbraio 2012(archiviato dall'url originaleil 7 marzo 2011).
  6. ^Rai sospende fiction su Tiberio Mitri, ansa.it.URL consultato il 5 marzo 2011.

Riferimenti e bibliografie:

  • Vladimiro Lisiani, «Oggi», 23 agosto 1949
  • «Giornale di Trieste», 7 gennaio 1950
  • Gianni E. Reif, «Oggi», 1 giugno 1950
  • «L'Europeo», anno VI, n.28, 9 luglio 1950
  • Italo Soncini, «Tempo», anno XII, n.40, 14 ottobre 1950
  • Furio Fasolo, «Epoca», anno II, n.24, 24 marzo 1951
  • Ezio Colombo, «Settimo Giorno», anno V, n.2, 10 gennaio 1952
  • «Corriere della Sera», 29 marzo 1970
  • Guido Ruotolo, «La Stampa», 13 febbraio 2001
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