Fulvia Franco e Tiberio Mitri - Alle nozze Mitri-Miss Italia lo sposo era allegro e la sposa emozionata

Cronaca del matrimonio tra il campione d’Europa e Miss Italia

Alle nozze Mitri


Nel gennaio 1950 il matrimonio tra Fulvia Franco Miss Italia 1948 e il campione europeo dei pesi medi Tiberio Mitri, celebrato nella chiesa di Sant’Antonio Nuovo a Trieste davanti a una folla incontenibile, divenne un evento mediatico raccontato da «Oggi» come cronaca mondana e sportiva insieme, tra rinuncia alla luna di miele, allenamenti in palestra, sogno del titolo mondiale contro La Motta e l’eco popolare di un amore nato tra concorsi di bellezza e grandi incontri di boxe.


Il campione d'Europa ha rinunciato alla luna di miele per continuare gli allenamenti

Trieste, gennaio

Testimoni oltre seimila persone eccitate ed incontenibili, e circa trenta tra giornalisti e fotografi giunti dalle principali città italiane, il ventiquattrenne campione d’Europa dei “medi”, Tiberio Mitri, e la diciannovenne Miss Italia 1948, Fulvia Franco, sono stati dichiarati da padre Grego, nella chiesa di S. Antonio Nuovo, marito e moglie, dopo sette mesi di fidanzamento. Fulvia e Tiberio si conobbero in luglio, a Valbruna, paesino del Tarvisiano, complice una motocicletta procurata al campione dal motociclista Corsi, assai noto negli ambienti sportivi.

La cerimonia ha avuto momenti sereni, ma anche drammatici allorché, poco dopo lo scambio degli anelli, i due sposi hanno dovuto scappare, per la troppa ressa nella chiesa, da una porticina laterale infilandosi in una vicina portineria e sottraendosi così alla nuova paurosa stretta della folla che stava travolgendoli. «Neanche a Parigi dopo la vittoria su Stock, mi era accaduta una cosa simile», ha commentato più tardi Mitri. Dopo una decina di minuti gli sposi sono stati liberati da alcuni vigili i quali, formando uno stretto corridoio, hanno loro permesso di salire su una macchina che li ha condotti in un bar cittadino per il rinfresco agli invitati. Il rito nuziale è durato circa mezz’ora, ma la folla, all’interno della chiesa, si era piazzata due ore prima per mantenere le posizioni migliori.

«Fulvia - 15-1-1950», era inciso nell’interno della fede destinata a Mitri; «Tiberio» e la stessa data quella per la Franco. I due si sono infilati i cerchietti d’oro tra i lampi al magnesio dei pochi fotografi riusciti ad entrare in chiesa, vincendo l’opposizione di alcuni preti che tentavano di tenerli indietro gridando: «Niente fotografi». A quanto si diceva, il giorno prima, il vescovo di Trieste avrebbe proibito l’accesso di tutti i fotografi, meno uno. Ma al momento della cerimonia altri fotografi, invadendo la sacrestia e passando attraverso aule scolastiche, riuscirono comunque a svolgere il loro lavoro.

Fulvia Franco, ex studentessa liceale, era emozionatissima, «molto di più di quando mi elessero Miss Italia», ha confessato. Non aveva chiuso occhio per tutta la notte. Durante e dopo la cerimonia molti i sorrisi, poche le parole. Mitri appariva pallido come quando sale sul ring, ma esteriormente il più felice era proprio lui, che sfogava la gioia facendo esercizi di shadow boxing prima e dopo il rito. Fulvia vestiva un abito bianco di raso damascato, stretto in vita, con velo candido sui capelli rossi; niente rossetto, niente unghie laccate, solo il viso lavato più volte. Mitri indossava uno smoking dal taglio perfetto, con cravatta a farfalla nera.

L’intera cerimonia si è svolta in un’atmosfera semplice e familiare. Testimoni: per la sposa Nando Cerretti; per lo sposo il presidente della Federazione pugilistica italiana Bruno Rossi. Numerosi i telegrammi di felicitazioni e i regali.

Contrariamente all’usanza, i coniugi Mitri non hanno compiuto viaggio di nozze. Sono rimasti a Trieste e, subito dopo il rinfresco, si sono ritirati nella loro nuova casa di via Piccardi. In casa tutto era nuovo, tranne una bilancia da fornaio color verde, sulla quale il campione saliva ogni mattina per controllare il peso, e una fisarmonica, strumento caro alla Franco.

Fulvia Franco aveva recitato nel film Totò al giro d’Italia, ma dichiarò di non amare il cinema e di desiderare presto un figlio. Mitri, dal canto suo, non voleva interrompere gli allenamenti: già due giorni dopo le nozze era in palestra, deciso a prepararsi per i prossimi incontri contro Sérge Barthélemy, Mola e Milandri, con lo sguardo rivolto a Parigi e poi al sogno mondiale contro Jack La Motta.

Non si può dire con esattezza quale via sceglierà Mitri per la scalata al titolo mondiale dei pesi medi. Attenderà l’esito dell’incontro Villemain-La Motta, ma è evidente che una vittoria contro un grande nome lo proietterebbe verso gli Stati Uniti. Intanto Trieste si stringe attorno al suo beniamino, cresciuto tra sacrifici e lavoro nei cantieri, passato al professionismo nel 1946, e già protagonista di gesti generosi come il salvataggio di un bambino caduto in un rio veneziano.

Nella sua breve carriera Mitri è sempre stato accompagnato da un portafortuna: prima un ferro di cavallo, poi un rubino portato all’anulare sinistro. Ora, al suo posto, c’è la fede nuziale, mentre il rubino è passato alla mano destra, quasi a suggellare l’unione tra fortuna, amore e ambizione sportiva.

Lamberto Artioli, «Oggi», anno VI, n.4, 26 gennaio 1950


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Lamberto Artioli, «Oggi», anno VI, n.4, 26 gennaio 1950

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: Lamberto Artioli, «Oggi», anno VI, n.4, 26 gennaio 1950
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

Il matrimonio tra Fulvia Franco e Tiberio Mitri, celebrato a Trieste nel gennaio 1950, unì simbolicamente il mondo delle Miss Italia del dopoguerra e quello della boxe europea dei pesi medi, trasformando una semplice cerimonia religiosa in un evento popolare seguito da migliaia di persone; tra la rinuncia alla luna di miele, gli allenamenti alla Cantien, il sogno del titolo mondiale contro Jack La Motta e l’ambizione di combattere al Palais des Sports di Parigi, questa cronaca di «Oggi» restituisce l’immagine di un’Italia che guarda al successo internazionale senza dimenticare le proprie radici triestine e il mito sportivo costruito tra sacrifici, portafortuna e promesse d’amore.