Billi Riccardo

(Siena, 22 aprile 1906 – Roma, 15 aprile 1982) è stato un attore italiano.

Biografia

Dopo l'esordio, nel 1926, come dicitore alla Casina delle Rose di Roma, venne scritturato dalla Compagnia di operette di Lydia Johnson, in cui rimase fino al 1931, anno in cui entrò nella Compagnia Maresca, al fianco di Wanda Osiris. Successivamente passò dal varietà alla prosa e dalla commedia musicale (fu capocomico in una delle prime, Il vedovo allegro, 1937) alla rivista.

Entrato a far parte della Compagnia del teatro comico musicale di Radio Roma, partecipò a diversi programmi di rivista e varietà (Il bilione, 1947), conquistando una grande popolarità con la trasmissione radiofonica La bisarca (1948-51) di Garinei e Giovannini, dove interpretava il ruolo di Noè, successivamente portato nella rivista teatrale e nel film omonimi (1951).


Riccardo Billi viene dalla paziente « gavetta » dell’avanspettacolo; Mario Riva dalla falange dei «presentatori». Un bel giorno questi due s’incontrano, e la loro unione — che ricorda quella di certe sostanze chimiche ciascuna delle quali, per proprio conto, è abbastanza innocua, ma mescolata ad altre formano un composto esplosivo — fa deflagrare un clamoroso successo. Questo successo è La Bisarca, cui seguono Alta tensione e I fanatici. Ormai la « ditta » è affermata: la sua comicità vince di prepotenza, ed è infatti una comicità prepotente. Non c’è modo di resisterle: fate conto di giocare a poker con un avversario — anzi, due — che abbia costantemente in mano quattro assi. Billi è un parodista di prima forza: la sua imitazione di Anna Magnani ha fatto epoca. Riva è, pirandellianamente, uno, nessuno e centomila: le sue battute rapidissime hanno la persistenza e la suggestività del tam-tam nella foresta : come ne sentite i primi colpi, siete già disposti ad arrendervi; sapete che la vostra resa è inevitabile. In Billi e Riva c’è tutta Roma: la corrosività del Belli, la cordialità di Pascarella, l’ironia di Trilussa. Straordinariamente divertenti, con tutta l’aria di chi sa di esserlo e fa il possibile per non darlo a vedere: un’immodestia che abbassa gli occhi e arrossisce lievemente, come una signorina di famiglia (del secolo scorso). Una cosa è certa : che la loro è una comicità tutta godibile; quando avete finito di saziarvene, vi avvedete che della lauta imbandigione non è avanzata neppure una briciola.

Dino Falconi e Angelo Frattini


La forza di questi due nostri assi della rivista nasce dalla perfezione del loro accordo in scena, oltre che dalle effettive risorse comiche di ognuno. Billi e Riva si trovano ad occhi chiusi, si completano ammirevolmente, si servono a vicenda. Ed il pubblico non ha davanti a sé un comico ed un attore di spalla, bensì due comici e due attori di spalla. Il ritmo della comicità, in tal modo, resta costante: e anche nei punti meno felici dello spettacolo, sullo spettatore non cala il tedio.

Billi Riva hj7Billi e Riva in “Siamo tutti dottori” e in “La granduchessa e i camerieri” (sotto)

Non so se qualcuno di voi si sia trovato alla stazione, di sera, nel momento in cui il treno deve partire ed arriva il camioncino dei giornali che devono essere spediti in cento differenti direzioni: nell’apertura del carro-bagagli i pacchi di giornali vengono scaraventati al volo, a ritmo vertiginoso, e tanta e tale è l’abitudine degli spedizionieri, che non uno dei pacchi manca l'obiettivo. Ebbene, Billi e Riva, specialmente quando vengono in passerella, mi fanno pensare agli spedizionieri dei giornali che eseguono il lancio mentre già il capostazione alza la sua paletta: le battute si susseguono ad un ritmo impressionante tale che nella gola dello spettatore non s’è spenta ancora una risata che già l’altra s'accende. Il segreto è presto svelato. Billi e Riva sono bravi e sono... in due. L’osservazione vi parrà lapalissiana, ma in sostanza è l’unica che possa condurre alla verità. Sono in due. Cioè non esiste un comico e una “spalla”. Esistono due comici e due spalle. Razione doppia, rispetto alle altre riviste, perché il comico è sempre e soltanto uno, e son guai se l'attore che gli fa da spalla si permette di rubargli qualche effetto. La “spalla”, nello spettacolo teatrale, ha la stessa funzione che in artiglieria ha il “servente al pezzo”.

Billi Riva hj8

Deve provvedere alle munizioni per il cannone. E basta. Sono rarissimi i casi in cui il servente riesce a... sparare per suo conto. Solo Totò concedeva via libera, spesso, a Mario Castellani, eccellente attor comico. Ma Totò ha una tale nozione del proprio effettivo valore che può ben permettersi di indulgere.

La comicità di Billi è querula; la comicità di Riva è aggressiva. Si completano. Billi prepara la battuta a Riva, ma mentre Riva lancia la boutade già s’affretta a preparare la risata che sgorgherà da una battuta di Billi. È, insomma, una collaborazione feconda. I due comici romani si rendono conto perfettamente che è proprio dall’alternativa degli effetti comici che nasce la loro forza. Il ritmo è incalzante, e Billi non ha finito di tratteggiare una situazione divertente che già Riva si sovrappone con un altro tema. E viceversa.

Mario Casàlbore


Fu proprio durante l'adattamento teatrale della rivista che conobbe Mario Riva, con il quale formò la coppia "Billi e Riva", una delle più longeve e acclamate della comicità nostrana, protagonista alla radio di trasmissioni di successo come Cappello a cilindro (1953), Il giringiro (nel 1953) e Serie d'oro (1954).

In teatro, con riviste come Alta tensione (1951-52), I fanatici (1952-53), Caccia al tesoro (1953-54) e Siamo tutti dottori (1954-55), e al cinema (dove Billi aveva debuttato già nel 1938 con L'ha fatto una signora di Mario Mattoli), in pellicole come Scuola elementare di Alberto Lattuada (1955), la coppia accumulò una serie continua di successi.

Il sodalizio artistico si interruppe per la riluttanza di Billi nei confronti del medium televisivo (dove aveva esordito con Riva in Un due tre, 1954). Billi tornò al teatro di rivista con la Osiris, e girò numerosi film commerciali, facendo del cinema la sua principale attività professionale.

Tornò in radio sporadicamente, per trasmissioni come Il fiore all'occhiello (nel 1958) e Caccia grossa (1965). Partecipò anche al Pinocchio televisivo di Comencini (1972), nei panni dell'Omino di burro, il conducente del carro che porta nel Paese dei balocchi. Si dedicò al teatro per ragazzi dal 1968 al 1975, portando in scena favole come Alì Babà, Cenerentola, Pollicino ed Il gatto con gli stivali.

Interpretò il ruolo del nonno di Pierino nei due film Pierino contro tutti (1981) e Pierino colpisce ancora (1982) diretti da Marino Girolami. Ed ha interpretato, ancora, un nonno anche nel suo ultimo ruolo cinematografico, nel film "W la foca", diretto da Nando Cicero, uscito nelle sale cinematografiche, un mese prima della sua scomparsa.

Massone, nel 1952 era membro effettivo della Loggia Honor n. 506, di Roma.


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Riccardo Billi e Mario Riva, raccolta di articoli di stampa

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1940 06 01 Film Riccardo Billi intro

Vi sono attori che conquistano fama ed agiatezza solo attraverso un lungo travaglio spirituale ed artistico, imponendo a poco a poco la loro personalità alle platee indiffidenti e distratte, obbligati quasi a svolgere un sottile lavoro di persuasione, più che di penetrazione. Altri invece, cui la Dea bendata offre il sorriso di una bocca procace e piena di promesse, riescono ad impadronirsi subito delle simpatie del pubblico, sino dai primi debutti, sconvolgendo previsioni e calcoli, anche dei più esperti topi di palcoscenico. Il loro nome comincia a destare interesse, circola di bocca in bocca, si insinua e rimane : in brevissimo tempo, «tutta la città ne parla».

Riccardo Billi appartiene alla seconda schiera. Intendiamoci : è un fortunato, ma non è solamente un fortunato. Oggi egli rappresenta una carta sicura del nostro teatro di rivista e varietà, uno di quegli elementi di cui la critica togata scrive: «artista geniale, multiforme e versatile, il beniamino del pubblico... » Ed altre frisi lusinghiere.

Billi ha raggiunto una notevole maturità artistica, ma è rimasto studente, nello spirito e nell'anima. Egli porta sulla scena la stessa esuberanza giovanile ed il medesimo entusiasmo di allora, di quando — appena diciottenne — abbandonò improvvisamente gli studi al liceo artistico e, da un’esibizione dilettantistica in una festa delle matricole, balzò sul palcoscenico della Casina delle Rose, iniziando la sua carriera di professionista.

I Numi tutelari della piccola lirica gli furono benevoli : in poco tempo ebbe il nome in grande ed in rosso sul manifesto. Aveva raggiunto il Nirvana, il massimo delle aspirazioni cui tutti gli artisti, maschi e femmine, tendono a costo di qualsiasi sacrifìcio. Billi è un attore indubbiamente personalissimo. Non è «sobrio e corretto». Annzi... ignora ad esempio la suggestione sottile del mezzotono, o forse, più che ignorarla, la disdegna.

1940 06 01 Film Riccardo Billi f1

Infatti possiede a dovizia qualità e mezzi dittici e li sperpera con la prodigalità di un alchimista, possessore di una inesauribile formula per fabbricare l’oro. Recita, canta, balla, imita strumenti musicali, attori, cani, gatti, papere... Una sola imitazione di animali non gli è ancora riuscita bene e lo confessa lealmente: la sardina sott’olio. Insieme alla moglie Liana Billi che gli è non solo intelligente compagna d’arte nei ruoli comici, ma guida affettuosa (e talvolta severa), ha creato gustosamente parodistici. E’ fotogenicco, ma non se ne vanta. Lo ha dimostrato per lui il simpatico Rubagalline del film Fanfulla da Lodi. Non racconta storie di caccia rossa, pur avendo lavorato recentemente in A.O.I. Prodigio di buon gusto. Anzi, di ritorno dai successi africani fece vedere a Via Veneto od al Bar del Barberini, con casco coloniale e stivaloni gialli. Prodigio di continenza.

Ha voce potente, squillante, ben timbrata... Avrebbe potuto essere Otello, Radames, Manrico. Con ammirevole delicatezza verso Giovanni Martinelli e Beniamino Gigli, si è limitato a cantare la parodia del tenore di forza, in varietà, presentando una succosa concezione comica del duetto del primo atto della Lucia, c quella del tenore di grazia in una scanzonata, argutissima interpretazione di Come è delizioso andar sulla carrozzella.

Luigi Bonelli lo volle al Maggio Fiorentino, cantastorie nella esumazione de La Strega, commedia dello speziale Anton Francesco Grazzini detto il Lasca (1503-1583) come insegnano i buoni manuali di letteratura. Ebbe un successo personalissimo, ma Riccardo Billi abbandonò la prosa c tentò la rivista a grande spettacolo,: con il fortunato giro artistico de Il vedovo allegro di Bassano.

Gli telegrafarono riconoscenti Ermete Zacconi, Ruggero Ruggeri ed il rag. Grottesi, direttore artistico della «Filodrammatica Eleonora Duse» di Casalpusterlengo.

Ha un carattere strano. Sussurra talvolta agli amici battute, apparentemente d amaro umorismo. Questa frase al vetriolo è sua: .

— Far cadere una donna?... Niente di più facile. Non sono necessari i fiori d’arancio. Bastano le bucce.

Poi aggiunge sottovoce;

— Gli aranci sono arrivati quasi i quattro lire il chilo!..

Morale : Far cadete una donna è sempre una spesa!

Questo è Billi. Umorista, pur rimanendo semplice, buon figliolo, carattere franco romano, appassionato del suo lavoro. Classico tipo di capocomico sgobbone e coscenzioso, innamorato del suo pubblico, cui vorrebbe dare sempre di più, sempre di meglio, nemmeno accorgendosi di offrirgli quotidianamente già molto.

Nino Capriati, «Film», 1 giugno 1940


1952 03 16 Domenica del Corriere Billi e Riva intro

Accipicchia, mo', dopo la radio il cinema la rivista, ci mettiamo a fa’ anche gli scrittori. Va bene che si tratta di cosa sporadica e occasionale, ma se lo sapesse il nostro grande Impresario Remigio Paone, che già cl ha rlscrltturati per l’anno prossimo, e per una nuova grande rivista, chissà che gli piglierebbe, sfarebbe capace di dire: «Ma come, io vi ho scritturato come comici, e voi, niente niente, ora vi dovesse saltare, il ticchio di diventare scrittori di racconti, una specie del Fratelli Grimm, per esemplo?». Macché racconti, che dobbiamo raccontare?, possiamo fare quattro chiacchiere, così, alla buona, tanto per farvi sapere che noi andiamo d’accordo per tutto quanto riguarda la cucina e il teatro. Ma. per il resto, io, Billi, sono «romanista», perché nato a Siena, da madre romana. Ed io, Riva, sono invece «laziale», pur essendo nato a Roma da padre napoletano. Però, la schedina del «totocalcio» la compiliamo insieme e, i milioni che vinceremo, perchè una volta o l’altra lo dovremo pure azzeccare un «tredici», li divideremo come c.i dividiamo le strofe dei duetti. Ma poi, questo disaccordo sul «tifo», finisce sempre per concludersi, specie a Roma, in un perfetto accordo.

Infatti, i «romanisti» vengono in teatro per Billi e i «laziali» per Riva. E insieme applaudono a tutt’e due. Abbiamo accennato alla cucina. Be’, questo è affare di Riva. Avete mal mangiato i «rigatoni» con l’aceto? No?, e non li mangiate, se no potreste correre il rischio di una laparatomia. A parte gli scherzi, io, Riva, sono un genio delia culinaria. Invento leccornie che, quando riescono, tutti mi dicono: bravo Rossini! Certo in quanto a musica, tanto di cappello all'autore dei Barbiere di Siviglia, ma per ia cucina, non so chi dei due si dovrebbe scappellare. Senti, caro Mario, adesso mi pare che stai un po’ esagerando. Tu cucini bene solo la trippa. Quella, sì. E il fatto che quando slamo al ristorante tu, con vino da intenditore, scegli dalla lista le pietanze, i che poi tocca mangiare ancne a me, non il deve dare alla testa. intanto, tu aspiravi a diventare avvocato, come io mi ripromettevo di fare li pittore.

Hai visto come si sono avverati i nostri sogni? Senti, caro Riccardo, si vede che c'é stato qualcuno che ci ha voluto proteggere dall'alto, perché tu come pittore saresti morto di fame, e chissà se lo come avvocato, le avrei perse o vinte le cause. Meglio cosi, credi a me. Non cl lamentiamo per carità. Ma dimmi un po', Mario, volevi diventare avvocato facendo l’attore alla radio?, perchè se non sbaglio cosi hai cominciato. E tu volevi diventare pittore, facendo il comico di varietà? Perchè, caro Billi, e questo non è dubbio, di là provieni. Che vorresti insinuare, circa il varietà? Non dimenticare, caro Riva, che, di là, è venuto fuori anche Ettore Petrolini. Hai detto un prospero! E chi ti dice niente, Riccardo mio, ho detto di là, come potevo dire di qua, no? Ah, be’! Scusateci, un momento. C’è di là un- cantante che ci aspetta. Ogni tre giorni viene a farci visita. E' un caro e simpatico amico, ed anche un ottimo artista, solo che, quando lo scritturano, gli impresari pretendono che si paghi lui il viaggio per recarsi sulla «piazza» del debutto. E siccome il nostro amico è distratto, si accorge solo all’ultimo momento di non avere in tasca il corrispondente del prezzo del biglietto ferroviario, e lo viene a chiedere a. noi. Dei suoi clamorosi successi, siccome 1 giornali non ne parlano, ce ne informa, poi, direttamente. Che volete farci? E l raccoglitori di autografi? Pare che si siano consorziati ed abbiano escogitato un mezzo più sollecito ed economico per arricchire le loro collezioni. Ecco qua una circolare a stampa: «Prego la S. V. ill.ma di volermi rimettere, a mezzo posta, una foto 18x24, con autografo, per la mia collezione».

Ed ora dovremmo dirvi delle nostre aspirazioni artistiche? Recitare sempre ottimi copioni di rivista. E, in quanto al cinema, fare dei soggetti più rispondenti alle nostre possibilità, più divertenti, e meglio congegnati. Ma come sì fa? Dovremmo trovare anche noi un ministro della Finanze americano a spasso, come lo trovarono Charlot, Mary Pickford e Douglas. Questo ministro a spasso disse a quei tre artisti: perchè non ve li fate da voi i film? E cosi nacque la ditta «Artisti associati». E nacquero anche dei film, che lévatl! Che ne dici Billl? Io sono d’accordo, caro Riva, e tu? Figurati! E allora, visto che ci troviamo, come sempre, in perfetto accordo, anche su questo punto, facciamo un profondo inchino, e tenendoci per mano, con linguaggio finale da vecchia pellicola, diciamo al lettori della Domenica del Corriere : arrivederci e grazie.

Riccardo Billi e Mario Riva, «Domenica del Corriere», 16 marzo 1952


1954 Epoca Billi Riva ErrepiCome il calcio, anche il nostro teatro di rivista appare ormai combattuto tra due diverse tendenze: da una parte il metodo, cioè la fedeltà alla vecchia rivista classica, dall’altra il sistema, cioè il nuovo esperimento della commedia musicale all’americana. Con un pubblico diviso tra i due tipi di spettacolo la mossa più abile è quella di mettersi nel giusto mezzo per accontentare gli uni e gli altri.

Age Incrocci, Fulvio Scarpelli e Dino Verde, tre « ragazzi » passati con successo dai giornali umoristici alla radio e al cinema, si sono serviti di questa astuzia per dare ai due comici romani Billi e Riva il bis del successo ottenuto un anno fa con Caccio al tesoro.

Definito il loro lavoro una « peripezia musicale », i tre autori hanno preso lo spunto da una diffusa abitudine italiana di chiamare « dottore » il prossimo, chiunque sia, per presentarci un copione divertente ed animato, appesantito da qualche luogo comune ma privo di volgarità e fitto di deliziose trovate. Con Billi e Riva « siamo tutti dottori » per tre ore di spettacolo, mentre seguiamo le disavventure di due spazzini comunali costretti a prendersi una laurea per poter continuare il loro lavoro. Qua e là, per esigenze di spettacolo, vengono presentati quadri che ben poco hanno a che fare con le lauree, ma il pubblico applaude e si diverte ugualmente alle esibizioni del Quartetto Cetra, delle brave Bluebell, dei quattro ballerini solisti.

La necessità di procurarsi una laurea porta i due comici da una scuola serale ad una farmacia « americana », da un parrucchiere per signora ad un osservatorio astronomico, dal varo di un piroscafo alle lande peruviane, da una partita di rugby ad un incontro con i quacqueri, dalle guerre di secessione alle celle dei condannati a molti dall’alta corte di giustizia al circo di Buffalo Bill, da un indiavolato collegio americano (dove si rubano indumenti femminili) ai sospirati patrii lidi. Cioè, per intendere « nel migliore dei mondi, dove tutto si accomoda nel migliore dei modi ».

A parte la misura, l’arguzia, la bravura e l'immediatezza di Billi e Riva (ormai laureati a pieni voti come due dei nostri migliori comici » e il Quartetto Cetra (finalmeinte valorizzato secondo le proprie possiblità canore, comiche e mimiche), le rivelazioni di questa « peripezia mi sicale » sono l’incantevole dottoressa in chimica Franca May e, soprattutto, lo scenografo Alfonso Artidi. E se da una parte il fascino, la giovinezza e l’impegno della graziosissima soubrette ne ci spiegano perché mai l'impresario le avesse preferito prima Isa Barzizza poi Flora Lillo, sembra inconcepibile che un pittore dotato, arguto, raffinato, maturo come Artioli debba essere soltanto al suo debutto nel teatro di rivista. A Paone, comunque il merito del felicissimo battesimo di questo artista cui scene, dallo spazzino comunale alla stazione ferroviaria, dal varo alle lane azteche, dal collegio yankee alla banchina, dalla partita di rugby al circo, dal tabarin al Campidoglio, potrebbero reggere il confronto con la migliore produzione di Broadway.

Adeguati i costumi di Fosco buone le prestazioni di Diana Dei ed Elvy Lissiak pur sacrificate in ruoli molto modesti; piuttosto scarse, invece, le musiche del maestro Trovaioli. A dare infine allo spettacolo un carattere grande attualità non manca nemmeno l’arrivo della «cosa da un altro mondo », il primo marziano del nostro teatro di rivista.

«Epoca», ottobre 1954


1957 06 07 Il Messaggero A Prescindere malattia Billi Riva Marzi intro

«Il Messaggero», 7 giugno 1957


1982 04 15 La Stampa Riccardo Billi morte intro

ROMARiccardo Billi, uno dei più noti attori di rivista degli anni Cinquanta, «partner» inseparabile per un decennio di Mario Riva, si è spento a Roma nel Policlinico Gemelli, dove era stato ricoverato in seguito a un infarto. Avrebbe compiuto 76 anni fra pochi giorni, essendo nato a Siena il 22 aprile 1906. Sono rimaste accanto a lui fino all'ultimo momento la moglie Lalla e la figlia avuta dal primo matrimonio.

I funerali si svolgeranno domattina alle 8 nell'ospedale in cui si è spento. Il feretro, dopo le esequie, sarà trasferito a Siena dove verrà sepolto nella tomba di famiglia.

«Si è spento in silenzio, così come era vissuto negli ultimi tempi», hanno commentato gli amici intimi di Riccardo Billi. Tra questi, Diana Dei, vedova di Mario Riva, la quale ha detto. «Come uomo, lo consideravo un fratello maggiore; come attore una lampada che si accendeva sul palcoscenico, dove era capace di dare il meglio di sé, con amore per il pubblico e grande umiltà».

«La Stampa», 15 aprile 1982


1982 04 16 Corriere della Sera Riccardo Billi morte intro

ROMARiccardo Billi, uno dei più noti attori di rivista degi anni Cinquanta, si à spento ieri a Roma nel Policlinico Gemelli dove era stato ricoverato in seguito ad un infarto. Avrebbe compiuto tra pochi giorni 76 anni, essendo nato a Siena il 2 aprile 1906. Sono rimaste accanto a lui sino all’ultimo istante la moglie Lalla e la figlia avuta dal primo matrimonio dell'attore con Liliana Billi, che era stata anche sua compagna d’arte. I funerali si svolgono stamane alle 8 nello stesso Policlinico Gemelli, dove è stata allestita una camera ardente. Dopo le esequie il feretro sarà trasferito a Siena, dove Riccardo Billi verrà sepolto nella tomba di famiglia.

Se n'è d andato un re della risata. Un re che aveva servito con umiltà tutti i suoi sudditi: dapprima gli adulti cui erano dedicali avanspettacoli e riviste, poi — quando ormai il regno era al tramonto — i bambini per i quali aveva lavorato quasi «in esclusiva per circa sette anni realizzando spettacoli che avevano girato le «piazze» di tutta Italia. Nella carriera di Riccardo Billi — una carriera che copre un arco di oltre cinquant'anni — si ritrova buona parte della storia del teatro leggero italiano.

Ha cominciato a metà degli anni Venti (dopo cimenti dilettanteschi nelle feste delle matricole a Siena) esibendosi come fantasista, attore e cantante in compagnie di avanspettacolo e di varietà, per entrare subito dopo nella compagnia di Lydia Johnson, ed è di casa da allora sia alla Sala Umberto di Roma sia al Trianon di Milano. Nel 1931 si unisce alla compagnia di operette Maresca e poco dopo forma la prima delle due coppie che avrebbero segnato la sua attività futura: quella con Romigioli, che precede di qualche anno la nascita del duo molto piu popolare con Mario Riva.

E' proprio con Riva che Riccardo Billi ottiene i piu ampi consensi, miete successi nella Bisarca, rivista radiofonica di Garinei e Giovannini (vi partecipava anche Alighiero Noschese) poi trasferito in teatro, in Alta tensione, Caccia al tesoro, Siamo tutti dottori; ma soprattutto nella rivista La granduchessa e I camerieri che aveva per interpreti Wanda Osiris e Gino Bramieri. Il sodalizio Billi Riva sta però per concludersi. Il popolare presentatore (che sarebbe tragicamente morto qualche anno dopo, nel 1960, a Verona) diventa una star della televislone grazie al Musichiere dedica ormai poco tempo al teatro: così i due si ritrovano all'ultimo appuntamento, nel 1957, con la rivista Gli italiani sono fatti così che ha nel cast anche Nino Manfredi, Paolo Ferrari, Gianni Bonagura.

In quegli anni, la coppia ha modo di cimentarsi anche col cinema, con film quali I cadetti di Guascogna, Arrivano i nostri, Anni facili. Ma nel curriculum di Riccardo Billi sono una settantina i film interpretati: e nell’ultimo, Il marchese del Grillo, Billi è il giudeo vittima di Alberto Sordi e dei suoi scherzi crudeli. Per sette anni, dal 1968 al 1975, Billi dedica la sua attività ai ragazzi: realizza una serie di spettacoli che verranno rappresentati in tutta Italia: da Pinocchio al Gatto con gli stivali, da Cenerentola ad All Babà, a Pollicino. A proposito di queste rappresentazioni e del successo che ebbero, il suo impresario Bucciarelli ancor oggi ricorda quanti danni vennero pagati a diversi teatri, a causa della ressa degli spettatori. Anche al teatro «per adulti» Billi ha voluto tornare, pochi anni fa, partecipando al Gaetanaccio di Luigi Proietti.

Oggi che Riccardo Billi è scomparso, con tanti altri amici lo ricorda anche Diana Dei, vedova di Mario Riva: «Come uomo — ha detto — lo consideravo un fratello maggiore; come attore, una lampada che si accendeva sul palcoscenico, dove era capace di dare il meglio di sè, con amore per il pubblico e grande umiltà».

Carlo Galimberti, «Corriere della Sera», 16 aprile 1982 



Billi e Riva: i personaggi

Caratteristiche fisiche e psicologiche

Ambedue intorno ai quarant’anni, portati male però. Abbondanti stempiature, adipe, stomaco dilatato, cellulite, rivelano una scarsissima attenzione alla cura del corpo e un amore incontrollato per farinacei e grassi. Gli sport praticati consistono nell’assistere alle partite agitando bandiere giallorosse o biancocelesti e urlando insulti all’arbitro; nel compilare le schedine del totocalcio al sabato mattina. Qualche calcio al pallone, finché regge il fiato, con i ragazzini che giocano per le strade. “Pennichella” pomeridiana. Scarsa cura anche nel vestiario, caratterizzato soprattutto dall’uso del calzino corto, accoppiato d’estate ai sandali con i buchi. Pancere d’inverno e “canotte” sotto camicie - maniche corte a quadrettini - d’estate. Abiti confezionati con stoffe di natura indefinibile, preferibilmente color nocciola o grigio stinto, pantaloni con borse ai ginocchi e sostenuti da bretelle. In estate quasi d’obbligo i pantaloncini corti. Invadenti, strafottenti, menefreghisti, prepotenti e maneschi con i più deboli, come i "regazzini", ossequiosi e riverenti con i superiori, la loro aggressività non li spinge mai all’urto frontale con il prossimo, fedeli sempre ad una vigliaccheria di fondo ammantata di: “volemose bbene”, “ma chi ce lo fa fà”, ecc... Gesticolazione sovrabbondante, con netta preferenza per il “fare le corna”.

Condizione sociale

Sottoborghesi romani, praticano mestieri che gravitano nell’ambito del sottobosco parastatale o comunale: uscieri, bidelli, scopini comunali, impiegati agli sportelli, sampietrini, pizzardoni; mestieri scelti anche per la possibilità di indossare una divisa. Escono dal loro letargo quando hanno la possibilità di esercitare malignamente una parvenza di potere, appellandosi a regolamenti e a tortuosità burocratiche. Fauna tipica delle borgate romane (Acqua Bulicante, Pietralata, Tiburtino) abitano in appartamenti troppo piccoli, affollati di poltrone letto ricoperte di cinz a fiori per ospitare tutti i figli, mogli, suoceri, cognati, zii, cugini, che convivono con loro. Apparecchio radio e televisore ricoperti di soprammobili di vetro e di peluche. Bambola blu troneggiante sul letto.

Cultura

Scuole dell’obbligo e rammarico per essere rimasti gli unici italiani a non poter essere chiamati dottori. Le loro letture si limitano al “Corriere dello Sport”, a "Il Tempo” quotidiano, agli ebdomadari di barzellette scollacciate, dal “Calandrino" alla “Mezz’ora”. Amano Claudio Villa, soprattutto quando canta gli stornelli romaneschi, le trasmissioni radiofoniche a carattere regionale, simpatizzano per Corrado. I luoghi di ritrovo e di cultura favoriti sono sempre legati al cibo: le trattorie fuori porta (Carbonare, amatriciane, spaghetti alla puttanesca, abbacchi, porchette, fojette di vino dei Castelli) le spiagge di Ostia (con ineluttabili merende a base di melanzane ripiene e di cocomeri), e, occasione sublime, la “Festa de Noantri” (con le rituali lumache in umido).

Osservazioni

“Romani de Roma”, i personaggi creati da Billi e Riva s’impongono come una summa dei difetti romani (e nazionali) portati, con un impegno che rasenta un becero patriottismo, a livelli quasi sublimi.

Tipica coppia d’avanspettacolo (alla Vanni e Romigioli) trasportata di peso nella "rivista grande” (attraverso la scorciatoia della radio), inizialmente il duo si presentava composto da una spalla-presentatore, Riva, e da un comico, Billi (autentico "animale” d’avanspettacolo, con falsetti sguaiati, eccessi plebei, quasi imbarazzanti nella cornice della rivista di "lusso”). Ma i loro ruoli erano parificati e complementari. In seguito, .anzi, mentre Billi rimaneva prigioniero degli stereotipi del comico di rivista, Riva, guidato dai fatidici Garinei e Giovannini, seppe rinnovarsi, adeguandosi alla svolta della cultura di massa, rappresentata dalla televisione: seppe così trasformare la violenza e la cattiveria originarie del personaggio nella bonomia tartufesca da amico-di-famiglia. Ma l’importanza di Billi e Riva sta nella loro qualità di archetipi del filone d’oro del cinema italiano: la “commedia all’italiana”, l’epopea antropologica degli usi e costumi dell’italiano medio, impersonato dai vari Gassman, Sordi, Tognazzi, Vitti, Manfredi, giù giù fino a Lando Buzzanca.


Filmografia

Riccardo Billi nel film Arrivano i nostri
L'ha fatto una signora, regia di Mario Mattoli (1938)
Fanfulla da Lodi, regia di Giulio Antamoro e Carlo Duse (1940)
Miseria e nobiltà, regia di Corrado D'Errico (1940)
Gian Burrasca, regia di Sergio Tofano (1943)
Il cappello da prete, regia di Ferdinando Maria Poggioli (1944)
Le avventure di Pinocchio, regia di Giannetto Guardone (1947)
Se fossi deputato, regia di Giorgio Simonelli (1949)
Ho sognato il paradiso, regia di Giorgio Pastina (1949)
Una voce nel tuo cuore, regia di Alberto D'Aversa (1949)
Adamo ed Eva, regia di Mario Mattoli (1949)
Margherita da Cortona, regia di Mario Bonnard (1950)
Tototarzan, regia di Mario Mattoli (1950)
47 morto che parla, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
I cadetti di Guascogna, regia di Mario Mattoli (1950)
La bisarca, regia di Giorgio Simonelli (1950)
Totò sceicco, regia di Mario Mattoli (1950)
Ha fatto 13, regia di Carlo Manzoni (1951)
Vendetta... sarda, regia di Mario Mattoli (1951)
Porca miseria!, regia di Giorgio Bianchi (1951)
Il padrone del vapore, regia di Mario Mattoli (1951)
Arrivano i nostri, regia di Mario Mattoli (1951)
Anema e core, regia di Mario Mattoli (1951)
Accidenti alle tasse!!, regia di Mario Mattoli (1951)
Giovinezza, regia di Giorgio Pastina (1952)
Bellezze in motoscooter, regia di Carlo Campogalliani (1952)
Abracadabra, regia di Max Neufeld (1952)
Siamo tutti milanesi, regia di Mario Landi (1953)
Anni facili, regia di Luigi Zampa (1953)
Il paese dei campanelli, regia di Jean Boyer (1954)
Tripoli, bel suol d'amore, regia di Ferruccio Cerio (1954)
Ridere! Ridere! Ridere!, regia di Edoardo Anton (1954)
Accadde al commissariato, regia di Giorgio Simonelli (1954)
Scuola elementare, regia di Alberto Lattuada (1954)
Rosso e nero, regia di Domenico Paolella (1955)
Motivo in maschera, regia di Stefano Canzio (1955)
La moglie è uguale per tutti, regia di Giorgio Simonelli (1955)
Io piaccio, regia di Giorgio Bianchi (1955)
Il campanile d'oro, regia di Giorgio Simonelli (1955)
Accadde al penitenziario, regia di Giorgio Bianchi (1955)
Mi permette, babbo!, regia di Mario Bonnard (1956)
I giorni più belli, regia di Mario Mattoli (1956)
Ho amato una diva, regia di Luigi Latini De Marchi (1957)
Gente felice, regia di Mino Loy (1957)
A sud niente di nuovo, regia di Giorgio Simonelli (1957)
Arrivano i dollari!, regia di Mario Costa (1957)
Serenate per 16 bionde, regia di Marino Girolami (1957)
Ricordati di Napoli, regia di Pino Mercanti (1958)
Mia nonna poliziotto, regia di Steno (1958)
Marinai, donne e guai, regia di Giorgio Simonelli]] (1958)
Un mandarino per Teo, regia di Mario Mattoli (1960)
Madri pericolose, regia di Domenico Paolella (1960)
Il terrore della maschera rossa, regia di Luigi Capuano (1960)
Walter e i suoi cugini, regia di Marino Girolami (1961)
Pastasciutta nel deserto, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1961)
Le magnifiche 7, regia di Marino Girolami (1961)
Bellezze sulla spiaggia, regia di Romolo Guerrieri (1961)
Twist, lolite e vitelloni, regia di Marino Girolami (1962)
Lo smemorato di Collegno, regia di Sergio Corbucci (1962)
Il mio amico Benito, regia di Giorgio Bianchi (1962)
Due samurai per cento geishe, regia di Giorgio Simonelli (1962)
Canzoni a tempo di twist, regia di Stefano Canzio (1962)
L'assassino si chiama Pompeo, regia di Marino Girolami (1962)
Peccati d'estate, regia di Gino Brosio, Giorgio Bianchi (1962)
Gli onorevoli, regia di Sergio Corbucci (1963)
Avventura al motel, regia di Renato Polselli (1963)
Follie d'estate, regia di Carlo Infascelli, Edoardo Anton (1963)
La pantera rosa, (The Pink Panther) regia di Blake Edwards (1963)
La vedovella, regia di Silvio Siano (1964)
I marziani hanno 12 mani, regia di Castellano e Pipolo (1964)
Le motorizzate, regia di Marino Girolami (1964)
7 monaci d'oro, regia di Moraldo Rossi (1966)
L'immorale, regia di Pietro Germi (1967)
La cosa buffa, regia di Aldo Lado (1972)
Per amore di Poppea, regia di Mariano Laurenti (1977)
Primo amore, regia di Dino Risi (1978)
Belli e brutti ridono tutti, regia di Domenico Paolella (1979)
Uno contro l'altro, praticamente amici, regia di Bruno Corbucci (1980)
Pierino contro tutti, regia di Marino Girolami (1981)
Casta e pura, regia di Salvatore Samperi (1981)
Il marchese del Grillo, regia di Mario Monicelli (1981)
Pierino colpisce ancora, regia di Marino Girolami (1982)
W la foca, regia di Nando Cicero (1982)


Riferimenti e bibliografie:

  • "Guida alla rivista e all'operetta" (Dino Falconi - Angelo Frattini), Casa Editrice Accademia, 1953
  • "Follie del Varietà" (Stefano De Matteis, Martina Lombardi, Marilea Somarè), Feltrinelli, Milano, 1980
  • "Sentimental, la rivista delle riviste", Rita Cirio e Pietro Favari, Bompiani, Milano, 1975
  • A. P., «Epoca», anno III, n.78, 5 aprile 1952
  • «Settimana Radio TV», 16 marzo 1956