Fred Buscaglione, il cantante in prima pagina

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Il fenomeno che turba l'italiano di buona cultura. «Le dico che è un sintomo di decadenza morale». «Ma andiamo, siamo sinceri, è soltanto un fatto democratico»

Vado a finire la serata in casa di amici, marito e moglie, che abitano un po’ fuori Milano in una villetta: ritorno alla natura e tanfo di raffinerie. Li trovo nel soggiorno al piano terreno con i loro ospiti: un giovanotto con gli occhiali, una signora vestita di nero con un tale che deve essere suo marito, un altro che si è tolta la giacca. Non li conosco e non mi importa di conoscerli. Sento che parlano di un tema attuale: gli eroi popolari e la stampa. C’è un bel fuoco nel caminetto: mi verso un po’ di cognac e ascolto.

«Io faccio una semplice constatazione», sta dicendo la signora vestita di nero: «una volta quando moriva un cantante si dava la notizia in venti righe, adesso per Buscaglione si sono visti titoli a cinque colonne in prima pagina. Prima c’era stato quel ciclista, Coppi: centinaia di inviati e i più eleganti elzeviristi a riempire pagine per celebrarne la scomparsa. Il quadro, convenitene, è desolante: un’opinione pubblica indifferente ai valori autentici, una stampa priva di impegno morale».

< Lei mi parla di impegno morale?» dice con un sorriso che taglia il giovanotto con gli occhiali. «L’impegno morale della stampa giolittiana o di quella delle aquile? Ma andiamo, siamo sinceri, il cantante
o il ciclista in prima pagina sono un fatto democratico. Lei crede davvero che i padroni dei grandi giornali siano contenti di aprire le porte a questa fiumana plebea? Non lo sono, ma devono subire. È finito il tempo in cui si diceva al cittadino comune: questi sono i personaggi che devi ammirare e queste le canzoni che ti devono piacere. Adesso il cittadino comune mette un gettone dentro una macchina e ascolta la canzone che gli pare, magari urlata, sa lui chi deve piangere o applaudire».

«Non so se sia un fatto democratico», dice quello senza giacca, «ma so che è un fatto impressionante. Ho un amico che lavora in un’agenzia giornalistica, in un ufficio conosciuto solo da quelli del mestiere. Quando è morto Coppi e adesso per Buscaglione ha dovuto staccare il telefono. Ogni due minuti qualcuno, gente qualsiasi, voleva sapére se era proprio vero. Quando si era stati sull’orlo della guerra o per il primo sputnik nessuno aveva telefonato. E poi le cifre parlano: migliaia di persone ai funerali di Coppi, migliaia a quelli di Buscaglione».

«Siamo d'accordo». interviene il marito della signora moralista. «ma con ciò che si dimostra? Semplicemente che il popolo è stupido, che i suoi ideali sono mediocri e che hanno ragione i comunisti quando applicano il principio della direzione centralizzata. Sui loro giornali queste sciocchezze non si pubblicano».

«Ah, sì?», scatta il giovanotto con gli occhiali. «Lei li vede l'Unità e l'Avanti? Non si sono forse occupati anche loro del ciclista e del cantante? E sa cosa accade in Cecoslovacchia? Un’inchiesta del giornale Prace sui gusti cinematografici dei cittadini si è conclusa con questo risultato: la gente è stanca di eroi positivi e vuole dei film con BB e Marilyn».

«Non importa quello che vuole la gente», urla imporporandosi il marito moralista della signora moralista, «importa ciò che si deve darle. Sa che cosa vogliono i bambini delle elementari? Topolino e paste alla crema. E invece bisogna dargli il sillabario. Se lei va avanti a paradossi è inutile continuare».

«Mi sembra», dice distensivo il padrone di casa, «che intanto dovremmo definire le cause di queste idolatrie. Perché, secondo voi, in Italia gli idoli popolari sono il ciclista e il cantante?».

«È chiaro», dice il giovanotto con gli occhiali, rubando la parola alla signora, < essi piaccono perché sono quello che sono, uno che pedala e uno che canta meglio degli altri, voglio dire dei personaggi espliciti a contorni semplici e netti. Degli altri si sa poco o niente, il paese è pieno di gente che nasconde il suo lavoro o che lo svolge in modo anonimo e collettivo, il conformismo ha cancellato le distinzioni, il progresso tecnologico ha eguagliato e inaridito tutti i mestieri. Viva il ciclista e il cantante, ultimi artigiani, ultimi eroi».

CANTARE NON COSTA

«Sarà», dice quello senza giacca, «ma il progresso tecnologico di cui parla non è l’ultima causa del fenomeno. Sono state la radio e la televisione a portare in tutte le case le loro immagini e la loro voce».

L’argomento deve sembrare troppo banale al giovanotto con gli occhiali, «Queste idolatrie», continua con un gesto insofferente, «si spiegano con una parola: accessibilità. La parola impossibile non esiste e non ci sono segreti: i miti del ciclista e del cantante sono alla portata di tutti. Coppi era popolarissimo perché è popolarissima la bicicletta. La possono comperare l’operaio e il contadino e non è assurdo che sognino di diventare campioni. In Coppi essi applaudivano il loro sogno avverato. Così per le canzoni e per i loro eroi. Quanto costa cantare? Così poco che si canta, da noi, dove si è più poveri, non le sembra?».

È a me che si rivolge il giovanotto con gli occhiali: capisco che è venuto il momento di dire qualcosa per spiegare la mia presenza al dibattito.

«Di questi eroi popolari», mi provo a dire, «mi ha sempre colpito il fondo amaro. Il successo non cancella la loro origine, sotto gli abiti eleganti si riconosce l’impiegatuccio o il garzone fornaio, sui loro volti, non so come, rimane il segno della fame giovanile. Intendiamoci, non penso che soffrano di gravi crisi spirituali, ma credo che siano più soli e spaesati di quanto immaginiamo».

«Uh, la solita letteratura», dice la signora moralista. «L’altro giorno leggevo su un giornale francese una descrizione di Coppi fatta con le stesse parole che aprono il Don Chisciotte: ”Egli era di solida complessione, secco di corpo e magro di viso”. Si diceva anche che la passione sportiva era fiorita ”nella sua anima opaca come il cedro della Sacra scrittura". Siamo allo snobismo dell’ai snobismo, all’esaltazione filosofica dei muscolari e degli urlatori».

«Signora», disse il giovanotto con gli occhiali alzandosi e puntandole in faccia un dito minaccioso. «Signora, lei deve rispondere esattamente a quanto sto per chiederle». Poi togliendole ogni possibilità di aprir bocca diceva: «Se questi eroi popolari non le piacciono, vuole dirmi in quali eroi dovrebbe credere l’uomo comune? Nei nostri scienziati gelidi e incomprensibili? Vuol sapere che cosa dicono se un uomo di media cultura li interroga sul loro lavoro? Dicono che è inutile parlarne perché manca un linguaggio comune. Allora l'eroe popolare dovrebbe essere un pittore astratto o un musicista dodecafonico? Badi bene, io non dico che la pittura astratta e la musica dodecafonica siano falsa arte, ma dico che sono arte incomprensibile al grosso pubblico. Un tempo fra gli eroi popolari c’era il self made man, il grande industriale che aveva cominciato spingendo un carrettino. È un mito defunto, signora, nella grande industria chi ha fatto ha fatto, le rare eccezioni non bastano a suscitare le illusioni e perciò l’ammirazione di milioni di persone. Vorrebbe degli eroi politici? L’ultimo che abbiamo avuto ci ha messo a terra, adesso la politica la fanno i partiti e i funzionari. Lei naturalmente mi dirà che ci sono gli scrittori che, in Francia un Mauriac e un Sartre, sono conosciuti dal cameriere di ristorante. Bene signora, mi elimini l’analfabetismo, renda le scuole medie accessibili- a tutti, coltivi i gusti della gente comune e ne riparleremo. Ma andiamo, smettiamola di storcere il naso di fronte a questi eroi popolari: essi sono gli unici possibili nella nostra epoca».

«Sicuro», dice il marito della signora moralista, «lei ci presenta una palude putrida, ci spiega che per il momento non è possibile alcuna bonifica e poi ci intima di non storcere il naso. Invece, egregio signore, io lo storco e affermo che l’acqua è fetida. È un mio inalienabile diritto e questi eroi popolari sulle prime pagine sono l’indice di una precisa decadenza morale».

«In fatto di moralità», interviene quello senza giacca, «io ci andrei piano. È più morale l’eroe militare che sbudella i suoi simili? Lo è l’eroe scienziato come un Nobel o un Oppenheimer che ti predicano la pace dopo aver inventato con la dinamite e l’atomica gli strumenti più terribili della guerra? Lo sono i grandi dirigenti di industria di qualsiasi regime che costruiscono sulle spalle degli altri? In fondo il cantante e il ciclista divertono o esaltano milioni di persone senza far del male a nessuno. La questione non è di moralità, ma di stile e d’intelligenza».

L’incidente stradale in cui il cantante ha perso la vita è avvenuto in viale Rossini. Buscaglione, giunto da poco al successo lavorava febbrilmente. Il suo patrimonio, in mancanza di testamento, verrà diviso fra la moglie, la madre e il fratello.

IL FINTO CINISMO

«Faccio mie le sue conclusioni», dice l’occhialuto, «e vi dimostro [intanto mi guarda minacciosamente che i giornali hanno il preciso dovere di occuparsi degli eroi popolari. Per cominciare diciamo che il giornalismo paludato è morto, è finito il tempo in cui l’alta borghesia poteva imporre a tutta la nazione il suo aplomb, il suo benpensantismo. Mi fanno ridere quelli che parlano del Corriere di Albertini. Oggi Albertini si occuperebbe di Coppi e di Buscaglione come tutti gli altri perché il giornale, oggi, deve andare nelle mani di tutti e accontentare tutti. Sta per finire anche il giornale che fa la politica: ogni votazione dimostra che i lettori dei giornali che fanno la politica votano come vogliono, quasi sempre il contrario di quanto gli è stato suggerito. Invece vive e prospera il giornale servizio pubblico, il giornale che informa come i tassì trasportano, ì telefoni comunicano e l’elettricità illumina. E vorreste che il giornale servizio pubblico rifiutasse ai suoi clienti proprio ciò che desiderano? Vogliono idoli di gusto medio? Benissimo, il giornale ha il preciso dovere di fornirglieli. E poi sull'intelligenza di questi eroi si può sempre discutere. Buscaglione, per esempio, era un uomo civile e spesso acuto. L’ho conosciuto anni fa a Torino quando suonava in una sala da ballo di via Po».

«Davvero?» chiede improvvisamente interessata la signora moralista. «Dicono che allora avesse una voce diversa, rotonda, che fu una malattia ad arrochirgliela».

«Se io fossi un giornalista come lei», continua l’occhialuto prendendomi di nuovo a partito, «sa come attaccherei un pezzo su Buscaglione? Lo attaccherei con il finto cinismo che lui ha reso popolare. Così per esempio: "Mercoledì scorso una Thunderbird lilla si è schiacciata contro un camion. Dalle lamiere contorte è uscito un giovanotto in giacca blu e bottoni d’oro. ’Ehi, che sventola’, ha detto. Poi è volato in cielo”».

«Se lei fosse un giornalista», dico, «non lo scriverebbe. Il grosso pubblico non apprezza queste finezze, credo che l’attacco del pezzo non gli piacerebbe. Lei, io, tutti in Italia abbiamo conosciuto Buscaglione quando era nessuno e suonava in quella piccola sala da ballo. Era un bravo ragazzo, un cuore d’oro sotto la maschera dello scettico».

1960 02 14 L Europeo Fred Buscaglione f3Roma. Fred Buscaglione canta «Che notte quella notte», una delle canzoni anticonformiste e dal bonario cinismo che negli ultimi tempi lo avevano reso noto e simpatico a milioni di italiani. Le stesse, canzoni, su parole di Leo Chiosso, che Fred cantava almeno da otto anni fra la generale indifferenza.

«Ci mancava solo il patetico», dice la signora moralista. «Centinaia di uomini muoiono per delle cause nobili o che comunque dovrebbero ferirci nel profondo.-In Algeria continua il macello, in Cina l’uomo paga un esperimento sociale, in India c’è ancora la fame, da noi ci sono molte piaghe che sanguinano ed eccoci qui a intenerirci perché un giovanotto con la voce' roca si è ucciso gridando l'automobile troppo in fretta».

«Signora», dice l’occhialuto, «la tenerezza e le lacrime sono una questione di vicinanza. La Cina e l’India sono lontane. Anche le piaghe italiane sono molto lontane da casa sua e da casa mia. Quindi non facciamo gli ipocriti e commuoviamoci per quello che ci pare».

La padrona di casa sorride, la conversazione continua tra falsi furori e divertenti paradossi, una bottiglia di whisky se ne è andata, nel camino c’è un fuoco gagliardo, a Torino il povero Fred Buscaglione riposa in una tomba provvisoria.

Giorgio Bocca, «L'Europeo», anno XVI, n.7, 14 febbraio 1960


Giorgio Bocca, «L'Europeo», anno XVI, n.7, 14 febbraio 1960
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