Fred Buscaglione teme di svegliarsi con la voce limpida

La straordinaria ascesa del cantante dalla voce impossibile

Teme di svegliarsi con la voce limpida


Nel pieno del successo di Fred Buscaglione, questo articolo racconta la nascita delle sue celebri canzoni ironiche, il sodalizio con Leo Chiosso, gli anni difficili trascorsi tra locali notturni e tournée europee, la scoperta televisiva del grande pubblico, il matrimonio con Fatima Robin's, la passione per il jazz americano e il singolare timore di perdere quella voce roca che aveva reso unico il suo personaggio artistico.


Tra gorgheggiatori all’italiana e “urlatori”, Fred Buscaglione è arrivato al successo cantando storie folli di manovali rubacuori e ragazze infernali dalla pistola facile.
Cinque anni fa. Gino Latilla girava per le redazioni dei giornali con un pacco di fotografie e qualche disco. «Fate qualcosa per il mio amico Fred», pregava e non potete immaginare quanto è bravo e quanto è simpatico.» Per non apparire sgarbati, tutti gli promettevano di ascoltare quei dischi e davano un’occhiata a quelle foto, che riproducevano un uomo dalla faccia stravolta, i capelli sugli occhi ed i baffi da rivoluzionario messicano. Ma nessuno era disposto a far qualcosa per il suo amico Fred.

Fred Buscaglione nel servizio pubblicato su «Epoca» il 12 aprile 1959

Paziente, Latilla spiegava perché si occupava tanto dell'amico Fred. Una sera, in un locale notturno di Torino aveva bevuto tanto da non saper più contare correttamente fino a dieci. Uno sconosciuto lo aveva accompagnato a casa e, poiché Latilla, come capita, era diventato tristissimo, gli aveva detto: «Adesso ti faccio sentire qualcosa che ti tirerà su di morale, fratello». Si era messo al pianoforte ed aveva incominciato a cantare con una voce impossibile da alcoolizzato all’ultimo stadio: «Son Tchùmbala-bey - l’illuso, il folle Tchùmbala-bey - il folle cavaliere - che per la steppa va».

Di colpo a Latilla era passata la sbronza. Chiese che canzone fosse. «Ah, è roba mia», disse lo sconosciuto, «cioè mia è la musica, le parole sono di un avvocato che conosco».

Era l’epoca d’oro di Ballata selvaggia, la gente aveva appena scoperto Frankie Laine, il pioniere degli «urlatori». Latilla inserì Tchumbala-bey nel proprio repertorio, la cantò alla maniera americana e in pochi mesi ne fece un successo. Nessuno faceva caso agli autori, il cantante Fred Buscaglione e l’avvocato commercialista Leo Chiosso.

Solo Latilla sapeva che quella curiosa coppia aveva scritto anche altri motivi stravaganti, tra jazz e banda di paese, popolati da personaggi improbabili come Porfirio Villarosa o da dichiarazioni d’amore rivolte a ricche proprietarie di pozzi petroliferi.

Ma esisteva una sola persona capace di interpretare davvero quelle canzoni: Fred Buscaglione, con la sua voce arrochita. Lui stesso la definiva una «non voce». Nei locali notturni dove si esibiva con la propria orchestra, osava proporre quei brani soltanto a notte fonda. Il pubblico applaudiva, ma lui non sapeva mai se fosse autentico entusiasmo oppure semplice euforia da dopocena.

Le sue apparizioni radiofoniche non ebbero inizialmente fortuna. Tuttavia bastarono due spettacoli televisivi per trasformarlo in una celebrità nazionale. Un successo paragonabile soltanto a quello ottenuto da Renato Carosone.

Eri piccola così, Ho il whisky facile e Teresa non sparare diventarono rapidamente tra i dischi più venduti del momento.

Buscaglione era nato a Torino nel 1921. Aveva iniziato a studiare il violino all’età di sei anni, ma aveva dovuto interrompere gli studi per lavorare. Nel corso della giovinezza fece numerosi mestieri: pellettiere, decoratore e odontotecnico.

Durante la guerra, mentre prestava servizio militare in Sardegna, riuscì a evitare molte incombenze organizzando un complesso musicale formato da soldati. Fu allora che comprese quale sarebbe stata la sua vera strada.

Terminato il conflitto, iniziò a viaggiare in tutta Europa suonando nei locali e nelle sale da ballo. Sognava l’America, patria del jazz che amava, ma non riuscì mai a raccogliere il denaro necessario per affrontare il viaggio.

Nel 1948, a Casablanca, incontrò la giovane trapezista marocchina Fatima Robin's. La loro storia d’amore sembrò uscita da un romanzo d’avventura: Fred la portò via con sé, sfidando l’opposizione della famiglia, e riuscì infine a sposarla regolarmente.

Nella vita privata era un uomo tranquillo, malinconico e profondamente legato alla moglie. Sul palcoscenico, invece, era costretto a interpretare il ruolo del duro, del bevitore impenitente, del personaggio ironicamente maledetto che il pubblico si aspettava di vedere.

Per mantenere credibile quella maschera artistica fumava continuamente sigarette Caporal e sosteneva scherzosamente di dover conservare la gola rovinata. Il suo più grande timore era paradossale: svegliarsi una mattina con una voce perfetta, limpida e melodiosa, perdendo così la caratteristica che lo aveva reso famoso.

Giorgio Berti, «Epoca», anno X, 12 aprile 1959


Logo della rivista «Epoca» del 12 aprile 1959
Giorgio Berti, «Epoca», anno X, 12 aprile 1959

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: Giorgio Berti, «Epoca», anno X, 12 aprile 1959
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

Questo articolo di «Epoca» documenta uno dei momenti decisivi della carriera di Fred Buscaglione, quando il cantante torinese stava conquistando il grande pubblico grazie alla televisione e a brani destinati a diventare classici della musica italiana. Emergono il ruolo fondamentale di Leo Chiosso, la lunga gavetta nei locali notturni, la passione per il jazz americano, l'amore per Fatima Robin's e la costruzione di un personaggio ironico e anticonformista. Dietro l'immagine del bevitore scanzonato si intravede però un uomo sensibile, malinconico e consapevole che proprio quella voce roca, tanto diversa dalle altre, rappresentava il segreto del suo successo e della sua irripetibile identità artistica.