I tartassati

1959 I tartassati 7

Quando incontro la tributaria, mi si chiude la bocca dello stomaco.

Cavalier Torquato Pezzella

Inizio riprese: gennaio 1959, Studi Centro INCOM, Roma
Autorizzazione censura e distribuzione: 25 marzo 1959 - Incasso lire 392.776.000 - Spettatori: 2.414.706


Titolo originale I tartassati
Paese Italia - Anno 1959 - Durata 105 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia/comico - Regia Steno - Soggetto Aldo Fabrizi, Roberto Gianviti,Ruggero Maccari, Vittorio Metz e Steno - Sceneggiatura Aldo Fabrizi, Roberto Gianviti,Ruggero Maccari, Vittorio Metz e Steno - Produttore Mario Cecchi Gori - Fotografia Marco Scarpelli - Montaggio Eraldo Da Roma - Musiche Piero Piccioni - Scenografia Giorgio Giovannini - Direttore di produzione: Pio Angeletti - Segretario di produzione: Umberto Santoni - Aiuto segretario di produzione: Franco Recine - Aiuto regista: Mariano Laurenti - Tecnici del suono: Mario Amari, Eraldo Giordani - Segretario di edizione: Emilio Miraglia - Formato negativo (mm/video pollici): 35 mm - Formato stampa film: 35 mm


Totò: cavalier Torquato Pezzella - Aldo Fabrizi: maresciallo Fabio Topponi - Ciccio Barbi: brigadiere Bardi - Miranda Campa: signora Topponi - Anna Campori: signora Pezzella - Cathia Caro: Laura Topponi - Louis de Funès: Ettore Curto - Luciano Marin: Agostino Pezzella - Piera Arico: commessa - Elena Fabrizi: infermiera dell'ospedale - Cesare Fantoni: don Ignazio - Ignazio Leone: guardia forestale - Anna Maria Bottini: Mara Topponi - Fernand Sardou: Ernesto, marito di Mara - Nando Bruno: ubriaco sul ponte - Salvo Libassi: cliente di Ettore Curto - Luciano Bonanni: cliente effeminato - Lamberto Antinori: cameriere del bar - Mariano Laurenti : cliente del bar occhialuto - Mario Meniconi: facchino - Mario Cecchi Gori: passante


Soggetto

Il cavalier Pezzella (Totò) possiede e gestisce un lussuoso negozio di abbigliamento molto ben avviato. Per sua natura però non ama e non ritiene giusto pagare le tasse e per questo si avvale di un consulente fiscale (Louis De Funes, doppiato da Lauro Gazzolo) per riuscire ad evaderle con maggiore tranquillità. Purtroppo per il cavalier Pezzella la Guardia di Finanza decide di inviare un'ispezione, nella persona del maresciallo Topponi (Aldo Fabrizi) e del brigadiere Bardi. Iniziano così i tentativi di Pezzella (guidati dai consigli del disonesto e poco capace consulente fiscale) di entrare nelle grazie dell'inossidabile maresciallo fino a cercare di corromperlo, talvolta anche dichiarandolo apertamente con eccessiva dose di servilismo. I goffi tentativi daranno non pochi grattacapi al maresciallo, a causa dell'invadenza e della cialtroneria di Pezzella e quindi si ritorceranno contro chi li aveva orditi. Topponi stende, infine, il suo rapporto di indagine fiscale che condannerebbe Pezzella al pagamento di un'enorme multa. Non ancora sconfitto, il cavalier Pezzella decide un gesto estremo, e adotta uno stratagemma per rubare la borsa del maresciallo con il rapporto. Ma alla fine, vinto forse dalla pietà per i guai che il Maresciallo avrebbe avuto a causa della borsa sparita, e su consiglio di un prete, il Pezzella fa ricomparire la borsa e la riconsegna. Il maresciallo ed il cavaliere si ritrovano così dopo tante peripezie amici e persino consuoceri: infatti i maldestri tentativi compiuti da Pezzella su Topponi avevano permesso al figlio del commerciante di conoscere la figlia del Maresciallo.

Critica & Curiosità

Prodotto da Mario Cecchi Gori, sceneggiato da Metz, Gianviti e Maccari, e diretto da Steno, ritorna la “guardia” Fabrizi e il “ladro” Totò che ebbe gran successo di pubblica e di critica nel 1951. Qui il tema diventa più leggero e meno drammatico: da una parte l'imprenditore che difende la sua ricchezza con avidità, dall'altra il funzionario amministrativo che controlla fiscalmente l'attività economica, sullo sfondo l'incontro casuale dei rispettivi figli. Il prodotto risulta molto godibile, la bravura dei principali attori è di ottimo livello. Nella versione francese, dal titolo "Fripouillard et Cie", in sede di montaggio il personaggio di Fabrizi risulta maggiormente limitato rispetto a quello del fiscalista De Funés; qui il francese finisce in carcere per essere stato scambiato per bracconiere. Nella versione francese compare anche un allora giovane Jacques Dufilho, non presente nella versione italiana del film. Le due versioni ammontano così a malapena a più di 70 minuti di riprese in comune.

Le scene iniziali d’esterno sono state girate a Roma, in via Porta dei Cavalleggeri, accanto al Vaticano, presso un grande condominio che sorge tra i civici 103 e 119. Le vetrine del negozio sono state allestite nei pressi di uno degli ingressi del palazzo, al civico 107. La stazione di servizio che si vede alle spalle di Aldo Fabrizi è ancora esistente. La scena finale d’esterno del film è girata in via del Portico d’Ottavia, di fronte all’Isola Tiberina. Il portone del palazzo dal quale esce il maresciallo Topponi, atteso dal cavalier Pezzella, è esattamente di fronte al Tempio Maggiore di Roma del quale si scorge per alcuni secondi il muro di cinta del giardino. Gli ultimi secondi della lunga sequenza riprendono sullo sfondo il Lungotevere De' Cenci e il Ponte Fabricio.

Scrisse Claudio G. Fava: «L'antica lotta fra guardia e ladro (che è una delle chiavi di volta del cinema italiano comico, e non delle più fragili), la schermaglia ormai annosa fra Totò perseguitato e Fabrizi persecutore, viene riproposta, in questo filmetto di Steno, in chiave fiscale. Sorretto e salvato dal mestiere antico e furbesco dei due protagonisti, che hanno esperienza da tenere in piedi, da soli sceneggiatura e regia di dieci opere equivalenti»


Così la stampa dell'epoca

Dopo essere stati ladro e guardia in un film che ancora oggi viene ricordato con simpatia, Totò e Fabrizi tornano insieme in una vicenda forse ancora più attuale.[...] Sulla linea di un dialogo particolarmente spassoso, Totò e Aldo Fabrizi hanno dato il meglio delle loro apprezzate doti che, specialmente per quanto riguarda il primo, sembravano un pò offuscate in questi ultimi tempi [...]

Alberto Albertazzi, 1959


Il secondo (e ultimo) film di Totò con de Funès è I tartassati di Steno. Il collega francese, imposto dalla Champs Elysées Productions di Parigi, interpreta il ruolo di Ettore Curto, scriteriato commercialista alle dipendenze del cavalier Pezzella (Totò). Il ruolo è comunque marginale: il film è basato sulla contrapposizione tra Totò e Fabrizi, tornati insieme per la prima volta dal tempo di Guardie e ladri. Steno, che di quel film era stato regista con Monicelli, tenta di aggiornarlo in chiave fiscale: il Pezzella, negoziante di tessuti, viene sottoposto ad accertamento fiscale da Fabio Topponi (Fabrizi), irreprensibile maresciallo della Tributaria. [...]

Alberto Anile


Totò ha dovuto prendersi due giorni di riposo perchè colpito colpito da un forte raffreddore durante le riprese in esterni del film «I tartassati». Il comico è mancato ieri ed oggi, all’appuntamento con la «troupe».

«Corriere dell'Informazione», 14 febbraio 1959


Totò è stato colpito dall’influenza «australiana» che a Roma sta diffondendosi sempre di più. Il comico prese venerdì scorso un raffreddore e dovette restare a casa. Poi è sopraggiunta la febbre. Il medico ha diagnosticato: australiana. L’indisposizione dell'attore ha causato la sospensione delle riprese del film «I tartassati».

«Corriere dell'Informazione», 20 febbraio 1959


Cacciatori a letto

Non si creda che la degenza in un ospedale romano possa essere così lieta, anche se i ricoverati sian tipi ameni come Totò e Fabrizi. Infatti essi fingono, ovvero recitano la parte dei malati in un film che si sta girando a Cinecittà. Ora sono in una pausa della lavorazione che è molto faticosa per le esigenze del copione. Perciò, per svagarsi, simulano un attacco ad una bella preda: la giovanissima Katia Karo.

Katia, come si vede, si batte bene: ha sangue mezzo russo e mezzo francese nelle vene. Di fronte a Maurizio Arena, l'irresistibile, dicono, del cinema italiano, le sue difese però non ressero, cedendo, anzi, di schianto. Ed ella si prese una tale «cotta» che, è ormai passato un anno, ancora si ricorda a Cinecittà.

«Le Ore», anno VII, n.308, 4 aprile 1959


Totò e Aldo Fabrzi di nuovo insieme. Il primo in veste di «tartassato» commerciante e il secondo nel panni di un incorruttibile sottufficiale della tributaria. Immaginarsi cosa può succedere quando il maresciallo Topponi (Fabrizi) accerta gravi irregolarità nei registri contabili della ditta di cui è titolare il cavalier Pezzella (Totò). Nessuna predica riesce a commuovere il maresciallo, nessun espediente (e Totò commendante ne inventa parecchi con l'aiuto del suo esperto fiscale) ottiene l'effetto di far recedere il «tartassatone» dal suo proposito di applicare la legge fino all'ultimo comma. I due troveranno però la maniera d’intendersi su un punto: quello di acconsentire alle nozze tra i loro figli i quali, tra i meandri della contabilità aziendale e le strettoie del regolamenti in materia di tasse, hanno trovato il varco che conduce all’altare. La divertente vicenda, diretta con abilità da Steno, ha in Totò e Fabrlzi due simpaticissimi e misurati protagonisti.

Vice, «Il Messaggero», 10 aprile 1959


Lo scontro sul piano fiscale tra un piccolo commerciante e un agente delle tasse viene smussato - ma complicato - dalle vicende familiari dei due protagonisti, il che sposta la questione, pur mantenendola in primo piano, verso motivi più umani.

Avviene che la « operazione aggiramento» dello scottante problema vede inserirsi nella vicenda il retroscena sentimentale dei rispettivi figli dei contendenti innamorati a loro insaputa, creando in tal modo una situazione di compromesso da cui non è facile districarsi. L'allegra vicenda ven portata innanzi con le amene trovate del caso, ma più ancora con un abbondante dialogare per il continuo susseguirsi di scontro fra le parti opposte, protagoniste di duetti assai lunghi, ma non di rado gustosi e spassosi. Nel finale la comicità indulge al patetismo. C'era da aspettarselo, nonostante le allusioni e le stoccate dirette e indirette, in quanto il film ha un sapore di satira bonaria: l'agente è solo un «can che abbaia» (e non morde) e la vittima é un onest'uomo che tenta si tutte le scappatoie, ma alla fine paga.

Totò e Fabrizi, ambedue impegnati, hanno sopportato quasi per intero il peso della vicenda; i due giovani sono Catia Caro e Luciano Marin. La regia di Steno raggiunge pienamente lo scopo voluto.

Vice, «Il Tempo», 11 aprile 1959


Totò e Aldo Fabrizi, i due simpatici comici nostrani che in coppia, qualche anno fa, portarono al successo il divertentissimo film « Guardie e ladri », sono un’altra volta insieme, in questa storiellina, piuttosto evanescente e risaputa nell'intreccio, diretta con non molto impegno dal regista Steno. I ruoli sono pressappoco gli stessi: Fabrizi veste sempre i panni del tutore dell’ordine, questa volta come maresciallo della polizia tributaria e Totò, suo irriducibile avversario, non può essere naturalmente che un evasore fiscale. [...]

Totò e Fabrizi, troppo spesso abbandonati a se stessi, danno vita a spassosissimi duetti, ma il più delle vòlte sono portati a strafare. Si ha insomma l’impressione che essi recitino il più delle volte a soggetto, che il copione consegnato loro dica ad un certo punto: «Supplite con la fantasia, fino all’entrata in scena del prossimo personaggio»: tuttavia i due comici hanno troppa personalità e mestiere per non cavarsela anche questa volta dignitosamente.

Vice, «Il Popolo», 12 aprile 1959


«Momento Sera», 15 aprile 1959 - Presentazione del film «I tartassati»


Fisco e contribuente ai ferri corti nello scope in bianco e nero I tartassati, prodotto da Mario Cecchi Gori, sceneggiato da Metz, Gianviti e Maccari, e diretto da Steno. Il film non manca al suo proposito principale: divertire il pubblico con una commedia buffa, ispirata al tema sempre attuale delle tasse e bilanciata su una satira bifronte che involge bonariamente la legge e i suoi evasori. Il ricorso a due comici dì grosso calibro, Totò e Aldo Fabrizi, ha assicurato lo spettacolo, che se non sempre fine o peregrino, scorre però sempre vivace e divertente. [...] Fra le macchiette minori, si fa ricordare quella che del ragioniere schizza Louis De Funes.

l.p. (Leo Pestelli), «La Stampa», 17 aprile 1959


L'antica lotta fra guardia e ladro (che è una delle chiavi di volta del cinema italiano comico, e non delle più fragili); la schermaglia ormai annosa fra Totò perseguitato e Fabrizi persecutore, viene riproposta, in questo filmetto di Steno, in chiave fiscale [...] II film ha contenuti decorosi, senza ricorrere alla volgarità che così spesso deturpa soprattutto i nostri film di pretese comiche. Sorretto e salvato dal mestiere antico e furbesco dei due protagonisti, che hanno tanta esperienza da tenere in piedi, da soli, sceneggiatura e regia di dieci opere equivalenti.

Claudio G. Fava, «Corriere Mercantile», 23 aprile 1959


Le tasse non sono, naturalmente, argomento da film comico; è una materia macabra, avvolta in crespo nero. "I tartassati", di Steno, affida, tuttavia, a Totó e ad Aldo Fabrizi il compito di scherzarci sopra, al modo di «Guardie o ladri», che era sul tema del furto come mezzo di sostentamento. A «Guardie e ladri» si ispira il nuovo film, e non solo perché ha gli stessi interpreti, ma anche perché i difensori della legge e i loro avversari sanano l'antinomia, alla stessa maniera, nella conciliante e bonaria comprensione reciproca.[...] Avversione irriducibile, ostilità senza tregua. Il film è un battibecco solo, che sosta a tratti per riaccendersi subito dopo; solo due attori di classe come Fabrizi o Totò potevano fare intensa e dinamica una situazione in sé statica. Non è una pellicola riuscita come il suo vecchio modello, anche perchè «Guardie e ladri» s’inteneriva, alternando gli umori della comicità con quelli della commozione; ma di che volete commuovervi, a proposito delle imposte dirette?

Ciò non di meno, grazie a Fabrizi e a Totò (gli altri interpreti, Cathia Caro e Luciano Marin e Louis Do Funés si accontenteranno della menzione), il film, sul soggetto di Metz o Gianviti, riesce gradevole o talvolta giustifica lo risate. Se di queste cose si può ridere; le tasse non inquietano i sonni del solo Totò, ma di quanti son certi di pagarne più del dovuto. Ossia, a torto o a ragione, voi o noi e tutti.

lan. (Arturo Lanocita), «Corriere della Sera», 25 aprile 1959


Film di serie B. Il solito Totò e il solito Fabrizi, il primo nella parte del commerciante Pezzella, evasore del Fisco, e il secondo nei panni del maresciallo Topponi, della «Tributaria», incorruttibile ed implacabile. I cognomi Topponi e Pezzella vi dicono tutto. Siamo nello spirito dei Beoncelli e degli Sbronzetti. La regia è di Steno. I dialoghi si possono immaginare, e la vicenda è tutta nella lotta fra il commerciante che non vuole pagare le tasse e l’agente che vuole costringerlo a pagarle. Pezzella arriva al punto di sottrarre a Topponi la busta con tutto l’incartamento. In tal modo riuscirà a non pagare, ma rovinerà la carriera del rivale il quale, frattanto, per l’amore nato fra i rispettivi figli, si avvia a diventar suo parente.- Perciò in un pateticissimo finale gli restituisce la borsa e si unisce al gregge dabbene dei cittadini rispettosi della legge.

II film, nelle intenzioni degli autori, dovrebbe indurre il contribuente a più cordiali rapporti con il fisco. Purtroppo, invece, gli fa toccare con mano quali aborti vengano sovvenzionati dallo Stato con i soldi che egli paga per le tasse.

Mosca, «Corriere della Sera», 26 aprile 1959


Totò e Aldo Fabrizi, la coppia di «Guardia e ladro», ripete uno spassosissimo duetto in questo film che vuol divertire e ci riesce senza cadere mai nel triviale. E' una bonaria e spesso arguta satira sull'argomento delle tasse, articolata nei maneggi di un mercante di stoffe sorpreso dall'ispezione di un maresciallo della Tributaria, per indurre l'inflessibile funzionario a chiudere gli occhi sulle sue evasioni fiscali. Esilaranti i due bravi comici che un sagace copione, ricco di trovatine, contrappone continuamente l'uno all'altro, fondendone insieme le rispettive comicità.

«La Stampa», 27 aprile 1959


Due comici in gara

Quanti film ha fatto Totò? Quanti Fabrizi? Chi volesse conoscerne la cifra esatta non avrebbe, per abbeverarsi, altra fonte che quella rappresentata dalla curiosa categoria di appassionati di cinema la cui occupazione consiste nel catalogare, pazientemente e quotidianamente, i titoli di tutti i film che vengono pubblicati nel mondo, l'anno di produzione, il regista, gli interpreti. Si chiamano schedatori, e annotano senza parzialità le fatiche di Godard e quelle di Giorgio Simonelli, di Greta Garbo e di Maria Grazia Buccella. Sulle loro fitte paginette, alle voci « Totò » e « Fabrizi », si trova scritto ad un certo punto: « 1959: I tartassati, regia di Steno. Altri interpreti: Louis de Funès, Kathia Caro e Luciano Marin ».

Subito dopo l'elenco prosegue, implacabile e meticoloso: non c'era spazio per ricordare che I tartassati non è stato un film esaltante, ma neppure di quelli che si è svelti a dimenticare.

Una storia dai risvolti umani un tantino traboccanti, paciosa e prevedibile nella misura in cui, per una metà almeno, e costruita sulla pelle di un interprete col cuore costantemente in mano come Fabrizi. Fabrizi nei panni del maresciallo Topponi, agente della Tributaria, incaricato di rivedere le bucce alle cartelle delle lasse del commerciante Torquato Pezzella, che è un Totò pericolosamente tentato dai vantaggi dell'evasione fiscale. La lotta tra i due antagonisti, si capisce, è portata avanti in termini di durezza che sottintendono in modo fin troppo evidente la disponibilità alla comprensione (non sono tutti e due, ciascuno per il suo verso, dei « tartassati »?), ed è complicata dagli intrighi amorosi che riguardano la generazione ignara del figli,

Niente film esaltante, e niente storia peregrina. Ma in tema di film comici, condizioni di questo genere non sono sempre sufficienti (per fortuna) a cancellare i motivi di interesse. Nei film comici ci sono, appunto, i comici: li costruiscono per loro, e loro di giorno in giorno li inventano e qualche volta perfino li salvano, almeno per quanto strettamente li riguarda. Accade per le farsacce peggiori, ed è accaduto, in parte, anche per I tartassati.

Dopo il successo di «Guardie e ladri», Totò ed Aldo Fabrizi si ritrovarono ne «I tartassati» (1959). Ecco il comico napoletano in una sequenza del film: il suo ruolo è quello di un commerciante alle prese con un agente della Tributaria

Il film costituisce perciò una buona occasione d'incontro con due delle più spiccate personalità comiche che il nostro cinema, in questo senso tanto avaro, ha prodotto. Più immediatamente avvicinabili, se vogliamo più scontate, le qualità di Fabrizi, già tutte svelate nella sua maschera: ironia e saggezza popolaresche, stupori e ripensamenti improvvisi, un modo di guardare la realtà che, oltre gli scappi della trovala buffa, dimentica spesso gli umori autentici per volgervi ad una malinconia conclusa nell'abbraccio e nella lacrimuccia (però bisognerà ricordare il parroco di Roma città aperta, che gelava le lacrime nella dignità).

Quanto a Totò, la sua comicità aveva radici diverse. Non si compiaceva di retorica e di abbandoni, ma della loro negazione, era puntuta e acre, negava i « buoni sentimenti » invece di coltivarli. Spesso s'è perduto anche lui, per errore suo, ma più di soggettisti e registi, nella ricerca del melodramma, ha compresso la libertà dei suoi estri come vergognandosene : oppure se n'è lascialo trascinare oltre il limite, cadendo nella buffoneria bécera e gratuita. Però è difficile che nel suo film più casuale non possano ritrovarsi uno sprazzo, un lampo, che lascino almeno intuire quale avrebbe potuto essere il valore di un'esperienza come la sua, se non l’avesse tanto sovente compromesso la massacrante routine della formula.

Giuseppe Sibilla, «Radiocorriere TV», aprile 1968


Il film di ieri sera, « I tartassati » (1959, regia di Steno), non era certamente un gran film e non occorreva un acume critico particolare per qualificarlo. Eppure siamo sicuri che deve aver avuto un successo unanime, vasto, caloroso. Perché? Per una ragione molto semplice. Chi sono «I tartassati»? Sono i contribuenti, i perseguitati dagli uffici delle tasse, i torchiati dal fisco, che in cento modi — leciti e qualche volta non leciti — cercano di non farsi pelare. Lasciamo stare che poi la storia si disperdesse in fatterelli secondari sentimentali e conformistici, tipo l'amore fra i due giovani e cose simili: la base della pellicola era la lotta del cittadino «tartassato» contro l'esosità erariale e questo è un motivo profondamente e dolorosamente sentito da ogni italiano. Totò faceva ridere, ma il suo personaggio era comico per i gesti che compiva, non per quello che rappresentava: in fin dei conti il suo personaggio, come lo vedevano almeno nove spettatori su dieci, era quasi drammatico.

Comunque, un discreto divertimento: Totò era scatenato. Ogni volta si pensa a cosa avrebbe potuto fare se avesse operato una scelta ben più rigorosa nei confronti del copioni, delle idee, dei dialoghi, degli sceneggiatori, dei registi. E ogni volta viene spontaneo dire: «Ma quanto era bravo egualmente!». Aldo Fabrizi, più in ombra che in «Guardie e ladri», gli serve tuttavia da valida spalla, efficace anche e soprattutto per il contrasto fisico. Chi è nell’ombra totale è Louis de Funès che invece adesso è un attore lanciatissimo, protagonista assoluto, mattatore. Allora s’accontentava di fare il caratterista, con umiltà e moderato estro: nessuno al mondo assistendo a «I tartassati» gli avrebbe preconizzato una qualsiasi carriera.

«Corriere dell'Informazione», 25 aprile 1968


Le risate sul set con Aldo Fabrizi

Lavorare con Totò era un piacere, una gioia, un godimento perchè oltre ad essere quell'attore che tutti riconosciamo era anche un compagno corretto, un amico fedele e un'anima veramente nobile. Ogni giorno il nostro incontro in teatro, mai prima delle 13 (Totò era più nottambulo che mattiniero, mentre io pur rincasando tardi mi svegliavo presto: lui arrivava fresco fresco, leggero leggero, ed io che avevo già sforchettato, pesantino pesantino, dovevo ricorrere a doppi caffè anti pennichellistici), dicevo, il nostro, incontro avveniva sempre con un abbraccio sinceramente affettuoso e due bacetti, uno di qua, uno di là.

Nel breve tempo che ci preparavamo per la scena da girare, c'era il solito scambio informativo a base di «come te senti?», «hai dormito?» e altre domandine e relative rispostine personali.

Arrivati davanti alla macchina da presa, cominciavamo l'allegro gioco della recitazione prevalentemente estemporanea che per noi era una cosa veramente dilettevole. C'era soltanto un inconveniente che diventando spettatori di noi stessi ci capitava frequentemente di non poter andare più avanti per il troppo ridere. Il guaio, però, era che la cosa non finiva lì poiché bastava una battuta nuova, un gesto impreveduto, una reazione inaspettata per dover interrompere nuovamente il

dialogo con disappunto di noi stessi che, pur lieti e felici per il divertimento nostro e dei presenti, ci davamo complimentosamente la colpa l’un con l'altro. Se il regista visti gli inutili tentativi di sottrarci a queste crisi di fanciullesca irresponsabile ilarità, proponeva di girare due primi piani in controcampo, per utilizzare i pezzi buoni, noi ci impegnavamo solennemente di farla per l'ultima volta senza interruzione, come si addice a due professionisti seri e consapevoli del costo della pellicola.

Pero non convinti di quanto promettevamo, scoppiavamo in una irrefrenabile risata, cercavamo di giustificare all'attonito regista che il nuovo attacco era soltanto uno sfogo per scaricarci da ogni eventuale pericolo di ricaduta.

Tuttavia, prima di girare cercavamo di rattristarci nominando la nostra età, le nostre tasse e, se in quei giorni era avvenuta la dolorosa scomparsa di un nostro amico, mancato all'affetto dei suoi, cari, ricorrevamo anche a questo luttuoso freno. Ma dopo un'espressione di concentrato cordoglio, purtroppo sbottavamo vergognosamente a ridere prima del ciak.

Aldo Fabrizi, «Corriere della Sera», 15 aprile 1977


«Venga nel mio uffizio». E Totò corrompe Fabrizi

«Lei mi dice: devi cacciare questo. E io lo caccio...». «Maresciallo, la prego passarsi una mano sulla coscienza». «La fattura? Venga nel mio uffizio. Se non la trovo, pazienza. Vorrà dire che trovo qualche cosa che la fa contenta lo stesso...». «Ha mai provato queste supposte per il raffreddore? Prenda maresciallo, prenda pure senza complimenti...». «Ogni uomo è onesto pubblicamente. Ma in privato bisogna procedere per sondaggi...».

I rapporti di ordinaria corruzione tra un imprenditore e un finanziere possono anche far ridere, a patto che il concupito abbia la facciona pasciuta di Aldo Fabrizi e il corruttore la maschera inconfondibile di Totò. La storia la raccontava 35 anni fa il regista Steno, nel film I tartassati. Un'Italia diversa: dove le diecimila lire erano grandi come lenzuola e i sogni piccoli come la Vespa, il frigorifero o il televisore. Un'Italia dove le tasse da evadere (o da pagare) avevano nomi da archeologia del fisco, parole ormai estinte come «Ige» o «ricchezza mobile». Dove, soprattutto, i finanzieri erano incorruttibili al punto da non lasciarsi offrire neppure un caffè o una telefonata a casa.

Il film comincia così, con una dichiarazione che potrebbe essere portata pari pari alle cronache di oggi: «L'Italia è il Paese del sole, dei monumenti e dei palazzi, in ogni città c'è qualche palazzo famoso, che i turisti da ogni parte del mondo vengono a vedere. Ma in ogni città c'è anche un palazzo che nessuno vorrebbe vedere: il palazzo delle tasse». Anche la storia e i personaggi sono senza tempo: il cavalier Pezzella (Totò), commerciante in vestiti, cerca con la complicità del consulente fiscale Curto (Louis De Funès) di «convincere» il maresciallo Topponi (Fabrizi) a chiudere un occhio su una evasione fiscale da 15 milioni. Persino i dialoghi potrebbero essere stati scritti ieri. Ad esempio quando il negoziante e il maresciallo discutono di politica: «Lei mi ricorda i tempi della buonanima...», dice Fabrizi. «Quelli sì che erano tempi, caro maresciallo: tempi che non tornano più...». «Quali tempi, scusi?». «Maresciallo, siamo uomini o bambini? I tempi che: "Italianiii!"». «Vuole spiegarsi meglio? Non ho afferrato...». «Ha afferrato, ha afferrato. Maresciallo, lei è nostalgico. Nostalgico come me». «Guardi che lei si sbaglia. Io intendevo la buonanima di mia nonna». «Allora lei è "anti". Anti come me. Ho detto nostalgico? Mi è scappato...». «Ma lei come la pensa?». «O bella, io la penso come la pensa lei. E poi è ora di finirla: siamo o non siamo tutti italiani?».

L'aspirante corruttore gioca tutte le sue carte: comincia con un invito a pranzo che si infrange contro un gelido «Mi creda, non è il caso». Poi viene a sapere che la moglie del finanziere va pazza per un nuovo elettrodomestico chiamato tv. «E allora compriamogli un televisore. Da quindici, trenta quaranta pollici. Compriamogli tutti i pollici che esistono». Si informa sui gusti della signora e le manda un buono sconto del 75 per cento sui suoi vestiti. Salvo poi essere costretto dall'inflessibile maresciallo ad estendere i saldi all'intera clientela. Le regala persino un enorme frigorifero, prima di accorgersi di aver sbagliato indirizzo e di aver foraggiato un'ignara parente del finanziere. Alla fine, prima di pentirsi, Totò ricorre perfino alla rapina, rubando al povero Fabrizi una borsa di documenti e portandolo sull'orlo del suicidio. In chiusura, dopo il lieto fine, i titoli di coda: «Fatti e personaggi del film», naturalmente, «sono immaginari».

Guido Tiberga, «La Stampa», 27 luglio 1994


Luca Piana, «Il Novarese», 5 luglio 2018


🎞️ Flani pubblicitari: Totò al cinema, a caratteri di piombo 🎞️

I flani pubblicitari erano piccoli annunci a pagamento, pubblicati su quotidiani e riviste specializzate, che anticipavano l’uscita del film. Alcuni recavano titoli alternativi, errori di stampa, o locandine diverse da quelle ufficiali. In questa galleria abbiamo raccolto le versioni più rare e curiose riguardanti Totò.


I documenti



I ritmi della coppia Totò/Fabrizi sono più lenti di quelli della coppia Totò/Peppino, e le loro progressioni comiche fanno pensare piuttosto alla slowburn (combustione lenta) di Stantio e Ollio. Questione di stazza, anche, e del resto l’arte comica ha una sua fisiologia, una sua fisicità: se Totò è almeno in parte un nuovo Stanlio, comico magro, di genio, d'attacco, Fabrizi è davvero un nuovo Ollio, lento, immobile, corposo, pieno di inutile buon senso difensivo. Infatti la sequenza dell'ospedale rimanda a quella analoga di uno dei più celebri cortometraggi di Laurel e Hardy, "Country Hospital" (1932): anche per le molteplici torture inflitte dall’elemento magro-perturbatore (Stanlio - Totò) alla gamba ingessata dell'elemento grasso-perturbato (Ollio - Fabrizi). Solo la povertà di mezzi tecnici del cinema italiano impedisce la distruzione totale dell'ospedale, del sistema ospedaliero, ma non preoccupatevi: per queste cose, in Italia, ci sono appositi ministri e ministeri.

Enrico Giacovelli

Cosa ne pensa il pubblico...


I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Commedia molto divertente (***), con Fabrizi e Totò grandissimi. Steno sfrutta benissimo le accelerazioni del secondo e le lentezze del primo, creando duetti memorabili (l'equivoco sulla "buonanima" scatena una situazione esilarante). De Funès se la cava bene, mentre gli altri, fatalmente, non riescono a incidere più di tanto. Il personaggio di Ciccio Barbi si chiama Bardi! Da vedere. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Oltre al citato equivoco sulla Buonanima, spassoso quello sul cane.

  • Diretta da Steno, è una delle migliori commedie interpretate da duo Totò-Fabrizi. L'argomento è quello (quanto mai attuale) dell'evasione fiscale. L'evasore Totò viene fronteggiato da un integgerrimo funzionario (Fabrizio) e i duetti tra i due (ben diretti) rappresentano la cosa migliore del film, senza dimenticare la sottotrama sentimentale (i figli dei due si amano), abbastanza gradevole e ben svolta dal cast. Piacevole commedia di costume.

  • Negli oltre cento film interpretati da Totò, pochi riescono a cogliere le sfumature psicologiche cui l'attore può prestare andamento conferendo una personalità profonda al personaggio ed un'identità più che plausibile. Certo è che l'affiancamento di un attore del calibro di Fabrizi (che pure co-sceneggia) impone a De Curtis la necessità di dare il massimo affinché il suo ruolo non ne sia offuscato. I testi, impostati dagli scritti di Metz, Steno e Gianviti (in seguito collaboratore di Fulci) infondono al girato un risultato quasi eccellente.

  • In quest’opera di Steno, Aldo Fabrizi e Totò raggiungono un equilibrio perfetto di coppia comica, regalandoci uno dei film più memorabili per entrambi. Il film, storia parallela di un evasore fiscale e un finanziere e dei loro figli innamorati contro il volere paterno alla Montecchi e Capuleti (o meglio “Cappelletti e Agnolotti”, come dice Totò), è di quelli che si rivedrebbero cento volte, con scene da antologia (una su tutte: la caccia). Il film non morde, ma solletica lasciando ugualmente il segno.

  • I tempi comici dei due fuoriclasse (Totò e Fabrizi) sono perfetti e i loro scambi verbali tutti da gustare, dal primo all'ultimo: dall'entrata di Fabrizi nel negozio, alla battuta di caccia, al'incidente. E poi c'è anche De Funes (il ragioniere), che se la cava più che dignitosamente (dà sempre dell'ignorante a Totò e lo consiglia male). Ma ciò che eleva questa pellicola rispetto ad altre, che vedono Totò, o entrambi protagonisti, è che i due soliti giovincelli innamorati riempiminuti non infastidiscono più di tanto, comparendo abbastanza poco e lasciando così più spazio ai due fenomeni. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò, a caccia, spara al richiamo cinguettante di Fabrizi, facendolo scoppiare in una nuvoletta di piume. il pandemonio che mettono su all'ospedale.

  • Totò e Fabrizi letteralmente scatenati in questo film di Steno, il primo come commerciante col vizietto dell'evasione fiscale (che strano, in Italia...) ed il secondo come inflessibile maresciallo della GdF. Inevitabile lo scontro... Oltre a scene comiche rimaste memorabili, c'è da dire che il finale della storia non è così banale come ci si aspetterebbe e che il finanziere interpretato da Fabrizi rimane impresso nella memoria per la sua carica di umanità, che affiora quando "qualcuno" gli sottrae la sua preziosa borsa.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'equivoco sulla "buonanima" tra i due protagonisti.

  • Quasi una riproposizione di Guardie e ladri, con Fabrizi sempre nel ruolo dell'uomo d'ordine e Totò in quello dell'artista dell'evasione fiscale, forma di furto che nel nostro paese è sempre stata vista con un atteggiamento fra il complice e il rassegnato. I loro duetti sono talmente spassosi da far perdonare ampiamente la banalità delle vicenduole amorose dei giovinetti di turno e fanno sì che il film risulti piacevole anche all'ennesima replica tv. Una parte del merito va anche riconosciuta a De Funes, disastroso consigliere del tartassato. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena di caccia.

  • Ancor più di Peppino fu Fabrizi ad offrire i migliori assist all'incontenibile estro di Totò: come già si era capito in Guardie e ladri (da cui I tartassati ricalca pedissequamente l'impostazione ideologica), la puntigliosa energia del funzionario si scontra meravigliosamente con la fantasia arrembante del perseguitato abituato a percorrere con sfacciataggine i territori dell'illegalità. Steno spoglia il film dell'acuta analisi sociologica del precedente per potenziarne l'impatto comico: il risultato è meno alto ma straordinario, perché certi duetti (arricchiti dall'impagabile espressività dei due) sono da antologia assoluta della comicità popolare.

  • L'ho rivisto ieri e devo dire che si sente la mano della sceneggiatura; in altre parole, non siamo dalle parti di Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi, dove se il soggetto può apparire simile (giovani che si amano, padri in conflitto perenne) il Principe ai danni di Fabrizi si scatena in quella che alla fine è più una farsa; qui siamo nella commedia di costume. Divertenti alcuni duetti (la buonanima, Capuleti e Montecchi, ecc.)

  • Che bel film e che grandi interpreti della commedia, in questo film. Oltre alla collaudata coppia di rivali Aldo Fabrizi/Antonio de Curtis possiamo gustare, infatti, l'ottimo attore francese Louis de Funès nei panni di un ragioniere astuto e calcolatore. Di scene memorabili ce ne sarebbero tante, ma vorrei citare solo quella della battuta di caccia, un tocco di comicità vecchio stile. Un capolavoro che non si discute, ma si ama dalla prima all'ultima sequenza.

  • Memorabile farsa diretta con polso sicuro dall'esperto Steno e interpretata in maniera indimenticabile dai due mattatori della comicità made in Italy. Nei panni del disonesto commerciante pronto a tutto per gabbare le tasse, Totò è esplosivo come al solito e i suoi duetti con il probo Fabrizi sublimi. Per non parlare dell'apporto aggiunto che dà alla pellicola l'allora semisconosciuto (in Italia) Luis De Funes, anch'egli impagabile. Alcune scene, tipo quella della caccia e dello scooter, sono memorabili.

  • Ottima commedia con l'affiatata coppia Totò-Fabrizi: i ruoli sono gli stessi di Guardie e ladri, ma viene dato più spazio alla componente comica, senza mai scadere però nel grottesco. Tantissime le sequenze da ricordare, da quella in ospedale alla battuta di caccia, fino ai maldestri tentativi di Totò di corrompere Fabrizi. Un classico davvero intramontabile, con un buon ritmo agevolato dalla regia di un maestro come Steno. Da non perdere.

  • Pudicamente il titolo (anche quello esteso) fa riferimento alle vittime delle tasse, ma il film parla di evasori benestanti e di agenti della finanza onesti, che non possono permettersi tv e bistecche quotidiane. Il film è un capolavoro, sia per la sceneggiatura che per la formidabile interpretazione del duo Fabrizi-Totò, cui si aggiunge un De Funes con la faccia giusta. Non c'è un attimo di stanca, tanti sono i modi inventati per corrompere il funzionario, fino a un finale rassegnato, dove l'onestà arriva a vincere, esempio per tutti.

  • Certamente una delle migliori commedia del periodo, sia per la qualità registica di Steno che asseconda la trama senza sfoggiare particolari guizzi formali, sia per una sceneggiatura che offre dialoghi di livello e che lascia il giusto spazio all'improvvisazione della straordinaria coppia formata da un eccellente Totò e da un Fabrizi in stato di grazia. La parte giovanilistica, seppur inferiore, non abbassa troppo la qualità dell'insieme. Molte sono le scene memorabili e che hanno segnato la storia del cinema italiano. Bellissimo. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I siparietti Totò-Fabrizi; La battuta di caccia; "Buonanima".

  • Il film parte un po' lento e risaputo; poi la trama cede del tutto il posto alla coppia lasciandosi trascinare dalle improvvisazioni: Totò è la goccia che scava la roccia-Fabrizi sino all'esasperazione che scoppietta in alcune baruffe esilaranti (la caccia, con l'equivoco sul "cane" da sollevare; l'ospedale). Due forze in grado di piegare al proprio centro di gravità comico l'esile sceneggiatura e persino i cognomi dei protagonisti (Pezzella e Topponi). Il calco da Guardie e ladri, però, è sfacciato (e privo dell'umanità dell'originale).

  • L’accertamento fiscale per esplorare il lato creativo dell’italiano medio che cerca di evadere il più possibile. Il dualismo tra un romano integerrimo e un napoletano verace trova linfa nei siparietti dai tempi comici serrati che in più occasioni sanno essere divertenti. La storiella dei ragazzi e un De Funes un filo sopra le righe potevano essere amalgamati meglio, oppure andavano sfruttati di più i familiari per assortire le scene.

  • La coppia Totò/Fabrizi è garanzia di qualità e se dietro la cinepresa c’è un regista abile come Steno con in mano un buon copione il risultato non può che essere eccellente. I tempi sono giusti e nessuno dei due protagonisti deve strafare concedendosi in sipari comici assolutamente irresistibili. Fortuna vuole cha la solita storiella stucchevole e noiosa tra i rispettivi figli abbia poco spazio e serva quel tanto che basta per raccordare le scene tra Totò e Fabrizi. Lo si può rivedere cento volte ridendo ogni volta come fosse la prima. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La puntura all’ospedale.

  • Totò e Fabrizi all'apice della loro esperienza di coppia. Si riprendono, in contesto borghese più leggero, spunti già sfruttati con successo in Guardie e ladri (la guardia umana, anche se non bonaria, e i tentativi del ladro di compiacerlo e raggirarlo); ma se ne anticipano anche le soluzioni farsesche de I giovani d'oggi (i figli fanno tutto per conto loro e nella loro severità di "padri di famiglia" Totò e Fabrizi trovano l'unico momento di reale condivisione). Steno imprime ottimo ritmo a gag da antologia, senza farle apparire scollate. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: A caccia, Fabrizi: -Ma come lei punta senza prima alzare il cane? Totò: -Uh, che sbadato, mi scusi... (solleva il bracchetto) va bene così?

  • Un gioiellino della commedia italiana d'altri tempi, reso grande dalle magistrali interpretazioni dei due protagonisti, Totò e Fabrizi: il primo recita benissimo la parte dell'adulatore e il secondo è essenziale e perfetto nelle vesti del maresciallo tutto d'un pezzo. Il film vive dei divertentissimi botta e risposta tra i due e, a dirla tutta, fa ancora il suo effetto grazie a una tematica (il rapporto onestà/tassazione) a oggi più che attuale. Ottimo! • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il disguido sulla "Buonanima"; La battuta di caccia.

  • L'intento di raccontare in cadenze ironiche e scanzonate un vizio italico serio come quello dell'evasione fiscale (modus operandi attualissimo già all'epoca...) serve a Steno solo da spunto per poter riproporre su grande schermo la stessa magnifica accoppiata di successo del suo precedente Guardie e ladri. Totò e Fabrizi tornano al pieno delle energie nei loro rispettivi ruoli di furbacchione perseguitato ed integerrimo persecutore, coadiuvati per l'occasione da un azzeccagarbugli d'oltralpe del calibro di Louis De Funes. Per tutti gli appassionati un'altra splendida perla di comicità e divertimento garantiti. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La reazione perentoria di Fabrizi al repentino scatto d'ira da parte di un Totò che aveva abbondantemente equivocato...

  • Spiritosa, sarcastica e per certi versi attualissima commedia che si basa sull'accoppiata Totò- Fabrizi, che fa scintille aiutata da un ottimo Louis De Funes (qui in trasferta italiana). Ci sono anche momenti più seri nel finale e sullo sfondo una storia d'amore tra i figli dei protagonisti. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò costretto a fare forti sconti sull'abbigliamento del suo negozio.

  • Gradevole commedia che sarebbe interessante vedere sceneggiata e girata oggi, con la partecipazione di De Funes nei panni di un consulente fiscale trappolone. Diverse scene furono girate per la versione francese e in quella italiana non compaiono. Film senza pretese destinato a un pubblico cui poco bastava per divertirsi. Buono.

  • Indubbiamente uno dei Totò più divertenti, almeno la prima volta che lo si vede. Il Principe è affiancato da un grande Fabrizi e da un De Funés apparentemente a suo perfetto agio. Alcune sequenze sono ormai da antologia. Tuttavia va rimarcato, ad onor del vero, che se rivisto troppe volte, poi stufa e non diverte quasi più. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò "nostalgico" ("ai tempi della buonanima..."); Totò cacciatore imbranato; il dialogo con Lella Fabrizi ("ci vorrebbe un ago da materassaia!").

  • Il duo Fabrizi-Totò al suo meglio; ripetendo l'esperimento di Guardie e ladri ma ambientandolo nello scottante e sempre attuale mondo delle tasse. Da un lato uno è incorruttibile e serissimo, l'altro farebbe di tutto per non beccarsi multe: il risultato è esilarante. Ovviamente poi ci si metterà di mezzo una storia romantica a riappacificare la situazione. Steno dirige con mano sicura una coppia comica collaudata, la sceneggiatura è chiaramente risicata come spesso per la commedia dell'epoca. Da vedere.

  • Fabrizi guardia (tributaria) e Totò ladro (fiscale): Steno prova a riformare una delle coppie comiche meglio assortite del cinema italiano, questa volta senza Monicelli. I due protagonisti erano molto amici anche nella vita e la loro intesa era così perfetta che gli bastava un nulla per tirar fuori una gag dagli effetti devastanti. Siamo di fronte a una delle pagine più elevate della Commedia all'italiana in cui tutto gira come deve, grazie soprattutto a una sceneggiatura scritta con punta fine e un cast molto valido. Immenso e taumaturgico! • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "A lei le interessa l'accertamento più della mia gamba?" (Fabrizi) "Sa com'è, la gamba è sua, l'accertamento è mio" (Totò): l'Italia in una frase.

  • Dopo il grande successo di Guardie e ladri, Totò e Fabrizi tornano a lavorare insieme in una commedia dai toni più moderati e senz'altro più divertenti. Se nel primo film c'era un retrogusto amaro, qui le situazioni sono del tutto comiche, in bilico tra macchietta e denuncia sociale che i due grandi attori interpretano con perfetta sintonia e affiatamento. Il tema dei propri figli che si innamorano e che sarà da motore per un loro avvicinamento tornerà con maggior ilarità nel successivo Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi. Cult • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena della caccia; La scena dell'ospedale.

  • Steno, Totò e Fabrizi al loro meglio. Questo potrebbe passare per un film comico ma lo spettacolo si apparenta di più con la commedia di caratteri. Tutto il film è basato sullo scontro, che produce continue scintille, tra un integerrimo maresciallo delle finanze (Fabrizi) e un facoltoso commerciante di tessuti sospettato di evasione fiscale (Totò). Lo spasso del film è nel continuo rilancio di Totò per aumentare la puntata al fine di far soccombere il burbero ma onesto maresciallo di fronte ad una sostanziosa “mazzetta”. Comicità scoppiettante.

  • In questa pellicola si raggiunge uno dei più alti livelli di comicità tra Fabrizi e Totò. Gag esilaranti e divertentissime, che rientrano nell'antologia dei due comici. La trama non è di per sé gran cosa, ma i due maestri della risata sanno dare a tutto il film un elevato valore aggiunto. Divertente e senza cali di humor sino alla fine.

  • Divertente commedia in cui Totò e Fabrizi prendono in giro il tipico evasore fiscale (in questo caso un negoziante) che per cavarsela cerca escamotage di ogni genere. Sano umorismo di altri tempi, di quando la satira non aveva bisogno di volgarità. Semplice ma efficace.

  • Sulla scia di Guardie e ladri, stavolta la pellicola offre a Totò più spazio e i duelli verbali (e non solo) con Fabrizi si moltiplicano, mostrando il grande affiatamento tra i due. A differenza del precedente incontro, qui siamo dalle parti della commedia più esilarante, cosa che permette al Principe di scatenarsi più liberamente. Ottima anche la prova di De Funes, perfetto nel ruolo del consulente disonesto. Simpatico cameo per la mitica Sora Lella. Si ride molto, grazie anche ad un tema che probabilmente sarà sempre efficace. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che improvvisa "Giovinezza" credendo di compiacere Fabrizi; Il dialogo col sacerdote in cui Totò specifica che "Ha votato..!"; I due a caccia.

  • Storia ben congegnata per una coppia d'assi più De Funés, che ci sta benissimo (anche se la sua recitazione è lontana da quella degli altri due). La storia è moralistica, secondo un codice non scritto e prende di mira il malcostume dell'evasione fiscale, a quei tempi non ancora debellata.

  • C'é poco da dire: Aldo Fabrizi è stato l'unico attore in grado di tenere testa alla incontenibile verve comica di Totò. E "I tartassati" è forse il film in cui meglio si esprime la felicità di questa unione artistica, fondata su di una affinità straordinaria e su di un tempismo comico che nei comici contemporanei è desolantemente sconosciuto. La regia di Steno è come d'abitudine incolore e monocorde, ma il lavoro di cast e sceneggiatori è prodigioso: il risultato è scoppiettante e travolgente, con sketch diventati a ragione leggendari. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Topponi (Fabrizi): "Io dicevo una quindicina... di milioni" Pezzella (Totò): "Ma mi faccia il piacere! Ma dove siamo, nel Congobelga o altrooove, eh?".

  • I due protagonisti riescono a recitare fianco a fianco regalandoci momenti di grande cinema. "I tartassati" è da ritenersi uno dei migliori film della coppia comica e, benchè siano trascorsi 53 anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, conserva ancora tutta la freschezza tipica di ogni buon film, risultando peraltro, visto l'argomento, ancora oggi di grande attualità. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il cavalier Pezzella (Totò) rivolto alla figlia: "Sentitela... la fidanzata della tributaria".

I DIALOGHI

Maresciallo Topponi: Questo mi fa pensare all'epoca della buonanima...
Cavalier Pezzella: [Cercando di dimostrarsi delle stesse idee politiche del maresciallo] Ah! Cosa ha detto! Mi ha toccato sul debole... "l'epoca della buonanima". Quelli sì che erano tempi, caro maresciallo! E non tornano più, eh ? Ah no, non tornano più!
Maresciallo Topponi: Quali tempi, scusi?
Cavalier Pezzella: Come quali tempi? Quei tempi lì! Adesso siamo... ma dico siamo uomini o siamo bambini? Abbia pazienza... I tempi che [imitando Benito Mussolini] "italiani"! Eh, Bardi ?
Maresciallo Topponi: Vuole spiegarsi meglio, per cortesia?
Cavalier Pezzella: E come non mi sono spiegato?
Maresciallo Topponi: Lei non ha afferrato.
Cavalier Pezzella: [sulla melodia di "Giovinezza"] Maresciallo, maresciallo...
Maresciallo Topponi: Guardi lei...
Cavalier Pezzella: ...ho afferrato, la la lala!
Maresciallo Topponi: [portandosi un fazzoletto agli occhi] ...lei non ha afferrato.
Cavalier Pezzella: Vabè, non si commuova, su...
Maresciallo Topponi: No, che è? È un po' di congiuntivite.
Cavalier Pezzella: Nostalgico, nostalgico! Me la chiama congiuntivite per tergi e versare!
Maresciallo Topponi: Lei non ha capito.
Cavalier Pezzella: Ho capito benissimo: io la penso come lei, e anche Bardi se non mi sbaglio. A noi, Bardone!
Maresciallo Topponi: Come la pensa lei?
Cavalier Pezzella: Come la pensa lei.
Maresciallo Topponi: Ma io non la penso come lei.
Cavalier Pezzella: E come la pensa allora, scusi? Allora ha cambiato idea?
Maresciallo Topponi: E daje... se mi fa finire, io dicevo: all'epoca della buonanima di mia nonna.
Cavalier Pezzella: Aaaaah... ma allora lei è anti, come me! Io sono anti.
Maresciallo Topponi: Lei prima non ha detto che era anti. Ha detto che era pro.
Cavalier Pezzella: Ho detto pro?
Maresciallo Topponi: Eh già.
Cavalier Pezzella: Mi sarà scappato un pro, ma io sono anti, mi guardi bene, maresciallo, dico stiamo qui...
Maresciallo Topponi: Ma non ha importanza.
Cavalier Pezzella: ...a sottilizzare le parole ! Mi sarà scappato e non me ne sono accorto, abbia pazienza. E poi che diavolo: siamo tutti italiani! Siamo italiani! Abbiamo fatto la guerra! Maresciallo mio! [sulla melodia del brano omonimo] Tuppe-tuppe-marescià! Ta-ta-ta-ta-ta-taà!


Le incongruenze

  1. Mentre alle cinque di mattina Aldo Frbrizi si prepara in cucina per andare a caccia, la posizione degli oggetti sul tavolo cambia: in particolare la pompetta dell'olio vicino ai proiettili sparisce all'improvviso e gli occhiali che prima erano poggiati con le lenti sul tavolo e una delle stanghette in alto, al cambio di inquadratura sono coricati con ambo le stanghette aderenti al tavolo.
  2. Mentre Aldo Fabrizi pulisce il fucile gli parte accidentalmente un colpo. Il fucile e' orientato verso il vetro di una finestra ma lo sparo non provoca alcun danno.
  3. All'inizio del film Totò da il resto ad una signora e le dice: "Lei potrebbe vincere una vespa, controlli, signora, cotrolli!" ma si nota benissimo che il doppiaggio è completamente sballato e sconquassato perchè dal labiale di Totò si capisce che le parole non sono quelle.
  4. Durante il viaggio sul sidecar del maresciallo Topponi (Fabrizi), il cavalier Pezzella (Totò) non ha più con sé il suo fucile.
  5. Il fratello del maresciallo Topponi sferra un pugno al figlio del cav. Pezzella colpendolo sul lato destro del viso ma quando questi si reca nel negozio dove lavora la figlia di Toponi ha una vistosa medicazione sul lato sinistro del viso
  6. Totò parla a suo figlio che ha scoperto l'inghippo della valigia con gli accertamenti: La scena è in presa diretta, ma improvvisamente il sonoro cambia, la voce è sempre quella di Totò ma si nota che c'è stata una sovrapposizione della sua voce stessa al doppiaggio, evidentemente per correggere eventuali allusioni alla politica
  7. Nel finale totò prima di firmare il verbale dice che non può perche' si e rotto l'arto inferiore destro. Ma lui si e rotto il braccio quindi superiore destro
  8. Quando la parente del maresciallo va a fare acquisti nel negozio del cavalier Pezzella avendo ricevuto un volantino con lo sconto del 75%, il maresciallo dice che la signora è la moglie del cugino, quindi un altro Topponi. Quando Laura (figlia del maresciallo) va a bussare proprio a casa di questi si legge sulla targa della porta M.Topponi. Ma dopo la zia chiama il marito Ernesto, quindi sulla porta dovrebbe esserci scritto E.Topponi.

www.bloopers.it


Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 

La casa del maresciallo Topponi (Fabrizi) è in via Portico d'Ottavia a Roma: sta di fronte alla sinagoga. Qui Totò sta aspettando il maresciallo Fabrizi per riconsegnargli la borsa rubata in precedenza

 

 

Qui la vediamo meglio la casa di notte, quando il maresciallo esce per andare a caccia

 

 

Il negozio "confezioni Pezzella" del Cavalier Pezzella non è in Via Aurelia come si dice nel film ma in via Porta Cavalleggeri. Qui siamo di fronte, sta arrivando il maresciallo Fabrizi per il controllo

 

 

Ecco il negozio del Cavalier Pezzella (Totò) visto in controcampo.

 

 

Oggi al posto del negozio di tessuti c'è una gelateria (la gelateria c'è solo da qualche anno. Prima c'era realmente un negozio di vestiti e tessuti, poi ridimensionato). Il civico esatto è fortunatamente visibile anche nel film (altrimenti le porte del palazzo sembran tutte uguali). Probabilmente molte scene, specie negli uffici dove discutono Fabrizi e Totò, sono state girate in studio, ma per me molte scene sono state girate lì, nel vero negozio di tessuti. Perchè altrimenti far vedere Fabrizi dall'interno quando entra? Perché ricostruire la vetrina, il manichino esterno... è vero che la gelateria è molto più piccola di quanto si vede nel film, ma a vedere quando entrano sia Fabrizi che, in seguito, la figlia, sembra proprio lì...

 

 

L'ufficio delle tasse dove lavora Topponi (Fabrizi) è in realtà l'anagrafe di Roma e sede del Municipio I in via Petroselli a Roma

 

 

L'ospedale dove vengono portati Topponi (Fabrizi) e Pezzella (Totò) malridotti di ritorno dalla partita di caccia (con incidente stradale in sidecar) è l'ospedale San Giovanni in via Amba Aradam a Roma

 

 

Il ponte dove Topponi (Fabrizi), disperato per aver perso la borsa coi documenti, incontra nel finale un ubriaco, è il Ponte Sisto a Roma, prima dei restauri.

 

 

Il negozio di articoli religiosi dove lavora la figlia di Topponi (Fabrizi) e dove il figlio di Pezzella (Totò) va a trovarla (comprandole un cero) è in Piazza della Chiesa Nuova a Roma. Il negozio era quello che vedete indicato con la lettera C.

 

 

Anche il palazzo che sta di fronte ci conferma l'esattezza della location

 

 

La casa del fratello di Topponi (Fabrizi), dove Totò fa spedire un televisore in regalo credendo di aver individuato la casa del vero Topponi (in realtà il commercialista aveva seguito la figlia di Topponi e vedendola entrare lì aveva concluso che fosse la casa del Topponi che cercava) è in piazza Navona 93 a Roma ed è la stessa di Giovanni Doria (Clift) in Stazione Termini

 

 

Il bar dove Topponi (Fabrizi) "perderà" la borsa coi documenti grazie a un'abile stratagemma del commercialista (De Funes) di Pezzella (Totò) è un bar sito in Via di Priscilla 93 a Roma, lo stesso che venne utilizzato in Il segno di Venere. Qui vediamo come siano gli stessi i palazzi sullo sfondo

 

 

 

Qui da più lontano, per vedere meglio i palazzi in fondo. Ecco come si presenta oggi

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30 Dic 2015

Laurenti Mariano

Laurenti Mariano (Roma, 15 aprile 1929 – Gubbio, 6 gennaio 2022) è stato un regista e sceneggiatore italiano. Carriera Esordì come aiuto regista negli anni cinquanta, affiancando…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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23 Dic 2015

Leone Ignazio

Leone Ignazio (Palermo, 19 aprile 1923 – Torino, 30 dicembre 1976) è stato un attore italiano. Biografia Ignazio Leone inizia la sua carriera come attore di teatro dialettale e di rivista,…
Daniele Palmesi
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18 Nov 2015

Libassi Salvo (Salvatore)

Libassi Salvo (Salvatore) (Pantelleria (TP), 18 maggio 1910 - Roma, 8 settembre 1984), è stato un attore italiano. Biografia Figlio di Ambrogio e Pia Colombo e fratello di Renato (nato a…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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30 Dic 2015

Marin Luciano

Marin Luciano (Roma, 9 dicembre 1931 – Roma, 12 novembre 2019) è stato un attore italiano. Biografia Di famiglia agiata, "tipico esemplare di una certa borghesia romana", viene scelto da…
Daniele Palmesi
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27 Nov 2015

Meniconi Mario

Meniconi Mario (Roma, 14 marzo 1912 – Roma, 15 giugno 1984) è stato un attore italiano. Biografia Fratello di Furio Meniconi, ha interpretato come attore caratterista i ruoli più disparati,…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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17 Nov 2015

Metz Vittorio

Metz Vittorio (Roma, 18 luglio 1904 – Roma, 1º marzo 1984) è stato uno scrittore, umorista e sceneggiatore italiano, autore di programmi televisivi e regista cinematografico. Biografia La…
Daniele Palmesi
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01 Lug 2022

Piccioni Piero (Morgan Piero)

Piccioni Piero (Morgan Piero) Noto anche con lo pseudonimo di Piero Morgan (Torino, 6 dicembre 1921 – Roma, 23 luglio 2004), è stato un pianista, direttore d'orchestra, compositore e…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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30 Dic 2015

Sardou Fernand

Sardou Fernand (Avignone, 18 settembre 1910[1][2] – Tolone, 31 gennaio 1976[3]) è stato un attore, cantante e comico francese. Biografia Figlio dell'attore Valentin Sardou e della cantante…
Daniele Palmesi
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09 Apr 2014

Steno (Vanzina Stefano)

Steno (Vanzina Stefano) Roma, 19 gennaio 1915 – Roma, 13 marzo 1988 Quando con Monicelli abbiamo fatto Totò cerca casa abbiamo trovato la stessa troupe che aveva lavorato ne L'imperatore di…
Daniele Palmesi
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28 Mag 2016

Totò e... Steno

Totò e... Steno Fatti su misura Totò aveva una personalità talmente strana e talmente personale che qualsiasi regista doveva per forza subirne i limiti nel senso che era un grande attore:…
Orio Caldiron, Enrico Vanzina, cinematografo.it, Franca Faldini, Goffredo Fofi
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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Poi dice che uno si butta a sinistra", (Enrico Giacovelli), Gremese Editore, 1994
  • Sebastiano A. Giuffrida, "Roma, esterno giorno", Biblioteca dello spettacolo Brufo Editori - Perugia
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "I tartassati" dal qualunquismo al senso civico - Cinefilia ritrovata

Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:

  • Alberto Albertazzi, 1959
  • «Corriere dell'Informazione», 14 febbraio 1959
  • «Corriere dell'Informazione», 20 febbraio 1959
  • «Le Ore», anno VII, n.308, 4 aprile 1959
  • Vice, «Il Messaggero», 10 aprile 1959
  • Vice, «Il Tempo», 11 aprile 1959
  • Vice, «Il Popolo», 12 aprile 1959
  • «Momento Sera», 15 aprile 1959
  • l.p. (Leo Pestelli), «La Stampa», 17 aprile 1959
  • Claudio G. Fava, «Corriere Mercantile», 23 aprile 1959
  • lan. (Arturo Lanocita), «Corriere della Sera», 25 aprile 1959
  • Mosca, «Corriere della Sera», 26 aprile 1959
  • «La Stampa», 27 aprile 1959
  • Giuseppe Sibilla, «Radiocorriere TV», aprile 1968
  • «Corriere dell'Informazione», 25 aprile 1968
  • Aldo Fabrizi, «Corriere della Sera», 15 aprile 1977
  • Guido Tiberga, «La Stampa», 27 luglio 1994
  • Luca Piana, «Il Novarese», 5 luglio 2018
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