Totò, Eva e il pennello proibito

A Madrid c'è il Prado, embe'? A Roma, a Villa Borghesa, di pradi ce ne stanno tanti, ci vanno pure i cani

Totò Scorcelletti

Inizio riprese: ottobre 1958 - Autorizzazione censura e distribuzione: 27 gennaio 1959 - Incasso lire 244.764.000 - Spettatori 1.504.759


Titolo originale Totò, Eva e il pennello proibito
Lingua originale italiano - Paese Italia - Anno 1959 - Durata 104 min - B/N - Audio sonoro - Genere comico - Regia Steno - Soggetto Vittorio Metz, Roberto Gianviti - Sceneggiatura Vittorio Metz, Roberto Gianviti - Produttore Franco Palaggi - Musiche Gorni Kramer - Scenografia Luigi Gervasi - Costumi Adriana Berselli, Gaber - Trucco Maria Angelini, Giuseppe Annunziata


Totò: Totò Scorceletti - Abbe Lane: Eva - Mario Carotenuto: Raoul La Spada - Louis de Funès: Prof. Francisco Montiel - Giacomo Furia: Tobia - Pilar Gómez Ferrer: Gloria Harrison - Enzo Garinei: l'amante della moglie di don Alonso - Guido Martufi: il postino - Bruno Corelli: il copista oriundo - Francesco Mulè: Don Alonso - Luigi Pavese: il commissario - Anna Maestri: la signora del treno - Gianni Partanna: il maître de La posada de la chica - Nerio Bernardi: il notaio - Ignazio Leone: il facchino spagnolo - Nino Milano: il gendarme spagnolo


Toto_Eva_e_il_pennello_proibitoSoggetto

I truffatori Eva (Abbe Lane) e Raoul (Mario Carotenuto), insieme al loro complice Josè (José Guardiola) escogitano una frode ai danni di una miliardaria americana. Il piano dei due consiste nel far dipingere al copista italiano Antonio Scorceletti (interpretato da Totò), una variante della celebre Maja Desnuda, aggiungendo a quest'ultima una camicia da notte. In questo modo, grazie alla compiacenza dell'ignaro e stimato professor Montiel (Louis de Funès), cercheranno di spacciare la "Maia in camicia" come un'opera inedita e sensazionale del Goya. Eva, per vincere le resistenze di Scorcelletti che si rifiuta di ritrarre la Maja Desnuda con una camicia, gli fa credere che si concederà a lui e organizza un incontro clandestino in un separé a "La posada de la chica", incontro che però finirà in bianco. Scorcelletti, in buona fede perché all'oscuro delle vere intenzioni di Eva e Raoul, una volta scoperto che i due stanno per rivendere la "Maja in camicia" all'esorbitante cifra di 200 milioni si reca subito alla residenza della ricca americana, portando con sé altre sei varianti - tra cui la maja in mutande, la maja in pagliaccetto e la maja in bikini - convinto di poterle vendere allo stesso prezzo ciascuna. L'imbroglio viene presto smascherato ma si risolve senza conseguenze per i personaggi coinvolti. Totò e il professor Montiel decidono allora di associarsi dedicandosi alla produzione di falsi, in particolare di venti copie di Raffaello per le quali otterranno stavolta... venti anni di carcere.

Critica e curiosità

Il film è Co-sceneggiato da Roberto Gianviti (in seguito collaboratore di Fulci), il titolo è stato ripescato dal pessimo L'uomo dal pennello d'oro.

Totò torna a recitare con Abbe Lane in una coproduzione della Jolly Film con partner francesi (Cormoran) e spagnoli (Hesperia Film), in cui Totò ha come spalla Giacomo Furia. La partecipazione spagnola in particolare, era dovuta al fatto che essi volevano Totò in Spagna, ma lui aveva paura di volare. Si dovevano sfruttare le scene degli interni de La Maja desnuda e poi gli esterni in Spagna, ma non potendo andare in Spagna si cambiò la sceneggiatura ed invece di un comico spagnolo si optò per uno francese, Louis de Funes.

Fu girato in gran parte a Roma, negli studi Titanus, nell’autunno del 1958. La censura spagnola impose cambiamenti alla sceneggiatura, costrinse a rigirare alcune sequenze, i francesi si lamentarono per lo spazio troppo ridotto a de Funès e volevano ritirarsi. Giacomo Furia vedeva il principe piuttosto scombussolato dal turbinoso gesticolare del partner: “Ricordo che mi diceva ‘Quello è pazzo, quello è pazzo...’. Penso che si infastidisse anche perché ci vedeva poco. De Funès girava in francese, e già questo per Totò era una difficoltà, poi seguirlo...”.

Il Morandini (Il Morandini, dizionario dei film, Zanichelli) lo definisce come "il peggiore dei 5 film di Totò del 1959". Questo film è uscito anche nei seguenti paesi: Spagna con il titolo "La culpa fue de Eva", Francia con il titolo "Un coup fumant" ed in Inghilterra con il titolo "Totò a Madrid".

Doppiatori nel film:
Carlo Romano: Louis De Funes
Rosetta Calavetta: Abbe Lane
Giuseppe Rinaldi: Riccardo Valle


Così la stampa dell'epoca

«Goya torna nel cinema italiano, per una variazione spagnola sul tema e sul personaggio Totò. Diretto da Steno, Totò, Eva e il pennello proibito tramuta l'attore comico in un copista di quadri e anche in un falsario, giacché inventa una terza « Maya » goyesca, da aggiungere alle due famose: «Maya in camicia». [...] Un Totò, stavolta, con le nacchere; ma non diverso da quello abituale, nel clima consueto della farsa, esasperata nella sequenza del marito tradito che insegue la moglie in un locale notturno. Situazioni già note, battute ad ogni costo spiritose che fanno tanto sabato grasso; del tipo di questa, colta sulle labbra di Totò, «Ogni limite ha una pazienza». C'è del vero.»

Arturo Lanocita, «Corriere della Sera», 15 febbraio 1959


«Gli spettatori non sono fortunati, siamo giusti, costretti a ingerire prodotti cosi squallidamente raffazzonati, cosi privi di spirito e d’ogni luce d’intelletto umano».

«L’Unità» (Milano), 15 febbraio 1959


«Dovremmo dire che Steno si è ispirato a Goya nel realizzare questo film, se in tal modo non traessimo in inganno lo spettatore facendogli credere che il regista abbia voluto compiere un’opera di notevole impegno. In verità, e il nome di Totò basta a confermarlo, si tratta di un'opera veramente disprezzabile: il popolare comico è indubbiamente un buon attore, ma ha fatto molto più male al cinema che bene lasciando che il suo nome venisse usato come richiamo per innominabili produzioni. [...] Il film è una farsaccia, ma quello che dispiace e che neppure come farsaccia sia stato condotto seriamente.»

«Corriere dell'Informazione», 16 febbraio 1959


«[...] La commediola è fatta di cosette trite, condite dai soliti lazzi di Totò e dalle mediocri trovate del regista Steno. L'interpretazione di tutti è sul piano dei soggetto e della regia.»

«Il Messaggero», 22 marzo 1959


«Totò, in questa sua ennesima avvenuta cinematografica, veste i panni di un « copista », uno di quei pittorucoli specializzati nella perfetta riproduzione di famose opere d'arte [...] La storia è inconsistente ed inconsistenti sono la regia e la sceneggiatura: Totò, rispolverati i suol vecchi lazzii e le sue vecchie macchiette, fa quel che può per strappare le risate alla platea, ma raramente vi riesce. Accanto a lui sono Abbe Lane e Mario Carotenuto: entrambi quanto mai impacciati.»

Vice, «Il Popolo», 24 marzo 1959


«Si tratta di un film comico che riesce a stento a far sorridere, basato quasi dei tutto sui lazzi di Totò che ai agita inutilmente nel vano tentativo di colorire e di rendere digeribile un copione assolutamente insulso.[...] Ha diretto Steno, svogliatamente, scivolando spesso nel catuvo gusto. Totò ha fatto il possibile, ma tutto ha un limite: gli altri sono Abbe Lane a Mario Carotenuto.»

Vice, «Il Tempo», 22 marzo 1959


«[...] Ma Totò [...] crea anche una Maja in mutande, una Maja in reggiseno, una Maja in bikini, ecc. ma non è fortunato. E neanche gli spettatori, siamo giusti, lo sono, costretti a ingerire prodotti così squallidamente raffazzonati, così privi di spirito e d'ogni luce d'intelletto umano».

Ugo Casiraghi, 1959


La censura

Toto-Eva-pennello-censura
Duplicato del verbale originale (gennaio 1959) della Commissione Revisione Cinematografica in data 24 agosto 1978
(Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema)


Foto di scena, video e immagini dal set

Foto: Getty Images


I documenti


L’idea era nata perché avevano girato a Roma un film con la Gardner, La Maja desnuda. Dovevamo sfruttare in interni le stesse scene e poi si sarebbe dovuto andare a girare alcuni esterni in Spagna. In realtà gli spagnoli avevano partecipato alla produzione perché volevano Totò in Spagna. Ma lui niente, non voleva andarci. Totò non è andato mai in aereo, era un pauroso; d'estate, in barca, andava praticamente costa costa mentre l’autista doveva seguirlo con la macchina lungo la strada: nel caso ci fosse stata qualche onda di più o il mare cominciasse a muoversi un po’, Totò dava immediatamente ordine di fermare la barca, scendeva e pigliava la macchina. Così in Spagna non ci siamo andati, tant’è vero che cambiarono la sceneggiatura e invece del comico spagnolo che doveva esserci venne il francese Louis de Funès.

Giacomo Furia


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Il film ha parecchie freccie al suo arco, a cominciare da un De Curtis in ottima forma, in grado di dare corpo - come sempre - ad improvvisazioni che migliorano uno script, di per sè, già efficace. Ottime le spalle, tra le quali, oltre a Mulè e Carotenuto, si segnalano Giacomo Furia e Luis De Funes. Azzeccata, a dir poco, Abbe Lane nei panni succinti (per l'epoca) della "primadonna"...

  • Il copista dipinge la terza Maja "di Goya" e il falsario tenta di rifilarla: la storia consente di aggregare attorno a Totò diversi filoni comici possibili, dalla farsa in stile Feydeau alla commedia degli equivoci giù giù fino al pittoresco-satirico spagnoleggiante. Il tutto discretamente congegnato sia a livello di sceneggiatura che di realizzazione, peraltro con un buon cast (dove su De Funès primeggiano semmai Carotenuto e Furia) e con lo stesso Totò ben inserito in un contesto più ampio e al tempo stesso non fragile. Vedibile con piacere.

  • Discreta commediola ben diretta da Steno e vivacizzata da un Totò in discreta forma. Al suo fianco compaiono altri mostri sacri del nostro cinema e di quello francese. Mostri come il mitico Mario Carotenuto o Giacomo Furia, o Luigi Pavese e Francesco Mulè ed Enzo Garinei. E per il cinema francese un grandissimo Luis De Funes. Memorabili i duetti di quest'ultimo con Totò. Buon ritmo. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I duetti tra Totò e Giacomo Furia e tra Totò e De Funes; Il finale.

  • Una commedia frizzante, dove quello che contano sono il ritmo e il meraviglioso cast di comici piuttosto che la sceneggiatura (abbastanza prevedibile). Totò è un vulcano come sempre, eccellente soprattutto quando si può scatenare nei duetti con il suo allievo (un Giacomo Furia perfetto); Carotenuto ripete il suo ruolo di truffatore incallito con grande bravura e De Funes strappa più di un sorriso con la sua agitazione. Abbe Lane invece è bella, ma di recitare non se ne parla. Finale molto divertente. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le pareti che girano nel locale; Il finale con la moltitudine di maye.

  • Una commedia dai tanti spunti divertenti che ci regalano un Totò frizzante e pieno di vita, che sforna battute e giochi di parole a raffica. La sceneggiatura è ben costruita e curata in modo da garantire una certa continuità a discapito di buchi e tempi morti che spesso hanno penalizzato molti dei suoi lavori. La storia di per sé poi funziona e anche la regia sapiente di Steno e la bravura delle spalle contribuiscono a rendere la commedia gradevole e ben riuscita.

  • Film di aurea medietà che è la parodia di La Maja desnuda di Henry Koster, film drammatico di coproduzione italo-franco-americano. Un Totò con le nacchere e in trasferta in Spagna dove, come ottimo pittore copista, ne combina di tutti i colori coinvolgendo nella sua pochade scatenata persino il capolavoro del grande pittore Goya. Giochi linguistici più saporiti del solito, la consueta regia svelta e professionale di Steno, qualche accenno caricaturale sui luoghi comuni degli spagnoli, scenografia ricca e curata e una parata di interpreti niente male.

  • Film con spunti molto divertenti. Il Principe duetta con il grande De Funès. Il risultato è strano, perché ad un occhio attento la gestualità di De Funès risulta più esagitata di quella del Principe. L'arcano è forse svelato con le origini spagnole del francese. Anche Carotenuto riesce a ritagliarsi un buon ruolo, così come Giacomo Furia. Come sovente accadeva ad una sceneggiatura pessima corrispondeva il superlavoro a cui si sottoponevano i "nostri" grandi attori, con film a ripetizione. E ciò non faceva certo bene al risultato finale.

  • Totò travolgente come al solito in questa trasferta spagnola che lo vede nei panni di un pittore (copista, per la verità, pedissequo emulatore, piuttosto che artista; idiota più che genio) alle prese con una fantomatica terza Maya di Goya, quella "in camicia". Tutto funziona bene, la semplice trama scorre senza intoppi e gli attori reggono bene la scena... certo, in funzione del soverchiante protagonismo del Principe De Curtis. Chissà quale sarà il "pennello proibito" del titolo.

Le incongruenze

  1. Quando Totò si apparta con la signora nel salottino privato, in quello a fianco vi è una coppia ed è presente un monitor dove, spiega il maitre, è visibile la sala principale del locale (per controllare l'arrivo di mariti gelosi), grazie ad una telecamera nascosta. Dopo varie vicissitudini si vede l'arrivo del marito geloso, ma questi si trova nel corridoio e non nella sala principale

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • Giacomo Furia, intervista di Alberto Anile, "I film di Totò" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998, cit., pp. 269-270.
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • Documenti censura Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema
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