Padovani Lea
(Montalto di Castro, 28 luglio 1923 – Roma, 23 giugno 1991) è stata un'attrice italiana.
Di padre vicentino e madre nativa di Tuscania (VT), Lea Padovani nel 1944 lasciò l'Accademia d'arte drammatica di Roma per debuttare come soubrette nella rivista Cantachiaro, di Garinei e Giovannini e l'anno seguente fece parte della compagnia di Erminio Macario in Febbre azzurra, riscuotendo grande successo e dimostrando anche ottime doti di attrice.
Nel 1946 cominciò la sua lunga e fortunata carriera di attrice teatrale nella commedia I parenti terribili di Jean Cocteau. Nel 1953 fu al fianco di Ruggero Ruggeri in una tournée a Londra e a Parigi con Enrico IV e Tutto per bene. Il 15 luglio 1954 fu premiata con un Nastro d'argento speciale per le sue interpretazioni teatrali.
Dalle teche RAI, Luigi Silori nel 1959 intervista la grande attrice Lea Padovani sul personaggio di Cleopatra da lei interpretato nell'opera "Cesare e Cleopatra" di G.B. Shaw, andata in onda nel 1956. Lea Padovani, è stata senza dubbio una delle più grandi attrici teatrali della seconda metà del Novecento. Ha interpretato parti fondamentali in molti classici, accanto ad attori "monumento", da Ruggiero Ruggieri a Renzo Ricci, da Lawrence Olivier a Fosco Giachetti; si è cimentata anche nella rivista, accanto a Erminio Macario e nel cinema dove ha recitato come co-protagonista accanto a Mastroianni, Sordi, Totò, Girotti, De Sica, Sernas e tantissimi altri. In televisione ebbe uno straordinario successo verso la fine degli anni cinquanta per aver ricoperto ruoli da protagonista in sceneggiati "storici" quali "Piccole donne", "Romanzo di un giovane povero" e "Ottocento". Ebbe una tormentata storia sentimentale con Orson Welles, di cui fu musa ispiratrice negli anni del suo lungo soggiorno romano. In questa intervista, Lea Padovani duetta con Luigi Silori con il suo tipico stile diretto e sincero.
Negli anni cinquanta prese parte a vari romanzi sceneggiati in televisione, tra i quali Piccole donne, Il romanzo di un giovane povero, Ottocento.
Poco prima della morte l'attrice ha raccontato allo scrittore Renzo Allegri il suo incontro con Padre Pio avvenuto verso la fine degli anni cinquanta. Motivo dell'incontro la richiesta di aiuto per il grande amore della donna - il cui nome non era stato rivelato - che era malato di tumore. Dopo aver consultato numerosi medici, sia in Italia che all'estero, le risposte erano sempre le stesse, all'uomo non restavano che pochi mesi di vita. Restava solo una cosa da fare, provare con l'intercessione divina e fu per questo che la Padovani si rivolse al frate che con il suo carattere schietto non le diede una immediata risposta positiva. Al primo seguirono altri incontri e una lunga confessione alla fine della quale la donna comprese che per salvare l'uomo che amava avrebbe dovuto lasciarlo. Così fece e la malattia misteriosamente scomparve.
Nel 2006 il regista Oliver Parker dette alla luce il film Fade to Black, tratto dal romanzo "Dissolvenza al nero" di Davide Ferrario, che si ispirava ad una storia romanzata coinvolgente l'attrice, interpretata nel film da Paz Vega, e il grande regista Orson Welles, interpretato da Danny Huston.
Nel 2012 è stato inaugurato a Montalto di Castro dal sindaco Sergio Caci e l'assessore alla cultura Eleonora Sacconi il teatro intitolato a Lea Padovani.
Galleria fotografica e stampa dell'epoca
Lea Padovani, rassegna stampa
Tipi e caratteri: Lea Padovani
Dodici ore con Lea Padovani: una martellata nel bagno
Lea Padovani alla ribalta
Lea Padovani potrebbe rubare la Gioconda
Lea Padovani sul tetto che scotta
Lea Padovani, la gatta sul tetto che scotta
Una rosa per Lea Padovani
Lea Padovani vince la censura inglese
La TV ha scoperto Lea Padovani, darà il volto dell'anno
Lea Padovani – Una lite in palcoscenico le aprì le difficili porte del cinema – «La Settimana Incom Illustrata», 27 settembre 1952 – Ritratto di un'attrice scomoda
Lea Padovani, rassegna stampa
Tipi e caratteri: Lea Padovani
Dodici ore con Lea Padovani: una martellata nel bagno
Lea Padovani alla ribalta
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Lea Padovani sul tetto che scotta
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La TV ha scoperto Lea Padovani, darà il volto dell'anno
Lea Padovani – Una lite in palcoscenico le aprì le difficili porte del cinema – «La Settimana Incom Illustrata», 27 settembre 1952 – Ritratto di un'attrice scomoda

Il Teatro del Parco è un pò fuori di mano, ma intenzione di coloro che lo gestiscono è di circondarlo di giardini di delizia, con orchestrine, danze, bisbigliatoi, lampioncini e fontane con zampilli. Vi si dà Una mela per Eletta di Falconi e C., liberissima riduzione di quella Bella Eletta di Offenbach di cui son rimaste le fresche e dolci musiche. Offenbach è il Gluckino dei musicisti, e Alessandro Brissoni, scenografo e regista, non se ne è mostrato indegno. Brissoni è mio amicissimo, ma vel, se sbagliasse non gliene perdonerei una: così non gli perdono quella mucca con là coda a stantuffo e quei porcellini e quelle pecorelle che richiamando Walt Disney stonano in quei suoi giocosamente incantati scenari che narrano la grecità come una fiaba. « C’era una vplta un castello », dicono spesso le fiabe. Quelle di Brissoni, invece, cominciano: « C’era una volta un tempietto », oppure « un peristilio ». Brissoni ci si trova bene fra la mitologia, e s’è, in questi anni, liberato d’ogni goliardismo. Il suo è un umorismo attento, sottile, nutrito d’una cultura classica disprezzata dai comunisti, ma tutti gli iscritti agli altri partiti faranno bene a continuare a nutrirsene, o, meglio, a cominciare. La sua è un’arte fresca, leggera, le colonnine che si vedono sulla cima delle montagne pesano quanto quella nuvoletta, lassù, che -. un batter di mani di Ebe s’abbassa, si schìu-le, e versa ambrosia.
1 paesaggi di Brissoni io li vorrei permanenti, per andarci a vivere tutti noi, a turno, e orneremmo a casa leggeri, lieti, distribuendo fiori. Tra le musiche di Offenbach e le scene li Brissoni s’è trovato il testo di Falconi, un po’ lento, senza punte di comicità, con qualche rarissima volgarità, ma grave nella grazia della musica e del paesaggio: tolga, tolga l’autore, e.si avvertirà meglio l’intenzione del suo testo, modesta ma piena di dignità e di decoro : uno spettacolo per pubblico estivo ma perbene, provvisto di studi, e deluso dalle freddure e dalla troppo facile satira contingente e marginale, mentre, ne sono sicuro, fra quelle musiche e fra quegli scenari, avrebbe voluto una più difficile, ma quanto più artistica, entratura nel mito e nella storia.
La scena della gara tra Venere, Giunone e Minerva con conseguente assegnazione della mela, Luciano, in uno dei suoi dialoghi, pur ignorando i costumi del secolo ventesimo, l’ha descritta in tal modo che la satira vale anche per noi.
Si dice che lo spunto è vecchio e sfruttato. Non è vero. Basta rinnovarlo tornando alle fonti. È vecchio e sfruttato se ci si limita a farne un pretesto per esercitare la solita satira spicciola delle comuni riviste. Così la storia della guerra di Troia poteva essere dipinta senza vestir da America, Francia, Russia e Inghilterra i personaggi. A vestirli così doveva pensare il pubblico, dietro suggerimento d'una satira che avesse il carattere universale del-
Avremmo avuto un grande spettacolo, che avrebbe, però, trovato ostacoli negl’interpreti, quasi tutti simpatici, pieni di buona volontà, ma principianti. Quel goliardismo di cui Brissoni s’è liberato, lo avevano gli attori, e non solo gli attori, ma perfino lo scaltritissimo Melnati, il quale, forse per suggestione di scenari, ha recitato da liceale, pur se liceale con
Ammiratissimo il corpo di ballo. Fanciulle mirabili allietano lo spettacolo. Oh, accompagnarsi con una di esse lungo i viali del parco: quali amori greci! quali sacrifici a Venere!
Mosca, «Oggi», 30 luglio 1946 - Fotografia Fari
Zeta, «Film», anno XI, n.18, 1 maggio 1948
LEA PADOVANI. Nota attrice del teatro e del cinema. Lea Padovani ha partecipato a numerosi film italiani e a film di coproduzione e ha interpretato film in lingua inglese. È stata fra l’altro protagonista di un episodio che rivela la diversità di trattamento riservata agli attori stranieri in Italia e negli altri Paesi. Giungendo a Londra per interpretarvi Cristo fra i muratori, la Padovani non aveva, ancora il permesso di soggiorno e dovette riprendere l'aereo per Parigi a causa delle disposizioni che tutelano il lavoro degli attori inglesi : «Bisognerebbe» ha detto la Padovani «che gli interessi degli attori italiani fossero almeno più efficacemente difesi da una migliore organizzazione sindacale.
In quasi tutti i Paesi gli attori di nazionalità straniera non ottengono il permesso di soggiorno se non hanno già un regolare contratto; da noi. gli stranieri vanno e vengono, si trattengono quanto vogliono e aspettano tranquillamente. sulla piazza, un’occasione favorevole, senza bisogno di nessun contratto. Questo non è giusto: il trattamento dovrebbe essere reciproco.» Agli effetti artistici Lea Padovani non crede che le co-produzioni possano nuocere al nostro cinema. «Secondo me in Stazione Termini è stato De Sica ad imporre il suo gusto e le sue concezioni ai due interpreti americani e non viceversa.»
«Epoca», 13 giugno 1954
Lea Padovani ha ottenuto importanti riconoscimenti tra cui il Nastro d'argento per il complesso delle sue interpretazioni e la "Grolla d'oro" del premio Saint-Vincent per la migliore attrice della stagione 1953-54, che le hanno conferito una stima e un valore internazionali. È nata a Sant'Agostino di Maremma nel 1926 (quindi aveva ventinove anni al momento della pubblicazione dell'articolo). Vive a Roma, nel quartiere dei Parioli, in un appartamento all'ultimo piano di una palazzina, con la sorella Lia e il nipote Massimo. La sorella Lia è anche attrice cinematografica con il nome di Lia Murano.

Lea Padovani è nata in Maremma da genitori veneti. Ha frequentato l’Accademia di Arte drammatica negli anni 1943-1945. Dopo aver cominciato a recitare nella compagnia di Macario è passata alla prosa e al cinema. Ha recitato in quaranta film ed è stata a Londra e a Parigi con la compagnia di Ruggeri. Attualmente è impegnata alla TV di Milano e si prepara a girare il film di Cayatte: "Occhio per occhio".
Domanda - Saprebbe dirmi un'azione che sarebbe capace di compiere fra vent’anni e non adesso?
Risposta - Perdonare.
D. - Mi dica per favore l’equivalente storico nei secoli deci-monono e c'ecimottavo dei fenomeni (di costume) Gina Lollobrigida e Sofia Loren?
R. - Innumerevoli, in tutti » secoli passati. Anche la sola bellezza naturale è arte.
D. - Una delle frasi che più comunemente si sente ripetere è che la sola cosa che oggi interessi in Italia sia "Lascia o Raddoppia?”. Ne esiste per lo meno, secondo lei, un’altra?
R. - E’ un calunnioso luogo comune. Ci sono perlomeno due altri milioni di cose che interessano gli italiani. E nessuno lo sa.
D. - Qual è nella vita la cosa che la incuriosisce maggiormente?
R. - La sincerità e la lealtà; a causa delle rarissime volte in ' cui mi è dato di riscontrarle.
D. - Chiamata da Dio, aila vigilia di un secondo diluvio universale, ad assumere le funzioni di un nuovo Noè, come allestirebbe la sua Arca?
R. - Tutto sommato, penso che Vallestirei proprio come Noè.
D. - Di quale fra i nostri antenati le piacerebbe essere il Mentore in una visita su questa terra?
R. - Di nessuno che sia passato alla storia. Un bimbo, possibilmente sveglio, e basta.
D. - Quale itinerario vorrebbe fargli seguire?
R. - La conoscenza degli uomini e la maggiore estensione umana nei loro rapporti.
D. - Con gli attributi di quale dei suoi contemporanei (tre nomi) ritiene sia possibile conseguire il successo nella vita?
R. - Dipende dal genere di successo.
D. - Quale degli avvenimenti di cui in questi anni siamo stati testimoni, è il più cinematografico?
R. - L’affodamento dell’Andre a Doria.
D. - Una ragazza di cosidetta piccola virtù pronunciò un giorno, mentre si guardava allo specchio la frase seguente: « Mi trucco, mi trucco e sembro sempre giovane lo stesso ». Questa frase suscitò in me la più grande impressione. Vuole aiutarmi a spiegarmela?
R. - 1 ) Non credo molto alla autenticità del fatto. 2) Come esiste un infantilismo psichico esiste anche un infantilismo fisico e in entrambi i casi non c'è nulla da fare.
D. - Secondo quale particolarità psicologica sarebbe in grado di distinguere un americano da un italiano?
R. - Basta la cravatta. Sulla psicologia di un uomo rivela di più una cravatta che un interrogatorio di terzo grado.
D. - Qual è secondo lei, il colmo dell’idiozia umana?
R. - Quando si è giovani, non accontentarsi della gioventù, quando si è belli non accontentarsi della bellezza, quando si è intelligenti non accontentarsi dell’intelligenza.
D. - Se Umberto di Savoia le chiedesse in tutta sincerità di dargli un consiglio, che cosa gli direbbe?
R. - E lei lo darebbe un consiglio ad un re?
D. - Saprebbe suggerirmi una domanda la cui risposta mi dia la possibilità di rivelarmi l’uomo imbecille?
R. - Qualsiasi risposta e qualsiasi domanda lo possono rivelare. L'imbecillità e l'amore sono due cose al mondo che non si riesce a nascondere.
D. - Qual è secondo lei la cosa che meglio esprime il nostro tempo?
R. - L’interesse, purtroppo.
D. - Chi è a suo giudizio l’uomo più nefasto che sia mai esistito?
R. - Molti, ahimè! E talvolta non sono nemmeno stati i più malvagi ma proprio certi benefattori fanatici in buona fede.
D. - Qualche tempo fa una madre mi chiese se avrei potuto "fare qualcosa per sua figlia che a suo parere aveva tutti gli attributi necessari per essere avviata nella carriera cinematografica". Avendo avuto
seguito occasione di conoscere e di interrogare questa ragazza mi sentii rispondere: « Io attrice! Ma nemmeno per sogno ». Vuol traimi per favore la morale?
R. - Che in molti casi i figli sono migliori dei genitori. E’ un sospetto del resto, che ho sempre avuto.
D. - Qual è secondo lei l’equivalente femminile contemporaneo di Giovanna d’Arco?
R. - Non esiste.
D. - Una delle frasi che ci siamo assuefatti a sentire è: il mondo si divide in due categorie, i buoni e i cattivi, gli intelligenti e gli imbecilli, eccetera. Segue lei pure questa consuetudine? Se sì mi vuole dire in quale modo e secondo quali categorie è solita distinguere l’umanità?
R. - E' il modo più assurdo e arrischiato di giudicare quello e ci fa prendere le maggiori cantonate. E’ invece questione di proporzioni. Ciò che più importa è che dalla mescolanza del bene e del male, di ingegno e di stupidità esca un amalgama quanto più umano possibile. Rilegga "L’idiota" di Dostoiewski e se ne renderà conto.
D. - Qual è secondo lei "le mal du siècle"?
R. - L’indifferenza.
D. - Qual è secondo lei il più gyave difetto di queste domande?
R. - Di voler essere originali.
D. - Esiste secondo lei una opera d’arte, letteraria o pittorica, a noi contemporanea che, alla medesima distanza prospettica, potrebbe avere lo stesso valore della "Divina Commedia" o della "Cena" di Leonardo?
R. - Dipenderà forse dalla mia ignoranza, ma non ne vedo alcuna. E c’è anche da chiedersi se la domanda sia legittima; se, voglio dire, identità spirituali e morali di questo genere corrispondano a una autentica realtà.
D. - Ha seguito lei queste interviste?
R. - Quasi tutte.
D. - Quale le è sembrata, per ciò che concerne le risposte, la più sincera?
R. - Riteniamo che siano tutte sincere: pur di saperle interpretare.
D. - Qual è secondo lei la differenza tra Manon Lescaut e Nanà?
R. - Secondo me Manon possiede una ricchezza umana e poetica che Nanà non si sogna nemmeno.
D. - Qual è secondo lei la differenza tra fascino e sex-appeal?
R. - Fascino è una bella parola che si riferisce ad una bella realtà. Sex-appeal è una realtà talvolta volgare espressa con un termine ancora più volgare.
D. - Esiste un complimento capace di infastidirla quanto un insulto?
R. - Si, un complimento ipocrita.
D. - Qual è la cosa che rende maggiormente ridicolo un uomo agli occhi di una donna?
R. - Lasci perdere, non si tratta di una sola.
D. - Condannata all’inferno, per quale colpa ritiene di potervi essere destinata?
R. - L’orgoglio, ammesso e non concesso che l'orgoglio sia un peccato capitale.
D. - Emil Ludwig diceva: « A due cose l’imperatore non seppe mai rinunciare: al suo lettuccio da campo e all’acqua di colonia ». Esistono particolari del genere cui non saprebbe rinunciare senza grande sforzo?
R. - Quando fosse necessario so che saprei rinunciare a qualsiasi particolare del genere.
D. - Esiste un attore (o una attrice) con il quale ha sempre desiderato e mai potuto girare un film?
R. - Laurence Olivier.
D. - Esiste un personaggio che ha sempre sognato e mai potuto interpretare?
R. - Si, me stessa fino in fondo.
D. - Qual è la domanda più indiscreta che secondo lei possa essere rivolta ad una donna?
R. - Non posso rispondere. Sarebbe talmente indiscreta la risposta che dovrebbe censurarla.
D. - Un suo film viene vietato ai minori di sedici anni. Qual è la sua più immediata e istintiva reazione?
R. - Se si tratta di un bel film compiango i minori di sedici anni; se si tratta di un brutto film li invidio. In entrambi i casi però il provvedimento è irritante come una violenza fatta al mio diritto di libertà.
D. - Per quale motivo secondo lei abbiamo, secondo la stampa, un paio di matrimoni del secolo ogni anno?
R. - Per assoluta mancanza di fantasia.
D. - Se le rimanesse mezza ora di vita che cosa farebbe?
R. - Alcune telefonate alle persone che amo. Dopo pregherei Dio di non lasciarmi sopraffare dalla paura.
D. - Quale epigrafe vorrebbe avere sulla sua tomba?
R. - Non ci ho mai pensato, faccia lei purché sia breve.
D. - Qual è il colmo dell’infelicità umana?
R. - La mancanza di speranza.
D. - Se le fosse concesso un atto di potenza assoluta come lo esplicherebbe?
R. - Regalando la felicità a tutti senza eccezioni e sarebbe meno difficile di quanto sembra: in fondo la felicità non è che uno stato d’animo.
D. - Qual è delle domande che fin qui le ho rivolto, la più insidiosa?
R. - Nessuna, non si preoccupi.
La risposta che più mi ha colpito di Lea Padovani è quella relativa alla domanda: "Saprebbe dirmi un’azione che sarebbe capace di compiere fra vent’anni e non adesso?”. Dice la Padovani: "Perdonare”. La prova dell’assoluta sincerità di questa risposta è data da tutto l’insieme dell’intervista dove una cosa almeno è chiara, quanto poco ella abbia saputo perdonarmi di averle rivolto questa serie di domande. Il motivo di tanta incapacità al perdono dovrebbe essere — lo dice lei stessa allorché le domando per quale colpa ritiene di poter essere mandata all’inferno — determinato dall’orgoglio. E un’altra volta, si ha una riprova della sua assoluta sincerità in quanto ella si sente subito dopo il dovere di soggiungere: "Ammesso e non concesso che l’orgoglio sia un peccato capitale”. Tale affermazione che mette in dubbio un principio non certamente inventato da me, rappresenta in un certo senso una splendida risposta ma ad una altra domanda che ancora non ho fatto e anzi me la suggerisce: "Qual è secondo lei il colmo dell’orgoglio umano?”.
Enrico Roda, Tempo», 1957
«Noi donne», 1960 - Lea Padovani

ROMA — Lea Padovani è morta ieri per arresto cardiocircolatorio. In questi giorni l’attrice — che era nata a Montalo di Castro (Viterbo) nel 1924 — stava provando «L’imperatrice della Cina», in cartellone per il prossimo Festival teatrale di Todi. Per far fronte a questo nuovo impegno si era sottoposta, sei giorni fa, a un check up (tre anni fa aveva avuto un ictus) i cui risultati erano stati positivi. Il funerale si svolgerà a Roma, domani alle 10, nella chiesa degli artisti, in piazza del Popolo.
Lea Padovani era riuscita a entrare nel mondo dello spettacolo grazie a una borsa di studio frequentando l'Accademia d’arte drammatica. Nel 1944 aveva esordito nella rivista con Macario, partecipando quindi ad altri spettacoli comico-musicali con Anna Magnani e Umberto Melnatl. Nel 1946 debuttò in prosa dove ebbe un primo, significativo successo personale nella commedia «Un uomo come gli altri» con Luigi Cimara e Lilla Brignone, cui seguì «I parenti terribili» di Visconti.
Lea Padovani proseguì in teatro nelle compagnie di Andreina Pagnanl, Sandro Ruffini, Rina Morelli e altre. Si dedicò quindi al cinema, salvo sporadici ritomi alle scene, dopo una prima esperienza nel 1945 con «L’innocente Casimiro» di Carlo Campogalliani. Nella sua carriera cinematografica ha interpretato più di 50 film fra i quali «Roma ore 11» di Giuseppe De Santis, «Tempi nostri» di Alessandro Blasetti, «Cinema d’altri tempi» di Steno, «Fascicolo nero» di André Cayatte, «Pane, amore e...» di Dino Risi. In Tv negli anni Cinquanta interpretò commedie e romanzi sceneggiati, tra i quali «Piccole donne», «Il romanzo di un giovane povero», «Ottocento». Negli stessi anni anche in teatro fu gratificata con «Il sogno di una notte di mezza estate» e «La gatta sul tetto che scotta» a fianco di Gino Cervi e Gabriele Ferzetti.
È stata un’attrice imprevedibile: all’apice del successo abbandonò la carriera per l’amore. Vent’anni fa, infatti, diede l'addio allo schermo e alle scene per sposare Aldo De Francesco, un uomo molto più giovane di lei. Qualche anno fa, abbandonata dal marito, tornò allo spettacolo: ottenne un notevole successo con la commedia «Tragedia popolare» e interpretò il film «La puttana del re» di Alex Corti.


ROMA. Lea Padovani è morta sabato notte nella sua abitazione per un improvviso attacco di cuore. L'attrice, che avrebbe compiuto 69 anni a luglio, in questi giorni stava preparando uno spettacolo teatrale per il Festival di Todi, «L'ultima imperatrice», per la regia di Lucio Gabriele Dolcini. L'Accademia, la rivista, il cinema e poi ancora il teatro: la sua carriera fu discontinua ma piena. Interpretò una cinquantina di film e vinse un Nastro d'Argento e una Grolla d'Oro. Indipendente e decisa, Lea Padovani fu spesso paragonata per il temperamento ad Anna Magnani. Le cronache rosa si occuparono a lungo di lei ai tempi della relazione con il regista Orson Welles. Un ritratto della donna e dell'attrice nelle testimonianze della sorella Lia e dei registi Risi e Lizzani.
Simonetta Robiony, «La Stampa», 24 giugno 1991 - Pagina 23
Teatro di rivista
Cantachiaro (1944), con Anna Magnani, Marisa Merlini, Enrico Viarisio.
Febbre azzurra (1945), con Erminio Macario, Ugo Tognazzi
Filmografia
L'innocente Casimiro, regia di Carlo Campogalliani (1945)
Il sole sorge ancora, regia di Aldo Vergano (1946)
Il diavolo bianco, regia di Nunzio Malasomma (1947)
Che tempi!, regia di Giorgio Bianchi (1948)
I cavalieri dalle maschere nere, regia di Pino Mercanti (1948)
Una lettera all'alba, regia di Giorgio Bianchi (1948)
Cristo fra i muratori, regia di Edward Dmytryk (1949)
Due mogli sono troppe, regia di Mario Camerini (1950)
Taxi di notte, regia di Carmine Gallone (1950)
Atto di accusa, regia di Giacomo Gentilomo (1950)
Tre passi a Nord, regia di William Lee Wilder (1951)
La grande rinuncia, regia di Aldo Vergano (1951)
I due derelitti, regia di Flavio Calzavara (1951)
Fiamme sulla laguna, regia di Giuseppe Maria Scotese (1951)
Totò e le donne, regia di Steno e Mario Monicelli (1952)
Papà ti ricordo, regia di Mario Volpe (1952)
I figli non si vendono, regia di Mario Bonnard (1952)
Don Lorenzo, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1952)
Roma ore 11, regia di Giuseppe De Santis (1952)
Una di quelle, regia di Aldo Fabrizi (1953)
Cinema d'altri tempi, regia di Steno (1953)
Donne proibite di Giuseppe Amato (1953)
Tempi nostri - Zibaldone n. 2, regia di Alessandro Blasetti (1954)
La tua donna, regia di Giovanni Paolucci (1954)
Il seduttore, regia di Franco Rossi (1954)
Guai ai vinti, regia di Raffaello Matarazzo (1954)
Gran varietà, regia di Domenico Paolella (1954)
Napoli è sempre Napoli, regia di Armando Fizzarotti (1954)
La moglie è uguale per tutti, regia di Giorgio Simonelli (1955)
Fascicolo nero, regia di André Cayatte (1955)
La contessa di Castiglione, regia di Georges Combret (1955)
Pane, amore e..., regia di Dino Risi (1955)
Solo Dio mi fermerà, regia di Renato Polselli (1957)
La maja desnuda, regia di Henry Koster e Mario Russo (1958)
Pane, amore e Andalusia, regia di Javier Setó (1958)
La noia, regia di Damiano Damiani (1963)
Frenesia dell'estate, regia di Luigi Zampa (1963)
Germinal, regia di Yves Allégret (1963)
Candy e il suo pazzo mondo, regia di Christian Marquand (1968)
Ciao Gulliver, regia di Carlo Tuzii (1970)
Doppiatrici
Lydia Simoneschi in L'innocente Casimiro, I figli non si vendono, Atto d'accusa, Fascicolo nero
Dhia Cristiani in Due mogli sono troppe, Guai ai vinti
Clara Bindi (dialoghi) e Tina Centi (canto) in Napoli è sempre Napoli
Rina Morelli in La maja desnuda
Teatro di prosa
I parenti terribili (1946-47), di Jean Cocteau, regia di Luchino Visconti
Enrico IV (1953), di Luigi Pirandello, con Ruggero Ruggeri
Tutto per bene (1953), di Luigi Pirandello, con Ruggero Ruggeri
La gatta sul tetto che scotta (1957-58), di Tennessee Williams
Ruy Blas (1966), di Victor Hugo, con Arnoldo Foà, Warner Bentivegna, Mario Valgoi
Il testimone (1966), di Arnoldo Foà, con Arnoldo Foà, Mario Valgoi
Prosa radiofonica RAI
Daniele fra i leoni di Guido Cantini, regia di Anton Giulio Majano, trasmessa il 28 aprile 1958.
Prosa televisiva RAI
Daniele tra i leoni regia di Anton Giulio Majano, trasmessa il 14 ottobre 1955.
I dialoghi delle Carmelitane di Georges Bernanos, regia di Tat'jana Pavlovna Pavlova, trasmessa il 2 novembre 1956.
L'ufficiale della guardia di Ferenc Molnár, regia di Tat'jana Pavlova, trasmessa il 7 dicembre 1956.
L'incorruttibile di Hugo von Hofmannsthal, regia di Giorgio Albertazzi, trasmessa il 30 giugno 1985
Sceneggiati televisivi RAI
La bisbetica domata, regia di Daniele D'Anza (Rai 1954)
Piccole donne, regia di Anton Giulio Majano (1955)
Il romanzo di un giovane povero da Octave Feuillet, regia di Silverio Blasi (1957)
Ottocento, regia di Anton Giulio Majano (1959)
Ragazza mia, regia di Mario Landi (1960)
La quinta donna (1980)
Il treno per Istanbul (1980)
L'amante dell'Orsa Maggiore, regia di Anton Giulio Majano (1983)
Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:
- Mosca, «Oggi», 30 luglio 1946
- Zeta, «Film», anno XI, n.18, 1 maggio 1948
- Alfredo Todisco, «L'Europeo», anno VI, n.44, 29 ottobre 1950
- Cinema, 10 luglio 1954
- «Oggi», 21 aprile 1955
- Sandro Volta, «Tempo», anno XIX, n. 41, 10 ottobre 1957
- Franco Vegliani, «Tempo», anno XX, n.5, 30 gennaio 1958
- «Tempo», anno XXI, n.2, 13 gennaio 1959 - Fotografie di Mario Dondero
- «Epoca», 13 giugno 1954
- Enrico Roda, Tempo», 1957
- «Noi donne», 1960
- Simonetta Robiony, «La Stampa», 24 giugno 1991
- «L'Unità», 24 giugno 1991





