Rita, la figlia americana

Prof. Serafino Benvenuti
Inizio riprese: settembre 1965 Stabilimenti De Paolis, Roma
Autorizzazione censura e distribuzione: 25 novembre 1965 - Incasso lire 503.239.000 - Spettatori 1.908.377
Titolo originale Rita, la figlia americana
Lingua originale italiano - Paese Italia - Anno 1965 - Durata 91 min - B/N - Audio sonoro (mono) - Rapporto 2,35 : 1 - Genere comico - Regia Piero Vivarelli - Soggetto Piero Vivarelli - Sceneggiatura Ugo Moretti, Bruno Corbucci, Luciano Gregoretti, Tito Carpi, Ugo Gregoretti (dialoghi), Giovanni Grimaldi (dialoghi), Piero Vivarelli - Produttore Fabrizio Capucci e Giancarlo Marchetti - Casa di produzione CMV Produzione Cinematografica - Distribuzione (Italia) Titanus Distribuzione - Fotografia Emanuele Di Cora - Montaggio Enzo Micarelli, Leda Bellini - Musiche E. Guycen, Guido Rell, David Norman Shapiro - Scenografia Giuseppe Bassan - Costumi Marinella Giorgi
Totò: "professor" Serafino Benvenuti - Umberto D'Orsi: Orazio (fedele tuttofare di Serafino) - Fabrizio Capucci: Fabrizio Carli - Giacomo Furia: Don Carlosa d'Aragona - Lina Volonghi: Greta Wagner (istitutrice di Rita) - Rita Pavone: Rita D'Angelo - The Rokes: complesso rock - Nino Fuscagni - Veronica - Nino Nini - Maria Teresa Di Pompeo - Shel Shapiro (col suo vero nome: David Norman Shapiro) - Mike Shepstone

Soggetto
Il "professor" Serafino Benvenuti (Totò), è un industriale benestante, non per suo merito ma per avere avuto in eredità un fiorente pastificio. Ama la musica classica (senza esserne in verità molto ricambiato) e possiede un curriculum artistico non eccelso: ha diretto la banda di Torre Annunziata (Orazio è il suo aiutante che organizza i concerti con spettatori pagati). Adotta una bambina americana, cilena, Rita D'Angelo (Rita Pavone, qui doppiata da Alida Cappellini), che ormai teenager vorrebbe intraprendesse la carriera di concertista classica.
Rita ama il rock e fa amicizia con un gruppo di "rockettari" che sono però odiati dal padre adottivo. Così la ragazza intercede per i suoi nuovi amici mediando tra loro, esponenti della nuova cultura musicale e il padre, nostalgico alfiere della musica classica. Si innamora di Fabrizio, proprietario del "Tornado blu", un locale frequentato da giovani amanti delle nuove tendenze musicali. Greta (Lina Volonghi), la governante tedesca, deve tenere a bada le intemperanze dei due giovani innamorati.
Il film si conclude con Totò che accetta i nuovi generi musicali e diventa un componente del complesso i "Vivalders" e con una parrucca da "capellone" canta una sua canzone (Malvagità).
Critica e curiosità
🧨 Introduzione: quando il musicarello inciampa nella dignità artistica
Uno dei momenti più imbarazzanti della carriera cinematografica di Antonio de Curtis, in arte Totò: “Rita, la figlia americana” (1965). Un titolo che promette emozioni transoceaniche, ma che consegna invece un polpettone italo-pop ricoperto di glassa musicale e dialoghi più indigesti del minestrone allungato del dopoguerra. Questo film nasce come molti altri per cavalcare un'onda: non quella dell’innovazione o dell’autorialità, bensì quella commerciale e modaiola degli anni Sessanta, quando bastava infilare una cantante in un film, metterle attorno una trama risibile e incassare.
Rita Pavone, al tempo idolo giovanile assoluto, si ritrova al centro di questo musicarello da esportazione dove, ironia della sorte, viene doppiata nelle scene recitate da Alida Cappellini. La vera voce di Rita, dunque, resta confinata alle canzoni: un chiaro segnale che già in partenza si sapeva quale fosse il vero motore del film (e non era certo la sceneggiatura).
🎵 La trama: e chi se la ricorda?
Dunque: Rita è una ragazza orfana e piena di brio, che arriva in Italia alla ricerca del suo posto nel mondo, e magari anche di un padre adottivo. Lo trova in Serafino Benvenuti, interpretato da Totò, ex maestro di banda convinto di essere un compositore geniale, ma che in realtà è uno di quei personaggi tragicomicamente scollegati dal mondo. Serafino si lascia convincere ad adottarla, ma solo perché spera di avere tra le mani un nuovo fenomeno canoro da lanciare: e intanto sogna, straparla e si illude.
La storia d’amore? Beh, c’è anche quella: tra Rita e Fabrizio, interpretato da Fabrizio Capucci, attore-cantante con un 45 giri fresco di stampa e già marito dell’allora divina Catherine Spaak. Ma la love story è un’accozzaglia di dialoghi imbarazzanti, melensaggini da fotoromanzo, e frasi che fanno scivolare la dignità narrativa sotto il divano.
🎙️ Totò: l’ombra di sé stesso
Il più grande del nostro cinema è qui sprecato, ingabbiato, imbalsamato in un ruolo da vecchietto svanito e trombone, costretto a fare il grillo parlante in un universo popolato da ragazzini yé-yé che cantano, ballano e gli ronzano attorno. Il suo Serafino Benvenuti vorrebbe essere un’eco del glorioso Antonio Scannagatti di “Totò a colori”, ma finisce per somigliare più a un parente scomodo invitato al pranzo solo per cortesia. Totò è svuotato, stanco, meccanico, e si capisce lontano un chilometro che non vede l’ora che finisca tutto.
Persino la sua famosa battuta «Chiuditi in camera e riportami la chiave!» viene riciclata da vecchi sketch teatrali e film precedenti, quasi fosse un residuo fossile della sua arte comica.
💃 Rita Pavone e i Rokes: l’Italia canta, Totò subisce
La Pavone canta. Canta tantissimo. Canta sempre. Canta con i The Rokes, band inglese che, nel giro di un anno, conquisterà l’Italia con hit memorabili come “È la pioggia che va” e “Che colpa abbiamo noi”. In questo film, però, sono ancora predoni beat al servizio del varietà cinematografico, e fanno da spalla musicale alla protagonista, che in fondo ha più minuti cantati che recitati (e forse è un bene).
Anche Totò si cimenta con la musica, eseguendo “Malvagità”, un brano da lui composto, ma senza convinzione e senza pathos, come se lo avessero costretto con la minaccia di non pagargli il cachet.
E poi c’è Capucci, che, oltre a far da statua al fianco di Rita, canta anche “Un ragazzo diverso”: brano che non lascerà alcuna traccia nella storia della musica, ma che è lì, infilato tra una scenetta e l’altra, come una cartolina di Sanremo dimenticata in un cassetto.
Un regista che non dirige, ma subisce
Il regista, di cui il testo non fa nemmeno il nome (forse per carità cristiana), compie il miracolo al contrario: prende un gigante come Totò e lo rimpicciolisce fino a ridurlo a sagoma. Nessuna inventiva registica, nessuna cura per la messa in scena: solo inquadrature statiche, ritmo inesistente e un’estetica che galleggia a metà fra la cartolina turistica e lo spot pubblicitario dell’epoca.
Il contrasto generazionale (giovani contro anziani) è gestito con una rozzezza concettuale degna di una recita scolastica: niente di nuovo, niente di graffiante, niente di ironico. Solo una triste capitolazione narrativa, dove i vecchi devono arrendersi perché lo dice la moda, non perché la storia lo dimostri.
📺 Il parallelo con "Totò yè yè"
Il film si chiude con una scena tragicomicamente simbolica: Totò con parrucca da beat e movenze twistate, che si unisce ai giovani in un finale di plastica e coreografia. Una scena che verrà riutilizzata (o peggio: riciclata) in uno special televisivo dal titolo “Totò yè yè”, previsto in onda dopo la sua morte ma mai trasmesso. Ne esiste solo una videocassetta (oggetto di culto tra gli studiosi e i masochisti cinefili), che può essere messa a confronto con il film per capire quanto poco sia rimasto di Totò nel suo crepuscolo televisivo e cinematografico.
🎭 Conclusione: il musicarello che fa male al cuore
“Rita, la figlia americana” non è solo uno scivolone nella carriera di Totò, ma un insulto velato alla sua statura artistica. È un film dove ogni scena sembra un’occasione mancata, ogni battuta un eco sbiadito di quello che avrebbe potuto essere, ogni canzone un intermezzo che ingabbia, invece di arricchire. Totò non recita, resiste. Non si diverte, sopporta. E lo spettatore con lui.
Se mai un film è stato il simbolo della fine di un'epoca, del divario tra arte e commercio, tra genio e compromesso, tra l’uomo e il personaggio, è proprio questo. Una commediola travestita da spettacolo, in cui un gigante viene ridotto a comparsa e in cui la musica copre il silenzio di una grande anima teatrale che non ha più spazio per parlare. E noi, nel vedere Serafino Benvenuti ballare il twist, non possiamo che pensare con nostalgia all’altro Totò, quello che invece faceva ballare le parole, la satira, e l’Italia intera.
Colonna sonora:
Somigli ad un'oca (di Migliacci, Rossi, Douane, Hardwood) cantata da Rita Pavone
Plip (di Migliacci, Meccia, Mantovani) cantata da Rita Pavone
Solo tu (di Enriquez, Lina Wertmüller) cantata da Rita Pavone
Cuore (di Rossi, Mann, Weil) cantata da Rita Pavone
Lui (di Migliacci, Zambrini, Enriquez) cantata da Rita Pavone
Stasera con te (di Chiosso, Lina Wertmüller, Franco Pisano) cantata da Rita Pavone
Un ragazzo diverso (di Sergio Bardotti, Masciarelli) cantata da Fabrizio Capucci
Malvagità ("Crudele") (di De Curtis/Totò) cantata da Totò accompagnato dai The Rokes
Grazie a te (I'm alive) (di Bardotti, Clint Ballard Jr.) cantata dai The Rokes
La mia città (di Bardotti, David Norman Shapiro) cantata dai The Rokes
The Wind Will Carry Them By (di David Norman Shapiro) cantata dai The Rokes
I've Got a Message for You (di David Norman Shapiro) cantata dai The Rokes
Long Time Gone (di David Norman Shapiro) cantata dai The Rokes
Take a Look (di David Norman Shapiro) cantata dai The Rokes
She Asks of You (di David Norman Shapiro) cantata dai The Rokes
A Thing Like That (di David Norman Shapiro) cantata dai The Rokes
Toccata e fuga in Re minore, composta da Johann Sebastian Bach e udibile in una scena del film.
🎬 Scene Memorabili (o quasi) di “Rita, la figlia americana” – Un catalogo di momenti pop, imbarazzanti, archetipici e… inevitabilmente kitsch
🎤 “Malvagità” – Totò canta… o almeno ci prova
Una delle poche scene che si ricordano di questo musicarello è senza dubbio l’esecuzione della canzone “Malvagità”, brano composto da Totò stesso. Il momento dovrebbe rappresentare un'uscita di tono ironica, un guizzo in mezzo alla noia generalizzata, ma si trasforma in un siparietto mesto, dove il Principe della risata, visibilmente svogliato, si limita a cantilenare con voce flebile e tono monocorde, seduto dietro a un pianoforte stonato come il copione.
Totò non interpreta, non deride, non gioca con la canzone, come ci aveva abituati in tanti altri film: la subisce. È un momento che lascia attoniti: chi sperava in una zampata comica, in un guizzo surreale alla “Trombetta dello zecchino” o alla “Miss Mondo de noantri” rimane a bocca asciutta.
💃 Il twist finale: Totò tra i giovani yé-yé
Il finale del film è uno di quei momenti tanto ridicoli quanto involontariamente rivelatori. Tutto si chiude in un delirio coreografico giovanilista, con Rita Pavone che balla scatenata tra i The Rokes e altri ragazzi dal look beat, mentre Totò, con parrucca o capelli lunghi posticci, si unisce al ballo, cercando di “essere giovane”.
Sulla carta dovrebbe essere il culmine simbolico della riconciliazione generazionale. Nella pratica è una scena da antologia del grottesco involontario: Totò balla rigido, fuori tempo, con lo sguardo spento e vagamente imbarazzato, come un nonno trascinato a forza a una discoteca anni ’60. Questa scena, ripresa (quasi identica) anche nello special “Totò yè yè” mai andato in onda, è diventata cult proprio per il suo valore postumo di straniamento assoluto.
🧳 L’arrivo di Rita a casa Benvenuti
Appena sbarcata dal Cile (!), Rita si presenta a casa di Serafino Benvenuti per farsi adottare, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Il primo incontro è impostato come una scenetta da sitcom: lei esuberante, lui scontroso e ottuso, mentre gli oggetti volano, le parole si accavallano e la logica viene calpestata. Si vorrebbe far ridere, ma si resta più perplessi che altro.
La comicità slapstick è telefonata, i tempi comici latitano, Totò sembra recitare con lo stesso entusiasmo con cui si fa la fila alla posta, mentre Rita Pavone è già pronta a intonare la prossima canzone. Tuttavia, è una delle poche scene in cui i due condividono una dinamica narrativa, seppur fiacca.
🎸 I The Rokes si presentano: musica, frange e capelli alla Beatles
In un film pensato per vendere dischi più che biglietti, l’ingresso in scena dei Rokes è trattato con la solennità di un'apparizione mariana. Camicie sgargianti, capelli perfettamente pettinati alla beat, strumenti sfavillanti: e poi la performance live, con tanto di pubblico in studio che batte le mani fuori tempo.
È una delle scene più iconiche, non perché sia ben girata (anzi), ma perché cristallizza in pellicola l’estetica del tempo: i giovani, la musica, il colore, il ritmo. In un mondo dove tutto è finto, questa scena è almeno sinceramente pop. Rita si muove sicura, canta con grinta, e per un attimo ci si dimentica che Totò è stato completamente eclissato dalla colonna sonora.
🏠 “Chiuditi in camera e riportami la chiave!” – la battuta cult
È una delle poche battute rimaste nella memoria collettiva, non tanto perché sia originale, quanto perché rappresenta uno dei pochi momenti in cui Totò riesce a infilare se stesso nel film. L’ordine surreale – chiudersi dentro una stanza e restituire la chiave – è un classico esempio di nonsense da rivista, già usato da Totò a teatro e in altri film, e qui riciclato come triste vestigia del suo passato comico.
Il contesto in cui la pronuncia non è neanche chiarissimo, ma il pubblico dell’epoca rideva comunque, perché Totò faceva ridere a prescindere. Oggi la battuta è un relitto, affascinante nella sua assurdità, ma spiazzante nel film.
🎼 Rita canta, canta ancora, e canta di più
Non è una scena, è una costante. Il film è inframezzato da numeri musicali che irrompono nella narrazione come pubblicità non richieste. Tra le più ricordate:
- “Lui”: la ballata più celebre della Pavone, usata come sottofondo a un momento di malinconia artificiale con Capucci;
- “Datemi un martello”: qui esplode il vero spirito yé-yé, con coreografie stile studio televisivo e Rita che salta più che ballare;
- “Il geghegè”: assoluto tripudio di nonsense beat, perfetto per chi volesse studiare l’evoluzione del trash musicale italiano;
- “Cuore”: strappalacrime e patetica quanto basta, inserita a forza per aumentare le vendite del disco.
Queste scene restano nella memoria non per il loro valore artistico, ma perché incarnano il senso stesso del film: una lunga vetrina musicale travestita da pellicola narrativa.
📸 Fotogrammi iconici... per sbaglio
Alcuni momenti del film hanno guadagnato una loro iconografia involontaria, come:
- Totò che dirige una banda invisibile, mimando movimenti da direttore d’orchestra con espressione catatonica;
- Rita che fa l’orfanella vestita come una giovane americana in gita scolastica;
- Capucci che guarda il vuoto con l’intensità di un manichino di cera;
- La parrucca da beatles di Totò, che oggi si potrebbe vendere su eBay come “oggetto sacro del kitsch”.
🎞️ Conclusione: le scene che restano perché nulla si dimentica davvero
“Rita, la figlia americana” non è un film di grandi scene: è un accumulo di momenti sbagliati che, messi insieme, diventano un caso di studio. Ciò che resta impresso non è la regia, la recitazione o il montaggio, ma il cortocircuito culturale tra la gloria teatrale del grande Totò e l'incontenibile voglia di twist della nuova generazione. Un film che si guarda oggi con un misto di tenerezza, disagio e fascinazione antropologica, dove le scene memorabili lo sono più per effetto boomerang che per meriti reali. Ma, paradossalmente, proprio per questo… non si dimentica.
Così la stampa dell'epoca
📽️ Accoglienza del film “Rita, la figlia americana” – Tra fischi, censura muta e gioventù in delirio (forse)
📰 La critica: un massacro annunciato
Quando “Rita, la figlia americana” uscì nelle sale nel 1965, la stampa specializzata non si fece alcuno scrupolo nel demolirlo con la stessa leggerezza con cui Totò, nel film, si mette la parrucca per il twist finale. Le recensioni furono quasi unanimemente negative, con toni che oscillavano tra il sarcastico, l’offeso e il perplesso.
I critici dell’epoca rilevarono:
- La totale assenza di sceneggiatura, ridotta a collante tra un’esibizione musicale e l’altra;
- L’umiliazione artistica inflitta a Totò, descritto come “una figura spenta, costretta a partecipare a un baraccone giovanilistico”;
- La natura del film come “musicarello puro e senza ritegno”, privo di ogni ambizione narrativa o comica;
- La recitazione piatta di Fabrizio Capucci, definito “una presenza ornamentale di cartone”;
- La doppiatura di Rita Pavone, che destò stupore e irritazione: “Come si può costruire un film intorno a una star e poi toglierle la voce?”, scrisse L’Unità.
Tra le penne più severe ci fu quella del Radiocorriere TV, che parlò di “una triste operazione di marketing travestita da film”, mentre Il Giorno definì l’opera “una maldestra parodia del cinema pop, senza il pop”.
Più moderato, forse per dovere di equilibrio, Il Corriere della Sera, che riconobbe qualche fugace momento di grazia musicale, ma bollò comunque il film come “una pagina minore nella carriera di Totò”, di quelle che è meglio sfogliare rapidamente e dimenticare.
🧑🤝🧑 Il pubblico: giovani entusiasti, adulti smarriti, fan di Totò delusi
L’accoglienza da parte del pubblico italiano fu più articolata, ma non meno significativa. Nelle prime settimane, complice il nome di Rita Pavone e la forza promozionale della RCA e dei rotocalchi musicali dell’epoca (come “Ciao amici” e “Big”), il film ebbe un buon avvio nelle sale più frequentate dai giovanissimi.
Tuttavia:
- I fan storici di Totò si sentirono traditi, e molti lasciarono le sale a metà film. Le proteste furono riportate perfino da La Stampa;
- Il pubblico adulto non capì la trama, non gradì la musica e non riconobbe il Totò di un tempo;
- Gli adolescenti lo apprezzarono parzialmente, soprattutto per la presenza dei The Rokes e dei brani della Pavone, considerati “alla moda”;
- Il passaparola non fu buono, e gli incassi calarono rapidamente già alla seconda settimana.
Nel complesso, il film non fu un disastro commerciale totale, ma non ebbe nemmeno il successo che ci si aspettava, soprattutto se si considera il potenziale traino di due nomi così noti. A distanza di anni, gli incassi risultarono modesti rispetto agli altri musicarelli dell’epoca come “Non son degno di te” con Morandi o “In ginocchio da te”.
🚫 La censura: nessun taglio, ma un silenzio che pesa
Stranamente, e forse perché nessuno osò prenderlo sul serio, “Rita, la figlia americana” non suscitò grandi polemiche censoree. L’Italia del 1965 era ancora sotto l’occhio attento della Commissione di Revisione Cinematografica, ma in questo caso:
- Non ci furono scene tagliate né richieste di modifiche;
- Il film fu vietato ai minori di 14 anni, non per contenuti “pericolosi”, ma per una prudenza standardizzata dell’epoca;
- Totò stesso, notoriamente poco amato da certi ambienti moralizzatori quando toccava il surreale o l’anticonformista, non fu oggetto di osservazioni, forse perché il suo ruolo era così addomesticato da risultare neutro;
- Le uniche critiche vennero da parte cattolica per l’idea “moderna” di famiglia (adozione improvvisata, genitori single, libertà femminile giovanile), ma furono timide e isolate.
Quasi a sottolineare che, più che scandaloso, il film era semplicemente irrilevante per i censori.
📻 Il contesto musicale e mediatico: la vera forza promozionale
Un elemento fondamentale della (modesta) accoglienza fu la potente macchina promozionale musicale:
- Rita Pavone era ovunque: televisione, giornali, copertine, juke-box, festival. Il film era una prosecuzione audiovisiva del suo successo discografico;
- La RCA Italiana fece uscire un EP con le canzoni del film, contribuendo ad aumentare le vendite, soprattutto tra i giovanissimi;
- I The Rokes, allora in ascesa, sfruttarono la visibilità del film per consolidare il loro successo;
- Capucci tentò, con scarsi risultati, di lanciare la sua carriera da cantante grazie al film: l’operazione fallì, ma la visibilità iniziale fu garantita.
Paradossalmente, “Rita, la figlia americana” funzionò più come videoclip esteso che come film, e il successo dei suoi singoli fu superiore a quello dell’opera cinematografica stessa.
🕰️ La ricezione successiva: rivalutazione? No, grazie.
A differenza di altre pellicole bistrattate alla prima uscita ma poi rivalutate (vedi certi film minori di Pasolini o perfino certi “Totò minori”), “Rita, la figlia americana” non ha mai conosciuto una vera riabilitazione critica o cinefila.
Nei decenni successivi:
- I cineforum lo ignorarono;
- I fan di Totò lo considerano un’onta o una triste concessione economica;
- Gli storici del musicarello lo citano solo come “un’anomalia”, vista la presenza di Totò in un contesto pop;
- I collezionisti di VHS e DVD lo cercano per completismo, non certo per rivederlo.
Solo alcuni studiosi della TV musicale italiana anni ’60 hanno riscoperto il film come materiale d’archivio interessante, per la presenza dei Rokes e per il suo valore sociologico nella rappresentazione giovanile dell’epoca.
Conclusione: un’accoglienza che dice tutto… nel silenzio
“Rita, la figlia americana” fu un film né amato né odiato, semplicemente evitato, soprattutto da chi aveva a cuore il cinema, la comicità e il talento di Totò. Fu usato, consumato e dimenticato, come un 45 giri estivo che gira troppo lento su un piatto scadente. La critica lo stroncò, il pubblico lo dimenticò, la censura non se ne curò. E Totò? Totò resistette, sopravvisse anche a questo, e ci regalò ancora dopo opere vere come Uccellacci e uccellini e Che fine ha fatto Totò Baby?. Ma questa... fu una parentesi amara. E tutti, nessuno escluso, finsero che non fosse mai successo.
Ricorda Totò «Goffredo Lombardo della Titanus avrebbe fatto volentieri con me un film musicale». Un altro musicarello rock, con Rita Pavone, i Rokes e... Totò. «Ma ditemi la verità», chiede il principe al regista, «voi siete veramente convinto di questa cosa?» Antonio de Curtis, pur disponibile a partecipare al film, non trova il copione di suo gradimento, lo ritiene inefficace, solleva obiezioni. «La prima sceneggiatura non funzionava assolutamente», ammette oggi Vivarelli, «il principe aveva perfettamente ragione.
Alberto Anile
Totò interpreta il professor Serafino Benvenuti. Serafino Benvenuti è un goffo professore di musica che si illude di emulare von Karajan, dirigendo un'orchestra scalcinata. Per sentirsi meno solo adotta un'orfana cilena, interpretata da Rita Pavone, all'epoca all'apice del successo. L'esile trama serve da sfondo al contrasto tra il mondo ispirato alle tradizioni, musicali, morali e sociali del professor Benvenuti e quello disinibito dei giovani "yè yè". Alla fine Rita trova l'amore e Serafino si adegua ai tempi abbandonando la musica "seria" per diventare un divo del rock.
Matilde Amorosi
La Pavone debutta nel cinema con Totò
Il "ciak" il 23 settembre
Roma, 16 settembre.
La Pavone debutta nel cinema con Totò. - Rita Pavone debutterà nel cinema con un film che la vedrà come protagonista assieme a Totò il quale, come è noto, ha al suo attivo un centinaio di film. La cantante ha firmato oggi il contratto nella sede della sua casa discografica: Rita Pavone percepirà per questo film circa 40 milioni. Altri interpreti del film, che ha come titolo provvisorio "Rita" e che sarà diretto da Piero Vivarelli, saranno Fabrizio Capucci e i quattro componenti del complesso The Rockes. Il film si impernia su alcune situazioni venutasi a creare tra un amante della musica classica (Totò) e la sua figlia adottiva (Rita Pavone) appassionata ovviamente del genere ye-ye e dei Beatles. Le riprese del film cominceranno a Roma il 23 settembre. Rita Pavone ha detto di essere molto emozionata per questa sua nuova esperienza alla quale si è decisa dopo molte esitazioni dovute anche al fatto di dover lavorare, lei debuttante, con un attore come Totò. La Pavone ha affermato che, se questo filmato otterrà risultati positivi, sarà seguito da altri.
«Corriere della Sera», 17 settembre 1965
Totò è un fanatico della musica classica; i soldi che gli provengono da un pastificio ereditato gli permettono anche di esibirsi in qualità di direttore d’orchestra. Ha adottato una bambina, scampata a un terremoto, oltre Oceano; quando costei approda in Italia, il musicomane dovrà invece accorgersi che Rita non è più una bambina, ma ha l’età, le efelidi e la voce di Rita Pavone. Verrà affidata a una governante tedesca (Lina Volonghi). la quale non saprà impedire che la fanciulla, invece che convertirsi alla musica seria leghi con un giovane che vuole sfondare con la musica leggera. Collera e ingiurie del tutore deluso, ma di breve durata: è chiaro che alla fine, raddolcito, sarà lui. con tanto di zazzera, ad arrendersi alla musica ye ye, per aiutare i giovani nella riuscita d’una loro esibizione. Rita, la figlia americana, diretto da Piero Vivarelli, deve qualche momento di spasso alla vivificante presenza di Totò, non certo alla qualità delle battute («chiuditi dentro in camera e portami la chiave»). Il resto riguarda una mezza dozzina di canzoni, che la Pavone adopera per sedurre Fabrizio Capucci e qualche numero dei The Rokes.
«Corriere della Sera», 4 dicembre 1965
Un'esile trama appena rintracciabile tra l’imperversare della musica di ogni genere conduce in porto il trionfo della musica leggera, anzi urlata, attraverso le esibizioni di Rita Pavone. Una trama congegnata su misura per dar risalto agli attori poeti dalle circostanze su un piano di segreta ma acerrima rivalità con un concertista sinfonico, un personaggio umoristicamente velleitario, fanatico e « arrabbiato », minato dal-proditorie intenzioni dell’autore che lo vuoto, alla fine, non solo soccombente ma Imprevedibilmente entusiasta degli esecrati urlatori. Le «circostanze» sono nei fili obbligati della trama e nell’ugola d'acciaio di Rita, la figlia adottiva che arriva dal Cile per sconvolgere i plani del maestro passando rapidamente nel campo opposto un per vocazione, un po’ per andazzo dei tempi, soprattutto sentimentalmente attirata dal cantautore pieno di speranze Al fianco dell’indiavolata Rita Pavone, un azzeccato Totò nei panni del maestro, Fabrizio Capucci, Lina Volonghi e Umberto D'Orsi. Ha diretto Piero Vivarelli.
«Il Tempo», 4 dicembre 1965
Totò, giù di forma, e Lina Volonghi stanno bene o male a galla, ma non riescono a salvare dal naufragio l'insieme della pellicola.
Onorato Orsini, «La Notte», 4 dicembre 1965
Un ricco nobiluomo romano adotta «a scatola chiusa» una bambina argentina terremotata. Quando la sua figlioccia giunge in Italia, però, manca poco che il generoso tenore muoia d'infarto: non solo la bambina è un po' cresciutella, ma è anche una focosissima, vivacissima cantante del genere "yè-yè". Con l'andar del tempo, però, le cose si accomodano, tanto che lo stesso anziano papà diviene un «patito» della musica rtimata. L’esile trama non serve che da pretesto al regista Piero Vivarelli per lasciar libera Rita Pavone di esibirsi nei suoi successi. Totó, nella parte, del papà adottivo, da al film una nota brillante.
«Momento Sera», 5 dicembre 1965
Si arrende alla banda yè-yè un Totò zazzeruto
Si arrende alla banda yé-yé un Totò zazzeruto - Totò (ma perchè è finito in una simile sciocchezza?) fa il capellone, convertito alla musica yè-yè. Naturalmente, tutto per amore di una figlia adottiva che gli è piovuta dall’America. Lui era dedito alla musica seria, ma la ragazza è fanatica del juke-box e, per di più, si innamora di un giovanotto che vuole fere i quattrini con i ritmi di oggi. Il resto è ovvio. La banalissima storia, nella quale è coinvolto Totò, ha come urlante protagonista Rita Pavone (ma perchè non ritorna in TV?).
Vice, «Corriere dell'Informazione», 5 dicembre 1965
I documenti
Approfondimento dettagliato sulle uscite in home video di Rita, la figlia americana, con tutti i dati disponibili CAUTAMENTE DOCUMENTATI. Non sono emerse molte edizioni: il titolo resta una rarità per collezionisti.
🕰️ VHS
- Anni 1980–1990: sono circolate videocassette VHS originali italiane, presumibilmente pubblicate da Titanus o emittenti collegate, come molti altri film di Totò. Tuttavia, non ci sono fonti documentate che specificano l’anno esatto di uscita o eventuali caratteristiche tecniche o extra. Furono catalogate tra le VHS disponibili cinefilo-collezioniste dedicate a Totò
- Contenuti o caratteristiche: probabilmente senza contenuti speciali, con qualità video tipica VHS mono/analogico, custodia standard.
📀 DVD – Edizione ufficiale
- Anno di pubblicazione: 2010
Distribuito da Titanus/A Eagle Pictures, secondo i dati della Feltrinelli:- Supporto: DVD fisico (1 disco), formato Full Screen, audio italiano Dolby Digital mono.
- Durata dichiarata: 101 minuti (alcuni siti indicano 95 minuti)
- Edizione: collana “Musicarelli”, pubblicata da Titanus Distribuzione Video/Eagle Pictures nel 2010
Contenuti speciali:
- Nessuna traccia di extra aggiuntivi come interviste, making of, scene tagliate o booklet. Tutto indica che si tratti di un’edizione base, priva di contenuti speciali oltre al film.
📌 Riepilogo delle edizioni attestate
| Supporto | Anno uscita | Etichetta | Formato video/audio | Contenuti speciali |
|---|---|---|---|---|
| VHS (non ufficiale, anni '80–'90) | ca. anni '80–'90 | Titanus o simili (edizione per collezionisti Totò) | VHS analogico, audio mono | Probabilmente nessuno |
| DVD (edizione ufficiale) | 2010 | Titanus / Eagle Pictures (collana Musicarelli) | Full screen, mono italiano | Nessuno |
📡 Eventuali edizioni future o streaming (aggiornamento agosto 2025)
- Blu-ray e Ultra HD: non risultano edizioni su supporti HD (Blu-ray o 4K), né in Italia né all’estero.
- Streaming o VOD: nessuna traccia documentata di disponibilità su piattaforme digitali ufficiali, almeno fino all'agosto del 2025.
🔍 Note finali
- Le informazioni disponibili provengono da fonti commerciali e da archivi dedicati a Totò. Non sono stati trovati cataloghi ufficiali con dettagli tecnici o extra approfonditi
- Non sono note edizioni speciali da edicola, collezione o restauri archivistici.
- In base alle fonti, se esistono edizioni VHS precedenti all’epoca, sono molto rare e mal documentate.
Fu lui che chiese di fare il pezzo ballando coi Rokes, ci teneva ad essere sempre à la page, a conquistare un’altra fetta di pubblico: la Pavone e i Rokes rappresentavano il pubblico dei giovani e quindi era ben felice di fare il film purché la storia funzionasse... Ebbi delle frizioni solo con i Rokes perché quando si trattò di girare con Rita nel locale non volevano fare il gruppo che l’accompagnava, sia pure per finta: e allora m’arrabbiai e dissi ‘Quando canta la Pavone ci vado io alla chitarra, però quando poi canta Totò voi non ci siete, non accompagnate neanche lui’. Allora ci fu un mercanteggiamento...
Pietro Vivarelli
Cosa ne pensa il pubblico...

I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com
- Se non ci fosse Totò sarebbe inguardabile, ma c'è, per cui arriva a *½. Musicarello che mescola non armoniosamente la Pavone e i Rokes. Capucci, coproduttore, si limita a sorridere ininterrottamente. La Pavone ce la mette tutta, ma non è un attrice, puntando sul brio. Vivarelli (che interpreta il giornalista Piero), già della Decima Mas, inserisce un "Heil Hitler!" e ci porta a spasso nei quartieri degli urbanisti del Fascismo, Stele Mussolini compresa. D'altra parte non rinnegò l'esperienza, neppure dopo la folgorazione castrista. Il film, purtroppo, non ha lo stesso ritmo della sua vita.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Va' in camera tua, chiuditi dentro e portami la chiave!".
I gusti di B. Legnani (Commedia - Giallo - Thriller)
Scontro generazionale tra il padre (adottivo) direttore d’orchestra e la figlia yé-yé. Il conflitto cultural-musicale vola davvero basso in una sceneggiatura raffazzonata, in cui galleggiano nel vuoto le canzoni della pur convinta Rita Pavone (e dei Rokes), girate come in una trasmissione tv, e le gag stanche di Totò (che comunque risollevano il livello generale). Musicarello noiosello, in cui vale la pena osservare le sfumature di un’interprete di vaglia come Lina Volonghi, qui nei panni (banali) dell’istitutrice teutonica.
I gusti di Pigro (Drammatico - Fantascienza - Musicale)
Questo film non sprofonda nell’inutilità solo grazie a Totò (riccone, capellone, amante della musica classica, al contrario della figlia adottiva, Rita Pavone, appassionata a tuttaltro genere). Il principe De Curtis, con la sua solita simpatia, interpreta un padre possessivo dalle reazioni esagerate “Faccio un macello! Non mi tenere! Non mi tenere!”, ma dal cuore grande. Guardate solo come balla alla fine (unico). Purtroppo, tutto il resto è una pastella dolciastra quasi indigeribile. Ma per Totò si può fare uno sforzo.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò sgrida la figlia: "Vai subito in camera tua, chiuditi dentro e portami la chiave!".
I gusti di Puppigallo (Comico - Fantascienza - Horror)
Scontro generazionale tra un patrigno (Totò) e la figlia adottiva (Pavone, che ovviamente canterà). Musicarello che regge solamente in virtù dell'innata simpatia del principe De Curtis, in quanto sul comparto giovanilistico c'è ben poco da stare allegri nonostante la pellicola voglia farci passare il messaggio contrario. La Pavone fa la "Pel di carota" che tutti conosciamo e Capucci - un po' il bello e maledetto del film - è in versione maschera di cera mono-espressiva. Ci sono anche i capelloni "The Rokes", una band prodotta Teddy Reno.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)
Mediocre musicarello tipico del periodo: Rita Pavone è spumeggiante e simpatica ma come attrice vale poco, Capucci è abbastanza moscio e l'unico a salvare un pochino la baracca è il grande Totò. Non appare moltissimo e le sue performance sono tristemente intervallate ad esibizioni canore e alla storia romantica della Pavone, ma ogni volta che c'è lui ci si ricorda il motivo per cui si è visto il film. Irresistibile quando canta "Veleno", ma comunque è un punto basso della sua carriera.
I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)
Film con ovviamente pochissime velleità, che si fa registrare più per la partecipazione di Totò a un "musicherello" che non per i suoi (inconsitenti) meriti. D'altra parte la moda del momento (per non dire le case di produzione discografiche) imponeva che tutti i big, attori e cantanti, si cimentassero almeno una volta con questa sottospecie di surrogato dei musical americani. La storia è a dir poco imbarazzante e Totò non è certo attore per questo genere. Gli unici a trarne qualche vantaggio saranno la Pavone e Shapiro. Da dimenticare.
I gusti di Piero68 (Azione - Fantascienza - Poliziesco)
Uno dei peggiori film di Totò, diretto in modo mediocre da Vivarelli. Il Principe è lasciato solo (a parte i battibecchi con D'Orsi, qui con cadenza emiliana), è in discreta forma ma il soggetto è piuttosto deludente. Male i giovani attori, la Pavone è sicuramente meglio nei successivi musicarelli, mentre la scena finale con Totò sul palco è abbastanza pietosa...
I gusti di Dusso (Commedia - Giallo - Poliziesco)
Che peccato vedere Totò ridotto a macchietta per salvare un film che ha ben poche frecce al proprio arco. Il film è un musicarello con una sceneggiatura arrangiata mediocremente dove si punta sulle canzoni di Rita Pavone e dei Rokes, ma questa miscela non è digeribile più di tanto. D'Orsi e la Volonghi sprecati.
I gusti di Gabrius79 (Comico - Commedia - Drammatico)
Trovo la scena con un Totò che indossa una parrucca alla Beatles e che canta un brano a tempo di shake incredibilmente kitsch e allo stesso tempo incredibilmente spassosa. Il conservatore Totò capellone! Chi l’avrebbe mai detto? Questo film, pur modesto, riesce a rappresentare, con una certa sensibilità sociologica, lo scontro generazionale tra la vecchia Italia pre-boom e quella incipiente dell’epoca beat, dei media e dei consumi di massa dove i cosiddetti “giovani” la fanno da padrone. Rita Pavone canta ma non sa recitare. Onesta la regia di Vivarelli.
I gusti di Graf (Commedia - Poliziesco - Thriller)
Musicarello più che esile dove la rappresentazione dello scontro generazionale tra i matusa e i giovani (tra l'altro questi ultimi non ispirano alcuna simpatia...) è l'unico motivo di interesse, una testimonianza del disorientamento borghese di fronte alla cultura giovanile. Ovviamente dopo tante schermaglie tutto finisce a tarallucci e vino, con una Lina Volonghi sprecata e un Totò in versione beat assolutamente inguardabile.
I gusti di Roger (Comico - Commedia - Drammatico)

Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.


Il luogo in cui Rita (la Pavone) si fa accompagnare dall'istitutrice tedesca (la Volonghi) è il Fontanone del Gianicolo, Roma, nota multilocation


L'obelisco sotto il quale Fabrizio (Capucci) canta in onore di Rita (la Pavone) è la Stele Mussolini, al Foro Italico (Roma)


LA CASA E IL TOMATO - Il celebre "Casino di Villa Massimo" in Via di Villa Ricotti, 20 a Roma, già utilizzato in molti altri film, viene qui impiegato per due location molto diverse.


IL TOMATO - Più inatteso è invece il fatto che il "Tomato", ovvero il locale gestito da Fabrizio (Capucci) abbia l'ingresso (ma nel film si sta ben attenti a non farlo capire) sempre sul muro della medesima villa, come si può bene vedere dal raffronto con l'immagine di oggi
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Rita Pavone — Che cosa vuoi, Rita? — «Bolero Film», 7 febbraio 1965 — Il successo internazionale e i trionfi in Sudamerica
Rita Pavone contende l'America ai Beatles — «Tempo», 6 giugno 1964 — Il trionfale debutto televisivo e il plauso dei Kennedy
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Teddy, fammi tornare la Rita di allora — «Tempo», 21 novembre 1970 — Le polemiche sul matrimonio con Teddy Reno
Totò e... Bruno Corbucci
Vivarelli Piero
Volonghi Lina (Giuseppina Angela)
Riferimenti e bibliografie:
- "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
- "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
- "Totò: principe clown", Ennio Bìspuri - Guida Editori, 1997
- Piero Vivarelli, intervista di Alberto Anile, "I film di Totò", cit., p. 340 e 342.
- "Totò", Orio Caldiron - Gremese , 1983
Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:
- «Corriere della Sera», 17 settembre 1965
- «Corriere della Sera», 4 dicembre 1965
- «Il Tempo», 4 dicembre 1965
- Onorato Orsini, «La Notte», 4 dicembre 1965
- «Momento Sera», 5 dicembre 1965
- Vice, «Corriere dell'Informazione», 5 dicembre 1965