Adriano Celentano: «non ho più nessun amore»

Il volto inedito del "molleggiato" tra fede, successi discografici e vita privata

Non ho piu nessun amore


A ventisei anni, Adriano Celentano attraversa una fase di profonda riflessione che lo porta a conciliare la sua travolgente carriera di cantante con una ritrovata e sentita spiritualità. In questa intervista esclusiva, il celebre "molleggiato" si racconta senza filtri, tra i progetti del suo Clan, il desiderio di una vita semplice e la ricerca di un amore autentico, smentendo le voci su un suo presunto esaurimento e confermandosi un artista capace di stupire sempre il pubblico italiano.


Adriano Celentano sta bene: “Sono solo un po' stanco perchè ho pensato troppo”, dice in questa intervista. La cosa che lo preoccupa di più è quella di non avere una ragazza: “E’ una brutta cosa stare senza”. Fra due mesi ricomincerà a lavorare e a cantare soltanto canzoni utili ed edificanti

«E allora — gli chiedo — che cos’è tutto questo pasticcio?». Celentano fa una smorfia e sembra che la sua faccia da cavallo sia diventata ancora più lunga. «Ecco che cos’è — brontola: — uno crede in Dio e lo scrivono sui giornali». Evelina Santercole, la nipote-segretaria, bionda cenere come le ragazze dei calendari annuisce gravemente; Miki del Prete, il paroliere "esclusivo” del clan, fa sì anche lui con la testa; Don Backy, un altro dei cantanti del gruppo, indica con gli occhi un Cristo secentesco appeso dietro la scrivania funzionale del "capo”.

E fra tutti quei giovani dai nomi vagamente ecclesiastici che si muovono con austerità ho l’impressione, all’improvviso, di esser capitato nella sala di un convento dove si svolgono gli esercizi spirituali del boy-scouts, anziché nella sede del clan Celentano, una delle più vitali società discografiche di musica leggera, a due passi dal Duomo di Mliano.

«Perchè vede — continua lo urlatore — io sono sempre stato cattolico, ho sempre creduto, sono sempre andato a messa. Ma un anno fa ho incontrato padre Ugolino Vagonuzzi e allora ho cominciato veramente a interessarmi di religione, una vera passione, leggo tutti i libri, adesso (guardi questo che parla della Sacra Sindone), li vado a cercare come i ragazzi appassionati di Frank Sinatra raccolgono con ansia tutto quanto riguarda l’attore».

1964 03 07 Tempo Celentano f1Il cantante nella sede della casa discografica di cui è proprietario, ascolta uno dei suoi dischi più recenti.

«Ah — dico io. — E dove l’ha conosciuto questo frate?».

«A Grosseto. Me ne parlò il cameriere del ristorante: mi raccontò di un francescano coltissimo, teologo, moderno, organizzatore di dibattiti. Gli telefonammo e venne a parlare con noi. Ci intendemmo subito. cominciammo a discutere di religione. Io adesso gli ho affidato un incarico, quello di leggere le lettere di chi mi chiede aiuti e di distribuire la somma che tutti gli anni io destino alla beneficenza».

«Ma non mi ha ancora spiegato bene — gli dico — le vere ragioni per cui si è messo a pregare e a discutere sull’Antico e sul Nuovo Testamento. Il prete sarà importante ma non basta».

«Ecco, adesso glielo faccio capire. Io canto da sei anni e tutti i minuti mi meraviglio del successo che ho. Quando vado a cantare in qualche posto prego gli organizzatori di fare molta pubblicità, ho sempre paura che non venga nessuno ad ascoltarmi. Loro ridono. Poi quando vedo che c’è pieno sono felice. E allora devo ringraziare qualcuno, devo pregare il Signore, no?». Celentano ha un’aria furba.

Se potesse, forse, mi strizzerebbe gli occhi, farebbe qualche smorfia. Ma il clan, attorno a lui, segue con estrema gravità l’intervista. Adesso Don Backy, i "Ribelli", Miki del Prete, la nipote-segretaria con gli occhi di ghiaccio, l’addetta-stampa laureata in lingue straniere. non mi sembrano più boy-scouts. ma canonici di pietra seduti sul coro di una cattedrale romanica.

«E le sue canzoni come saranno ora? — chiedo. — I tempi di "24 mila baci", "Il tuo bacio è come un rock” sono lontani, adesso che è arrivato sulla via di Damasco».

«Bisogna rendersi utili, oltre che divertire. Cercherò di fare canzoni destinate alla gente infelice, malinconica, depressa». Celentano armeggia per un po' attorno a un grammofono e mi fa ascoltare uno dei suoi ultimi dischi. "Pregherò": «E’ la storia — è scritto sulla copertina — di una giovane cieca, la quale, non potendo apprezzare le meraviglie del creato, respinge la fede nel Signore sino a quando un giovane innamoratosi di lei. riesce, con accorata preghiera, ad infonderle la fede e, con essa, la gioia di vivere».

«Ma allora, Celentano, è tutto chiaro — gli dico. — Lei, diffondendo le notizie sui suoi interessi religiosi, sulle sue notti passate a leggere il Vangelo, ha voluto farsi un po’ di' pubblicità per vendere meglio questi dischi edificanti che ha fatto e che ha intenzione di continuare a fare».

Mi guardo attorno e vedo sui visi dei ragazzi del clan una disapprovazione sincera. Scuotono la testa. «Oh, no», dicono. «Oh, no». E io mi sento colpevole, mi pare di aver tradito la loro amicizia, non so che cosa fare per riconquistarla. Si sono mossi dalle loro sedie e parlano tutti assieme, un coro profondo, lamentoso. Poi Celentano risolleva il mento reclinato sul petto, alza le ginocchia e fa segno di voler parlare lui.

1964 03 07 Tempo Celentano f2Un’altra espressione di Celentano. Il cantautore ha ventisei anni. Suo padre, impiegato di una società alimentare, morì quando Adriano era ancora ragazzo. Dopo aver frequentato le "Commerciali”. Celentano si scelse il mestiere di orologiaio. Cominciò a cantare sei anni fa: il pubblico milanese del Palazzo dei Ghiaccio applaudì freneticamente il giovanissimo urlatore che si esibiva nei "rock and roll" con piroette e giravolte. Fu soprannominato allora, "Adriano il molleggiato”. Il suo successo piò clamoroso è "24 mila baci”. Le ultime sue incisioni discografiche sono: ”Il tangaccio”. "Sabato triste”. "Ciao ragazzi”. "Pregherò". Celentano ha interpretato anche diversi film: "Urlatori alla sbarra”, "Canzoni canzoni canzoni", "Dai Johnny, dài”, "La giovane Europa”, "Uno strano tipo”

«No, no — dice accorato. — Sarebbe una cosa troppo meschina e orrenda». Gli amici annuiscono, la nipote-segretaria ha perso il gelo dei begli occhi, la addetta-stampa si tocca un cappello a tubino, preoccupata e triste, gli altri guardano Adriano, immobile e silenzioso.

Poi Celentano si risolleva, sembra il "molleggiato” dei bei tempi laici, mi osserva con aria di sfida e mi dice: «Adesso voglio fargliela io una domanda: che cosa pensa di me?».

«E’ un bravo ragazzo, Celentano. La sua forza e il suo limite sono quelli di voler rinnovare a ventisei anni i misteri dell’infanzia, sentirsi sempre bambino, compiacersene.

Lei è il Peter Pan della canzone».

L’urlatore è tutto contento: «Sì, sì — dice. — Sa, qual è il mio sogno? Farmi una vii- , letta su un bel prato e poi andare lì con tutti questi miei amici e giocare alla "lippa” fin quando saremo vecchi e poi anche dopo, fino alla morte».

«E questo esaurimento, Celentano?», gli chiedo, c Queste notizie tragiche sulle sue malattie dove nascono?».

«Oh, non è la prima volta che si diffondono voci che sono morto. Sono solo esaurito. Ho sempre pensato molto, io, e adesso mi sono ammalato. Sono un sentimentale e i sentimentali lavorano molto con il cervello. Ma adesso per due mesi mollo un po’ le redini, mi riposo, vado in montagna».

«E queste sue due fidanzate che piangono?», gli domando. E vedo ancora i ragazzi del clan costernati. «Non si toccano questi argomenti — sembrano dirmi i loro occhi — non osiamo neppure noi farlo».

E invece Adriano ne parla volentieri, come di una pratica commerciale aperta e chiusa: «Milena Cantù era la mia fidanzata ufficiale. Poi ci siamo lasciati. Ho avuto poi simpatia per un’altra ragazza. Claudia Mori. Adesso sono senza amori. E’ brutto stare senza una ragazza. So che dovrò averne una, non so quale. Le ragazze sono una bella cosa». «E’ d’accordo anche padre Ugolino?», chiedo.

«Sì, sì, anche lui», fa Celentano. (Ma padre Ugolino sembra non sia troppo d’accordo su altre cose: «Il carnevale è ormai finito, non bisogna fare scherzi — ha dichiarato il sacerdote quando è scoppiato il caso. — Celentano è solo un bravo cantante e un bravo cristiano»).

Adesso squilla il telefono e il cantante risponde: è diventato estremamente serio, pensa a lungo prima di parlare, sembra un anziano ragioniere che amministri con oculatezza la fabbrica di una vecchia zia.

Ha una camicia rosa, una specie di spago al posto della cravatta, una giacca dal colletto strettissimo, «Non sto bene, così? — dice. — Pur di mettermi una cosa che mi sta bene indosserei un sacco». E sorride compiaciuto e tutti i giovani del clan ridono soddisfatti che Adriano sia di buonumore.

1964 03 07 Tempo Celentano f3Celentano con la nipote, Evelina Santercole, figlia di una sua sorella, che gli fa da segretaria, il cantante è il riconosciuto capo del "clan” composto da due altri cantanti, da un "arrangiatore” e da un paroliere. Celentano si esibisce raramente in pubblico: per ogni serata con il suo complesso dei "Ribelli", incassa un milione. Il suo guadagno è di circa seicentornila lire. Ogni giorno riceve più di seicento lettere dai suoi ammiratori.

E' rimasto un semplice ragazzo di periferia. Il denaro non l’ha trasformato. «Non capisco perchè dovrebbe farmi impressione», dice. Canta anche perchè si diverte, ha paura delle folle fanatiche, teme i fischi, adora gli applausi. «Ho avuto successo — dice — un po’ perchè son riuscito simpatico, un po’ perchè mi muovevo tanto sui palcoscenici, un po' anche perchè cantavo».

Il suo mondo è rimasto quello di via Zuretti, la strada milanese dove ha passato l’infanzia. «C’erano solo campi, a quei tempi. Giocavamo scalzi in mezzo all'erba e ai barattoli. Poi a dodici anni cambiai quartiere e soffrii molto».

Adesso Celentano è ritornato ad abitare in via Zuretti. Quelli del clan vivono tutti in un giro di compasso, dal Ponte Seveso a via Gluck. E lui il "molleggiato”, l’ex-orologiaio che muove le gambe come lancette impazzite, l'urlatore che gli intellettuali citano nei loro studi sulla psicologia delle masse, uno degli «eroi del nostro tempo», subito dopo Einstein. Gagarin e Kennedy — secondo un’inchiesta dall’Almanacco Bompiani — il protagonista di tanti sfrenati spettacoli finiti con le sedie rotte, i vetri a pezzi e le sirene della polizia, è un ragazzo tranquillo che si trova bene solo nel suo quartiere dove tutti l’hanno visto bambino, dal sarto che gli cuce le giacche con il collo stretto, al benzinaio che fa il pieno alla sua "Jaguar" verde.

Sergio Garbuglia, «Tempo», anno XXVI, n.10, 7 marzo 1964


Tempo
Sergio Garbuglia, «Tempo», anno XXVI, n.10, 7 marzo 1964

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: Sergio Garbuglia, «Tempo», 7 marzo 1964
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

Il 1964 segna per Adriano Celentano un momento di profonda evoluzione. Tra la gestione del suo Clan, la ritrovata fede religiosa e il successo ininterrotto, il "molleggiato" rivela un'anima complessa, capace di passare con naturalezza dal gioco infantile al pragmatismo del capo azienda. Questo ritratto, lontano dalle cronache scandalistiche, ci restituisce un ragazzo di periferia rimasto fedele alle sue radici milanesi, pronto a esplorare nuove tematiche musicali più edificanti senza mai perdere quel tocco di Peter Pan che lo ha reso unico nel panorama della musica leggera italiana.