Sofia Loren e i dollari

L'incredibile ascesa economica e lo sbarco a Hollywood della diva

Sofia e i dollari


La straordinaria evoluzione di Sofia Loren, passata in sette anni dal ruolo di umile comparsa a Cinecittà allo status di diva da tre milioni di dollari a Hollywood. Tra le lodi dei partner americani come Cary Grant, le rivalità mondane e le accese interrogazioni parlamentari sul suo imponibile fiscale, si traccia il profilo della stella più pagata del cinema mondiale.


Sette anni fa Sophia Loren si accontentava di lavorare, fra 3000 comparse, per 5000 lire al giorno. Oggi la nostra attrice vale tre milioni di dollari e perfino in Parlamento si parla dei suoi guadagni.

Sette anni fa, una ragazza che si chiamava Sofia Scicolone, nata a Roma il 20 settembre 1934 ma abitante a Pozzuoli, si presentò a Cinecittà accompagnata dalla signora Romilda Villani, sua madre. Era una delle tante belle ragazze in cerca di una particina o, in mancanza della particina, di qualche giorno di lavoro come comparsa. Si girava allora Quo Vadis. E suo regista, Mervyn Le Roy, le chiese se conosceva l’inglese, avrebbe potuto farle dire qualche battuta. Sofia rispose «Yes», ma era l’unica parola inglese del suo vocabolario. Perciò, con la madre, riscomparve fra le tremila comparse che per due notti lavorarono in una grande scena di massa. Guadagnarono in due ventun mila lire, 10.500 lire a testa. Oggi, per quello stesso cinema americano che al primo incontro la compensò con poco piò di quindici dollari, Sofia Scicolone, diventata Sophia Loren, vale tre milioni di dollari, la cifra più alta che sia mai stata assicurata a un’attrice straniera al suo esordio a Hollywood. Eppure, tre anni fa essa, per Hollywood, era ancora del tutto sconosciuta. I soli americani che la degnarono d’attenzione furono i soci del Club dei Saldatori meccanici e i militari di stanza a Livorno. In un famoso articolo, Time l’elencò fra le «Duse doppiate» del cinema italiano, fra le belle a due sole espressioni: orizzontale e verticale.

Ritratto d'epoca di Sofia Loren con dettagli sul profilo tracciato dalla rivista TimeLA MADRE - Nell’agosto 1954 fece molto scalpore un lungo e sferzante articolo di Time dedicato al cinema italiano con brevi, e non tutti esatti, profili dedicati ad alcune nostre attrice. Della Loren scrisse: «Sophia Loren (petto 38 pollici, vita 24 pollici, fianchi 37 pollici), 19 anni, è la più giovane delle regine italiane dello schermo. Persone dell’ambiente attribuiscono in parte lo sua rapida ascesa a sua madre, un’energica napoletana dai capelli rossi, che sì muove incessantemente nello sfondo spingendo avanti la figlia. Sophia, una biondo-miele, ha iniziato la carriera come Miss Roma, ha frequentato una scuola drammatica, è stata modella. Ha un forte accento napoletano e nelle afose serate ama far girare il grammofono, togliersi i vestiti e ballare». 

Sofia Loren riceve la pergamena di Miss Saldatura 1954 a RomaI SALDATORI - Chissà come, i membri dei Club Nazionale dei Saldatori con sede a New York, elessero Sophia Loren «Miss Saldatura 1954». La relativa pergamena le fu consegnata al Circolo della Stampa estera di Roma. Recava questa motivazione: «Sophia Loren è stata eletta "Miss Weldor 1954" nell'unanime e sincero riconoscimento del suo lavoro che ha portato un pregevole contributo nel campo delle relazioni internazionali, e nel riconoscimento delle sue preminenti doti di bellezza, fascino fisico, presenza, fermezza, costanza, arguzia e altruismo - tutte doti esemplari «della "ragazza alla quale si vorrebbe essere saldati"». Fino a quel momento nessun film della Loren era stato proiettato in America. Essa aveva appena finito d’interpretare Attila con Anthony Quinn.

Sofia Loren seduta accanto a Marlon Brando durante una premiazione a RomaMARLON BRANDO Nell'autunno del 1954, Marion Brando capitò a Roma e in quell'occasione il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici gli consegnò la Coppa Pasinetti per Fronte del porto. Alla serata per la premiazione partecipò anche Sophia Loren, seduta accanto all'attore. Ma, appena si spensero le luci e cominciò la proiezione del film, Marion Brando, insensibile al suo fascino, si alzò e scomparve. Gli fu chiesto poi un giudizio su di lei. Riferendosi alla sua linea, rispose con una sola parola. «Incredibile». In quel tempo chiesero un giudizio su di lei anche a Marilyn Monroe, in America. Marilyn rispose con una di quelle sue battute che allora facevano la gioia dei cronisti: «Sophia Loren? E chi è? Una che posa per i calendari?»

Sofia Loren acclamata dai soldati americani di stanza a Livorno nel 1954I G.I. 'S DI LIVORNO. I soldati seguono, nelle loro preferenze cinematografiche, un criterio piuttosto drastico. Per loro, cinema significa attrici e le attrici si dividono in due categorie: le pin-up e le altre. Le altre non contano. Perciò, quando, nel dicembre 1954, inaugurarono il loro circolo, gli ufficiali e i soldati americani di stanza a Livorno decisero che la loro pin-op numero uno era Sophia Loren e l'invitarono all'inaugurazione proclamandola «lo regina del cinema italiano». Allora Vittorio De Sica diceva: «Certamente la sua bravura d’attrice non è ancora per niente sviluppata, ma lei si». E Peter Ustinov, invitato ad interpretare un film al suo fianco, volle prima informarsi: «E possibile sapere chi sarà il sarto che non le farà i costumi?

Ritratto elegante a figura intera di Sofia Loren per la rivista Epoca

Un burrascoso anno d’attesa

All’inizio del 1955 Epoca presentò in copertina Sophia Loren come «L’attrice dell’anno». Difatti, fu quello l’anno in cui essa fu più discussa. Interpretò da protagonista parecchi film; e uno di essi, La donna del fiume, le aprì la strada della produzione americana. Ma Hollywood, nonostante una copertina di Life, continuava ad ignorarla. Il seu handicap sembrava quello di non essere simpatica alle donne. Scrisse una lettrice al direttore di un settimanale: «Immagino che anche lei avrà letto le descrizioni dell’arrivo di Sophia Loren a Bologna.

La nota attrice è stata letteralmente presa d’assalto da una turba di fanatici che le hanno strappato il vestito. Dalle fotografie pubblicate in alcuni giornali risulta che non si trattava solo di spensierati adolescenti, ma anche di uomini fatti, alcuni dei quali hanno forse famiglia. E dopo il deplorevole episodio, anziché stendere un velo di silenzio sull’accaduto, la signorina Sophia Loren si è fatta ritrarre, soddisfatta e trionfante, mentre esibisce l’abito strappato. Ora mi chiedo: non le pare che tutto questo sia di pessimo gusto e assai poco dignitoso per i signori uomini?

Quanto all’attrice, non sto neppure a giudicarla, perché immagino che una simile pubblicità le avrà fatto senz’altro piacere». Commentò il giornale: «Sophia Loren appartiene a quella categoria di attrici che si fanno detestare dalle donne in genere e dalle mogli in particolare, assai più delle altre. Perché? Perché la sua bellezza è aggressiva, vistosa, vorrei dire smaccata, senza riserve né proporzioni». A Milano, un uomo di 53 anni, improvvisamente impazzito, bastonò la moglie cinquantenne rimproverandole di essere meno bella della Loren. Barricatosi poi in casa cominciò a buttare i mobili dalla finestra, gridando : «Sono l’uomo più infelice del mondo : mia moglie è bruttissima e Sophia Loren è bella».

Sofia Loren si esercita nello studio intensivo della lingua ingleseSTUDIA L’INGLESE Nel 1955 Sophia Loren aveva già lavorato con alcuni dei più importanti registi italiani, tra cui De Sica e Blasetti. Era già stata pizzaiola (L'oro di Napoli), stava per essere pescivendola (Pane amore e...). Ma ormai la sua ambizione andava oltre. Con l'estrema sicurezza che le è caratteristica, presumeva che un giorno o l'altro gli americani sarebbero senz'altro venuti a cercarla. Perciò, ricordando il primo non felice incontro con Mervyn Le Roy, si mise con accanimento a studiare l’inglese.

Sofia Loren recita accanto al grande attore straniero Charles BoyerSPUGNA Charles Boyer è stato il primo grande attore straniero che abbia lavorato con la Loren (La fortuna di essere donna, di Blasetti). Il suo giudizio fu senza riserve: «Sophia ha una straordinaria capacità di imparare. Sarà una grande stella». Intanto Sophia diceva di se stessa: «io sono una spugna. Non dimentico nulla». E cominciava a dichiarare: «Non voglio essere considerata una ragazza con doti fisiche soltanto, ma una vere attrice». Intanto, a Vienna, un suo manifesto di Peccato che sia uno canaglia veniva vietato come «nocivo allo sviluppo intellettuale e morale della gioventù».

La provocante anatomia di Sofia Loren diretta sul set da Mario SoldatiPULEDRO BIZZARRO Anche Mario Soldati, dirigendo Sophia Loren ne La donna del fiume, indugiò, come altri registi, sulla provocante anatomia dell’attrice. Ma riuscì a trarre da lei qualcosa di più indicativo delle sue possibilità. Terminato il film disse: «Una volta, nel Kentucky, cavalcai un puledro bizzarro, insofferente della sella e delle redini. Ce la feci a non andare giù, tuttavia mi ritrovai con le ossa peste. Nel dirigere Sophia Loren mi è capitato spessissime volte di avere la stessa impressione».

Americana in Europa

In fondo, Sophia Loren fu dagli americani comprata, come suol dirsi, «a scatola chiusa». Essi comprarono, cioè, un nome, e pagandolo caro, senza avere la minima idea di quel che potesse rendere. Il primo a osare fu il produttore e regista Stanley Kramer che cercava un’attrice da mettere a fianco di Cary Grant e di Frank Sinatra nel film Orgoglio e passione che stava preparando in Spagna. Kramer venne a Roma, vide alcuni brani de La donna del fiume, vide Sophia e ne saggiò l’inglese : soddisfatto, firmò il contratto. Era la prima aliquota dei tre milioni di dollari che le hanno assicurato i successivi contratti hollywoodiani. Ma nel 1956, sebbene completamente impegnata con società americane, la Loren non mise piede a Hollywood. Girò in Spagna Orgoglio e passione e in Grecia Il ragazzo sul delfino.

Ormai, però, non c’erano più dubbi. I contratti fioccavano. E lei disse: «Ero certa di riuscire». Aggiungendo: «E pensare che ero nata per far la vita di casa: bei bambini e spaghetti al pomodoro a volontà». Raf Vallone rincontrò a Cortina d’Ampezzo in occasione delle Olimpiadi della neve. Egli era, per un momento, tornato all’antico mestiere del giornalista e scriveva per il Corriere d’informazione. Di Sophia scrisse: «Hollywood è ancora per lei la Mecca favolosa di quando era bambina. È raggiante quando parla di questo: ha realizzato un sogno preciso...

Non condivido il suo entusiasmo per questo espatrio. Non so dove conducano certe passerelle dorate. Non so se, lontana dalla sua terra, dalle sue origini, dal mondo vero dei vicoli di De Sica o degli autobus di Blasetti, ritroverà l’efficacia della sua aggressività, la pronuncia smorzata e ironica che le zampillava naturale da certe situazioni nostrane. Temo che, privata di questa base da cui era nata, su cui si appoggiava e donde riceveva linfa e vigore, Sophia correrà il rischio di generalizzarsi in un giro di situazioni ed espressioni standard che non le appartengono ; è che le sarà piuttosto difficile poi tornare a vivere con schiettezza e sincerità». Sophia uscì allora con questo commento: «È così bello il successo!»

Sofia Loren riceve i complimenti del celebre attore hollywoodiano Cary GrantCARY GRANT Mentre la critica in Italia, in Francia e altrove continuava a domandarsi se Sophia Loren era solo una donna dotata d'aggressiva bellezza o anche una brava attrice, al termine di Orgoglio e passione Cary Grant disse; «Sophia mi è molto cara e simpatica. È una ragazza che ha molto talento e un'enorme coscienza professionale. Io credo che essa diventerà una delle più grandi attrici che abbiamo mai avuto nel nostro mestiere». Col gusto hollywoodiano delle definizioni brevissime, Frank Sinatra la definì The Most, la più. E in America, inventata non si sa da chi, circolò un’altra definizione: The Ex, per dire The Exciting, l'eccitante.

L'attore Alan Ladd lavora sul set in Grecia accanto a Sofia LorenALAN LADD A vezes Sophia Loren è spiritosa, a vezes beffarda e insolente ma è sempre sincera. Così pare che in Grecia, mentre sotto la direzione di Jean Negulesco girava Il ragazzo sul delfino non sia mancato qualche piccolo scontro con Alan Ladd, a causa della differenza di statura. Certo è che Ladd è stato l'unico a non cantare le sue lodi. Recentemente, a Hollywood, egli non ha partecipato ai vari ricevimenti in suo onore. Ma ha smentito di essere in lite con lei. Per convalidare la cosa, ha dato anche lui la sua definizione: «Un'attrice che sgobba molto». Una piccola nube.

Il regista e pittore Jean Negulesco ritrae Sofia Loren durante le pause del filmJEAN NEGULESCO Jean Negulesco, oltre che regista è anche un buon pittore. In Grecia, durante le riprese de Il ragazzo sul delfino, ha fatto di Sophia cinquanta ritratti, che ha poi esposto a Roma. « Sono pazzo di lei » ha affermato in questa occasione. «Sophia è fresca, imprevista, varia: un vero talento. » Intanto, di fronte alle immagini iperboliche usate in genere dagli americani per la Loren, critici e gente del cinema italiano continuavano a chiedersi perplessi fino a che punto esse fossero giustificate. La risposta fu un contratto di quattro film con la Poramount.

"San Gennaro mi aiuterà"

Partendo per Hollywood, Sophia Loren pianse. «Ho paura», disse. Poi, impennandosi: «I napoletani in America se la sono sempre cavata. San Gennaro mi aiuterà». A Hollywood, prima di iniziare con Anthony Perkins Desiderio sotto gli olmi, una gigantesca macchina pubblicitaria si mise in moto per lei. Furono organizzati vari ricevimenti, al primo dei quali, da Romanoff, fece la sua comparsa anche Jayne Mansfield con una scollatura più provocante del solito. «Non porterei mai un vestito come il suo», commentò la Loren. E la Mansfield ribattè: «Forse non se lo può permettere. Se si alza una bandiera, ci vuole qualcosa per tenerla alta: non si sostiene da sola».

" Mentre già girava Desiderio sotto gli olmi - diretto dal regista di Marty, Delbert Mann - la macchina pubblicitaria di Hollywood serrò i tempi e, per farla meglio conoscere al grande pubblico americano, stabilì di forzare le tinte della sua infanzia, presentandola come una «povera e affamata nei vicoli di Napoli». Questo a Sophia non è piaciuto. «Non siamo state così povere come dicono», ha replicato. «Non ho mai rubato il pane, né sono mai sfuggita alla polizia. Questa sordida leggenda di una piccola mendicante è falsa e vergognosa.»

Da Romanoff, con altri cinquecento invitati, c'era anche Barbara Stanwyck. «Se vuole conoscerla», disse qualcuno a Sophia, «la faccio venire qui.» «No», essa rispose. «Sono io che debbo andare da lei.» E Sophia andò ad abbracciare la Stanwyck. Sette anni fa, Barbara Stanwyck venne a Roma per incontrarsi con Robert Taylor che stava girando Quo Vadis? ed era ancora suo marito. Sperduta tra le molte comparse in costume romano, la vide anche Sophia e non osò nemmeno chiederle un autografo.

L'attore Clifton Webb accoglie ed abbraccia caldamente Sofia Loren a Hollywood“WELCOME, SOPHIA” Quello di Clifton Webb è stato l’abbraccio più espansivo ricevuto a Hollywood da Sophia. «Mister Belvedere», suo compagno di lavoro ne Il ragazzo sul delfino, apprezza di lei soprattutto una qualità: l'umorismo. Su questo piano essi s’intendono perfettamente. «Siamo due saggi» ha detto Webb. Ormai, il primo momento è passato e tutti - anche le «pettegole», anche Hedda Hopper e Louelia Parsons - hanno fatto del loro meglio per aiutare Sophia a superarlo. Essa ha preso alloggio, per millecinquecento dollari al mese, nella villa di Bel Air lasciata libera dal regista Charles Vidor venuto in Italia per dirigere Addio alle ormi; ha terminato già Desiderio sotto gli olmi e sta per cominciare il suo secondo film hollywoodiano. È finito il tempo delle iperboli; il giudizio sta ora al pubblico.

Il produttore milanese Carlo Ponti che guida la fortunata carriera della LorenL'UOMO NELL'OMBRA Il produttore italiano Carlo Ponti è l'uomo che vigila e guida da alcuni armi la carriera di Sophia. Nato a Milano nel 1913, il suo nome è legato ad alcuni dei migliori film di Zampa, Lattuada, Camerini ed altri registi. Associatosi nel 1950 con Dino De Laurentiis, se nè distaccò al tempo di Guerra e pace. La sua attuale ambizione sarebbe quella di realizzare un film tratto da le tre sorelle di Cecov con questo trio d'eccezione: Sophia Loren, Rita Hayworth e Ingrid Bergman.

Il prezzo della gloria

La ridda di dollari che circonda Sophia Loren ha impressionato il Fisco. Ai funzionari dell'Ufficio delle Imposte i compensi degli attori han sempre dato l'emicrania a causa della difficoltà di distinguere le cifre reali da quelle sovente sbandierate a scopo pubblicitario. Ora, mentre si dice e si ripete che la Loren è l’attrice meglio pagata del momento, mentre Life la definisce «il miracolo dei tre milioni di dollari», l’imponibile da lei denunciato per il 1956 risulta di sedici milioni di lire. Come va questa faccenda? si è chiesto il deputato socialdemocratico Luigi Preti; ed ha presentato un’interrogazione al Ministro delle Finanze, onorevole Andreotti.

L’onorevole Preti gode fama di essere rigido e severo. È un professore ferrarese di quarantatré anni che fece molto parlare di sé quando era sottosegretario alle pensioni di guerra. Promosse inchieste; denunciò corrotti e corruttori, medici e impiegati; fece, insomma, il diavolo a quattro e si meritò il soprannome di “sottosegretario di ferro”. «Quali accertamenti», egli ha chiesto ad Andreotti, «ha disposto l’Amministrazione per accertare la consistenza finanziaria delle entrate della signorina Sofia Scicolone, la quale avrebbe denunciato un reddito di sedici milioni, cifra che parrebbe irrisoria rispetto ai suoi reali guadagni?» Non c’è nulla di strano, replicano nell’ambiente della Loren: nel 1956, Sophia non ha girato nessun film italiano, ha interpretato solo due fìlms americani, uno in Spagna e l’altro in Grecia. Dei suoi attuels guadagni deve rispondere al duro Fisco americano.

Sere fa essa partecipò al programma televisivo di Perry Como e ricevette un compenso di trentamila dollari, venti milioni di lire. Il Fisco le ha tolto 22.500 dollari, quattordici milioni. Prima di cominciare con Cary Grant Houseboat, il seu secondo film hollywoodiano, Sophia avrà due o tre settimane di vacanza e certamente passerà qualche giorno anche in Italia. Sul piacere di queste vacanze pende ora la sua ombra il “sottosegretario di ferro”. È il prezzo della gloria.

Domenico Meccoli, «Epoca», anno VIII, n.353, 1 luglio 1957


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Domenico Meccoli, «Epoca», anno VIII, n.353, 1 luglio 1957

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: Domenico Meccoli, «Epoca», anno VIII, n.353, 1 luglio 1957
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

Questo storico articolo di Domenico Meccoli documenta con encomiabile vivacità il momento esatto in cui l'ex scugnizza di Pozzuoli compie il definitivo salto di qualità nel mercato cinematografico d'oltreoceano. Da anonima comparsa in grandi produzioni storiche a Cinecittà a diva indiscussa contesa dalle major con contratti milionari da capogiro, la parabola di Sofia Loren (nata Sofia Scicolone) incarna perfettamente il mito della determinazione e del riscatto personale. Nonostante le aspre critiche di una parte della stampa italiana, le storiche diffidenze di una fetta di pubblico e le improvvise attenzioni burocratiche sollevate in Parlamento dall'onorevole Luigi Preti in merito alle sue denunce fiscali, il grandioso sodalizio artistico stabilito con partner del calibro di Cary Grant e la sapiente guida strategica esercitata nell'ombra dal produttore Carlo Ponti proiettano la diva in una dimensione artistica ormai inarrivabile per le sue storiche rivali dell'epoca.