Sofia Loren è la tigre da prendere per la coda
Il kolossal Orgoglio e passione in Spagna

La travolgente ascesa internazionale della giovane attrice napoletana, impegnata sul set spagnolo di un kolossal da quattro miliardi di lire al fianco di leggende del cinema come Cary Grant e Frank Sinatra.
Frank Sinatra saluta ogni mattina la Loren gridando: “Ti amo”, ma Sofia ha un debole per le buone maniere da vecchio gentiluomo di Cary Grant. Il produttore li guarda recitare nel film “Orgoglio e passione”, che gli costa quattro miliardi di lire, e commenta: “Fare questo film è come prendere una tigre per la coda”
Madrid, luglio
«I love you, Sofia». Non si sa bene di dove arrivi questa voce, che interrompe per un baleno gli ultimi preparativi di Sofia Loren. E' Frank Sinatra. Annuncia così il suo arrivo, ogni mattina ed ogni pomeriggio. Non saluta gli altri, dice a Sofia che l’ama. Certamente è un gioco, comunque Cary Grant si avvicina elegantemente al carrozzone di Sofia e comincia a parlarle con preziose intonazioni di voce, muovendo le mani con grazia da ballerina. Nel film Frank Sinatra è la passione, e Cary Grant l’orgoglio. Sofia si trova tra orgoglio e passione. Nel film, ed anche nella via di carrozzone.

Se non ci fossero alcuni elementi che indicano chiaramente che qui si sta girando un film in esterni, qualunque sia la regione spagnola dove si raggiunge la troupe diretta da Stanley Kramer, Vecchia Castiglia o Andalusia non conta, verrebbe voglia di pensare che sia il circo Barnum, o meglio il circo Hagenbeck, dato che tutte le vetture portano targa tedesca. Questo è un circo, con muli, cavalli, zingari, carrozzoni. Ci sono persino alcuni tecnici di primo piano vestiti come clowns. La suggestione è quasi completa.
I carrozzoni, nell’ordine, sono quelli di Frank Sinatra, di Sofia Loren, di Cary Grant. Sofia, davanti al suo, ha una bella poltrona di riposo. Quando non lavora, si sdraia, e conversa animatamente con Frankie o con Cary, affamata d’inglese, pronta a fare sua ogni maniera di dire. Alla fine parlerà una lingua bizzarra, perchè Frankie è nettamente americano, e parla ridendo; mentre Cary è rimasto inglese — ora poi più inglese che mai, per il personaggio della storia, ufficiale di Sua Maestà Britannica — e la sua lingua è più pulita, ricercata quasi. L’inglese di Sofia sarà un misto di passione e di orgoglio.


SOFIA LOREN in due momenti del film "Orgoglio e passione" attualmente in lavorazione a Segovia. Di lei gli americani dicono: «Sofia è una nuova specie di stella italiana, alzatasi sull’orizzonte cinematografico. Il suo talento è bollente, perchè unisce in sè le qualità istintive delle attrici italiane del neorealismo con una straordinaria intuizione cinematografica».
A parte la caratterizzazione del personaggio, tra Frankie e Cary c’è un abisso. Sinatra è uno strafottente. Stamattina è di buon umore, è raggiante, perchè salendo da Segovia a La Granja — dove si gira una scena eterna, di un cannone trainato verso l’erta da molti muli, da trecento guerrilleros, e da Sofia (quando Sofia tira, tira veramente, e tutti sono in ammirazione di lei, perchè spinge il gioco scenico tanto in là che si spella le mani con la corda) — è riuscito a mettere fuori uso la Mercedes che la produzione ha dato in uso ai tre artisti principali: una per uno.
LA SPONTANEITÀ’ MERIDIONALE di Sofia ha conquistato gli americani, che apprezzano in lei specialmente la naturale altalena tra atteggiamenti da vamp e atteggiamenti da fanciulla. Le novemilaquattrocento comparse se la mangiano con gli occhi soprattutto quando partecipa, decisa, al traino del cannone. Il produttore regista Stanley Kramer, parlando del film, ma forse pensando a Sofia, ha detto: «Fare questo film è come prendere una tigre per la coda».Tra i vanti della produzione Kramer c’è infatti anche quello di avere costruito persino alcuni raccordi stradali. Il tratto di strada che porta quassù è un poco primitivo, più adatto a delle jeeps che a vetture di città. Frankie è arrivato in una nube di polvere, raggiante come Fetonte. Ma la sua vettura è già caricata su di un camion, destinata ad essere rimessa in sesto a Madrid. Lui, Frankie, ha ora una sola preoccupazione: quale macchina gli darà Stanley Kramer in questi giorni. In ogni caso, anche se è una vettura provvisoria, non deve essere inferiore a quella degli altri due attori: ecco ciò che conta di più.
La gente della troupe dice che Sinatra ha sempre dentro Ava Gardner, e anche Peggy Connolly, la bella cantante diciottenne che gli tiene compagnia, serve solo da specchietto per le allodole. Sinatra gira con lei, come potrebbe mettersi un garofano all’occhiello. L’ha presa un poco più sul serio da quando ha saputo che Ava anela a diventare la quinta signora Rubirosa (e la bella Peggy è decisa ad approfittare dell’occasione per farsi della pubblicità) ma Frankie sa che opporre Peggy ad Ava non è un gioco serio, anche se Peggy ha diciotto anni. Gli servirebbe di più la conquista di Sofia, ma il conquistatore Frank Sinatra, dopo l’infortunio subito con Anita Ekberg, non ha più voglia di fare fiaschi.


CARY GRANT E SOFIA a passeggio nel gran circo che compone l’attrezzatura del film. Ventiquattro camion, ventidue autovetture, due autocisterne di acqua bollita, un ospedale da campo con chirurgo e infermiere, una cucina campale, duecento muli per tirare il cannone, millecinquecento animali vari, trecento uomini di troupe, otto aiuti registi, un elicottero, un veterinario, un allevatore di bestiame, un consigliere per le tradizioni spagnole, cinque consulenti militari (marina, cavalleria, fanteria, salmerie, artiglieria). Stanley Kramer vuole dimostrare senza equivoco che nessun fotogramma del film potrebbe essere stato fatto a Hollywood.
Cary Grant è bello e compunto come un cardinale. Si muove con la levità di una ballerina, fiero della sua elasticità, nonostante siano più sessanta che cinquanta (cinquantotto, pare, anche se lui insiste a dire cinquantadue). Ha eliminato persino dalla sua parlata quei vocaboli che obbligano a storcere un poco la bocca, pronunciandoli. E' asciutto, elegante, con quel tanto di grigio nei capelli, che è un vantaggio più che uno svantaggio. Sofia ha un debole per lui. Come tutte le donne per gli uomini che forse amano, senza dirlo. Cary non dice infatti «I love you, Sofia». Non fa parte del suo personaggio.


SOFIA E IL CANNONE. Il gigantesco strumento di distruzione è tutto quanto rimane, nel film, della novella "The gun” di Forrester. In realtà i cannoni sono sei: uno adatto a precipitare in un burrone; uno per uscirne; uno leggero per traino rapido; uno pesantissimo che deve rotolare da un declivio abbattendo le piante; uno leggerissimo per un trasporto su natanti attraverso un fiume; il sesto infine, il vero cannone, atto a sparare contro le mura di Avila. Sofia, nel film, è una ragazza borghese di Avila, Juana, che si unisce ai partigiani comandati da Miguel (Frank Sinatra), figlio di un ciabattino della città, dopo che i francesi le hanno ucciso padre e fratello, nonostante ella si fosse offerta al comandante per salvare la vita dei suoi cari. Quando giunge Anthony (Cary Grant), ufficiale di Marina inglese, per portarsi via il cannone, necessario a Wellington, Juana si innamora di lui ma muore sotto le mura. Ecco (sotto) i tre attori

Il produttore-regista Stanley Kramer è anche lui un personaggio che merita di essere raccontato. Una parte del suo nome ne fa una specie di esploratore. Di questo suo primo "io” ha il caschetto di paglia, gli occhi azzurri abituati a fissare con cattiveria il sole senza batter ciglio, e anche, a volte, la serenità della gente abituata a vivere in una grande natura. L’altra parte, di origine tedesca, fa di lui un signore metodico, corretto, amante del kolossal, spietato nell’accanirsi a volere che soprattutto l’organizzazione sia perfetta.
IL TEMA DEL FILM, secondo gli americani è il seguente: «La forza fisica, mentale e spirituale. La "fede”. Tutto ciò è simboleggiato dal cannone, che rappresenta l’"equilibrio” ottenuto a prezzo di sacrificio, tra l'orgoglio della disciplina, la tradizione, l’intelligenza e la cieca passione di "libertà” della patria, della casa, di se stessi, uniti dalla "donna”, che sempre cederà nella gloria dell’ ''orgoglio” e della "passione”» (dal manifestino pubblicitario distribuito ai visitatori). Per realizzare questo tema si spendono Quattro miliardi di lire. Si prevede che la lavorazione del film sarà finita fra poche settimane.LA PREPARAZIONE del film cominciò nel gennaio del 1955, perchè in tale data Stanley Kramer e Rudolph Sternad arrivarono in Spagna. In un primo tempo, per il personaggio di Juana, si parlò anche di Gina Lollobrigida. Poi venne fatto il contratto a Sofia Loren, per duemila dollari. Già ora la nostra attrice riceve nuove richieste a prezzi maggiorati: siamo attorno ai duecento milioni di lire. Su queste basi il barcollante cinema italiano ben difficilmente potrà contare in futuro sulla collaborazione delle suas attrici più reputate.


Il film potrà essere anche bello, in ogni caso è uno sforzo organizzativo di prim’ordine. Stanley Kramer fa i suoi film come gli americani fanno la guerra, con grande dovizia di mezzi. Si sente però che per lui organizzazione si dice organisierung: l’unica organizzazione che valga è quella tedesca, il film costerà più o meno quattro miliardi di lire. E’ la storia di un cannone gigantesco, fatto in Spagna ai tempi di Napoleone. Tanto grande ed eccezionale che fa gola persino a Sua Maestà Britannica. Ecco perchè un ufficiale della Royal Navy viene spedito in Spagna: vada e ritorni col cannone.
Federico Patellani, «Tempo», anno XVIII, n.31, 2 agosto 1956
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| Federico Patellani, «Tempo», anno XVIII, n.31, 2 agosto 1956 |
Fonte originale: Federico Patellani, «Tempo», anno XVIII, n.31, 2 agosto 1956
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🎭 Conclusioni
L'accurato reportage dai set storici spagnoli evidenzia la straordinaria affermazione internazionale di Sophia Loren, ormai proiettata nel firmamento delle grandi produzioni hollywoodiane. La sua vibrante e spontanea interpretazione di Juana si colloca perfettamente al centro di un gigantesco apparato produttivo da quattro miliardi di lire, magistralmente orchestrato dal metodico regista Stanley Kramer. Divisa tra il travolgente corteggiamento quotidiano di Frank Sinatra e l'algida, aristocratica eleganza di Cary Grant, la diva napoletana dimostra un'eccezionale dedizione fisica e un'intuizione artistica fuori dal comune, confermando le sue radici neorealiste e spingendo il proprio cachet a cifre astronomiche destinate a ridisegnare gli equilibri del cinema italiano.
