Sofia Loren ha paura

I retroscena psicologici e le indagini di Scotland Yard dopo il clamoroso furto di gioielli

Sofia ha paura


Il drammatico e intimo resoconto dello sconvolgimento psicologico che ha colpito Sofia Loren a Londra in seguito al furto milionario dei suoi preziosi gioielli. Nel lussuoso isolamento protetto di Elstree, tra guardie notturne con cani lupo, lettere di solidarietà da tutto il mondo e le serrate indagini della neonata sezione investigativa di Scotland Yard, si svela l'umanissimo ritratto di una diva ferita nei suoi ricordi più cari.


L’impressione per il furto dei gioielli sconvolge ancora l’attrice, mentre da tutto il mondo le giungono manifestazioni di simpatia: persino un sacerdote cattolico le ha scritto informandola di avére iniziato una novena per lei.

Londra, giugno

«Io dovrei andare di sopra a preparare la stanza della signora, mi accompagna?» mi chiese Franca, la cameriera di Sofìa Loren, con aria un po’ imbarazzata e preoccupata. Scherzai all'idea che avessero paura dei ladri quando avevano già visitato quella casa, ma Sofia mi guardò con uno sguardo serio, di rimprovero. «Non è solo Franca che ha paura di restare sola in casa o in una stanza», disse,«ma ho paura anche io e ha paura anche Maria Angelini.» «Paura di che?» «Paura della paura» rispose Franca incamminandosi senza troppa sicurezza. «Ogni volta che ne parliamo o ci pensiamo», disse Maria Angelini, la parrucchiera di Sofia,«ci tornano i brividi, como se fossero ancora presenti in questa casa, dietro una porta o nell’ombra del caminetto.»

Ci fu una lunga pausa di silenzio. Sofia guardò dietro la porta e nell’ombra del caminetto, ma non disse nulla. «Dalla prima sera», aggiunse poco dopo, «mi è rimasta addosso una specie di fastidio fisico, una emozione ritardata ed ogni scricchiolìo, ogni rumore, ogni squillo di telefono mi fanno trasalire, in questa casa. E cosi succede anche a Maria e a Franca. In un primo tempo avevamo pensato di cambiare, di andare ad abitarne da un’altra parte, ma per le tre settimane che ci sono rimaste non ci conviene fare tanti spostamenti.»

Ogni sera, alle sette e mezzo, arriva al cottage norvegese del «Country Club» di Elstree una piccola giardinetta verde: ne scendono due donne di mezza età e due magnifici lupi tedeschi. Una delle donne rimane a passeggiare con i lupi attorno alla casa per tutta la notte, l’altra riporta la macchina a Londra e torna l'indomani mattina. Il costo di questo servizio notturno di guardia è stato concordato in cinque sterline al giorno e le due sorelle proprietarie dei cani ne sembrano pienamente soddisfatte. Sono imbacuccate di cappotti e panni caldi, portano ai piedi grossi stivali di gomma perché la notte piove quasi sempre e svolgono il loro incarico con molta sagacia. Scambiano due parole con i proprietari della casa solo la sera e la mattina quando accettano volentieri una tazza di tè bollente e una fetta di fruit-cake.

Sofia Loren si confessa a cuore aperto nel soggiorno del country club inglese

Dal momento del loro arrivo tutte le uscite della casa sono prudentemente sprangate e nessuno dei suoi abitanti pensa più ad uscire o ad affacciarsi. Questo è facilitato del resto dagli orari di lavoro di Sofìa che, dovendo alzarsi tutte le mattine alle sei e mezzo per andare al lavoro, si sente cadere dal sonno già quando sono le nove e mezzo di sera.

« Quando penso ai miei gioielli» riprese Sofia, «ho un gran desiderio di vedere dove sono, dove li hanno nascosti, come sono ridotti. Per me erano qualcosa più che gioielli, degli elementi vivi della mia vita, dei ricordi palpabili. A volte mi domando come sia il ladro, se giovane o vecchio, se alto o basso, se violento o scaltro. Vorrei proprio vederlo, ma senza essere vista: se domani lo catturassero non vorrei avere un confronto con lui. D'altra parte non credo sia necessario, vero?» Maria Angelini si fece seria :«Io l'ho già sognato due o tre volte» disse, «ma non so disegnare e non so spiegare come sia: so solo che ha una brutta faccia».

« L'unica che forse lo ha visto è stata Franca», intervenne Basilio Franchina, il solo uomo che vive con loro, «ma non ricorda i lineamenti.» Franca si fece più pallida, evidentemente non le piaceva ripetere per l’ennesima volta quella storia e lo fece un po’ a malincuore: «Beh, due giorni prima si era fermata una macchina vicino alla serra e due giovanotti avevano girato un po' attorno alla casa, ma credevo fossero amici del giardiniere e non ci ho fatto caso. Poi l’indomani è venuta un’altra macchina, bianca e rosa, con due uomini e due ragazze, una era bionda, e chiesero se si poteva affittare lo chalet per una festa. Avevano facce qualunque, rivedendole forse saprei riconoscerle, ma cosi non so». «La polizia», aggiunse Sofia, «ci ha fatto vedere molte foto, ma è difficile: quando sono fotografati da loro hanno tutti la faccia da delinquenti. Quella che mi ha maggiormente colpito è una foto scattata al derby, con il teleobiettivo, due giorni dopo il furto: di un giovanotto e una ragazza con gli occhi gonfi di pianto e una piega amara, nella bocca. La polizia sospettava il giovanotto, ma non l’avevano mai visto e per loro è più difficile agire in queste condizioni, perché devono provarne la colpevolezza prima di poterlo arrestare.»

La prima cosa che Sofia ha detto quando si è resa conto del furto dei gioielli è stato un semplice: «Non è giusto, non è giusto». E ancora oggi pensa nello stesso modo, perché il valore di essi andava oltre quello reale valutabile sul mercato. Avrebbe forse sofferto nello stesso modo se le avessero rubato le sue lettere d'amore o le avessero distrutto la casa che acquistò con i suoi primi guadagni. Perché le due broches di brillanti che si possono unire a formare un bracciale o usare come clips sono un regalo di Ponti per il film L’oro di Napoli, la collana di smeraldi montata in oro con relativi orecchini è il regalo che si fece da sola alla fine di La donna del fiume, le perle bianche e nere con orecchini e anello erano un regalo di Ponti per La fortuna di essere donna, gli orecchini a margherita con la perla in mezzo, il brillante da mignolo, l'anello d’oro antico con zaffiri, rubini e brillanti erano acquisti fatti per i primi guadagni americani. Mentre con Un marito per Cinzia aveva acquistato collana, anello e orecchini di zaffiri, con Olympia aveva comperato la spilla a forma di rametto con brillanti e la collana di perle antiche. Per il suo ultimo compleanno, l'estate scorsa a Capri, Ponti le aveva regalato il collier di rubini, valutato sessanta milioni.

Quando parla dei suoi gioielli Sofia diventa sentimentale e non finisce mai di dire :«C’era anche questo, c’era anche quello, e il regalo del tale e il ricordo del tal altro». Stavano in una valigetta nera pesante e preziosissima che Sofia si era fatta fare in Svizzera tre anni fa. Prima di allora usava una borsa da viaggio meno importante e meno adatta ad attirare l'occhio dei ladri. Qualche volta, come quando era stata a girare un film in Arizona, aveva pensato di nasconderli nella biancheria, perché non esisteva un albergo con una cassaforte. La verità è che questi gioielli erano stati quasi sempre assicurati nei vari Paesi (l'ultima volta che era stata in Inghilterra, per esempio) e se non ci fosse stato di mezzo il week-end lo sarebbero stati anche questa volta. Ma il ladro è stato più tempestivo.

Un primo piano intimo e malinconico di Sofia Loren dopo l'incidente

« Da quando mi hanno rubato i gioielli, non tengo più nemmeno il mio diario» dice Sofia. Ci scriveva più che pensieri e notazioni, tutti gli incontri che faceva e tutti gli撈episodi più curiosi che le accadevano giorno dopo giorno. Ma continua a firmare lettere e fotografie per gli ammiratori, che specialmente dopo la notizia del furto le hanno scritto da tutte le parti del mondo. Gli inglesi in genere le chiedono scusa perché l'incidente è accaduto proprio nel loro Paese, i francesi le mandano regalini (una croce d’oro da attaccare a una catenina, un vasetto d’argento, un bracciale in filigrana d’oro), gli italiani le chiedono soldi (ora che hanno saputo che è così ricca) e gli scandinavi cercano di farla sorridere con degli scherzi. Una coppia di svedesi le ha inviato una buffa collana di vetri colorati con una letterina di questo tenore: «Abbiamo riso tanto comperandola che pensiamo farà sorridere anche lei». Un prete di Crema ha promesso invece novene per il ritrovamento dei gioielli, senza dimenticarsi di dire che se le novene sortissero un buon risultato la sua chiesa ha bisogno di qualche milioncino.

L'euforico sovrintendente

Sofia sorride senza ironia: le fa piacere che in un modo o nell’altro la gente si ricordi di lei in questo momento, che soprattutto le donne, povere e ricche, la capiscano. E perfino quando parla del ladro si lascia prendere la mano dalla sua indulgenza :«Non so se potrei condannarlo. E se ne aveva bisogno? Chi può dire cosa l’ha spinto? Forse non è così cattivo e malvagio come pensiamo. Se dipendesse da me forse non gli farei niente, ma la giustizia inglese sembra decisa a dargli almeno quattordici anni di carcere». Non per niente diciottomila agenti stanno con le orecchie tese, pronti a scattare al minimo indizio, a raccogliere la più piccola informazione, a battere tutte le piste. Oltre che il più grosso furto di gioielli effettuato in Inghilterra, il caso Loren rappresenta anche un punto d'onore per la più famosa polizia del mondo.

Chiacchierando così del più e del meno si erano fatte le dieci di sera: Sofia era stanca e diede il segnale del riposo per tutti. Ma proprio in quel momento i cani di guardia abbaiarono. After un attimo di incertezza le tre donne corsero a spiare dai vetri delle finestre. Poi Franca disse: «È la macchina della polizia» e tutti rimasero in silenzio, perché la visita non era stata preavvisata e da qualche giorno Scotland Yard non aveva dato notizie.

Il sovrintendente Shepherd ed il suo aiutante Mac Leod entrarono con aria sicura e sorridente. «Siamo venuti a fare una visita» dissero «passavamo di qua e prima di tornare in ufficio...» Sofia li guardò cercando di scoprire subito se portavano buone o cattive notizie, ma stette al gioco e li fece accomodare iniziando un discorso qualunque, «Bevono qualcosa?» Mr. Sherpherd e Mr. Mac Leod si schermirono, ma finirono per accettare una vodka, poi un caffè, poi un secondo caffè. Si trattennero infatti fino a mezzanotte, scherzando sul loro lavoro, sui tentativi fatti, sulle tante altre operazioni che avevano da svolgere oltre a quella riguardante i gioielli di Sofia. Shepherd, in particolare, sembrava divertirsi a tenere tutti in sospeso: era euforico, allegro, sorridente, pronto alla battuta.

Fisicamente mi ricordava George Sanders e Raimondo Vianello, ma con, sotto una apparente bonomia, un carattere duro, un polso di ferro, un violento spirito di corpo. Sofia ne rimase impressionata quando spiegò, con pochi gesti essenziali. como catturano i delinquenti o come irrompono nelle loro case alle quattro del mattino.

Sofia non resisteva più: voleva domandare, voleva sapere. E Mac Leod, finita la vodka, le venne in aiuto. «Miss Loren» disse «non abbiamo ancora trovato i gioielli, ma possiamo assicurarle che sono ancora a Londra, nascosti in un piccolo posto e ancora intatti. Non sappiamo quando potremo averli e quando potremo avere le prove per catturare il delinquente, ma sappiamo praticamente di chi si tratta. Ci sono, insomma, buone speranze.» Shepherd sorrideva, più che sorridere gongolava studiando la reazione di Sofìa e degli altri. «Una di queste notti» aggiunse dopo un poco «muoveremo le nostre maglie e arriveremo a mettere le mani sui gioielli e sul ladro. Una di queste notti verso le quattro, mentre lei e la gran parte della città dorme tranquilla.» Digrignò i denti, divertito.

« Dovendo classificare tra uno e dieci i delitti avvenuti in Inghilterra negli ultimi anni» chiesi «a che grado della scala sta il caso Loren?» Shepherd non mi lasciò nemmeno finire. «Certamente al primo posto, altrimenti non me ne occuperei io.» Sofia sembrò un po’ sorpresa e quasi compiaciuta. «Ho letto sui giornali che questa è la prima operazione importante della vostra nuova Brain Squad, è vero?» Questa volta fu il sovrintendente Shepherd ed apparire compiaciuto per l’interessamento della diva. «Si chiama Intelligence Criminal Bureau, è stata costituita appena due mesi fa e con gli stessi criteri che hanno reso famoso nel mondo l'Intelligence Service: cerchiamo di applicare su scala nazionale, nel campo del delitto, gli stessi sistemi usati per lo spionaggio Internazionale in modo da avere agenti segreti in ogni ambiente per qualsiasi tipo di misfatto. Un sistema forse più lento per raggiungere i colpevoli, ma anche più sicuro. Una specie di uovo di Colombo.»

Qualcosa di positivo

Sorrise ancora, centellinò il suo caffè ed estrasse una scatola di sigarette in cui n’era rimasta una sola. Il suo aiutante lo fissò insistentemente senza parlare. Shepherd estrasse allora un'altra scatola in cui c’era una sigaretta sola e la porse a Mac Leod. «Lo facciamo per non fumare troppo» spiegò «abbiamo le tasche piene di scatole con una sola sigaretta e questo serve da freno, perché la fine di un pacchetto è la fine di un pacchetto.»

«Sa» scherzò Mac Leod«a casa ho moglie e due figli che mi attendono un po’ seccati.» «Io invece» continuò ridendo Shepherd «ho tre mogli e nessun figlio, ma sono più seccate che mai.» Sofia non li aveva mai visti così di buon umore e questo le faceva sperare bene: dopo tanti giorni le tornava improvvisamente l’allegria. Perciò fu divertente, vivace, serena fino a quando il sovrintendente e il suo aiutante se ne andarono dopo averle mostrato e averle fatto toccare i loro portafortuna: una giada Shepherd e un gemello d'argento Mac Leod.

La serata si concludeva dunque con qualcosa di positivo dopo tanti giorni di incertezza. Sofia fu tentata di chiamare Ponti e informarlo di tutto. Ma si ricordò di aver promesso il segreto. Rimanemmo perciò a discutere ancora sulle varie ipotesi e sul vero significato della visita del sovrintendente. «Questa notte tornerò a dormire da sola nella mia stanza» disse Sofia«questa chiacchierata mi ha fatto bene.» «Le luci però le lasciamo accese» disse Franca. «Va bene, lascia le luci accese.» Poi si rivolse a me. «Ormai è tardi, che vai a fare a Londra, dormi qui anche tu.»«Ma ho il mio albergo.» «No, rimani, dai retta: con un uomo di più, in casa, stiamo più tranquille.»

Giorgio Salvioni, «Epoca», anno XI, n.507, 19 giugno 1960


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Giorgio Salvioni, «Epoca», anno XI, n.507, 19 giugno 1960

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: Giorgio Salvioni, «Epoca», anno XI, n.507, 19 giugno 1960
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

Questo suggestivo e teso resoconto d'epoca firmato da Giorgio Salvioni delinea mirabilmente l'intimo trauma di Sofia Loren di fronte alla violazione della propria sfera privata. Dietro lo sfarzo delle produzioni internazionali e la ricchezza economica accumulata, il furto di Londra assume i contorni di un doloroso strappo affettivo, poiché priva l'attrice dei preziosi pegni d'amore regalati da Carlo Ponti e legati ai suoi più felici trionfi, da L'oro di Napoli a Un marito per Cinzia. La sorprendente visita notturna al country club di Elstree da parte del sovrintendente Shepherd e del suo aiutante Mac Leod squarcia però il velo dell'angoscia, introducendo i sofisticati metodi investigativi del nuovissimo Intelligence Criminal Bureau. Sospesa tra la solidarietà planetaria dei suoi ammiratori e il rigore di Scotland Yard, la grande attrice napoletana ritrova infine un pizzico di serenità, rivendicando con indulgente umanità la propria sincera vicinanza alla gente comune.