I due marescialli

E' una ciofeca, e allora ditelo che è una ciofeca e non scrivete 'Caffè dello sport', scrivete 'Ciofeca dello sport'!

Antonio Capurro

Inizio riprese: ottobre 1961, Stabilimenti Titanus Farnesina, Roma
Autorizzazione censura e distribuzione: 5 dicembre 1961 - Incasso lire 536.513.000 - Spettatori 2.765.531


Titolo originale I due marescialli
Paese Italia - Anno 1962 - Durata 98 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico / Commedia - Regia Sergio Corbucci - Soggetto Totò, Ugo Guerra, Marcello Fondato, Sandro Continenza, Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi - Sceneggiatura Sandro Continenza, Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi - Produttore Gianni Buffardi per Cineriz, Roma - Fotografia Enzo Barboni - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Piero Piccioni - Scenografia Giorgio Giovannini - Costumi Giuliano Papi


Totò: Antonio Capurro - Vittorio De Sica: il maresciallo Vittorio Cotone - Gianni Agus: il podestà Pennica - Arturo Bragaglia: don Nicola - Franco Giacobini: Basilio Meneghetti, il ladro di galline - Elvy Lissiak: Vanda - Roland von Barthrop: il comandante tedesco Kesserl - Olimpia Cavalli: Immacolata di Rosa, la fidanzata di Cotone - Mario Laurentino: il medico - Riccardo Olivieri: Carlo - Inger Milton: Lia - Bruno Coreli: l'avvocato Benegatti - Mimmo Poli: il portalettere - Mario De Simone: il derubato alla stazione - Mario Castellani: il ladro - Edgardo Siroli: un miliziano


I_due_marescialliSoggetto

L'8 settembre 1943 (giorno dell'armistizio di Cassibile), nella stazione ferroviaria di Scalitto, il maresciallo dei Carabinieri Cotone (Vittorio De Sica) sorprende il ladruncolo Antonio Capurro (Totò) che, travestito da prete, aveva appena rubato una valigia ad un viaggiatore. Ma mentre il maresciallo sta per catturare Capurro, un bombardamento distrugge la stazione e fa si che, tra la confusione e i feriti, Capurro si appropri della divisa del maresciallo e scappi. Non senza aver fatto prima indossare al povero Cotone, ancora svenuto, l'abito talare.I due si ritroveranno poi nello stesso paesello di campagna, Scalitto: l'uno, Capurro, nei panni del falso maresciallo, a presidiare il paese al servizio dei tedeschi e del podestà fascista; mentre l'altro, Cotone, nei panni del falso prete si ritrova rifugiato in una chiesa insieme ad una ebrea, un partigiano e un americano, intento a capeggiare la resistenza locale guidata proprio dal"nemico" Capurro. Il prete Cotone riesce a convincere Capurro a fare il doppiogioco, continuando a fingersi un maresciallo disposto a collaborare con i tedeschi. Non mancano situazioni comiche e paradossali, dovute al fatto che Cotone non sa comportarsi da vero prete, così come il ladro Capurro deve improvvisarsi carabiniere. A complicare le cose c'è anche l'arrivo in paese di Immacolata, la fidanzata di Cotone: per salvare le apparenze, i nostri eroi sono costretti ad inscenare un falso matrimonio fra la donna ed il finto maresciallo, celebrato dal finto prete Cotone, che però è il vero fidanzato di Immacolata. Ma proprio nell'imminenza della Liberazione del paese da parte degli Alleati, il partigiano e l'americano vengono catturati e rinchiusi in cella. Di fronte alla prospettiva che degli innocenti vengano fucilati, Capurro ha un soprassalto di dignità e, conscio di dover onorare la divisa che indossa, utilizza la dinamite in suo possesso per liberare i due, pur sapendo che con ciò verrà scoperto dai tedeschi. Capurro viene così avviato all'esecuzione, nonostante Cotone si sia inutilmente affannato a dichiarare che il vero maresciallo fosse lui. Vent'anni dopo, il maresciallo e la sua famiglia si trovano nuovamente nella stazione ferroviaria di Scalitto. Il povero Cotone, ormai a riposo, per anni ha cercato notizie di Capurro senza averne più trovato traccia, ma restando convinto comunque che alla fine la divisa da carabiniere avesse redento il ladro. Ma proprio sul marciapiede della stazione si vede sfilare da sotto il naso la propria valigia da un ladro vestito da frate domenicano, che altri non è che il vecchio amico/nemico Capurro, ancora vivo e operante.

Critica e curiosità

La trama iniziale si basava sulla rivalità tra un maresciallo di pubblica sicurezza e un maresciallo dei carabinieri impegnati nella medesima indagine ma dopo l’intervento della censura il soggetto cambia radicalmente: De Sica conserva la qualifica (anche per ricollegarsi al popolarissimo personaggio interpretato nei Pane, amore e...) mentre Totò si trasforma in un ladruncolo che l’otto settembre del ’43 ruba la divisa al maresciallo lasciandogli in cambio una tonaca da prete. Il ladro e finto maresciallo Totò, il finto prete ma vero maresciallo De Sica, più Gianni Agus, gerarca sopra le righe, urlano e si agitano immettendo un po’ di sana comicità teatrale nel nuovo filone un po’ ipocrita del cinema resistenziale.Si tratta di una commedia con toni comici, avente come protagonisti Totò (Antonio Capurro) e Vittorio De Sica (Vittorio Cotone). La storia tocca anche momenti drammatici, come l'avvio all'esecuzione di Capurro su una camionetta che Cotone insegue per un po' senza poter fare nulla. In un primo momento la sceneggiatura prevedeva che il film narrasse della rivalità tra un maresciallo di pubblica sicurezza e un maresciallo dei carabinieri impegnati nella medesima indagine , ma la solita censura costringe gli autori a modificare completamente la trama. Durante la prima settimana di lavorazione Corbucci è impegnato su due fronti: la mattina è sul set per concludere le riprese del suo "Romolo e Remo" e il pomeriggio gira"I due marescialli" , lo stesso capita a Vittorio De Sica che di mattina è impegnato con le riprese per un episodio del "Boccaccio '70" e il pomeriggio è con Totò.

La moglie del Podestà Pennica (Gianni Agus) è interpretata da Nori Corbucci, allora compagna del regista e aiuto costumista del film: ruolo affidato da Sergio Corbucci durante le riprese per risparmiare sulle comparse minori.

Per le riprese viene usata un tipo particolare di pellicola che non necessita di molta luce onde evitare fastidi alla vista già precaria di Totò. Buoni gli incassi del film anche se non eccezionali.Il film è stato girato con una particolare pellicola che non necessita di molta luce, in modo da evitare inutili affaticamenti alla già precaria vista del povero Totò.

L'ultima scena del film, in cui De Sica rincorre Totò, si può avvertire chiaramente che sul grande maestro del neorealismo è usato un doppiatore: curiosità delle curiosità, si tratta di Carlo Croccolo, che era solito doppiare proprio il Principe, specie quando i peggioramenti della vista gli rendevano arduo leggere i copioni e doppiarsi da solo. Finite le riprese, il montaggio e doppiaggio si resero conto che mancava qualche scena, così richiamarono De Sica e Totò per l'integrazione delle voci, ma i due nel frattempo si erano impegnati in altri lavori, così nacque l'idea di Carlo Croccolo.

"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998


La censura

1961 I due marescialli intro

Il film ottiene il nulla osta di programmazione in pubblico senza alcun limite di età, alla sola condizione che venga soppressa una battuta di dialogo e tagliata la scena nella quale “si vede un soldato tedesco palpeggiare il sedere di una ragazza”. In allegato i due tagli repertati.

1961 I due marescialli 1Documenti censura del film I due marescialli, 1961 - Fascicolo - Direzione Generale Cinema

1961 I due marescialli 2Documenti censura del film I due marescialli, 1961 - Presentazione - Direzione Generale Cinema


Così la stampa dell'epoca

Nel 1951, quando sua figlia Liliana decise di sposarsi, Antonio de Curtis era talmente corrucciato che si rifiutò di partecipare alla celebrazione. Dieci anni dopo la situazione è migliorata. Liliana è tornata a frequentare la casa del padre, è diventata una buona amica di Franca Faldini. Suo marito Gianni Buffardi, che nel cinema ha mosso i primi passi, prosegue la sua carriera lavorando proprio con il suocero. Si occupa di produzione, organizzando film che vengono finanziati ora dalla Cineriz ora dalla Titanus.

Alberto Anile


Totò interpreta Antonio Capurro. Siamo in tempo di guerra. Antonio Capurro, ladro di professione, mentre ruba una valigia travestito da prete viene arrestato nella stazione ferroviaria di Scalitto dal maresciallo dei carabinieri Antonio Cotone (Vittorio De Sica), che da anni gli dà la caccia. Ma proprio in quel momento, sopraggiunge un bombardamento, che consente a Capurro di scappare scambiandosi gli abiti col maresciallo svenuto: lui indossa la divisa da maresciallo e Cotone si ritrova con la tonaca.

Matilde Amorosi


Questo film ha subito una completa metamorfosi dalla prima stesura alla realizzazione definitiva: in partenza doveva essere un film satirico sulla rivalità di un maresciallo dei carabinieri e di un maresciallo di Pubblica sicurezza che si trovano impegnati in una stessa indagine. Ma approfondire questo argomento era più pericoloso che far fucilare Totò. Cominciarono quindi le modifiche al copione, e alla fine del testo originale era rimasto solo il titolo: I duemarescialli.

«La fiera del cinema», 1961

1961 06 01 La Stampa I due marescialli intro

Roma 31 maggio.

Vittorio De Sica e Totò saranno insieme in un film le cui riprese cominceranno nel mese di agosto. I due attori meglio pagati del cinema italiano interpreteranno i ruoli di due marescialli dei carabinieri. Il film è ambientato nel periodo della Resistenza e si riallaccia al tema di «Tutti a casa». La regìa sarà di Sergio Corbucci.

Attualmente gli autori e soggettisti Bruno Corbucci, Giovanna Grimaldi e Sandro Continenza stanno portando a termine la sceneggiatura di quello che dovrebbe essere il più comico atto dell'ultima guerra.

Vittorio De Sica torna al ruolo del maresciallo, da lui reso celebre con la serie dei film «Pane e amore» e con altre pellicole girate con Alberto Sordi.

«La Stampa», 1 giugno 1961


1961 11 11 Tempo I due marescialli intro

Nel loro nuovo film, “I due marescialli”, De Sica e Totò giocano a guardie e ladri in un allegro girotondo, alternando le tonache alle uniformi

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Due immagini di Vittorio De Sica, sempre nei panni di un falso sacerdote, mentre gioca al pallone sotto lo sguardo dei suoi piccoli amici. ”I due marescialli”, diretto dal regista Sergio Corbucci, racconta una vicenda del tempo di guerra: il maresciallo Vittorio Cetone (De Sica) viaggia su un treno attaccato da una formazione di bombardieri. Un ladro travestito da prete (Totò) che ha preso posto sullo stesso convoglio approfitta del trambusto e del fatto che il maresciallo sia svenuto per rubargli l’uniforme e per rivestirlo della sua tonaca. Arriva l’8 settembre e le cose si mettono male anche per il maresciallo che pensa di tenersi la sua tonaca per sfuggire ai tedeschi. E comincia una serie di equivoci e di avventure eroicomiche di Totò e di De Sica: il povero Totò rischia anche la morte, ma arrivano le colonne americane a salvargli la vita. De Sica ha appena finito di dirigere ”La riffa”, un episodio di "Boccaccio ’70” e si prepara per la regia dei "Sequestrati di Altona” di Sartre, che girerà ad Amburgo e avrà come interpreti principali Sofia Loren e, probabilmente, Kirk Douglas.

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De Sica, fìnto sacerdote, in una pausa della lavorazione gioca al pallone con alcuni bambini. Inger Milton (nella fotografia a destra) è la protagonista femminile dei "Due marescialli”. Ha sedici anni ed è nata a Stoccolma; vive a Roma da alcuni mesi insieme a due sorelle. Fino ad oggi, Inger è soltanto fugacemente comparsa in alcune scene del film ”Le italiane e l’amore”.

«Tempo», anno XXIII, n.45, 11 novembre 1961


Un maresciallo dei carabinieri travestito da prete per sfuggire ai tedeschi dopo l'8 settembre e un ladruncolo che per vestire la divisa dell'Arma viene scambiato per l'autentico maresciallo sono gli spassosi protagonisti di questa briosa e divertente commedia.

E' facile intuire quali siano gli sviluppi dell'azione che procede tra un equivoco e l'altro tutta intessuta di situazioni amene fino alla sua logica conclusione riassumibile nel vetusto adagio: «l'abito non fa il monaco».

L'humor è di buona lega - gusto e misura difettano solo in qualche scena - ; il ritmo è vivace e scorrevole e le trovate sufficientemente originali e divertenti. Buona parte del successo si deve comunque indubbiamente ai due interpreti - Vittorio De Sica e Totò - una coppia di assi ben affiatata dalle non comuni risorse umoristiche. La regia è di Sergio Corbucci.

Vice, «Il Tempo», 23 dicembre 1961


1961 12 23 Il Paese I due marescialli intro

Farsetta senza troppe pretese che prende l'avvio dagli avvenimenti dell'8 settembre 1943. Totò fa il ladro, contando sulla fiducia che gli conferisce un abusivo abito talare; De Sica è invece il maresciallo, vittima della sua abilità. Poi, nei momenti drammatici dell'occupazione tedesca, Totò commette l'imprudenza di andare la giro vestito da sottufficiale dei CC, correndo l'alea di comprensibili disavventure. Rischia anche il plotone d'esecuzione. Ma tutto finisce bene a guerra finita, ancora vestito da frate, riprende il suo posto di ladro-trasformista. La vittima è sempre il maresciallo De Sica.

Vice, «Il Paese», 23 dicembre 1961


1961 12 23 Il Messaggero I due marescialli intro

L'Arma Benemerita continua ad interessare i produttori e ad ispirare i registi. Dopo «Il Carabiniere», abbiamo ora «I due marescialli» e tutto lascia supporre che avremo presto «I tre capitani». E’ il settembre del 1943. Alla stazione di un piccolo paese arroccato sui monti della Ciociaria il maresciallo dei carabinieri Vittorio Cotone (De Sica) sta procedendo all'arresto del finto sacerdote Antonio Capurro (Totò) sorpreso a rubare una valigia, quando arrivano per un bombardamento a tappeto le fortezze volanti americane. Travolti nel crollo del fabbricato della stazione, il primo a riprendersi dallo stordimento è Totò che si affretta a indossare la divisa di De Sica svenuto e a rivestire questi con la tonaca di cui egli si sbarazza. Il giorno dopo Totò sotto le spoglie del maresciallo Cotone viene irreggimentato dai tedeschi e posto a capo della polizia dal paese: mentre De Sica, raccolto svenuto alla stazione, e trovata ospitalità in canonica, ritiene opportuno, date le circostanze, mantenere il travestimento impostogli.

Questa è la trovata del film che si sviluppa poi in una catena di episodi nel quali vediamo i nostri due eroi impegnati a tutelare la popolazione dalla tracotanza del tedeschi e dai soprusi del fascisti fino al giorno dell'arrivo delle truppe americane che riescono a salvare il compromesso maresciallo Totò dal plotone di esecuzione tedesco. Sergio Corbucci ha manipolato questo film: una specie di polpettone dove troviamo di tutto un po': da «Guardie e ladri» a «Pane amore e fantasia», a «La Ciociara», al «Generale della Rovere», e chi più ne ricorda più ne metta.

Vice, «Il Messaggero», 23 dicembre 1961


1961 12 24 Momento Sera I due marescialli intro

Continua la serie dei film comici con Totò, che questa volta è un falso maresciallo dei carabinieri alle prese col tedeschi durante l'occupazione, fino all'arrivo degli americani. Gli è al fianco Vittorio De Sica, autentico maresciallo dell'arma benemerita ed entrambi gli attori si danno al trasformismo ed ai fregolismo, coinvolti come sono in situazioni volte in farsa anche se apparentemente serie.

Ha diretto il film con buon mestiere (e come non si poteva altrimenti) Sergio Corbucci.

Franco Callari, «Momento Sera», 24 dicembre 1961


Una farsa amena che per la mimica di Totò, in special modo, diverte il pubblico e lo fa ridere [...] Recitato benissimo dai due compari Totò e De Sica, / due marescialli rappresenta il miglior film di Sergio Corbucci dal 1951.

Franco Maria Pranzo, «Corriere Lombardo», 19 gennaio 1962


1962 01 19 Corriere della Sera I due marescialli intro

Sebbene tenda alla porpora cardinalizia, Vittorio De Sica non sta affatto a disagio nella tonaca del prete di campagna. La indossa ne i due marescialli, di Sergio Corbucci, ma è una veste che non gli tocca; ancora una volta, egli è maresciallo dei carabinieri, come all’epoca di «Pane e amore». Mentre Totò, che è un ladruncolo, come in tanti altri film, è camuffato da maresciallo. Avviene in un paese occupato dai tedeschi, durante l’ultimo anno di guerra; immischiati in certe imprese della Resistenza disorganizzata e avventurosa del sud, i due sono costretti a simulare di essere ciò che non sono. Falso sacerdote e falso maresciallo, nemici in tempo di pace, divengono alleati in tempo di guerra, schivando come possono la ferocia degli hitleriani e dei loro complici fascisti.

Movimentato, in un continuo andante mosso, per tutta la prima parte, nel gioco faceto degli equivoci, il film si appesantisce nei patetico verso la fine, quando tende al drammatico, abbandonando le risorse della farsa. De Sica e Totò, pur nello schema dei personaggi prefabbricati, hanno il merito di determinare, spesso improvvisando, il clima di bonaria allegria che caratterizza i due terzi del film. Con essi, Arturo Bragaglia, Gianni Agus, Elvi Lissiak, Roland Bartrop.

lan. (Arturo Lanocita), «Corriere della Sera», 19 gennaio 1962


1962 01 19 Corriere Info I due marescialli intro

Un film che vuol far ridere: e vi riesce. Ma che rivela qualche altra ambizione. Attinge alla vena di «Guardie e ladri», ma, la figura del ladruncolo che, dentro la divisa di maresciallo dei carabinieri, ritrova una sua dignità, di fronte alla minaccia di morte, è sfiorata dalla memoria di illustri modelli: forse, il generale Della Rovere.

Se Totò è un falso maresciallo, De Sica è un falso sacerdote, sullo sfondo dell’8 settembre e della Resistenza, in un paese del Sud. La commedia degli equivoci — che ha puntate semiserie e patetiche — ha frammenti molto brillanti. I due attori gareggiano in bravura. Il regista non li disturba.

«Corriere dell'Informazione», 19 gennaio 1962


Poteva essere un film serio o una commedia grottesca: disponendo di attori come Totò e De Sica, ma non di idee, gli sceneggiatori, hanno preferito mettere assieme una farsa sgangherata e inconcludente [...] Le trovate sono rare e i due interpreti principali ne approfittano per trame tutti gli effetti possibili: Totò con consumata gigioneria, De Sica con una stanchezza mal dissimulata.

Valentino De Carlo, «La Notte», 20 gennaio 1962



I documenti


L'ufficiale nazista e il postino

Ufficiale nazista postino

Da notare una caratteristica di due personaggi, o meglio dei due rispettivi interpreti. I due personaggi sono quelli dell'ufficiale tedesco e del portalettere. Queste due tipologie compaiono anche in altri due film di Totò: l'ufficiale tedesco ne "I due colonnelli" (ricorderete, la sua frase, "ho carta bianca…") e ne "I due marescialli" (l'ufficiale che, durante un discorso, viene ridicolizzato dalla fragorosa pernacchia del finto maresciallo Totò), mentre il portalettere maltrattato nel film "Totò Diabolicus" ed ancora ne "I due marescialli". Ebbene gli attori chiamati a interpretare le due parti sono sempre gli stessi: nel caso dell'ufficiale tedesco, Roland Von Barthrop, nel caso del portalettere, Mimmo Poli


Fotogrammi tratti dai film "I due marescialli", 1961 "I due colonnelli", 1962 "Totò diabolicus", 1962


Totò era proprio felice di avere accanto nel film un attore come De Sica. E quando era felice, dava davvero il massimo. Il rapporto tra i due metteva tenerezza, perché da principio da parte di Totò c’era una grande deferenza e anche una certa timidezza. E lo stesso si riscontrava da parte di De Sica nei confronti di Totò. Insomma, era un minuetto di “Prego, Principe!”. “Ma si figuri, Commendatore!”. Poi, dopo un po’ di giorni attaccarono con il Vitto’ e l'Anto’ e fu una lavorazione straordinaria, fu una gara nobilissima a dare tutte le possibilità di pretesto comico all'altro. Fu un film che feci in un tornado di gioia e anche uno dei più rapidi che abbia mai girato.

Sergio Corbucci


Mi dicevano di tenere le luci più basse che potevo perché dava fastidio alla vista di Totò. In teatro di posa illuminiamo tutto quanto e Totò e De Sica mi dicono: «E la luce?». Dico: «Commendatore, principe, è questa». De Sica, che mi conosceva dai tempi di "Miracolo a Milano" mi fa: «Ma che, mi stai pigliando per il culo? Qua ci si vede sì e no». «È una pellicola nuova, una Triple x...». Gli ho fatto un segno, lui ha capito ed è rimasto zitto. Poi tornano. «E vabbene» mi fa Totò, «ma un naso ce l'ho, un pochino più di luce non guasta».

Enzo Barbonidirettore della fotografia in "I due marescialli" di Sergio Corbucci


La brochure promozionale del film


Due marescialli

Il podestà

Spicca, tra i personaggi non protagonisti de I due marescialli, quello del podestà di Scalitto, interpretato da Gianni Agus. Rappresenta perfettamente l'idea che gli Italiani hanno dei politici, di ieri, di oggi e purtroppo di domani. Prono e ossequioso nei confronti del potente di turno, il tenente tedesco, è duro e cattivo con i più deboli (è un classico caporale, nel senso dato al termine da Totò – Siamo uomini o caporali?).
Indice rilevatore del suo carattere è l'intercalare che ripete di continuo e che sintetizza la sua acquiescenza nei confronti dell'ufficiale tedesco: qualunque cosa questi affermi, il podestà risponde con un perentorio "Senz'altro!". Ovviamente il nostro è pronto a cambiar bandiera al "mutar del vento"; infatti, all'arrivo degli americani, si disfa subito della camicia nera e dei simboli di appartenenza al fascio. Vedete una grande differenza tra questo signore e le decine di parlamentari di oggi che passano da una parte all'altra con la velocità della luce?


Due marescialli

Immacolata

Notevole anche il personaggio della fidanzata del maresciallo, Immacolata, interpretata da Olimpia Cavalli. Questa ragazza non fa che piangere e svenire. L'effetto comico è assicurato!
Totò, nelle vesti del buon Capurro, dinanzi a tante lacrime non può che confondersi e chiamarla Addolorata; il fidanzato, il maresciallo Cotone, non può che sbottare in un: "Immacolata, ma tu piangi sempre!".


Due marescialli

L'ufficiale tedesco e il portalettere

Da notare ancora una caratteristica di due personaggi, o meglio dei due rispettivi interpreti. I due personaggi sono quelli dell'ufficiale tedesco e del portalettere. Questi due tipi di personaggi (un ufficiale tedesco e un portalettere) compaiono anche in altri due film di Totò: l'ufficiale tedesco ne I due colonnelli (ricorderete, la sua frase, "ho carta bianca…"), mentre il portalettere in Totò Diabolicus. Ebbene gli attori chiamati a interpretare le due parti sono sempre gli stessi: nel caso dell'ufficiale tedesco, Roland Von Barthrop, nel caso del portalettere, Mimmo Poli.

quicampania.it


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Mi pare che qualcosa non torni nella vera cronologìa storica, ma non importa più di tanto. Importa il livello di alcuni ottimi attori del film (escludiamo i giovani), superiore al film medesimo, che resta comunque un prodotto gradevole, godibile e discreto. C'è qualche cadutina retorica nel finale, ma il carisma di De Sica e di Totò riescono a renderle digeribili. Impeccabile Agus, sempre perfetto in questi ruoli di gerarchetto fascista, contraddistinto da rigida ortodossìa e da divertenti comportamenti.

  • Difficile che un film sia meno che godibile quando tra gli interpreti annovera De Sica, Totò e una serie di ottimi caratteristi tra cui l'ottimo Agus. Così avviene per questa commedia degli equivoci ambientata nel periodo bellico. Il film è assai godibile anche se nel finale eccede in retorica a causa di una caduta buonista della sceneggiatura. Gli interpreti valgono comunque la visione.

  • Il ladro nei panni del carabiniere e questi in quelli di un prete: da qui una girandola di situazioni ed equivoci nel paesello occupato dai tedeschi dopo l'8 settembre. Totò, De Sica e Agus danno vita a una farsa divertente per la freschezza e il ritmo comico delle scene, incastonate in un plot ben congegnato (anche se tendente al retorico sul finale). Tra gli echi di molti film non solo di Totò (la corsa verso il camion del condannato viene dritta da Rossellini), l'opera si gusta (e molto) solo se ci si lascia andare alla girandola delle gag.

  • Commedia piacevole, ambientata durante l'occupazione nazista, che dimostra come, talvolta, l'abito (in questo caso la divisa da maresciallo dei carabinieri) fa il monaco. Poggiata sulle salde spalle dei due mattatori (ma anche Agus nella parte del podestà è godibissimo, per non dire di Franco Giacobini in quella del rubagalline), è purtroppo inficiata pesantemente da intermezzi che vorrebbero essere seri e che sono invece terribilmente banali (la resistenza ci fa una figura ridicola, i giovani innamorati sono da mani nei capelli). Apprezzabile a metà.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le "prove" per individuare l'autore della pernacchia.

  • Uno dei migliori film di Corbucci: perfettamente in bilico tra comicità e dramma, trainato dalla fenomenale coppia Totò-De Sica (entrambi bravissimi ed entusiasti di lavorare insieme), capacissimi di passare dalla farsa alla tragedia senza ripercussioni per la pellicola. Ottimo anche il cast di contorno (Giacobini bravissimo, ma anche Agus nei panni del podestà) ed efficace la regia di Corbucci. Bella colonna sonora di Piccioni. Da non perdere.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Ti ho cercato per tanto tempo. Volevo dirti che sei... un fetente!".

  • Bellissima pellicola in salsa agro-dolce poco capita e a volte anche sottovalutata. Perché per molti la carriera di Totò passa solo per film come la Malafemmena, Tototruffa o La banda degli onesti. E invece con lo sfondo dell'8 settembre e grazie all'ottima regia di Corbucci ecco un film per ridere ma anche per riflettere. In un gioco dei ruoli senza sosta, dove in realtà nessuno è chi dice di essere, una serie di gag incentrate sugli equivoci e sulla solita verve del Principe. Spalla d'eccellenza un grande De Sica (padre), vero valore aggiunto.

  • Totò e De Sica sono a loro completo agio nei panni di un prete e un maresciallo dei carabinieri; la sintonia è perfetta e riescono a spalleggiarsi a vicenda senza strafare, oltre che a scambiarsi i panni. Anche il contorno regge abbastanza bene; merito di una regia diligente e ordinata capace di sviluppare la storia con sufficiente equilibrio e limitare i momenti di stanca. Molto bravo Gianni Agus, per il quale il termine spalla è assai riduttivo.

  • Ottimo film di Totò, superiore alla media e realizzato in quei primi anni '60 nei quali il grande comico infilò altri capolavori della commedia italiana. Un periodo sicuramente prolifico in cui anche le gag sembrano più riuscite, più divertenti. In questo film, complici un grandissimo De Sica e un Agus in palla, riesce a fondere umorismo e tristezza nel contesto dei fatti dell'8 settembre. Finale melodrammatico che poteva lasciare aperta un porta a nuove evoluzioni del personaggio di Totò. ***1/2• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La pernacchia al tenente Kessler; La lettera del dottore; L'attività di reclutamento di Capurro; La "confessione" telefonica; Il finale.

  • Gran bella regia di Corbucci sul tema "come eravamo nel Ventennio". Un film pieno di italianità, che di questi tempi non guasta, con Totò e De Sica, vecchi lupi dello stesso vizio, che si intendono a meraviglia e sono ottimi protagonisti di una commedia all'italiana di serie A, con una storia avvincente e una sceneggiatura solida, ben integrata dai dialoghi a braccio dei protagonisti. Buono il cast di supporto, che contiene a stento un Totò irrefrenabile che regala alcune delle sue migliori perle. Davvero un bel film, peccato non vederlo!• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La ciofeca dello sport; "Oramai siamo tutti tedeschi!" (Totò) "Italiani, prego" (De Sica); "Canem in chiesa nicht fortunat" (Totò).

  • Brillante commedia giocata sugli equivoci con due straordinari rappresentanti. Non so dire chi sia più a suo agio tra Totò e De Sica. In perfetta simbiosi. Film diretto da un sapido Corbucci che mescola comicità e dramma. Siamo vicino all'armistizio dell'8 settembre. Non sono da meno le "macchiette" Agus e gli altri attori.

  • Questo bellissimo film di Corbucci con Totò e De Sica si inserisce felicemente nel filone “resistenziale” che in quegli anni furoreggia al cinema con film come Tutti a casa, Il federale, Il generale Della Rovere. Il realismo dell’ambientazione bellica si fonde, attraverso una perfetta mescolanza di stili, alla forza comica delle situazioni create intorno allo scambio di persone tra i due protagonisti. Totò, a causa degli eventi, si trasforma da un pulcinellesco rubagalline in un valoroso eroe di guerra. Un film in equilibrio tra farsa, commedia e dramma.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il dialogo tra Totò e il postino Mimo Poli; L'esilarante e italianissima lezione di Totò sulla "pernacchia".

  • Grandiosa interpretazione di Totò in un contesto comico-drammatico. De Sica, invece, irritante come sempre ben rappresenta la confusione nel prendere una decisione dopo il caos dell'8 settembre 1943. Grandiosi sketch comici per un film che si rivela indispensabile nella filmografia del principe De Curtis.

  • Grande classico con Totò e De Sica, è uno dei film "da salvare" dell'attore napoletano con ascendenze nobili. La storia dello scambio di ruoli era già vecchia all'epoca ma funziona, viste anche le tendenze attoriali e caratteriali dei due, piuttosto diverse. Agus è ridotto a ruolo esageratamente macchiettistico. E' uno spaccato dell'epoca che fa ridere e riflettere. Da vedere e rivedere.

  • Credo sia un film sottovalutato, anche se probabilmente quando si vedono sullo schermo due mostri sacri come Totò e Vittorio De Sica le aspettative sono (giustificatamente) alte. Meno impegnato rispetto a I due colonnelli, sotto certi aspetti più esilarante. Ottimo Agus (che sarà poi "persecutore" di Fracchia) e in generale tutto il cast funziona a dovere. Il finale è deludente e tirato: avremmo voluto saperne di più, soprattutto dopo la presa di coscienza del ladro Capurro.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il pernacchio del maresciallo durante il discorso del tenente Kessler, con lo sguardo agghiacciato del postino e di Basilio.

  • Uno dei film più riusciti di Totò: l'accoppiata con De Sica funziona a meraviglia, le gag (tra cui la storica "carta bianca") si sprecano e anche l'ironia relativa al momento storico è piuttosto azzeccata. Ottimi anche i comprimari, tra i quali spicca un fantastico Gianni Agus. Quasi doveroso il flash-forward finale.

  • Ironizza in modo lieve e rispettoso su un momento storico drammatico (lo sbarco degli alleati) fornendo anche spunti di critica, per fortuna limitati, al falso perbenismo. Verosimilmente mette in crisi la netta distinzione tra il bene e il male attraverso un espediente comico tradizionale (la sostituzione e lo scambio di persona) qui utilizzato in modo niente affatto banale, e al quale, pur non mancando trovate comiche specifiche, è affidato il compito di muovere al sorriso.

Foto di scena, video e immagini dal set

Foto Archivio Istituto Luce



Le incongruenze

  1. Quando il soldato tedesco sale al secondo piano della "casa ciusa", ubriaco fradicio, subito inveisce contro la ragazza ebrea. Ma come ha fatto a capire appena entrato che era ebrea, con tutto l'alcol in corpo che aveva oltretutto
  2. Le spalline del tenente tedesco sono grossolane ed approssimative. Va bene l'intento satirico e dissacratorio del film, comunque le spalline di un tenente tedesco erano argentate e con una losanga in rilievo. Nel film invece si vede una spallina scura con due losanghe, che storicamente non è mai esistita nell'esercito tedesco.
  3. Quando Totò viene portato via col camion per la fucilazione, Vittorio De Sica lo saluta per l'ultima volta sul ciglio della strada, mentre nella scena successiva si trova al centro della carreggiata
  4. Quando Totò sposa la moglie di De Sica indossa una divisa da parata dei carabinieri e non si sa dove l'abbia trovata. De Sica alla fine del film mentre rincorre il camion tedesco inossando la divisa da carabiniere sotto la tonaca. Ma non gliela aveva rubata toto all'inizio del film?
  5. Quando Totò ordina al ladro che ha appena arruolato di andare a cucinare il pollo gli dice "ATTENTI! FIANCO DEST DEST" e infatti il ladro prima si mette sull'attenti e poi si gira verso destra ma Totò lo insulta dicendogli "IGNORANTE QUELLA E' LA SINISTRA" ma il ladro aveva eseguito il movimento in modo corretto.

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.

1961-I due marescialli 01

Il punto dove Totò finto maresciallo, in fuga perché sente urlare "al ladro", si scontra con il ladro vero (Franco Giacobini), che aveva appena rubato una gallina), è in via Garibaldi a Castel San Pietro Romano (Roma).

CHIESA E COMANDO DEI CARABINIERI
Due importanti location del film sono come noto localizzate in Piazza San Pietro a Castel San Pietro Romano (Roma):

LA CHIESA DOVE SI RIFUGIA DE SICA
La chiesa dove il vero Comandante Vittorio Cotone (Vittorio De Sica) si rifugia vestendosi da prete...

IL COMANDO DEI CARABINIERI
Nello stesso slargo si trova il comando dei Carabinieri di Scalitto, dove Antonio Capurro (Totò) si spaccia per il comandante Cotone

Il balcone della mitica pernacchia al discorso del Comandante tedesco Kessler (Roland von Bartrop) è quindi questo

La strada dove Vittorio Cotone (Vittorio De Sica) vede i tedeschi portare via Antonio Capurro (Totò) è in Via IV Novembre a Castel San Pietro Romano (Roma)

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "I due marescialli", dal sito quicampania.it
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998