Hollywood vuole dare un marito a Claudia Cardinale

Carriera internazionale e indipendenza personale

Hollywood vuole dare un marito


Nel marzo 1965 Claudia Cardinale si confronta con il sistema hollywoodiano tra strategie di immagine, pressioni sul privato, cinema internazionale, successo europeo, rapporti con Rock Hudson, marketing delle star, indipendenza femminile e il delicato equilibrio tra carriera cinematografica e libertà personale.


“Sei sposata?” è stata la prima domanda che gli esperti di relazioni pubbliche hanno rivolto alla Cardinale appena giunta negli Stati Uniti Alla risposta negativa hanno mostrato la loro disapprovazione. Ma l’attrice, disposta a seguire ogni consiglio quando si tratta del suo lavoro, è ben decisa a non permettere neppure agli americani di interferire nella sua vita sentimentale

Parigi, febbraio

Vi rendete conto? Gli americani ci portano via Claudia Cardinale. Tra non molto anche Catherine Spaak spiccherà il volo. L’ex-signora Capucci fa intendere che, essendo ormai di nazionalità italiana, ella ha diritto di concorrere ai nastri di argento e di vincerne uno come migliore attrice italiana nel 1964. Altrimenti accetta i milioni di Hollywood. L’America è salva. E noi qui? Avremo ancora un motivo di esistere dopo che Catherine ci avrà lasciato? Chi vive nel cinema o del cinema, sa che Hollywood è uno stupefacente, una droga che intossica, logora, corrode. Figuratevi ora che ha ripreso a parlare ad alta voce all’intera popolazione del mondo con il suo esperanto delle immagini! Per non sentirne il richiamo bisogna avere una volontà di tungsteno, come quella di Brigitte Bardot, per la quale, del resto, non è ancora detta l'ultima parola. In Italia si fanno soltanto film che sono apologie delle rotondità sino alla nausea. Una donna che voglia tenere in incognito le proprie forme, deve emigrare.

Il mondo cosiddetto civile è sottoposto a una spasmodica tensione da quando Virna Lisi, alla chetichella, ha "intrallazzato” con Hollywood e, senza salire molte scale, senza battere a molte porte e senza sollecitare molti provini, è andata a "soffiare” la parte a qualche diva che più di lei — straricca — ha bisogno di cibarie. Nessuno in Italia la considerava qualcuno. Dino De Laurentiis le rifiutò un contratto perchè la vedeva (parlo di anni fa) stucchevole. Solo le attrici della televisione potevano temere Virna Lisi. Sulla sua renitenza al successo era fiorita a Roma un’aneddotica. Si diceva, con perfidia, che si "reggeva coi denti". Dal suo esordio, Virna è sempre apparsa fragrante di dentifrici. Belloccia, bene in carne, ricordava le pupattole di lusso, con la epidermide liscia, maiolicata, che dicono papà e mamma. Ma l’autentica Guderian in gonnella con abile strategia si è ora schierata fra le eredi di Mary Pickford e delle sorelle Gish, cui è stata tolta la disposizione alla sofferenza e alle lacrime. La prima occasione di stupore è che Virna ha fatto da sola, senza avere alle spalle, o al fianco, un produttore o un manager.

Claudia Cardinale in versione hollywoodiana fotografata per «Tempo» nel 1965 durante la sua esperienza negli Stati UnitiClaudia Cardinale "versione Hollywood": su un letto d’ottone in sottoveste nera e con i capelli che cadono su un occhio. È la prima volta che l’attrice affronta l’esperienza americana dopo aver girato numerosi film in Europa.

La seconda occasione di sbalordimento ce la offre ora Claudia Cardinale. Anche Claudia va ad Hollywood; c'è già stata e deve tornarvi per interpretare un film-commedia con Rock Hudson. Cos’è, dunque, che induce una diva già affermata a lasciarsi attrarre da Hollywood? Lo chiedo a Claudia e Claudia mi risponde con un ”mah!”, stringendosi nelle spalle. Poi mi spiega, poco convinta, che per un’attrice, Hollywood è un "posto” importante, che la mette in grado di fare una preziosa esperienza. Ma Claudia non se ne mostra punto ghiotta. Solo dopo molta resistenza, tiratavi per i capelli, deve essersi decisa a dire "sì" ad Hollywood. Qualcuno con piglio generalesco deve avere insistito ponendo l’accento su una parola di sei lettere: "dovere”. A un tale richiamo, ma sempre con l’aria di esservi trascinata per i capelli, Claudia chinò la testa. Ma ad Hollywood, ne sono certo, Claudia cercherà di starci con un piede solo, come certi uccelli stanno sul ramo di cui non si fidano.

L’idea di "sfondare” laggiù, forse la persuade, ma certo non la seduce. Qualcuno deve averle detto che, oramai arrivata in Italia all’apice della carriera, era tempo per lei di affrontare cimenti internazionali. Il suo mestiere la interessa, ma è anche una storia di quattrini e di pubblicità. In altre parole lei non ha mai voluto niente: è successo che ha spiccato il volo quasi senza crederci. «Aspetto che mi accada qualcosa... ma non accetto qualsiasi cosa».

Shelley Winters, con la quale ha interpretato Gli indifferenti, le ha spiegato cosa bisogna fare per restare allo zenit: stabilità, programma, controllo dell’immagine. Un piano è indispensabile soprattutto per Claudia, che vigila affinché la sua vita privata resti lontana dalla curiosità pubblica.

Potrà Claudia restare nubile ad Hollywood? Questo interrogativo si affaccia immediatamente. «Non appena sono stata presentata alle mogli dei vari "califfi" di Hollywood la prima domanda è stata: "Lei è sposata?"... Tutti mi guardarono con aria di disapprovazione quando dissi di no...». Claudia ne parla con ironia, ma il messaggio è chiaro: il sistema pretende una vita privata “narrabile”.

Claudia Cardinale nel film Blindfold accanto a Rock Hudson in una scena promozionale pubblicata su «Tempo» nel 1965Il primo film hollywoodiano della Cardinale è "Blindfold" (A occhi bendati), accanto a Rock Hudson, tra spionaggio e commedia internazionale.

Hollywood è una macchina perfetta: analisi del volto, suggerimenti estetici, controllo della dieta, studio del sex-appeal. «Mi mettevano al centro e studiavano il mio sorriso, il profilo, lo sguardo…». Tutto viene calibrato, perfino il rossetto o la frangetta.

Eppure Claudia resta Claudia. Ride, si sottrae, osserva. Non si lascia completamente plasmare. Tra disciplina e istinto, accetta il lavoro ma difende la propria identità.

La verità è che Hollywood non vuole solo un’attrice: vuole una storia. Vuole amori, scandali, matrimoni. E Claudia resiste. Non rifiuta il cinema internazionale, ma rifiuta che le venga imposto un destino sentimentale.

Maurizio Liverani, «Tempo», anno XXVII, n.10, 10 marzo 1965


Logo della rivista «Tempo» pubblicato nell’articolo su Claudia Cardinale del 10 marzo 1965
Maurizio Liverani, «Tempo», anno XXVII, n.10, 10 marzo 1965

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: Maurizio Liverani, «Tempo», anno XXVII, n.10, 10 marzo 1965
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

L’articolo di «Tempo» del 10 marzo 1965 racconta con lucidità il confronto tra Claudia Cardinale e il sistema hollywoodiano, evidenziando il contrasto tra star system americano, costruzione mediatica della diva, pressione sul matrimonio, controllo dell’immagine pubblica, marketing delle attrici e indipendenza personale. In questo passaggio storico, tra cinema italiano anni Sessanta e industria cinematografica internazionale, emerge una figura femminile moderna che accetta la carriera globale ma difende con fermezza la propria vita privata, trasformando Hollywood non in una conquista totale, ma in una tappa controllata del proprio percorso artistico.