La Mandragola

Le persone più caritatevoli sono le donne ma sono anche le più fastidiose, per cui chi le scaccia, scaccia il fastidio, è vero, ma anche l'utile. Non c'è miele senza mosche, caro Ligurio...

Fra' Timoteo

Inizio riprese: giugno 1965 - Autorizzazione censura e distribuzione: 5 novembre 1965 - Incasso lire 624.572.000 - Spettatori 2.368.495


Titolo originale La mandragola
Paese Italia, Francia - Anno 1965 - Durata 97 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Alberto Lattuada - Soggetto Niccolò Machiavelli - Sceneggiatura Alberto Lattuada, Luigi Magni, Stefano Strucchi - Produttore Alfredo Bini - Fotografia Tonino Delli Colli - Montaggio Nino Baragli - Musiche Gino Marinuzzi Jr. - Scenografia Carlo Egidi, Umberto Turco - Costumi Danilo Donati


Philippe Leroy: Callimaco - Rosanna Schiaffino: Lucrezia - Romolo Valli: messer Nicia - Totò: Fra' Timoteo - Jean-Claude Brialy: Ligurio - Nilla Pizzi: Sostrata - Armando Bandini: Siro - Jacques Herlin: il predicatore


La_mandragolaSoggetto

La trama è esattamente la stessa della commedia teatrale, sebbene vi siano state aggiunte delle scene o le stesse siano state rese in maniera differente rispetto al corpus originario.

Nel corso di un lungo soggiorno a Parigi, il giovane Callimaco viene a sapere dall'amico Cammillo Calfucci della bellezza di Lucrezia, sposata da quattro anni con il ricco quanto sciocco notaio Nicia Calfucci, da cui non riesce ad avere figli. Tornato a Firenze, egli vede per la prima volta e si innamora della donna, che tenta di incontrare e sedurre ma senza successo. Ad aiutarlo nell'impresa, oltre al suo servo Siro, è il parassita Ligurio, che ha una grossa influenza su Nicia; Ligurio consiglia Callimaco di fingersi dottore e di convincere il notaio di far bere alla moglie un infuso di mandragola, in grado di curare la sua presunta sterilità (è infatti Nicia ad essere impotente). Questa magica cura ha però una controindicazione: chi avrà il primo rapporto sessuale con la donna verrà infettato dal veleno della mandragola e morirà entro otto giorni. Per ovviare al problema e al contempo proteggere l'onore di Nicia, basterà farla incontrare di nascosto con il primo "garzonaccio" di strada, che assorbirà tutto il veleno mortale.
Persuaso Nicia, rimane solo di convincere Lucrezia, che non acconsentirà mai visto il suo carattere pio e devoto. Interverranno questa volta anche la madre Sostrata e il frate Timoteo, che giocando proprio sulla sua devozione cristiana - importante drammaturgicamente la citazione biblica di Lot e le figlie - la convinceranno alla "cura". Quella notte Callimaco si travestirà da mendicante e verrà portato dal marito stesso nelle braccia della moglie, che non si accontenterà di questo fugace incontro ma vorrà reiterarlo nel tempo a venire.

Critica e curiosità

Il primo incontro tra Callimaco e Ligurio era antecedente all'inizio della vicenda nell'opera teatrale, mentre nel film avviene quasi a metà dell'opera. L'antefatto della vicenda e la discussione tra Callimaco e Cammillo sulle donne francesi ed italiane sono rappresentati all'inizio del film, mentre nell'opera teatrale sono raccontati nella scena I dell'atto I da Callimaco. Lo stesso vale per altri avvenimenti fuori scena, come il dialogo tra Sostrata e Nicia e la notte di Callimaco e Lucrezia

Dopo un'ora di bagno nel pepe indiano, Lucrezia esce esasperata dalla tinozza e dice scherzosamente al marito di rimanere dentro al suo posto, aggiungendo ironicamente che magari sarà lui a divenir pregno. Poco dopo Ligurio stesso conferma altrettanto ironicamente la validità dell'asserzione della donna, mettendolo in parallelo con lo sciocco Calandrino della terza novella della nona giornata del Decamerone. Questo riferimento al capolavoro di Boccaccio è totalmente assente nell'opera originaria. Nel film vi è un riferimento all'altra commedia di Machiavelli, La Clizia, che un banditore di piazza pubblicizza il giorno stesso dell'arrivo di Callimaco a Firenze. Questo riferimento è però erroneo, in quanto la Clizia è stata messa in scena per la prima volta nel 1525, precisamente venticinque anni dopo dall'inizio della vicenda. Fra' Timoteo non è di origini fiorentine come voleva l'opera teatrale, ma napoletana, in onore alle origini di Totò. Il film presenta numerose scene girate a Urbino (PU) e ad Urbania (PU), in una decina di settimane. La produzione ebbe non pochi problemi con l'arcivescovo di Urbino che venuto a conoscenza del contenuto del film proibì loro di continuare le riprese nel convento. Totò è fra Timoteo frate di origini napoletane e non fiorentine come nella commedia originale.

Totò ha qualche remora superstiziosa ad accendere candele davanti a schiere di scheletri e a soffiar polvere dai teschi ma si fa convincere e alla fine delle cinque sequenze a cui prende parte, il confronto con i cadaveri è la più inquietante e la più bella. Del tutto inventato (all’inizio del quinto atto della commedia si accenna solo a una notte insonne), il dialoghetto con le mummie vorrebbe essere per Lattuada “una parentesi di follia medianica” creata apposta per Totò, “una specie di danza degli scheletri come se ne vedono tante nell’iconografia medievale”. Una volta girata dimostra che quell’attore invecchiato è ancora capace di stupire, e di risalire la corrente fino alle sorgenti funeree che hanno nutrito la maschera dei primordi, alle devozioni tra sacro e profano davanti ai teschi delle Fontanelle. In fase di montaggio la scena viene purtroppo eliminata: inciampa troppo sul finale, è forse talmente forte da annullare il tono di burla generale (o forse per non avere guai con la censura dal momento che la scena nella cripta era avvenuta senza autorizzazione) e solo molti anni dopo una parte di quella sequenza è stata inserita nel film grazie a Lattuada.

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Nel film Totò interpreta Fra' Timoteo. Nell'opera teatrale egli è di origini fiorentine, ma in onore alle origini di Totò, nell'occasione il frate è di origini napoletane.


Così la stampa dell'epoca

Vietato ai minori

Uno sterile moralismo e la paura del sesso, che paralizzano i censori al momento di decidere se un film sarà vietato o meno ai minori, portano a delle sentenze illogiche ed indiscriminate, che vietano ai ragazzi quasi tutte le migliori opere italiane e straniere, lasciando loro l'accesso a film di scarso interesse, di nessun costrutto e privi di legami con il mondo e la vita che li circonda.

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Mino Argentieri, «Noi Donne», anno XXIII, n.12, 6 aprile 1968


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Nella parte di Lucrezia, una donna che nell’amore trova la forza di uscire da una rete di ipocrisie e inganni, Rosanna Schiaffino vive una delle più emozionanti esperienze della sua carriera di attrice.

Isola Farnese è un paesino piccolissimo, arroccato su un’altura. Sul cocuzzolo vi è il Castello Ferraioli, appartenuto in passato agli Orsini e ai Farnese, come tanti della campagna romana. Uno strano castello. Al di là del portale, al di là del cortile si apre la porta di un ascensore. L’interno è degno di un antico maniero, arredato con gusto e sobrietà. Dalle finestre si gode un panorami superbo: giù nella valle c’è Veio, l’antica città etrusca. Qualche rudere sparso tra il verde.

In un salone del Castello Ferraioli, Alberto Lattuada sta girando una scena del film «La Mandragola». Sì, proprio la commedia di Ser Niccolò Machiavelli, la più proibita commedia del teatro italiano e, senza dubbio, una delle più belle.

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Alberto Lattuada spiega una scena del film a Totò e a Rosanna Schiaffino
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Rosanna Schiaffino e Nilla Pizzi. La cantante interpreta la parte di Sostrata, la madre di LucreziaRosanna Schiaffino nei costumi rinascimentali di Lucrezia

Sarà il cinema a darle una meritata popolarità? Lattuada ha sicuramente in mano buoni elementi per riuscirvi: sceneggiatura, attori, il proprio talento, l’esperienza di tanti film e soprattutto una sicura fiducia nella modernità di un testo a prima vista cosi lontano dal nostro secolo. Il regista ha preferito non portarvi sostanziali modifiche: «Ne abbiamo conservato lo spirito — dice — ma siamo passati dal teatro al cinema. Spesso nella commedia i personaggi raccontano di ”aver fatto una cosa”, riferiscono fatti e parole di altri. Nel film invece si vedranno i personaggi agire».

Vedremo quindi il giovane Callimaco tornare a Firenze dalla Francia, spinto dal desiderio di conoscere la giovane Lucrezia, dopo averne sentito elogiare la bellezza, come vedremo i veri e propri supplizi cui Lucrezia viene sottoposta dal marito, Nicia, nella speranza di avere figli. Poi, come nella commedia, il parassita Ligurio convincerà Messer Nicia che l’unico rimedio alla sterilità della moglie è la Mandragola, una mistura velenosa, con le sue funeste conseguenze: la morte di colui che per primo si accosterà alla donna che l’ha bevuta. Messer Nicia accetta così che un «garzonaccio» qualsiasi trascorra una notte di amore con la bella Lucrezia, dopo che ella avrà ingerito la Mandragola. Lucrezia, moglie fedele e virtuosa, si piega al piano architettato a sua insaputa: frate Timoteo le spiegherà che «deve» farlo, e che sarà innocente anche se passerà la notte con uno sconosciuto. Anche la madre di Lucrezia collabora per convincere la figlia a tradire per una notte il marito. Ma dietro a questo complicato intrigo vi è l’amore di Callimaco per Lucrezia, il suo desiderio di avvicinarla, il denaro che egli ha dato a Ligurio perché lo aiutasse a concretizzare il suo amore per la donna. Callimaco, travestito da «garzonaccio», viene così introdotto nella camera di Lucrezia e la beffa è compiuta.

A differenza della commedia in cui Lucrezia non apre mai bocca, la vedremo nel film parlare e vivere. La sua trasformazione da moglie docile e remissiva a donna forte Machiavelli la rende in questa stupenda battuta di Lucrezia a Callimaco riferita da altri: «Poi che l’astuzia tua, la sciocchezza del mio marito, la semplicità di mia madre e la tristizia del mio confessoro mi hanno condotta a fare quello che mai per me medesima avrei fatto, io voglio iudicare che è venga da ima celeste disposizione che abbi voluto così, e non sono sufficiente a recusare quello che ’l cielo vuole che io accetti. Però io ti prendo per signore, padrone, guida: tu mio padre, tu mio difensore, e tu voglio che sia ogni mio bene; e quello che ’l mio marito ha voluto per una sera, voglio ch’egli abbia sempre». Nel film questa trasformazione ha un più ampio respiro. La nuova Lucrezia non si piega facilmente all’ imbroglio escogitato da Ligurio e suggeritole dalla madre, ma la sua metamorfosi da donna virtuosa e passiva a donna con le redini in pugno avviene durante la notte d’amore con Callimaco. Il mattino dopo la nuova Lucrezia invece del consueto abito scuro indossa un abito bianco e si reca in chiesa con Callimaco, come fosse un nuovo matrimonio. E, invece del pesante velo, mette sulla testa un berrettino bianco da paggio. Un berrettino che è piaciuto tanto a Rosanna.

«L’avevo visto in un quadro e me n’ero innamorata — dice l’attrice. — Allora l’ho suggerito al costumista, Danilo Donati, perché mi sembrava che caratterizzasse bene la trasformazione di Lucrezia: un berretto quasi maschile sulla testa di una donna che ormai ha deciso di scegliere da sola».

Con Rosanna Schiaffino, Lucrezia è diventata il personaggio principale del film; ma non è per questo diminuita l’importanza dèi «tristi» — cioè degli imbroglioni — come Frate Timoteo e Ligurio. Né dell’innamorato Callimaco o del marito Nicia.

La regia di un film comincia con la scelta degli interpreti. Questa volta il regista Lattuada va soprattutto fiero di una scelta, perché è un’idea, una trovata, come si dice spesso .nel gergo dello spettacolo: ha affidato la parte del frate corrotto e «tristo» a Totò. Il che significa dargli di colpo tutte le qualità umane che vanno dalla simpatia alla furbizia, rendendo credibile qualsiasi imbroglio. Ecco dunque Totò, dopo 104 film di ogni genere, alle prese con un classico.

Se non fosse un attore di grande talento e di grande esperienza avrebbe affrontato la nuova parte come un ennesimo ruolo di una carriera fortunatissima. Ma Totò ha capito la differenza; sa che Lattuada gli chiede di abbandonare una gran parte del suo repertorio di gesti. «.Io sono un poco esuberante» dice con la sua voce bassa «mi lascio andare a qualche lazzo». Ma questi lazzi napoletani non dispiacciono al regista, che li lascia volentieri in mezzo a tanto dialogare toscano. «Del resto è la unica imposizione che facciamo al testo di Machiavelli ;— dice Lattuada. — Abbiamo aggiunto una battuta che dice: ”un monaco che venne dal Napoletano dove ha fatto lunga pratica”».

R.R., «Noi Donne», anno XXI, n.32, 7 agosto 1965


Diversi recensori lodano questo lavoro dell’attore napoletano: “una saporita macchietta ben calibrata fra il cinismo e l’innocenza” (Giovanni Grazzini, La mandragola, “Corriere della Sera”, 27 novembre 1965), “fulminea e precisa caratterizzazione” (Onorato Orsini, “La Notte”, 27 novembre 1965, in Orio Caldiron, op. cit., p. 239), “grande attore” (Alberico Sala, “Corriere d’informazione”, 27 novembre 1965, in Orio Caldiron, op. cit., p. 239), anzi “straordinario” (Callisto Cosulich, “Abc”, 5 dicembre 1965, in Orio Caldiron, op. cit., p. 239).


L'erotismo rispetta la censura nella «Mandragola» di Lattuada. - Il regista assicura che non sarà un «film all'italiana» ma una giusta interpretazione critica dell'opera cinquecentesca - Bene: sarebbe tempo che il cinema rispettasse i classici.

«[...] Nicia, il marito notaio in Firenze, non risulterà così goffo e stoldo come vuole la tradizione dei guitti: lo incarna Romolo Valli, coltissimo tra i nostri attori. Il servo ligurio, anche questa è una scelta anticonvenzionale, è impersonato da un attore elegante, Jean-Claude Brialy. Totò fornisce, ci dicono, una prestazione gagliarda nei panni del sinistro frate Timoteo; Calimacco, l'innamorato di Lucrezia, è reso da Philippe Leroy.» [...]»

Carlo Laurenzi, «Corriere della Sera», 31 luglio 1965


«[...] Ma l'invenzione più gradita [..] è quella di Fra' Timoteo, complice indispensabile dell'intrigo, interpretato da Totò. Stranulato e scaltrissimo, pronto a tutto, ma sempre nell'ombra almeno d'un versetto della Bibbia, Timoteo-Totò è un personaggio di estrosa vis-comica, che impegna le risorse più genuine di questo grande attore [..]».

Alberico Sala, 1965


«[..] Così, è stata un'ottima idea quella di affidare il personaggio del frate mal vissuto a Totò, la cui esuberanza macchiettistica viene qui perfettamente bilanciata dal fatto che l'attore più fantasioso deve rispettare il testo del proprio personaggio più fedelmente degli altri [..]».

Ugo Casiraghi, 1965


«Anche a Machiavelli gli onori dello schermo - "La più grande commedia della storia letteraria d’Italia". Così Bontempelli sulla Mandragola. È vero, una “grande commedia”; il suo autore, però, Niccolò Machiavelli, era un filosofo e, in definitiva, un moralista che, anche quando, nel Principe, sembra codificare la scienza della ragion di stato anteponendola a tutto, lo fa con dolorosa amarezza, rattristato da un’epoca in cui la politica e i suoi giochi meschini l’hanno intimamente deluso. Questo moralista, se accetta e se, forse, in apparenza sublima le virtù dell’inganno quando son rivolte a un fine alto e glorioso, quando il fine è umile, basso, o addirittura ignobile vi scorge tutti i vizi della frode e vi guarda senza più nessuna approvazione, anzi con deciso biasimo, dall’alto di un disprezzo che in lui, caustico e fiorentino, umanista e uomo di penna, si manifesta soprattutto in chiave di satira: la chiave “vera” della Mandragola. [...]

La «cifra» di questa versione ce la dà in modo particolare Frate Timoteo che da quel personaggio atroce di uomo di Dio senza più Dio, dedito solo a se stesso e ad alcuni vuoti formalismi, si è trasformato qui in un vecchio fraticello meridionale intriso di furbizie quasi patetiche e di un tornacontismo molto più ingenuo e sempliciotto che non arido e cinico. Gli altri seguono un po' più da vicino gli schemi del Machiavelli, ma la luce sotto cui ci appaiono è, più o meno, stessa di Frate Timoteo, soprattutto in quelle scene che Lattuada ha immaginato ex novo non volendo e non potando attenersi soltanto alla materia del cinque atti e che, in genere, ha risolto sul plano lieve della commedia, ora con pennellate quasi veristiche di costume, ora con invenzioni amabili e garbate.[...] Ai suoi meriti in questo senso si aggiungano un'ambientazione e del costumi ad un tempo preziosi e realistici, delle piacevoli musiche in stile d’epoca e un'interpretazione tenuta meritoriamente lontana dal lazzi della commedia dell'Arte e indirizzata invece di preferenza lungo linee sobrie ed asciutte, a cominciare da quella di Totò che, nel panni di Frate Timoteo, è riuscito a comporre, pur in breve spazio, una caratterizzazione perfetta in ogni sua piti ghiotta e colorita sfumatura.[...]»

Gian Luigi Rondi, «Il Tempo», 20 novembre 1965


«L'uomo della rivalutazione di Totò si chiama Alfredo Bini; un produttore appassionato, colto, disposto a rischiare e a sperimentare. È lui che produce La mandragola e Uccellacci e uccellini, i due film che riporteranno su Totò lo sguardo annoiato degli intellettuali. Bini aveva conosciuto Antonio de Curtis all'epoca di La legge è legge (1957), interpretato con Fernandel. «Nel '65» ricostruisce oggi l'ex produttore, «Pasolini e io proponemmo alla Rai di fare una collana di teatro con sessanta titoli, tutto il teatro mediterraneo da Eschilo e Sofocle, fino a Verga e Pirandello, D'Annunzio compreso».

Alberto Anile


«Raccontare la trama de "La mandragola" di Niccolò Machiavelli, cioè della maggiore opera drammatica dei Cinquecento italiano? Ebbene si, non sarà inutile. [...] L'onore di portare ora "La Mandragola" sullo schermo è toccato ad Alberto Lattuada. E bisogna dire che la scelta è stata felice perchè Lattuada, pur cercando di dare al racconto un'articolazione più propriamente cinematografica, non ha mancato di rispettarne sostanza e spirito, interpolando nel linearissimo contesto solo ciò che i dialoghi di Machiavelli autorizzavano. [...] E' molto brillante l'interpretazione dell'intero cast, [...] Totò, un Fra'Timoteo tutto chiaroscurata ipocrisia e la statuaria Rosanna Schiaffino, una Lucrezia con più scrupoli che veli.»

Bir., «Il Messaggero», 20 novembre 1965


«Una rilettura piuttosto banale della commedia di Machiavelli.»

Paolo Mereghetti, 1965


«Con un occhio alla moda boccaccesca, quella del film in costume un po' sporcaccione, degli anni '60 e l'altro (quadrato) alla razionalità di Machiavelli, Alberto Lattuada ha fatto un lavoro di discreta eleganza e di raffinato erotismo. Spiccano tra i personaggi il Nicia di Romolo Valli cui il regista e i suoi sceneggiatori prestano un'ambigua consapevolezza, inesistente nel testo originale, e un inedito Totò come Fra Timoteo».

M. Morandini



I documenti

La predica: Un frate predica veementemente contro il peccato di lussuria e la corruzione della carne, con le divertenti reazioni di un macellaio ed un vecchio moribondo.
Le terme: Callimaco viene a sapere da Siro che Lucrezia è solita andare alle terme ogni venerdì pomeriggio e fare il bagno nuda. Il giovane vi si reca e paga il bagnino Ugolino per accedere ad un corridoio segreto che separa i bagni degli uomini e quello delle donne, con tanto di buchi nel muro per i guardoni. La nudità di Lucrezia causa tanta ilarità nei bagnanti che essi finiscono per sfondare la parete, finendo dritti nel bagno delle donne
Le cure mediche: Contrariamente a quanto avviene nell'opera teatrale, vengono rappresentati gli strambi tentativi per guarire Lucrezia dalla sterilità, quali il sasso bollente o il bagno nel pepe indiano.
L'androgino: Per evidenziare la credulità della gente comune a cui Nicia appartiene, Lattuada rappresenta il falso miracolo di una donna trasformata per metà in uomo da Dio per salvarla da uno stupratore. Questo falso miracolo è in realtà l'inganno di un truffatore per estorcere denaro dalla folla

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Il negromante: L'idea di Ligurio di utilizzare la storia della mandragola è giustificata nel film dall'incontro in campagna con un negromante, che estrae la pianta e ne descrive le virtù terapeutiche e magiche
L'urina di Lucrezia: Svuotata erroneamente l'ampolla di urina per le analisi mediche, Callimaco la utilizza per dare maggiore credibilità a Nicia assaggiandone il nuovo contenuto: del vino di cattiva annata versato poco prima da Siro
Il ritrovamento: Prima dell'incontro con fra Timoteo, Lucrezia e Sostrata assistono al ritrovamento di una statua di Apollo. Questa scena mette in risalto il tema del corpo come scoperta e miglioramento dell'individuo contrapposto alla condanna cristiana del corpo come peccato
Il poeta e l'incappucciato: Il conflitto amoroso della scena IV dell'atto IV viene ad essere sostituito da una scena giocosa che contempla la presa in giro di un rimatore di piazza ed un povero incappucciato, che crede essere il destinatario dei trecento fiorini per fra' Timoteo
Totò e i teschi: Fra' Timoteo scende nelle catacombe ove sono conservati i suoi vecchi fratelli, a cui parla ed accende diverse candele. Questa scena - della durata originaria di due minuti e mezzo - è stata inizialmente scartata in fase di montaggio e poi reinserita molti anni dopo in forma ridotta.
La notte del travestimento: Se nell'opera teatrale il "rapimento" di Callimaco avviene senza problemi, nel film passa attraverso due incidenti: l'aggressione ad un passante e l'incontro col bargello, che viene evitato facendo credere Callimaco un indemoniato.


Premi e riconoscimenti

1967 - Premi Oscar
Nomination Oscar ai migliori costumi a Danilo Donati
1966 - David di Donatello
Targa d'oro a Rosanna Schiaffino
1966 - Nastro d'argento
Nomination Migliore attrice protagonista a Rosanna Schiaffino
Nomination Migliore attore non protagonista a Totò
Nomination Migliore attore non protagonista a Romolo Valli


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Commedia in costume girata da Alberto Lattuada con grande eleganza, tradisce in parte lo spirito originale del capolavoro teatrale di Machiavelli. Viene infatti in parte perduta la sottile e raffinata critica dei costumi del tempo per diventare in parte una commedia boccaccesca in cui i tempi comici superano quelli puramente ironici e satirici. Il film è comunque molto gradevole grazie al carisma e alla bravura di quasi tutti i suoi interpreti da Romolo Valli, a Leroy fino al grande Totò bravo nella parte di fra Timoteo.
    I gusti di Galbo (Commedia - Drammatico)

  • Versione contenutisticamente fedele della celebre commedia di Machiavelli, ma di fatto impoverita da un'idea di raccontino para-boccaccesco, con molti inserti aggiunti banalizzanti, e soprattutto con una narrazione estenuante e per nulla incisiva. Lo sforzo per la ricostruzione non è male, ma un tale dispendio di bravi attori e professionalità avrebbe meritato una sceneggiatura più rigorosa e una regia più incalzante, insomma un film più bello. Nella mediocrità complessiva si staglia Totò, a cui basta uno sguardo o una smorfia per incantare.
    I gusti di Pigro (Drammatico - Fantascienza - Musicale)

  • Còlto nei suoi aspetti più licenziosi e beffardi e riportato fedelmente nel lessico e in taluni dialoghi, il testo di Machiavelli è eletto a nobile progenitore del filone boccaccesco, per il quale Lattuada inventa sorridenti scene erotiche destinate a far scuola: dalle donne seminude spiate alle terme fino alla ripresa dell’intimità del talamo. I personaggi originali rivivono in interpreti capaci e coinvolgenti – un misurato Totò, il gagliardo Leroy, l’astuto “pappatore” Brialy, il credulone Valli - mentre l’elegante b/n e arditi primi piani magnificano la carnosa anatomia della Schiaffino.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Fra’ Timoteo/Totò dialoga con gli scheletri dei confratelli.
    I gusti di Homesick (Giallo - Horror - Western)

  • Bella trasposizione del capolavoro teatrale di Machiavelli che ben si adatta alla visione estetica e materiale (carnale) del suo autore. Gradevole e divertente, vive alcuni momenti molto buoni e può contare su una confezione particolarmente riuscita: in particolare merita un plauso la fotografia di Tonino Delli Colli. Notevole la prova di Totò che interpreta frà Timoteo.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena delle mummie.
    I gusti di Cotola (Drammatico - Gangster - Giallo)

  • Dal capolavoro cinquecentesco di Machiavelli, L. ricava una commedia all'italiana in costume in cui gli aspetti boccacceschi prevalgono su quelli satirici ma senza che sfumi del tutto l'amara morale/immorale della storia. Schiaffino, assai bella, risulta un poco impacciata, nel ruolo della moglie virtuosa costretta con un raggiro a cornificare il marito, ma il resto del cast è assai funzionale, con le punte di diamante costituite da Romolo Valli e Totò, rispettivamente lo sciocco messer Nicia e lo scaltro Frà Timodeo.
    I gusti di Daniela (Azione - Fantascienza - Thriller)

  • Piacevole commedia che anticipa, per temi, atmosfere e ambientazioni, il filone decamerotico che prenderà il via qualche anno più tardi (non a caso la commedia di Machiavelli da cui è tratto il film riprende in gran parte una novella del Decameron di Boccaccio). Lattuada non riesce a sfruttare l'ambientazione (potenzialmente affascinante) della Firenze rinascimentale, ma dirige il tutto con abilità, rendendo il film svelto e divertente. Discreto Philippe Leroy, bravi Rosanna Schiaffino e Romolo Valli, ottimo Totò. Niente male.
    I gusti di Deepred89 (Commedia - Drammatico - Thriller)

  • Commedia in costume simpatica e briosa, che sembra quasi anticipare il filone decamerotico degli anni settanta, sebbene con più classe e meno volgarità. Il cast poi è in stato di grazia: i francesi Leroy e Brialy sono due mascalzoni perfetti, Valli gigioneggia nel ruolo dello sciocco da far becco e la Schiaffino è all'apice della bellezza. A tutto questo si aggiungono la divertente partecipazione di Totò, i bei costumi e la buona ricostruzione storica. Da vedere.
    I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

  • Partendo dall’opera omonima di Machiavelli e con l’aiuto di una compagine di attori di sicuro valore, Lattuada si cimenta in un compito non facile. Chi conosce il testo di partenza probabilmente si accorgerà che qualcosa manca all’appello, mentre gli altri troveranno modo di apprezzarne i contenuti, anche se il registro si avvicina alla farsa (alleggerita, pertanto, del peso originale). Ruolo insolito per Totò che non demerita affatto, malgrado abbia smesso la maschera di comico per un personaggio dall’animo non proprio integerrimo.
    I gusti di Minitina80 (Comico - Fantastico - Thriller)

  • Insieme a L'arcidiavolo di Scola (e, in misura minore, a Le piacevoli notti di Crispino e a "Una vergine per il principe" di Campanile) questo di Lattuada è senz'altro uno dei migliori film "boccacceschi" degli anni '60 (e uno dei meglio riusciti tout-court). Regia elegante, scenografie e costumi molto curati, interpreti affiatati (la Schiaffino è al massimo della sua bellezza) e un Totò come ciliegina sulla torta nel ruolo di frà Timoteo. Da recuperare assolutamente in dvd.
    I gusti di R.f.e. (Avventura - Azione - Erotico)

  • Pre decamerotico d'autore, nobilitato dalla finezza di tratto con cui Lattuada riesce abilmente ad evitare più di un possibile scivolone nella commediaccia. Certamente, tolta l'elegante confezione, cui contribuiscono il bel bianco e nero di Tonino Delli Colli e l'appropriata musica di Marinuzzi, non c'è molto altro: non si va al di là di una maliziosa commedia degli equivoci con l'alibi del riferimento culturale "alto" all'omonimo testo del Machiavelli. Da togliere il sonno la Schiaffino, bravi Leroy, Valli e Nilla Pizzi, straordinario Totò.
    I gusti di Ronax (Drammatico - Erotico - Thriller)

La mandragola

Il testo teatrale

Il film

Canzone iniziale. Prologo.

Sui titoli di testa: Parigi1500. Inuna festa goliardica Callimaco ha saputo di Lucrezia, della sua bellezza e della sua serietà.

 

Callimaco e il servo Siro tornano a Firenze. Sono tempi di predicazione e di inviti a pentirsi per i peccati. Callimaco tenta inutilmente di accostarsi a Lucrezia.

Callimaco racconta al servo Siro le sue pene d'amore. Ha saputo a Parigi di Lucrezia, se n'è invaghito, sta cercando di farla sua con la complicità dell'astuto Ligurio.

 
 

Il servo Siro suggerisce di tentare l'approccio ai bagni termali. Tra l'altro, pagando, è anche possibile spiare nel reparto in cui fanno il bagno le donne. Nicia scopre il gruppo dei guardoni e provoca la caduta della parete divisoria e il caos.

 

Callimaco spia gli inutili tentativi di Nicia (sassi roventi sul corpo) per la gravidanza della moglie.

 

Lo scroccone Ligurio promette a Callimaco un aiuto dietro adeguata ricompensa.

Ligurio sta cercando di convincere Nicia sul beneficio che la moglie, che non riesce a rimanere incinta, può avere andando in qualche luogo d'acque termali.

Ligurio cerca di convincere Nicia sul beneficio che la moglie può avere andando in altri luoghi d'acque termali.

 

Ligurio e Callimaco s'imbattono in un dottore ricercatore di mandragola. Sentono da lui gli effetti miracolosi della pianta.

Ligurio medita l'inganno nei confronti di Nicia.

Ligurio medita l'inganno nei confronti di Nicia.

Con la complicità di Ligurio e Siro, Callimaco finge di essere un dottore e dà a Nicia il consiglio di fare bere alla moglie una pozione di mandragola..

Con la complicità di Ligurio e Siro, Callimaco finge di essere un dottore e si reca a casa di Nicia.

 

Nicia procura al "dottor" Callimaco l'urina di Lucrezia.

Per evitare il pericolo di morte, Nicia deve far giacere uno sconosciuto al posto suo.

Ligurio e Callimaco consigliano Nicia: deve fare bere alla moglie una pozione di mandragola.

Per evitare il pericolo di morire entro sette giorni deve far giacere uno sconosciuto al posto suo.

Ligurio si rivolge alla madre di Lucrezia: bisogna coinvolgere fra Timoteo per convincere Lucrezia.

Ligurio e Nicia si rivolgono alla madre di Lucrezia: bisogna coinvolgere fra' Timoteo per convincere Lucrezia.

Ligurio si mette in contatto con Fra' Timoteo, il quale, pur di entrare in possesso di 300 ducati, si sta prestando a fare abortire una ragazza.

Ligurio si mette in contatto con Fra' Timoteo, che sta spillando denari ad una vecchietta.

 

Espediente della "sordità" di Nicia.

Ligurio coinvolge Fra' Timoteo "per un fine migliore": fare avere figlioli a Lucrezia.

Ligurio coinvolge Fra' Timoteo "per un fine migliore": fare avere figlioli a Lucrezia.

 

Lucrezia e la madre si recano da Fra' Timoteo. Lungo il tragitto si fermano ad osservare il ritrovamento di una statua antica.

Fra' Timoteo convince Lucrezia al rito della mandragola.

Fra' Timoteo convince Lucrezia al rito della mandragola.

Ligurio porta la notizia a Callimaco: fra' Timoteo è riuscito a convincere Lucrezia.

Ligurio porta la notizia a Callimaco: fra' Timoteo è riuscito a convincere Lucrezia.

Nuovo problema: come farà Callimaco a sostenere il ruolo del viandante se deve fare parte della comitiva?

Intuizione di Ligurio: mascherarsi tutti e fare interpretare a Fra' Timoteo la parte di Callimaco.

Nuovo problema: come farà Callimaco a sostenere il ruolo del viandante se deve fare parte della comitiva?

Intuizione di Ligurio: mascherarsi tutti da frati e fare interpretare a Fra' Timoteo la parte di Callimaco.

 

Fra' Timoteo nel cimitero del convento. Promette "ceri per tutti".

Callimaco manda Siro da Nicia con la pozione di mandragola.

Callimaco manda Siro da Nicia con la pozione di mandragola.

Convegno tra Ligurio, Callimaco, Siro e fra' Timoteo travestito.

Ligurio e fra Timoteo vanno da Callimaco, già travestito da poveraccio.

 

Nicia, con enorme difficoltà, riesce a convincere la moglie. Lucrezia beve un'innocua tisana.

L'arrivo di Nicia travestito e la sua dabbenaggine. Non riconosce Fra' Timoteo travestito da Callimaco.

L'arrivo di Nicia travestito e la sua dabbenaggine. Non riconosce Fra' Timoteo travestito da Callimaco.

 

I quattro attraversano la città. S'imbattono in alcune prostitute.

 

Agguato ad un poveraccio: è l'uomo sbagliato. L'uomo fugge, sbatte la testa, muore.

L'agguato a Callimaco travestito da garzonaccio.

L'agguato a Callimaco travestito da garzonaccio.

 

L'incontro imprevisto con le guardie. Messa in scena di Callimaco indemoniato.

 

Callimaco è condotto da Lucrezia.

 

Vari stati d'animo nella notte. L'attesa di Nicia e della madre di Lucrezia, l'abbuffata di Ligurio e Siro, le schermaglie d'amore di Callimaco.

 

Callimaco rivela l'imbroglio a Lucrezia.

I due diventano amanti.

 

Siparietto di Fra' Timoteo nella sagrestia mentre rimprovera i chierici.

Il giorno dopo: il garzonaccio-Callimaco è sbattuto fuori dalla casa di Nicia.

Il giorno dopo: il garzonaccio-Callimaco è sbattuto fuori dalla casa di Nicia.

Nicia racconta come si sono svolti i fatti la notte precedente. E' felice.

Nicia è felice. Sua moglie sembra completamente guarita.

Callimaco racconta come si sono svolti i fatti durante la notte. La sua intesa con Lucrezia.

 

Tutti vanno in chiesa a ringraziare Dio

Tutti vanno in chiesa a ringraziare Dio.

 

Incontro con Callimaco. Invito a pranzo da parte di Nicia. Meglio: su proposta di Lucrezia, Nicia consegnerà a Callimaco la chiave di casa.

Fra' Timoteo accoglie tutti e licenzia gli spettatori.

 
  

Tra la "discreta eleganza" e la "rilettura banale" sembrerebbe inutile cercare di trovare una via di mezzo. Eppure, se si legge la commedia di Machiavelli e, in rapida successione, si vede il film di Lattuada, si nota come i due giudizi critici riportati possano, per aspetti diversi, essere entrambi condivisi.

In massima parte, come si può notare dal confronto sopra riportato, i due testi coincidono. Le divergenze del film, che Mereghetti giudica "rilettura banale", sono per Morandini "un'ambigua consapevolezza". In realtà, invece, siamo di fronte a due testi che rivelano il diverso mestiere degli autori. Machiavelli non può permettersi, in un testo da realizzare con povertà di mezzi, né troppe scenografie, né veloci cambi di scena. Per questo deve ricorrere al "racconto" dei personaggi (Callimaco che racconta a Siro le sue pene d'amore, Nicia e Callimaco che raccontano le due versioni dell'incontro d'amore) e lasciare la ricostruzione dei fatti alla fantasia degli spettatori. Lattuada, invece, ha dalla sua parte la possibilità di "far vedere" quello che avviene e quello che si può supporre che sia avvenuto (la predicazione a Firenze, l'incontro con il ricercatore di mandragola, l'incontro d'amore tra Callimaco e Lucrezia). La libertà di trasposizione lo porta, poi, ad inventare scene inesistenti nel testo: la scena dei bagni termali, l'espediente della sordità di Nicia, il ritrovamento della statua antica, l'agguato all'uomo sbagliato.

Una nota a parte merita, infine, il personaggio di Fra' Timoteo.

Machiavelli non aveva a disposizione un attore come Totò; se lo avesse avuto, probabilmente, l'avrebbe sfruttato come Lattuada: creandogli deliziosi siparietti, tic, soliloqui spassosi come quello al cimitero del convento dove promette "ceri per tutti" se l'operazione non proprio in linea con la sua missione di religioso andrà a buon fine.


A casa de Curtis si discute del copione


Foto di scena, video e immagini dal set


Le incongruenze

  1. "La mandragola" del Macchiavelli è ambientata nel XVI° secolo, quando ancora il vaiolo non si sapeva che cosa fosse... ma in questa versione si presenta la Protagonista femminile ROSANNA SCHIAFFINO con visibile, notare il braccio incriminato, la cicatrice del vaccino antivaiolo !Tuttavia, mi preme fare, ad onor del vero, una precisazione. Ho parlato, per motivi di ricerca, con la segretaria di edizione del film in questione. Ella mi spiegava che non sfuggì il problema, ma per motivi tecnici, si scelse, a malincuore, di mantenere visibile l'errore (infatti per 30 anni il pubblico non se ne è accorto anche se è ben evidente), perchè, nessuna soluzione di effetto speciale, trucco, od altro, avrebbe "coperto" la cicatrice senza danneggiare l'insieme dei fotogrammi fotografati dall'operatore di macchina.

www.bloopers.it


logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
1965 La mandragola 01

Il muro del palazzo dove abita Lucrezia (Schiaffino) e dal quale salta Callimaco (Leroy) dopo aver spiato la donna mentre questa usciva di casa nella finzione è a Firenze mentre nella realtà si trovava in Via Santa Chiara ad Urbino (Pesaro-Urbino). Demolito, oggi al suo posto c’è il lato di Piazza Pompeo Gherardi aperto su Via Santa Chiara.
Fra i tre fotogrammi non ci sono stacchi; la chiesa che si vede sullo sfondo dell'ultimo oggi non si nota perchè nascosta dalla vegetazione.

1965 La mandragola 02
1965 La mandragola 031965 La mandragola 04
Infine segnalo che il muro non è posticcio, perchè il primo fotogramma evidenzia dei mattoni posti a cavallo del muro e del palazzo con la porta B
1965 La mandragola 021965 La mandragola 02
La piazza di Firenze dove avviene il finto rapimento di Callimaco (Leroy), travestitosi da mendicante per far credere a messer Nicia (Valli) che a congiungersi con la moglie Lucrezia (Schiaffino) sarebbe stato un pezzente e non Callimaco stesso è Piazza San Pellegrino a Viterbo
1965 La mandragola 021965 La mandragola 02
Nella stessa piazza, ripresa dalla prospettiva opposta, è stata girata una scena secondaria, la predica in piazza alla quale assistono anche Lucrezia e Callimaco.
1965 La mandragola 021965 La mandragola 02
La piazza fiorentina dove, il mattino successivo la fatidica notte di sesso tra Callimaco (Leroy) e Lucrezia (Schiaffino), il baldo giovanotto ritrova la donna assieme al marito messer Nicia (Valli), che lo ringrazierà per aver guarito la moglie dalla sterilità è Piazza Duca Federico ad Urbino (Pesaro-Urbino). Leroy attendeva l’arrivo di messer Nicia e dei congiunti sotto il porticato del duomo (A)

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • L.,L.,M. Morandini, Il Morandini Dizionario dei film, Zanichelli
  • Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini & Castoldi
  • http://comitatocinemaragazzi.it
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • R.R., «Noi Donne», anno XXI, n.32, 7 agosto 1965
  • Mino Argentieri, «Noi Donne», anno XXIII, n.12, 6 aprile 1968