Il simpatico grassone di «Tintarella»

Ironia, famiglia e successo televisivo

Gino Bramieri protagonista della televisione italiana del 1960 sulle pagine di «Novella»


Nel 1960 Gino Bramieri racconta il proprio successo tra televisione italiana, teatro di rivista, comicità milanese, vita familiare, canzoni popolari, varietà televisivo, cabaret, radio nazionale, spettacolo leggero e il rapporto spontaneo con il pubblico che lo rese uno dei volti più amati della comicità italiana del dopoguerra.


Gino Bramieri, il simpatico grassone di «Tintarella»

Gino Bramieri, il comico della rubrica televisiva del martedì, è da anni sulla breccia come attore di rivista e di prosa, e ora si sta lanciando come cantante leggero dopo aver sognato di fare lirica. La televisione gli ha dato una vasta popolarità. In queste pagine Bramieri risponde a una serie di domande.

Quale ritiene sia la prima ragione del suo successo?

Non lo so. Forse la modestia.

Quando si è accorto di avere qualità comiche?

Appena nato. Pesavo sei chilogrammi.

È molto emozionato prima delle sue giornate importanti?

Sempre. Al punto da non riconoscere più nessuno. Non capisco più niente.

Qual è stato lo spettacolo che le ha dato maggior successo?

Fortunatamente ho avuto successo un po’ con tutti gli spettacoli; penso d’aver vissuto un periodo felice.

E quale le ha dato maggiore soddisfazione?

"Addio giovinezza", con Albertazzi, nel 1954 in televisione, per la regia di Franco Enriquez. Sempre in prosa ”I denti dell’eremita” di Terron, al teatro di Sant’Erasmo a Milano. In rivista "Il resto mancia”, uno spettacolo estivo, e "Sayonara Butterfly”, con la Mondaini e Vianello.

Mi vuol parlare del suo primo amore?

È una storia un po’ lunga. Risale a quando avevo sei anni: allora conobbi mia moglie. Rimasi fidanzato quattordici anni, mi sposai a venti, ora ne ho trentadue e ho un figlio di undici, Cesarino. Sono un coerente.

Come conobbe sua moglie?

A scuola. Colpa del governo che obbliga tutti i ragazzini ad andare a scuola a sei anni.

Gino Bramieri ritratto nel 1960 durante il periodo di grande popolarità televisiva su «Novella»

Quando e con quali parole le disse di amarla?

A quindici anni. La presi per mano e le dissi, sottovoce: «Senti, c’è il bombardamento: andiamo in rifugio».

Quale episodio della sua vita ricorda con particolare emozione?

La nascita di mio figlio; forse perché tutti quanti dicevano che ero ancora tanto bambino io.

Qual è il suo passatempo preferito?

Studiare copioni, leggere e cantare. Stare con mia moglie e mio figlio. Leggere molte commedie, anche quelle che non reciterò mai.

È d’accordo con sua moglie sulla carriera da far intraprendere al figlio?

Non sappiamo ancora, né noi né lui, cosa potrà fare. Per il momento studia pianoforte, ha molta tendenza per la musica.

È fiducioso verso tutti o la vita l’ha reso diffidente?

No, ho molta fiducia in tutti. Credo che in fondo il genere umano, tolta quella maschera di presunzione e di cinismo che copre tutti, sia fatto di persone per bene. Certo è sempre meglio giudicare la gente singolarmente.

Gino Bramieri con la moglie e il figlio Cesarino nella casa di famiglia nel 1960Bramieri in casa con la signora e con il piccolo Cesarino. Il popolare comico conobbe sua moglie a scuola, all'età di sei anni e ”si fidanzò” subito; la chiese in moglie a quindici, la sposò a venti. Cesarino, che ha molta passione per la musica, studia pianoforte. Accompagnerà il padre, che si è scoperto doti non comuni di cantante melodico.

Ha studiato?

Sì: quel tanto che basta per saper leggere e scrivere. Sono forse uno dei pochi nel mio ambiente che non abbia fatto l’università. Ho fatto ragioneria, poi volevo diventar geometra, poi nulla: la guerra. Sì, diamo la colpa alla guerra.

Ricorda gli anniversari?

I miei non potrei dimenticarli, assolutamente. Io sono nato il 21 giugno, mi sono sposato il 21 giugno e il mio onomastico cade il 21 giugno. Faccio tutto in una volta sola, risparmio e faccio risparmiare.

È vero che affronta estenuanti cure per dimagrire?

Bugiardi, non è vero niente. Per carità: il grasso è la mia tuta, la mia divisa. Anzi adesso ho rotto gli argini: 108 chili a nudo.

Qual è il suo tipo di donna ideale?

Mia moglie.

Gino Bramieri nel servizio fotografico pubblicato da «Novella» il 31 luglio 1960

Preferisce teatro, radio o televisione?

Preferisco il teatro. Mi dà una emozione più viva, più immediata. Mi piace anche la televisione, e mi piace molto la radio perché danno sensazioni strane che non dà nemmeno il teatro.

Quale ritiene sia il lato migliore della sua popolarità?

Sono un essere normalissimo, e forse molti si vedono in me: i semplici. Questo mi fa piacere.

Quale piatto preferisce?

Tutti, tutti. La polenta per esempio, mi piace da matti; la polenta, i gnocchi, il risotto; potrei elencarne un’infinità.

Ha qualche passione segreta?

La lirica. Mi sarebbe piaciuto fare il tenore.

Come impiegherebbe un pomeriggio libero?

Stando finalmente un po’ con i miei.

La più bella giornata della sua vita?

Il giorno della mia prima comunione.

Gino Bramieri, «Novella», anno XL, n.31, 31 luglio 1960


Logo del settimanale «Novella» del 31 luglio 1960
Gino Bramieri, «Novella», anno XL, n.31, 31 luglio 1960

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: Gino Bramieri, «Novella», anno XL, n.31, 31 luglio 1960
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

Attraverso questa lunga intervista pubblicata da «Novella» nell’estate del 1960 emerge il ritratto autentico di Gino Bramieri: un artista popolare capace di passare con naturalezza dal teatro di rivista alla televisione italiana, dalla radio alla canzone leggera. Dietro la comicità immediata e l’ironia fulminante si scopre un uomo profondamente legato alla famiglia, alla semplicità quotidiana e alla tradizione dello spettacolo milanese del dopoguerra. Il successo televisivo di «Tintarella» contribuì a trasformarlo in uno dei volti più riconoscibili e amati dell’Italia degli anni Sessanta.