Letto a tre piazze

È stata una guerra terribile: granate che scoppiavano a destra, granatine che scoppiavano a sinistra; nella confusione ci uscì pure una mezza gazzosa.

Antonio Di Cosimo

Inizio riprese: aprile 1960 - Autorizzazione censura e distribuzione: 20 luglio 1960 - Incasso lire 458.495.000 - Spettatori 2.676.093


Titolo originale Letto a tre piazze

Paese Italia - Anno 1960 - Durata 105’ - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Steno - Soggetto Lucio Fulci, Bruno Baratti, Vittorio Vighi - Sceneggiatura Alessandro Continenza, Steno, Lucio Fulci, Bruno Baratti, Vittorio Vighi - Fotografia Alvaro Mancori - Montaggio Giuliana Attenni - Musiche Carlo Rustichelli


Totò: Antonio Di Cosimo - Peppino De Filippo: Prof. Peppino Castagnano - Nadia Gray: Amalia - Cristina Gaioni: Prassede, la cameriera - Aroldo Tieri: Avv. Vacchi - Gabriele Tinti: Nino, il fidanzato di Prassede - Angela Luce: la soubrette Janette - Mario Castellani: il preside - Luciano Bonanni: tassista - Riccardo Ferri - Bruno Scipioni: il cameriere - Nico Pepe: il direttore dell'albergo - Cesare Fantoni: Don Ignazio - Paolo Ferrara: il commissario


Letto_a_tre_piazzeSoggetto

Roma, inizio degli anni sessanta. Giuseppe Castagnano, stimato professore di lettere, è felicemente sposato con Amalia da dieci anni e proprio durante i festeggiamenti dell'anniversario riappare Antonio Di Cosimo, il primo marito di Amalia, disperso in Russia durante la guerra e creduto morto da ormai vent'anni. Dopo un tentativo di un'assurda vita coniugale a tre, la situazione fa precipitare il solido rapporto tra Peppino e Amalia: così i due mariti, su consiglio anche di Don Ignazio, parroco di fiducia di Amalia, sono costretti a convincere la donna che la situazione può essere risolta solo se lei effettuerà una scelta in favore di uno dei due.

Comincia pertanto una divertente "sfida" tra i due mariti che cercano di screditarsi a vicenda al fine di convincere Amalia che l'altro marito è un fedifrago e poco di buono. Alla fine Amalia, disperata per i continui litigi tra Antonio e Peppino, decide di andare in crociera alle Isole Canarie con l'avvocato Vacchi, da sempre innamorato di Amalia. Antonio e Peppino cercano di raggiungerla, ma il loro aereo precipita e i due vengono considerati dispersi. Sette anni dopo si ripresentano, vivi e vegeti, il giorno dell'anniversario di matrimonio di Amalia con il suo ex-avvocato e nuovo marito.

Critica e curiosità

Il titolo provvisorio di lavorazione è Totò Tovarich. Il film è ispirato ad un fatto realmente accaduto a Napoli, i duetti del duo Totò - Peppino come al solito sono irresistibili. Peppino De Filippo confermò in un'intervista: "Tutti i films che abbiamo girato assieme, spesso li abbiamo recitati 'a soggetto'. Creati lì per lì, scena per scena, al momento di 'girare'". Nel film, per esempio, Peppino cerca di prender sonno accanto a Totò che, secondo il copione, dovrebbe guardarlo per qualche istante. Ricorda Steno: “Si mise più o meno, con Peppino che gli faceva da spalla e lo seguiva perfettamente, a recitare a soggetto ignorando le battute che erano nel copione. Cominciò a muoversi, scendere dal letto dove si trovava, tornare su, calpestare De Filippo, inventando tutto o quasi”. Quando la scena sembra ormai chiusa, Totò si blocca a guardare il partner. Peppino rialza la testa dal cuscino, lo sguardo interrogativo. “Ma lo sa”, gli fa Totò, “che io più la guardo e più mi convinco che lei non è affatto brutto, sa?". il film ottiene un divieto ai minori di 16 anni, poi eliminato insieme a diciannove metri tolti a un’esibizione canora di Angela Luce, i cui sobbalzi pelvici avevano turbato i sonni della commissione ministeriale. Novità nel film la presenza di un terzo incomodo, l'avvocato, interpretato da Aroldo Tieri. Il film ha ricevuto nel 1960 al Festival del cinema comico e umoristico di Bordighera "L'ulivo d'oro".

Dopo la doppia parentesi Rascel, Steno ritorna all’amico Totò per dirigere nel 1960 Letto a tre piazze. L’attore napoletano, ormai sessantaduenne, non riesce più a gestire da mattatore un intero film. Non è solo problema di salute fisica, c’entra anche l’usura naturale presso il pubblico. Ha bisogno di un comprimario altrettanto forte, come Peppino De Filippo. La sua teoria è: «Io posso far ridere, ma se ho vicino a me uno che fa ridere più di me, anch’io faccio ridere di più».

Steno si trova a dirigere per la seconda volta insieme Totò e Peppino. I due attori, dal volto e dal carattere complementari, sono irresistibili perché totalmente irrazionali, irrefrenabili. Recitano a istinto, improvvisano. Non si rubano mai la scena, hanno un’intesa perfetta, geneticamente modellata sui ritmi del teatro napoletano. Steno li lascia correre a ruota libera. I due si muovono perfettamente a loro agio davanti alla macchina da presa immobile. Non c’è bisogno di montaggio, di tagli, di ciak. Si va al risparmio con lunghi piani sequenza per metri e metri di pellicola, senza un minuto di sospensione, senza perdere un tempo, senza intoppi nelle improvvisazioni. Il trio è completato dalla provocante Nadia Gray, reduce dallo spogliarello in La dolce vita e, secondo le cronache rosa, protagonista di un flirt con Rizzoli; l’attrice lascia da parte la noia esistenziale accumulata in via Veneto e ripone nell’armadio la scandalosa pelliccia, per vestire modesti tailleur piccolo-borghesi più consoni alle possibilità economiche della moglie di un professore: e dimostra doti da vedova allegrissima.

Il soggetto è opera di Lucio Fulci, Bruno Baratti, Vittorio Vighi. Un classico triangolo amoroso, promesso fin dal titolo, malizioso per i tempi bacchettoni. Una situazione pirandelliana che può sfociare nella farsa, nella commedia, nella tragedia. Nelle corde di Totò-Peppino diventa invece un’avventura surreale, una sfida a ogni logica, con un finale aperto niente affatto scontato per i codici morali dell’epoca. Non bisogna dimenticare che la Corte Costituzionale affermerà nel 1961 che è lecito punire solo l’adulterio della moglie e non quello del marito. Letto a tre piazze è un sogghigno iconoclasta su una situazione vera della cronaca. Dalle nevi russe, tra l’imbarazzo dei comunisti e l’inettitudine della diplomazia italiana, per tutti gli anni ’50, continuano a riaffiorare alpini creduti morti. Quando arrivano a casa, oltre alla loro fotografia incorniciata in salotto, si trovano spesso nell’imbarazzante situazione di affrontare il nuovo marito delle giovani consorti.

Peppino è ordinato, serio e dissimula l’energia comica dietro un viso quasi immobile. Totò è invece una maschera irrefrenabile, un ordigno deflagrante. Insieme formano una miscela fantastica. Nadia Gray, compagna collaudata della coppia napoletana, è una perfetta, incerta biandrica. Dato che nel cinema italiano, sorvegliato speciale da Vaticano, DC e censura, è arduo parlare di adulterio e divorzi, gli sceneggiatori inventano l’espediente del matrimonio in bianco. La donna non è andata a letto con due uomini, perché la milizia fascista aveva pizzicato l’imboscato Totò sul treno prima che potesse debuttare nella notte di nozze. Continenza e Steno non amano certo piegarsi alle pastoie bigotte, anzi si divertono a eccedere, e concedono alla sfortunata Penelope di risposarsi per la terza volta, facendo sparire i gelosissimi duellanti Totò e Peppino in un incidente aereo. Radiosa nel night totoiano di turno (dopo il successo del 1959 di Europa di notte, di Alessandro Blasetti, i locali notturni cominciano a essere una presenza costante, anche se immotivata), l’apparizione di Angela Luce, statuaria ballerina-cantante di scarsa fortuna cinematografica.


Così la stampa dell'epoca


«Totò e Peppino De Filippo sono sistematicamente adoperati dai produttori del più usuale film comico italiano così come accade alle coppie brillanti nell' avanspettacolo. Buttati allo sbaraglio, senza copione e con molto mestiere, ad arrangiarsi in scena, alla bell'e meglio.[...] Quello che Steno, vecchio praticante del sottocinema comico italiano, ormai non cerca neppure più di simulare. Tanto sa che il pubblico, tollerante, ride in ogni caso. E si diverte, beato lui».

Claudio G. Fava, 1960


«Peppino De Filippo e Totò [...] sono i protagonisti di questo film di Steno, tutto da ridere dal principio alla fine. Il film è sul solito metro di tutti gli altri che hanno Totò e Peppino De Filippo quali protagonisti. Il soggetto è comunque indovinato e si rifà ad un episodio avvenuto proprio qui a Napoli qualche tempo fa».

Vice, «Roma», 1960


I documenti


Torna a Napoli dopo sedici anni un ex-prigioniero dato per disperso

Ha vissuto in Germania dove era stato internato in un lager

Napoli, 13 gennaio 1959

Nella notte fra sabato e domenica alle 3.30, un uomo ha bussato timidamente a un portone di via Tano: la portinaia appena aperto il portone ha gridato: « Un fantasma! » ed è svenuta. La donna aveva infatti riconosciuto nella « apparizione » l'ex-soldato Umberto Irace di 46 anni che, dopo sedici anni di assenza, è tornato da sua moglie, Concetta Schettini, della stessa sua età, che lo riteneva morto in guerra e percepiva la pensione. Anche la moglie alla vista del «redivivo» è svenuta.

L'uomo è rientrato dalla Germania: è alto, dal volto affilato, si esprime con difficoltà, è agitato, gesticola.

Soldato di artiglieria nell'undicesimo reggimento, Umberto Irace era stato catturato nel settembre del 1943 dai tedeschi. Deportato in Germania, egli lasciava la moglie, che aveva da poco sposata, in stato interessante al terzo mese. E da allora, per sedici anni. non aveva più dato alcuna notizia di sè. Frattanto la donna, per mantenere se e la figlia, si impiegò come domestica sempre sperando che il marito tornasse.

Dalla Germania rientrarono migliaia di prigionieri che erano stati internati nei campi di concentramento tedeschi e la donna si mise in contatto con vari comandi militari e con gli organi del Ministero della Difesa. Lesse i nomi di coloro che facevano ritorno in Italia e di quelli che erano ancora lontani dalla patria. Quello dell’Irace non figurava in nessuno dei due elenchi. La Schettini non disperò di rintracciare suo marito; si rivolse alla Croce Rossa e riuscì anche ad ottenere l’interessamento del Ministero degli Esteri perché venissero fatte eseguire indagini in Germania.

I risultati delle ricerche furono negativi; non fu possibile nemmeno accertarsi in quale Lager fosse stato rinchiuso l'Irace. Le autorità italiane chiusero definitivamente la pratica dell'ex-artigliere che fu dato per disperso. Nel 1949 il Ministero della Difesa, su richiesta della Schettini, redasse per l’Irace un certificato di morte concedendo dal 4 gennaio la pensione di guerra alla vedova. Ma la donna continuò a sperare che il marito fosse caduto nelle mani dei russi e che quindi fosse vivo, ma nell'impossibilità di comunicare con l’Italia.

In realtà l’uomo non era stato deportato dai russi: si trovava nel Lager numero cinque di Vergaten nella Germania occidentale e fu rilasciato quando Berlino cadde sotto il fuoco dei sovietici.

Ma com'è vissuto in questi  dici anni di assenza? A questa domanda l'uomo si stringe nelle spalle, agita le mani e fatica a trovare le parole adatte. Alla fine si limita a sillabare che si tratta di motivi personali e si immerge in un ostinato silenzio. Da lui si può sapere soltanto che nel febbraio del 1952 si trasferì a Stoccarda dove ottenne dallo autorità tedesche il passaporto per l'Italia. Perchè non
parti allora e perchè solo ora si è deciso a fare ritorno in patria? La risposta del reduce e tempre la stessa: motivi personali. Della vicenda si stanno ora incaricando le autorità che si sono messe in contatto col Ministero della Difesa.

«Corriere della Sera», 13 gennaio 1959


Dopo I due musicarelli, I ragazzi del Juke Box e Urlatori alla sbarra, Fulci era tornato al suo “primo amore”, cioè Totò, che aveva seguito, come aiuto regista di Steno, fin dall'inizio della sua carriera e che aveva (brillantemente) diretto nel suo film d’esordio I ladri. Perciò, all'inizio del 1960, scrisse sia il soggetto sia la sceneggiatura di Letto a tre piazze insieme all'amico Vittorio Vighi calibrando la storia in modo tale da esaltare le innumerevoli potenzialità comiche dell'attore napoletano.

Per Fulci essere scritturato dalla (allora) potente Cineriz rappresentava un bel salto di carriera, significava entrare nell'ambiente cinematografico che davvero contava e la possibilità di girare film di ben altro spessore produttivo ed artistico. E poi un cachet di 4 milioni finora non l’aveva mai percepito. Magli lo invitò a ripassare esattamente tra dieci giorni per la firma del contratto. Fulci, dieci giorni dopo si presentò puntuale all'appuntamento ma dovette subire una cocentissima delusione: Magli gli disse esplicitamente che non sarebbe stato il regista del film perché Totò in persona aveva messo su di lui un veto irrevocabile ma senza esporne i motivi; Fulci, caduto letteralmente dalle nuvole tentò di telefonare a Totò, di rintracciarlo in ogni modo per chiedere chiarimenti ma il comico napoletano si negò sempre e comunque.

Fulci, orgoglioso com'era, allora lasciò correre e accettò, obtorto collo, di farsi da parte. Magli, di conseguenza, chiamò alla regia di Letto a tre piazze Steno che girò il film cambiando notevolmente la sceneggiatura scritta da Fulci e Vighi. L’improvvisa e traumatica rottura con Totò e l’ormai dichiarata separazione da Steno, dal “clan” del quale Fulci era uscito definitivamente, inauguravano l’inizio di un periodo difficile per il regista romano che, perdendo in modo imprevedibile due punti di riferimento umano e professionale, dovette indirizzarsi per necessità più che per scelta (e la sua famiglia, nel frattempo, si ingrandì con la nascita, il 7 agosto 1960, della figlia Antonella) verso la mai abbandonata attività di sceneggiatore. Fu il grande attore Mario Carotenuto a favorire due anni dopo, in veste di produttore, il ritorno di Fulci alla regia con il film Colpo gobbo all'italiana.

Albiero e Cacciatore

Il caso giuridico di Letto a tre piazze

La storia del film Letto a tre piazze è sicuramente immaginaria, ma trae spunto da non pochi casi di cronaca dell'epoca. Bisogna ricordare la tremenda avventura dell'Armata italiana in Russia: i morti furono tanti, ma moltissimi furono i dispersi e tantissimi i soldati che tornarono a casa solo qualche anno dopo.
In una divertentissima scena di Letto a tre piazze, l'avvocato Vacchi, l'avvocato di famiglia, ricorda quanto il Codice Civile preveda per casi del genere. L'avvocato richiama concetti ben noti agli studenti di Giurisprudenza del primo anno, concetti quali quello del "Matrimonio nullo".
Richiama poi alcuni articoli del Codice: in un primo momento, il 58, il 60, il 65 e il 63, e sino a questo punto la legge sembra tutelare gli interessi del secondo marito, Peppino De Filippo.
Ma poi spunta il famoso articolo 68, articolo che garantisce la nullità del secondo matrimonio, in caso di ritorno della persona di cui sia stata dichiarata la morte presunta.
Totò va in visibilio e si lascia andare all'entusiasmo: "Evviva l'avvocato! Evviva il 68! Che testa! Che testa di avvocato! Bisognerebbe fargli un busto, glielo faccio io! Quindi il 68 è dalla parte nostra!".
La situazione prospettata in Letto a tre piazze s'ingarbuglia ulteriormente quando il parroco, don Ignazio, raccogliendo le confidenze di Amalia, viene a sapere che il primo matrimonio non era stato "consumato": caso quindi di matrimonio "rato" ma non "consumato".


L'avvocato di Letto a tre piazze, l'avvocato Vacchi

Letto a tre piazze

Il film Letto a tre piazze è caratterizzato, soprattutto nella parte inziale, da una successione quasi ininterrotta, di scene e gags godibilissime, basate tutte sulle eccezionali capacità comiche di Totò e della sua grande spalla Peppino.

Da sottolineare anche l'interpretazione in Letto a tre piazze da parte di un giovanissimo Aroldo Tieri dell'avvocato Vacchi, avvocato interessato più alle grazie di Amalia che alla tutela degli interessi dei suoi conoscenti e clienti.

E' un vero tormentone:

  • si incomincia con la scena iniziale di Letto a tre piazze, la scena della festa per l'anniversario di matrimonio; mentre il professor Castagnano declama una poesia, il nostro avvocato si mangia con gli occhi la bella Amalia, incurante che ciò accada dinanzi al marito Peppino;
  • impermeabile alle minacce del marito (Peppino gli dichiara che sarebbe anche capace di uccidere per gelosia), quando viene chiamato dai tre protagonisti di Letto a tre piazze per chiarire cosa la legge preveda per il caso in questione, si lascia andare ad un lunghissimo baciamano, incurante questa volta della presenza non di uno, ma di due mariti;
  • propone con sfrontatezza ai due mariti, per salvaguardare i loro interessi, di sottrarre Amalia a entrambi, portandola a casa sua.
  • diventa protagonista degli incubi di Peppino; in effetti, in sogno, il buon Peppino comprende che il suo vero rivale non è il reduce dalla Russia, ma l'intrigante e affascinante avvocato.


Totò e Peppino dormono insieme

Vi è prima una lunghissima discussione su come affrontare la notte; come già ricordato, l'avvocato Vacchi propone ai due di portare via, a casa sua, Amalia. Dopo un attimo d'incertezza, Totò e Peppino cacciano di casa l'avvocato.

Prosegue Totò, riproponendo in Letto a tre piazze un modo di argomentare già ascoltato in Totò a colori in un'analoga situazione (la scena del treno): "A me è venuta un'idea. Oddio a me piace! A voi, non so. A me mi piace, francamente mi piace!" . L'idea è quella di dormire in tre sul letto matrimoniale, con lui al centro ed Amalia e Peppino ai due lati! Scartata questa soluzione, Totò e Peppino vanno a dormire insieme nel letto matrimoniale.
In Letto a tre piazze si ripete quindi una situazione già vista in Totò e Peppino divisi a Berlino: vi è un letto, il letto di Peppino; Totò è l'intruso, ma dopo pochi minuti Totò riesce ad impadronirsi di quasi tutto lo spazio, relegando Peppino in un angolo.
La scena è tra le più comiche del duo Totò-Peppino, e non solo del film Letto a tre piazze. Totò non riesce ad addormentarsi; prima pretende di lasciare accesa la luce, poi incomincia a parlare ad alta voce "toccando" il sedere di Peppino e affermando "Questo è il mondo, questo è il mondo!", quindi chiede a Peppino una grattatina alla schiena; l'insonnia continua e Totò si mette a passeggiare sul letto, poi pretende di "passare sopra" Peppino perché, afferma, "voglio andare là"; in conclusione, trova finalmente pace appendendo alla parete il ritratto di Stalin.


Totò e la lavagna

La trama di Letto a tre piazze ci mostra il professor Castagnano andare a scuola, costringendo il "reduce" Antonio ad accompagnarlo; lo presenta al preside come un suo assistente.

Peppino è costretto ad assentarsi dall'aula, lasciando quindi a Totò l'onere di tenere l'ordine tra le sue allieve.
Totò decide di passare a una valutazione delle studentesse, e utilizza la lavagna per una particolare classificazione; invece della tradizionale ripartizione tra "buoni" e "cattivi", un vero classico nei ricordi scolastici di tutti noi, impone una classificazione tra "bone" e "cattive".
Passa quindi in rassegna tutte le ragazze; arriva la prima, una maggiorata, e Totò commenta:
"Quanto è buona lei! Lo leggo nei suoi occhi, lei è buona. Oddio non esageriamo, bisogna saperla prendere, ed io saprei prenderla e prendendola per il suo verso lei è la bontà personificata!".
Dopo tante "bone", Totò è costretto a valutare la Bernabei, la prima della classe; una racchiona!
Gli si presenta all'improvviso, dopo tante bellezze: "Che scherzi sono questi! Lei non mi sembra tanto buona. In castigo, nell'angolo! Lei mi da il cattivo esempio, mi contamina la classe!"

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Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Deludente Totò & Peppino che, dopo una discreta partenza, ripete in maniera sistematica i continui e interminabili battibecchi fra i due protagonisti maschili, i cui personaggi non riescono a risultare simpatici. La vicenda si avvita su sé stessa e, sorprendentemente, il film respira proprio quando intervengono interpreti terzi (Tieri, Castellani eccetera), rubando spazio ai due grossi nomi. Si arriva in fondo con fatica. Bella la Gray, deliziosa la Gajoni.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò, che apparteneva alla Gran Loggia d'Italia, vede una grande pietra e la chiama ripetutamente "Massone".

  • Tra i migliori film interpretati dalla coppia Totò-De Filippo, ottimamente diretti da Steno. La storia dello strano ménage à trois con i due uomini che si contendono le grazie (e il letto) della consorte, dà modo ai due comici di scatenarsi in un repertorio comico travolgente venato da umorismo nero. La sceneggiatura non è impeccabile, ma gli interpreti compensano con grande bravura. Bravi i caratteristi (tra cui Aroldo Tieri).

  • Reduce dalla campagna di Russia ritorna a casa dopo 15 anni ma trova la moglie che si è risposata. Una storia, ispirata alla cronaca, che sarebbe piaciuta a Pirandello e che nelle mani di Totò e Peppino diventa un farsa surreale. Purtroppo lo spunto è buono ma la sceneggiatura è esile, in totale stallo narrativo, praticamente ripetitiva per tutta la durata del film. E pure la regia è fiduciosa nelle capacità dei protagonisti, che però si trovano a sorreggere il quasi nulla.

  • I bisticci tra il reduce dalla Russia Totò e il serioso professore Peppino De Filippo per contendersi la bigama suo malgrado Nadia Gray puntellano una commedia che esaurisce tosto l'iniziale effervescenza, facendosi sempre più fiacca sino a stancare del tutto; e a dire il vero i due illustri comici sono ben al di sotto dei loro livelli abituali. Tra i pochi volti di contorno, un cenno per l'aspirante "tertius gaudens" Aroldo Tieri.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò reduce dalla Russia che non può dormire senza il ritratto di Stalin alla parete; "Signor presbite"; "perizia callifuga".

  • Uno dei miei favoriti di Totò. Nulla è fuori posto in questa pellicola, dalla coppia Totò-De Filippo al loro meglio alla Gray, alla sceneggiatura (con ottime trovate come il ritorno di Totò, la convivenza forzata a letto tra i due mariti, il finale). Se poi consideriamo che nella sceneggiatura c'è lo zampino del buon Fulci allora si capisce il perché della qualità del film.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il sogno biblico di Totò.

  • Divertente commedia ben scritta e diretta con buona lena dal grande Steno. Due o tre gag, specie nella prima parte, funzionano e i personaggi sono ben delineati. Una volta di più memorabili i due protagonisti, gli scatenati Totò e De Filippo. Ottimi anche Tieri, la Gray e il solito Castellani. Da riscoprire.

  • Questa volta i due ci fanno ridere su quello che è un facile caso giuridico riportato negli esempi del titolo di famiglia, l'ironia degli art 60-68 cc e l'istituto del matrimonio canonico, con una storia semplice che i due interpretano a tal punto da farla altamente comica, negli sfrenati battibecchi con le espressioni e mimiche di uno splendido Totò. Le belle gag ci sono (il sogno di Salomone, la scuola...). Le battute non stancano, il film non ha età, è uno di quelli che a distanza di quasi cinquant'anni risultano ancora freschi.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I due che dormono nello stesso letto.

  • Uno dei migliori prodotti della coppia Totò-Peppino De Filippo, firmato Steno. Forse qui più che in altri film i due non hanno avuto bisogno della sceneggiatura, perché si nota come improvvisino le battute. Da citare c'è anche il bravo Aroldo Tieri.

  • Divertente film con l'inimitabile coppia Totò e Peppino. La sceneggiatura è più scarna che in altre occasioni, ma lo spunto iniziale basta comunque ai due per strappare molte risate. Bravo anche Aroldo Tieri nel ruolo dell'avvocato carogna e non male anche Nadia Gray. Un po' di cedimenti nella seconda parte, ma sicuramente un film molto godibile.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che cammina sul letto.

  • Un fatto reale che diventa surreale sotto le mani di Steno e Lucio Fulci (fra gli altri) e che il duo Totò e Peppino De Filippo trasforma in una baraonda comica che sfrutta le assurdità del caso per dar modo ai due di poter sfoderare tutte le loro doti. Nonostante i buoni inserimenti di Aroldo Tieri e, in maniera più defilata, di Cristina Gajoni, per spezzare i furiosi battibecchi dei due comici la ripetitività dell'argomento si fa sentire negativamente. Il finale, non così scontato, fa riprendere energia e terminare in bellezza.

  • Nonostante sia considerato un film minore in realtà è uno dei pochi della coppia Totò e Peppino, che abbia una sceneggiatura che si discosta da quelle abituali, proponendo una quanto mai strana unione a tre. Ma la vera novità è che il rapporto tra i due attori non è più quello di mattatore e spalla: Totò carnefice e Peppino vittima indefessa di tutte le sue angherie. Questa volta i due se la giocano alla pari e in qualche scena è addiritura Peppino a diventare carnefice (cosa che giova non poco). Come al solito grandissimi Castellani e Tieri.

  • Divertente commedia che vede Totò e Peppino l’uno contro l’altro a causa di una moglie contesa. I due mettono in mostra tutto il loro carisma e talento, visibile soprattutto nella capacità di improvvisazione. La prima parte è la migliore, poi purtroppo il film inizia ad arrancare e si trascina stancamente verso la fine a causa delle situazioni che si ripetono uguali e della sceneggiatura monocorde e poverissima. Ci si diverte solo quando i due comici sono in scena, ma vale la pena vederlo.

  • Totò e Peppino diretti da Steno divertono, ma convincono meno del previsto in questa commedia tutto sommato simpatica. Merito della discreta riuscita va anche a un bravissimo Aroldo Tieri e alla bella Nadia Gray. Le gag funzionano a fasi alterne e nella seconda parte la noia si fa sentire.

  • Vivace commedia di Steno nobilitata dal lavoro oscuro di futuri protagonisti del cinema italiano (Fulci, Laurenti). Gli scambi fra Totò e Peppino garantiscono comunque risate in abbondanza, nonostante la sceneggiatura lasci un po' troppo al caso. Bene anche Tieri e la Gray, che non si limita a fare la bella statuina. Forse la parte centrale è un po' lenta, ma il finale è da antologia. Steno mantiene la giusta misura in regia e spesso lascia saggiamente fare. Un film davvero divertente che merita sicuramente di essere visto.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che parla col cinese; La scena dell'aereo tutta; Il finale.

  • Difficilmente si sbaglia con la coppia Totò/De Filippo. In questo film Steno ci regala situazioni divertenti e risate assicurate. I due attori si confermano mattatori anche quando la sceneggiatura non è particolarmente minuziosa. Forse senza un puntiglioso "canovaccio" ci si espone maggiormente a cadute, ma nel caso dei nostri fuoriclasse il tutto non può essere che un valore aggiunto. Un plauso va a tutto il cast.

  • Il Totò-Peppino che preferisco. Non solo una vera bomba atomica comica dalla forza devastatrice ma uno dei film più divertenti della storia del cinema. Per funzionare, un film comico deve disporre di due personaggi che siano in continuo conflitto, vuoi di caratteri vuoi di interessi; ma qui sono addirittura in aperta e totale ostilità perché entrambi mariti legittimi della stessa donna. E, se i mariti si chiamano Totò e Peppino, al meglio della loro forma, la baraonda burattinesca è assicurata, il divertimento all’ennesima potenza garantito. Imperdibile!• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il lento ma inesorabile accumularsi dell’attesa comica nei primi dieci minuti del film: una deliziosa sottigliezza della sceneggiatura.

  • Tra i due litiganti il terzo gode. È questo il sunto di questa commedia grottesca che vede protagonisti i rivali in amore Totò e Peppino. Il film è un continuo duello tra i due, a suon di battute. Ne gode lo spettatore, che non si annoia mai, fino all'ultima esilarante scena...

Foto di scena, video e immagini dal set


Le incongruenze

  1. Quando Totò suona una campanella in classe, la poggia sul lato destro della cattedra ma alcune scene dopo compare sul lato sinistro senza che nessuno la tocchi
  2. Quando Totò e Peppino sono in montagna si vede benissimo che la neve è finta formata da palline di polistirolo.
  3. Dall'iniziale Antonio DI Cosimo, Totò diventa ben presto Antonio LO Cosimo!
  4. Nella scena in montagna, con Toto', Peppino e Nadia Gray, Toto' ha al collo una macchina fotografica biottica nella sua custodia. Qualche sequenza dopo il coperchio della custodia non c'è più...
  5. Quando Toto' e Peppino dormono insieme , Toto' sposta un quadro e lo da' a Peppino che lo mette a lato del letto , ma dopo il sogno (di Salomone), il quadro non c'e' piu'
  6. Quando vengono mostrati i titoli di giornale che annunciano l'incidente occorso all'aereo sul quale viaggiavano Totò e Peppino è possibile notare che i titoli non coincidono con i contenuti degli articoli sottostanti, che riguardano partite di calcio.
  7. Verso la fine del film, Totò e Peppino stanno nell'aereo. Totò si sente male, ha bisogno di vomitare e chiede a Peppino un po' di bicarbonato, e Peppino gli consiglia di chiamare la hostess per farselo dare. Ma quando la hostess arriva, improvvisamente Totò si sente bene e si lamenta per un altro motivo: secondo lui l'aereo è troppo lento.

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
Il palazzo dove abitano Amalia (Gray) e il suo secondo marito Peppino Castagnano (De Filippo) e nel quale si troveranno a coabitare con il precedente consorte Antonio Di Cosimo (Totò), erroneamente dato per morto quasi vent’anni prima in Russia e improvvisamente ritornato a casa si trova in Via Crescenzio 12 a Roma. Nella sequenza d’apertura del film vediamo De Filippo parcheggiare davanti all’ingresso (alle spalle della macchina da presa).
  
 ed entrare nell’edificio, posto all’angolo con Via Virgilio.
  
  Villa La Quiete, la casa di riposo nella quale viene ricoverata Amalia (Gray), vittima di un esaurimento nervoso a causa della difficile convivenza con i suoi due “pretendenti” mariti, è in realtà la palazzina che ospitava la direzione dei Cinecittà Studios, in Via Tuscolana 1055 a Roma.
  
  La piazza dove Amalia (Gray), stufa dei litigi dei suoi due “pretendenti” mariti, propone all’avvocato Vacchi (Tieri) di andare a stare da lui è Piazza di Campitelli a Roma, che vedremo anche l'anno successivo in Una vita difficile
  
  La pensione Mimosa presso la quale Peppino Castagnano (De Filippo) e Antonio Di Cosimo (Totò), tentano di screditarsi l’un con l’altro agli occhi della comune moglie Amalia (Gray) si trova in Via Giovanni Nicotera 31 bis a Roma. In questo primo fotogramma ci troviamo all'esterno della palazzina che ospita la pensione, il cui ingresso è sulla destra, fuori campo.
  
Totò fa capolino dall'ingresso, le cui ante sono le stesse di cinquant'anni fa

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Al diavolo la celebrità. Steno dal Marc’Aurelio alla televisione: 50 anni dicinema e spettacolo in Italia" (Bruno Ventavoli) - Torino, Lindau, 1999
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • “Sul set era lui a comandare”, Elisabetta Rasy, Steno e Monicelli, “Paese Sera”, 18 marzo 1973
  • “Il terrorista dei generi. Tutto il cinema di Lucio Fulci” di Albiero e Cacciatore - Un mondoaparte editore ed. 2004. Pag. 45, nota n.11 pag. 388
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "Letto a tre piazze" dal sito quicampania.it
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