Cristina Gaioni — Il piacere degli schiaffi
Il debutto accanto ad Anna Magnani in Nella città l'inferno

Nel gennaio del 1959 il settimanale «Tempo» torna a occuparsi di Maria Cristina Gaioni, giovane attrice milanese ormai lanciata nel cinema italiano e internazionale. L'articolo firmato A. D., intitolato Il piacere degli schiaffi, racconta con tono vivace il passaggio della ragazza dagli esordi quasi casuali ai primi ruoli di vero impegno, soffermandosi soprattutto sull'incontro con Anna Magnani e Giulietta Masina nel film Nella città l'inferno di Renato Castellani. Gli schiaffi ricevuti dalla Magnani durante una scena, dolorosi ma richiesti dal copione, diventano il simbolo curioso e affettuoso del battesimo cinematografico di un'attrice ancora intimorita dalle grandi protagoniste, ma già decisa a conquistarsi un posto nel cinema degli anni Cinquanta.
Lo ha provato Maria Cristina Gaioni per mano di Anna Magnani. Erano dolorosi ma piacevolissimi, perchè richiesti dal copione del primo film italiano nel quale la giovane milanese ha avuto una parte di impegno.
Roma, dicembre
«Il momento più terribile — dice Maria Cristina Gaioni, — è stato quello in cui Jean Delannoy mi ha ordinato di uccidere i piccioni. Io non volevo, ma lui è stato irremovibile». Maria Cristina adora gli animali, dice di conoscere il linguaggio dei gatti e degli uccelli, e crede alla metempsicosi: in ogni animale vede il volto di una persona e viceversa. Nel film che ha da poco terminato di girare a Parigi ne combina di tutti i colori: è la responsabile della morte di sua nonna, mette la madre nei guai con la polizia, è una vera peste, tanto che, alla fine, come succede ai "cattivi" nei film, casca in un canale e annega. Ma mentre tutto questo l’ha lasciata indifferente, perchè fa parte della finzione, la storia dei piccioni l’ha sconvolta, e ne rabbrividisce ancora. «Lo sa — dice dilatando gli occhi — che per un mese non sono più riuscita a prender sonno?».

Il film s'intitola Guinguette e ha due protagoniste: Zizì Jeanmaire, la moglie di Roland Pétit, e Maria Cristina Gaioni. La Jeanmaire è ima donna di strada, buona nel fondo: desiderosa di rifarsi una vita, apre una guinguette. cioè una piccola trattoria sul lungofiume. La Gaioni, invece, è una ragazzina priva di ogni senso morale, che vuole tutto e subito dalla vita, ha un aspetto dolce e ingenuo, ma dentro è più corrotta e immorale dell’altra. Nel contrasto fra questi due tipi di donna si basa la parte psicologica del film, che poi, però, assume un andamento quasi da giallo. Nella guinguette s’installa una banda di ladri di automobili e la pace della piccola trattoria sembra definitivamente compromessa; in questo terremoto, il genio perverso della ragazzina gioca una parte di rilievo.

D'aspetto gentile e dolce, il volto lentigginoso, un po’ svagata, Maria Cristina Gaioni è un tipo diverso da quelli correnti. La sua bellezza non è perfetta nè aggressivamente sexy; ma ha qualche difetto (il naso a patata, le lentiggini) che la rendono originale. Tutti i registi che l’hanno conosciuta, ne sono rimasti colpiti: da Lattuada a Dassin, a Castellani, a Delannoy. A tutti la ragazza è molto grata: a Lattuada che la fermò in strada a Roma per offrirle una parte nella "Tempesta", a Castellani che l'ha tenuta a battesimo come vera attrice cinematografica; ma soprattutto a Dassin, al quale — dice lei stessa — deve il principio. Dassin infatti le aveva fatto fare un provino per il film "La legge”: la parte andò poi alla Lollobrigida, ma quel provino era riuscito così bene che sia Castellani sia Delannoy si basarono su di esso per scritturare la ragazza.

E’ accaduto così che in un anno da quando piovve a Roma da Milano, spaurita della sua audacia e fiduciosa nel diploma di attrice dell’Accademia del Piccolo Teatro (lo portava con sè nella borsetta e lo mostrava a tutti, e restò malissimo quando un produttore le disse che quello era solo un pezzo di carta), ha interpretato tre film, di cui due drammatici. Il primo di questi è stato Nella città, l’inferno, di Castellani: un film forte e patetico, ambientato fra le pareti di un carcere femminile, nel quale la giovanissima recluta si è trovata accanto ad un duetto di celebrità: Anna Magnani e Giulietta Masina.
Ogni volta che stava per entrare in scena, intimidita dalla presenza delle sue famose colleghe, era presa dal panico: sudava, tremava tutta. E la sua gioia, quando la scena era finita, era tanta che, dopo aver ricevuto alcuni sonori schiaffoni da Anna Magnani, sorrideva felice come una Pasqua e diceva che gli schiaffi della Magnani erano «pieni di una grande comunicativa». In questo film, Castellani l’ha impiegata in una parte che si addice al suo fìsico e al suo carattere: Maria Cristina è una detenuta mite, ingenua, vittima del suo candore. Jean Delannoy, invece, ha capovolto il gioco, secondo una tecnica spettacolare di sicuro effetto; le ha dato cioè un ruolo ambiguo, di ingenua perversa, di ragazza dolce in apparenza e cattiva, immorale nell’animo.


Si tratta tuttavia, in entrambi i casi, di due personaggi di un certo rilievo umano, con i quali Maria Cristina si è cimentata volentieri, con grande impegno; il cinema che vuol fare lei, è infatti quello serio, difficile, impegnativo. Lo dicono tutte le debuttanti, ma questa volta c’è da crederci. La fortuna e il suo volto insolito, l’hanno aiutata, nei suoi primi passi; il produttore, che le ha fatto un contratto di cinque anni, l’aiuterà nel futuro. Alcuni sceneggiatori sono già al lavoro per un altro film, di cui sarà la protagonista, accanto ad un’altra celebrità: Michèle Morgan. «Per me — dice sorridendo felice Maria Cristina, — i diplomi d’attrice non sono dei pezzi di carta».
A. D., «Tempo», anno XXI, n.1, 6 gennaio 1959
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| A. D., «Tempo», anno XXI, n.1, 6 gennaio 1959 |
Fonte originale: A. D., «Tempo», anno XXI, n.1, 6 gennaio 1959
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Conclusioni
L'articolo racconta dunque un momento decisivo nella carriera di Maria Cristina Gaioni, quando l'ingenuità che inizialmente suscitava sorrisi comincia a trasformarsi in una vera qualità artistica. In pochi mesi la giovane milanese passa dalle telefonate fatte consultando l'elenco telefonico ai set di Alberto Lattuada, Renato Castellani e Jean Delannoy. Accanto ad Anna Magnani e Giulietta Masina impara che il cinema può essere faticoso, doloroso e persino spaventoso, ma anche irresistibilmente affascinante. Gli schiaffi della Magnani, accolti con un sorriso dopo la fine della scena, restano l'immagine più efficace di quella stagione: un'esperienza concreta, tutt'altro che simbolica, attraverso la quale una debuttante entra nel mondo dei grandi interpreti. E il diploma conservato gelosamente nella borsetta, considerato inutile da qualche produttore, finisce per riacquistare il suo valore, non come semplice certificato, ma come testimonianza di una vocazione alla quale Maria Cristina Gaioni non aveva mai smesso di credere.
