Cristina Gaioni — La ragazza del secolo scorso

Gli esordi dell'attrice scoperta da Alberto Lattuada

Cristina Gaioni


Nel luglio del 1958 il settimanale «Tempo» dedica un ritratto alla giovanissima Maria Cristina Gaioni, presentandola come "la ragazza del secolo scorso". L'articolo firmato da A.D. racconta l'esordio di una delle nuove promesse del cinema italiano, scoperta quasi per caso da Alberto Lattuada e destinata a recitare accanto a due autentiche icone come Anna Magnani e Giulietta Masina. A colpire giornalisti e registi non è soltanto il suo talento, ma soprattutto una qualità ormai considerata rarissima: un'ingenuità autentica, spontanea e quasi fuori dal tempo, che diventa il tratto distintivo della sua personalità e della sua carriera.


E’ Maria Cristina Gaioni e deve la sua fortuna di giovane attrice a una dote che sembra ormai non appartenere più ai tempi nostri: l’ingenuità. Scoperta per caso dal regista Alberto Lattuada, interpreterà ora la parte di una reclusa accanto ad Anna Magnani e a Giulietta Masina, in un film di Castellani

Roma, giugno

«Ho detto qualcosa che non dovevo dire?». Sgomenta il del sorriso che vede comparire sulla faccia dei propri interlocutori. Maria Cristina Gaioni s’interrompe e si guarda ininterrottamente intorno. Perchè ogni volta che apre bocca la gente si mette a ridere? Perchè se dice che i gatti hanno un loro linguaggio; che ogni persona può assomigliare ad un animale, ed esistono uomini cavalli e donne leonesse; che suo padre la considera un po’ "suonata”; che le piacerebbe interpretare a teatro la parte di Osvaldo, negli "Spettri” di Ibsen; perchè se dice queste o altre cose del genere, chi la sta a sentire sorride?

Maria Cristina è nata e vissuta a Milano; ha diciannove anni e fra poco quindi sarà maggiorenne; ha fatto regolarmente gli studi e ha frequentato la scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano,
ma non assomiglia ad una ragazza del nostro tempo.

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E’ ingenua come una educanda; candidamente svanita e disarmata come lo erano, un secolo fa, certe ragazze della borghesia, vissute sempre attaccate alle gonne della mamma.

Cinque mesi fa, quando suo padre, il pittore Amilcare Gaioni, venne a Roma per organizzare una mostra personale. Maria Cristina decise di accompagnarlo. Sperava, durante il periodo della mostra, di riuscire a trovar lavoro in qualche compagnia teatrale; ma nell’ambiente degli attori non conosceva nessuno. Allora ricorse ad un sistema che soltanto la sua ingenuità le poteva suggerire: prese un elenco del telefono e cominciò a fare una serie metodica di telefonate. Giunta alla lettera S e alla parola Sanipoli, si fermò. Le rispose una voce d’uomo.

E’ abitudine molto diffusa fra gli attori quella di dare il numero di telefono del proprio agente: Maria Cristina il giorno dopo si presentò nell’ufficio di questo agente, con il diploma della scuola d’arte drammatica in mano. Non appena vide il diploma, egli scoppiò a ridere. Era la prima volta che gli capitava d’incontrare una aspirante attrice la quale scambiava il cinema per un concorso di impiegati di gruppo A. Maria Cristina restò male: ripiegò in quattro il suo diploma e lo mise nella borsetta.

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Ma c’è una stella anche per gli ingenui. Un giorno Maria Cristina era stata a fare dei provini fotografici che per una aspirante attrice sono l’equivalente della carta d’identità, e aveva l’impressione che ì provini fossero riusciti male. Anzi, più ci pensava e più era certa di aver combinato un mezzo disastro. Uscita dallo studio fotografico, si sentì molto triste, disperata. All’angolo di una strada, si appoggiò ad un muro e si mise a piangere. Proprio in quel momento stava passando in automobile Alberto Lattuada: la ragazza lo colpì. Fermò l’auto e le parlò.

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Così è cominciata la carriera di Maria Cristina: con una piccola parte nella ‘'Tempesta”, il nuovo film di Lattuada. Sotto le vesti di una contadina russa. Maria Cristina ha partecipato in Jugoslavia, alle riprese di alcune scene di massa, fra cui la scena truculenta dell’orgia di Pugaciov. Tornata a Roma nei giorni scorsi, un altro piccolo scatto della fortuna le ha fatto incontrare un altro regista: attraversava gli studi della Ponti-De Laurentiis quando venne vista da Renato Castellani. Il film che il regista sta per iniziare e la cui storia è ambientata in un carcere femminile, avrà tre protagoniste: Anna Magnani, Giulietta Masina e Maria Cristina Gaioni. Delle tre recluse. Maria Cristina sarà quella ingenua: una ragazza che pur avendo esercitato il contrabbando si è mantenuta innocente.

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Maria Cristina ne è molto felice; anche se. dice, dovrà diventare più brutta di quello che è (perchè lei crede di essere brutta), infittirsi le lentiggini che le coprono il volto, e recitare al naturale, senza un filo di trucco. Ma proviene dal teatro, ha la passione per la recitazione, una spiccata vocazione per fare l’attrice; e poter impegnarsi in una parte che richieda qualcosa di più di una bella presenza è per lei la soddisfazione più ambita. «Se lavoro nel cinema, dice, voglio almeno poter recitare sul serio». In questi giorni si sta preparando. Castellani le ha detto che dovrà avere un aspetto un po’ patito; e Maria Cristina ha preso le sue parole alla lettera: ogni mattina fa a piedi il percorso fra piazza Colonna e Monte Mario, e la sera mangia soltanto insalata. Dice:

«Mi sento lo stomaco sui piedi, è vero, ma la coscienza tremendamente a posto».

A.D., «Tempo», anno XX, n.27, 1 luglio 1958


Tempo
A.D., «Tempo», anno XX, n.27, 1 luglio 1958

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: A.D., «Tempo», anno XX, n.27, 1 luglio 1958
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

Conclusioni

Il ritratto pubblicato da «Tempo» restituisce l'immagine di un'attrice agli esordi, ancora lontana dai meccanismi del divismo e dello spettacolo, ma già capace di conquistare registi importanti grazie alla propria autenticità. In un panorama cinematografico popolato da figure sofisticate e costruite, Maria Cristina Gaioni emerge come un volto nuovo, sincero e sorprendentemente spontaneo. A distanza di decenni questo articolo rappresenta una preziosa testimonianza del momento in cui una semplice ragazza milanese, armata soltanto della propria ingenuità e della passione per il teatro, riuscì ad aprirsi le porte del grande cinema italiano.