Rosanna Schiaffino — In silenzio ha lanciato una sfida
Dai rotocalchi ai primi grandi film con Francesco Rosi e Marcello Mastroianni

Nel 1958 Rosanna Schiaffino è già uno dei volti femminili più celebri d'Italia, ma la sua notorietà nasce soprattutto dalle copertine dei rotocalchi. L'articolo pubblicato da «Noi donne» racconta il momento decisivo della sua carriera, quando la giovane attrice genovese affronta il passaggio dalla popolarità fotografica alla prova più difficile: conquistare il pubblico del cinema. Con l'uscita quasi contemporanea dei film La sfida e Un ettaro di cielo, Rosanna Schiaffino dimostra di voler essere molto più di una semplice icona di bellezza, affidando il proprio futuro artistico a due opere profondamente diverse per atmosfera, stile e contenuti.
La ragazza da copertina. Da anni, Rosanna Schiaffino sorride dalle copertine delle riviste di tutto il mondo. In questi giorni i suoi due primi film «La sfida» e «Un ettaro di cielo» ci diranno se il suo tipo di bellezza debba rimanere confinato alla staticità della fotografia o sia destinato alla popolarità degli schermi
Rossana Schiaffino si può dire davvero una stella che nasce sotto il segno della fortuna. Ancora prima che il suo volto appaia agli spettatori dallo schermo, infatti, esso è già noto, familiare. Rosanna Schiaffino ha battuto negli anni scorsi una sorta di record: si può dire che sia stata la ragazza più fotografata d’Italia, quella cui i rotocalchi hanno dedicato il maggior numero di copertine. Il maggior successo come cover girl, come «ragazza da copertina», Rosanna Schiaffino lo ebbe poco tempo fa, quando il fotografo della celebre rivista americana Life, che se ne andava in giro per il mondo a scoprire la bellezza femminile. indicò lei agli innumerevoli lettori della sua rivista come il più tipico esempio di ragazza italiana. Ed infatti nel volto genuino. nella figura prestante, nei lunghi capelli che cadono sulle spalle, negli occhi grandi e fondi, Rosanna Schiaffino sembra veramente recare un omaggio alla bellezza tradizionale e orgogliosa delle donne italiane. Lo spettatore cinematografico, oltre che l’osservatore superficiale delle copertine a rotocalco, dovrà dire ora se quel tipo di bellezza deve rimanere confinato alla staticità ed al mutismo di una fotografia in posa, oppure se deve essere ceduto, per i più grandi successi, alla popolarità del cinema.
In questi giorni, infatti, appariranno sugli schermi italiani, quasi contemporaneamente, i primi due film interpretati da Rosanna Schiaffino: La sfida e Un ettaro di cielo.

In realtà, dire che questi sono i «primi» due film di Rosanna Schiaffino è inesatto. Un anno fa la giovane attrice, che già aveva calcato le tavole del palcoscenico frequentando nella sua città natale, Genova, la scuola di arte drammatica al Piccolo Teatro, aveva, come suol dirsi «esordito» nel cinema: a sedici anni, infatti, aveva preso parte a Totò lascia o raddoppia? ed a Orlando e i paladini di Francia. Ma la scarsa importanza di quei film e lo scarso rilievo della prestazione della giovane attrice in essi, impongono di considerare quella esperienza come una sorta di divertimento, o di apprendistato. La data di nascita di Rosanna Schiaffino, per il cinema, è legata invece allo sviluppo notevole di una coraggiosa casa cinematografica, la Vides, la quale mostra un non comune interesse alle giovani generazioni di registi, di autori, di attori cinematografici. Non è a caso, infatti, che l’esordio di Rosanna Schiaffino sia legato all’esordio di due registi cinematografici: e precisamente Franco Rosi, autore della Sfida, ed Aglauco Casadio, autore di Un ettaro di cielo.
Per la Sfida Franco Rosi ha scelto un soggetto suo, ambientato nella sua città natale, Napoli. Rosi ha programmaticamente evitato di guardare Napoli secondo gli occhi di una tradizione falsificatrice: niente Vesuvio e canzoni, e spaghetti e mandolini. La Sfida nasce come un film drammatico, forte, ambientato in un mondo inconsueto: quello dei Mercati Generali, e degli intricati traffici che vi si nascondono. Commercianti di pochi scrupoli, camorristi, banditi. contrabbandieri: questo è il mondo nel quale si svolge l’azione della Sfida, e il regista cerca di rivelare al pubblico, attraverso una storia drammatica, i retroscena degli approvvigionamenti, degli alti prezzi.
Protagonista della Sfida è Vito Polara, un giovane commerciante che si è fatto da sè, e che tenta di mettersi contro la agguerritissima banda dei «padroni» dei Mercati, sfuggendo al loro controllo. Egli morrà tragicamente, alla fine del film, tra le braccia della donna che ha appena sposato: sarà ucciso per avere infranto la tragica legge della omertà, per avere «tradito» quel mondo nel quale si era sempre più invischiato, invece di combatterlo.
Rosanna Schiaffino, in questo film, è Assunta, la ragazza che sposerà Vito: un personaggio non convenzionale di popolana, una donna dalla eccitante bellezza, piena di forza drammatica, senza cedimenti dialettali del tipo di tante «pizzaiole» dei nostri schermi. Non è qui il caso di anticipare un giudizio sul modo cui Rosanna Schiaffino è riuscita a rendere il suo difficile personaggio: il pubblico potrà giudicare da sè.

In Un ettaro di cielo, invece siamo parecchie miglia lontani da Napoli, anche come atmosfera. Il sole del golfo si è nascosto, e ha ceduto il passo alle nebbie della Valle padana. Un ettaro di cielo vuole essere un film ironico, garbato, fantasioso: vuole essere una favola moderna, con un po’ di amarezza. L’idea centrale, del resto, riesce chiaramente ad illuminare sulle intenzioni degli autori: un giovane ciarlatano dalla parola pronta, Severino, racconta, per divertirsi, ad un gruppo di vecchietti della palude, che egli è rappresentante di una società che vende il cielo a piccoli lotti, ove si può stare comodi dopo morti. La cosa, per lui, finisce allo scherzo, ma i vecchietti ci hanno creduto davvero: così raggranellano i soldi, e vanno da Severino per comprare il cielo. Il ciarlatano non ha il coraggio di rivelare la propria bugia, e accetta il denaro, suggellando così il contratto di acquisto.
Tutto bene, dunque? No, perchè i vecchietti, ora che hanno il cielo assicurato, pensano che ormai è inutile stare sulla terra: decidono dunque di suicidarsi. E qui la storia si complica, come si intende. Non vogliamo raccontarla tutta, soprattutto per non togliere allo spettatore le sorprese cui spinge una intelligente sceneggiatura. Il breve racconto della idea centrale di Un ettaro di cielo dovrebbe dare una immagine della diversità sostanziale del film di Casadio dal film di Rosi: e dunque delle difficoltà notevoli che si presentavano a Rosanna Schiaffino.

La giovane attrice compare qui nei panni di Marina, accanto a Marcello Mastroianni, che è Severino. Marina è una semplice, aperta ragazza del villaggio, che non è ammalata di falsi complessi: non ha alcuna difficoltà ad amare Severino, nè a partire con lui, a seguirlo dovunque egli voglia. Non c’è, in questa decisione, alcun impedimento di ordine morale, se non il comportamento di Severino verso i vecchi. Questo è ciò che dispiace al profondo senso morale di Marina: il fatto che l’uomo da essa amato si stia comportando in modo obiettivamente disonesto. E tuttavia ogni cosa andrà al suo posto con il buonsenso: e la favola, pur se con molta amarezza per le cose tristi che sono avvenute, avrà il suo consueto lieto fine, con una ventata di sincero ottimismo: ...e vissero a lungo, felici e contenti... Marina ha scelto tra la solitaria vita della palude, e la ingegnosa fantasia del giovane ciarlatano che la vuole portare con sè: l’amore ha avuto la meglio, e la ragazza ha lasciato i suoi tacchini per correre dietro alla felicità che Severino le ha promesso.
Questi i due primi film di Rosanna Schiaffino, la ragazza genovese dai capelli rossi che fa ora, con modestia ma con fiducia, il suo ingresso nel difficile mondo dello schermo. Molta gente le ha dato fiducia: le han dato fiducia coraggiosi produttori e giovani registi. I quali, avendola presa per mano, adesso la lasciano a tu per tu con il pubblico, attendendo dalla platea il segno più necessario di fiducia: il sorriso di simpatia, l'affetto, l’applauso, un augurio per l’avvenire.
Margherita Ricci, «Noi donne», anno XIII, n. 10, 9 marzo 1958
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| Margherita Ricci, «Noi donne», anno XIII, n. 10, 9 marzo 1958 |
Fonte originale: Margherita Ricci, «Noi donne», anno XIII, n. 10, 9 marzo 1958
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Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.
Conclusioni
L'articolo di Margherita Ricci fotografa un momento fondamentale nella carriera di Rosanna Schiaffino. Dopo essere stata per anni uno dei volti più fotografati della stampa illustrata, l'attrice affronta la sfida decisiva del grande schermo con umiltà e determinazione. La fiducia accordatale da produttori e registi emergenti rappresenta l'inizio di un percorso destinato a renderla una delle interpreti più eleganti e riconoscibili del cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta. Quelle due pellicole segnano il passaggio dalla semplice celebrità fotografica alla costruzione di una vera carriera artistica, confermando che dietro la straordinaria bellezza di Rosanna Schiaffino si nascondeva un talento pronto a conquistare definitivamente il pubblico.
