La legge è legge

Tutti i giorni lavoro, onestamente, per frodare la legge.

Giuseppe La Paglia

Inizio riprese: novembre 1957 - Autorizzazione censura e distribuzione: 30 agosto 1958 - Incasso lire 353.953.000 - Spettatori 2.324.052


Titolo originale La legge è legge
Paese Italia/Francia - Anno 1958 - Durata 95' - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Christian-Jaque - Soggetto Jacques Emmanuel, Jean-Charles Tacchella - Sceneggiatura Age, Furio Scarpelli, Christian-Jaque, Jean Manse, Jacques Emmanuel - Produttore Franco Cristaldi - Fotografia Gianni Di Venanzo - Montaggio Jacques Desagneaux - Musiche Nino Rota


Totò: Giuseppe La Paglia - Fernandel: Ferdinando Pastorelli - Nino Besozzi: il Maresciallo - Leda Gloria: Antoinette - Nathalie Nerval: Hélène Pastorelli - Noël Roquevert: il gendarme Malandain - René Genin: l'oste - Jean Brochard : l'onorevole francese


La_legge_e_leggeSoggetto

Nel paesino di Assola, diviso a metà dal confine italo-francese, vivono il contrabbandiere napoletano Giuseppe La Paglia (Totò) e il doganiere francese Ferdinand Pastorelli (Fernandel). Il giorno della festa cittadina della parte francese, Ferdinand arresta Giuseppe arrivando tardi alla tradizionale parata in cui doveva portare la bandiera francese; durante il successivo ricevimento all'albergo delle 2 frontiere, che è diviso a metà dal confine, Giuseppe scopre che Ferdinand è nato da madre italiana e padre ignoto nella cucina del ristorante che è sita nella parte italiana dell'albergo, per cui, seppur registrato al ministero francese, il doganiere, in realtà è italiano e non ha diritto a esercitare la professione. Da una successiva verifica presso il comune di Assola, Ferdinand scopre che chi ne registrò la nascita anni fa, Gaspar Donnadiè, proprietario dell'albergo delle due frontiere, sbagliò a registrarlo lì, mentre doveva farlo al municipio italiano. Lo stesso Donaddiè rivela a Ferdinand che andò al municipio francese perché quel giorno pioveva ed era più vicino rispetto a quello italiano. Rischiando di perdere il lavoro, Ferdinand chiede aiuto, proprio a Giuseppe che lo accompagna a Cuneo per richiedere la carta d'identità italiana per poi successivamente chiedere la cittadinanza francese, ma secondo un onorevole amico del suocero, l'essere divenuto cittadino italiano a tutti gli effetti gli impedirà di ottenere la cittadinanza francese e inoltre il matrimonio non sarà più valido e suo figlio dichiarato di padre ignoto.

Come se non bastasse Ferdinand viene posto in stato di fermo dai carabinieri assieme alla prima moglie Antoniette, ora moglie di Giuseppe, perché per la legge italiana, che non prevede il divorzio, sono ancora sposati e Antoniette è pertanto bigama; chiarita la situazione Antoinette viene rilasciata mentre Ferdinand trattenuto perché avendo fatto la guerra per i francesi e non per gli italiani risulta un disertore; tornato in camera di sicurezza vi trova Giuseppe che si è fatto arrestare per non lasciare la moglie da sola con l'ex marito. Ferdinand punto nell'orgoglio, nel sentirsi chiamare disertore, tenta il suicidio, ma viene convinto a desistere da Giuseppe e liberato dal maresciallo dei carabinieri che riesaminando la pratica, ha scoperto che Ferdinand non è più un disertore, ma ha solo perso ogni diritto ad essere cittadino italiano. Ricondotto al confine per essere rimandato in Francia, perché non italiano, viene però bloccato dal capo della gendarmeria che senza documenti non può farlo rientrare in Francia, Ferdinand si trova così ad essere diventato un senza patria, stanco di tutta questa vicenda fugge sulle montagne armato del suo fucile da tiratore scelto e medita la sua vendetta contro tutti, avvisando Giuseppe con una lettera che se non gli porterà dei viveri inserirà pure lui nella lista dei colpevoli. Giuseppe decide di assecondare Ferdinand e chiede i viveri a Donaddiè, ma scopre sull'etichetta di alcune vecchie bottiglie di vino che la frontiera anni prima tagliava in due l'albergo in modo diverso, la cucina era in Francia e non Italia quindi Ferdinand è cittadino francese; Donaddiè confessa di aver spostato il confine dai bagni alla cucina, per attirare i clienti; chiarito l'equivoco Giuseppe, i carabinieri e la gendarmerie si recano sulle montagne a comunicare la notizia a Ferdinand che però vedendo Giuseppe insieme al maresciallo dei carabinieri e il capo della gendamerie crede che l'amico l'abbia tradito e gli spara, fortunatamente il colpo centra la bottiglia di vino che Giuseppe aveva addosso e non lo ferisce. Finalmente Ferdinand viene informato della verità e può tornare al suo lavoro di doganiere e ai soliti tran tran con Giuseppe che cerca di evaderne il controllo...

Critica e curiosità

l film, una coproduzione italiana e francese, è una sorta di Guardie e ladri con complicazioni burocratiche: Totò recita una variante del ladruncolo Ferdinando Esposito, mentre Fernandel, notissimo per i Don Camillo, interpreta una guardia francese di frontiera.

Il film è una sorta di saggio semiserio sull’assurdità dei confini convenzionali fra le nazioni: eccone l’inizio, recitato alla voce fuori campo di Totò sullo sfondo di un paesaggio montano visto dall’alto:

«Siamo sulle Alpi Marittime, a sinistra Alpi francesi, a destra Alpi italiane. Dice: «Embé? Ma da che si capisce?» Ma come? Ce tanto di frontiera naturale che divide nettamente i due paesi ! [Una grossa linea dall’andamento contorto prende a scorrere fra le montagne, in sovrimpressione] Eccola là, eccola là! Dice: «Ma perché va così a zig zag?» Per la buonissima ragione che tutto ciò che è italiano deve stare in Italia, e tutto ciò che è francese deve stare in Francia! Appunto, dico, a ognuno la roba sua, sacranòn! E, d’altra parte, lo sanno tutti, che un albero francese non assomiglia affatto a un albero italiano, mentre una collina italiana non assomiglia neanche lontanamente a una collina francese.»

Se nel film Totò, Peppino, e le fanatiche «l’onta che è caduta su tutta la nazione» - come dice Peppino - deriva dal fallimento dei due protagonisti come latin lover, in La legge è la legge a venire indicato come prettamente italiano è il sistema di raccomandazioni basato sul potere clericale:


[Il brigadiere francese Ferdinand Pastorelli è disperato: ha scoperto di essere nato in Italia e perderà il diritto alla cittadinanza francese e con essa il lavoro e la moglie]
[Totò] - Ti sistemo tutto io, costi quel che costi!
[Ferdinand (Fernandel)] - Tu?
[Totò] - Ma certo! Io conosco un sacco di persone, personaggi importantissimi! Pezzi grossi, pezzi piccoli, pezzi medi [fa segno con il dito] pezzettini così... Figurati che io [dandosi importanza] conosco il cognato del cugino del portiere di un sagrestano! Eh, eh, eh!
[Ferdinand] - E che ci faccio col sagrestano?
[Totò] - Come che ci fai col sagrestano? Ahooò, Ferdina’, ma tu che razza d’italiano sei? E scusa!
[Ferdinand] - Ma io voglio essere francese!


Le riprese si svolsero tra novembre '57 e gennaio '58 a Venafro nei pressi di Isernia. Totò, ancora convalescente dopo la grave malattia che lo colpì agli occhi solo sei mesi prima, ebbe una ricaduta della malattia; il freddo e l’altitudine non sono però condizioni ideali per la convalescenza dell’attore: durante la lavorazione Totò subì un nuovo distacco della retina che rallentò la lavorazione e fece sforare il budget e, incurante delle clausole contrattuali, abbandonò il set per far ritorno a Roma. La decisione fu presa anche per il gran freddo che imperversava nella zona in quel periodo dell'anno. Le sequenza finali del film, furono quindi realizzare dalla controfigura ufficiale, Dino Valdi. Fernandel è qui doppiato, a quanto risulta, per la prima e unica volta da Carlo Dapporto. La voce di Totò invece, nella versione francese, è in parte l'originale coi dialoghi in italiano ed in parte doppiata in francese da Carlo Croccolo. Oltretutto, nella versione francese, le comparse italiane spesso non sono doppiate.


Così la stampa dell'epoca


1957 07 09 Il Messaggero La legge e Legge intro

Grasse, luglio.

«Ouf!» ha esclamato Martine Carol scendendo dall'aereo sull'aerodromo di Nizza.

Sul visetto smagrito, pallido, si leggano le sofferenze di questi ultimi tre mesi trascorsi in clinica, con il busto ingessato. Suo marito Christian Jaque è venuto ad accompagnarla per queati sospiratissimi quindici giorni di totale vacanza nella loro fattoria di Magagnosc. Martine può ora di nuovo camminare senza aiuto di bastone, ma ha rischiato di restare inferma per la vita. E' stato un incidente serio, dovuto alla fatalità e causato da una falsa presa di judo Christian ha narrato al giornalisti la spiacevole avventura:

«Martine stava girando Nathalie con un ottimo partner Michel Piccoli. Durante una sequenza Michel doveva sollevare Martine con una presa delle più classiche, ossia prendendola per il braccio e attirando tutto il corpo con un colpo secco, servendosi come punto d’appoggio del cavo del gomito Questo esercizio era stato provato e riprovato sotto la sorveglianza del judoka. Ma in piena ripresa, chissà come e perché, Michel Piccoli dimenticando la lezione, attirò Il braccio di Mortine al disopra della propria spalla al punto da distaccarle la ottava vertebra. Il professore di anatomia della Facoltà di Medicina di Parigi, dottor Courtola ha detto che era stato un miracolo che Martine non avesse avuto il braccio staccato!

La povera attrice è rimasta ingessata fino a una settimana fa, soffrendo terribilmente malgrado le iniezioni di morfina. Ma spera che i quindici giorni di autentico riposo la rimettano completamente. Nathalie rimasta in penne sarà ripresa dopo la metà luglio e terminata verso il 30 agosto. Poi l'attrice partirà per Tahiti dove farà la parte di una brava ragazzina nel Passeggero clandestino tratto da un romanzo di Simenon, per la regia di Halph Habib. Anche quel soggiorno, sarà una mezza vacanza, nello splendore delle isole che ispirarono Gauguin, fra suoni di chitarra e ukulele.

Mentre Martine girerà fra gli atolli del Pacifico, Christian Jaque passerà la frontiera italiana per incontrarsi con Totò e Fernandel e girare La legge è la legge, una satira scherzosa sulle frontiere. Vi si ammirerà un Fernandel doganiere e un Totò divenuto contrabbandiere; basta accennare a queste due figure per immaginare quanti o quali arguti scherzi possono nascere fra i due comici. Christian Jaque non vuole svelare molto il suo scenario: però ha detto che a un certo punto si tratta di sapere di qualo nazione è un bimbo nato in una casetta a cavallo della linea ideale di una frontiera (è un fatto piuttosto corrente che certi villaggi svizzeri e italiani si trovino tagliati in due in seguito ad accordi diplomatici: è già successo nella zona di Tenda che II confina divida in due una casa, lasciando la cucina in Italia e la camera da letto in Francia).

«Quali progetti avete, dopo Il film sulle frontiere?».

«Progetti vaghi, risponde Christian Jaque. Vorrei girare una vita di Jacques Coeur, ma vedremo. Prima seguirò Martine nella sua nuova carriera teatrale. Infatti mia moglie salirà in ottobre sulle scene del Nouveau Théàtre, una bomboniera deliziosa che Elvlre Popesco ha fatto costruire per rappresentarvi delle commedie più intime che non al Théàtre de Paris.

Martine sarà la prima attrice dal lavoro in tre alti di Semerset Maugham, Pioggia. Ritorna così al primo amore: la scena di prosa. Gli altri due sono il cinema e Christian Jaque.

m.r., «Il Messaggero», 9 luglio 1957


1958 07 27 Noi Donne La legge e legge f1

Fernandel contro Totò

I due più popolari comici di Francia e d’Italia lavorano per la prima volta insieme nel film «La loi c’est la loi». Totò, contrabbandiere dalla maschera patetica ed amara prima che comica, incontra nel film Fernandel, doganiere dallo smisurato sorriso.

«Noi Donne», 27 luglio 1958


1957-10-28-La-Stampa-La-legge-e-Legge

Quanto prima i due celebri attori comici cominceranno a lavorare in "La legge è legge"

Parigi, lunedi sera.

Fernandel sta riposando a Capvern, sulla Costa Azzurra; ma a Capvern il celebre comico non gode di una completa tranquillità, poiché quasi ogni giorno riceve visite che non lo lasciano certo in pace. Giorni or sono ha ricevuto quella del regista Christian-Jaque che si é recato a spiegargli gli ultimi mutamenti da lui fatti alla sceneggiatura del loro prossimo film "La legge è legge", la cui lavorazione comincerà quanto prima e in cui Fernandel reciterà — com'è noto — insieme con Totò, il suo celebre collega italiano ormai ristabilitosi dal recente disturbo visivo.

Fernandel ha, a più riprese, dichiarato che è molto lieto di poter interpretare un film unitamente a Totò, che egli stima molto, ritenendolo il più completo comico e mimo delta scena di rivista e dello schermo italiani. «Totò — ha detto Fernandel — mi fa veramente ridere come nessun altro comico. Ho visto diversi suoi film e mi sono non poco divertito, non tanto per i film stessi che in genere, non sono risultati quasi mai adeguati alle sue grandi possibilità artistiche, ma per la sua irresistibile comicità che è paragonabile a quella dei più apprezzati attori comici di tutto il mondo, compreso Charlot della prima maniera. Insomma, Totò mi fa ridere assai più di Fernandel. Certamente lui ed io gareggeremo, nel film di Christian-Jaque, per divertire il pubblico, e mi auguro che questa non sia la sola occasione in cui saremo insieme».

Intanto Christian-Jaque sta pensando a un eventuale remake, con Fernandel, del famoso film Francesco I.

«Stampa Sera», 28 ottobre 1957


1957 11 15 La Stampa La legge e Legge intro

Venafro, venerdi sera.

Il regista francese Christian-Jaque ha dato ieri il primo "giro di manovella" del film «La legge è legge», molte scene del quale saranno riprese a Venafro. Fernandel è il protagonista del film accanto a Totò: è la prima volta che i due comici lavorano insieme. Il primo farà la parte di un doganiere francese, il secondo quella di un contrabbandiere italiano; se si aggiunge che Leda Gloria interpreta la parte della moglie del contrabbandiere e di ex moglie del doganiere, si può immaginare le allegre complicazioni previste dal film. La troupe rimarrà Venafro quattro settimane, dopodiché rientrerà a Roma per completare la lavorazione a Cinecittà. Altri interpreti del film, prodotto in coproduzione tra Italia e Francia, sono Annamaria Luciani, Luciano Marin e Checco Durante.

«Stampa Sera», 15 novembre 1957


1957 12 10 La Stampa La legge e Legge intro

Il comico marsigliese gira travestito da doganiere alla caccia di Totò contrabbandiere d'alcool - Perché l'attore diventa nevrastenico quando è lontano dal cinema - Ricordi delle sue spassose avventure

Venafro, martedì sera.

Secondo Fernandel il mestiere ideale è quello del vagabondo. « Se non avessi fatto l'attore — egli dice — avrei certamente girato l'Europa e il resto del mondo, cantando madrigali e stornelli come un antico trovatore. Cielo libero, aria pura ed il fascino di paesi nuovi sarebbero state le più belle ricompense al valore del mio canto ».

Il celebre comico marsigliese ci fa queste confidenze durante una pausa della lavorazione in esterni di La legge e legge che egli interpreta con Totò, per la regìa di Christian-Jaque. Questi ha il suo daffare per tenerlo a freno, ma è abituato alla parte del domatore essendo il marito di Martine Carol. Non che Fernandel sia un tipo scorbutico, intendiamoci, ma è un fatto che i registi quando lavorano con lui non hanno mai la vita facile. Questione di temperamento, afferma Fernandel come per scusarsi. La verità è che, indipendentemente dalla sceneggiatura, egli vuole sempre aggiungere qualcosa di suo alla caratterizzazione del personaggio che gli viene affidato, ma in linea di massima ha sempre delle idee o delle trovate molto felici.

Venafro, dove ora si stanno girando alcune scene molto divertenti, è un paesotto nei pressi di Cassino, in una zona povera e montagnosa. Circa un secolo fa vi passavano veramente i contrabbandieri che trafficavano tra il regno di Napoli e lo Stato Pontificio. Ma Fernandel e Totò non impersoneranno un doganiere e un contrabbandiere di quei tempi. L'azione del film si svolge ai nostri giorni in un piccolo paese della frontiera tra l'Italia e la Francia. La linea di confine taglia in due non solo le strade, ma anche le stanze delle case. Fernandel, cioè il doganiere francese, dopo vari tentativi riesce finalmente a mettere le mani su Totò. cioè il contrabbandiere italiano. I due si conoscono bene e a rendere più curiosa la situazione c'è il fatto che Totò ha sposato la ex-moglie di Fernandel. Di qui tutta una serie di spassose ed impreviste avventure, attraverso le quali il doganiere dopo tutta una serie di grossi guai, penserà addirittura al suicidio come all'unica possibile liberazione dagli incubi che lo assillano. Ma poi si scoprirà l'errore dovuto allo spostamento arbitrario di un paletto di confine e tutto andrà per il meglio. Il doganiere tornerà quindi al suo servizio e il contrabbandiere al suo faticoso lavoro sulle montagne.

Parlando dei suoi progetti di lavoro, Fernandel assume una espressione piuttosto seria, ma inutilmente. E il riso, com'è noto, è contagioso. Finalmente rido anche lui, mostrandoci i suoi denti enormi. Denti che però hanno notevolmente contribuito alla sua celebrità. A Parigi, infatti, dicono che una buona parte del suo potere comico risieda appunto nei suoi incisivi.

« Del resto anche la mia mascella è popolarissima in Francia - egli aggiunge - più di quella di Michael Simon, che è tutto dire. I giornali umoristici mi chiedono continuamente pi denti per farne dei tasti da pianoforte. Ma ora parliamo di cose serie. Dunque, tanto per cominciare, sono impegnato nell'interpretazione di film, uno dietro l'altro, fino a dicembre 1959. Dicono che stia attraversando il periodo di maggior fulgore della mia carriera. Dopo il film con Totò, sarò il protagonista d i Don Chisciotte nella colossale [...] che il produttore americano Mike Todd sta preparando [...] cavaliere dalla trista paura andrò in Spagna per girare gli esterni e poi raggiungerò Hollywood per gli interni. Stabilirmi a Hollywood? No, per carità: noi latini vogliamo restare a casa nostra, amiamo il nostro Paese e tutto il resto che c'è dentro ».

A chi gli chiede se in futuro egli intenda fare anche il regista di se stesso, Fernandel risponde: « Assolutamente no. Come potrei "vedermi" mentre recito? Non tornerò neppure al teatro: il cinema mi assorbe tutto. D'altra parte ormai senza cinema io divento nevrastenico e quindi è bene che continui per questa strada. E poi per me sarebbe necessaria, una "pièce" teatrale spettacolare: chi è in grado di scriverla? Niente teatro, impossibile: se lo faccio contemporaneamente al cinema non avrei neanche il tempo di dormire. Ora resterò in Italia fino al 20 gennaio, data in cui il film dev'essere terminato. Per le feste di Natale però me la squaglierò qualche giorno. Farò un salto nella mia villa sul mare, presso Tolone».

Fernandel afferma che la celebrità internazionale di cui gode non è, tutto sommato, quella bella cosa che molti immaginano: « Prendete la mia faccia, ad esempio. E' la mia ricchezza, ma è anche il mio tormento. Non posso portarla il giro perchè la gente ride. Persino quando morì mia suocera, alla quale, sia detto incidentalmente, volevo bene, migliaia di marsigliesi mi osservavano insistentemente e ridevano mentre io seguivo con mestizia il carro funebre! In Francia avrei tanta voglia, come tutti i bravi padri di famiglia, di fare ogni tanto quattro passi con i miei figli, col mio nipotino, ma mi è materialmente impossibile. Il pubblico è fatto così. Mi vuol bene, forse troppo, ma tant'è. Il guaio e che debbo rassegnarmi ai guai della mia celebrità e trascorrere la mia vita privata come un eremita... ».

Fernandel insiste sul fatto che è ormai diventato una vittima della sua stessa popolarità. Ogni anno spendo circa duecentomila franchi solo per le ristampe delle suo fotografie che gli vengono continuamente richieste da ogni parte del mondo. Certe volte ha l'impressione di comportarsi come se fosse un ladro. Appena la gente lo riconosce, egli scappa subito. E' un appassionato tifoso per il calcio, ma da parecchi anni non gli è stato possibile assistere ad alcuna partita.

Gino Barni, «Stampa Sera», 11 dicembre 1957


1958 04 15 La Stampa La legge e legge intro

I due popolari comici interpretano rispettivamente un contrabbandiere italiano e un doganiere francese nel film "La legge è la legge", diretto da Christian-Jaque

Simbiosi di Totò e Fernandel nel nuovo film di Christian-Jaque (soggetto di Emmanuel e Tacchetta; sceneggiatura di Emmanuel, Age e Scarpelli) La legge è la legge, realizzato in coproduzione italo-francese. I due popolari comici interpretano rispettivamente un contrabbandiere italiano e un doganiere francese d'un paesino chiamato Assola, che un'assurda linea di confine spacca precisamente in due. Non solo molte case, ma persino parecchie stanze sono per metà in Francia e per metà in Italia. Giuseppe (il contrabbandiere) ha sposato Marisa, dopo che costei ha divorziato da Ferdinand (la guardia) e ne ha avuto quattro figli.

Dal canto suo Ferdinand si e risposato con Elena ed è padre d'un bambino. Il 14 luglio, la guardia scopre Giuseppe mentre trascina in Italia una damigiana; lo insegue e s'impossessa del corpo del reato. Vorrebbe anche arrestare il colpevole: ma la parte italiana di Assola non fa eco al suo sdegno, e la francese è intenta a festeggiare la presa della Bastiglia. Dopo che Giuseppe ha tentato più volte di svignarsela, i due finiscono all'osteria, dove Ferdinand, ben bevuto e in vena di confidenza, racconta d'esser nato proprio nella cucina di quell'osteria, dove sua madre serviva, «Ma a quel tempo, — pensa Giuseppe, — la cucina era italiana. Dunque, bello mio, tu sei italiano, tanto più che risulti nato da madre italiana e da padre ignoto». Ed ecco la povera guardia irretita dal mariolo; dopo molte contestazioni, è costretto ad espatriare in Italia, se non vuole essere arrestato.

Ma neppure dopo aver traversato la barriera doganale, ritrova la tranquillità. Un amico infatti gli fa osservare Che riconoscendosi italiano, egli ha confessato di avere fino allora vissuto nel falso. Quindi non è sposato con la sua attuale moglie, la quale è appena una ragazza madre; e il figlio, anche lui, a fil di legge, risulta di nessuno. E non basta. Per la legge italiana, che non ammette il divorzio, egli è anche bigamo; e dovrà andare in prigione con la sua prima moglie Marisa, oggi moglie di Giuseppe. Gli ordini dell'autorità italiana sono eseguiti: Ferdinand e Marisa sono arrestati. Giuseppe che dapprima ha gongolato di non essere più padre dei suoi quattro marmocchi e di non dover più provvedere al loro sostentamento, finalmente capisce la drammaticità della situazione: sua moglie in una stessa cella col primo marito e la legge che dà loro facoltà, anzi comanda, che vivano come marito e moglie!

Altri accidenti burocratici sopravvengono a imbrogliare ancora di più le cose; finché il disperato Ferdinand, già scarcerato ma, ora ricercato come disertore, pensa di arruolarsi come apolide nella Legione Straniera o di vivere fino alla fine dei suoi giorni appollaiato sul paletto di confine, non è salvato dal suo amico-nemico, il quale ha frattanto trovato le prove che esso Ferdinand è nato in Francia, in quanto la cucina dell'osteria era sempre stata francese, se non che l'oste aveva spostato il paletto di confine per attirare i turisti. Così il brav'uomo è reintegrato del grado e della moglie, e potrà continuare a rappresentare la maestà della legge; mentre Giuseppe ancora e sempre cercherà di «arrangiarsi» in barba, appunto, alla legge medesima. Coi due protagonisti, sono Nino Besozzi, Pierre Larquey, Dinan, Leda Gloria, Nathalie Nerval.

Leo Pestelli, «Stampa Sera», 16 aprile 1958


«Progetti e programmi - Totò, Fernandel e il contrabbando - Totò e Fernandel lavorano assieme in un film di Christian Jaque. Fernandel, che sta girano un film con il comico americano Bob Hope, sarà in questa nuova pellicola un doganiere francese e Totò un contrabbandiere italiano. Fernandel abiterà in una casa di frontiera costruita a cavallo del confine, e tutto il fllm sarà imbastito sui suoi vani tentativi per arrestare Totò. Questi alla fine gli rivelerà che essendo nato nella stanza della casa che si trova in territorio italiano, non può arrestarlo non essendo più nè cittadino francese nè, tanto meno, doganiere.»

«Corriere dell'Informazione», 27 aprile 1957


L'altra sera passeggiavo per il viale Bruno Buozzi e sono capitato davanti all'abitazione del principe De Curtis, al secolo Totò. Guardando le finestre chiuse ho pensato all'assenza dalla capitale del principe. Ho bussato e mi ha invece aperto Franca Faldini. Sono entrato in punta di piedi e ho chiesto di Totò: di questo comico internazionale che da diversi mesi non si fa più sentire dal suo pubblico e che da diversi mesi vive relegato nella sua magnifica casa dei Parioli fra medici e medicine.

E chiedendo alla moglie notizie di Totò ho sentito un vago senso di nostalgia. Eravamo abituati a vederlo a sentirlo: eravamo abituati a leggere sui cartelloni di un teatro cittadino il suo nome a caratteri cubitali oppure ad ascoltare alla radio una sua interpretazione. Da alcuni mesi Totò tace.

Sono attesi a Roma Fernandel e il regista Jaques per l'inizio della lavorazione del film «La legge è legge» che prevede la partecipazione di Totò. Prevede - mi dice la Faldini - perché, secondo i medici, gli occhi di Antonio de Curtis non sarebbero perfettamente guariti, sicchè la decisione finale rimane sempre nelle mani dei dottori curanti.

Ma Totò, è bene dirlo, ha un gran desiderio di riprendere il suo lavoro. Desidera uscire dalla segregazione nella quale si è chiuso da molti mesi. Desidera ricalcare le scene del nostro teatro e quelle del set di Cinecittà. Vuole insomma a far di nuovo sorridere il pubblico con le sue imitazioni, con le sue interpretazioni sempre gustose e squisitamente napoletane.

Recentemente aveva accettato l'offerta di alcuni produttori, ma i medici si opposero all'ultimo momento e i film andarono a monte. Per uno di questi film si tentò un recupero in extremis interpellando Rascel che a quanto pare, avrebbe accettato una sceneggiatura non tagliata per lui. Ma a questo punto intervennero le pretese di un altro attore che per recitare con il «piccoletto» anziché a fianco del principe De Curtis, pretendeva un aumento di paga e così il progetto fu definitivamente accantonato.

Ora Totò vuole assolutamente tornare sul set. Ha deciso di interpretare «La legge è legge» che si girerà a fra poco a Roma. Ha deciso di far rivedere il suo volto ai suoi aficionados che in questi mesi si sono privati di lui punto caro Totò! Bentornato sugli schermi - diciamo - bentornato e grazie! Sono venticinque anni che recita per il pubblico ed ora non poteva abbandonarlo; ora che era giunto all'apice della sua carriera e che era diventato l'idolo delle folle. Un comico come Totò, che ha salito i gradini del successo con stenti e ostacoli a più non posso non poteva lasciarsi andare e continuare a rimanere nel silenzio. Lo rivedremo quindi sugli schermi! E’ lui stesso, di persona, che me lo dice sorridendo: «Farò altri film, caro Galdi, scrivilo pure sul giornale, ne farò degli altri… perché non posso più stare lontano da quel pubblico Che indirettamente mi fa vivere e che sempre mi ha aiutato a sormontare qualsiasi ostacolo che la vita mi ha opposto».

Piero Galdi, «Momento Sera», 17 ottobre 1957


«Presentato nel corso dell'ultimo festival di Berlino, questo film di Christian Jaque vi ottenne un vivo successo di pubblico soprattutto per l'appropriatezza del suo argomento nel quadro della città divisa in due. Il film è infatti, in chiave comica, un dimostrazione dell'assurdità i certe frontiere; e descrivendo la vita di un paesino che il confine italo-francese attraversato zigzagando con allegra irregolarità, esso ci offre in piccolo un immagine del mondo contemporaneo, Vittima delle stramberie della geografia politica è, nella storia che Jaque piacevolmente narra, un doganiere francese [...] Uno spunto originale e simpatico, insomma. E tale è anche il film pur se è vero che Jaque avrebbe potuto renderlo due volta più profondamente arguto con l'impedire ai suoi esuberanti interpreti, Fernandel e Totò. di volgere troppo spesso l'azione comica in vera e propria farsa.»

Vice, «Il Messaggero», 1 novembre 1958


«Anche La legge è legge, come tanta parte del cinema italiano minore, inclina alla farsa, ma ha almeno il merito, in confronto a tante inutili e sciapite commediole, di costruire la sua comicità su un problema vivo e oggi di grandissima attualità: l'abolizione delle frontiere doganali e la realizzazione di un'Europa unita .Che tale nobile polemica venga condotta proprio con grande impegno, sla precisa nelle sue impostazioni, lineare nel suo sviluppo e chiara nelle sue conclusioni, non ci sentiremmo di affermare. Il problema, tuttavia e sotto la scorza rustica della farsa, è impostata con superficialità ma anche con 'una certa, vigorosa sincerità. [...] Totò e Fernandel, con una, vetna comica non sempre sorvegliata ma spessissimo molto indovinata nel suoi toni e nella precisa caratterizzazioni del due rivali, sono i divertentissimi protagonisti. E, nonostante le pastoie di una sceneggiatura abbastanza convenzionale, riescono, non di rado, ad esprimere, e del problema che è alla base del fllm e dei due sfortunati personaggi, una testimonianza umana e affettuosa.»

P.V., «Il Popolo», 1 novembre 1958


«Il tema « Guardie e ladri » ha subito una piccola variante ed e diventato. « doganieri e contrabbandieri ». Doganiere è Fernandel, contrabbandiere, naturalmente, è Totò: uno è francese, l'altro è italiano, entrambi, però. vivono in un paesino di montagna in cut la frontiera è stata tracciata in modo cosi curioso da tagliare qua un pezzetto di strada, là una porzione di casa, là addirittura... i mobili di una famiglia! [...] Il film porta la firma di Christian-Jaque, ma non rivela certo la verve né il brio sottile di cui spesso in passalo ci aveva dato prova il regista francese; il tono e più sempliciotto, più incline alla risata facile, alla comicità a buon mercato, alle situazioni solo esteriormente caricaturali. Il pubblico, però, non sottilizza, si lascia prendere dai comici ghirigori dell'intrigo, ride degli equivoci, consente alle parodie, e si diverte, sia pure superficialmente, alle battute più paradossali. I suoi maggiori consensi, comunque, vanno agli interpreti: sia a Totò, sempre uguale ma sempre divertente in quelle sue parti di ladruncolo affamalo, capace solo di viver d'espedienti, sia a Fernandel, il cui comico sgomento e reso anche più ameno, qui, da un doppiaggio che, pur senza privarlo delle sua solita voce italiana, gli ha aggiunto un accento francese di gustosissimo effetto.»

Gian Luigi Rondi, «Il Tempo», 1 novembre 1958


«Totò e Fernandel non si erano mai incontrati in un film: sul « ring» allestito da Christian Jaque per questa volta ha vinto il comico francese, e non perchè abbia superato in bravura il collega italiano, ma perchè il film è fatto per lui, come tutti quelli che egli ha interpretato finora. [...].»

Vice, «Corriere dell'Informazione», 2 gennaio 1959


«Totò e Fernandel non si erano mai incontrati in un film; sul ring allesstito da Christian Jaque per questa volta ha vinto il comico francese, e non perchè abbia superato inn bravura il collega italiano, ma perchè il film è fatto per lui come tutti quelli che egli ha interpretato finora [...]»


«Accostamento inedito, Totò e Fernandel, comicità nostra e comicità francese, nel film La legge è legge («La lol c’est la loi»), di Chrlstlan-Jaque, soggetto di Emmanuel e Tacchella. Nello spirito e nel modi di «Guardie e ladri », un saggio di allegria internazionale con due attori di buone risorse. Prevale — per arguzia, bonomia, immediatezza — il nostro attore, tornato alla forma migliore; Fernandel che pure ha una sua personalità, non può che dargli la replica. Noéi Rocquevert, capo gendarme isterico, dà la buona giunta per il contributo francese, in una spiritosa stilizzazione caricaturale.
Il sarcasmo del film si esercita sull'illogicità d'una cosa reputata sacra, la frontiera. La sua linea procede tortuosa sulle Alpi e divide in due parti un immaginarlo paesino. Assola, mezzo Francia e mezzo Italia. [...] A parte qualche ristagno, tuttavia, «La legge è legge» vive bene sull'invenzione e sull'interpretazione; è una catena di occasioni offerte a due attori eccellenti, entrambi in vena, messi in puntiglio come due centro-attacchi di squadre di calcio che gareggiano nella ricerca del gol. E, nonostante la consanguineità con « Guardie e ladri ». anche lo spunto satirico ha senso e giustificazione; che incoerenza stupida, certe frontiere a zigzag.»

Arturo Lanocita, «Corriere della Sera», 1 gennaio 1959


«Subito dopo una co-produzione italo-francese porta Totò per la prima volta nella stessa inquadratura con Fernandel. Il film, diretto da Christian Jacque, si intitola La legge è legge ed è una sorta di Guardie e ladri con complicazioni burocratiche. Il vero protagonista è Fernandel, una guardia francese di frontiera che scopre sgomento di avere natali italiani; l'antagonista Totò, ladruncolo italiano, rappresenta la sua coscienza sporca. [...]»

Alberto Anile


La censura

La censura, che ancora non molla la presa dal cinema italiano, s’incaponisce tra l’altro su un breve dialogo tra i due protagonisti, che considera inammissibile.

Totò: 'Ma certo, io conosco un sacco di persone, personaggi importantissimi, pezzi grossi, pezzi piccoli, pezzi medi, pezzettini così, figurati che conosco il cognato del cugino di un portiere di un cardinale, eh!'.
Fernandel: 'E che ci faccio con un cardinale?'
Totò: 'Oh, Ferdinand! Come che ci fai col cardinale! Ma tu che razza d’italiano sei?'

L’accordo verrà trovato sostituendo in doppiaggio al “cardinale” un più modesto “sacrestano”.

I documenti


Proprio durante quel film ebbe un distacco della retina. Fu una cosa imbarazzante, sia umanamente che dal punto lavorativo. Tutte le mattine dovevamo fare tre ordini del giorno: era un grosso problema perché a secondo della pressione atmosferica, del tempo, dell’altitudine dove si doveva girare, bisognava fare dei piani di lavorazione diversi per vedere se lui poteva venire o no. Questo creava anche un rapporto umano oltre che lavorativo, perché bisognava stare insieme a lui la sera e vedere come stava la mattina.

Alfredo Bini, direttore di produzione.


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Un doganiere e un contrabbandiere vivono in un paesino tagliato in due dal confine italo-francese. Dimostrazione lampante di come non sia automatico far uscire un buon film mettendo semplicemente insieme due mostri sacri come Totò e Fernandel. E pensare che la storia è buona (addirittura "politica") e che i due sono ovviamente molto bravi. Eppure non decolla, forse perché alla fine si usano gli stessi cliché di genere laddove l'inedita trama e i due campioni avrebbero meritato ben altra abilità registica.

  • Discreta commediola ravvivata sopratutto dalla verve dei due attori protagonisti. Per il resto, non si eleva di molto dalle commedie d'epoca. Regia meno che mediocre di Christian-Jaque. Totò e Fernandel strappano più di una risata e il film, in definitiva, riesce a raggiungere l'obiettivo prefissato.

  • Un'idea molto originale, forse ideale per mettere a confronto due grandi come Totò e Fernandel, perfettamente affiatati tra loro seppure di tempi e comicità diverse. Grazie alle loro interpretazioni (e alla regia spigliata che sa valorizzare la sceneggiatura) il film scorre felicemente fino alla fine, senza intoppi, ma anzi anche con qualche momento di amarezza che non guasta. Si sorride spesso, la situazione si ribalta più volte e il finale non delude. Buona la colonna sonora. Notevole.

  • Come mettere assieme due comici così diversi: allontanare Totò dalla sua Napoli (che rimane però la città d'origine) facendogli fare il contrabbandiere al confine con la Francia, dove Fernandel (anche se di origine dubbia) si trova a suo agio. Il tutto condito con le leggi dei due Paesi (Italia e Francia), dove la burocrazia, osservata scrupolosamente dalle rispettive forze dell'ordine, permette un'infinità di equivoci che danno la possibilità ai due mattatori, di esibire la loro bravura. Esperimento non riuscito del tutto, comunque gradevole.

  • Nel loro unico incontro Totò e Fernandel non brillano granché limitandosi a svolgere il compitino con la professionalità e il mestiere che gli appartiene. Nessuno dei due attori riesce a emergere veramente e il copione, per quanto ben tratteggiato, non desta un grande interesse. Trattasi di una commedia su cui pesa, da un certo punto in poi, la drammaticità degli eventi che danno al film un sapore diverso da quello che forse ci si aspettava. Se lo si giudica a tutto tondo allora lo si apprezza di più poiché una vena satirica emerge qua e là.

  • Graziosa commedia di coproduzione italo/francese che propone alla Francia un Totò già consolidato nel personaggio del trafficone duttile e inarrestabile, ma restituisce anche all'Italia un Ferdandel senza tonaca riportandolo ai caratteri della sua maschera più ingenua e contadina. Sceneggiatura gradevole, regìa molto meno spigliata: non male. Ovviamente nella realtà non esistono né il paese di Assola né situazioni di confine analogamente amministrate.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Fernandel racconta di essere nato nella cucina.

  • Incontro fra Totò e Fernandel con esiti non particolarmente effervescenti. Ciò è dovuto a una trama che per certi versi un po' prolissa a causa di alcune lungaggini che frenano la bravura dei due attori. Totò batte ai punti Fernandel, ma quest'ultimo ha una grazia invidiabile.

  • Evidentemente Totò si sente più a suo agio sulla Luna o all'inferno che nel profondo Nord, a Cuneo, nonostante i tre anni di militare/seminario, senza i suoi fidi comprimari a reggergli il gioco. Fernandel bravissimo prova a tenergli testa ma l'empatia non scatta e le battute del Principe a volte cadono nel vuoto. Ci si divertiva molto di più quando a inseguirlo c'era Fabrizi, ma Christian-Jaque non è Monicelli e qui mancano le penne di Brancati e Flaiano. Peccato, perché questa storia scritta e diretta meglio poveva essere un gran bel film.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Poliziotti, carabinieri finanzieri e doganieri, ammazza ammazza è tutta una razza" (Totò).

  • Questo film francese con Fernandel e Totò l’ho trovato privo di brio e di vitalità, molto pesante e persino noioso. Non riesco a vederci un centro d’attenzione, un tema coerente, poiché la trovata pirandelliana dell’incertezza anagrafica del doganiere Fernandel è narrativamente forzata e drammaturgicamente inconsistente. Sembra quasi che gli sceneggiatori dovessero inventarsi qualcosa per far durare il film i canonici 90 minuti. Qualche spunto comico c’è qua e là ma la coppia Totò/Fernandel è una delle più malassortite che abbia mai visto al cinema.

La frontiera di Assola nella realtà

Il villaggio di Assola non esiste, (il film è stato girato presso il comune di Venafro in Molise) né esiste una situazione di comuni urbanisticamente contigui alla frontiera italo-francese, data anche la presenza delle Alpi e la difficoltà materiale che ivi possano sorgere centri abitati così contigui e pianeggianti.
Per quel che riguarda l'Italia non vi sono situazioni di frontiera ugual al film. L'unica che può essere considerata similare è quella fra Gorizia e Nova Gorica (Slovenia), sebbene la separazione fu accentuata dato il passaggio in loco della cortina di ferro.

Venafro 003-mini

In Francia vi è una situazione di frontiera praticamente identica a quella di Assola: È il caso di Le Perthus, nei Pirenei, la cui strada principale è condivisa con Els Límits (frazione di La Jonquera), Spagna. Altri casi vagamente simili in Francia si riscontrano ai confini con la Svizzera (attorno alle aree urbane di Basilea e Ginevra), con Belgio e Lussemburgo per via del territorio pianeggiante, e con la Germania soprattutto per via delle ripartizioni territoriali fra le due guerre mondiali (principalmente al confine con la Saarland).
L'unico caso nel territorio dell'Unione Europea di paesi di frontiera che, oltre che urbanisticamente fusi, condividono anche degli edifici binazionali (in una situazione identica a quella dell'Albergo delle 2 Frontiere), è quello di Baarle-Hertog(Belgio) e Baarle-Nassau (Paesi Bassi).

Il film La legge è legge! (La loi c'est la loi!) fu voluto dal produttore Alexandre Mnouchkine, padre di Ariane Mnouchkine, fondatrice del Théatre du Soleil. Il film è basato sulla storia del Rattachement à la France del comune di Briga Marittima, che divenne francese nel 1947, secondo i Trattati di Pace di Parigi. In realtà, per questioni economiche e strategico-militari, il territorio del comune fu tagliato in due dalla linea di frontiera che segue la linea di cresta del bacino della Val Roja. In questo modo, tuttavia, alcune frazioni situate al di là delle creste, a qualche chilometro dal capoluogo divenuto francese, rimasero italiani: Realdo fa oggi parte del comune di Triora (IM) in Liguria, mentre Upega e Piaggiaformano il comune di Briga Alta (CN) in Piemonte, istituito nel 1947. La nuova linea di frontiera causò non pochi problemi agli abitanti dei borghi italiani (ca. 700 abitanti in tutto): i pastori avevano i propri alpeggi al di là del confine ed i controlli dei gendarmi erano quotidiani; alcune famiglie di Realdo avevano le proprietà al Frascio, una frazione in territorio francese che fu abbandonata per le complicazioni relative al passaggio della frontiera ed alla gestione dei beni oltre-confine, che si protrassero fino agli anni '60 almeno; nei primi anni dopo il 1947, numerose persone furono arrestate dai gendarmi per contrabbando, mentre si recavano a Briga divenuta La Brigue per sbrigare le proprie faccende (vendere del formaggio, andare dal barbiere, ecc..); per tutti gli anni '50, i Brigaschi "italiani" dovevano chiedere i propri documenti come l'estratto di nascita, al municipio francese di La Brigue, con grandi disagi e ritardi. I nomi dei protagonisti del film sono ispirati dalla vicende locali: Fernandel è il gendarme Pastorelli, dal cognome di una delle più numerose famiglie brigasche. Nel film, più volte, si fa allusione agli ordini ed ai provvedimenti attesi dalla vicina Cuneo... 

Entrambi i protagonisti vivono ad Assola, immaginifico paese delle Alpi Marittime. Giuseppe La Paglia (Totò) è un contrabbandiere di origini napoletane, sposato con la ex moglie di Ferdinand Pastorelli (Fernandel), un brigadiere dei doganieri francesi. Pastorelli è sempre a caccia di La Paglia, ed è durante un rocambolesco arresto che parte il film.

Assola è percorsa dal confine che vi scorre dentro con la sua striscia. Ci sono situazioni paradossali, come quella di un albergo ristorante tagliato in 2 dal confine. La Paglia, per difendersi, scoprirà che Pastorelli in realtà è nato in Italia anche se è stato registrato in Francia e da quel momento per il povero doganiere inizierà uno stillicidio di eventi sempre peggiorativi della sua ambigua situazione che lo porteranno fino al limite del suicidio: non è francese; diventa italiano mentre stavano per sistemare le cose in Francia; tornando italiano il suo divorzio francese non vale per cui... un casino! D'altronde, come gli ripetono sempre da una parte e dall'altra del confine ad alta voce: La legge è legge!

Evito ovviamente di scendere troppo nei dettagli, anche se parliamo di uno di quei film talmente belli e divertenti che si potrebbero vedere e rivedere enne volte senza problemi, con quei 2 formidabili interpreti, ogni loro battuta o mimica facciale immancabilmente fa ridere! L'ho visto con famiglia riunita, è stato uno spasso per tutti e per far capire qualcosa ai ragazzi ogni tanto ho dovuto interrompere la visione per spiegare bene ad esempio il concetto di dogana, contrabbandiere, divorzio, bigamia, cose che han compreso alla svelta ma che non appartengono al "diritto naturale" ché se fosse così uno magari dovrebbe nascerci con quei concetti ed averli propri come il fatto di camminare. Sono invenzioni dell'uomo e l'incipit del film, con la voce di Totò fuori campo, su queste cose ci va giù diretto pur con simpatica ironia.

Divertentissimo ed adatto a tutti, ha anche uno sfondo di satira che un minimo tiene accese le sinapsi più colte, dopotutto il film altro non fa che utilizzare le leggi in vigore con estremo rigore esponendone quindi tutte le possibili contraddizioni. Per quanto di fantasia l'applicazione della legge non fa una piega. C'è persino un momento in cui Pastorelli è completamente apolide e nessuno lo vuole accogliere! Il massimo è però nel risalto della mancanza di una legge per il divorzio in Italia mentre in francia c'è, cosa che crea una situazione drammatica e grottesca, inverosimile eppure, ripeto, a norma di legge.
Insomma, cogliamone pure un messaggio di: le leggi ci sono, bisogna farle rispettare ma usiamo il buon senso. Occhio però che viviamo tempi in cui i primi ad estendere questo principio senza limiti sono quelli che le leggi le dovrebbero scrivere nell'interesse generale, e visto che già se le scrivono per i comodacci loro, se pensano anche di applicarle solo quando serve cadiamo nel dramma (o ci siamo già?). Teniamo presente che le vittime dell'applicazione tassonomica del Diritto, in questo film come nella vita normale, sono sempre e solo le persone del cosiddetto popolo, i potenti ne escono quasi immancabilmente indenni e non faccio esempi ché voglio mantenere un clima gioioso nella recensione.

Una curiosità la devo riportare, presa dalla pagina wiki, perché a volte la fantasia non è così distante dalla realtà:
"Il film è basato sulla storia del Rattachement à la France del comune di Briga Marittima, che divenne francese nel 1947, secondo i Trattati di Pace di Parigi. In realtà, per questioni economiche e strategico-militari, il territorio del comune fu tagliato in due dalla linea di frontiera che segue la linea di cresta del bacino della Val Roja. In questo modo, tuttavia, alcune frazioni situate al di là delle creste, a qualche chilometro dal capoluogo divenuto francese, rimasero italiani: Realdo fa oggi parte del comune di Triora (IM) in Liguria, mentre Upega e Piaggia formano il comune di Briga Alta (CN) in Piemonte, istituito nel 1947. La nuova linea di frontiera causò non pochi problemi agli abitanti dei borghi italiani (ca. 700 abitanti in tutto): i pastori avevano i propri alpeggi al di là del confine ed i controlli dei gendarmi erano quotidiani; alcune famiglie di Realdo avevano le proprietà al Frascio, una frazione in territorio francese che fu abbandonata per le complicazioni relative al passaggio della frontiera ed alla gestione dei beni oltre-confine, che si protrassero fino agli anni '60 almeno; nei primi anni dopo il 1947, numerose persone furono arrestate dai gendarmi per contrabbando, mentre si recavano a Briga divenuta La Brigue per sbrigare le proprie faccende (vendere del formaggio, andare dal barbiere, ecc..); per tutti gli anni '50, i Brigaschi "italiani" dovevano chiedere i propri documenti come l'estratto di nascita, al municipio francese di La Brigue, con grandi disagi e ritardi. I nomi dei protagonisti del film sono ispirati dalla vicende locali: Fernandel è il gendarme Pastorelli, dal cognome di una delle più numerose famiglie brigasche. Nel film, più volte, si fa allusione agli ordini ed ai provvedimenti attesi dalla vicina Cuneo".

Recensione del film tratta dal blog http://robydickfilms.blogspot.com


Foto di scena, video e immagini dal set


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Le incongruenze

  1. Ad inizio film Fernandel sequestra una damigiana a Totò e per saggiarne il contenuto infila mezzo dito dentro e lo lecca. Nelle riprese successive, ossia quando il gendarme insegue il contrabbandiere, notiamo che la damigiana non è piena, anzi manca circa un quarto del suo contenuto, e ciò rende impossibile l'azione precedente.
  2. Il film inizia con la festa nazionale francese (il 14 luglio), eppure tutti indossano abiti invernali: cappotti, maglioni, sciarpe, mantelle
  3. Quando Giuseppe (Totò) esce dalla piccionaia, prima ha la mano destra in procinto di chiudere il cancello, poi la tiene in alto
  4. Quando Giuseppe (Totò) rientra in casa dalla piccionaia con i due carabinieri e rimprovera la figlia, ha la sciarpa in due posizioni diverse al cambio d’inquadratura
  5. Nel riprendere il maresciallo dei carabinieri, viene intonata la “Marcia dei Bersaglieri”, che onestamente non c’entra proprio nulla
  6. Verso la cima della montagna, Totò in una inquadratura porta la cesta sotto braccio, nella successiva la tiene in mano
  7. La festa nazionale francese è il 14 luglio, gli abitanti di Assola però indossano abiti invernali.
  8. Nel negozio del suocero dopo aver parlato con l'onorevole, Fernandel vede arrivare 2 gendarmi, mentre fugge alle sue spalle l'orologio appeso alla parete indica le 17e47 ma dopo che i gendarmi non trovandolo se ne vanno l'orologio indica le 17 e 45

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo

 1958 La legge 01 

Assola, il paese tagliato in due dalla frontiera nel quale vivono il contrabbandiere Giuseppe La Paglia (Totò) nella parte italiana e il doganiere Ferdinand Pastorelli (Fernandel) in quella francese, è in realtà, come si può leggere su wikipedia, Venafro (Isernia).

Qui abbiamo una veduta aerea di Venafro come appare nel film, con la fronteria fasulla che la divide in due settori. Oggi la campagna che si vede sullo sfondo è fittamente edificata.

  
La strada d’accesso ad Assola, lungo la quale La Paglia e Pastorelli giungono in paese nelle scene iniziali, dopo che il primo è stato arrestato dal secondo per contrabbando di acquavite, è l’attuale Via Tre Cappelle
  
  

CASA LA PAGLIA E BOTTEGA
La casa nell’Assola italiana dove abita Giuseppe La Paglia (Totò) e alla quale è annesso un negozio di articoli da regalo, gestito dallo stesso, ha doppia natura.

L'INGRESSO
L’ingresso all’abitazione si trova in Via Cristo a Venafro (Isernia)

  

Il negozio, che Totò raggiunge aprendo una porta del suo appartamento, era in realtà collocato da tutt’altra parte, addirittura in un altro quartiere di Venafro, esattamente in Corso Garibaldi 20. Oggi il civico 20 esiste ancora ma l’ingresso è stato arretrato in seguito alla demolizione del corpo di fabbrica che ospitava il negozio: ci confermano la location la presenza del civico 22 (A), controcampo e vista laterale.

  

LA CASA E IL NEGOZIO DI PASTORELLI

La casa nell’Assola francese dove abita il doganiere Ferdinand Pastorelli (Fernandel), con annesso negozio di orologeria (gestito dal suocero), ha doppia natura, come quella di Totò.

LA CASA

La casa si trova in Vicolo Porta Gugliemo a Venafro (Isernia). Per arrivarci Totò e Fernandel transitano sotto un arco (D, anche la scena dell’ingresso sotto l’arco, posto all’incrocio con Via Cotugno, corrisponde)

  
  Pochissimi istanti dopo il Pastorelli sente la voce del figlio e alza lo sguardo verso il balcone di casa
  Ecco la visuale di Fernandel sugli affetti familiari, una vista oggi impossibile perché il balcone è stato demolito e la porta d’accesso allo stesso murata. Da un successivo fotogramma, la visuale sul balcone presa dall’altro lato, si capisce come successivamente l’edificio stesso sia stato “segato”, demolendo la porzione che si trovava a sinistra del balcone. Inoltre, conferma la location un ulteriore fotogramma, con la visuale dal balcone sul sottostante vicolo

IL NEGOZIO

L’orologeria (che, come nel casa della casa di Totò, ha accesso diretto dall’appartamento) si trova invece in Via Leopoldo Pilla a Venafro (Isernia), all’altezza della confluenza su Via Plebiscito (la strada che si vede dall’ingresso al negozio). Nel terzo fotogramma l'ingresso all'orologeria

L’”Auberge des deux frontieres”, l’albergo così chiamato perché tagliato a metà dal confine di stato, nel quale Giuseppe La Paglia (Totò) scopre che Ferdinand Pastorelli (Fernandel) era in realtà un cittadino italiano e, come tale, non poteva esercitare come doganiere francese (e per questo motivo l’arresto del La Paglia era nullo) si trova in Piazza Vittorio Veneto a Venafro (Molise). La piazza antistante l’albergo (se ne scorge l’insegna sulla sinistra)

  
  L’ingresso all’albergo
 

Il carcere della dogana francese di Assola nel quale Giuseppe La Paglia (Totò) viene condotto da Ferdinand Pastorelli (Fernandel) in seguito al tentativo di contrabbandare una damigiana di acquavite si trovava in Via Roma 1A a Venafro (Isernia).

Recandosi verso la prigione Totò e Fernandel transitano davanti alla chiesa del Purgatorio e alla finta dogana (con tanto di sbarra)

L’ingresso al carcere, situato immediatamente a destra della dogana

Qui si vede meglio la chiesa presente qui sopra nella foto di oggi, e che ci dà la certezza del posto
  La “mairie” (municipio) dell’Assola francese, nella quale il doganiere Ferdinand Pastorelli (Fernandel) si precipita a richiedere il certificato di nascita che dimostri che è cittadino francese a tutti gli effetti, pena la sospensione dal servizio, è Palazzo Del Prete di Belmonte, situato in Via Cristo 49 a Venafro (Isernia), quasi di fianco all’abitazione italiana di Totò. L’ingresso al municipio è uno degli accessi secondari al palazzo, oggi sede di un bed & breakfast, aperto sull’adiacente Piazza Cristo.

  MUNICIPIO E DOGANA

Il Palazzo Comunale, situato in Piazza Cimorelli 1 a Venafro (Isernia), ovvero il reale municipio della cittadina molisana, è utilizzato per due diverse location.

MUNICIPIO
E' il municipio dell’Assola italiana nel quale Ferdinand Pastorelli (Fernandel) si reca per ottenere la cittadinanza italiana dopo aver scoperto di non essere mai stato cittadino francese, come invece era convinto di esserlo dalla nascita

  LA DOGANA

Il medesimo edificio, ripreso da una differente angolatura, più avanti sia stato "riciclato" per un altro scopo: è il palazzo sede degli uffici della dogana italiana, presso la cui frontiera il Pastorelli viene respinto da entrambi gli stati dopo che si era capito che non era italiano ma, oramai, non aveva più documenti francesi.

La strada dove un cittadino di Assola si accorge che Ferdinand Pastorelli (Fernandel), impazzito per essere rimasto senza patria, era salito sulla montagna soprastante armato di carabina e si era messo a sparare sul paese è Via Amico da Venafro a Venafro (Isernia), all’altezza della sbocco in Piazza Merola.

Questo è il momento nel quale l'assolano sente le ruote del suo automezzo sgonfiarsi, colpite dai proiettili

 Controcampo su piazza Merola
  e sul monte (D) sul quale si trovava Fernandel

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • Recensione del film tratta dal blog http://robydickfilms.blogspot.com
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "Totò, un napoletano europeo" (Valentina Ruffin), Ed. Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1996
  • m.r., «Il Messaggero», 9 luglio 1957
  • «Stampa Sera», 28 ottobre 1957
  • «Stampa Sera», 15 novembre 1957
  • Gino Barni, «Stampa Sera», 11 dicembre 1957
  • Leo Pestelli, «Stampa Sera», 16 aprile 1958