Virna Lisi, l'ape regina senza grembiule

Virna Lisi è l'attrice più «in» del momento, per dirla con un'espressione inglese che significa stare nel bel mezzo del gioco senza tema di venirne sbalzati fuori. Ossia è quella più chiesta dai registi che contano, più gelida se non irraggiungibile per i giornalisti, approvata da Hollywood come la nuova Marilyn Monroe — però senza tracce dei complessi e degli smarrimenti che resero così umana e commovente quella vera. La premiazione a Cannes di «Signore e signori», il suo ultimo film, l'ha resa molto popolare anche in Francia, dove il pubblico difficilmente accetta attrici extra-nazionali e dove la rivista «Elle» le ha dedicato una copertina. terza italiana a ricevere un simile onore, dopo Sophia Loren e Claudia Cardinale.
Eppure, a differenza delle nominate colleghe, alle spalle di Virna Lisi non c'è un produttore che vigila più o meno discretamente ma soltanto un marito, ricchissimo è vero, ma che non ha nulla a che fare con il cinema e che probabilmente si morde ancora le mani per avere permesso alla moglie di ritornarsene al cinema a mo' di consolazione per una gravidanza interrotta. Adesso Virna un figlio ce l'ha, Corrado, che conta già quattro anni, ma lei continua a macinare un film dietro l'altro.
L'ingranaggio l’ha afferrata e la spinge avanti: lei non chiede di meglio che lasciarsi trascinare. E di anno in anno il movimento si fa sempre più frenetico: attualmente sta girando nel Veneto un film fatto su misura. «La ragazza e il generale», ambientato durante la prima guerra mondiale, dove Virna Lisi veste i panni di una contadina tipo Calamity Jane; imbraccia il fucile contro i ricognitori austriaci, fa prigioniero un generale e lo trascina trionfante entro le linee italiane. Sicché non potrà fare una sola vacanza, neanche sul tipo Far West casalingo di quello dell'estate scorsa sulla Costa Smeralda in Sardegna, quando in un night club il marito Franco Pesci prese a pugni un giovanotto che aveva pronunciato una frase poco riguardosa (il testo esatto non si è saputo mai) nei confronti di Virna per averne ricevuto un rifiuto a danzare con lui.
La star dei Caroselli
Virna Lisi non possiede la docile passività di Claudia Cardinale e neanche la patetica volontà di rivalsa su un'infanzia miserabile che caratterizza e scusa l'ambizione di Sophia Loren. L'ambizione di Virna Lisi, che proviene da una famiglia borghese nè ricca nè povera, che ricorda poco o nulla della guerra avendo l'età di ventotto anni, è di tipo diverso: suggerisce il calcolo, la volontà fine a se stessa e persino un certo contagio televisivo. Disse infatti una volta ad una giornalista americana che, tra parentesi, aveva fatto anticamera un mese prima di poter essere ammessa alla sua presenza: «Detesto fare le cose comuni di tutte le donne; detesto riordinare un guardaroba; aspettare il ritorno di " lui " dall'ufficio con il grembiulino ricamato; detesto tutto ciò che tanta gente rispettabile fa ma che una donna con un minimo di ambizione non può accettare senza soffrirne. Mi piace un lavoro qualsiasi purché mi impegni a fondo, purché nobiliti le mie qualità. Un lavoro qualsiasi come il cinema per esempio».

Non c’è dubbio che l'immagine della sposina col grembiulino che aspetta il ritorno di «lui» dallo ufficio scaturisce direttamente dai «Caroselli» televisivi, dove il lindore asettico e laccato del grembiulino è posto al servizio della cera vaporizzata, del brodo istantaneo, del ragù che esce bell'e pronto dalla scatoletta. Nella realtà, le cose procedono ben diversamente ma Virna, come tutti sanno, è stata per anni la reginetta dei «Caroselli». Quando andò sposa all’architetto Franco Pesci, un giovanotto massiccio figlio di un noto imprenditore della capitale e tifoso di calcio. Virna Lisi credette sinceramente di doversi portare nella vita il ruolo stereotipo della brava donnina di casa col grembiulino, che ha poco o nulla da fare sino all'arrivo di «lui» dall'ufficio perchè adopera danzando la cera X per pavimenti, ecc. Si può fargliene una colpa?
Con quella bocca...
I primi passi nel cinema Virna Lisi li fece quando ancora non aveva finito di frequentare le scuole tecniche, ma la popolarità vera le venne dal video, reclamizzando un dentifricio. Tuttavia, con i primi guadagni dello schermo, compì regolarmente i passi che vengono giudicati indispensabili per guadagnare la scalata all'Olimpo del cinema: l'attico, il guardaroba, l'automobile. Il padre era diventato il suo agente pubblicitario, e così la rispettabilità era salva. Quando l'architetto Franco Pesci si fece avanti. Virna Lisi aveva tutte le carte in regola per entrare a far parte di una nota e facoltosa famiglia romana. Annunciò che sacrificava l'arte alla vita matrimoniale, ma in quel momento il sacrificio non era grosso: tutto quello che perdeva in contratti erano i «Caroselli» televisivi.

Poi ci fu la noia, la mancata maternità, la prima seria offerta cinematografica e il consenso strappato al consiglio di famiglia come premio per la delusione subita. Dopo di che i film e le offerte vennero come le ciliegie. Anche Hollywood si fece avanti, allettandola con un contratto sino al 1970 e film con attori di grido: «Come uccidere vostra moglie» con Jack Lemmon e «Assalto alla regina» con Frank Sinatra.
Virna volò in America, sola perchè il marito doveva badare ai suoi affari, nè era consigliabile, già irritato com'era, privarlo anche del figlio. In California affittò una villa che assomigliava un poco a quella che l’architetto Franco Pesci le aveva regalato a Marino: bassa, bianca, con piscina, ma più coreografica e rappresentativa.

L’attrice vi condusse una vita di splendido isolamento: non voleva che intorno a lei sorgessero pettegolezzi; voleva, come la moglie di Cesare, essere al di sopra d'ogni sospetto. Invece, a un certo momento, i giornali dettero per certo che i coniugi Pesci stavano divorziando. La notizia era completamente priva di fondamento, non fosse altro per il fatto che due persone unite in matrimonio da leggi italiane non possono sciogliere così facilmente il vincolo coniugale. Le voci rientrarono, le famiglie Pesci e Pieralisi (questo è il vero cognome dell'attrice) si rassegnarono a non mettere più voce nella carriera di Virna. Da quel momento la pace regna sovrana. Virna governa la sua vita e quella dei suoi congiunti come un ape regina. A un intervistatore ha dichiarato di recente: «Questa è la precisa, definitiva graduatoria dei miei affetti, dei miei scopi di vita: mio padre, mio figlio, il mio lavoro, mio marito». Che può farci l’architetto Pesci? Solamente ripetere la formula finale della famosa pubblicità dentaria di «Carosello», da cui Virna prese il volo: «Con quella bocca può dire ciò che vuole!».
Giovanni Gatti, «Noi donne», anno XXI, 1966
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| Giovanni Gatti, «Noi donne», anno XXI, 1966 |
