Totò, Peppino e le fanatiche

Voi siete scapole, noi siamo scapoli... Ci facciamo una bella scapolata!

Antonio Vignanelli

Inizio riprese: aprile 1958 - Autorizzazione censura e distribuzione: 13 giugno 1958 - Incasso lire 401.158.000 - Spettatori 2.560.692


Titolo originale Totò, Peppino e le fanatiche
Paese Italia - Anno 1958 - Durata 89' - B/N - Audio sonoro - Genere commedia / comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Ruggero Maccari, Stefano Vanzina, Furio Scarpelli, Agenore Incrocci - Sceneggiatura Ruggero Maccari, Stefano Vanzina, Furio Scarpelli, Agenore Incrocci - Produttore Isidoro Broggi, Renato Libassi - Fotografia Anchise Brizzi - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Michele Cozzoli, Johnny Dorelli, Renato Carosone - Scenografia Alberto Boccianti - Costumi Giuliano Papi

Totò: Antonio Vignanelli - Peppino De Filippo: Peppino Caprioli - Johnny Dorelli: Carlo Caprioli - Elena Borgo: Ada Caprioli - Alessandra Panaro: la figlia dei Vignanelli - Diana Dei: la moglie del capoufficio - Mario Riva: il capoufficio - Rosalia Maggio: Anita Vignanelli - Aroldo Tieri: il direttore del manicomio - Enzo Garinei: il giornalista - Giacomo Furia: il cugino di Giovanni - Peppino De Martino: Giovanni - Fanfulla: Giacinti - Renato Carosone: sé stesso - Antonio La Raina: trattario delle cambiali - Nicola Maldacea Jr.: il guardaporte


1958-Toto_Peppino_e_le_fanaticheSoggetto

I poveri Antonio Vignanelli e Peppino Caprioli sono esasperati dagli hobby e le mode delle loro rispettive famiglie, che causano ai due molti problemi. I due vengono presi per pazzi e portati in manicomio ed appunto al direttore del manicomio raccontano come i vari equivoci che hanno portato al loro ricovero siano dovuti in realtà alle manie dei loro familiari.

I Mania: Il week-end
Il ragionier Antonio Vignanelli ed il cavalier Giuseppe Caprioli si conoscono a causa di un incidente automobilistico causato dal fanatismo dei loro figli. Mentre le famiglie litigano, Totò e Peppino stringono amicizia.

II mania: Gli elettrodomestici
La moglie del ragioner Vignanelli decide di liquidare la giovane e graziosa cameriera (a cui Totò cerca goffamente di fare la corte) per comperare dei costosi e moderni elettrodomestici. Totò, tenuto all'oscuro di tutto fino al momento di pagare delle sostanziose cambiali, si vendica a modo suo della moglie.

III mania: Gli hobby
Il ragionier Caprioli è ossessionato da un aumento di stipendio che il suo direttore (Mario Riva) non vuole concedergli. Il direttore gli propone allora di non pensare al denaro, e di andare a casa sua per coltivare degli hobby che gli consentiranno di rilassare la mente. Gli hobby che il direttore propone a Peppino non sono però quelli che lui credeva...

IV mania: Le maggiorate
Nell'ufficio del ragioner Vignanelli arriva una nuova collega supermaggiorata, che Totò ritiene erroneamente voglia sedurlo. L'equivoco si chiarisce solo quando la moglie di Totò decide di fargli una sorpresa in ufficio.

V mania: Lo spettacolo di beneficenza
L'ultima mania consiste in uno spettacolo di beneficenza che le famiglie dei ragioneri Vignanelli e Caprioli decidono di organizzare per aiutare i poveri orfanelli. L'organizzatore dell'evento, e lo scarso senso di solidarietà dei parenti ed amici delle famiglie Vignanelli e Caprioli, oltre alla loro incapacità nell'organizzare un simile spettacolo, rendono tragicomico l'esito della nobile iniziativa. Soltanto un intervento di un grande Renato Carosone e della sua orchestra, all'epoca all'apice del successo, riusciranno a salvare parzialmente lo spettacolo.

A seguito del fallito spettacolo di beneficenza, Totò e Peppino decidono a modo loro di aiutare i poveri orfanelli, ma vengono presi per pazzi e quindi portati in manicomio.

Curiosità

La sceneggiatura firmata da Age, Scarpelli, Steno e Maccari ha origine dal precedente Totò, Peppino e le manie del giorno, a sua volta modificato da Totò e Peppino mariti imbroglioni al quale la censura preventiva aveva già bocciato diverse cose. Il film era stato tra l’altro pensato da Steno, ma convince poco Mattoli.

Le barriere mentali e linguistiche che impediscono la comunicazione fra italiani sono in questi casi più impervie di quelle tra persone di diversa nazionalità. Se poi si tratta di donne, queste barriere cadono immediatamente. Da buon latin lover, infatti, la scarsa dimestichezza con le lingue non impedisce a Totò di tentare di far colpo sulle straniere. Per conquistare le uniste tedesche, fra gli insistiti segni della modernità e del boom incipiente, i due protagonisti, che pur si dichiarano grandi estimatori delle bellezze d’Oltralpe, al punto da litigare perché uno predilige le olandesi, l’altro le finlandesi, possono a malapena servirsi del francese, il che tuttavia non pregiudica i contatti:

[Antonio e Peppino sono accampati sul bordo di una strada. Arrivano in motocicletta due turiste tedesche]
[Straniera 1] - Camping?
[Antonio] — Non è un camping, però, volendo, si può anche campeggiare... Io vi consiglierei di campeggiare costì!
[Straniera 1] - Schaden! Wir haben kein Zelt!
[Antonio (ride)] - Che ha detto?
[Straniera 2] - Peccato! non abbiamo tenda!
[Antonio] — Oh quanto mi dispiace! Con permesso, un momento, eh?
[Totò convince Peppino a offrire loro la propria tenda, perché «da cosa nasce cosa»... Quindi cerca di comunicarlo loro in un francese malsicuro; si limita a dire una frase]
[Antonio] - Attention, que... un moment, una sorprise!
[Appena entrati nella tenda delle tedesche, però, i due aspiranti latin lover, «Tony e Pepy», saranno presi da un’irresistibile sonnolenza, perché le mogli avevano somministrato loro un tranquillante. Le lingue sono diverse ma le aspettative e la delusione sono comuni]
[Straniera 2] — Tony, Was machen wir?
[Antonio (insonnolito, a Peppino)] — Gli italiani hanno un nome, qui bisogna farsi onore!
[Straniera 1] - Schändlich! Diese männer sind nicht italienisch!
[Straniera 2] - Vergogna!
[Antonio (ormai assopendosi)] - Ohi, tutto è perduto, anche l’onore!


Così la stampa dell'epoca

«Totò e Peppino sono collaudatlssimi, tanto che li mettono di richiamo persino nel titoli. Non importa, poi, se quello che c’è sotto l’etichetta è materiale di scarto o avariato, l'importante è che il prodotto sia contrabbandato col nome della ditta Totò-Peppino. La gente — pensano i produttori — non si rifiuta di farsi quattro risate con i due comici napoletani e — purtroppo — le loro previsioni spesso sono esatte. [...] Nel resto sono compresi l’insipienza del soggetto, la pochezza della sceneggiatura, la scarsa fantasia del regista, la nullità degli altri Interpreti. [...] Negli Intervalli cantano Johnny Dorelll (col naso rifatto) e Renato Carosone»

«Corriere dell'Informazione», 24 agosto 1958


«Continua la collaborazione cinematografìca fra Totò e Peppino De Filippo e la pubblicità più efficace sembra quella di avvertire Il pubblico della loro presenza collocandone i nomi nel titolo stesso del film. In "Totò, Peppino e le fanatiche", di Mattoli, li troviamo rinchiusi in manicomio. Che cosa ha indotto gli sceneggiatori a far lare loro quella fine? Forse la considerazione che al pazzi tutto è permesso e che non occorrono giustificazioni di sorta per lo loro stranezze. [...] Una rerie di « gags ». perciò, che rinuncia ad un vero e proprio filo conduttore e che viene legata da alcune canzonette, affidate a Johnny Dorelli ed al complesso di Renato Carosone. In uno sketch passabile con Peppino s’incontra, fra gli altri. Mario Riva. Ogni tanto una risata echeggia, ma é merito esclusivo del ben collaudato repertorio mimico dei comici menzionati.»

«Corriere della Sera», 23 agosto 1958


«[...] L'idea escogitata dagli sceneggiatori di queste ennesime avventure dei due comici napoletani è nuova e originalissima: li mandano in manicomio. Si tratta come è noto di un terreno vergine per le vignette dei giornali umoristici o le barzellette da raccontare in ufficio. [...] Tutto il resto lo potete agevolmente immaginare: si tratta della solita frusta antologica di battute squallide [...].»

«La notte», 1958


«C'è un pizzico di satira al costume, bonaria e ridanciana, nello spunto che dà il via alla nuova edizione delle disavventure di Totò e Peppino De Filipp, ormai indivisibili compari nel campo della risata. Si tratta di dimostrare come qualmente le manie delle mogli che prendono esagerati atteggiamenti moderni portano le medesime al fanatismo e i mariti... al manicomio. [...] Le sequenze dei «gags» illustrano, appunto, le due situazioni paradossali, comiche, affidate alla mimica dei due protagonisti e alle canzoni di Johnny Dorelli. [...] Ha diretto Mario Mattoli col solito buon mestiere.»

«Il Tempo», 29 agosto 1958


«Abbiano trovato Totò e Peppino De Filippo, una delle coppie comiche del cinema italiano più indovinate, dietro le sbarre in un manicomio [...] Una serie di sketches compongono questa garbata satira dei nostri tempi che permette a Totò e De Filippo di porre ancora una volta in luce le loro innumerevoli risorse comiche. [...] Ha diretto con il consueto mestiere Mario Mattoli.»

«Il Messaggero», 29 agosto 1958


«Antonio de Curtis s'è appena rimesso in forse e la D.D.L. torna improvvisamente a farsi viva. Broggi e Libassi hanno intenzione di realizzare almeno uno di quei Totò e Peppino progettati prima della tournée di A prescindere. Riacciuffano De Filippo, ripescano Mattoli e mettono insieme in fretta e furia Totò, Peppino e le fanatiche, il film meno riuscito della coppia. Fedeli alla formula «comicità + numeri musicali», Broggi e Libassi scritturano Giorgio Guidi, in arte Johnny Dorelli; il giovanotto ha lanciato l'anno prima una simpatica canzoncina, Calipso Melody, ma soprattutto ha appena vinto Sanremo in coppia con Domenico Modugno cantando Nel blu dipinto di blu (popolarmente conosciuta come Volare). [...]»

Alberto Anile


I documenti


Delle scene con Peppino non c’era quasi niente di scritto. A volte c’era solo ‘qui parla Totò’. Loro provavano pochissimo: s’incontravano, magari camminavano insieme verso il punto dove dovevano girare, parlavano fra loro dieci minuti, ‘Sei pronto?’, ‘Andiamo?’, ciak e via. Senza sapere cosa poteva succedere perché anche Peppino era un mostro. C’erano molti 'buona la prima' perché le ripetizioni non piacevano a nessuno dei due. La rifacevano credo per l’assicurazione; però facevano la seconda in modo che si dovesse scegliere la prima, perché era quella più naturale, più vera.

Johnny Dorelli


Ricordo che ero molto guardingo, non volevo disturbare nessuno. Mattoli stranamente aveva della simpatia per me, tant’è vero che poi mi fece fare altri due film, Tipi da spiaggia e Guardatele ma non toccatele. L’unica cosa che gli chiedevo era di essere lasciato sul set quando giravano Totò e Peppino. Andavo a vedere in produzione e se leggevo che il giorno successivo c’era una scena con loro andavo sul set anche se non toccava a me. Totò lavorava mezza giornata, con orari ridotti. Portava sempre gli occhiali scuri, tranne quando girava. Era proprio al di sopra, riservato, silenzioso. Quando doveva girare si illuminava di colpo e appena staccava tornava come prima. Avevo vent’anni, ero molto emozionato a stare con lui. Era una persona adorabile, generosissima, un uomo come pochi ne ho conosciuti: lo aspettavano fuori Cinecittà tutte le mattine e lui dava denaro alle persone che avevano bisogno. Mi diceva che era una cosa che bisognava fare visto che eravamo fortunati a guadagnare.

Johnny Dorelli


Brochure originale del film "Totò, Peppino e le fanatiche" - Germania, 1958 (Collezione Domenico Livigni)

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Decisamente brutto (*½). Unici squarci sono le telefonate con equivoco di Totò (nella prima crede di parlare con una prosperosa impiegata, invece sta conversando con la moglie...). La storia è cucita alla meno peggio, risolvendosi in scenette non troppo funzionanti. C'è Carosone che canta "Tu vuo' fa' l'americano": è bravissimo come sempre, ma viene coinvolto nel film solo per fare metraggio. Il che la dice lunga sulla qualità complessiva della sceneggiatura.

  • Sotto tono, malgrado l'impareggiabile e indefettibile mestiere. È che le ideuzze sono uzze uzze, le gag o striminzite o stiracchiate, il contorno mediocre o sottoutilizzato (Tieri). Si salvano il segmento di Peppino con Riva, la sequenza a fumetti, qualche equivoco verbale che funziona sempre perchè quei due erano quei due. E il numero di Carosone, avulso ma valido in sè.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Alluvionata mia!". Le maggiorate. La sequenza a fumetti.

  • Vari episodi con le disavventure (a sfondo coniugale) di Totò e Peppino, raccontati da loro stessi rinchiusi in manicomio: microstorie piuttosto piatte che suscitano tutt'al più simpatia per le sempreverdi gag fisico-verbali dei due comici, ma che stentano a stimolare risate. Non che non ci s'ingegni: si pensi allo sketch degli elettrodomestici con tanto di rumore infernale e con le battute che compaiono come nuvole di fumetti. Ma non basta. Unico momento da ricordare: l'esibizione finale di Carosone, quella sì davvero notevole e travolgente.

  • Totò e Peppino, ricoverati in manicomio, raccontano ad un medico assai comprensivo come i loro familiari li abbiano portati all'esasperazione con le loro assurde pretese... Fra i film della celebre coppia, probabilmente il più debole e raffazzonato, una sequenza di barzellette illustrate di scarsa verve tenute insieme da una trama assai esile, durante la quale anche il mestiere dei due commedianti fatica ad imporsi e strappare un sorriso. Simpatica, per quanto pretestuosa, la partecipazione di Carosone, da latte ai ginocchi i battibecchi Panaro/Dorelli. 1+

  • Uno dei film meno riusciti con la coppia Totò-Peppino. Un po' troppo lento e con delle scene mielose. Le gag fanno uscire a stento dei sorrisi. Meglio gli episodi con Totò. Annoiano (ovviamente) le scene in cui Dorelli canta. Si poteva fare certamente di più.

  • Come sempre Totò e Peppino, qui Tony e Pepi, insieme regalano tante risate. Manca però qualcosa e quel qualcosa è una buona storia sotto. Infatti, l'opera sembra sempre poggiarsi sulle gag dei due comici e sulle doti canore e musicali prima di Dorelli e poi di Carosone.

  • Fra i vari film con la coppia, forse questo è il più debole, soprattutto a causa di una storia davvero troppo esile. Totò e Peppino però sanno regalare alcuni momenti divertenti anche qui, come la telefonata in ufficio o tutto lo sketch del secondo insieme al bravo Mario Riva. Dorelli giovanissimo rallenta tutto con un paio di inutili canzoni, Carosone invece è simpatico e coinvolge. Bravissimo anche Aroldo Tieri, ma il film zoppica.

  • Fa impressione vedere la strada che porta al mare, deserta, dove le auto dei protagonisti si sfidano in una corsa a colpi di cartelli offensivi e un vigile di cartone dovrebbe essere di monito a un traffico inesistente. E' l'episodio di presentazione, dove il ragioniere parastatale Totò e il cavaliere Peppino solidarizzano, vittime di famiglie con mogli despote. Si ironizza sui costumi di un'Italia pre boom con scenette in cui i due protagonisti tengono banco da par loro. Stacchi musicali con Dorelli improbabile batterista e il grande Carosone. MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Renato Carosone e il suo complesso.

  • Prima delle due pellicole dello strepitoso binomio comico dirette da Mattoli (verrà Signori si nasce). Stilisticamente è un film ad episodi "velato", con i vari aneddoti che han come comun denominatore le ossessioni femminili (ma non solo). Forse la durata è eccessiva e Totò e Peppino appaion appesantiti, eppure la cadenza ineccepibile di Mastro Mattioli è in grado di conferire al Duo un'aura di martiri della civiltà dei consumi a cui si guarda quasi con compassione, tanto son fuori tempo e luogo. Lo guardavo sempre col nonno: quanta malinconia nel comico! • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il virtuosistico duetto Peppino/Riva: "una pennellata e una rilassata"; "Orfanellli, orfanellli..."; Carosone; Udite udite "Il calypso melody" di Dorelli.

  • I duetti tra Totò e Peppino sanno sempre come strappare una risata, anche se in questa occasione non vengono sostenuti a dovere. Una storia vera e propria non esiste; si può quasi parlare di scenette a sé stanti a cui si è cercato di dare un collante, ma senza grosso successo. Anche la regia sembra svogliata e poco incisiva. La consueta storia d’amore tra i rispettivi figli, interpretati da Dorelli e dalla Panaro, è veramente stucchevole e noiosa.

  • Totó e Peppino sono i protagonisti di questa debolissima commedia (una delle meno riuscite in coppia) che ha una sceneggiatura raffazzonata e cucita alla buona. Gag non sempre riuscite ma che comunque si salvano grazie all'improvvisazione dei due comici. La storiella fra la Panaro e Dorelli è noiosa e inutile quasi insulsa. Bel numero musicale di Carosone verso il finale. Sufficienza scarsa.

  • Un film di Totò e Peppino che delude un po’. In altre occasioni rimediavano ai buchi della sceneggiatura, agli errori di drammaturgia e alle regie trasandate con la loro energia comica, la loro forza anarchica dirompente, il loro folle estro, invece qui sono solo due grigi mariti pieni di saggezza tiranneggiati dalle mogli che cercano di coalizzarsi tra di loro per trovare il modo di riportare pace in famiglia. Quindi niente scontri spassosi tra di loro, niente zuffe all’ultima risata. Due comici normalizzati, che fanno ridere poco. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La satira sulle feste di beneficienza dove si mangia si mangia... Invece nello spettacolo teatrale i due comici non fanni ridere per niente.

  • I due grandi attori napoletani vengono coinvolti in un filmetto che ricorda vagamente la struttura del loro primo lavoro, ovvero Totò e le donne, senza però replicarne la verve e il divertimento. Certo, i due sono sempre spassosi, Totò sforna battute e gag a ripetizione che in sé fanno almeno sorridere, ma è la pellicola nel complesso a non decollare mai nonostante un cast di tutto rispetto che può contare su Riva, Dorelli (doppiato non si sa perché), Fanfulla e Tieri. Occasione persa.

La censura

Toto-Peppino-fanatiche-censura
Duplicato del verbale originale (13 giugno 1958) della Commissione Revisione Cinematografica in data 2 luglio 1958
(Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema)


Foto di scena, video e immagini dal set


Le incongruenze

  1. Quando il ragionier Vignarello torna a casa trovando la cucina invasa dagli elettrodomestici, nell'inquadratura in cui fa il frullato di cambiali, il televisore sullo sfondo, acceso nel resto della scena, e' improvvisamente spento.
  2. Quando i due protagonisti vengono portati dal dottore nella cucina, Totò rompe due uova battendole sulla testa di Peppino; quando viene inquadrato il bancone dopo la rottura del secondo uovo, pero', i gusci del primo non ci sono.
  3. Durante la corsa in macchina in cui la i quattro si insultano con i cartelli, il trucco della corsa ricostruita in studio é rivelato dal fatto che nessuno ha i capelli scompigliati dal vento e soprattutto dal fatto che se stessero veramente correndo in macchina, lo spostamento d'aria gli strapperebbe di mano i cartelli
  4. Totò e Peppino, vestiti da clown, fanno uno spettacolo per gli orfanelli. Peppino suona un trombone, ma il suono emesso non corrisponde ai momenti in cui soffia nel tubo!

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Il manicomio nel quale sono ricoverati Antonio Vignanelli (Totò) e Peppino Caprioli (De Filippo) sono in realtà i famosi Studi De Paolis, situati in Via Tiburtina 521 a Roma.
A conferma, ecco questa scena girata subito dopo l’uscita dal manicomio del giornalista (Garinei) al quale i due avevano commissionato un articolo sul loro caso (tirandogli poi una sassata come promemoria): Garinei si trova proprio sul tratto della Tiburtina antistante l’ingresso agli studios.

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • Johnny Dorelli, intervista di Alberto Anile, 1996, in "I film di Totò" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998, cit., pp. 259-260.
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "Totò, un napoletano europeo" (Valentina Ruffin), Ed. Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1996
  • Documenti censura Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema