Questa è la vita - La patente

Voglio la mia patente, di iettatore. Con tanto di bollo: legale! "Iettatore patentato dal Regio Tribunale"!

Rosario Chiarchiaro

Inizio riprese: ottobre 1953 - Autorizzazione censura e distribuzione: 22 gennaio 1954 - Incasso lire 226.274.000 - Spettatori 2.283.185


(Episodio: La Patente)


Titolo originale Questa è la vita
Paese Italia - Anno 1954 - Durata 92 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Aldo Fabrizi, Giorgio Pàstina, Mario Soldati, Luigi Zampa - Produttore Felice Zappulla per Fortunia Film - Distribuzione (Italia) Titanus - Fotografia Giuseppe La Torre - Montaggio Eraldo Da Roma - Musiche Carlo Innocenzi, Armando Trovajoli - Scenografia Peppino Piccolo, Salvatore Prinzi


Totò: Rosario Chiarchiaro - Armenia Balducci: Rosinella Chiarchiaro - Mario Castellani: giudice istruttore D'Andrea - Nino Vingelli: venditore di fuochi artificiali - Anita Durante: la moglie di Rosario - Fiorella Marcon: figlia di Rosario - Isabella Nobili: figlia di Rosario - Attilio Rapisarda: l'usciere - Carlo Giuffré - Lino Crispo - Renato Libassi


Questa_e_la_vitaSoggetto

Rosario Chiarchiaro (Totò) è considerato lo iettatore del piccolo paese in cui vive: la cosa impedisce all'uomo e alla sua famiglia di vivere serenamente, e inizialmente Rosario pensa di denunciare i compaesani che mettono in giro questa voce. In seguito, però, ritira la denuncia e anzi pensa di farsi dare una vera e propria patente di iettatore, in modo che le persone a cui si avvicina debbano pagarlo per farlo allontanare e neutralizzare così i suoi influssi. Il progetto viene accettato e Rosario detta alla propria figlia, in lacrime per la vergogna e l'umiliazione, il listino dei prezzi che l'uomo chiede per allontanarsi da situazioni a rischio.

Totò era molto superstizioso e aveva lui stesso una gran paura degli iettatori; accettò di girare l'episodio - fra l'altro considerato uno dei più alti esiti della sua carriera cinematografica - e di vestirsi da iettatore (totalmente di nero, con occhiali neri e bastone con un pomo simile a un gufo) solo dopo aver provveduto a dotarsi di un buon numero di amuleti e di portafortuna.

Critica e curiosità

Luigi Zampa riesce a ottenere Totò per i 15 minuti di La patente da Pirandello, all’interno del film a episodi Questa è la vita, per il quale Ponti e De Laurentiis prestano l’attore alla neonata Fortunia Film di Felice Zappulla.

Le riprese si svolgono a ottobre, con esterni a Nemi; Antonio de Curtis fa Rosario Chiàrchiaro, un disgraziato che con il tipico umorismo paradossale di Pirandello intende ottenere dalla magistratura la patente di jettatore. L’incontro è felice, anche per gli umori sinistri del soggetto che si attagliano così bene al lato oscuro di Totò, e tutti ne escono soddisfatti.

La pellicola racconta quattro episodi tratti dalle novelle pirandeliane: La giara, Il ventaglino, La patente e Marsina stretta. La pellicola è presentata dall'attore e doppiatore Emilio Cigoli, situato in sala doppiaggio; egli spiega il senso dei quattro episodi.

Pare che anche in questo film la censura abbia messo lo zampino nella scena finale in cui Totò ottenuta dal tribunale la patente di jettatore alza il pugno in direzione del paese e grida :"Ed ora a noi due!", ma su questa inquadratura una voce fuori campo commenta: "Ma la lotta col paese non ci sarà perchè anche per Rosario Chiarchiaro la vita tornerà a sorridere, con e senza patente".


Così la stampa dell'epoca


1954 01 03 L Europeo Questa e la vita intro

Roma, dicembre

Verso quei film a episodi, legati per tradizione alla letteratura, e che racchiudono in un aneddoto un intero racconto, va rivolgendosi in questi ultimi anni l’interesse dei nostri registi. Cominciò Rossellini con Paisà, in cui i diversi episodi, sebbene frammentari, legati com’erano fra loro da un comune significato, davano al film una certa unità. Film come questi però devono la loro organicità più che all'esser legati ad uno stesso argomento, all'esser girati da uno stesso regista. Questa e la vita, il film che si sta girando in questi giorni a Roma, è diretto invece da altrettanti registi quanti sono gli episodi. Si tratta di quattro novelle di Pirandello che Fabrizi, Luigi Zampa, Soldati e Giorgio Pàstina non potevano onorare meglio che facendole rivivere sullo schermo. [...] «La patente», di cui Luigi Zampa ha voluto affidare la parte principale a uno degli attori preferiti dai pubblico italiano: Totò. Si tratta di un povero diavolo che rimasto vittima della mania di superstizione dei suoi compaesani trova il modo di ricavare dalla sua disgrazia alcuni vantaggi. Da quando e stato definito jettatore infatti Rosario Chiarchiaro, che nessuno vuole più vicino per paura del suo influsso malefico, è caduto nella più nera miseria. Scacciato dall'impiego e senza possibilità di trovarne un altro, Rosario Chiarchiaro per uscire dalla terribile situazione in cui è venuto a trovarsi decide di querelare quei compaesani che hanno contribuito alla sua qualifica di jettatore. Chiarchiaro però non mira alla sua riabilitazione che gli permetterà di ritornare quello che era. Il suo scopo è un altro. Da quando ha capito che la disgrazia che gli è capitata può trasformarsi per lui in una fonte di guadagni, non ha perso tempo « Sta bene », ha detto Chia chiaro, « voi avete paura di me? Pagatemi ed io vi starò lontano ». Però perché questo sia possibile, perchè i suoi compaesani lo temano al punto di essere disposti a pagare la sua lontananza, è necessario che la sua qualifica di jettatore divenga ufficiale E nessuno gli sembra più indicato a convalidarla di un tribunale. Per meglio convincere i giudici ad assolvere le persone da lui querelate e concedergli così la patente di jettatore, si presenta in tribunale vestito di un lugubre abito nero. [...]

Mario Agatoni, «L'Europeo», anno X, n.1, 3 gennaio 1954


«Inaugurata dal fortunato "Altri tempi"di Blasetti, la voga del film a episodi non accenna a finire. Ispirato da quattro fatiche di Luigi Pirandello, "Questa è la vita" non è una pellicola più malvenuta di molte altre; ma senza dilungarci in analisi faticose, basterà il dire che appare denutrita. senza necessità, priva di mordente e di ambizioni.[...] Totò è ne "La patente" (regia di Zampa) un poveraccio tormentato dalla nomea di essere un jettatore. Dopo un seguito di disgrazie, si fa da pecora lupo; e sfrutta per far denaro la paura che tutti hanno di lui. Si sorride ai lazzi di Totò, ma il raccontino non ha sviluppo. [...] Concludendo. Luigi Pirandello appare il vincitore del film: egli e infatti molto più forte del suol illustratori. A confronto di "Questa i la vita" si vede subito l’originalità di un altro film a episodi, "Amore in città", che se non altro si giovava di soggetti originali, stesi cioè da specialisti in «chiave» cinematografica.»

P. B., «Corriere d'Informazione», 6 febbraio 1954


«Quattro tra "Le novelle per un anno" di Luigi Pirandello sono state scelte per comporre questo film a «sketch»che, oltre l'identità dell'autore, non hanno altro filo conduttore. [...] «La patente»: interprete Totò, regista Luigi Zampa.E' un episodio paradossale: un tale che ha fama di jettatore e che vuol farsi rilasciare, appunto, la licenza di jettatore per poterci vivere sopra, Totò offre la sua mobilissima maschera al personaggio che Zampa fa muovere in un'atmosfera di rarefatta farsa. [...]»

l.c., «L'Unità», 19 febbraio 1954


«[...] La patente è la biografia dì uno jettatore [...] L'episodio ondeggia fra il grottesco e la consueta perizia facciale di Totò [...]»

Tuttio Ceciarelli, «II Lavoro Nuovo», Genova, 4 febbraio 1954


«Da un giacimento aurifero della narrativa Italiana, i due volumi delle "Novelle per un anno", di Pirandello, sono stati estratti quattro racconti che, tradotti in immagini, hanno dato il lievito al film "Questa è la vita". Non costituiscono altrettanti episodi di un'azione in qualche modo unitaria; se c'é un filo ideale fra racconto e racconto è l'origine comune dal mondo pirandelliano, in cui si eccita il gioco del contrasti fra il nostro essere e il nostro apparire, anzi il nostro diverso apparire agli occhi di ciascuno; ma é un filo sottile. Il conferenziere fantomatico che, sullo schermo, presenta e interpreta i racconti, ne volgarizza il significato, raffigurandoli come altrettante «moralità» e desumendone meno succo di quanto potrebbe. Due del quattro bozzetti — "La giara" e "La patente" — furono trasferiti, dallo stesso Pirandello, nella forma teatrale, e anche di recente sono tornati alle nostre ribalte. [...] Alla Patente, interpretata da Totò, nel panni del jettatore sono state date dal regista Luigi Zampa variazioni in chiave di comicità, mentre si trattava di una delle più angosciose vicende immaginate da Pirandello. Quel Chiarchiaro evitato da tutti, per la sua triste nomèa di menagramo. e che sollecita II riconoscimento ufficiale del suo malefico influsso, non è l'eroe d'una farsa, ma di un dramma. E non giova che si sia aggiunta, con le prove delle sciagure da lui seminate — malattie improvvise, cadute di lampadari — una convalida della superstizione non suggerita dallo scrittore. [...] Pirandello, anche questo Pirandello minore, é più difficile di quel che si creda, a ridurre in film: soltanto quando l'aderenza fra testo e immagini é perfetta "Questa è la vita" consegue effetti felici. Interpolazioni e mutamenti fanno guasto.»

lan. (Arturo Lanocita), «Corriere della Sera», 5 febbraio 1954


«Il cinematografo, per limitarsi troppo spesso a voler intrattenere piacevolmente il pubblico, è il tramite meno adatto a divulgare autori di qualità. La ricerca di un minimo comun denominatore spettacolare che sia gradito a tutti, o per lo meno al più gran numero di spettatori, lo spinge purtroppo a versare i'acqua del luogo comune e dell’effetto facile nel vino dell’originalità e dell'intelligenza, ad attenuare, a diluire, a volgarizzare in tutti i sensi della parola. I testi più singolari e incisivi. si sa come queste cose vanno a finire: a furia di aggiunte e di modifiche si snatura l’opera originale, se ne tradisce lo spirito e lo stile. E’ quanto è accaduto, più o meno coscientemente, ai riduttori delle quattro novelle di Pirandello che sono riunite in questo film senz'altro nesso da quello della comune origine letteraria. La semplice e vigorosa essenzialità narrativa e, soprattutto, l'aspra e amara ironia che le distinguono, risultano infatti allentate e sbiadite, vorrei dire rese anonime, negli adattamenti delle vicende e dei dialoghi, nella ricerca, di effetti generali e particolari che hanno ben poco a che vedere con gli originali. I racconti di Pirandello risultano cosi scaduti a semplici spunti per episodi comici o patetici capaci di adeguarsi al livello medio di uno spettacolo genericamente popolare. Ma sarebbe difficile dire, in realtà, chi abbia più perduto in i siffatta manifestazione: se Pirandello o il film. [...] La seconda, diretta da Luigi Zampa con Totò e Castellani, sottolinea ai fini comici le malefatte di uno jettatore facendo scivolare un cupo dramma in scherzosa farsa. VI si narra di un tale che, rovinato dalla fama di portar male, cita in tribunale i suol accusatori per aver la patente di jettatore e sfruttarla a fini di ricatto e di lucro. [...]»

E.C. (Ermanno Contini), «Il Messaggero», 19 febbraio 1954


«[...] La patente trasforma in commediola e talvolta in farsa una stridente situazione drammatica, ma Totò è efficace[...]»

Mario Cromo, «La Nuova Stampa», Torino, 13 febbraio 1954


La censura


Documento revisione censura n.15863 del 22 gennaio 1954

Anche stavolta il ministero ha da ridire, sull'ultima inquadratura c’è un evidente intervento censorio: quando Chiàrchiaro, ormai jettatore ufficiale, si rivolge balzacchianamente all’odiato paese, “Ed ora, a noi due”, è seguito da un’incongrua voce off che smussa conciliante: “Ma la lotta col paese non ci sarà perché anche per Rosario Chiàrchiaro la vita tornerà a sorridere, con e senza patente'’.


Foto di scena, video e immagini dal set


I documenti



Copione de "La Patente" di Luigi Pirandello - Editore "Orsa Maggiore", 1993

La decisione di portare in cinema La patente di Pirandello come uno degli episodi di Questa è la vita la prendemmo assieme Brancati e io e ne scrivemmo insieme la sceneggiatura. Poi la proponemmo per Totò. Ricordo una cosa che mi disse Totò a fine film: "Caro Zampa”, mi disse, “se io potessi sempre recitare dei testi come quelli che lei mi ha dato e fare cose di questo genere! Invece faccio tanti film in cui sono costretto a inventarmi tutto, il mattino arrivo in teatro e trovo che non c’è niente, debbo creare i lazzi, le battute, tutto da zero”. Questo me lo ricordo, pace all’anima sua, testimone onesto di quanto lui mi disse. Per questo episodio Totò lo volli proprio io. Brancati era entusiasta all’idea di fare interpretare Pirandello da lui. Diceva che poteva renderlo perfettamente.

Luigi Zampa



Cinema, 1954 - Filmografia ragionata di Luigi Pirandello

L'umorismo pirandelliano nella novella "La patente" di Luigi Pirandello.

Novella pubblicata nel 1911 e poi confluita nella celebre raccolta pirandelliana delle Novelle per un anno, La patente è testo assai emblematico sia per la poetica di Pirandello sia per alcune costanti editoriali dello scrittore siciliano. Innanzitutto, la vicenda de La patente ripercorre le tematiche principali della scrittura pirandelliana, mettendo in scena il dramma tipicamente novecentesco di un ”io” scisso e privato della sua stessa identità, che, per esistere, è costretto ad assumere la “maschera” che gli altri proiettano su di lui (con temi che ritornano da Il fu Mattia Pascal e che si ritrovano sia nella ricca produzione teatrale sia nei successivi romanzi, come Uno, nessuno e centomila). 

I protagonisti de La patente sono il giudice D’Andrea e un modesto impiegato del monte dei pegni, tale Rosario Chiarchiaro, licenziato perché sospettato di essere uno iettatore. L’uomo ha poi sporto denuncia presso la magistratura contro due giovani, che al suo passaggio avrebbero fatto il classico gesto di superstizione popolare delle “corna” per allontanare il malaugurio. Il giudice D’Andrea si trova allora di fronte ad un caso paradossale, dato che, in quanto esponente della legge e della razionalità, non può certo credere all’esistenza della sfortuna né può tutelare in alcun modo gli interessi di Chiarchiaro che, a causa delle malelingue del paese, oltre ad aver perso il posto di lavoro, non riesce a far sposare le figlie ed è costretto a tenere segregata in casa l’intera famiglia.

Questa e la vita 00023

Perché, in verità, era un caso insolito e speciosissimo quello d'un jettatore che si querelava per diffamazione contro i primi due che gli erano caduti sotto gli occhi nell'atto di far gli scongiuri di rito al suo passaggio.
Diffamazione? Ma che diffamazione, povero disgraziato, se già da qualche anno era diffusissima in tutto il paese la sua fama di jettatore? se innumerevoli testimonii potevano venire in tribunale a giurare che egli in tante e tante occasioni aveva dato segno di conoscere quella sua fama, ribellandosi con proteste violente? Come condannare, in coscienza, quei due giovanotti quali diffamatori per aver fatto al passaggio di lui il gesto che da tempo solevano fare apertamente tutti gli altri, e primi fra tutti - eccoli là - gli stessi giudici?
La situazione, fortemente intrisa dell’umorismo pirandelliano e dell’amaro pessimismo esistenziale dello scrittore, si complica ulteriormente quando Chiarchiaro è convocato in tribunale per dare la sua versione dei fatti: anziché difendersi o ritirare la denuncia, il protagonista pirandelliano, vestitosi per giunta da autentico menagramo, reclama con forza e convinzione di andare a processo, e anzi di poter ottenere un riconoscimento - una “patente”, appunto - del suo status di portasfortuna. L’analisi di Chiarchiaro è tanto acuta quanto spietata; se il mondo gli ha imposto, nella sua rozza ignoranza, una “maschera”, tanto vale accettare di propria volontà questa “parte” teatrale, fino a ricavarne il giusto tornaconto economico. 

Tutti, tutti ci credono! E ci son tante case da giuoco in questo paese! Basterà ch’io mi presenti; non ci sarà bisogno di dir nulla. Mi pagheranno per farmi andar via! Mi metterò a ronzare intorno a tutte le fabbriche; mi pianterò innanzi a tutte le botteghe; e tutti, tutti mi pagheranno la tassa, lei dice dell’ignoranza? io dico della salute! Perché, signor giudice, ho accumulato tanta bile e tanto odio, io, contro tutta questa schifosa umanità, che veramente credo d’avere ormai in questi occhi la potenza di far crollare dalle fondamenta una intera città!

Sconcertato e sconfitto, D’Andrea non può che acconsentire e fare di Chiarchiaro un tragicomico impiegato comunale, stipendiato perché non causi il malocchio al resto della cittadinanza. Sono quindi centrali, nella Patente, le tematiche pirandelliane della moltiplicazione della personalità umana e della contraddittoria libertà che ci deriva dall’assumere un travestimento sociale di fronte agli altri (per quanto questo ci possa sembra assurdo ed irrazionale). Proprio per questo motivo, Pirandello rielabora la novella in una fortunata commedia in atto unico (prima in dialetto siciliano e poi in lingua nazionale) del 1917, che bissa il successo del racconto breve; qui, per giunta, la “beffa” del protagonista ai danni della giustizia si basa su un ulteriore colpo di scena finale, in cui Chiarchiaro fa crollare a terra la gabbia di un povero cardellino, dimostrando esplicitamente il proprio “potere”, e di conseguenza l’urgente necessità della “patente” ufficiale di iettatore. Chiarchiaro verrà poi interpretato da Totò nel film ad episodi Questa è la vita (1954), basato su novelle pirandelliane e diretto da Luigi Zampa.


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Uno dei primi film ad episodi del cinema italiano del dopoguerra, di nobile ispirazione letteraria, ingiustamente caduto nel dimenticatoio, a parte il folgorante e giustamente famoso episodio con Totò iettatore. Infatti, se si esclude l'inconsistente "Il ventaglio", anche gli altri due episodi sono di valore: "La giara" per la presenza di ottimi caratteristi, "Marsina stretta" - quello di maggior respiro narrativo - per l'umanità che Fabrizi riesce ad infondere al suo personaggio, un mite professore reso "leone" dalle contingenze.

  • Quattro novelle pirandelliane in un film a episodi di inizio anni Cinquanta. La giara è consueto e abbastanza impossibile nel suo svolgimento, con un Pandolfini in gran forma. Il ventaglino è piuttosto triste ma notevolmente insulso. Nella patente Totò regala invece una mirabile interpretazione, nonostante la storia esile. Marsina stretta mostra un monumentale e bonario Fabrizi che dimostra se mai ce ne fosse stato bisogno di essere un monumento della cultura italiana.

  • Di Pirandello rimane poco. La casualità, il doppio, il grottesco qui non hanno campo. Pittoresco "La giara", un divertimento, mentre gli episodi con Totò (memorabile pur se caricaturale) e Fabrizi (bravo, ma "La marsina" risulta troppo diluito e di maniera) sono schiacciati dalla mole del carisma dei rispettivi protagonisti. Solo nel sottovalutato "Il ventaglio" risalta la poetica dell'illogico e del crudele tipica dell'Agrigentino. Mezza palla in più (arbitraria) in ricordo di Emilio Cigoli.

  • Quattro piccoli apologhi di Pirandello che non reggono la trasposizione su celluloide. Sono troppo esigui e striminziti per poter lasciare un segno concreto. L’unico che riesce a trovare maggior senso è "La giara", mentre "Il ventaglino" è assolutamente inconsistente. Nella "Patente" Totò recita troppo sopra le righe e il seguente episodio con Fabrizi scorre via noiosamente. Meglio limitarsi a leggerli.

  • Operazione di divulgazione culturale di massa come usava ai tempi: tutti gli episodi appaiono fedeli alle novelle, ma quelli più celebri (con Pandolfini chiuso nella giara e Totò in divisa da iettatore) in realtà non vanno oltre un generico impianto folkloristico (sia pur iconico) e lo spirito pirandelliano ne esce piuttosto banalizzato. Vi si avvicinano di più il sottovalutato "Il ventaglio" (il più breve) e soprattutto il monumentale "Marsina stretta", in cui Fabrizi si autodirige in uno dei suoi ruoli più signorili e commoventi di sempre.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Fabrizi affronta i parenti dello sposo strappandosi la manica del frac.

  • Dei 4 episodi quello del ventaglino è probabilmente il meno riuscito, ma anche quello più triste, mentre gli altri sono maggiormente improntati alla commedia; anche l’ultimo, quella della marsina stretta, che risulta il migliore grazie a un’interpretazione magnifica di Fabrizi, mirabilmente in bilico tra comico e tragico: solo per questo una palla in più. Quello di Totò è molto divertente, ma la conclusione appare affrettata. L’episodio della giara, che apre il film, ha un aspetto irreale, quasi kafkiano, ma tutto sommato non è granché.

  • Un piacevolissimo film a episodi anni '50, oggi purtroppo non molto considerato. Invece presenta gradevoli episodi d'origine letteraria, interpretati con garbo e professionalità da noti attori e superlativi caratteristi dell'epoca. Fra i vari spezzoni, i migliori a mio giudizio sono quello di Totò ("La patente") e quello di Fabrizi ("Marsina stretta"). Ma anche il Turi Pandolfini de "La giara", tratto da Pirandello, è straordinario (quesito: è meglio questa versione o quella di Franchi & ingrassia in Kaos...?).

  • I temi pirandelliani del paradosso, dell’esagerazione drammatica, del “sentimento del contrario”, dell'incomunicabilità, della dell’infelicità umana, li troviamo discretamente approfonditi in questo film a episodi diretto a otto mani da Pastina, Soldati, Zampa e Fabrizi. Spiazzante ed eccentrico l’episodio di Fabrizi, tagliente e macabro quello con Totò che scolpisce con evidenza quasi michelangiolesca uno “iettatore” in cerca di riconoscimento giuridico che, più che da Pirandello, trae linfa dall'antichissima tradizione apotropaica napoletana. Buono.

  • Film a episodi che racconta alcune novelle di Pirandello. I 4 episodi, non tutti riusciti, risentono un po' dello "slegato" tipico dei film del genere. Si salva Totò, anche se non è il migliore. Discorso a parte va fatto per "La marsina", per la regia ed interpretazione di un ispirato Aldo Fabrizi: se ne apprezza la bravura della recitazione e a volte si rimane incantati per la sua spontaneità espressiva. Il grande attore riesce, al contrario della marsina imprestata, a cucirsi addosso un bell'abito su misura!

Le incongruenze

  1. Film in quattro episodi. Primo episodio "La giara": dal minuto 0.19.00 al minuto 0.22.05 circa, la legatura della corda che tiene la giara, in diverse inquadrature, varia di posizione.
  2. Film in quattro episodi. Terzo episodio "La patente": al minuto 0.48.40 circa, Rosario Chiarchiaro (Totò) invita il venditore di minutaglie (Nino Vingelli) ad entrare in bottega. Il venditore appena prima di entrare lascia ad una signora degli scopini ma appena dentro la bottega nella mano destra regge gli scopini (che è anche mancante dello scopino che pende).
  3. Film in quattro episodi. Quarto episodio "Marsina stretta": a circa 1.01.34 il professore Fabio Gori (Aldo Fabrizi) nel misurarsi i pantaloni cade. Nel prendere dal comò la vestaglia per coprirsi cade la foto ...il vetro si rompe e la foto esce dalla cornice. Il colonnello Alonzo (Luigi Pavese) prende la foto ... la foto che è nella cornice.

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 1954-Questa e 01
EPISODIO "LA PATENTE" - L'episodio è stato girato tutto in Piazza del Pebliscito a Nemi (Roma). Totò è accusato dagli abitanti di essere uno jettatore, così, dopo aver parlato col giudice per avere la patente, esce di casa, vestito di nero, occhiali scuri per farsi vedere dagli stessi abitanti raccomandando a tutti di testimoniare che lui è davvero uno jettatore altrimenti saranno guai. L'episodio comincia con Totò in casa, poi va a trovare il giudice (sempre senza esterni), entra in paese, esce dal vicolo a fianco al bar. Qui Totò entra in paese dopo aver parlato col giudice perchè vuole la patente da jettatore.
 
Poco dopo, sempre lì, incontra l'ex fidanzato della figlia con cui ha una discussione.
 
EPISODIO "MARSINA STRETTA" (con Fabrizi) - La casa dove abita la sposa (Lucia Bosè), ex allieva del Professor Fabio Gori (Aldo Fabrizi), è in Piazza del Grillo 10 a Roma ed è la stessa vista come pensione di Anna in Un amore a Roma.
 
EPISODIO "MARSINA STRETTA" (con Fabrizi) - La casa dove abita il professor Fabio Gori (Aldo Fabrizi), è Palazzo Istoriato in Via della Maschera D'Oro a Roma.
  
La colonna sul fianco della casa dà conferma della location.
 
Due salite in una! La chiesa dove si celebrerà il matrimonio a fine episodio è la Chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo in Piazza di Sant'Onofrio a Roma. Nel fotogramma vediamo gli invitati andare verso la chiesa rincorrendo gli sposi percorrendo la Salita di Sant'Onofrio.
 
Il controcampo ci mostra invece la Salita del Grillo. Il regista, unendo idealmente due famose salite di Roma, cerca di convincerci che la chiesa è raggiungibile dalla casa della sposa (visibile nel fotogramma) percorrendo un'unica strada in salita.
 
"IL VENTAGLIO" (regia di Mario Soldati) - Il parco dove Tuta (Myriam Bru) andrà a chiedere l'elemosiana, rimediando un tozzo di pane da una brava signora è nel Giardino del Quirinale in Via del Quirinale a Roma.
 
"IL VENTAGLIO" (regia di Mario Soldati) - Il parco dove Tuta (Myriam Bru) comprerà il ventaglio con tutti il denaro in suo possesso (2 soldi) è quello di Villa Aldobrandini, situata in Via Mazzarino a Roma e vista anche in Operazione San Pietro (1967)

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "L’avventurosa storia del cinema italiano, vol. 1", (Franca Faldini - Goffredo Fofi), Edizioni Cineteca di Bologna, Bologna 2009
  • Mario Agatoni, «L'Europeo», anno X, n.1, 3 gennaio 1954
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "L'umorismo pirandelliano nella novella 'La patente' di Luigi Pirandello".-  http://www.oilproject.org/