Alberto Sordi — Nel deserto del Neghev Sordi perde la guerra

Sul set de I due nemici con David Niven

Alberto Sordi


Nel maggio del 1961 Alberto Sordi affronta nel deserto del Neghev una delle prove più delicate della sua carriera cinematografica. Sul set de I due nemici, accanto a David Niven e sotto la direzione di Guy Hamilton, il popolare attore romano abbandona temporaneamente molte delle armi che lo hanno reso celebre presso il pubblico italiano: niente dialetto romanesco, niente battute improvvisate, niente personaggi costruiti soltanto sulle debolezze dell’italiano medio. Nel ruolo del capitano Blasi, ufficiale che ama la patria ma rifiuta l’odio verso il nemico, Sordi deve infatti recitare direttamente in inglese e confrontarsi con una produzione destinata anche al mercato internazionale. Livio Pesce racconta per «Epoca» il lavoro sul film seguendo da vicino l’attore durante le riprese tra Beersheba, il Mar Morto e il deserto israeliano, descrivendone le difficoltà linguistiche, la preparazione meticolosa e il rapporto con David Niven. Sullo sfondo, la storia tragicomica di due ufficiali avversari che, isolati durante la guerra in Africa, finiscono per riconoscersi simili al di là delle rispettive uniformi: un tema che colloca I due nemici nella stagione del cinema italiano impegnato a rileggere con ironia e disincanto l’esperienza bellica appena trascorsa.


Il popolare attore comico è impegnato in una parte seria: quella di un capitano che ama la patria ma non odia il “nemico”. Per la prima volta non può recitare in dialetto romanesco ma soltanto in inglese.

Beersheba, maggio

Sui muri bianchi della stazione spicca la scritta «VINCERE», sul serbatoio dell’acqua «VINCEREMO». Una lunga fila di uomini esausti, laceri, inebetiti, ondeggia sotto il sole a picco. Rappresentano fanti, artiglieri, marinai, aviatori e ascari che hanno perso la guerra e s’incamminano verso la prigionia. Soldati inglesi col mitra spianato e poliziotti militari dal berretto rosso gridano ordini, spingendoli verso i carri merci della ferrovia Addis Abeba-Gibuti. In coda a un gruppo di prigionieri arranca un capitano ridotto in condizioni pietose: barba lunga, occhi arrossati, capelli polverosi, uniforme stracciata e mollettiere cascanti. Dal fagottello sotto il braccio sbuca un farsetto grigioverde, in mano ha una scatola di cartone e la sahariana aperta lascia vedere una maglia bianca orlata di nero: la maglia da ginnastica dell’Opera Nazionale Balilla, che accompagnò l’infanzia degli italiani oggi in marcia verso la cinquantina.

La maglia del capitano, sporca e strappata, ha perso il fregio dell’ONB e sulla «B» occhieggia un buco, simbolico come la stelletta mancante dal bavero della sahariana. Non si sa se ridere o piangere, guardando quel poveraccio. Ma mentre egli va verso il treno, accade il miracolo: un ufficiale britannico, impeccabile nella sua uniforme cachi, schiera un reparto di Tommies e con voce strozzata dall’emozione ordina il «presentat’arm» ai prigionieri. Sbalordito, commosso, il capitano italiano avanza coi suoi stracci, fissando l'ufficiale inglese inchiodato nel saluto militare.

1961 04 14 Epoca Alberto Sordi f2

È questa la scena finale, improbabile ma toccante, del film I due nemici, che si sta girando nel deserto del Neghev. E i protagonisti della vicenda sono Alberto Sordi e David Niven, due attori che sembrano fatti apposta per interpretarla. La storia s’ispira ad un fatto realmente accaduto durante la seconda guerra mondiale, in Etiopia. Un distaccamento italiano, rimasto isolato a causa di una piena del Nilo Azzurro, incontrò una pattuglia britannica che si trovava nelle stesse condizioni. Entrambi i comandanti ingaggiarono un estenuante duello di fughe e inseguimenti, finché compresero di essere pfigionieri l’uno dell’altro, in una zona desertica. Allora, stanchi di spiarsi a vicenda, essi misero fine alla guerra per proprio conto e divennero buoni amici, grazie alla stima reciproca nata sul campo di battaglia. Da questo episodio è nata l’idea di realizzare un film tragicomico, tipo La grande guerra e Tutti a casa, che illustri al mondo l'assurdità di un confitto armato fra uomini che appartengono ad una stessa civiltà, hanno gli stessi sentimenti e vorrebbero dalla vita le stesse cose.

Alberto Sordi e David Niven, nelle vesti del capitano Blasi e del capitano Richardson, hanno il compito di dimostrare che in fondo gli italiani sono uguali agli inglesi (o ai francesi, o agli americani) e viceversa. Lo fanno con grande impegno, sudando quattro camicie nella torrida piana del Mar Morto e nella desolata pietraia che si stende fra Beersheba e la costa israeliana del Golfo di Eilat. E con loro faticano altri attori di grido come Amedeo Nazzari (più che mai «intramontabile»), Michael Wilding e l'americano David Opatoshu; il regista inglese Guy Hamilton e centinaia di tecnici, organizzatori, comparse. La realtà che li circonda contrasta alquanto con il messaggio di solidarietà universale espresso dal copione. Il film non si è potuto girare né in Etiopia né in Somalia perché, oltre alle difficoltà logistiche, i governi di Addis Abeba e di Mogadiscio non volevano vedere nuovamente italiani e inglesi in assetto di guerra sul loro territorio. Alcuni somali ed etiopici che partecipano al film avrebbero dovuto, in una certa scena, cantare Faccetta nera, ma non c’è stato verso di persuaderli, e in luogo della fatidica canzone hanno intonato un canto africano. La terra d’Israele, scelta per comodità e per la somiglianza di alcune zone del Neghev con l'altopiano etiopico, è circondata da nemici mortali che vorrebbero cancellarla dalla carta geografica.

Ma il cinema è l’unica attività umana che consenta di superare qualsiasi ostacolo politico o problema logico. E la coppia Sordi-Niven rende verosimile la morale del film, ispirata al tipico umanesimo napoletano. I due attori impersonano infatti l’italiano medio e l’inglese tradizionale sia davanti alla macchina da presa che nella vita reale, creando due amicinemici quasi perfetti.

1961 04 14 Epoca Alberto Sordi f3

1961 04 14 Epoca Alberto Sordi f4

Sordi non è mai stato ufficiale e non ha fatto guerre. Prestò il servizio militare in un reggimento di fanteria a Roma, come musicante della banda presidiarla. Suonava i piatti con impegno e competenza. «Andai sotto le armi un mese prima», egli spiega, «per entrare nella banda e non interrompere la mia attività artistica. Sa, nei militari solo il maestro comanda i musicanti e nessuno, all'infuori di lui, può metterli dentro.» Fra una suonata e l’altra osservava gli ufficiali di complemento ed «effettivi» studiandone i gesti, gli atteggiamenti, il modo di trattare la truppa. Il tenentino del film Tutti a casa, che marcia baldanzoso e si gira mantenendo il passo per intonare Mamma ritorna ancor nella casetta, è frutto di quei ricordi. E oggi egli li rispolvera per creare il personaggio del capitano Blasi, un richiamato «che detesta la guerra, ama la patria ma dell'Africa, in fondo, non glie ne importa niente e vorrebbe tornare da sua moglie che prima di partire gli ha detto: “non stare a far l’eroe, l’importante è riaverti tutto intero’’».

David Niven, invece era ufficiale degli Highlanders (suo padre cadde a 26 anni a Gallipoli, nella prima guerra mondiale) e vanta sei anni e mezzo di guerra in Francia, in Olanda e in Germania. Fu congedato col grado di tenente colonnello e il petto ben fornito di nastrini. Quando compare in uniforme, ha l'aplomb di quegli inglesi aristocratici tuttora convinti che l’Africa cominci al di là dello stretto di Dover. Recita senza sforzo, con l'aria professionale di un attore consapevole di aver raggiunto una fama internazionale e di essere chiamato a impersonare unicamente se stesso. Per Niven I due nemici è un film come un altro, mentre per Sordi è una prova molto impegnativa, una specie di esame di maturità che riveste grande, importanza per la sua carriera. Con questa interpretazione egli debutta nel mercato angloamericano, preceduto da un battage pubblicitario che lo presenta come «il più grande attore comico d’Italia». Non può cavarsela esclamando «Mammamia che impressione, aho!» e nemmeno ricorrendo alle sue tipiche inflessioni romanesche, perché deve recitare tutto il film in inglese, con la colonna sonora incisa direttamente mentre gira.

«Compio un’impresa che mi sembrava impossibile», egli dice in tono serissimo. E bisogna riconoscere che sta dando prova di un coraggio artistico di cui pochi attori sarebbero capaci. Benché sia sceriffo onorario di Kansas City, Sordi non ha mai studiato l’inglese come si deve e ancora oggi non ne conosce bene le regole. Quando gli proposero la parte del capitano Blasi nella lingua di Sua Maestà, sgranò gli occhi chiedendo angosciato : «Ma come faccio?». «È il tuo momento, devi buttarti», rispose il produttore. «E io mi sono buttato», ammette Sordi, «anche perché la gamma dei miei personaggi italiani si sta esaurendo. Ormai ho fatto tutto: l’amico della parrocchietta, lo sceicco bianco, il vitellone, il seduttore, lo scapolo, il marito, l’americano a Roma, il prete, l’eroe dei nostri tempi, il vigile, il vedovo, il criminale, Gastone, il soldato, l’ufficiale...» Al grido di «O rinnovarsi o perire!» egli andò a Londra per vedere come vivono i britannici, studiò la mentalità degli ufficiali, annusò l’atmosfera dei clubs, cercando di assorbire quanto più poteva. Poi, tre mesi fa, assunse come insegnante di inglese Miss Nina Golding, che fa la doppiatrice e istruisce gli attori di Cinecittà. Miss Golding credeva di cominciare, come usa fare con gli altri allievi, dalla grammatica, ma Sordi aprì il copione de I due nemici e ordinò perentorio : «Tu mi devi spiegare il significato esatto di ogni battuta e insegnarmi la pronuncia giusta. Io ripeterò finché non mi viene bene, finché non riesco a ' dirla in inglese come la direi in italiano». Da allora la signorina Golding non fa altro, in qualunque posto si trovi. A Beersheba, nell’albergo dove risiede Sordi, c’è un giardino sul quale si apre l'ampia vetrata della hall. Nelle ore libere Sordi e l’insegnante scendono in giardino col copione e ripetono le battute ad alta voce, passeggiando avanti e indietro. Miss Golding dice quelle di Niven e Sordi le sue.

1961 04 14 Epoca Alberto Sordi f1

Solo la sera, quando la parte della prossima scena è bene incisa nella mente in ogni dettaglio («Quella del cinema non è recitazione, ma parlare corrente»), i nervi si distendono e Sordi ridiventa se stesso, pronto a cogliere il lato comico di ogni situazione. Elegante e profumatissimo, egli lancia sguardi di fuoco e sorrisi irresistibili alle sabra del Neghev, le porta a ballare al Bar Sheva o alla Demière chance (una specie di cave esistenzialista dove penzola sulla pista una forca allusiva) e si esibisce perfino come basso.

Ma il dramma ricomincia ogni volta che deve indossare l’uniforme del capitano Blasi e battersi in inglese con quel Niven freddo e compassato, che sembra sorrida per farti piacere. «Alberto, attento che questi inglesi ti fregano!», gli dissero i due sceneggiatori italiani del film, salutandolo a Roma. «Se hai bisogno d'aiuto manda un telegramma, che veniamo giù.» E Alberto sta attento dal mattino alla sera, come se fosse realmente impegnato in una battaglia campale. Se c'è un pericolo, è che nell’ansia di fare bene egli finisca per fare troppo, esagerando il lato caricaturale del personaggio e i suoi sforzi per difendere la dignità dell’uniforme che indossa. Ma un istinto infallibile lo guida e una volontà di ferro lo sostiene.

Forse Sordi non ci crederà, ma Niven ha per lui una profonda ammirazione e non dubita che saprà conquistare anche il pubblico americano e britannico. * Alberto è meraviglioso», dice infatti l’amico-nemico David. «La sua parte è molto più difficile della mia, ma egli non deve Dreoccuparsi : se io riesco ad essere inglese come lui è italiano, questo diventa un capolavoro.» Niven nutre per l’Italia una simpatia sconfinata. Sentendolo parlare di noi si direbbe che se ci avessero esortato a mostrarci come siamo, anziché navigatori, poeti ed eroi, avremmo conquistato il mondo. «Grazie a Dio», egli racconta, «durante la guerra non ho mai dovuto combattere contro gl’italiani. Solo tedeschi, ed è stato un gran sollievo. Mio fratello invece era nel Nordafrica con l’Ottava armata. Ma non pensatene male, non vi ha mai sparato addosso. Comandava un reparto di carri armati di gomma...»

«Di gomma?» «Già di gomma. Una di quelle nostre pensate strategiche, per far credere che eravamo pieni di carri. Mio fratello li spostava di qua e di là ben piegati nelle casse, li tirava fuori e li faceva gonfiare, creando reparti corazzati in quattro e quattr’otto. Un giorno Montgomery volle vedere quei falsi carri armati e mio fratello gonfiò ben bene tutte le sue forze, poi si presentò al Quartier generale con un magnifico saluto: “Pronti per l’ispezione”. Ma quando Montgomery giunse sul posto, mio fratello notò con terrore che tre carri perdevano aria. Montgomery passava in rassegna lo schieramento e i cannoni si ammosciavano, le torrette scendevano giù, i cingoli diventavano molli... Un disastro!»

Niven racconta queste storie, parla del suo prossimo film con Sofia Loren ( «Una donna meravigliosa, ma diciamolo piano»), assicura tutti che tutto va benissimo, poi si ritira, spiegando che deve recuperare la moglie «in qualche posto». La signora Hjordis Tersmoden Niven è un’ex modella svedese, che basta vederla ima volta per capire come mai suo marito si mostri così poco in giro. Alberto Sordi, invece, è venuto nel Neghev con un seguito personale di cinque persone (segretario, insegnante di inglese, sarta, truccatrice e controfigura) che gli servono solo per lavorare. E davanti alla macchina da presa, sotto i riflettori che esasperano l’afa del deserto, egli si ritrova ogni giorno solo, preoccupato «di farcela». Roma, la splendida villa della Passeggiata archeologica, le sorelle Aurelia e Savina, scese in terra per assistere lui, gli sembrano allora lontanissime. «Forse dovrei sposarmi», mormora nei momenti di sconforto, «forse è ora che mi butti anche nel matrimonio. Ho ritrovato Nazzari in gamba come un giovanotto, dopo che s’è sposato. Ma dove la trovo, io, la moglie giusta? Mi dicono che sono così invadenti, ’ste mogli...» Per scoprire la compagna ideale, dolce e remissiva come le care sorelle, ha fatto persino dei viaggi all’estero. Ma finora senza risultato. «Capirai, con tutti quei paparazzi che ti saltano addosso, come faccio a portare a Roma una ragazza per bene? Dovrei sposarmi in segreto, di sorpresa e arrivare con la moglie. Un bel rischio, no?»

All’idea di quel pericolo Alberto Sordi riprende coraggio, si aggiusta l’uniforme logora del capitano Blasi e torna alla sua battaglia con Niven, con il mostro senza volto del pubblico internazionale. Nel deserto del Neghev egli sogna di conquistare l’Inghilterra e l’America. E mai come adesso si è sentito romano, sudando bestialmente per recitare in inglese.

Livio Pesce, «Epoca», anno XII, n.554, 14 maggio 1961 - Fotografie di Mario Tursi


Epoca
Livio Pesce, «Epoca», anno XII, n.554, 14 maggio 1961 - Fotografie di Mario Tursi

Autore delle fotografie: Mario Tursi
Fonte originale: Livio Pesce, «Epoca», anno XII, n.554, 14 maggio 1961
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

Conclusioni

L'articolo è dunque qualcosa di più di un servizio promozionale realizzato durante le riprese de I due nemici. È una fotografia della lavorazione cinematografica internazionale nel 1961, una testimonianza della preparazione professionale di Alberto Sordi e un documento sulla fase in cui il cinema italiano cercava di esportare i propri interpreti oltre i confini nazionali. Le fotografie di Mario Tursi e il racconto di Livio Pesce fissano Sordi nel momento in cui, circondato dal deserto e costretto a recitare in una lingua che ancora non padroneggiava pienamente, tentava simbolicamente una nuova conquista: dopo quella del pubblico italiano, quella degli spettatori britannici e americani.