May Britt fra i leoni
Dalla Cinecittà italiana alla seconda carriera hollywoodiana

In questo servizio pubblicato su «Tempo», May Britt passa dalla fama di svedese di Cinecittà alla nuova immagine di svedese di Hollywood, fra I giovani leoni, Marlon Brando, Montgomery Clift, il contratto quinquennale americano, la copertina di Life, il film Fraulein, il ricordo dell’Italia e una seconda carriera che promette di rilanciarla nel cinema internazionale.
Colei che era chiamata “la svedese di Cinecittà” pianse quando lasciò Roma; ora è già diventata “la svedese di Hollywood” e la sua partecipazione a un film di Marlon Brando, “I giovani leoni”, le promette una seconda carriera più brillante di quella italiana
Terminata, circa un mese fa, la propria parte nel film I giovani leoni, accanto a Marlon Brando e a Montgomery Clift, May Britt è rientrata da Parigi ad Hollywood, e adesso si sta preparando alla interpretazione del suo secondo film americano. Se quando viveva in Italia aveva il tempo di annoiarsi e di indulgere alla propria naturale pigrizia, da quando ha varcato l’Oceano, May non ha più avuto un momento di tregua. Allorché alcuni mesi fa arrivò ad Hollywood, il cambiamento della sua vita e delle sue abitudini fu così repentino che la giovane attrice ne fu esterrefatta. Nelle lettere che spediva agli amici di Roma non parlava d’altro che della sua "frenetica attività”; delle giornate zeppe di appuntamenti e di impegni di tutti i generi; del ritmo agitato impresso programmaticamente dagli altri alla sua vita. «Sto scontando», scriveva, «tutto ciò che avrei dovuto fare e che non ho fatto in Italia tre anni fa».

Non si tratta di una novità. Quando Hollywood decide di scritturare per cinque anni un’attrice giovane e pressoché sconosciuta, non lo fa certamente per i suoi begli occhi, ma perchè pensa di far fruttare al cento per cento il capitale investito. I metodi che impiega sono antichi e collaudati; solo per chi deve sperimentarli costituiscono ancora una sorpresa. Ma i vantaggi compensano in parte, almeno per chi si accontenta del successo, i lati negativi del sistema. May Britt, da questo punto di vista, è arrivata ad Hollywood in un momento favorevole. Nel cinema americano c’è infatti carenza di nuovi volti femminili. I dirigenti dell’industria ne sono preoccupati, e poco tempo fa la Twentieth Century Fox ha aperto, proprio per ovviare a tale crisi, un "Centro per lo sviluppo del talento di potenziali attori cinematografici».

Tutto lascia supporre quindi che, prima o poi, anche in Italia verrà salutata come attrice di richiamo colei che i nostri produttori, ormai da un paio di anni, avevano lasciata nel dimenticatoio. Dopo una breve apparizione in Guerra e pace, la Britt aveva interpretato infatti solo un film di categoria B; ma anche prima d’allora la sua carriera si era svolta, salvo qualche eccezione, in film di secondo piano. Godeva infatti la fama, cattiva fama, di essere un’attrice "fredda”. Forse era vero. Celebre a questo riguardo è una definizione che diede di lei King Vidor: «Un pezzo di legno che ogni tanto sorride». Ma siccome disponeva di un bel volto espressivo, toccava ai registi provocarla, suggestionarla, farla recitare. L’unico che ci si provò sul serio, con dei metodi energici e forse non facilmente generalizzabili, fu Alberto Lattuada, nel film La lupa; e gli effetti vennero apprezzati.

Ancorata ad una notorietà che ogni mese diminuiva, May Britt nel suo piccolo appartamento da scapolo ai Parioli, come attrice avvizziva. Restia alle forme di pubblicità clamorose, negli ultimi tempi aveva acconsentito anche a farsi ritrarre in guêpière, con calze nere di rete. Il fatto era così nuovo che venne notato. Non ha fatto di recente la medesima cosa Lea Padovani? L’offerta di Hollywood le giunse quindi a buon punto. A May dispiaceva di lasciare l’Italia. Trapiantatavisi appena diciottenne aveva finito con l’affezionarsi al nostro Paese, come ad una seconda patria. E a Ciampino, al momento di salire sull’aereo, il "pezzo di legno” si abbandonò ad un pianto accorato nelle braccia di John Mather, il suo agente pubblicitario; un inglese che, quanto a freddezza, non scherza. Conoscete forse destino più patetico di quello di una ragazza che è costretta a piangere nelle braccia del proprio agente d’affari? Ma non aveva altra scelta che accettare le offerte di Hollywood; e come scelta in verità non era male.
IN ITALIA May Britt potrà tornare a lavorare una volta all’anno: glielo permette il contratto di cinque anni, che ha firmato con una Casa di Hollywood. L’attrice si augura naturalmente che i produttori italiani, stimolati dal suo attuale successo americano, si ricordino di lei per film di una qualche importanza.
Oggi infatti sono trascorsi solo sei mesi da quel giorno, e come debuttante, poiché altro non è in America, May ha ottenuto il massimo: è stata effigiata in una copertina di "Life" e ha partecipato ad un film con Marlon Brando. La copertina la deve ai suoi occhi grigio azzurri sotto la zazzeretta biondo cenere, e alla sua origine svedese. Tutto il mondo è paese: appena arrivata negli Stati Uniti la "svedese di Cinecittà” è diventata "la svedese di Hollywood". Gli slogans si aggiornano, non muoiono. Se a ciò aggiungete che a Hollywood lavorano in questo momento altre due giovani attrici svedesi, Inger Stevens e Ingrid Goude, ecco che tutto questo è stato più che sufficiente per fornire argomento ad un buon titolo a tutta pagina. "Sumptuous Swedish Smorgasbord”, ha scritto "Life" presentando il fotoreportage delle tre giovani attrici: frase che equivale, pressappoco, a ”Un sontuoso cocktail svedese”. Fra le tre, quella che spicca di più è senz’altro May Britt.
MAY BRITT A HOLLYWOOD ha conservato quegli atteggiamenti di ragazza pigra e burlona che le avevano procurato a Roma tante simpatie. L’attrice svedese ha già terminato il suo primo film americano, ”I giovani leoni” e si accinge ad essere la protagonista del secondo: "Fraulein”.
La parte nel film con Marlon Brando la deve invece ad una fortunata coincidenza. All’ultimo momento, quando Edward Dmytryk stava per dare il via alla lavorazione, un’attrice si è ammalata; chiamata d’urgenza, il giorno dopo la Britt era a Parigi. La parte assegnatale non è molto importante, perchè non esistono ruoli femminili di grande rilievo nel film; ma il film è importante. I giovani leoni è tratto infatti dal romanzo omonimo di Irwin Shaw, uno dei quattro o cinque libri sull’ultima guerra che abbiano detto qualcosa di serio. Questo libro si occupa di molte storie parallele; le più importanti sono quella interpretata da Marlon Brando, un giovane sottufficiale della Wehrmacht, promosso ufficiale nel film, e quella di Noel Ackerman, un ebreo americano, il cui ruolo è toccato a Montgomery Clift.
LA SECONDA CARRIERA di May Britt si giova di un ritorno di interesse, nel cinema americano, per le attrici svedesi. La stampa degli Stati Uniti si sta occupando ora di tre "nuovi volti” svedesi: May Britt (che è nota oltre l’Atlantico esclusivamente per "Guerra e pace”), Inger Stevens e Ingrid Goude. Questa ultima è arrivata in America attraverso un recente concorso di "Miss Universo".
Il cast dunque è eccezionale: ne fa parte anche Anthony Franciosa, l’ultima rivelazione di Hollywood. E se anche, per non urtare la suscettibilità dei tedeschi, tutta la storia nel film risulterà, rispetto a quella del libro, edulcorata e avvolta nel cellophane, dal punto di vista commerciale per un’attrice l’avervi partecipato costituisce un atout non indifferente. Il successo infatti nel cinema è contagioso. Più importante ancora, ma soprattutto più soddisfacente, è la parte che May Britt interpreterà nel suo secondo film. Questo film si intitola Fraulein, e May ne sarà una delle protagoniste. Così hanno deciso i dirigenti della sua Casa, ai quali sono affidati tutte le sue fortune e il suo futuro. L’unica libertà che May ha preteso le fosse riserbata per contratto è infatti una libertà più di ordine sentimentale che pratico. Ogni anno essa potrà girare un film all’estero; e l’estero per lei significa Italia.
Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n. 51, 17 ottobre 1957 - Fotografie di Paolo Di Paolo
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| Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n. 51, 17 ottobre 1957 - Fotografie di Paolo Di Paolo |
Fonte originale: Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n. 51, 17 ottobre 1957
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🎭 Conclusioni
Questo articolo di Stelio Martini racconta il passaggio di May Britt da attrice dimenticata dal cinema italiano a nuovo volto svedese lanciato da Hollywood. Fra il ricordo malinconico della partenza da Roma, il contratto quinquennale americano, la copertina di Life, il film I giovani leoni con Marlon Brando e Montgomery Clift, e il nuovo progetto Fraulein, emerge una seconda carriera costruita sul fascino nordico, sulla disciplina industriale americana e sul bisogno sentimentale di restare legata all’Italia. La “svedese di Cinecittà” diventa così la “svedese di Hollywood”: una formula giornalistica brillante, certo, ma anche il segno di una trasformazione reale nel percorso internazionale di May Britt.
