Ralli Giovanna

Giovanna Ralli

(Roma, 2 gennaio 1935) è un'attrice italiana.

Vincitrice due volte del Nastro d'argento, è stata diretta da alcuni dei più grandi registi del cinema italiano, come Mario Monicelli, Ettore Scola, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, recitando al fianco di Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Totò.

Biografia

Inizia a recitare all'età di 6 anni nei film La maestrina e I bambini ci guardano. Poi a 15 anni, facendo delle vere e proprie comparsate in pellicole dirette, tra gli altri, da Alberto Lattuada e Federico Fellini (Luci del varietà; 1950), Luigi Zampa (Signori, in carrozza!; 1951) e Aldo Fabrizi (La famiglia Passaguai; 1951). Successivamente non riesce ad affermarsi come invece hanno fatto le sue colleghe, è sempre doppiata a causa del suo marcato accento romano, ed il suo nome non compare quasi mai nelle locandine cinematografiche. Tuttavia nella sua carriera ci sarà una vera e propria svolta nella metà degli anni cinquanta, quando conosce lo sceneggiatore Sergio Amidei a cui si legherà sentimentalmente.

Da qui in poi le vengono affidate parti da protagonista in film come Racconti romani (1955), di Gianni Franciolini, Le ragazze di San Frediano (1955), di Valerio Zurlini, Un eroe dei nostri tempi (1955) di Mario Monicelli, Il bigamo (1956), per la regia di Luciano Emmer e Una pelliccia di visone di Glauco Pellegrini. Alla fine però l'attrice si ritrova sempre ad interpretare lo stesso ruolo, quello della popolana romana, un'etichetta che rimarrà sempre, anche nelle sue più recenti interpretazioni. Negli anni successivi sempre Amidei la presenta a Roberto Rossellini, che accetta di dirigerla in due film: Il generale Della Rovere e Era notte a Roma.

Nel primo film la Ralli ha una piccola parte, mentre nel secondo è la protagonista, ma la pellicola non riceve molte critiche positive (e anche Rossellini stesso se ne dirà poco interessato): si tratta quasi di un passo indietro nella sua evoluzione di regista, una sorta di ritorno alle sue origini neorealistiche, mentre ormai egli era appunto avviato verso altre sperimentazioni e generi diversi. Con il film La fuga di Paolo Spinola, vince il Nastro d'argento alla migliore attrice protagonista, ciò nonostante l'attrice non riceve più nessuna chiamata degna di nota, decide così di tentare una seconda carriera a Hollywood: tale scelta non si rivela felice perché, a parte un piccolo ruolo nel film Papà, ma che cosa hai fatto in guerra? (1966) per la regia di Blake Edwards, le sue saranno tutte partecipazioni a film che non hanno successo. In questo periodo conosce l'attore Michael Caine, con cui ha una relazione.

Dopo il fallimento della sua carriera hollywoodiana, Giovanna decide di tornare in Italia negli anni settanta, ma ormai i tempi sono cambiati e sembra non esserci più posto per l'attrice romana. Il suo reinserimento nell'ambiente non sarà facile, se si esclude il ruolo secondario che ha nel film C'eravamo tanto amati di Ettore Scola, che le vale il Nastro d'Argento alla migliore attrice non protagonista, le sue sono partecipazioni a film come Di che segno sei? di Sergio Corbucci e Per amare Ofelia di Flavio Mogherini, entrambi in coppia con Renato Pozzetto. Non si fa mancare una parte nel film poliziottesco La polizia chiede aiuto di Massimo Dallamano e anche nel giallo Gli occhi freddi della paura di Enzo G. Castellari; recita nel film 40 gradi all'ombra del lenzuolo di Sergio Martino, una commedia sexy tipica dell'epoca. Questo suo modo di adeguarsi ai tempi, la porterà perfino a posare nuda per il mensile Playboy, ricevendo critiche negative.

A poco servirà un intervento del produttore Carlo Ponti, che accetta di produrle il film Colpita da improvviso benessere, per la regia di Franco Giraldi, nel tentativo di un suo rilancio. La Ralli tornerà ad interpretare il personaggio che più le è congeniale, quello della popolana, in questo caso una pescivendola, ma gli anni Cinquanta sono molto lontani, la commedia italiana è ormai al tramonto e soprattutto non c'è più Amidei al suo fianco. Giovanna comunque non dimenticherà il gesto di Ponti e, nelle rare interviste che concede, tiene sempre a precisare che l'attrice che ammira di più è guarda caso la collega Sophia Loren. Nel 1977 l'attrice romana si sposa.

All'inizio del 1980, anche a causa di questa serie di insuccessi, la Ralli decide per un suo temporaneo ritiro del mondo del cinema, che durerà per tutto il decennio; si dedicherà però al teatro, tornando sul grande schermo solo nel 1991, nel film Verso sera. Negli anni Novanta prevale ancora una volta la sua voglia di adeguarsi ai tempi e quindi incomincia a partecipare a molte di quelle fiction che di lì a poco invaderanno la televisione italiana, fra cui Un prete tra noi, Ho sposato uno sbirro e Tutti pazzi per amore. Negli ultimi anni accantona quasi completamente il cinema, concedendosi solo piccole partecipazioni a film modesti.

Il 31 marzo 2014 riceve il Premio Anna Magnani alla carriera. Il 15 giugno 2015 al Taormina Film Festival dichiara l'intenzione di ritirarsi dalle scene.[1]


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


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Giovanna Ralli ha trovato finalmente nel film di Rossellini “Era notte a Roma” la possibilità di mostrare il suo talento e di liberarsi al tempo stesso della sua grande timidezza.

Roma, aprile

Se non aveva piacere di vedermi — mi dice Giovanna Ralli — poteva dirmelo...». Curioso: avevo avuto la impressione esattamente contraria. parlandole al telefono. Forse per il tono chiuso, grave, della sua voce. Che non avesse voglia di vedermi. Cosi era nato l'equivoco. Glielo dico, e «Ah!», esclama Giovanna andando a sedersi su una poltrona di velluto noisette: metà convinta, ma con un’ombra di dubbio ancora nella voce. Gli occhi invece sono tranquilli, sereni.

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E mentre mi siedo, oscillo fra la sensazione rassicurante che trasmette il suo sguardo. e il disagio della imprevista accoglienza. «Come mai — mi domando — un’attrice può dubitare che un giornalista voglia veramente vederla?».

Ci mettiamo a parlare e la risposta viene fuori da sola, a poco a poco. Dai suoi silenzi. Da certi impacci. Da alcuni atteggiamenti. Ed ecco che il ritratto della Ralli dello schermo: la ragazza romana semplice, aperta, impulsiva, scompare rapidamente. Intanto è timida. Mi vuol parlare del suo ultimo film: l’occasione più importante della sua carriera: ma non sa da che parte incominciare. Allora vi rinuncia e le viene un’idea. Si alza, esce un momento, rientra con un grande pacco di fotografìe del film Era notte a Roma, e le getta fra me e la sua timidezza. Vi fruga dentro, come un naufrago che ha trovato una tavola.

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«Ecco — mi dice — questa è la scena in cui rimprovero Bondarciuk, il russo, perchè è scappato di casa rincorrendo un tacchino...». La guardo di sottecchi: china sulle foto del suo film, una larga ciocca di capelli neri le cade sul volto splendente. Mi accorgo che è giovanissima. Sono tanti anni che lavora nel cinema; ma potrebbe aver cominciato oggi. Ha 25 anni soltanto, «E questa — continua — è la scena in cui scopro che Renato, il mio fidanzato, partecipa alla lotta clandestina. Da qui, capisce. comincia la mia trasformazione...». Alza gli occhi, avvertendo la mia disattenzione, e di colpo respinge le foto lontano da sè.

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E' molto sensibile, fino alla permalosità; come certe ragazze romane che nascondono il desiderio di sentirsi stimate dietro una maschera d’orgoglio. Durante la lavorazione del film, Rossellini se n’era accorto: e i primi giorni, mi racconta. era tutto elogi per lei. Ma una sera che fa? Esce dalla proiezione e non la guarda neppure. Lei era li, ad aspettare la sua razione quotidiana di stima. Ora si volta, si diceva; ora mi sorride; ora mi chiama e mi dice "brava”. E invece niente; e anzi. Dio mio che vergogna!, chiama il suo partner e si mette a congrà; tularsi con lui. «Gli occhi — dice Giovanna — mi erano arrivati per terra». Poi di colpo il regista si volta e scoppia in una grande risata.

«L’aveva fatto apposta, capisce — mi spiega — per tenermi sulle spine». E dal tono con cui lo dice e lo ripete: «Lo aveva fatto apposta» capisco che essa teme che io possa fraintenderla. Malgrado non ce ne sia motivo. Ma la Ralli ha poca fiducia nelle sue parole; è addirittura ossessionata dalla paura di non riuscire a comunicare con gli altri. Lo si avverte dai suoi silenzi, dal modo come, dopo aver iniziato un discorso, lo abbandona: ma, soprattutto, dalla sua malinconia. E’ una ragazza chiusa, inibita. Scontenta di questo suo isolamento, ma incapace di vincerlo. «E allora sa che faccio? Mi sfogo nei miei personaggi...».

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Recitare è per lei una specie di liberazione. Appena mette piede sul set, si trasforma. E’ come se, dentro, le si accendesse una lampadina verde: via libera: alle lacrime, alla gioia, alla dolcezza, all’ira. «Da quel momento — dice — io non vedo più niente intorno a me. Regista. Operatore. Tecnici. Macchina da presa. Niente. Credo a tutto quello che dico e che faccio, dimenticando il resto». E da ragazza chiusa, timida, malinconica co-m’è, diventa allegra, aggressiva, disinvolta, impulsiva. Non è un recitare il suo; è un modo di vivere. E guai se si accorge. per un motivo qualsiasi, che sta recitando: smette. Una volta le accadde a Bologna, in teatro, e mentre cantava, interruppe la canzone a metà.

Così, da questo "negativo” del suo carattere, sono nati tutti i suoi personaggi: dalla ragazza spensierata di Villa Borghese alla popolana semplice, che si matura con l’esperienza, del film di Rossellini. Tutti personaggi veri, perchè altrimenti non saprebbe crederci; e tutti romani, il che. dice, non significa una limitazione, perchè un’attrice non è mica brava quando cambia di continuo parte, ma quando (vedi la Magnani, la Monroe) approfondisce un tipo. Sotto questo aspetto, il personaggio che ha interpretato nel nuovo film di Rossellini costituisce un prolungamento del suo passato, e un grande salto in avanti. Renata infatti è una ragazza romana, semplice, vitale, che fa la borsa nera e pensa a sopravvivere; ma gli avvenimenti cui partecipa la cambiano fino al punto che prende coscienza di certi doveri di carattere morale.

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La tensione con cui ha girato questo film, il nervosismo, l’ansia, la passione. I primi giorni tendeva a strafare, e Rossellini, calmo, «vacci piano» le ripeteva. «Aveva ragione — dice — perchè è facile sbragare un personaggio romano. Sarebbe riuscito più divertente, ma meno vero». E poi, preso il ritmo giusto, le emozioni non sono affatto finite; anzi, ogni giorno una nuova. In scena e fuori scena. Rossellini lo conosceva già, da vari anni, ma non aveva mai lavorato con lui. Che fascino, che sobrietà, che calma: pochi suggerimenti prima di girare, e via. E poi recitare con quegli attori! Leo Genn, così fine, così inglese; e Bondarciuk, così umano e sincero, un uomo di un altro tempo; e Peter Baldwin.

Nel corso di un solo film, la Ralli ha totalizzato una quantità di esperienze: artistiche e umane. Ha interpretato un ruolo che, per tanti aspetti, è stato paragonato a quello della Magnani in Roma, città aperta. «E’ una Magnani giovane» è stato detto da chi ha visto il film. Giovanna ne è lusingata e preoccupata. «Ma sono due ruoli diversi» dice. Ha lavorato con tre attori, di tre Paesi diversi: un inglese, un russo e un americano. E’ come aver visitato tre Paesi. E ha imparato a conoscere e giudicare, vivendo la sua parte, fatti e avvenimenti della nostra storia recente, di cui le era giunta solo un’eco nell’adolescenza: la guerra, il fascismo, la resistenza, la necessità della lotta, della scelta dei sacrifici.

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Da un anno circa, l’attrice vive nell’orbita di Rossellini e dei suoi amici. Va a cena con sceneggiatori e artisti. Ascolta, discute. Ha imparato il significato di certe espressioni culturali. Si reca a tutte le mostre, s’interessa di pittura. «Vuol vedere i miei quadri?» mi dice d’improvviso; e, senza attendere la mia risposta, mi fa strada verso un’altra stanza, dove conserva tre grandi disegni di Rosai. Una strada di campagna e due trattorie, piene di omini e di fumo. «Belli vero? E poi sono del ’32. Adesso vorrei comprare alcuni quadri di Spazzapan, ma non degli ultimi, quelli del periodo astratto. Perchè io — aggiunge con il suo modo semplice e sincero, da cui esula ogni snobismo, — non capisco l’astrattismo. Perchè complicare le cose, quando la realtà è così bella!».

A. D. (Foto Paolo Costa), «Tempo», anno XXII, n.16. 16 aprile 1960


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All’ultimo Festival di Cannes la Ralli ha colto il più grande successo della sua carriera presentando sullo schermo un personaggio schietto e impulsivo, come lei nella vita.

Roma, maggio

Giovanna Ralli era immersa nella lettura della vita di Garibaldi sulla terrazza fiorita del superattico, in via Ruggero Fauro, dove vive con i fratelli e con i genitori. Era appena tornata da Cannes, dopo la presentazione fuori concorso al pubblico del Festival di Era notte a Roma. il film che la imporrà come una delle attrici più dotate e sicure dello schermo italiano, ed era ancora turbata per le recenti emozioni. «Si figuri», mi raccontò con un fanciullesco stupore negli occhi vivaci, «che alla fine della proiezione Michel Simon, il grande attore francese, venne ad abbracciarmi e piangeva accarezzandomi il viso e i capelli, senza che io riuscissi a capire il motivo di quelle lacrime e il significato preciso di ciò che diceva. Il mio francese è piuttosto approssimativo e poiché Michel Simon continuava a ripetere le parole autografo e fotografia, pensai che mi stesse chiedendo se volevo una sua dedica, e risposi di si, naturalmente, con slancio e con entusiasmo. Come potevo immaginare che la fotografia e la dedica era lui a desiderarle da me, proprio lui, l'illustre, ammiratissimo attore? Se non fossero intervenuti amici comuni a chiarire l'equivoco, io sarei ancora là, ad aspettare con li batticuore l'autografo di Simon».

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Nel film di Rossellini Era notte a Roma Giovanna Ralli ha affrontato la parte più impegnativa della sua carriera: un ruolo profondamente umano che richiedeva una sensibilità non comune. La protagonista della pellicola si chiama Esperia, un nome tipicamente romano, ed è una ragazza del popolo che si arrangia — l'azione si svolge durante l'ultima guerra — trafficando a borsa nera in pasta, zucchero, burro, travestita da suora. («Mai ho ricevuto tanti complimenti», ricorda ridendo Giovanna, «come quando "giravo” davanti alla macchina da presa con la cuffia candida e il soggolo»). Esperia è spensierata, felice di vivere; ha un fidanzato e tiene a bada a suon di schiaffi, se occorre, i numerosi corteggiatori. Ma gli avvenimenti fanno di lei, con graduale passaggio, una figura d'intensa drammaticità. Infatti, per una serie di circostanze, la ragazza finisce per raccogliere in casa tre prigionieri di guerra: un russo, un inglese e un americano e benché si esprima solo a gesti, riesce a stabilire con loro, poco a poco, un legame d'amicizia fraterna, che la convince a prolungare contro ogni ragionamento la pericolosa ospitalità. Alla fine, la tragedia si abbatte su questo gruppo eterogeneo, stretto da vincoli d’una solidarietà che non conosce ostacoli né di lingua né di frontiere. Tradito da un amico, il fidanzato di Esperia viene arrestato e ucciso alle Fosse Ardeatine; anche il russo, e l’americano muoiono. L’inglese, che ha scoperto e strozzato il delatore, è l'unico a salvarsi, perché di lì a poco sopraggiungono i liberatori. Egli parte con loro ed Esperia rimane sola, dolorosamente maturata, ormai incapace di speranze: per lei, a Roma, la notte continua.

Giovanna Ralli aveva già lavorato con Rossellini nel Generale della Rovere, ma si trattava di una parte modesta. Là era una ballerinetta fragile e bionda come una statuina. Adesso, Invece, Rossellini ha voluto che tornasse al suo colore naturale di capelli ed è di nuovo bruna, dopo tanto tempo, per obbedienza al regista, ma anche perché, dice, tutto sommato, si sente più a suo agio così.

L’ANIMA AL DIAVOLO

Non è stato facile, per lei, interpretare il personaggio di Esperia. Era una bambina — oggi ha ventiquattro anni — alle prese con il sillabario all'epoca in cui Roma visse l'incubo angoscioso descritto dal film. Ma il suo istinto sicuro e il suo genuino temperamento l'hanno guidata senza incertezze, assicura chi ha già visto la pellicola a Cannes, tanto che alcuni critici italiani e stranieri l'hanno definita "la nuova Anna Magnani”. Altri, meno benevoli, l’hanno accusata di ”magnaneggiare”, e la simpatica protagonista di Era notte a Roma si ribella con calore al confronto, in un caso e nell'altro: nel primo perché il complimento, anche se assai lusinghiero, le sembra eccessivo («Magari lo meritassi», sospira) e nel secondo «Perché non è vero!», esclama con energia. Giovanna Ralli ha due idoli femminili nel campo cinematografico internazionale: Marilyn Monroe e Anna Magnani, di cui conosce tutti i film, compreso Roma città aperta, che ha visto solo recentemente, alla TV, perché era troppo piccola, e troppo povera, aggiunge, quando fu proiettato per la prima volta. Ma l'insinuazione che, portando sullo schermo il complesso personaggio di Esperia, abbia voluto imitare lo stile di Anna Magnani, l'amareggia fino alle lacrime.

Sono le spine che accompagnano sempre il successo. Un successo per cui Giovanna lotta ormai da dieci anni. Aveva appena terminato le medie quando la maggiore delle sue sorelle. Patrizia, che aveva già preso parte ad alcuni film (in seguito, dopo il matrimonio, abbandonò il cinema per sempre e senza rimpianti), la presentò a Lattuada e a Fellini che stavano girando Luci del varietà. «Il provino andò bene», racconta Giovanna, «ma quando seppi che avrei dovuto indossare il bikini, perché il mio ruolo era quello di una ballerina, mi .sentii morire dalla vergogna. Educata in una famiglia il cui motto era, in ogni occasione, l’onore (e il pudore) prima di tutto, mi sembrava, addirittura, d'aver venduto l'anima al diavolo. Che pianti! Non mi ero abbandonata a singhiozzi così commoventi neanche quando avevo fatto la mia prima comparsa su un palcoscenico, a tredici anni, in una commedia di De Filippo, Il piccolo caffè, e il mio vestito di raso azzurro, aderente come una buccia, si spaccò sul di dietro, mentre mi chinavo a raccogliere un fiore, scatenando un frenetico applauso. Avrei voluto, per colpa di quello scandaloso bikini, rinunciare al contratto; ma mi offrivano sessanta mi la lire, una somma favolosa per me».

Il padre della "borsara nera” di Era notte a Roma era proprietario una volta di un prosperoso negozio di generi alimentari. Ma durante la guerra i suoi clienti presero la cattiva abitudine di acquistare la merce senza pagare in contanti. «Mi faccia il favore per questa volta», dicevano al papà di Giovanna, «me segni er conto sur libro». E il papà di Giovanna, buono buono, faceva il favore. Favore oggi, favore domani, al sor Ralli rimasero, nella bottega, soltanto le pecorelle di zucchero. «Ma eravamo in sei in famiglia», prosegue l'attrice, «e non potevamo sfamarci con le pecorelle. Fu così che, nonostante il bikini, debuttai sullo schermo».

UN PAIO D’ALI

Adesso "la nuova Anna Magnani” non ha più bisogno di essere sexy per firmare vantaggiosi contratti. Piccolina, con una taille incredibilmente sottile — è molto dimagrita a furia di diete severe, negli ultimi tempi — può permettersi di fare a meno di curve provocanti: una conquista che oggi, per un’attrice, vale come un diploma di riconosciuto talento. Nei dieci anni che dividono Luci del varietà da Era notte a Roma, Giovanna Ralli ha preso parte a una trentina di film fra cui Anni facili, Villa Borghese, Le signorine dello 04, Peccato di castità (questi tre di Franciolini, il regista recentemente scomparso: Giovanna ha appreso la sua morte mentre era a Cannes e ne ha molto sofferto perché con lui, dice, ha perduto un grande amico e maestro), e poi Le ragazze di San Frediano. Prima di sera, Il momento più bello, per cui la Ralli fu premiata con la "grolla d’oro”, e infine Il generale della Rovere, che ha segnato la svolta decisiva della sua carriera. In questa lunga attività cinematografica una sola parentesi, di otto mesi, è stata dedicata da Giovanna Ralli a un genere di spettacolo insolito per lei: la rivista. O meglio la commedia musicale. S'intitolava Un paio di ali e Giovanna era l'allegra "sgamarella”, figlia d'un oste, che faceva innamorare di sé Rascel "il professore”.

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Nella vita, la Ralli è una ragazza schietta, impulsiva come sullo schermo, ma timida e riservata, che si sente irrimediabilmente a disagio in una cornice mondana e in mezzo alla gente. L'anno scorso, a Venezia, durante il Festival cinematografico, aveva fissato una camera in un albergo della Giudecca e si godeva Venezia, che non aveva mai visto. «Che incanto», ricorda, «avevo la sensazione esaltante di essere innamorata senza sapere di chi», e faceva soltanto rarissime apparizioni ali' "Excelsior” del Lido. Giovanna detesta di esporsi in vetrina e quando, per un Paio di ali, dovette affrontare, al teatro Lirico di Milano, il contatto diretto col pubblico, fu presa dal panico. «Ero paralizzata dalla paura», racconta. «Non ero mai stata a Milano se non di passaggio (vedere la Scala, è tuttora un mio sogno irrealizzato) ed ero convinta che gli spettatori mi avrebbero fischiata, per il mio accento romanesco, non appena avessi aperto la bocca. Non volevo saperne di uscire, m’impuntavo cocciuta dietro le quinte. Finché, a un certo momento, Garinei o Giovannini, o forse tutt’e due insieme, mi diedero uno spintone e mi trovai sul palcoscenico, con la testa vuota, le gambe tremanti e il cuore che rimbombava come uno stantuffo. Guai a chi mi tocca i milanesi. Non potrò mai dimenticare l’accoglienza che ebbi da loro, calda, cordiale. Ma non riuscii ugualmente a liberarmi dalla paura del pubblico e la prima volta che osai guardare in faccia il mio nemico a Bologna (ero stata distratta da un gruppo di studenti che invocavano a gran voce il mio nome) mi fermai sul più bello, a bocca aperta, come un fantoccio che ha perduto la carica. Non ero più capace di cantare, avevo dimenticato il ritmo e le parole. Che dovevo fare? Avanzai verso il proscenio, a testa bassa, e dissi con un filo di voce: "Scusatemi, non è colpa mia”».

“L’AMERÒ FINO ALLA MORTE”

Giovanna Ralli ha un fratello e Una sorella minore: Massimo e Maria. Al primo, che ha diciassette anni e frequenta il liceo, molti produttori alla caccia di volti nuovi propongono di tanto in tanto di sottoporsi a un provino. Ma Giovanna è sincera quando del resto perfettamente d’accordo con Massimo, rifiuta quasi con angoscia il pensiero che suo fratello possa fare del cinema. «No, no», dice convinta, «si soffre troppo: basta una sola persona in famiglia».

Fra pochi giorni, il 6 di giugno, Rossellini darà il primo colpo di manovella "a un nuovo film prodotto da Angelo Rizzoli e intitolato Viva l'Italia. Anche qui la "nuova Anna Magnani” avrà una parte di primo piano. Sarà una calabresina, contemporanea di Garibaldi. Per questo Giovanna Ralli si circonda da qualche tempo di libri che illustrano la vita e le imprese dell’eroe dei due mondi. Ma a forza di documentarsi su Garibaldi, Giovanna ha scoperto Anita e da quel momento la sua più grande ambizione è di portare un giorno sullo schermo (nella speranza — confessa — di assimilare un po’ del suo coraggio) il personaggio di Anita De Jesus Ribeiras, nel periodo brasiliano della sua vita, quando s’innamorò del condottiero italiano e abbandonò tutto senza esitazione: il marito, la patria, i genitori, per seguirlo nel bene e nel male. «Che coup de foudre!». esclama, rapita, Giovanna. «Lui la vede e le dice: ”Tu sarai mìa”, e' lei guardandolo pensa: "L’amerò fino alla morte”.

Che straordinaria storia d’amore», ripete commossa ”la nuova Anna Magnani" e passa in rassegna, assorta, gli attori che potrebbero essere Garibaldi al suo fianco: Marion Brando, o Gregory Peck, o forse, dice, Paul Newman...».

Anita Pensotti, «Oggi» anno XVI, n.22, 2 giugno 1960 


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Giovanna Ralli, diciotto anni di attività, non è stanca di fare l’attrice. “Al cinema ho dedicato tutto - dice -per il cinema sono cresciuta e trasformata".

Roma, ottobre

«Ho 35 anni e lavoro da 18. Non sono diventata una star ma sono una professionista. La star dura cinque-dieci anni. Io vorrei lavorare fino a sessanta, se la salute me lo permette. La star nasce e si impone avendo qualcuno alle spalle, poi declina. Io mi sono sempre mossa da sola nell'ambiente del cinema, non ho avuto nè produttori nè press-agents per lanciarmi, ma le mie quotazioni sono andate crescendo dal primo film ad oggi».

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Nonostante lavori nel cinema da tanti anni, abbia interpretato una cinquantina di film, vinto alcuni premi intemazionali, non è frequente che la Ralli dia interviste. «Parlare di me è imbarazzante. Non so cosa dire», si scusa. A questo incontro si è preparata con uno stato d’animo oscillante fra la preoccupazione e la emozione. A convincerla c’è stata l’occasione del film che interpreta in questi giorni, ”Una prostituta al servizio del pubblico e in regola con le leggi dello Stato” diretto da Italo Zingarelli. E’ una storia che presenta in chiave allegramente feroce il mondo della prostituzione e della malavita, con il suo codice morale, il gergo, le usanze e le particolari connessioni che si stabiliscono con il mondo esterno: medici, clienti, polizia, avvocati. Il personaggio della Ralli è quello di una prostituta moderna, una ragazza che ha scelto deliberatamente il suo mestiere, ha conquistato un prestigio professionale, è ricercata, ben pagata, quasi ricca, e difende la sua posizione con serenità e consapevolezza, accettando come un corollario indispensabile lo sfruttamento cui la società la sottopone. Con questo ruolo l'attrice ritorna al personaggio della popolana belloccia e impudente, umile e sentimentale, chiacchierona e aggressiva, che appartiene alla realtà della vita romana e che le portò fortuna agli esordi della sua carriera.

«Il lavoro — dice — è la cosa più importante che ho. Il lavoro mi fa vivere, mi fa leggere di più, migliorare interiormente, conoscere di più la vita, capire più prontamente gli altri, compreso il regista quando mi parla e chiede un certo atteggiamento per quel certo personaggio. Sono assetata di personaggi e non chiedo che di poterli interpretare bene. Io li vivo i personaggi, non li interpreto. Gli altri imparano a memoria le battute e le ripetono, magari benissimo. Io invece ci credo. Quando cominciai a lavorare. De Sica — che fu uno dei miei primi partner — lo capì e me lo disse: "'Giovanna, tu non devi fare altro che credere in quello che dici, tutto allora riesce più facile e anche più efficace”».

La sua carriera ha ”influenzato” in qualche modo la sua vita?

«Certo. Sono cresciuta con i ruoli che ho interpretato, mi sono evoluta e trasformata così comc si andava sviluppando ed orientando la mia carriera. In principio ero soltanto me stessa allo stato originale: la romana tutto luccichio di occhi e di denti, rissosa e gioviale, dei film dialettali ”di costume” con Sordi, Mastroianni, Arena, De Sica. Poi è venuto Rossellini e — con ”Il generale Della Rovere” e ”Era notte a Roma” — sono diventata più matura e consapevole. Dopo il ’60 ho cominciato ad affrontare una realtà più attuale e complessa, da ”La vita agra” a ”La fuga”, ed ho scoperto inquietudini e conflitti nuovi, anche fisicamente mi sono trasformata, mentre cambiavano i miei gusti, le inclinazioni, il modo di vestire e persino di truccarmi».

Ai nuovi ruoli che le offrivano e alle nuove forme di espressione che le venivano richieste, lei ha mai opposto qualche resistenza, qualche diffidenza?

«No, perchè mi incuriosiva il processo di cui io ero spettatrice e protagonista nello stesso tempo. Quando Gherardi venne qui a studiare con me l’aspetto da dare al personaggio di Piera de ”La fuga”, questa giovane donna dalla psicologia contorta e morbosa che poi interpretai, fu una esperienza bellissima: lui intuiva che tutto poteva essere cambiato in me e io lo aiutavo, lo stimolavo, non mi stancavo mai di provare acconciature e movenze. Finché uscì quella pettinatura tirata e austera, quel trucco chiaro e sofisticato, che mi trasformò letteralmente.

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Questa sua "disponibilità” a diventare il personaggio previsto da un copione e da un regista, se le è preziosa sul lavoro non è invece negativa nella vita, dove nessuno le suggerisce le battute da dire ma è lei a dover pensare, scegliere e decidere con la sua testa?

«Infatti sono più brava sul set che nella vita. E’ più facile recitare bene che sapere chiaramente quello che si vuole giorno per giorno. Oggi io stessa non so più ciò che vorrei. Fino a qualche tempo fa era più facile: il matrimonio mi sembrava la soluzione più naturale e desiderabile per una donna, avere dei figli una legittima vocazione, creare una famiglia e vivere per questa una prospettiva logica e serena. Sono stata molto unita ai miei. Invidio le mie sorelle che hanno realizzato questo tipo di vita. Adoro i nipotini che mi hanno dato — fino ad ora sono sette, ma il numero aumenta ogni anno — però, ormai, non sono più sicura se una quieta esistenza borghese mi renderebbe felice».

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Ragiona troppo

Il matrimonio non necessariamente si riduce ad un rapporto piatto e pianificato. I figli sempre più raramente sostengono il ruolo di 'gioia e conforto” per i genitori. Insomma lei rifiuta ”il” matrimonio o "un” certo tipo di rapporto matrimoniale?

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«lo credo molto nell’amore. Credo anche nel matrimonio. Però alla mia età si ragiona molto, forse troppo. A diciotto anni ho avuto il grande amore, e allora non ho avuto il coraggio o la spregiudicatezza di andare via di casa per vivere con l’uomo che amavo e che non era libero, quindi non poteva sposarmi. Poi ho avuto altri amori, alcuni più, altri meno importanti. Però ogni volta ho soppesato i prò e i contro di una decisione definitiva. Anche adesso ho una storia, che è importante e dura già da tre anni. Siamo molto affiatati, non ci annoiamo, ma continuo ancora a pensarci su. La verità è che sono autonoma e autosufficiente. Amo la casa. Mi piace leggere. Non sono triste. Sono diventata abbastanza egoista da temere di dividere la mia vita con un’altra persona e di dover fare quindi delle concessioni a scapito della mia libertà. Insomma. non so bene cosa fare: anche così io sto benissimo».

Sandro Villa, «Tempo», anno XXXII, n.42, 17 ottobre 1970



Filmografia

Cinema

La maestrina, regia di Giorgio Bianchi (1942)
I bambini ci guardano, regia di Vittorio De Sica (1942)
Luci del varietà, regia di Alberto Lattuada e Federico Fellini (1950)
Signori, in carrozza!, regia di Luigi Zampa (1951)
La famiglia Passaguai, regia di Aldo Fabrizi (1951)
Papà diventa mamma, regia di Aldo Fabrizi (1952)
La lupa, regia di Alberto Lattuada (1953)
Anni facili, regia di Luigi Zampa (1953)
Villa Borghese, regia di Gianni Franciolini (1953)
La nave delle donne maledette, regia di Raffaello Matarazzo (1953)
Fermi tutti... arrivo io!, regia di Sergio Grieco (1953)
Prima di sera, regia di Piero Tellini (1954)
Le signorine dello 04, regia di Gianni Franciolini (1954)
Racconti romani, regia di Gianni Franciolini (1955)
Le ragazze di San Frediano, regia di Valerio Zurlini (1955)
Un eroe dei nostri tempi, regia di Mario Monicelli (1955)
Una pelliccia di visone, regia di Glauco Pellegrini (1956)
Il bigamo, regia di Luciano Emmer (1956)
Tempo di villeggiatura, regia di Antonio Racioppi (1956)
Il momento più bello, regia di Luciano Emmer (1957)
Le belle dell'aria, regia di Mario Costa (1957)
Tuppe tuppe, Marescià!, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1958)
Come te movi, te fulmino!, regia di Mario Mattoli (1958)
I ladri, regia di Lucio Fulci (1959)
Il generale Della Rovere, regia di Roberto Rossellini (1959)
Costa Azzurra, regia di Vittorio Sala (1959)
Le cameriere, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1959)
Il nemico di mia moglie, regia di Gianni Puccini e Gabriele Palmieri (1959)
Nel blu dipinto di blu, regia di Piero Tellini (1959)
Era notte a Roma, regia di Roberto Rossellini (1960)
Viva l'Italia, regia di Roberto Rossellini (1961)
Horace - La terribile notte, regia di André Versini (1962)
Carmen di Trastevere, regia di Carmine Gallone (1962)
La monaca di Monza, regia di Carmine Gallone (1962)
La guerra continua, regia di Leopoldo Savona (1962)
La vita agra, regia di Carlo Lizzani (1964)
Se permettete parliamo di donne, regia di Ettore Scola (1964)
La fuga, regia di Paolo Spinola (1964)
Papà, ma che cosa hai fatto in guerra?, regia di Blake Edwards (1966)
Il mercenario, regia di Sergio Corbucci (1968)
La donna invisibile, regia di Paolo Spinola (1969)
4 per Cordoba (Cannon for Cordoba), regia di Paul Wendkos (1970)
Una prostituta al servizio del pubblico e in regola con le leggi dello stato, regia di Italo Zingarelli (1970)
Gli occhi freddi della paura, regia di Enzo G. Castellari (1971)
La polizia chiede aiuto, regia di Massimo Dallamano (1974)
C'eravamo tanto amati, regia di Ettore Scola (1974)
Per amare Ofelia, regia di Flavio Mogherini (1974)
Di che segno sei?, regia di Sergio Corbucci (1975)
Colpita da improvviso benessere, regia di Franco Giraldi (1975)
40 gradi all'ombra del lenzuolo, regia di Sergio Martino (1975)
Chi dice donna dice donna, regia di Tonino Cervi (1976)
Languidi baci... perfide carezze, regia di Alfredo Angeli (1976)
Pane, burro e marmellata, regia di Giorgio Capitani (1977)
Arrivano i bersaglieri, regia di Luigi Magni (1980)
Manolesta, regia di Pasquale Festa Campanile (1981)
Verso sera, regia di Francesca Archibugi (1991)
Tutti gli anni una volta l'anno, regia di Gianfrancesco Lazotti (1995)
Il pranzo della domenica, regia di Carlo Vanzina (2003)
Il sangue dei vinti, regia di Michele Soavi (2008)
Immaturi, regia di Paolo Genovese (2011)
Immaturi - Il viaggio, regia di Paolo Genovese (2012)
Mister Love, regia di Benedetta Pontellini (2013)
Un ragazzo d'oro, regia di Pupi Avati (2013)

Televisione

Poliziotti, regia di Tomaso Sherman (1988)
Solo per dirti addio, regia di Sergio Solima (1991)
Per non dimenticare, regia di Massimo Martelli (1992)
Un prete tra noi, regia di Giorgio Capitani (1997-1999)
Angelo il custode, regia di Gianfrancesco Lazotti (2001)
I colori della vita, regia di Stefano Reali (2005)
Ho sposato uno sbirro, regia di Mauro Graiani (2008-2010)
Al di là del lago, regia di Stefano Reali (2009)
Tutti pazzi per amore 3, regia di Riccardo Milani (2011)
Sabato, domenica e lunedì, regia di Massimo Ranieri (2012)

Teatrografia

Un paio d'ali, regia di Garinei e Giovannini (1957)
Una giornata particolare, con Giancarlo Sbragia, regia di Ettore Scola (1982)
Fra un anno alla stessa ora, regia di Garinei e Giovannini (1977)
È stata una festa bellissima (1997-1998)

Riconoscimenti

David di Donatello

1981 Medaglia d'oro della città di Roma Vinto

Nastro d'argento

1957 Il bigamo Migliore attrice non protagonista Candidatura
1966 La fuga Migliore attrice protagonista Vinto
1972 Una prostituta al servizio del pubblico e in regola con le leggi dello stato Migliore attrice protagonista Candidatura
1975 C'eravamo tanto amati Migliore attrice non protagonista Vinto
1976 Colpita da improvviso benessere Migliore attrice protagonista Candidatura
1991 Verso sera Migliore attrice non protagonista Candidatura
1995 Tutti gli anni una volta l'anno Migliore attrice non protagonista Candidatura
2003 Il pranzo della domenica Migliore attrice non protagonista Candidatura
2015 Un ragazzo d'oro Migliore attrice non protagonista Candidatura

Globo d'oro

1975 Globo d'oro alla carriera Vinto

Grolla d'oro

1957 Il momento più bello Migliore attrice Vinto
1971 Una prostituta al servizio del pubblico e in regola con le leggi dello stato Migliore attrice Vinto

Premio Flaiano alla carriera 1993 - Vinto
Premio Cinearti La chioma di Berenice alla carriera 2008 - Vinto

Onorificenze

Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Roma, 1º aprile 2003
Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Roma, 2 giugno 1995


Note

1 - Giovanna Ralli, ho 80 anni e mi ritiro


Riferimenti e bibliografie:

  • A. D. (Foto Paolo Costa), «Tempo», anno XXII, n.16. 16 aprile 1960
  • Anita Pensotti, «Oggi» anno XVI, n.22, 2 giugno 1960
  • Sandro Villa, «Tempo», anno XXXII, n.42, 17 ottobre 1970