Riento Virgilio (D'Armiento Riento Virgilio)

Nome d'arte di Virgilio Riento D'Armiento (Roma, 29 novembre 1889 – Roma, 7 settembre 1959), è stato un attore italiano di teatro e di cinema.

Biografia

Gli esordi e i primi successi

Figlio di un impresario teatrale, dimostra fin dalla più tenera età interesse per l'arte teatrale osservando gli artisti da dietro le quinte. Esordisce sul palcoscenico all'età di nove anni con l'imitazione di Nicola Maldacea, ottenendo un incoraggiante successo. Nell'adolescenza affina le sue capacità seguendo le orme dei grandi artisti comici italiani di café-chantant, dei quali sarà uno degli ultimi eredi.
Negli anni seguenti alla grande guerra conquista la platea dei teatri di varietà con le sue esilaranti macchiette, alcune delle quali verranno incise su dischi a 78 giri. Tra i suoi personaggi rimane famoso il contadino abruzzese Donato Collacchione, che porterà anche sul grande schermo con analogo successo. Alberto Savinio sul Corriere della Sera (articolo riportato nell'Enciclopedia dello Spettacolo di Silvio d'Amico) riconosce a Riento di essere stato il primo attore-autore a inventare una lingua per il teatro. Il suo "abruzzese a Roma" non parlava abruzzese, ma una lingua inventata di sana pianta che di abruzzese aveva soltanto la cadenza e qualche parola comprensibile da tutti (lu per lo o per il, per fare un esempio). Con il falso dialetto, Riento poteva recitare lo stesso testo in tutta Italia, durante le tournée estive, mentre prima di lui gli attori dialettali, per esempio il grande Angelo Musco, erano costretti a tradurre in italiano le loro macchiette. La trovata di Riento è stata poi fatta propria da tutti gli attori che puntavano sul dialetto: Totò, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi e Nino Manfredi non recitavano in napoletano, romanesco o ciociaro, bensì in un italiano corrotto che evocava il dialetto originario. È questo che fa di Riento una colonna del teatro leggero italiano.


L'ultimo "macchiettista"

Riento è l’ultimo erede del « macchiettismo » il cui ciclo va da Maldacea a Petrolini. La sua è una comicità che si conserva grassa e bonaria; diguazza nella caricatura senza sfiorare la satira. C’è qualche schizzinoso che, accennando a Riento, parla di comicità superata. Non è vero. Egli è sempre un notevolissimo comico, soltanto che la sua recitazione resta fedele a una tradizione che i più giovani sembrano voler respingere. Riento cerca ancora di far ridere dando ai suoi tipi un vago sapore di umanità. Il suo classico « cafone abruzzese » forse esiste davvero e, comunque, esistono davvero molti suoi stretti parenti. Nel suo modo di comporre la macchietta si avverte il gusto del particolare, l’acutezza della notazione sociale. Ricordiamoci il colletto rovesciato indossato sotto la marsina del suo vecchio « maestro di musica », ricordiamoci certe lisciate di fianchi e certe risatine gorgogliate della sua « popolana arricchita ». E ricordiamoci l’umanissimo umorismo del capocontrollore filarmonico in Avanti c’è posto e il « Quanto mi piace quella là! » del guardiano notturno in Grandi Magazzini. Forse — a pensarci — il torto del nostro Virgilio è d’essere rimasto troppo attaccato a Roma. Si è impigrito. E se s’impigrisce un centro-meridionale, figuriamoci come va a finire. A Roma c’è da guadagnar bene — e senza gran fatica — col Cinema. E allora tiriamo a campare, che andiamo cercando? Così la Rivista ha perso una delle sue più cospicue forze in Virgilio Riento, che l’ha tradita per lo schermo.

Dino Falconi e Angelo Frattini


Il cinema dei "Telefoni bianchi"

Dopo essere stato negli anni '20 e '30 uno dei comici italiani più amati e popolari del teatro leggero e del varietà, Riento fa il suo debutto nel cinema nel 1936 con una particina in un film di Mario Mattoli dal titolo Sette giorni all'altro mondo. Anche se negli anni successivi continuerà ad esibirsi sulle scene, s'impone presto anche come attore di cinema, spesso al fianco di altre celebrità del teatro di rivista, come ad esempio Aldo Fabrizi, in Avanti c'è posto, diretto nel 1942 da Mario Bonnard, dove interpreta un capo-controllore melomane, e Vittorio De Sica nelle commedie di Mario Camerini Il signor Max del 1936 e I grandi magazzini del 1939.
Negli anni bui dell'occupazione nazista di Roma si serve della sua popolarità tra i combattenti di ambo le parti per dare rifugio nella sua casa romana a gente di teatro ed altri attori (tra cui Alberto Sordi) ricercati dai nazisti o minacciati dai rastrellamenti. Riento ha avuto anche un momento di notorietà sulle pagine di cronaca dei giornali, quando tentò di uccidersi sparandosi un colpo al cuore, deviato per fortuna su una costola, a causa di una delusione d'amore, perché respinto da Anna Fougez, sua compagna nei teatri del varietà. Della celebre sciantosa, la più famosa, i giornali ricordano che per amore di lei gli uomini erano pronti a spararsi. Ebbene, si sparò soltanto Riento, che per fortuna sbagliò la mira e che, negli ultimi anni di vita, si riconciliò con l'anziana collega.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

La ripresa di Mille e una... donna ha fatto affollare ieri sera il «Genovese» rinnovando il successo delle precedenti rappresentazioni. Il pubblico ha riso, si è divertito e ha battuto frequentemente le mani alla Ippaviz, scapigliata ed elegante, alla Ferri, piena di fascino e di seduzione, alla bravissima Corsini, ai lepidissimi Orsini e Riento, ai Marchetti, alla De Rubeis, al Gemelli, alla coppia danzante Sabbatini-Bartl e al valente maestro Fregna, direttore d'orchestra.

E' annunciato per questa sera lo spettacolo d'onore del comico Riento con Madama Follia. Durante il secondo atto il seratante eseguirà, insieme colla soubrette Elsa Ferri il duetto « «L'abruzzese, cerca moglie» e si produrrà, durante un intervallo, in alcune esilaranti macchiette del suo repertorio

La simpatia che il Riento hai saputo cattivarsi nel nostro pubblico assicurano allo spettacolo un pubblico numeroso e plaudente.

«Il Lavoro», 18 novembre 1927


Il cinema italiano del secondo dopoguerra sta attraversando una fase di profonda transizione, segnata da entusiasmi creativi, rinascite produttive, ma anche da profonde incertezze economiche e industriali. Attraverso l'attenta analisi di Pietro Bianchi su questa pagina di cronaca cinematografica, si delinea un quadro dettagliato del panorama cinematografico nazionale della fine degli anni Quaranta, oscillante tra la fioritura di nuove produzioni a Milano e la consolidata maestria dei set romani.

  • La crisi e la rinascita dell'industria nazionale vengono analizzate ripercorrendo la storia produttiva del cinema italiano, dal boom industriale degli anni Dieci al successivo declino protezionistico sotto il regime dittatoriale, fino al miracolo internazionale del Neorealismo sancito dal successo di capolavori come Roma città aperta e Sciuscià.
  • La scommessa produttiva milanese si concretizza nei nuovi stabilimenti della Icet a Porta Ticinese, dove si sta girando una pellicola di ispirazione tipicamente lombarda tratta dalle commedie del drammaturgo Carlo Bertolazzi, segnando un importante tentativo di decentralizzazione industriale rispetto alla capitale.
  • Le promettenti novità sui set vedono come protagonista un giovane e carismatico Walter Chiari, lodato per il suo estro e la sua presenza nel film La prigione diretto da Giorgio Pástina, mentre a Milano si lavora a L'orfanella delle stelle con Luisella Beghi e un cast di piccoli interpreti diretti da Giovanni Zannini.
  • I dubbi sulla stabilità finanziaria preoccupano il critico, che evidenzia la mancanza in Italia di solide strutture e società di produzione dotate di capitali sufficienti a garantire continuità industriale e a sostenere la concorrenza straniera, auspicando investimenti oculati in un clima di ritrovata libertà espressiva.

Sotto il profilo storico e biografico, l'articolo cattura un momento cruciale di fermento artistico e industriale nell'Italia del 1947. Da un lato emerge il tentativo di Milano di proporsi come polo cinematografico alternativo a Roma, sfruttando la tradizione teatrale e letteraria di autori settentrionali come Bertolazzi. Dall'altro, le immagini a corredo testimoniano la grandezza degli interpreti dell'epoca: la straordinaria spontaneità di Anna Magnani, ritratta sul set romano di Abbasso la ricchezza! accanto a Virgilio Riento, incarna perfettamente quell'autenticità espressiva che ha reso il cinema italiano celebre nel mondo, mentre la menzione di un debuttante Walter Chiari preannuncia la nascita di uno dei volti più amati e poliedrici dello spettacolo italiano del dopoguerra.


"Si gira" a Roma: Anna Magnani e Virgilio Riento in "Abbasso la ricchezza".

Pietro Bianchi, «Oggi», 15 ottobre 1946


Il debutto nelle sale di "Un giorno in pretura", pellicola diretta da Steno e prodotta dal celebre sodalizio tra Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, offre lo spunto per un vivido affresco della società italiana dei primi anni Cinquanta. L'articolo, apparso sul settimanale Noi Donne nel gennaio 1954, analizza la struttura a episodi del film, imperniata sulle vicende quotidiane che si consumano nell'aula del pretore Salomone Del Russo, interpretato da Peppino De Filippo. Accanto alla recensione di questa commedia corale, la pagina cinematografica propone uno sguardo critico sulle altre novità della stagione, tra cui la produzione hollywoodiana "Storia di tre amori" e la parodia nostalgica "Cinema d'altri tempi" con Walter Chiari, delineando con precisione i gusti, le tendenze e le contraddizioni del pubblico del secondo dopoguerra.

  • Il microcosmo della pretura romana si rivela un palcoscenico ideale per mettere in scena un'umanità variegata e marginale, dove piccoli reati di sussistenza, accuse di adulterio, denunce per oltraggio al pudore e accese rivalità calcistiche tra tifosi di Roma e Lazio si intrecciano sotto l'occhio indulgente del magistrato.
  • Un cast di future stelle illumina la pellicola di Steno, che vanta la partecipazione di interpreti straordinari come Silvana Pampanini, una giovanissima Sophia Loren nei panni di una ladra, Leopoldo Trieste e un memorabile Alberto Sordi nel ruolo del bagnante nudista Ferdinando Mericoni.
  • La recensione di "Storia di tre amori" esprime forti riserve sulla coerenza narrativa della pellicola americana a episodi con Kirk Douglas e Pier Angeli, pur salvandone il valore formale, le interpretazioni e le spettacolari coreografie dedicate al balletto.
  • Il valore di "Cinema d'altri tempi" viene individuato nella sua capacità di rievocare con intelligenza e ironia il cinema muto di inizio secolo, grazie all'affiatamento della coppia di protagonisti formata da Walter Chiari e Lea Padovani.

Questo ritaglio rappresenta una preziosa testimonianza della transizione della commedia italiana verso il neorealismo rosa e la commedia di costume. "Un giorno in pretura" funge da fondamentale trampolino di lancio per personaggi destinati a entrare nel mito collettivo: il Ferdinando Mericoni di Alberto Sordi, qui ancora confinato a un singolo episodio giudiziario, riscuoterà un tale successo da spingere i registi a dedicargli, solo pochi mesi più tardi, l'intero lungometraggio "Un americano a Roma". Attraverso la critica cinematografica dell'epoca emerge chiaramente il ritratto di un'Italia desiderosa di leggerezza ma ancora profondamente legata alle proprie tradizioni, alle passioni popolari e a un profondo senso di umanità, elementi che i registi dell'epoca hanno saputo codificare trasformando la semplice cronaca in grande cinema d'autore.

«Noi donne», anno IX, n.1, 3 gennaio 1954


La rivista settimanale «Noi Donne», nel gennaio del 1955, pubblica un dettagliato cineromanzo a puntate dedicato al film Pane, amore e gelosia, diretto da Luigi Comencini e interpretato da Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica. La pubblicazione ripercorre l'intricata trama sentimentale ambientata nel borgo rurale di Sagliena, dove i fidanzamenti del maresciallo Carotenuto con la levatrice Annarella e del carabiniere Stelluti con Maria detta "la bersagliera" vengono messi a dura prova dai rigidi regolamenti dell'Arma e, soprattutto, dalle male lingue del paese. Tra malintesi, fughe nel mondo del varietà e un improvviso terremoto, la vicenda si scioglie con un duplice e inaspettato destino per i due protagonisti maschili.

  • L'ostacolo dei regolamenti e il pettegolezzo locale tormentano fin dall'inizio le due coppie, costringendo il carabiniere Stelluti al trasferimento e spingendo il maresciallo Carotenuto a valutare le dimissioni per poter sposare Annarella.
  • La crisi dei fidanzamenti precipita quando la bersagliera, per farsi la dote, va a lavorare in casa del maresciallo; un valzer travolgente tra i due scatena la gelosia pubblica di Annarella e la conseguente rottura tra Maria e Stelluti.
  • La tentazione del varietà offre alla bersagliera una temporanea via di fuga dalla ostilità del paese, spingendola a esibirsi come soubrette per l'impresario Saro Urzì, prima che il maresciallo intervenga per ricordarle i suoi doveri.
  • Il doloroso addio di Annarella, convinta dal parroco a tornare dal seduttore del passato che ha deciso di riconoscere loro figlio Ottavio, lascia Carotenuto in preda a una profonda solitudine e allo sconforto.
  • Il cataclisma e la riconciliazione vedono una scossa di terremoto distruggere la casa della bersagliera, un evento tragico che spinge Stelluti a dimenticare i rancori e a riabbracciare definitivamente la ragazza.
  • Il doppio finale della storia vede la bersagliera partire verso il Veneto per sposare Stelluti, mentre il maresciallo Carotenuto ritrova subito il buonumore sulla corriera del ritorno, insidiando galantemente la nuova e avvenente levatrice del paese.

Il cineromanzo di Pane, amore e gelosia su «Noi Donne» costituisce una preziosa testimonianza sociologica e storica del costume italiano della metà degli anni Cinquanta. Il testo riflette fedelmente i canoni del neorealismo rosa, una stagione cinematografica capace di documentare la transizione dell'Italia rurale verso la modernità, mantenendo fermi i valori tradizionali legati alla famiglia, all'onore femminile e al matrimonio. Sul piano storico-biografico, il successo della pellicola e la sua eccezionale diffusione mediatica attraverso le riviste femminili dell'epoca confermano la definitiva consacrazione di Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica come icone assolute del cinema popolare italiano, capaci di dare corpo e volto alle speranze, alle fragilità e all'ironia dell'Italia del dopoguerra.

«Noi donne», anno X, n.1, 2, 3 del 2, 9, 16 gennaio 1955


Il cineromanzo "Serenatella sciuè sciuè", pubblicato in due puntate su «Noi donne», anno XIII, n. 24 del 15 giugno 1958 e n. 25 del 22 giugno 1958, è tratto dall'omonimo film diretto da Carlo Campogalliani e interpretato da Gabriele Tinti, Maria Teresa Vianello e Aurelio Fierro. Ambientata nella Napoli popolare delle pizzerie, delle serenate e dei festival canori, la vicenda intreccia una romantica storia d'amore con equivoci familiari e rivalità di quartiere, sullo sfondo della tradizione musicale partenopea.

  • Pasquale il cantante Pasquale lavora come cameriere nella pizzeria di donna Tina, ma sogna di affermarsi come cantante interpretando le serenate napoletane che attirano clienti e turisti.
  • L'amore tra Mario e Nennella I giovani Mario e Nennella si amano, ma appartengono a due famiglie rivali e devono affrontare l'opposizione dei rispettivi genitori.
  • Le manovre di donna Agrippina La madre di Mario tenta di ostacolare la relazione e si allea con Liborio, un commerciante interessato a sposare Nennella.
  • Il doppio gioco di Liborio Dietro l'apparenza di uomo rispettabile, Liborio conduce una vita sentimentale poco limpida, mantenendo una relazione segreta con la cassiera Ginevra.
  • Gli equivoci si moltiplicano Incomprensioni, gelosie e piccoli incidenti alimentano il conflitto tra le famiglie, mentre Mario e Nennella faticano a difendere il loro amore.
  • Nasce la serenata Durante una lite con Nennella, Mario improvvisa una melodia che diventa la canzone "Serenatella sciuè sciuè", destinata a partecipare al Festival degli improvvisatori.
  • La sfida musicale Il festival diventa il terreno sul quale si confrontano i protagonisti, tra speranze di successo, rivalità artistiche e tentativi di sabotaggio.
  • La burla degli Scoffuolo I nemici preparano uno scherzo per ridicolizzare Pasquale durante l'esibizione, accompagnandolo con una buffa orchestrina invece che con musicisti professionisti.
  • Il successo inatteso Nonostante il tranello, Pasquale conquista il pubblico con la sua interpretazione e la canzone ottiene un grande successo, facendo fallire il piano dei rivali.
  • Il lieto fine Gli equivoci si chiariscono, Mario e Nennella possono finalmente vivere il loro amore e Pasquale realizza il sogno di diventare un vero cantante, avviando la propria carriera artistica.

Il cineromanzo ripropone il clima della commedia musicale napoletana degli anni Cinquanta, dove sentimenti, comicità e canzoni popolari si fondono in un racconto leggero e ottimista. La figura di Aurelio Fierro, già protagonista della canzone napoletana, contribuisce a rendere autentica l'atmosfera del film, che celebra la tradizione delle serenate, dei festival canori e della vivace vita di quartiere. L'opera rappresenta una testimonianza del filone musicale italiano dell'epoca, nel quale il successo di una canzone diventa anche il simbolo del riscatto personale e della riconciliazione tra le persone.

«Noi donne», anno XIII, n. 24 e 25, 17, 22 giugno 1958


 


Si è spento improvvisamente all'età di 69 anni l'attore Virgilio Riento, colto da un attacco cardiaco mentre si trovava a Civitavecchia, ospite nella villa della celebre attrice Anna Fougez. Il decesso è avvenuto durante il trasporto d'urgenza in ospedale. Noto al grande pubblico per la sua magistrale interpretazione delle "macchiette" abruzzesi, Riento è stato un artista poliedrico capace di spaziare con successo dal teatro di varietà alla prosa, fino al cinema e alla televisione, segnando un'epoca dello spettacolo italiano.

  • La scomparsa improvvisa è avvenuta lunedì mattina a Civitavecchia; l'attore si è sentito male nella residenza dell'amica e collega Anna Fougez e si è spento prima di raggiungere il presidio ospedaliero.
  • Le origini romane contrastavano con la credenza popolare che lo voleva abruzzese: nato a Roma il 29 novembre 1889 (il suo vero cognome era Darmiento), era figlio di un impresario teatrale e aveva calcato i palcoscenici fin da bambino.
  • La macchietta del "burino" abruzzese è stato il suo più grande successo artistico, un personaggio caratterizzato dall'astuzia e dalla diffidenza tipiche del montanaro che si muove sperduto nella capitale "con le scarpe grosse e il cervello fino".
  • Una carriera poliedrica lo ha visto brillare nell'operetta, nella rivista, nel teatro di prosa e infine nel cinema, raggiungendo il picco della popolarità negli anni immediatamente precedenti alla seconda guerra mondiale e rinnovando il proprio successo nel dopoguerra anche sul piccolo schermo.
  • Il debutto cinematografico di rilievo risale al 1937 grazie al regista Marco Elter, che lo sottrasse al varietà per inserirlo nel cast di "Allegri masnadieri", dando il via a una lunghissima filmografia caratterizzata da ruoli di celebre caratterista.

Sotto il profilo storico-biografico, la figura di Virgilio Riento rappresenta l'archetipo del caratterista d'oro del cinema e del teatro italiano della prima metà del Novecento. Nonostante le origini capitoline, la sua capacità di assimilare e restituire la cadenza e l'essenza antropologica della provincia abruzzese ne ha fatto un simbolo identitario per quella regione. La sua transizione artistica dal varietà d'avanguardia ai grandi successi cinematografici — tra cui si ricordano pellicole iconiche come "Il signor Max", "I grandi magazzini" e "Teresa Venerdì" — testimonia la duttilità di una generazione di attori cresciuti sulle tavole del palcoscenico e capaci di nobilitare ogni singola inquadratura con una maschera intramontabile.

«La Stampa», 7 settembre 1959 - Parte 2



Il dopoguerra

Terminata la guerra Riento tornò sulle scene e sul set cinematografico con maggior vigore, apparendo al fianco di Totò nel film Totò a colori (diretto da Steno nel 1952), e di Tina Pica (ne Il segno di Venere diretto da Dino Risi nel 1955). Nel 1950 era stato chiamato dal suo antico partner Vittorio De Sica, passato dietro la macchina da presa, per interpretare il ruolo di un sergente nel film Miracolo a Milano, che vincerà la Palma d'Oro al Festival di Cannes.
Nonostante il fatto che nelle sue varie apparizioni cinematografiche a Riento vengano sempre e solo affidate parti subalterne, il suo nome appare come protagonista in soli due film del 1945 e 1946: Abbasso la miseria e Abbasso la ricchezza di Gennaro Righelli, egli si fa notare ciò nonostante per la sua recitazione talvolta grottesca ed accentuata ma mai sopra le righe, dalla sua espressione spesso arrabbiata, petulante, marionettisticamente resa con i suoi grandi occhi sporgenti, quasi sempre strabuzzati in un volto su cui dipinge una smorfia amara, e nei ruoli spesso da poveraccio simile ad un moderno Pantalone destinato sempre a pagare per tutti. Gli svarioni che condiscono il suo eloquio, tipici della persona abituata al dialetto che tenta di parlare un italiano forbito (con la "i" che infila in frasi del tipo: "Nin ci sai fare" oppure "Qui ti ci vuole la pinnicillina!") aggiungono un ulteriore effetto comico ad ogni sua interpretazione.
Sia il suo personaggio quello di un burbero, ironico o balbuziente, oppure prete, bidello o contadino, le sue interpretazioni tratteggiano sempre personaggi pieni di umanità. Particolarmente amato dalla critica e dal pubblico, negli anni '50 Riento arriva a girare fino a 16 film all'anno, incessantemente richiesto dai più bei nomi del cinema italiano, da Alessandro Blasetti a Carlo Ludovico Bragaglia, a Goffredo Alessandrini, a Mario Monicelli. Partecipa inoltre a diversi programmi radiofonici. È Virgilio Riento, con Vivi Gioi, a fare da maestro di cerimonie all'inaugurazione, il 3 gennaio del 1954, della televisione italiana. I cantanti erano Nicola Arigliano e Lilian Terry, l'inviato all'aeroporto di Ciampino era Mike Bongiorno.

Gli ultimi lavori

Attivo per tutti gli anni '50, arrivando ad interpretare oltre 100 film, Riento instaura un sodalizio artistico con l'attore umbro Alberto Talegalli creando sulla scena e nel cinema una esilarante coppia abruzzese-umbro di amici, chiamati "Zio Angelino" e "Sor Clemente", tiranneggiati dalle rispettive mogli, che architettano scappatelle con esiti spesso catastrofici. I due porteranno questa caratterizzazione nei film Café chantant e Le vacanze del Sor Clemente, entrambi diretti da Camillo Mastrocinque. Inoltre Riento recita ancora con Vittorio De Sica prestando il suo volto al personaggio del parroco Don Emidio nella trilogia di Pane, amore e fantasia.
Nel giugno del 1959 è presente alla prima del film Il mondo dei miracoli. Nel film, ambientato nel mondo del teatro, Riento è ancora alle prese con un personaggio minore: il suggeritore Oscaretto, che interpreta con la consueta bonomia e dignità. Tre mesi dopo, il 7 settembre, la morte mise fine alla carriera dell'attore, ancora nel pieno della sua maturità artistica.

Filmografia

Virgilio Riento e Maria Merceder nel film Due cuori sotto sequestro
Sette giorni all'altro mondo, regia di Mario Mattoli (1936)
Allegri masnadieri, regia di Marco Elter (1937)
Il signor Max, regia di Mario Camerini (1937)
L'ha fatto una signora, regia di Mario Mattoli (1938)
Per uomini soli, regia di Guido Brignone (1938)
Il marchese di Ruvolito, regia di Raffaello Matarazzo (1939)
Io, suo padre, regia di Mario Bonnard (1939)
I grandi magazzini, regia di Mario Camerini (1939)
Il socio invisibile, regia di Roberto Roberti (1939)
Il ponte dei sospiri, regia di Mario Bonnard (1940)
Il signore della taverna, regia di Amleto Palermi (1940)
Boccaccio, regia di Marcello Albani (1940)
Miseria e nobiltà, regia di Corrado D'Errico (1940)
Il re del circo, regia di Tullio Covaz (1941)
L'attore scomparso, regia di Luigi Zampa (1941)
Due cuori sotto sequestro, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1941)
Divieto di sosta, regia di Marcello Albani (1941)
Teresa Venerdì, regia di Vittorio De Sica (1941)
La scuola dei timidi, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1941)
Finalmente soli, regia di Giacomo Gentilomo (1942)
Se io fossi onesto, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1942)
Avanti c'è posto..., regia di Mario Bonnard (1942)
La maestrina, regia di Giorgio Bianchi (1942)
C'è un fantasma nel castello, regia di Giorgio Simonelli (1942)
Arriviamo noi!, regia di Amleto Palermi (1942)
La zia di Carlo, regia di Alfredo Guarini (1943)
Il nostro prossimo, regia di Gherardo Gherardi (1943)
L'avventura di Annabella, regia di Leo Menardi (1943)
Gente dell'aria, regia di Esodo Pratelli (1943)
Gli assi alla ribalta, regia di Roberto Bianchi Montero (1943)
Non mi muovo!, regia di Giorgio Simonelli (1943)
Nessuno torna indietro, regia di Alessandro Blasetti (1943)
Ho tanta voglia di cantare, regia di Mario Mattoli (1943)
La vita è bella, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1943)
Chi l'ha visto?, regia di Goffredo Alessandrini (1943)
Non canto più, regia di Riccardo Freda (1943)
Vivere ancora, regia di Leo Longanesi (1944)
Abbasso la miseria!, regia di Gennaro Righelli (1945)
Abbasso la ricchezza!, regia di Gennaro Righelli (1946)
Il vento m'ha cantato una canzone, regia di Camillo Mastrocinque (1947)
Lo sciopero dei milioni, regia di Raffaello Matarazzo (1947)
Fabiola, regia di Alessandro Blasetti (1949)
Miracolo a Milano, regia di Vittorio De Sica (1950)
I cadetti di Guascogna, regia di Mario Mattoli (1950)
La bisarca, regia di Giorgio Simonelli (1950)
Donne e briganti, regia di Mario Soldati (1950)
Io sono il Capataz, regia di Giorgio Simonelli (1951)
Sangue sul sagrato, regia di Goffredo Alessandrini (1951)
Bellezze in bicicletta, regia di Carlo Campogalliani (1951)
Stasera sciopero, regia di Mario Bonnard (1951)
Ha fatto 13, regia di Carlo Manzoni (1951)
Porca miseria!, regia di Giorgio Bianchi (1951)
È l'amor che mi rovina, regia di Mario Soldati (1951)
Bellezze a Capri, regia di Adelchi Bianchi (1951)
Licenza premio, regia di Max Neufeld (1951)
La paura fa 90, regia di Giorgio Simonelli (1951)
Una bruna indiavolata, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1951)
Nino Taranto Franca Marzi e Virgilio Riento in Tizio Caio e Sempronio
Tizio, Caio, Sempronio, regia di Marcello Marchesi, Vittorio Metz e Alberto Pozzetti (1951)
Amor non ho... però... però, regia di Giorgio Bianchi (1951)
È arrivato l'accordatore, regia di Duilio Coletti (1952)
La famiglia Passaguai fa fortuna, regia di Aldo Fabrizi (1952)
Giovinezza, regia di Giorgio Pàstina (1952)
Menzogna, regia di Ubaldo Maria Del Colle (1952)
Papà diventa mamma, regia di Aldo Fabrizi (1952)
Gli angeli del quartiere, regia di Carlo Borghesio (1952)
Totò a colori, regia di Steno (1952)
Bellezze in motoscooter, regia di Carlo Campogalliani (1952)
Io, Amleto, regia di Giorgio Simonelli (1952)
Viva il cinema!, regia di Enzo Trapani (1953)
Lasciateci in pace, regia di Marino Girolami (1953)
Condannatelo!, regia di Luigi Capuano (1953)
Martin Toccaferro, regia di Leonardo De Mitri (1953)
Pane, amore e fantasia, regia di Luigi Comencini (1953)
Un giorno in pretura, regia di Steno (1954)
Cento anni d'amore, regia di Lionello De Felice (1954) - epis. Nozze d'oro
Piccola santa, regia di Roberto Bianchi Montero (1954)
Café Chantant, regia di Camillo Mastrocinque (1954)
I tre ladri, regia di Lionello De Felice (1954)
Le vacanze del Sor Clemente, regia di Camillo Mastrocinque (1954)
Pane, amore e gelosia, regia di Luigi Comencini (1954)
L'angelo bianco, regia di Raffaello Matarazzo (1955)
Il segno di Venere, regia di Dino Risi (1955)
Cantate con noi, regia di Roberto Bianchi Montero (1955)
La bella mugnaia, regia di Mario Camerini (1955)
Il campanile d'oro, regia di Giorgio Simonelli (1955)
Ore 10: lezione di canto, regia di Marino Girolami (1955)
Le diciottenni, regia di Mario Mattoli (1955)
Donne, amore e matrimoni, regia di Roberto Bianchi Montero (1956)
Cantando sotto le stelle, regia di Marino Girolami (1956)
Arriva la zia d'America, regia di Roberto Bianchi Montero (1956)
Donatella, regia di Mario Monicelli (1956)
Tempo di villeggiatura, regia di Antonio Racioppi (1956)
Guaglione, regia di Giorgio Simonelli (1956)
Poveri ma belli, regia di Dino Risi (1956)
La capinera del mulino, regia di Angio Zane (1957)
Il medico e lo stregone, regia di Mario Monicelli (1957)
Il cocco di mamma, regia di Mauro Morassi (1957)
La zia d'America va a sciare, regia di Roberto Bianchi Montero (1958)
È arrivata la parigina, regia di Camillo Mastrocinque (1958)
L'uomo dell'ombrello bianco, regia di Romero Marchent (1958)
Serenatella sciuè sciuè, regia di Carlo Campogalliani (1958)
Napoli, sole mio!, regia di Giorgio Simonelli (1958)
Domenica è sempre domenica, regia di Camillo Mastrocinque (1958)
Perfide... ma belle!, regia di Giorgio Simonelli (1959)
Prepotenti più di prima, regia di Mario Mattoli (1959)
Simpatico mascalzone, regia di Mario Amendola (1959)
Il mondo dei miracoli, regia di Luigi Capuano (1959)


Riferimenti e bibliografie:

  • Virgilio Riento, su CineDataBase, Rivista del cinematografo
  • (EN) Virgilio Riento, su Internet Movie Database, IMDb.com
  • (EN) Virgilio Riento, su AllMovie, All Media Network
  • "Guida alla rivista e all'operetta" (Dino Falconi - Angelo Frattini), Casa Editrice Accademia, 1953
  • "Follie del Varietà" (Stefano De Matteis, Martina Lombardi, Marilea Somarè), Feltrinelli, Milano, 1980

Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:

  • «Il Lavoro», 18 novembre 1927
  • Pietro Bianchi, «Oggi», 15 ottobre 1946
  • «Noi donne», anno IX, n.1, 3 gennaio 1954
  • «Noi donne», anno X, n.1, 2, 3 del 2, 9, 16 gennaio 1955
  • «Noi donne», anno XIII, n. 24 e 25, 17, 22 giugno 1958
  • «La Stampa», 7 settembre 1959
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