SUPERTOTÒ

(1980)

Montaggio-Supertoto


Titolo originale Supertotò
Paese di produzione Italia - Anno 1980 - Durata 98' - Colore e B/N - Audio sonoro - Genere Commedia, film di montaggio - Regia Brando Giordani, Emilio Ravel - Sceneggiatura Brando Giordani, Emilio Ravel - Produttore Luigi e Aurelio De Laurentiis - Montaggio Vanio Amici - Musiche Sergio Montori


Interpreti e personaggi
Totò - Isa Barzizza - Galeazzo Benti - Lianella Carell - Mario Castellani - Peppino De Filippo - Titina De Filippo - Aldo Fabrizi - Franca Faldini - Pasquale Gennaro - Aldo Giuffrè - Ugo Tognazzi


Soggetto

Film Montaggio 1987 Supertoto 2E’ una pellicola antologica che racchiude spezzoni di 16 film tra i numerosissimi che hanno avuto come protagonista Totò, come ad esempio Totò sceicco, Totò a colori, L’oro di Napoli ed è strutturato il 8 capitoli intitolati La Maschera, Le donne, L’arte di arrangiarsi, La fame, I ricchi, I prepotenti, Il varietà e Gli uomini contro i caporali che raccontano la grandezza di Totò attraverso le sue peculiarità.

Renato Casaro, realizzatore del manifesto, rende omaggio al principe partenopeo e alla sua peculiare maschera attoriale, scegliendo di ritrarlo come un clown triste, con lo sguardo fisso e desolato rivolto verso in basso. Il naso rosso ed i colori utilizzati per realizzare la tipica maschera da pagliaccio, con il bianco uniforme che dipinge il volto in contrasto con il rosso sgargiante che disegna un sorriso finto sopra le sue labbra serrate, non riescono a nascondono i tratti fisionomici tipici dell’attore, che anzi vengo esaltati dall’uso espressivo che l’artista fa del bianco sul viso. Lo sfondo monocolore nero fa risaltare ancora di più il mezzo busto dell’attore, che occupa la quasi totalità dello spazio ed è contornato da un’ombreggiatura biancastra molto sfumata, che rende quasi irreale la sua figura. La scelta di Casaro di ritrarre il più grande comico italiano come un clown triste, può sembrare azzarda ma in realtà è un altro doveroso omaggio all’attore, che ha saputo non solo far ridere con il suo viso e con le sue capacità attoriali, ma che ha anche regalato ricche sfumature ai suoi personaggi più impegnati. Inoltre è anche un sottile omaggio anche alla commedia dell’arte, dalla quale Totò trasse grande ispirazione, tanto che oggi si potrebbe annoverare la sua maschera attoriale come un tratto indelebile nella cultura di massa italiana, al pari delle più antiche e famose appartenenti ai tipi classici della commedia dell’arte, come Arlecchino e Pulcinella.

L’aria triste e sconsolata del clown Totò si contrappone alla scelta di realizzare il titolo del film, con una grafica che ricorda lo stile utilizzato per i film di Superman negli anni ’70, per rimarcare il fatto che Totò è stato (e lo è tutt’ora) un vero e proprio super eroe della comicità.

  • La maschera
    La mimica di Totò è tutt'altro che unica, è l'invenzione di un personaggio immortale, ricco d'inventiva e di buffe situazioni. Totò nei suoi film, spesso i primi, era solito giocare facendo dei movimenti con la testa e con il corpo scoordinati, facendolo sembrare una specie di marionetta senza fili. Queste capacità hanno fatto sì che l'attore si distinguesse nel campo teatrale e cinematografico, forse il film in cui la sua performance della "marionetta scoordinata" è Totò a colori in cui l'attore improvvisa il balletto del burattino Pinocchio.
  • Le donne
    Spesso nei suoi film Totò dimostra le capacità di un vero dongiovanni e seduttore, improvvisando numerose battute e strani neologismi per apparire più attraente. Tuttavia in alcuni casi, come in Totò e le donne, Totò è vittima delle prepotenze della moglie oppressiva Ave Ninchi che lo spinge ad avere una relazione clandestina con Franca Faldini, la sua amante storica. Torò non solo vuole incontrarsi con la sua fidanzata del cuore per non sentire più la moglie, ma anche per fuggire dalla completa inettitudine della fantesca e dalla manie esagerate della figlia che ha come innamorato il medico Peppino De Filippo. Tuttavia l'amante di Totò, ben sapendo la condizione del suo spasimante, ovvero che è un vecchio desideroso solo di divertirsi, cercherà in tutti i modi di renderlo geloso e infine lo lascerà.
  • L'arte di arrangiarsi
    Totò nelle sue avventure si trova quasi sempre a fronteggiarsi con un bullo più grosso e più potente di lui. All'inizio pare che la figura dell'uomo mingherlino e spaventato (Totò) stia per soccombere quando d'un tratto il burbero tocca un tasto che alla sua vittima non piace, tanto da trasformarlo in qualcosa completamente di diverso dal suo normale status. Totò d'un tratto aggredisce e diventa furioso, confondendo il suo interlocutore e portandolo allo sconforto, affinché possa fuggire da quella complicata situazione. L'opzione più conosciuta è quella di San Giovanni decollato in cui Totò, messo alle stretta da un bullo del paesello, finge di doversi ormai preparare alla sua esecuzione, poggiando la testa su un piatto d'argento (proprio come San Giovanni Battista). Il bullo si sta preparando a scaricargli una serie di pugni, quando Totò scopre che il giacchetto del suo interlocutore mancava di un bottone, sottrattogli la notte prima da Totò dato che questi gli rubava l'olio dei lumini per San Giovanni. La situazione si ribalta e così Totò picchia il bullo e poi scappa via dalla stanza. Altro esempio dell'arte di arrangiarsi di Totò è in Guardie e ladri: il ladro Totò viene inseguito dalla guardia Aldo Fabrizi. Venendo in un primo momento preso, Totò si fa condurre in un'osteria dove simula delle convulsioni intestinali e si fa portare la bagno pregando alla guardia di rimanete fuori, liberandosi dalla manette e lasciando Fabrizi con un palmo di naso.
  • La fame
    La fame per Totò è una brutta bestia. Lo si deduce dal film Miseria e nobiltà in cui il protagonista squattrinato Don Felice Sciosciammocca, per aver promesso ad un principino locale napoletano di aiutarlo nella sua impresa di conquistare la mano della contessina Sophia Loren, viene ricompensato di ogni ben di Dio da mangiare. Felice aguzza gli occhi e sniffa rumorosamente col naso, come un bracco da caccia e si avvicina lentamente alla tavola, venendo imitato dagli altri commensali, per poi agguantare con violenza divoratrice merluzzi e spaghetti.
  • I ricchi
    Totò odia molto le persone ricche e pompose e ciò lo si deduce dal film Totò e i re di Roma. Espressamente contrario ai modi dei suoi colleghi di fingersi lecchini delle persone più potenti, il commerciante Ercole Pappalardo (Totò) preferisce rimanere nella sua medesima condizione, conservando integralmente la sua dignità di lavoratore onesto.
  • I prepotenti
    Come già citato nell'esempio dell'"arte di arrangiarsi", Totò spesso è vittima di qualcuno più forte di lui, salvo poi ribaltare i connotati e fronteggiarlo a muso duro. Nel film L'oro di Napoli Totò è costretto a portare il pane a casa vestendo i panni di una figura comica che ricorda molto l'unione dei costumi di Giuseppe Garibaldi e Napoleone Bonaparte, guida turistica per le vie del centro storico di Napoli. Nella sua casa con prepotenza si è installato un signorotto locale caduto in disgrazia che pretende di essere servito e curato proprio come il padrone di casa: il povero Totò. Dopo qualche giorno il signorotto viene a sapere da un certificato medico, mal constatato dal dottore, che sarebbe morto di lì a pochi giorni. Totò subito ne approfitta per vendicarsi di tutti i soprusi ricevuti, picchiandolo e scacciandolo di casa malamente. Sembra che la situazioni si sia ristabilita, ma il bullo si consulta col medico e scopre l'errore del certificato...
  • Il varietà
    In questa parte del film vengono proposti vari sketch e divertenti situazioni in cui Totò è protagonista, come Totò di notte n. 1 p Totò sexy.
  • "Siamo uomini o caporali?"
    Nel film Siamo uomini o caporali? Totò mostra il massimo della sua umanità nel definire in due categorie le persone del mondo mediante le classi dirigenti: gli uomini, ovvero le persone oneste e perbene che non pensano al guadagno ma al benessere pubblico, e i caporali, ossia i governatori crudeli e senza scrupoli che mirano solo al guadagno e alla sofferenza dei più deboli. Ambientato nella Seconda guerra mondiale e nel periodo del Dopoguerra, Totò, interpretando vari personaggi, impersona il miserabile schiacciato dalla potenza dei generali tedeschi nazisti e fascisti che tentano di ostacolarlo o catturandolo e spedendolo in campi di concentramento o insidiandogli l'incolumità della fidanzata che, non ragionando abbastanza come dovrebbe, preferisce unirsi ad un uomo ricco sebbene spietato.

Così la stampa dell'epoca

1980 03 14 Piccolo di Trieste SuperToto intro

NAPOLI — Medaglie d’oro ai colleghi di Totò che nella loro carriera si sono ispirati al comico napoletano, saranno assegnate lunedì prossimo nel corso di una cerimonia che si terrà al teatro San Carlo di Napoli e che si concluderà con la proiezione del film «Supertotò», prodotto da Luigi ed Aurelio De Laurentis, con la regia di Brando Giordani ed Emilio Ravel. Gli incassi della serata saranno devoluti in beneficenza.

Alla manifestazione, patrocinata dal sindaco di Napoli Maurizio Valenzi e realizzata in collaborazione con l’Ente provinciale del turismo e l'Azienda autonoma del capoluogo campano, parteciperanno, tra gli altri, gli attori Nino Manfredi, Enrico Montesano, Luigi Proietti, Alberto Sordi, Nino Taranto, Franca Faldini, Dolores Palumbo, Vittorio Caprioli, Cristian De Sica, Manuel De Sica e Maria Mercader; i registi, Steno, Monicelli, Pasquale Squitteri, Giuseppe Patroni-Griffi e Italo Zingarelli, gli sceneggiatori Age, Scarpelli, Goffredo Fofi e Sandro Continenza, il produttore Lombardo, nonché personalità della cultura e dell’industria cinematografica italiana e critici e giornalisti di tutta Italia.

Il film «Supertotò», realizzato per la «Filamuro», è costituito dal montaggio di trenta tra i più noti e brillanti film di Totò.

«Abbiamo cercato — hanno detto i registi Giordani e Ravel — di scegliere tra tutta la produzione del grande comico gli episodi di quei film che maggiormente si prestassero a definire i capisaldi di Totò e gli spunti reali che l’hanno ispirata: la maschera, le donne, l’arte di arrangiarsi, la fame, i ricchi, i prepotenti».

In particolar modo sono stati montati» estratti dai film: «L’oro di Napoli», «Miseria e nobiltà», «Totò e le donne», «Guardie e ladri», «Totò a colori», -Napoli milionaria», «Il più comico spettacolo del mondo», «Totò nella luna», «Fifa e arena», «Lo smemorato di Collegno», «Totò cerca moglie», «Totò sceicco», «La banda degli onesti», «Totò, Peppino e la malafemmina», «47 morto che parla», «Toto-tarzan», «Totò le Mokò», «L’allegro fantasma», «Il mostro della domenica».

«Il Piccolo di Trieste», 14 marzo 1980


1980 03 19 Corriere della Sera SuperToto intro

NAPOLI

Omaggio a sua altezza Imperlale Antonio Porfirogenito De Curtis, principe di Bisanzio e fratello della massoneria, in arte Totò, resogli al «San Carlo» della sua Napoli (dove nacque, nel misero quartiere Sanità, l’anno 1898) con una festa in famiglia calda di rimpianto per quell’attore inimitabile e convenientemente benefica (oltre dieci milioni per l'ospedale Santobono). Organizzata per lanciare il film Supertotò, la serata ha avuto un carattere esclamativo.

Oltre al sindaco della città, gli animatori delle attività turistiche locali erano Infatti molto più numerosi degli storici e critici di cinema e dei rappresentanti più autorevoli della cultura meridionale. Goffredo Fofi, al quale va il merito di avere rilanciato il gusto di Totò nell'ottica del piaceri nazional-popolari, era forzatamente lontano per malattia, ma mancavano anche Francesco Rosi e i più noti scrittori partenopei.

Si conoscono i motivi dell’assenza di Sofia Loren, però Eduardo De Filippo poteva mandare almeno un telegramma, come ha fatto, non sordo all’amicizia, Aldo Fabrizi. Questo per dire che la festa è stata meno ricca e vivace di quanto Totò avesse diritto di attendersi, visto che questa era la prima volta che la sua città aveva l'occasione di rilasciargli pubblicamente un postumo attestato di gratitudine dopo l'importante opera di rivalutazione critica compiuta altrove. Napoli infatti arriva in ritardo, rispetto ai vari cicli televisivi dedicati a Totò, al film di montaggio Totò story uscito nel '68, a quello curato nel '78 dal francese Jean-Louis Comolli col commento di Dario Fo, al convegno di Firenze e alle pubblicazioni culminate nella ricchissima monografia di Orio Caldiron edita da Gremese.

La cerimonia al «San Carlo» non ha riservato sorprese. Il pubblico ha applaudito con entusiasmo, ma la maggior parte di coloro che sono sfilati sul palco avevano poco da dire, se non ripetere, con animo sincero ma parole di circostanza, la loro ammirazione incondizionata verso un attore il quale invece richiede l’attento ripensamento culturale (d'ordine antropologico, storico e sociale) che spetta di diritto agli eroi della risata.

Introdotta da una delle solite annunciatrici che per dire due frasi hanno bisogno di leggere un foglietto, la serata ha avuto come gran cerimoniere Ugo Gregorettl. Egli ha ricordato come una nuova generazione di critici e di spettatori guardi i film di Totò con occhi diversi, freschi e divertiti, ha fatto un po' di simpatica autocritica, ha vantato le virtù del film che di lì a poco si sarebbe visto (e di quanti, sceneggiatori e registi, seppero «servire» l'arte di Totò), ha fatto i nomi del produttori, dal primo, il «leggendario lombardo» (Fermo con le mani, 1937), agli ultimi: Luigi e Aurelio De Laurentiis.

Gregoretti si è compiaciuto del progetto di alzare a Napoli una statua a Totò, come ne hanno nei loro luoghi natali Pinocchio e Goldoni, e ha invitato al microfono, dopo i produttori, gli autori del film (Brando Giordani ed Emilio Ravel) e il sindaco, alcuni compagni di lavoro di Totò e «personalità del cinema e del teatro che sono stati influenzati dall'arte di Totò». Hanno sfilato cosi, e ritirato medaglie, Sandro Continenza, Vittorio Caprioli, Furio Scarpelli, Dolores Palumbo, Steno, Nino Taranto, Mario Monicelli, Enrico Montesano, Alberto Sordi («Il grande continuatore dell'arte della commedia di cui Totò fu l’impagabile maestro») e la brava Franca Faldini, che a Totò fu accanto per quindici anni, salutata con un applauso molto affettuoso.

Dopo che l'assessore Armato ha dato la notizia che Napoli ha deciso di istituire una «fondazione Totò — ci si augura che cominci col raccogliere tutti i suol film, oltre un centinaio, alcuni del quali difficilmente rintracciabili — dal palco reale del «San Carlo» deturpato da un'antiestetica cabina cinematografica è stato proiettato Supertotò, il film che Giordani e Ravel hanno pazientemente messo insieme sforbiciando venti pellicole, e cucendo sequenze più o meno lunghe. La loro fatica è spettacolarmente approvabile, e utile come contributo a una definitiva sistemazione dell’opera di Totò, ma criticamente discutibile.

Oltre a mancare di estratti da film fondamentali come Animali pazzi e Uccellacci e uccellini, l’antologia è divisa in capitoletti («la maschera», «le donne», «l’arte di arrangiarsi», «la fame», «i ricchi», «i prepotenti», «il varietà») che all’interno d’una classificazione tematica abbastanza arbitraria danno un’immagine molto frantumata della personalità unitaria di Totò, ne pongono involontariamente in risalto la ripetitività gestuale, e non favoriscono l’analisi storica di un attore che fu grande soltanto quando potette saldare, grazie al suo genio comico, la tradizione dell’avanspettacolo con quella della farsa surreale e del teatro popolare napoletano. Dobbiamo ricordarci che Totò ebbe un sincero disprezzo per il cinema, ed era lucidamente consapevole che forse avrebbe dato il meglio di sé nel cinema muto.

Giovanni Grazzini, «Corriere della Sera», 19 marzo 1980


1980 03 19 La Stampa Supertoto intro

NAPOLI

Totò al S. Carlo. Per la prima volta da protagonista. Gli è successo tredici anni dopo la sua morte (15 aprile 1967). Questo omaggio al grande comico napoletano, patrocinato dal Comune di Napoli e dagli enti turistici cittadini, è stato realizzato in occasione della anteprima mondiale di Supertotò, un film che raccoglie il meglio del principe De Curtis più che in una antologia cinematografica, in un discorso a più temi, tutti i temi della sua straordinaria comicità: la maschera, le donne, l'arte di arrangiarsi, la fame, i ricchi, i prepotenti e infine la sua origine di attore, il varietà.

Supertotò ha fatto incassare per questa serata di onore al S. Carlo oltre dieci milioni di lire (il biglietto costava diecimila lire), una somma destinata a beneficenza. Conduttore designato per la cerimonia che ha preceduto la proiezione, il regista Ugo Gregorettì: sono stati premiati attori, produttori, registi, autori e compagni di lavoro di Totò, da Mario Monicelli ad Alberto Sordi, da Nino Taranto a Dolores Palumbo, Vittorio Caprioli, Sandro Continenza, Furio Scarpelli, ed Enrico Monte sano die si considera in qualche modo un allievo di Totò pur senza averlo conosciuto.

Il pubblico ha accolto con motto calore il film realizzato dai giornalisti televisivi Emilio Ravel e Brando Giordani (gli stessi che inventarono Odeon): alcune scene hanno riscosso applausi a scena, aperta. Ora Supertotò andrà nei circuiti di prima visione di tutta Italia. Trenta film in uno, dice il sottotitolo. E infatti Giordani e Ravel hanno lavorato otto mesi al montaggio delle scene più significative di pellicole come, tanto per citare qualche esempio, Miseria e nobiltà, L'oro di Napoli, Napoli milionaria, Totò le Moko, Totò sceicco, Guardie e ladri.

r. s., «La Stampa», 19 marzo 1980


1980 03 19 L Unita Toto Supertoto intro

NAPOLI

In un vecchio palco del S. Carlo sedeva, l‘altra sera, Antonio De Curtis, principe e marchese, il volto ovale accessoriato dal Monocolo, il busto sgraziato avvolto in un rigido frak, calzoni leggermente «a salta fossi», guanti e bastone. Quando il sipario si alzò e le luci in sala si affievolirono, apparve alla ribalta una ragazza bionda tutta impiumettata, più formato festival di San Remo che teatro Ambra Jovinelli, un enorme lenzuolo bianco davanti agli occhi su cui lesse: «La ditta De Laurentiis e soci ha il piacere di presentare in prima mondiate Supertotò, un film di Brando Giordani ed Emilio Ravel. Un omaggio a Totò».

«A chili??!!», si sentì esclamare all'improvviso dal palco che ospitava il marchese, il quale aggiunse subito dopo: «Guardiamoci in faccia... siamo uomini o caporali?» Il marchese, in arte Totò, era sbottato, preoccupato com’era di un nuovo sfregio ad opera di quei fetenti di «caporali» alla sua maschera. I caporali, ossia, come lui sosteneva, tutti quelli che si vestono di autorità senza merito alcuno, lo avevano tartassato da vivo, giudicandolo un guitto o giù di li, e poi, a funerali avvenuti, avevano cominciato a versare lacrime di coccodrillo e ad accendere candele sulla sua tomba.

Consacrato, sezionato, offerto sulle piazze, nelle salette di periferia e in confezione spray dalle televisioni statali e parastatali, Totò s’era precipitato al San Carlo, volendo mettere un po’ d’ordine nelle sue cose.

«Perbacco!», pare abbia esclamato alla fine della serata, rimanendo tutto sommato soddisfatto delle accoglienze ricevute nella sua città natale e del trattamento riservatogli da quei due, Giordani e Ravel abituati ad occuparsi in televisione di «tutto quanto fa spettacolo» ed ora improvvisati miscelatori di tante fatiche di Totò super.

«Trenta film in uno». recita il sottotitolo della pellicola che uscirà prima di Pasqua in quasi tutte le città italiane. Diviso in capitoletti (La maschera, Le donne, L'arte dio arrangiarsi, La fame, I ricchi, Il varietà, I prepotenti), il film offre nella prima parte uno scoppiettio di flash, di sketch, di battute che caratterizzarono la maschera e la marionetta fin dagli anni dell'avanspettacolo. Nella seconda parte, invece, i brani si diluiscono nel tempo, quasi a voler rendere omaggio all'attore completo, che drammaticamente viene fuori nell’episodio del «Pazzariello», suggello all'Oro di Napoli di De Sica.

Il Totò surreale del S. Giovanni decollalo di Amleto Palermi e soprattutto di Animali pazzi, film di Carlo Ludovico Bragaglia, tratto da un soggetto di Achille Campanile, cede via via il passo a quello della commedia di Eduardo Scarpetta (Miseria e nobiltà, realizzato da Mario Mattòli), dove la fame atavica di Felice Sciosciammocca trova il suo appagamento nella celeberrima scena del pranzo imbandito come per incanto con Totò, Enzo Turco, Dolores Palumbo e una giovanissima Valeria Moriconi che fanno a gara nel riempirsi le tasche di spaghetti fumanti. Qua e là il collage di Giordani e Ravel si condisce di intermezzi di avanspettacolo: lo sketch dell'onorevole in treno, ripreso da Steno per Totò a colori da una vecchia rivista di Michele Galdieri, in cui Totò, equivocando a suo piacimento sul fatto che l'onorevole (Mario Castellani) fa di cognome Trombetta mentre la sorella di costui ha sposato un Bocca, arriva a dire ad un certo punto: «Ho capito... sua sorella si mette in bocca la trombetta di quel trombone di suo cognato e suo cognato ha in bocca la trombetta di quel trombone di sua sorella...». Totò a ruota libera, in un miracolo d'arte che non disdegnava volgarità e qualunquismo, connotati essenziali di un'italietta prima fascista e poi democristiana.

Omaggio a Totò dunque. In una Napoli che sta vivendo ormai da mesi una « rinascenza catturate» che ha stupito i più (ricordiamo soltanto la mostra sul 700 napoletano, tuttora in corso, i concerti sinfonici dell'estate, organizzati dal Comune, all’interno del Maschio Angioino, a cui hanno preso parte migliaia e migliaia di giovani, un pullulare di nuovi piccoli spazi teatrali), non poteva dunque mancare questo «debito di riconoscenza», cosi lo ha chiamato il sindaco Valenzi, verso Totó. Già qui si parla dì una cineteca, a di qualche altra iniziativa da definire meglio, per conservare tutta la produzione di Totò (che, va sottolineato, sta andando a pezzi), di un premio e finanche di un monumento.

«Basta che non lo imbalsamiamo, e lo facciamo invece vivere con i suoi film». ha detto Alberto Sordi, compagno in un solo film di Totò (Totò e i re di Roma), premiato con altri attori e uomini di cinema (lo sceneggiatore Sandro Continenza, Vittorio Caprioli, Aldo Fabrizi, Furio Scarpelli, Dolores Palumbo, Steno, Nino Taranto, Mario Monicelli, Enrico Montesano, Franca Faldini e Goffredo Fofi, con gran «cerimoniere» Ugo Gregoretti),

E sentendo queste parole, il marchese De Curtis, in arte Totò, salutò tutti e andò via, una volta tanto, contento per te feste ricevute.

Gianni Cerasuolo, «L'Unità», 19 marzo 1980


1980 03 23 L Unita Toto Supertoto intro

Franca Faldini, che fu la sua compagna, parla di un personaggio straordinario- l'incontro di Ninetto Davoli e di Pier Paolo Pasolini con il marchese de Curtis- Giovanni Grazzini e certi atteggiamenti della critica

Napoli

Seduta nella hall di uno degli alberghi più chic di via Caracciolo, Franca Faldini attende che giunga la sera per stare, ancora una volta, insieme con Totò. Alle 21, al teatro San Carlo, danno in prima Supertotò, un film dei film dell'attore organizzato da Brando Giordani ed Emilio Ravel. Quando lei è il marchese de Curtis arrivavano a Napoli, erano costretti a barricarsi nella camera d'albergo, lo stesso che oggi ospita la signora e che ha Totò, però, non andava a genio perché, e gli diceva «pare quasi il cimitero degli elefanti tanto è intristito, se sono fortunato ci incontro Ibn saud, con seguito l'harem, che puzzano quasi quanto un basso del pallonetto a Santa Lucia», non dandosi pace dei cambiamenti della sua città, dove «persino gli scugnizzi... sono diventati viziosi».

Tutti e due, allora, aspettavano la notte per fare un giro della città: di giorno, Totò non poteva fare un passo, lo riconoscevano, gli si facevano intorno e qualcuno lo invitava a bere un caffè al bar più vicino. Un abbraccio che Napoli non allentò quel giorno di aprile del 1967, quando Totò decise di andarsene per sempre e nella chiesa del Carmine ricevette un lungo, inatteso applauso. Della morte, Totò aveva davvero una concezione immortale (che espresse, in parte, nei versi di ‘A livella). Racconta la Faldini che quando si recavano al cimitero, lui si convinceva che quelli sotto terra continuavano la loro vita: «qui c'è da nonna che bada al nipotino, là c'è la mamma che sta con i suoi figli...».

Nessun culto invece, come ricorda Franca Faldini, per la professione. «In casa non avevamo nemmeno un ritaglio di giornale che parlasse di Totò, nessuna fotografia di qualche film». Tra Antonio de Curtis e Totò c'era soltanto un rapporto di lavoro particolare. Lui, infatti, sosteneva che Antonio de Curtis era il magnaccia di Totò, che Totò, insomma, faticava e si spremeva comune di limone per mantenere l'altro, il marchese Antonio de Curtis. Non è che il «magnaccia» avesse molto fiducia dell'altro e viceversa. Antonio pensava che quello che stava girando fosse l'ultimo film di Totò, che presto si sarebbero dimenticati di lui, che i critici del cinema «che non sanno fare il loro mestiere» gli avrebbero dato addosso ancora una volta: per questo, era meglio arraffare quello che gli veniva offerto, sebbene in molte occasioni rimanessi amareggiato ad esclama: «O non valgo niente, oppure devo morire per essere preso in considerazione». Intanto, al cinema andava di rado quasi mai a vedere i film di Totò, preferiva i gialli. Del resto, sui giornali leggeva con attenzione soprattutto da cronaca nera e si appassionava a dare una spiegazione tutta sua di fatti delittuosi, più forte tentando di mettersi in contatto con qualche amico della squadra mobile per saperne di più e, magari, tentando di dare egli stesso la soluzione.

Tuttavia, in Francia gli capitò di vedere “Totò sceicco”. Quando sentì quello che era diventata in lingua francese la battuta «Vide ‘o mare quant'è bello» sulle note della celebre canzone napoletana (battuta che Totò pronunciava in risposta al l'invocazione del suo nome, «Omar, Omar» da parte di una donna), si tappò le orecchie e scappò via, convinto che la sua maschera (secondo quanto lui stesso andava dicendo, Totò era nato in un collegio napoletano perché è un cazzotto di un precettore gli aveva semiparalizzato la mascella), potesse esprimere molto di più di qualsiasi battuta, aveva chiesto più volte a produttori e registi di fargli girare un film muto. «Tu sei pazzo», gli risposero, per ovvi motivi di cassetta.

Totò dunque rimaneva a lavorare sul set, come sempre. Dentro casa, Antonio de Curtis era un'altra cosa: abbastanza pigro e abitudinario, amante della buona musica, geloso e all'antica in fatto di donne (che avessero però carattere) «qualunquista di sinistra», come egli stesso si definiva, affermando l'assoluta apoliticità dell'attore che non può far dispiacere una parte del pubblico, abbastanza schivo nel frequentare personaggi dell'ambiente cinematografico. I soli argomenti che lo stimolassero a parlare di lavoro era nel teatro e l'avanspettacolo. cioè, di quegli anni che, prima del successo, furono per lui di fame nera, la stessa che aveva provato al rione Sanità, a Napoli, dove era nato, figlio di Anna Clemente, nubile.

Raccontava spesso, ad esempio, ricordando la tristezza che c'era dietro il sipario, un episodio accadutogli a Montecatini, dove dovette capitare per qualche scalcagnata tournée. «Nella sala del teatrino non c'era mai nessuno a vedere lo spettacolo. Allora mi misi d'accordo con il proprietario della locanda dove la compagnia era alloggiata. Lui veniva allo spettacolo e, quando si era portato dietro un po' di gente, quel brav'uomo cominciava a fare tosse e a sbattere i piedi, tanto per farci capire che finalmente un po' di pubblico era arrivato».

«Chissà se ce la farò», disse quando Pier Paolo Pasolini gli offrì di fare “Uccellacci uccellini”. La malattia agli occhi che lo aveva reso ormai (era il 1966) quasi cieco. Tuttavia, la sua preoccupazione maggiore non era quella dell'infermità, ma piuttosto la soggezione che gli metteva il regista, di cui era rimasto quasi affascinato soprattutto per il suo modo aperto e diretto di accostare la gente punto dicono che Pasolini provasse da stessa sensazione di rispetto. Certo è che Totò cominciò a lavorare con lui come un attore ai primi passi, rammaricandosi poi di quell'incontro troppo tardivo. Totò aveva aspettato che Luchino Visconti ti facesse un cenno per una «Storia di Antonio Petito», che pare il regista volesse realizzare. Aveva sperato che Federico Fellini si ricordasse di lui. Ma lui e Fellini si sono visti soltanto di sfuggita, in occasione di un drink in casa di amici, dice ancora Franca Faldini.

Ed Eduardo? Totò Lo stimava ed ammirava tanto ma aveva saputo che al «grande vecchio», affezionato ad Antonio de Curtis, non era granché piaciuta la sua interpretazione di “Napoli milionaria”, nella versione cinematografica (1949) dello stesso De Filippo. Con Pasolini, invece, Totò smentiva quanti, critici e registi, hanno sostenuto (ed è chiaro che riferimento della Faldini è a Fellini) che era praticamente impossibile dirigere Totò, l'attore. La profezia di Totò si è avverata («devo morire per essere apprezzato»), ma Franca Faldini giudica che gli atti di contrizione postumi hanno molto spesso il valore speculativo. Ben vengano, comunque, visto che nuove generazioni hanno conosciuto, capito e applaudito Totò. Forse per la carica dissacratoria e plebea di quella faccia da aristocratico che si portava dietro dal rione Sanità.

Gianni Cerasuolo, «L'Unità», 23 marzo 1980


1980 03 25 La Stampa Supertoto intro11

SuperTotò, film antologico sul comico napoletano raccolto da Brando Giordani ed Emilio Ravel. Bianco nero e colori Italia. Cine Augustus.

Omaggio a Totò. Brandelli di film raccolti In antologia, ovvero spezzatino cinematografico. Sarti di questa variopinta arlecchinata sono Brando Giordani ed Emilio Ravel, i quali, innestandosi nel gonfio fiume della totomania nata il giorno dopo la morte del comico napoletano e tuttora rigogliosa, hanno assemblato spezzoni (a volte pochi fotogrammi) di una ventina di pellicole da S. Giovanni decollato a L'oro di Napoli.

Il risultato non è una lettura critica della maschera, dei suoi meccanismi comici elementari ed efficacissimi, ma piuttosto un repertorio affettuoso e agiografico di gag e sketch «classici». SuperTotò non ci spiega nulla, non cerca di farci capire qualcosa di più sull'attore, trascura molti suoi film anche importanti come Dov'è la libertà di Rossellini, Uccellacci uccellini di Pasolini. E' soltanto un'ulteriore tappa (esistono già altre due antologie, una italiana del '68 e una del francese Jean-Louis Comolll) nella discussa beatificazione di Totò che ancora oggi spacca in due la critica.

I «Totologi-Totofili», di formazione post-sessantottesca, sulle barricate della monumentalizzazione a oltranza, e i «Toto-neutralisti» che distinguono, eccepiscono, separano il Totò buono, impegnato, dal Totò cattivo, sciammannato, qualunquista, improvvisatore arruffone Totò di destra, Totò di sinistra, borghese o sottoproletario, progressista o reazionario? Chissà? Forse tutte le cose insieme.

Un fatto è certo: il suo personaggio non conosceva le pieghe dell'ambiguità, la sua espressività era diretta, la forza comunicativa travolgente e senza mediazioni di tipo intellettuale. Vendeva risate e le vendeva onestamente, generosamente, con effetti sempre liberatori. Questo la gente lo capi allora e lo avverte ancora oggi. Senza preoccuparsi delle «guerriglie» critiche migliaia di persone, almeno in questi primi giorni di proiezione, hanno risposto all'appuntamento con il grande Totò. Come si poteva mancare: intorno ci sono cosi poche occasioni per ridere.

r. s., «La Stampa», 25 marzo 1980


1980 03 25 La Stampa Supertoto intro

SUPERTOTO', selezione, a cura di Brando Giordani e Emilio Ravel, dai film con Totò. Italia, "bianco e nero e a colori (Cinema Augustus).

Dalla novantina di film interpretati da Totò nel periodo dal 1936 al 1967 ne sono stati scelti venti per selezionarvi le sequenze più esilaranti o i frammenti più significativi. Il risultato è un collage suddiviso in vari capitoli dei quali ecco i titoletti: La maschera, Le donne, L'arte di arrangiarsi, La fame, I ricchi, I prepotenti, Il varietà. Gli anni di produzione dei film vanno dal 1940 (San Giovanni Decollato, di Amleto Palermi) al 1962 (Lo smemorato di Collegno di Sergio Corbucci). Supertotò mostra con evidenza i suoi limiti, non al di là d'una scelta operata soltanto per far ridere.

Non è poco, tanto più che lo scopo è pienamente raggiunto, sebbene nel «materiale» riproposto dal collage abbondino i pezzi di pellicole abitualmente date e ridate dalla tv di Stato e da quelle private. Ma Totò è un attore che si vede e rivede senza noia; se un rammarico esiste è per ritrovare qui monchi certi sketches famosi: quello del «Vagone letto», per esempio, interrotto sulla scena di Totò che butta dal finestrino del treno le valigie dell'onorevole Trombetta ed è privo di tutta la parte love agisce Isa Barzizza. Tuttavia, pur così spezzettata e per talune «citazioni» addirittura elegrafica, l'antologia riporta sullo schermo molti brani tipici scelti da Brando Giordani e Emilio Ravel con occhio acuto e con particolare riferimento alla produzione degli Anni 50. I film che hanno fornito gli estratti sono infatti, oltre ai due già citati, Totò cerca moglie, Totò sceicco, Tototarzan e 47 morto che parla del 1950; Guardie e ladri del 1951; Totò e le donne e Totò a colori del 1952; Il più conico spettacolo del mondo del 1953; l'episodio «Il pazzariello» da L'oro di Napoli e Miseria e nobiltà del 1954; La banda degli onesti e Totò, Peppino e la... malafemmina del 1956; Totò nella Luna e II mostro della domenica del 1958. Fuori dal decennio che segnò il culmine dell'intensa attività cinematografica di Totò restano: L'allegro fantasma del 1941; Fifa e arena del 1948; Totò le Mokò e Napoli milionaria del 1949, che però non sono i film che hanno offerto i brani più eloquenti.

E' possibile, se SuperTotò avrà un seguito, vedere in questo seguito molto di ciò che nel collage odierno è stato omesso, magari per la mancata concessione dei diritti di riproduzione. Sé ci sarà un bis ci auguriamo di trovarvi il «pezzo» del professore di scasso dai Soliti ignoti, le splendide pagine pasoliniane di Uccellacci e uccellini, e magari qualcos'altro dei film della serie Totò, Peppino e... nei quali l'apporto faceto dell'indimenticabile Titina De Filippo era importante. Tra le pagine più ricordabili della selezione odierna, sono quelle con Totò «pazzariello», ammirevole non solo come tale ma anche qual personaggio marottiano filtrato dalla regia di De Sica (nella figura della moglie è esemplare Inanella Carrel, che fu la mamma del piccolo Bruno in Ladri di biciclette); le altre di Guardie e ladri, in cui sotto la guida di Monicelli e Steno l'accoppiata Totò-Fabrizi funziona a meraviglia; e ancora l'irresistibile sequenza del pranzo in Miseria e nobiltà (di Mattòli, da Scarpetta) dove anche si ammira una Sophia Loren ventenne per la quale Totò, finto nobile, si esibisce con effervescenza strepitosa. Non meno stupendo è il burattinesco inserto di Totò snodato, che fa una specie di Pinocchio adulto; e così nota da non aver bisogno di illustrazione la macchietta celeberrima di Totò direttore d'orchestra, amenissimo nel trasferire sullo schermo, ampliandolo, quello che era il finale dei suoi spettacoli di rivista, con il pubblico elettrizzato dal grande comico che attraversava più volte il palcoscenico, ripeteva passerelle e passerelle al ritmo dei bersaglieri e tutta la compagnia era lanciata in corsa dietro di lui, in una sfilata entusiasmante.

a. vald., « Stampa Sera», 25 marzo 1980


1980 03 25 La Stampa Supertoto intro2

Il successo del film di montaggio su Totò coincide con l'uscita di altri due tra i non pochi libri dedicati alla sua arte d'interprete. Con accenti diversi e con intenti nuovi si percorrono itinerari ormai noti ai cosiddetti totologhi (ma non siamo tutti un po' totologhi, noi che abbiamo riso per l'uomo di mondo che aveva fatto il militare a Cuneo e che di conseguenza divideva l'umanità in uomini o caporali?). Si dibatte sulle possibilità che il cinema ha dato o altresì negato al grande attore, si esamina la sua impopolare popolarità, si rimpiange che un regista di genio non gli abbia affidato un film davvero personale.

Ma, con la sua vocina sottile che non stona mai, ecco intervenire Fellini: «Si perde di vista che Totò è un fatto naturale, un gatto, un pipistrello, qualcosa di compiuto in se stesso, che è come è, che non puoi cambiare, tutt'al più, puoi fotografarlo. E' uno di quei prodotti secretivi che vanno tramandati come sono, stando bene attenti a non alterarli. Nel Viaggio di G. Mastrona avevo pensato a Totò, ma così come era. C'era un ricordo di Totò e Totò appariva. Non mi sono mai venute in mente storie che richiedessero la presenza di Totò, perché Totò non aveva bisogno di storie.. Che valore poteva avere una storia per un personaggio così, che le storie ce le aveva già tutte scritte sulla faccia?».

E ancora, incalza Mario Soldati, confondendo il tifo per il cinema con il tifo per il football: «Totò è migliorato perché alla smaccata e dilatata mimica che richiedeva la dilatata partecipazione acrobatica di tutto il suo corpo, che forse era soltanto l'effetto della giovinezza, della sua intima esuberanza e vitalità, oggi è stato costretto a sostituire una recitazione più paziente e più precisa, più musicale e più raffinata: un gioco da fermo; un po' come i grandi "footballers" sul finire della loro carriera, Cevenini III, Cesarini o Gren, quando facevano miracoli nello spazio d'un metro quadrato».

La prospettiva comune alle ultime riflessioni su Totò sembra fissarsi nel libro di Orio Caldiron su alcuni punti: superiore al livello dei film girati, attento a non gelare la propria spontaneità alla fiamma d'un grande regista, generoso e paziente con i colleghi, fissato nella mania esclusiva per l'araldica (il tribunale gli aveva riconosciuto il diritto a chiamarsi Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, altezza imperiale e conte palatino, discendente dall'imperatore Costantino). -

Si direbbe attenuata la voga degli Anni Settanta che vedeva nel Totò più facilone, quello che girava una pellicola in tre settimane e ripeteva con suprema indifferenza gli sketch da un titolo all'altro, il protagonista d'una plebea rivolta del gusto. Rispondere al complice che gli sussurrava «Io ho un piano», «Io ho due violini e una zampogna» non significa certo rompere con la tradizione accademica. Significa praticare a livello eccelso quell'umanissima arte d'arrangiarsi che nel rione Sanità, dove il futuro principe aveva visto la luce, costituiva una quotidiana lezione di vita. Piuttosto che in cinema, a giudicare anche dagl'irresistibili sketch d'avanspettacolo e di rivista raccolti da Goffredo Fofi, Totò fu malignamente originale in teatro.

Non amava né il carattere né il personaggio, perfezionava costantemente la propria maschera dove tutto — dalle mani ai piedi, dagli occhi di rondone al libertario pomo d'Adamo — concorreva a creare una prodigiosa marionetta capace delle più impensate bizzarrie. Il tight stretto, i calzoni a tubo e i calzini colorati ne fissavano vistosamente la prima immagine; poi la genialità nell'improvvisare e la crudeltà nel parodiare trasportavano lo spettatore in un'altra dimensione. L'unica — testimoniata in cinema dalla mimica di Pinocchio e dalla direzione della banda in Totò a colori — che gli consentiva di collegarsi non tanto con i principi di Costantinopoli o gli esarchi di Ravenna quanto con il povero Pulcinella.

Piero Perona, « Stampa Sera», 25 marzo 1980


Orio Caldiron, «Totò», 277 pagine con molte illustrazioni, Gremese editore (Collana Le Stelle Filanti), lire 12.500.

A Cura Di Goffredo Fofi, «Quisquiglie e pinzillacchere», 224 pagine, Savelli Editore (Cultura politica - Umorismo), lire 4000.


1980 04 13 Corriere della Sera Supertoto intro

SUPERTOTO' di Brando Giordani ed Emilio Ravel. Film di montaggio. Italia, 1980

Terzo film di montaggio dedicato al nostro massimo attore comico dopo Totò story (1968) Totò, une anthologie, realizzato nel 1978 dal francese Jean-Louis Comolli con commento di Darlo Fo. Che si distingue dagli altri per il tentativo di raggruppare le mille occasioni di ilarità offerte dall'«angelo folle», come ebbe a chiamarlo Felllni, in numerosi capitoletti.

Questa di condensare sotto un titolo-etichetta i modi ed i temi in cui si espresse la personalità di quel guitto di genio «la maschera», «le donne», «l'arte d’arrangiarsi», ecc. è un'ipotesi critica rispettabile ma non soddisfacente. Il fenomeno Totò, uno del più interessanti dello spettacolo italiano e uno del più difficili ad analizzare, si presta poco, infatti, alle classificazioni che, per sistematizzarlo, lo frantumano. Totò è scindibile soltanto per ragioni di comodo didascalico. Nella sostanza egli è un tutto organico un attore d’avanspettacolo che il cinema dissipò, ma che fu grande quando potette saldare la tradizione della rivista con quella della farsa surreale e del teatro popolare napoletano. Chi lo comprese appieno fu Pasolini, il quale in Uccellarci e uccellini, un film purtroppo escluso da questa antologia, per ragioni indipendenti dalla volontà degli autori, ne afferrò l’assurdo poetico e il dolore atavico. Quasi tutti gli altri sceneggiatoli e registi lo utilizzarono come macchina da risate, come un Pulcinella da caserma, un burattino di gomma che alla buffezza delle smorfie aggiungeva la scemenza delle battute.

Attore di grandissimo istinto, Totò nacque troppo tardi ed è morto troppo presto. Sarebbe divenuto uno dei protagonisti indiscussi del cinema universale se avesse operato negli anni del muto. Sarebbe forse stato un interprete eccezionale se fosse vissuto abbastanza da incontrare qualche regista che puntasse tutto sulla sua immagine mobilissima, sulla sua sovrana sapienza di esprimere qualsiasi sentimento e il retroterra storico e sociale coi movimenti del corpo. Servito, il più delle volte, da produttori rapaci e autori dozzinali (arrivò ad interpretare sette film in un anno), Totò va oggi gustato cum grano salis. Anziché cadere nell'ammirazione incondizionata del suoi frizzi e del suoi lazzi, cui vorrebbero spingerci quanti vi leggono un inno alla libertà un massacro delle istituzioni borghesi e la schizofrenia del povero cristo famelico — chiave applicabile anche a tanti altri comici — occorre domandarsi con Mario Monicelli se non sia stato un doppio errore portare Totò dalle parti di Eduardo per renderlo «più umano», e respingerlo tanto spesso a macchietta napoletana per militari in libera uscita. Forse ciò che soprattutto resta di Totò è la rivolta contro la convenzione gestuale, la geometria euclidea e la sua logica rispettabile, quel disarticolare la realtà che è propria del clown metafisico. Felllni aveva ragione quando diceva che di fronte a Totò si era colpiti della stessa meraviglia che prova un bambino di fronte a un animale fantastico come la giraffa o il pellicano. Benché inflazionato da decenni di cinema di serie B e C, questo stupore conserva ancora oggi la sua carica.

Il film di Giordani e Ravel può essere perciò visto con frutto. Esso comprende brani da L'oro di Napoli, Miseria e nobiltà, Totò e le donne, Guardie e ladri, Totò a colori, Napoli milionaria, Il più comico spettacolo del mondo, Totò nella luna, Fifa e arena, Lo smemorato di Collegno, Totò cerca moglie, Totò sceicco, La banda degli onesti, Totò Peppino e la malafemmena, San Giovanni decollato, 47 morto che parla, Totòtarzan, Totò le Mokò, L'allegro fantasma, Il mostro della domenica. Quanto basta perché lo spettatore di gusti semplici si abbandoni alla risata, lo storico del cinema italiano torni a considerare la povertà stilistica di tanti film degli anni Cinquanta e Sessanta, gli anziani siano presi da attacchi di nostalgia rivedendo giovanissimi molti attori popolari, e il talento naturale di Totò esploda in sequenze impagabili. Dove la girandola del «non sense» irrompe cosi spesso nell’universo realistico, e sublima in parossismo formale gli stenti del misero in guerra con la vita.

Giovanni Grazzini, «Corriere della Sera», 13 aprile 1980


La censura

1980 Supertoto intro

La Commissione di revisione Cinematografica esprime all’unanimità parere favorevole per la proiezione del film in pubblico senza limiti di età e per l’esportazione.

1980 Supertoto 1Documenti censura del film SuperTotò, 1980 - Fascicolo - Direzione Generale Cinema

1980 Supertoto 2Documenti censura del film SuperTotò, 1980 - Presentazione - Direzione Generale Cinema


I documenti


© Archivio Famiglia Clemente


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Nel periodo della massima rivalutazione critica di Totò (per anni bistrattato dalle "penne" più colte), i registi RAI Giordani e Ravel confezionarono questa antologia delle sequenze più memorabili "pescate" nei film del principe De Curtis, suddividendo questa antologia in capitoli (ad esempio Le donne o L'arte di arrangiarsi). Operazione meritoria e riuscita anche perchè, sia pure artificiosamente, elimina i tempi morti dei lungometraggi mostrandoci solo il meglio del grande artista.
    I gusti di Galbo (Commedia - Drammatico)

  • Altro film di montaggio dedicato all'intramontabile Totò, rispetto a Totò Story ha un montaggio più elaborato e simpatico, nonchè spezzoni più brevi che velocizzano il ritmo. Diviso in "temi" in modo da raccontare tutte le facce del grande attore, l'ho trovato un omaggio sentito e meno raffazzonato del precedente. Non raggiunge i livelli di alcuni film interi ma è comunque buono.
    I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

  • Si tratta di un film di montaggio (uno dei più recenti) che riassume la carriera di Totò. Rispetto altre opere del genere come Totò Story e W Totò!, questo appare più completo, recuperando scene da quasi tutti i 97 film del grande attore napoletano. La selezione dei film e delle immagini appare azzeccata e il film, abbastanza lungo, non stanca e scorre bene. Un bell'omaggio all'indimenticato interprete di pagine memorabili del nostro cinema.
    I gusti di Smoker85 (Commedia - Drammatico - Fantastico)


Sigla iniziale del film.




Riferimenti e bibliografie:

I film di montaggio

Tutto il mondo ride (1952)

TUTTO IL MONDO RIDE (1952) Titolo originale Tutto il mondo ride Paese di produzione: Italia - Anno 1952 - Durata 100 min. - Colore: B/N - Audio sonoro/muto - Genere: comico, film di montaggio, documentarioRegia Ignazio Ferronetti - Sceneggiatura Ignazio…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 3553
Tutto il mondo ride (1952)

10 anni della nostra vita (1953)

10 ANNI DELLA NOSTRA VITA (1953) Titolo originale 10 anni della nostra vita Paese Italia - Anno 1953 - Produzione: Gianni Hecht per la Documento Film - Durata 93' La pellicola di Romolo Marcellini nata da un'idea di Giuseppe Sala elaborata da Vinicio…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 2688
10 anni della nostra vita (1953)

Carosello del varietà (1954)

CAROSELLO DEL VARIETÀ (1954) Titolo originale Carosello del varietà Paese Italia - Anno 1954 - Produzione: Bo-Qui Film, Roma - Durata 90' Nel film vengono riproposti "sketches" di riviste e numeri di "cafe' chantant" con l'intento di proporre una sommaria…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 3553
Carosello del varietà (1954)

L'italiano ha 50 anni (1962)

L'ITALIANO HA 50 ANNI (1962) Titolo originale: L'italiano ha 50 anniPAESE: Italia 1962 - DURATA: 98 MinGENERE: Documentario - REGIA: Francamaria Trapani - SCENEGGIATURA: Franco Rispoli - ATTORI: Giorgio Albertazzi - FOTOGRAFIA: Giorgio Orsini - MONTAGGIO:…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 2519
L'italiano ha 50 anni (1962)

Risate all'italiana (1964)

RISATE ALL'ITALIANA (1964) Titolo originale Risate all'italianaPaese di produzione Italia - Anno 1964 - Durata 92 min - Colore B/N - Audio sonoro - Genere Commedia, film di montaggio - Regia Camillo Mastrocinque, registi vari - Sceneggiatura sceneggiatori…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 4293
Risate all'italiana (1964)

Totò story (1968)

TOTÒ STORY (1968) Titolo originale Totò storyPaese di produzione Italia - Anno 1968 - Durata 102' - Colore B/N - Audio sonoro - Genere commedia, film di montaggio - Regia Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque - Soggetto Age & Scarpelli, Vittorio Metz, Marcello…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 5332
Totò story (1968)

Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca (1975)

UN SORRISO, UNO SCHIAFFO, UN BACIO IN BOCCA (1975) Titolo originale Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in boccaAnno 1975 - Durata 97' - Colore - Audio sonoro - Genere antologia, film di montaggio - Regia Mario Morra - Soggetto Enrico Lucherini - Sceneggiatura…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 3573
Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca (1975)

Kolossal - I magnifici macisti (1977)

KOLOSSAL - I MAGNIFICI MACISTI (1977) Titolo originale Kolossal - I magnifici macisti Produzione: Euro International Film - Durata 90'La regia è di Antonio Avati mentre la scelta delle sequenze è di Enrico Lucherini, dal titolo si intuisce qual'è il filo…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 4431
Kolossal - I magnifici macisti (1977)

Totò, une anthologie (1978)

TOTÒ, UNE ANTHOLOGIE (1978) Titolo originale Totò, une antologie - Anthologie de Totò Lingua originale Italiano - Paese di produzione Italia, Francia - Anno 1978 - Durata 112' - B/N, colore - Audio sonoro - Genere commedia, documentario, film di montaggio -…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 4473
Totò, une anthologie (1978)

Totò, Peppino e... ho detto tutto (2001)

TOTÒ, PEPPINO E... HO DETTO TUTTO (2005) Titolo originale Totò, Peppino e... (ho detto tutto) Opera composta da un video e il libro «Fratelli d'Italia» edito da Einaudi.Paese di produzione Italia - Anno 2001 - Durata 90' - B/N - Audio sonoro - Genere…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 6771
Totò, Peppino e... ho detto tutto (2001)

Antologia di Totò (2005)

ANTOLOGIA DI TOTÒ (2005) Titolo originale Antologia di Totò Paese di produzione Italia - Anno 2005 - Durata 90' - B/N - Audio sonoro - Genere Commedia, film di montaggio - Regia di Giuseppe Guerra Interpreti e personaggiTotò, Peppino De Filippo, Titina De…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 3444
Antologia di Totò (2005)