Wanda Osiris, per trent'anni è stata l'«amante degli italiani»

Il ritorno a teatro della leggendaria Wandissima

Per trent anni e stata l amante


Il mito della Wandissima torna a brillare sul palcoscenico italiano. A 67 anni, la soubrette più celebre del nostro varietà rompe il silenzio e si prepara a un nuovo debutto teatrale accanto a un moderno Nerone, rievocando i fasti di un'epoca indimenticabile fatta di scale, paillettes e un ineguagliabile fascino da diva.


Dalla reggia ai trionfi del varietà. A 67 anni la soubrette più famosa del nostro tempo torna a recitare - Tredicesima figlia di un palafreniere del re incontrò il successo cantando e scendendo scale sempre più alte - Ora apparirà in teatro accanto a un moderno Nerone

Torna Wanda Osiris, la donna che, scendendo dalle scale nel luccichio delle paillette, mentre i boys s’inchinavano davanti a lei come a una regina, ha fatto sognare gli italiani per più di trent'anni. Torna in teatro sempre su quelle scale che fanno parte del suo mito. Wanda Osiris, la Wandissima come la chiamavano i suoi fedeli quando l'invocavano al piedi della passerella, era lontana dalle scene da nove anni. Sera vista qualche volta in platea; ad applaudire, per esempio Josephine Baker, un'altra intramontabile; Alberto Sordi l’aveva voluta per una rappresentazione ironica di se stessa nel film Polvere di stelle, e lei aveva accettato con molto spirito. In realtà, viveva appartata e sola nella sua casa milanese.

Wanda Osiris durante il servizio fotografico del gennaio 1974

Ed ecco, inaspettata, la notizia; Wanda Osiris ritorna in teatro. Perché? Dice la Wandissima: «In questi anni non mi sono mancate le offerte. Mi avrebbero voluto al cabaret e al cinema e anche in teatro. Ma, francamente, non c'era nulla che mi soddisfacesse, un’occasione, che potesse giustificare il mio ritorno sulle scene. E me ne sono restata in disparte. Ma quando, giorni fa, sono venuti quelli del Teatro Stabile di Torino e mi hanno detto quello che avrei dovuto fare in un loro nuovo teatro, ho risposto di si». La commedia Nerone è morto? è dell’ungherese Miklos Hubay; originalmente era un radiodramma; poi il regista Aldo Trionfo ha trasformato tutto in uno spettacolo teatrale.

«Ma che cosa ci può fare Wanda Osiris, soubrette insorpassabile, in una commedia che parla di Nerone? Risponde Nuccio Messina, uno dei direttori del Teatro Stabile: «Nerone, quello della storia, credeva di essere un grande artista. Il nostro Nerone, che è dei giorni d'oggi, sogna anche lui e s'identifica con un mito. Le ragazzine degli anni Settanta s’identificano. poniamo con Mina. Il nostro Nerone sogna di essere la Wandissima e questi suoi sogni proibiti, alla maniera di Danny Kaye, si materializzano quattro volte durante lo spettacolo. Due volte all'interno detrazione e due volte nei finali. E Wanda Osiris sarà la Wanda Osiris classica, con le scale, le canzoni, le paillette, i boys».

Dice Wanda Osiris; «I finali saranno due finali delle mie riviste, con l’eleganza e lo sfarzo di un tempo». La Wandissima deve ancora scegliere le quattro canzoni, ma due saranno certamente Sentmental (la sua sigla) e Fontana di Trevi. Nerone è morto? andrà in scena il 2 marzo a Vercelli, il giorno dopo ad Asti; il 5 debutterà all’Argentina di Roma; in aprile sarà a Torino.

Ritratto della diva Wanda Osiris, gennaio 1974

Conclude Messina: «Nerone per immaginarsi la cosa più bella che possa esserci nel mito dello spettacolo sogna Wanda Osiris. La sua presenza vuole essere quasi un documentario di quello che è stata. E i due finali degli atti sono l’apoteosi della diva, come lo sono sempre stati, quando Wanda scendeva le scale, buttava i fiori e il pubblico andava in delirio».

Ma che cosa é il mito della Osiris che ha attraversato — con i suoi spettacoli, con il suo personaggio — un lungo periodo della storia italiana, dagli anni Trenta agli anni Cinquanta?

La Osiris ha cominciato quando il fascismo aveva già consolidato la dittatura, e si annunciava l'epoca di Starace e dell'avventura imperialista. Il mondo frivolo delle operette ha gli ultimi sussulti, il cinema ha cominciato a parlare e un giovanotto esile di nome Vittorio De Sica canta Parlami d'amore Manu. Alla radio stanno per arrivare I Quattro moschettieri; la donna, dopo il charleston e la magrezza, scopre il fox-trot e le curve seducenti, come nei cartelloni pubblicitari di Boccasile. Poi, sopraggiunge l’autarchia, anche nel linguaggio, e Wanda Osiris si trasforma in Vanda Osiri.

Ai cinema e il trionfo del «telefoni bianchi» ed è proibito occuparsi di adulterio; i tradimenti devono essere ambientati a Vienna o a Budapest. Sugli schermi s’impongono alcune ragazze, la diva indiscussa e Alida Valli. Dai microfoni dominano le orchestre di Angelini e Barzizza. Un pizzico di esotismo è dato dal Trio Lescano; Rabagliati e Natalino Otto tentano di contrabbandare il «sincopato».

Quando finisce la guerra e, con la libertà ritrovata, tutto cambia il cinema, attraverso il neorealismo, cerca un contatto con la vita vera. Molti divi dei «telefoni bianchi» sono travolti. I concorsi per «Miss Italia» sfornano fiorenti bellezze che saranno dette maggiorate»; Gina Lollobrigida. Silvana Pampanini, Silvana Mangano, Lucia Bosé e, poi, Sofia Loren. Ma Wanda Osiris e un personaggio fisso che non segue le fluttuazioni del tempo. Poi vengono gli anni Sessanta, gli anni del rock e della contestazione. Wanda si ritira con discrezione, e con lei si conclude un'epoca. Quella della Diva. Adesso le attrici sono soltanto «impiegate dello spettacolo».

Angelo Falvo, «Corriere d'Informazione», 23 gennaio 1974


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Angelo Falvo, Paolo Calcagno, «Corriere d'Informazione», 23 gennaio 1974

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: Angelo Falvo, Paolo Calcagno, «Corriere d'Informazione», 23 gennaio 1974
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🎭 Conclusioni

Il ritorno in scena di Wanda Osiris nel 1974 non rappresenta soltanto un evento teatrale, ma una celebrazione autentica della figura della diva in un'Italia in rapida trasformazione. Attraverso lo spettacolo diretto da Aldo Trionfo, il mito della Wandissima trova nuova linfa vitale, confermando come il fascino dell'intrattenimento classico — fatto di eleganza, paillettes e la celebre discesa dalle scale — conservi un valore inalterato nonostante il passare dei decenni. Il commosso tributo dei suoi storici compagni di lavoro, come Raimondo Vianello e Gino Bramieri, sottolinea l'importanza di un'artista che, per oltre trent'anni, ha incarnato nell'immaginario collettivo il ruolo dell'amante degli italiani.