È ritornato Totò: perchè ridiamo come matti rivedendo i suoi vecchi film

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Uno dietro l'altro tornano i film di Totò e le sale cinematografiche si riempiono. I noleggiatori avevano cominciato timidamente, ma adesso non ci sono più dubbi : il successo si va facendo clamoroso. In platea si trovano d’accordo spettatori d’ogni età, e certo è questo il fenomeno più rilevante, in un momento che vede giovani e anziani nettamente divisi nelle preferenze. A cinque anni dalla morte, Totò riesce a conciliare i gusti di due o tre generazioni, e in quest’opera di raccordo appare davvero un caso unico. È difficile dire con esattezza quanti siano i film che ha realizzati dal 1937 al 1967: non meno di 120, comunque, e quasi tutti mediocrissimi dal punto di vista della sceneggiatura e della regia. Molti appaiono invecchiati, altri erano già povere cose all’epoca della loro prima uscita sugli schermi. Ma quello che conta è soltanto lui, la gente vuole vedere lui. È sufficiente la sua presenza a suscitare ilarità nelle platee che avevano dimenticato da tempo la risata facile e spontanea. Si può addirittura affermare che alcune pellicole riscuotono oggi maggiori consensi di quanti ne ebbero vent’anni fa. Anche questo è un sintomo, e conferma che la comicità di Totò non è legata ad una particolare epoca e che il suo personaggio è al di fuori delle mode. Le battute che ha rese famose - «Siamo uomini o caporali?», «Sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo», o iterazioni come «È ovvio», «Chicche e sia», «Ma mi faccia il piacere» - non avrebbero alcun senso pronunciate da altri. Come nessuno potrebbe ripetere le sfilate in passerella al termine degli spettacoli di rivista, quando Totò guidava la sua compagnia in una sfrenata corsa alla bersagliera.

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In Italia la riscoperta fìlmica di Totò è dovuta all'attualità che ha questa marionetta «umana» per gli italiani di tutti i ceti, che si trovano, soprattutto oggi, a vivere fra contestazione e superlativismi di tecnicismo, fra la pesantezza viscerale della burocrazia, l’altoparlante oratoria di promesse sociali, e la libertà pornosessuale. Totò è per gli italiani più attuale del geniale Charlot, perché rilassa e diverte, non incita alla rivoluzione con la sua maschera di fame atavica, di predestinato all'inguaiamento, che vive con una speranza carica di sole napoletano fatta di piccoli espedienti, che non è rassegnazione poiché lui. un piccolo di statura, è un non minore.

Totò, con l’essere marionetta non razionalmente ma biologicamente snodabile, capace di fare vedere, al forte ed al cattivo, che lui è talmente libero da riuscire persino a rendere ogni parte del suo corpo autonoma da un'altra, esprimeva con virulenza una reazione elementare di difesa fisica e sentimentale alla civiltà della macchina. Nei suoi film, anche nei più scadenti, ciò che conta è solamente lui, proprio per questo suo modo biologico di difesa che egli manifesta con l'essere irrazionale, aggressivo, scettico e crepuscolare, con l’amore stupefatto di un troglodita. Egli vive e fa ridere spontaneamente anche oggi perché era e rimane un omino incredibile che, non avendo da comunicare nulla di logico, in quanto la logica è sempre battaglia anche in tempo di pace, voleva personificare a suo modo il polemico assurdo petroliniano. Il principe De Curtis, il burattino snodabile, di gesti iterati ed irripetibili, capace di fissarsi in pose di astratto e metafìsico stupore, si ricomponeva improvvisamente in una dignità di uomo che amava con le lacrime agli occhi, pieni di speranza, la propria libertà nel rispetto degli altri.

Pier Angelo Morlotti, «Epoca», n.1120, 19 marzo 1972


Epoca
Pier Angelo Morlotti, «Epoca», n.1120, 19 marzo 1972