Destinazione Piovarolo

Se Piovarolo si chiamasse così perché ci piove spesso, a Chiasso ci dovrebbe essere chiasso e a Lecco si dovrebbe leccare.

Totò Esposito

Inizio riprese: maggio 1955 - Autorizzazione censura e distribuzione: 10 dicembre 1955 - Incasso lire 313.013.000 - Spettatori 2.143.925


Titolo originale Destinazione Piovarolo
Paese Italia - Anno 1955 - Durata 89' - b/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Domenico Paolella, Mauro Morassi (aiuto) - Soggetto Gaio Fratini - Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Stefano Strucchi - Produttore Alfredo de Laurentiis(organizzazione), Isidoro Broggie, Renato Libassi (direttore) per D.D.L. Lux, Giorgio Morra(ispettore) - Distribuzione(Italia) Lux Film - Fotografia Mario Fioretti - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Angelo Francesco Lavagnino - Scenografia Piero Filippone - Costumi Gaia Romanini - Trucco Giuliano Laurenti


Totò: Antonio La Quaglia - Marisa Merlini: Sara, la moglie - Irene Cefaro: Mariuccia La Quaglia, la loro figlia - Tina Pica: Beppa, la casellante tuttofare - Ernesto Almirante: Ernesto, il vecchio garibaldino - Arnoldo Foà: il podestà - Enrico Viarisio: l'on. De Fassi, popolare - Paolo Stoppa: l'on. Marcello Gorini, socialista - Fanny Landini: Rita, la vedova - Nando Bruno: Il Sagrestano - Mario Carotenuto: il capostazione uscente - Giacomo Furia: il segretario di de Fassi - Carlo Mazzarella: il segretario di Gorini - Nino Besozzi: il ministro delle comunicazioni - Leopoldo Trieste: il segretario del ministro - Marco Guglielmi - Lilia Landi - Alessandra Panaro


Destinazione_PiovaroloSoggetto

1922: il ferroviere Antonio La Quaglia, dopo tre anni di attesa, si aggiudica l'ultimo posto disponibile nella sperduta località di Piovarolo. Qui lo attende con ansia il capostazione con la sua famiglia. Ben presto comprende per quale motivo il collega fosse così felice di andarsene: nel paesino ferma un solo treno al giorno e la vita scorre decisamente monotona. Come se non bastasse, il tempo è sempre brutto e fa notizia l'uscita del sole.
Un giorno scende dal treno la giovane maestra Sara, che cade perché il mezzo non aveva ancora arrestato la sua corsa. Irritata per l'accaduto, fa rapporto e La Quaglia subisce un rimprovero. Passa il tempo e il vecchio Ernesto, trombettiere di Garibaldi, è moribondo. Ha voluto vestirsi con la sua divisa di Calatafimi. In punto di morte chiede di parlare col capostazione perché vuole indossarne il berretto nuovo molto simile a quello dei garibaldini, che purtroppo gli è stato mangiato dai topi, ma Antonio si rifiuta.

Intanto il deputato socialista Marcello Gorini arriva apposta da Roma a chiedere all'uomo di avallare e sottoscrivere che Garibaldi abbia detto "Caro Nino, qui si fa l'Italia socialista o si muore". Ernesto si rifiuta ma interviene Antonio disponibile a cedere il suo berretto in cambio del suo trasferimento dal paese.

A Roma intanto popolari e socialisti si sono alleati al governo e insieme gli offrono il trasferimento a Viterbo o a Massa Carrara, ma l'uomo vorrebbe invece andare a lavorare nella sua Napoli. Viene accontentato, ma è sabato 28 ottobre 1922 e il telegrafo batte il messaggio che l'Italia è diventata fascista.

Durante la guerra una lettera gli comunica il trasferimento da Piovarolo a Rocca Imperiale, ma è solo il paese che ha cambiato nome. Sono in atto le nuove disposizioni: prevedono uno scatto per ogni due figli e così La Quaglia decide di prendere moglie. Si fa avanti la maestra del paese, che è nubile ed ha un cognome di chiara origine ebraica; la donna ha l'obbligo di prendere marito, soprattutto per cambiare cognome, e senza preclusioni prende l'iniziativa e corteggia Antonio.

Presto i due si sposano ma i presagi sono infausti: proprio la prima notte di nozze ci sono 18 treni di passaggio che non consentono loro di stare insieme. Non solo, ma Antonio accumula note negative e viene anche rimproverato perché sua moglie non è di razza ariana.

Il tempo passa e le ambizioni di carriera di Antonio diventano sempre più irraggiungibili. Fa di tutto per chiedere un trasferimento, ma senza successo. Intanto la figlia è diventata una giovane donna annoiata dalla vita del paese e vogliosa di diventare attrice.

Proprio lei facendo rotolare un sasso su un paesano involontariamente scatena una notizia che passando di voce in voce diventa quella della montagna che è franata. Sara sostiene le ambizioni della figlia e rimprovera ad Antonio di essere un fallito, quando arriva una telefonata: su un treno di passaggio viaggia il Ministro delle Comunicazioni. Antonio approfitta della notizia della presunta "frana" della montagna di Pizzolungo per fermare il treno. L'uomo spera di poter ricevere un encomio dal Ministro per aver salvato delle vite umane, ma le cose andranno diversamente.

Critica e curiosità

Girato su pellicola Ferrania C.7, sonoro Western-Electric, sviluppo e stampa Istituto Luce.

Diretto da Domenico Paolella, all’epoca sotto contratto con la Lux, è una variazione sulla dialettica uomini-caporali e ulteriore galoppata storica dall’era fascista a quella democristiana. La vicenda amarognola del capostazione sfortunato, vittima di politicanti e portaborse opportunisti, doveva finire con una chiusa sferzante. Furono girati tre finali e nella conclusione scelta, più allusiva ma anche un po’ brusca, il treno vola via lasciando Totò e famiglia a illudersi in un trasferimento sempre meno probabile.

Prima apparizione (come generica comparsa) sul set del regista Ruggero Deodato, all'epoca giovanissimo (appena sedicenne) e ben lontano dalle efferatezze di Cannibal Holocaust. Si dice che sul set di Totò sia finito perché voluto dalla figlia del regista Domenico Paolella.

La grande novità è che, accanto alla Lux, coproduce il nuovo marchio DDL, dai cognomi dei fondatori Antonio de Curtis, Alfredo De Laurentiis (fratello di Dino) e Renato Libassi (amministratore dell’attore). Il film viene girato tra maggio e giugno del '55, nei teatri Amato mentre gli esterni nelle vicinanze di Roma; inutile dire che la cittadina di Piovarolo è frutto di invenzione. Già in questo film Antonio de Curtis mostra problemi alla vista che si manifesteranno in maniera più evidente solo un paio d'anni più tardi.

Probabilmente il regista Domenico Paolella si è divertito a comparire nel film, più volte, non di persona ma in figura. Si è fatto ritrarre come Ing. Giorgio Stephenson e affiggere sul muro della stazione. Con la fotografia dell'Ingegnere Totò dialoga spesso, sottoponendogli le cose che ha fatto di volta in volta ed attendendo (invano) risposta, quasi che l'immagine di Stephenson fosse lì a mo' di severo censore del suo operato come ferroviere.

Ambientazione

Gli esterni sono stati girati a Mazzano Romano e la stazione di Piovarolo è ambientata in quella di Roma Salone, alla periferia est di Roma, sulla linea ferroviaria Roma-Pescara.

Canzoni

Achille Togliani canta la canzone Abbracciato cu'te di Antonio de Curtis.


Così la stampa dell'epoca


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Antonio La Quaglia non è un uomo fortunato. E’ un poveraccio sballottato in qua e in là dalla vita, ma sempre pieno di speranze nell’avvenire e negli uomini. Ma invece il mondo lo ignora, ed egli sembra proprio destinato ad essere sempre vittima di quelli più forti di lui, dei « caporali ». Ma un giorno del 1921, La Quaglia ebbe un momento di grande felicità e di intensa soddisfazione. Finalmente egli realizzava il sogno lungamente accarezzato di divenire capostazione, avendo vinto un concorso delle Ferrovie dello Stato.Veramente quel posto non è gran che: vi erano ottocentocinquanta posti a disposizione, e La Quaglia è riuscito ottocentocinquantesimo. Ma egli non si accorge nemmeno di questo: ciò che importa è che finalmente, dopo tre anni di prove, egli ha vinto, e potrà dirigere una stazione. Con emozione, La Quaglia legge il nome della stazione cui io hanno assegnato: Piovarolo. E sulla guida turistica Piovarolo è descritto come un luogo ridente e pieno di attrattive. La Quaglia non dubita della possibilità di essere felice.
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Nella sua stanzetta La Quaglia prova i cappelli rossi da capostazione. Se ne è fatto fare anche uno fuori ordinanza, più alto degli altri, per quando dovrà aggiungere sul bordo i fregi e le greche che si addicono ai capostazione molto importanti. Anzi, egli ha già comprato quei fregi e quelle greche. Non c’è dubbio, che tra pochi anni, passando di gloria in gloria, egli potrà dare, con il suo fischietto d’argento, il segnale di partenza a grandi ed importanti treni internazionali in una grande stazione' piena di movimento.Giunto a Piovarolo, La Quaglia vi trova un capostazione uscente che ha tutta l’aria di essersi liberato da un incubo. Ed effettivamente la stazioncina non sembra così ridente come era stata descritta. La Quaglia si confida con l’unico amico che ha: il ritratto di George Stephenson, inventore della locomotiva, che egli chiama familiarmente « ingegnere », e che porta sempre con sè. Ma Stephenson, naturalmente, non risponde e non può risolvere i gravi problemi che ogni giorno si presentano al capostazione Antonio La Quaglia.
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C’è, ad esempio, il problema del personale. In stazione c’è una sola persona, ad aiutare La Quaglia: è Beppa, una vecchia donna che funge da operaia, da casellante e da bigliettaia, che la, insomma tutti i servizi della stazione. Tanto c’è poco o niente da fare: nessun treno si ferma a Piovarolo se si eccettua l’accelerato. E dall’accelerato non è mai sceso nessuno. Gli altri treni passano a tutta velocità rombando, e fanno tremare la stazioncina di Piovarolo fin dalle fondamenta.Ma una manovra sbagliata di La Quaglia provoca un incidente: la maestra cade a terra. Immediatamente ella fa rapporto alle Ferrovie, e il ministero invia a La Quaglia un solenne richiamo. La Quaglia odia la maestra con tutte le sue forze, e l’odio è ricambiato; una ruggine che si trascinerà per molto tempo, e che costituisce uno degli elementi di novità in un paesino sconsolato come Piovarolo.
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Un giorno si presenta a La Quaglia una possibilità: due deputati di opposte fazioni sono venuti a Piovarolo per tentare di convincere un vecchio garibaldino morente a favorire la loro propaganda: La Quaglia può molto, per influire sul vecchio, e cerca di farsi pagare questa autorità con la promessa di una promozione in una stazione più importante. Ma quando ha strappato questa promessa tutto diventa inutile: i fascisti si sono impadroniti del potere, e hanno liquidato le opposizioni. Anche il capostazione La Quaglia, che appare compromesso, è nelle loro mani.
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Ormai anche Piovarolo è nelle mani dei « caporali » fascisti. E il povero La Quaglia non è ben visto da essi. Ora gli arriva una ingiunzione: se vuole avere un avanzamento deve sposarsi. Soltanto gli ammogliati con figli faranno carriera; lo stesso ammonimento, frattanto, è giunto alla maestra, che è nubile, e di origine ebraica. La maestra ha un’idea: l’unico uomo che si può sposare, a Piovarolo, è il capostazione.Non ci vuole molto a concludere: in fondo anche La Quaglia è attratto dalla graziosa maestra che faceva mostra di odiare. Ora che lei mette in opera tutte le sue arti, egli non resisterà. In breve il matrimonio si compie, ma i suoi inizi non saranno troppo felici; non solo non c’è tempo di fare il viaggio di nozze, ma La Quaglia deve stare tutta la notte in piedi per segnalare la via libera ai treni che non si sono mai fermati a Piovarolo. E per di più c’è un nuovo guaio: il partito fascista lo ha severamente rimproverato perchè ha sposato una ebrea; così il desideratissimo avanzamento è di nuovo molto compromesso.
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Gli anni sono passati, è venuta la guerra ed è anche finita. Ma La Quaglia sta sempre a Piovarolo. Egli fa interminabili partite a scacchi con il capostazione più prossimo, e comunica con lui per mezzo del telegrafo. Sua moglie è invecchiata, e ha uno sguardo spento. Ormai ha quasi perduto la speranza di andarsene da Piovarolo, così come l’ha perduta La Quaglia. Eppure bisogna continuare a sperare, ad attendere, soprattutto perchè ora c’è un’altra persona in famiglia: una figlia grandicella, che sta diventando donna.La figlia del capostazione La Quaglia sogna un avvenire migliore di quello che è stato riservato ai suoi genitori. Ella è bella, e manda le sue fotografie ai giornali a fumetti, i quali la illudono, dicendole che potrà fare del cinema. Ma per far questo bisogna uscire da Piovarolo, e sembra quasi impossibile che il miracolo avvenga. Tra il padre e la figlia, spalleggiata dalla madre, vi sono continui rimproveri e battibecchi su questo tema: non si può più rimanere a Piovarolo, in quel paesetto sperduto privo di risorse e di vita.
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Un giorno accade a Piovarolo un fatto straordinario: giunge notizia che al terzo chilometro una frana si è abbattuta sulla ferrovia. In realtà non è accaduto nulla, si tratta soltanto di una voce che è ingigantita passando di bocca in bocca. Ma La Quaglia è preoccupato: tra pochi minuti dovrà passare un treno speciale sul quale viaggia il Ministro dei Trasporti. Bisogna fermarlo. E questa sarà anche l’occasione per parlare a tanto illustre personaggio e convincerlo a mutare di posto il povero La Quaglia che col cuore pieno di speranza attende con febbrile ansia l’imminente passaggio del treno.
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Tutti i preparativi sono fatti, e il treno si ferma in maniera impeccabile: quel treno che non si era mai fermato a Piovarolo. La Quaglia è al colmo della gioia, e non fa altro che dare ordini e disposizioni. Egli guiderà il Ministro nella visita della stazioncina. Ma il Ministro è un uomo molto distratto, che dimentica immediatamente quel che gli dicono. Egli non sta a sentire La Quaglia, sembra un po’ svanito. Borbotta risposte d’occasione, ma questo basta a La Quaglia, felice.
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Finalmente il treno riparte. Intanto si scopre che nessuna frana vi è sulla linea. La Quaglia è giulivo: ripensa alle poche parole dette dal Ministro, alle sue promesse, e nel suo fiducioso entusiasmo ha la certezza che il suo sogno potrà avverarsi e che presto otterrà l’agognato trasferimento. In realtà, però, è il segretario del Ministro che si occupa della cosa. E il segretario è convinto che La Quaglia abbia organizzato la messa in scena della frana per farsi notare. Così la storia si conclude con la frase fatidica di un altro « caporale »: «Quel La Quaglia non si muoverà da Piovarolo! Parola mia! ».Finalmente il treno riparte. Intanto si scopre che nessuna frana vi è sulla linea. La Quaglia è giulivo: ripensa alle poche parole dette dal Ministro, alle sue promesse, e nel suo fiducioso entusiasmo ha la certezza che il suo sogno potrà avverarsi e che presto otterrà l’agognato trasferimento. In realtà, però, è il segretario del Ministro che si occupa della cosa. E il segretario è convinto che La Quaglia abbia organizzato la messa in scena della frana per farsi notare. Così la storia si conclude con la frase fatidica di un altro « caporale »: «Quel La Quaglia non si muoverà da Piovarolo! Parola mia! ». FINE

«Noi donne», anno XI, n.1, 1 gennaio 1956 

«[...] Il film, che è diretto con piglio allegrotto da Domenico Paolella, tenta un po' la parodia bonaria di tutti quei lunghi anni passati sul capo dell'infelice con il loro carico di miserie interne ed esterne: qualche pagina rivela un certo brio, qualche altra è sinceramente umana e commovente, ma in genere tutto rimane sul piano dello scherzo facile è quasi estemporaneo, solo qua e là colorito da un pittoresco avvicendarsi di personaggi che tendono sempre alla caricatura. Comunque grazie a Totò particolarmente convincente nelle vesti del protagonista, il pubblico presta alla storia un'attenzione fiorita e molte risate. Gli altri interpreti sono Marisa Merlini, Tina Pica, Irene Cefaro, Enrico Viarisio, Paolo Stoppa e Nino Besozzi.»

G.L.R. (Gian Luigi Rondi), «Il Tempo», 17 dicembre 1955


«Nella storia triste e grottesca del “homunculus” italiano, Totò potrebbe avere una parte di protagonista assolutamente ineguagliabile e questo film ne costituisce la più palese indicazione. [...] Qualche scena, qualche gag e qualche spunto satirico meriterebbero di essere descritti se ne avessimo lo spazio, mentre una più elaborata tessitura ed una più approfondita e contrappuntata polemica avrebbero giovato alla brillantezza del risultato.
Accanto a Totò sono da ricordare e positivamente Tina Pica, Paolo Stoppa, Enrico Viarisio, Nino Besozzi, Marisa Merlini, Ernesto Almirante, Arnoldo Foà ed Irene Cefaro.»

Vinicio Marinucci, «Momento Sera», 17 dicembre 1955


«Non ha davvero scelto un anno tranquillo Antonio La Quaglia per vincere, ottocentocinquantesimo di una lista comprendente ottocentocinquanta nomi, il concorso di capostazione di terza classe. [...] Totò è un protagonista efficace, soprattutto quando dimentica la mimica che l'ha reso famoso.»

«Corriere d'Informazione», 7 gennaio 1956


«"Destinazione Piovarolo", di Domenico Paolella, su trama di Gaio Fratini, è un’ occasione buona offerta a Totò, per uno del personaggi umani che egli ora giudiziosamente preferisce. [...] Un divertente bozzetto su spunti malinconici. Con Totò ci sono l'inesauribile Tina Pica e la brava e graziosa Marisa Merlini; oltre a Ernesto Almlrante, qui vecchio garibaldino infrollito, di nuovo appassionato della tromba. E’ la terza volta che Almirante si vede assegnare, in un film, la mania della tromba; sarà una rivoluzione, per la sua vita, l'iniziativa di quel regista innovatore che gli darà da suonare un tamburo.»

lan. (Arturo Lanocita), «Corriere della Sera», 6 gennaio 1956


«La presa in giro ottiene, per noi italiani, i più sicuri effetti dì critica e il film sollecita i consensi appunto attraverso la caricatura. Il copione è stato eliminato con sapide trovatine che il regista ha adeguatamente tradotto in immagini Totò colorisce in burlesco il personaggio del capostazione, prestandogli alcuni tocchi del suo repertorio abituale; rinunziando a molti di essi, però, è risultato più umano, dimostrando la sua attitudine a trasformarsi da marionetta in essere umano.[...]»

Maurizio Liverani, «Paese Sera», 18 dicembre 1955


«Le vittime, i poveri diavoli indifesi contro forze incontrollabili più forti di loro hanno sempre richiamato l'attenzione di coloro che si propongono di divertire la gente con i guai dell'umanità, tanto più che una tale materia presta facilmente il fianco a compiaciuti scivoloni patetici di sicuro effetto. E' questa una regola alla quale non è venuto meno il regista Domenico Paolella, che ci ha descritto con sorvegliato mestiere le peripezie di un capostazione destinato ad una sperduta stazione di campagna. [...] Il soggetto del film, appositamente lavorato per l'interpretazione di Totò, pur rinunciando a troppi facili effetti comici, ricalca espedienti narrativi e situazioni ampiamente sfruttate, senza rinunciare ad un pizzico di spirito qualunquistico che aleggia in alcune parti. Totò si dimostra ottimo e misurato attore e felici possono essere considerate le prestazioni di Paolo Stoppa, Nino Besozzi, Ernesto Almirante, Tina Pica e Arnoldo Foà, Marisa Merlini e Irene Cefaro.»

Vice, «L'Unità», 17 dicembre 1955


«Nel riprendere le redini del proprio destino cinematografico Antonio de Curtis ricade nell'errore di Totò cerca pace: tira di nuovo le briglie al suo estro comico, cercando riparo dentro i meccanismi ben oliati di due bonarie commedie, Destinazione Piovarolo (prodotto da Lux e D.D.L.) e Il coraggio (D.D.L.). In entrambe Totò mette a riposo la folle mimica che l'ha reso inconfondibile, puntando invece su una recitazione naturalistica, sulla rassegnazione del personaggio «umano» vessato dagli eterni caporali e dalle ristrettezze economiche. [...]»

di Alberto Anile


I documenti

Quando io ho avuto Totò per Il coraggio e Destinazione Piovarolo, Totò era molto legato alle sue radici popolari. Nel film Il coraggio volevo fare un ambiente borghese in cui s’inserisce un personaggio popolare, il povero napoletano straccione che si vuol suicidare, ma viene salvato da uno che strumentalizza il salvataggio, e lui si piazza in casa del salvatore con tutta la famiglia: “Mi hai salvato, sei mio padre, sta a te occuparti di noi”. L’ambiente di Destinazione Piovarolo è invece una piccola stazione di provincia, dove Totò è finito, la più schifosa e piovosa stazione di provincia dove, dal 1912 al 1958, anno del film, cerca di essere promosso applicando il regolamento. Totò e Cervi erano diversissimi. Cervi è un attore di teatro, del teatro borghese, bravissimo, ma aveva nei confronti di Totò una certa piccolissima sufficienza. Certe sbrodolature che erano l’invenzione di Totò non entravano nei canoni tradizionali di una recitazione borghese. Totò era imprevedibile. Ma di questa sottile tensione io ho cercato di avvalermi. Certe espressioni di Cervi che guarda Totò in quella maniera... ineffabile, erano in realtà stupende ma erano al di fuori del personaggio, erano di un attore che recita con un attore diversissimo da lui. Totò era in realtà molto distruttivo, non professionalmente ma dal punto di vista umano. Una specie di pigrizia napoletana, non so. Gli parlavo di certe soluzioni per il personaggio, del retroterra che gli si poteva dare, e lui sembrava improvvisamente stanco, mi diceva a bassa voce: “Mimmo, dimmi cosa vuoi che io faccia”, e mi bloccava, mi faceva proprio soffrire... Lui era rimasto alla cultura delle sue origini: il cinema non lo amava, era un attore da strada. In Destinazione Piovarolo, vestito da capostazione, mentre giravamo con le macchine che non si vedevano, gli si accostano dei veri viaggiatori e gli chiedono il treno per Pescara. Lui, con una serietà e una finezza incredibili, li indirizzò a un treno che quelli presero, e che finiva chissà dove! Ma fu una scena stupenda. Attore da strada era.

Domenico Paolella


Stazione di Salone - Ottobre 1982  1955 Destinazione Piovarolo 06 L
Atmosfere del buon vapore che fu: il fabbricato viaggiatori della stazione di Salone (tra Roma e Tivoli), il 14 Ottobre 1982. In questo luogo fu girato il film "Destinazione Piovarolo" 27 anni prima.Nella stazione di Salone sulla linea Roma-Pescara, Antonio de Curtis in divisa da capostazione anni ’20 a braccetto con il vero capostazione in divisa anni ’50, sul set del film "Destinazione Piovarolo".

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Dopo un primo tempo grazioso, la seconda parte del film rallenta, perdendosi pure in rivoli non spiegati (la passione della figlia per il cinema), e fa rimpiangere il precedente puro tono scherzoso che via via viene contagiato, talora dal tentativo di volare un po' più in alto, talora da approssimazioni un po' brusche. Clamoroso errore geografico (vedasi in Curiosità). "Ottimi comprimari" (Morandini), fra i quali Mario Carotenuto.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il trasferimento a Rocca Imperiale...

  • Capostazione in un paesino sperduto e dimenticato sogna una stazione più grande e le aspirazioni per un avanzamento di carriera attraversano senza soluzione la storia d’Italia dal fascismo ai giorni nostri. Grande Totò (e grande Tina Pica) in un film godibile e amaro, con guizzi felici di comicità e perfino di satira sul trasformismo politico e sul disinteresse della politica per la vita reale. Talvolta la storia (e il film con lei) langue, ma nel complesso si fa vedere e rivedere con gusto.

  • A metà tra commedia e dramma, una discreta pellicola ben diretta dal bravo Paolella e dotata di un buon ritmo. Totò e Tina Pica duettano alla grande e sono ben sostenuti da un ottimo cast di supporto, capeggiato da un sempre eccellente Paolo Stoppa. Alcune scene sono da antologia, vedasi il finale. Da riscoprire.

  • Un Totò meno comico del solito in una buona commedia che attraversa 30 anni di storia d'Italia (e dei partiti che vi si sono succeduti) facendo una buona satira di costume, spesso divertente e amara al tempo stesso. Il protagonista è grande come sempre e sa tenere in piedi anche qualche momento un po' più spento, contornato da un bel gruppo di caratteristi e comprimari (tra cui un grande Stoppa, uno spassoso Besozzi e una particina iniziale per Carotenuto). Non spumeggiante come altri film del principe, ma interessante.

  • La vita di un impiegato statale (capostazione ferroviario), dal suo entusiasmo per aver vinto il concorso che lo assegna allo sperduto paese di Piovarolo fino alle innumerevoli delusioni dei mancati trasferimenti; il tutto attraverso la storia di un'Italia che si trasforma politicamente, dalla monarchia alla repubblica. Assieme a Totò (perfetto per la parte) una galleria di personaggi caratterizzati dai nomi migliori dell'epoca in una sceneggiatura che non risparmia nessuno, mettendo in evidenza le caratteristiche meno nobili dei politici di turno.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le apparizioni di Tina Pica.

  • Il binomio Paolella-Principe De Curtis ha prodotto un paio variazioni sul tema totoesco decisamente anomale, toccando le corde più drammatiche, meno macchiettistiche della nostra straordinaria Maschera. Piovarolo, oggetto di visioni plurime, segue le vicende di un eroe dei nostri tempi: il capostazione La Quaglia, costretto a sgomitare nella tenaglia tra Italia monarchica, fascista e repubblicana. Forse qualunquista, ma non banale e condotto con un ritmo invidiabile (script di Benvenuti e De Bernardi). Messe memorabile di caratteristi: grandi Stoppa e Pica.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le "apparizioni" della Beppa; Il vecchio garibaldino di Almirante; Il farfugliante ministro tonto di Besozzi con Segretario mellifluo (Trieste) a carico.

  • Se non uno dei più comici sicuramente, tra tutti i film di Totò, uno di quelli che fa riflettere di più. Anche perchè, seppur tra frizzi e lazzi, c'è una pesante critica a tutto il sistema politico e a chi lo ha gestito. Dal Ventennio fino ai giorni della Repubblica. Cambia la musica, ma gli orchestrali sono sempre gli stessi. Un merito va sicuramente alla sceneggiatura, oltre che alla regia. Poco passato dalle Tv, andrebbe sicuramente riscoperto.

  • Le avventure del capostazione Antonio La Quaglia, nella sperduta e amena Piovarolo, sono il quadretto per una critica, neanche troppo velata, alla società italiana del ventennio fascista e al trasformismo politico che perdura ancora oggi. La prima parte regala spunti divertenti e interessanti, ma ben presto il film si arena e lo stesso Totò fatica a trovare il ritmo giusto a causa di una sceneggiatura che finisce le idee. Piccolo encomio per Tina Pica, che riesce sempre a lasciare il segno.

  • Un buon Totò spalleggiato da una straordinaria Tina Pica è al servizio di una commedia comica e a tratti un po' amara non del tutto riuscita. L'idea di base è buona, ma lo svolgimento a tratti risulta essere noioso a causa di qualche lungaggine di troppo.

  • Bel film di un'Italia che non c'è più da millenni, sia come persone che come mentalità, nonostante documenti le consuete meschinità soprattutto a livello dirigenziale (e qui la distanza da noi è davvero minima). Girato con spontaneità, può essere diviso un due parti: una prima molto originale e intelligente e una seconda in cui la "maniera" e la commedia banalotta prendono il sopravvento quasi a voler prolungare il film per portarlo alla durata di 90' circa. Comunque bello e godibile. Girato nella stazione di Roma Salone.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La casellante, manovale, guardiasala che all'occorrenza accudisce anche i capistazione celibi.

  • Bella commedia di Paolella che una volta tanto stringe l'esuberanza di Totó in una sceneggiatura vera, dandogli la possibilità di mostrare le sue qualità di attore drammatico, spesso poco sfruttate dai registi che l'hanno diretto. La storia si svolge lungo un ampio arco temporale in cui vengono messi alla berlina i difetti di una classe politica inadeguata con una satira efficace e non banale. Tende a rallentare nel finale e forse si sente la mancanza di una spalla di rilievo per il Principe. Bene i comprimari, con Stoppa e la Merlini al top.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il tira e molla di Almirante; I monologhi davanti al ritratto di Stephenson; Il "trasferimento" da Piovarolo a Rocca Imperiale.

  • Una stazione ferroviaria di uno sperduto e piovoso paese di provincia come la Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari di Buzzati, il modesto capostazione Totò come il Tenente Drogo; un luogo metafisico più che reale un posto, più che statale, del desiderio e del sogno dove attendere qualcosa di importante che non arriverà mai…. Ma anche una satira politica su l’eterna classe politica intrallazzatrice italiana che rimane uguale anche se cambiano i regimi. Una proto commedia all’italiana con un Totò in gran forma tra comicità, grottesco e realismo.

  • Commedia agrodolce che attraversa un discreto arco temporale di vita dello sventurato capostazione interpretato da Totò, che parte ultimo in graduatoria nel concorso pubblico e viene rilegato in una stazione da incubo. Tuttavia, l'intrepido protagonista non si perde mai d'animo e continua a sperare, fino alla fine, di raggiungere il tanto agognato trasferimento. Il film è retto quasi totalmente dal Principe, che interagisce con varie spalle (la simpatica Pica, l'odioso Stoppa anche qui in versione "caporale").• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'inizio con Totò che scorre la graduatoria; L'illusorio trasferimento a Rocca Imperiale; La frana.


|"Abbracciato cu' tte" (Totò) dal film Destinazione Piovarolo (1955)

L'altro finale


Girammo tre finali perché era difficile concludere quel film. In una di queste conclusioni, sempre amare, Totò era stato retrocesso a casellante, per punizione aveva preso il posto di Tina Pica. Lo si vedeva in un’immagine sbalorditiva ma troppo cattiva: lui sotto la pioggia che fa il casellante, col famoso treno con il quale ha combattuto per anni che gli passa davanti schizzandogli la pioggia in faccia. Era un po’ violento, lo debbo ammettere, però era molto bello, ed è quello a cui credevamo tutti quanti, anche la produzione. Fu un distributore a volerlo cambiare.

Domenico Paolella


Il finale era un altro e molto più bello, con La Quaglia che, in seguito alla colpa di aver simulato un frana e fermato il treno su cui viaggiava il ministro, venica retrocesso a casellante, con conseguente catastrofe familiare. Lo riferisce lo stesso Paolella nel corso di una conversazione con Alberto Anile, specificando che l'ultima scena era stata girata e montata, per essere poi scartata in seguito all'insistenza di un distributore che non voleva chiudere con un Totò avvilito fino a quel punto. Invece, questa conclusione era davvero coerente con tutto l'assunto.
In una delle tante sere di pioggia battente, la macchina da presa inquadra La Quaglia, ormai ridotto a casellante, che con la paletta in mano fissava con rabbia quel treno che era l'unico a fermarsi a Piovarolo e che per tutta la vita l'aveva perseguitato. Il treno partiva sbuffando e un fiotto di acqua andava a colpire in viso l'ex capostazione. Nel finale attuale è comunque rimasta la battuta del protagonista che, rivolgendosi al treno come fossi suo Moby Dick,​ esclama«Sono vent'anni che mi fai ballare!»

Ennio Bispuri


La censura

Destinazione-Piovarolo-censura
Duplicato del verbale (datato 10 dicembre 1955) della Commissione Revisione Cinematografica datato 22 giugno 1956
(Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema)


Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

    1. Quando passa il treno carico di fascisti durante la famosa Marcia su Roma, i due onorevoli che si trovavano a Piovarolo sanno già che l'Italia è diventata fascista e che per loro è meglio trovarsi un altro posto di lavoro. In realtà tali ragionamenti sarebbero impossibili da fare solamente vedendo passare il treno, anche perchè se Vittorio Emanuele III avesse dichiarato lo stato d'assedio per la città di Roma la marcia fascista si sarebbe risolta in un buco nell'acqua, e anche in caso di successo non si poteva prevedere che si sarebbe instaurata una dittatura, che avvenne in pratica solamente nel 1925.
    2. La ferrovia che passa per Piovarolo viene elettrificata prima della marcia su Roma, avvenuta nel 1922. Si vede chiaramente che il tipo di elettrificazione è quello in corrente continua, che fu inaugurato in realtà solo nel 1928, sulla linea Foggia-Benevento. Per di più, tra le prime locomotive elettriche che si vedono nel film, c'è una E424, che non può esistere prima del 1946.
    3. Errore 'classico': quando la figlia cammina per la strada sta piovendo e si bagna, un attimo dopo entra nell'ufficio postale ed ha vestiti e capelli perfettamente asciutti.
    4. Quando il capo stazione La Quaglia (Totò) chiede consiglio al sacrestano su chi trovare per moglie a causa della Legge Fascista sul matrimonio, quest'ultimo gli si rivolge dandogli del "lei", mentre durante il fascismo si doveva interloquire con il "Voi". La stessa cosa accade nella scena con la vedova la cimitero.
    5. Nel finale, quando Antonio vuole fermare il treno con il ministro, mostra il segnale di stop e il treno passa oltre di lui abbastanza veloce e cominciando a rallentare; cambio di inquadratura e il treno è già fermo solo pochi metri dopo Antonio.
    6. Durante la partita a scacchi via telegrafo, Antonio è innervosito dalla musica proveniente dal grammofono della figlia, ma continua a fare le sue mosse e a comunicarle in codice Morse. Peccato però che trasmetta sempre sequenze di due punti, senza nessun significato per l'interlocutore. (Due punti identificano la Lettera I)
    7. Grossolano errore geografico, nel dialogo fra Stoppa e Totò. A Totò viene proposto di trasferirsi a Massa Carrara, al che lui replica che "sembrano due città, invece è una sola", al che gli altri cambiano sede, proponendogliene un'altra.
      In realtà Massa Carrara non esiste come città: Massa e Carrara sono due città diverse. Al limite sembra una sola città, ma in realtà sono due...

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 Destianzione Piovarolo Destianzione Piovarolo
 Destianzione Piovarolo 
L'’immaginario paesino di Piovarolo la cui stazione ferroviaria è gestita dal neo capostazione Antonio La Quaglia (Totò) è in realtà Mazzano Romano (RM)
Destianzione Piovarolo Destianzione Piovarolo 
La strada di Piovarolo dove Antonio La Quaglia (Totò) cerca moglie nel paese attraverso l'intermediazione del parroco locale è Piazza Umberto I a Mazzano Romano (Roma).
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La stazione ferroviaria dell'immaginario paesino di Piovarolo di cui Antonio La Quaglia (Totò) è il capostazione risulta essere (come segnalato anche su Wikipedia) quella di Salone a Roma, sulla linea ferroviaria Roma-Pescara. Si osservi l'edificio sullo sfondo (A) che permette la collocazione esatta della location.
Destianzione Piovarolo Destianzione Piovarolo 
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 Destianzione Piovarolo  Destianzione Piovarolo
Destianzione PiovaroloDestianzione Piovarolo
La sede delle ferrovie dove Antonio La Quaglia (Totò) scopre di aver vinto il concorso di capostazione a Piovarolo è, oggi come allora, il Palazzo delle Ferrovie dello Stato in Piazza della Croce Rossa 1 a Roma. Un’inquadratura del cortile interno confrontata con un fotogramma di Tre donne: 01. La sciantosa (1971). L’esterno dell’edificio con evidenziato il lampione A visto nel primo fotogramma. La freccia indica, invece, la posizione della fontana B.

Destinazione Piovarolo (1955) - Biografie e articoli correlati

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • Domenico Paolella, intervista di Alberto Anile, "I film di Totò" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "Totò attore" (Ennio Bispuri) - Gremese, 2010
  • «Noi donne», anno XI, n.1, 1 gennaio 1956
  • Documenti censura Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema
  • Foto della stazione di Salone di Arnaldo Vescovo