Totò all'inferno

Sono morto oggi, sono un morto di giornata.

Antonio Marchi

Inizio riprese: ottobre 1954 - Autorizzazione censura e distribuzione: 7 marzo 1955 - Incasso lire 328.325.000 - Spettatori 2.345.179


Titolo originale Totò all'inferno
Paese Italia - Anno 1955 - Durata 101 min - Colore - Audio sonoro - Genere comico - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Totò - Sceneggiatura Vittorio Metz, Lucio Fulci, Francesco Nelli, Mario Mangini, Italo Di Tuddo, Totò, Camillo Mastrocinque - Fotografia Aldo Tonti - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Pippo Barzizza - Scenografia Alberto Boccianti - Costumi Gaia Romanini


Totò: Antonio Marchi - Maria Frau: Cleopatra - Olga Solbelli: La madre di Cleopatra - Tino Buazzelli: il diavolo segretario - Dante Maggio: Pacifico - Nerio Bernardi: Satana - Mario Castellani: Cri cri / marito della dirimpettaia - Fulvia Franco: la dirimpettaia - Franca Faldini: Maria - Galeazzo Benti: Cantante club esistenzialista - Giulio Calì: Caronte - Vincent Barbi: Al Capone - Mario Pisu: Tolomeo - Pietro Tordi: il pazzo - Guglielmo Inglese: Il Cavaliere  - Scardacchione - Ignazio Balsamo: infermiere


Toto_all_infernoSoggetto

Antonio Marchi, ladruncolo depresso, tenta più volte il suicidio finché annega accidentalmente in un fiume e si ritrova all'inferno. Qui viene riconosciuto come reincarnazione di Marc'Antonio e viene spinto da Belfagor tra le braccia della bella Cleopatra, che fa parte del girone dei Lussuriosi per benevolenza del Diavolo, invece di trovarsi nel girone dei Violenti. L'incontro tra i due viene malvisto proprio da Satana, geloso della donna, così Totò, per sfuggire alla sua ira, scappa nuovamente sulla Terra, trovandosi coinvolto in vicende improbabili. Prima finisce in un gruppo di pseudo esistenzialisti, poi costretto a fare il rapinatore, a sposare una ragazza siamese e infine a fingersi pazzo. Alla fine delle sue peripezie ricade comunque negli inferi e ivi condannato ad una pena atroce, salvo poi risvegliarsi all'improvviso: il pover'uomo non era morto cadendo nel fiume ma era solamente rimasto intontito per la caduta.

Critica e curiosità

Totò all’inferno porta anche le sue due firme: Antonio de Curtis come autore del soggetto, Totò come co-sceneggiatore. Il suo coinvolgimento come autore ha delle ragioni evidenti: se l’inizio (praticamente un plagio da Animali pazzi) comincia con i tentativi di suicidio dalla rivista Uomini a nolo, tutta la parte dell’inferno arriva da L'ultimo Tarzan, compreso lo sketch delle siamesi e l’incontro con Cleopatra, mentre la lunga scena fra gli esistenzialisti è tolta da Bada che ti mangio! e quella del pazzo da Fra moglie e marito... la suocera e il dito.

Fu il primo film di Totò diretto da Mastrocinque.

Si gira nell’autunno del ’54, alternando il Ferraniacolor delle sequenze infernali con la pellicola in bianco e nero per le scene ambientate nella realtà. La qualità del risultato è altalenante, a seconda dei singoli sketch. Il grande pezzo di bravura è quello del pazzo, in cui Totò concupisce Fulvia Franco e poi si finge demente con Castellani. Piagnucola, insulta, mangia le mosche, spara, fa i capricci, urla, piange e ride insieme, poi assume un’aria improvvisamente assente, l’occhio vitreo: una performance sbalorditiva, da antologia, in cui l’attore dopo tanti personaggini farseschi o piccoloborghesi torna ad essere allarmante, nero, insensatamente crudele.

Già interrotta per una bronchite del protagonista, la lavorazione viene sconvolta in ottobre da un improvviso malessere di Franca, all’ottavo mese di gravidanza. Ricoverata al Quisisana, il 12 ottobre dà alla luce Massenzio, che vive solo poche ore. Totò all’inferno viene concluso dopo la tragedia; Franca interpreta probabilmente dopo lo sketch delle sorelle siamesi in coppia con Erika Sendecher.

Il risultato complessivo avrebbe potuto essere migliore se il film non fosse incappato in una serie di problemi davvero infernali (leggi "censura").


Così la stampa dell'epoca


«[...] Tutto è narrato in modo semplicemente caotico, senza la minima ricerca di originalità né da parte del soggettista, che è le stesso Totò, né da parte degli sceneggiatori, che sono responsabili di un dialogo altamente insipido. La regia di Camiilo Mastrocinque non conta più del resto né vale la pena di nominare gli attori che prendono parte alla carnevalata. Qualche altro film come questo qui, e si finisce all'inferno per davvero.»

Vice, «Il Messaggero», 28 maggio 1955


«Una didascalia avverte che il film si svolge tra realtà e surrealismo. E Totò, che è anche autore del soggetto, si è preoccupato di imbastire qualcosa che aderisse alla sua maschera più tipica, quella che, in fondo, è più popolare e gradita al pubblico: la maschera di un Totò spettrale e funambolesco che storcendo il collo, o contorcendosi come se fosse fatto di più pezzi, ha lo straordinario potere di far ridere come nessun altro attore comico lo ha. Sotto questo aspetto il film riesce nel suo scopo [...]»

Vittorio Ricciuti, «Il Mattìno», Napoli, 18 marzo 1955


«[...] Questa farsa si giustifica soltanto con il favore che gode presso il pubblico ìl popolare mimo, il quale qui dispiega tutte le risorse del suo repertorio comico, costituito da ridoli-nate, fumisterie, battute e situazioni non sempre inedite, alcune delle quali ancora capaci di strappare qualche risata, all'insaputa della noia [...]»

Maurizio Liverani, «Paese Sera», Roma, 28 maggio 1955


«[...] Pur cedendo talvolta alta tentazione di un linguaggio un poco sciatto e pesante e alle facili lusinghe di una sceneggiatura alquanto povera di fantasia e di mordente, la regia di Camillo Mastrocinque è giunta a mettere insieme un’opericciola lietamente pervasa di umoristici allettamenti, di saporose intenzioni, e, soprattutto, di scaltrita malizia. La sua vena, esercitata con successo nel porre vividi accenti sul passaggi più farseschi della vicenda, si è valsa, anche, dell'estrosa interpretazione di Totò, abilissimo, come al solito, nell'accattivarsi tutte le simpatie del «suo» pubblico. Il film è parte in bianco e nero (sequenze «terrestri») e parte a colori (sequenze «lnfernali»)».

Vice, «Il Tempo», 28 maggio 1955


«Tanti e tanti anni fa in "Maciste all'inferno" le scene terrene erano girate in bianco e nero e quelle ultraterrene erano virate e rosso. Per "Totò all'inferno" si è usato lo stesso procedimento: soltanto che quelle ultraterrene sono, oggi, a colori. Solo questa trovata i due film hanno in comune. Chè seguitiamo a preferire la sciatta ingenuità di "Maciste all'inferno" alla volgare mancanza di fantasia di "Totò all'inferno". [...] Le prosperose sono Maria Frau, Fulvia Franco e Alba Arnova. la regia e di Camillo Mastrocinque».

a.sc., «L'Unità», 28 maggio 1955


«Il soggetto di "Totò all'inferno" è dello stesso Totò; e anche la sceneggiatura, per la quale gli hanno dato la loro collaborazione Metz, Continenza, Nelli, Mangini, Di Tuddo, Fulci e il regista stesso del film, Camillo Mastrocinque. Un'opera collettiva; se ci fossero nel film tante idee nuove quanti scrittori hanno allestito il copione sarebbe già un bilancio positivo. E anche gli attori, che elenco lungo; non meno di trenta. Talvolta a colori e talaltra in bianco o nero, il film raggruppa una serie di quadri che nessuna parentela avvince e che ripetono situazioni e battute del vecchio repertorio comico di un attore al quale non mancarono. In altro tempo, risorse felici. [...] Interrotte dalla ricostruzione delle sue vicende di essere vivente, ci si incontra in un'antologia di motivi sfruttati, tutti affidati al lievito delle sboccature e più o meno animati dalle prestazioni di attrici discinte. Maria Frau e Fulvia Franco, Franca Faldlnl e Maja Jusanova, Cristina Fanton e Fanny Landini. Totò bandito, Totò dongiovanni, Totò sposo di una sorella siamese, Totò esistenzialista: mortifica il fatto che tanto dispendio di celluloide non sia compensato dal risultato a cui si mirava, di allegria. Squallida e malinconica comicità di un film senza estro. Un inferno, anche stavolta, lastricato soltanto di buone intenzioni.»

«Corriere della Sera», 18 maggio 1955


«Dopo infinite avventure sulla terra ecco finalmente l'avventura ultraterrena di Totò. Ma può un uomo come lui perdere anche nell'inferno il suo carattere, il suo temperamento? Diciamo meglio: "può un napoletano perdersi d'animo se Caronte con la sua barca lo trasporta alle rive della dell'Ade?" È impossibile.
E allora il Totò che passeggia per le vie dell'inferno, lastricate, come si sa, di buone intenzioni e di numerosi condannati alle varie pene, è un essere tutto lieto della nuova esperienza della quale vuol trarre infiniti profitti.
E' un inferno, il suo, popolato di diavoli bonaccioni e di donne meravigliose che rivivono nel ricordo la vita di un tempo: con gli uni e con le altre il bravo Totò, che impersona la figura di Antonio Marchi, si trova perfettamente a suo agio. Antonio Marchi..., cioè Marcantonio reincarnato: e allora è giusto che Cleopatra lo cerchi subito e, in un latino piuttosto approssimativo, gli parli dell'amore di un tempo... [...] È un film farsesco creato su misura per Totò e le varie situazioni offrono il destro di esaurire tutti i numeri della sua comicità. giochi di parole, smorfie, atteggiamenti: tutto contribuisce a rendere la storia esilarante. In alcune scene, come in quella del pazzo, Totò si rivela per un grandissimo attore, ricco di risorse. Il regista Mastrocinque ha puntato su di lui tutte le sue carte e lo ha lasciato fare e, talora, strafare, così, senza preoccupazioni.
Se si voleva raggiungere lo scopo di divertire è stato pienamente raggiunto. Accanto a Totò un bel cast di attori: Maria Frau, Dante Maggio, Ubaldo Lay, Fulvia Franco e numerosi altri. Buono il commento musicale dell'inesauribile Pippo Barzizza.»

Vice, «Momento Sera», 29 maggio 1955


«Il principe riconosce di avere sbagliato. Totò, che sotto sotto lo sapeva, tira fuori un'idea nella direzione completamente apposta: un film silenzioso, tutto basato sulla mimica, sulla comicità astratta del burattino funambolico. Una pellicola che lo affranchi dal ricatto della battuta e dalla girandola dei doppi sensi, che metta in rilievo le sue ascendenze lunari e la sua capacità di disarticolarsi, che tronchi sul nascere il sospetto di una comicità regionalistica, che gli apra le porte alla notorietà mondiale. [...]»

Alberto Anile


Foto di scena, video e immagini dal set


La censura

La solita censura, sempre all’erta quando si parla di suicidi, tribunali e relazioni extraconiugali, ha già ottenuto in sede preventiva alcuni cambiamenti ma il film viene ugualmente vietato ai minori di 16 anni, e la Excelsa Film, nel disperato tentativo di farlo revocare, procede a una miriade di tagli; viene eliminato l’intero sketch di Pasquale (quello poi rifatto in tv a Studio Uno), che Totò recitava nei panni dell’Uomo più fesso del mondo; si tagliuzza la sublime scena del pazzo, qualche dimagrimento anche ai dialoghi del processo (“Io trapassai, defunsi, cioè vale a dire decedetti. E gli uomini della Terra restarono allibiti constatando di persona, senza offesa dei presenti e anche del Presidente, il mio decesso"). Tutto inutile, la commissione ribadisce il divieto ai men che sedicenni e ottiene pure che il film circoli nella nuova versione purgata. Sarà un caso che il sottosegretario allo spettacolo che firma la decisione sia Oscar Luigi Scalfaro, già destinatario della famosa lettera del principe sull’“Avanti!”?

Alberto Anile

I documenti

Riferimenti all'opera di Dante e alla realtà italiana

L'ambiente dell'Oltretomba nel film è stato riadattato in maniera completamente napoletana. Quando Totò giunge all'Inferno si trova davanti alla figura oscura del traghettatore di anime Caronte, personaggio già presente nella mitologia greca, ma reso ancor più famoso da Dante Alighieri nel Canto III del suo Inferno. Giunto nell'Oltretomba vero e proprio, Totò si incontra con un amico, morto vent'anni prima, che gli spiega come vada la situazione nel Profondo Abisso. Come nella Divina Commedia di Dante, l'Inferno è suddiviso in gironi, cerchi e bolge e soprattutto vi è una netta separazione e differenza tra i dannati e diavoli delle bolge del Nord e quelli del Sud. E come nell'Italia dei tempi nostri l'odio tra i due gruppi è talmente grande che speso litigano tra loro, per non parlare delle risse che si creano durante la collocazione "in gironi" delle partite di calcio, afferma l'amico a Totò. Successivamente un'altra citazione del film è tratta dalla storia reale di Marco Antonio, soldato romano e della regina egiziana Cleopatra, amante di Giulio Cesare. Poco prima che Antonio facesse scoppiare la seconda guerra civile a Roma dopo quella di Pompeo e Cesare, Ottaviano gli assegnò il dominio dell'Egitto, ma questi si alleò con la regina contro Roma. Come dicono molte cronache e la tragedia stessa di William Shakespeare, Antonio e Cleopatra divennero amanti lussuriosi, ma ciò non servì a fermare l'avanzata devastante di Ottaviano contro l'Egitto. Infatti Antonio e Cleopatra verranno sconfitti nella battaglia di Azio nel 31 a.C. e si uccideranno entrambi.



"Buio nero" (di Testoni-Giordano) e "Esistenziale blues" (di Fiorelli-Salesi-Barzizza) dal film Totò all'inferno (1955)

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Curiosi sincronismi del destino: Camillo Mastrocinque è modicamente distante dalla regia di La Cripta e l'Incubo (1964) e - soprattutto - Un Angelo per Satana (1966); Lucio Fulci è lievemente in ritardo dalla direzione di thriller (Una sull'Altra, 1969) od horror tout-court (Zombi 2, 1979). Eppure i due autori si trovano sulla stessa pista che conduce (comicamente) nei gironi danteschi, mentre il principe della risata appare meno efficace, forse a causa d'un tema che - anche se grottescamente affrontato - incute pur sempre un minimo di timore.

  • Tra i lavori meno conosciuti di Totò, autore anche del soggetto, ma non per questo privo di interesse. Diversi gli sketch inseriti per allungare l’idea di fondo, alcuni riusciti, altri un po’ meno, ma comunque divertenti. I diavoli conservano nell’aspetto quel folklore arcaico e sembrano usciti dai tarocchi. Bravo Nerio Bernardi, tra le spalle più capaci e sottovalutate di cui si è avvalso Totò. Non male, perché in alcuni aspetti è più ragionato di tanti altri suoi lavori.

  • Molto deludente nella realizzazione, pur avendo basi interessanti. Surreale e visionario come dimostra anche la ricostruzione infernale, ma davvero troppo frammentato, al punto da rendere inefficaci gli sketch. Totò fa quel che può ma oggettivamente il film non vale altri lavori girati dal comico napoletano. Da salvare il cast (Castellani e Bernardi su tutti) ma poi... son finite le scialuppe.

  • Il principe De Curtis con le sue battute e il suo consumato mestiere salva una commedia dalla sceneggiatura scarna (tra l'altro derivante da un suo soggetto) che rischiava di finire in un mare di noia. Anche i comprimari se la cavicchiano sufficientemente bene. Peccato per la durata un po' troppo allungata di alcuni sketch che portano con sè qualche sbadiglio.

  • Presumibilmente, il fatto di girare "la realtà" in bianco e nero e "l'incubo" infernale di Totò in Ferraniacolor derivano dal Mago di Oz di Fleming. Un inferno, quello abilmente scenografato dal bravo Alberto Boccianti, un po' da avaspettacolo ma senz'altro rende la pellicola una delle più kitsch mai interpretate dal Principe della risata. Secondo i miei gusti, un filmetto minore ma divertente e piacevolissimo da vedere. Auspicabile una bella versione in dvd (amici della Ripley's, ci siete...?).• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Gli hai rotto le corna!" "Ma è sposato?" "Si..." "Oh, ma allora gli ricrescono...".

  • Film "personale" del Principe che parte da una sua idea originale. All'uopo sono convocati molti fra i suoi collaboratori storici, da Mastrocinque a Pippo Barzizza, oltre alle spalle fidatissime Castellani (immenso come quasi sempre), Dante Maggio, Benti, Inglese, Buazzelli e tanti altri che aiutano con mestiere e talento il protagonista a conferire ritmo e spessore al film. Forse un po' lente le parentesi erotico-sentimentali ma, si sa, nei film di Totò il pubblico dell'epoca si aspettava prima o poi la parte dell'occhio. Consigliato!• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Gli effetti speciali, una volta tanto meno "artigianali" (segno che in questo caso è stato impiegato qualche soldo in più delle solite quattro lire).

  • Delizioso e kitsch l’inferno totoesco a differenza di quello dantesco che è correttamente tremendo: è un locale da ballo immerso in un orgia cromatica di luci psichedeliche dai colori lucidi e violenti che sarebbe piaciuto a Mario Bava; per non parlare dei diavoli che paiono usciti dalle favole e dai proverbi della cultura popolare. C’è anche un guappo capobastone e persino Cleopatra con il suo famoso naso. Dimenticavo: l’inferno è diviso in un girone del Nord e uno del Sud. Insomma non siamo nel metafisico ma nell'assurdo, ma Totò fa ridere lo stesso.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il bistrot parigino dove degli Esistenzialisti stanno eleggendo Miss... Angoscia.

  • In questa pellicola dalle tinte macabre, la cui sceneggiatura è il primo approccio di Fulci al cinema che lo consacrerà, il mattatore Totò - qui non ai suoi livelli più alti ma comunque godibile - è alle prese con diavoli, gironi danteschi del nord e del sud e con artisti esistenzialisti. Piuttosto lungo nella durata ma comunque divertente (d'altronde il Principe è una garanzia).• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena con Cleopatra.

  • Tra le pellicole di Totò più singolari ed anche tra le più rare a vedersi in televisione (quanto meno sui canali nazionali). Il Principe cerca di dare il meglio e si presente in buona forma, ma la sceneggiatura latita. Gli schetch sono anche divertenti, ma danno l'idea di durare oltre il tempo necessario, finendo coll'allungarsi eccessivamente. Alcune scene (gli esistenzialisti, il finto pazzo) sono ricorrenti nella filmografia di Totò, anche se comunque riescono a far sorridere. Non il miglior Totò, ma la risata riesce a strapparla.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il tentativo di rapina ai danni del sordo.

Le incongruenze

    1. Penetrato nell'appartamento della sua dirimpettaia, Totò si finge pazzo e si mette a sparare ad alcuni soprammobili, polverizzandoli. Nel momento della distruzione dell'ultimo soprammobile, però, si nota per un istante una fiammata all'interno dello stesso, provocato dalla piccola carica esplosiva utilizzata per farlo saltare

www.bloopers.it


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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò proibito" (Alberto Anile) - Ed. Lundau, 2005
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983