Jean Sorel ha asciugato le lacrime di Anna Maria Ferrero
La nuova storia d’amore dopo Vittorio Gassman
Nel 1960 la stampa racconta la nuova fase della vita sentimentale di Annamaria Ferrero: dopo la dolorosa rottura con Vittorio Gassman, l’attrice ritrova serenità accanto al giovane attore francese Jean Sorel, tra Parigi, cinema europeo, nouvelle vague, gossip cinematografico, teatro italiano, set internazionali, cronaca rosa e nuove prospettive artistiche.
Col morale a terra dopo la brusca fine della sua relazione sentimentale con Gassman, durata sette anni, Annamaria Ferrero ha ritrovato di nuovo rumore in Jean Sorel, uno dei più pittoreschi personaggi della nouvelle vague
Martedì scorso, subito dopo rotazione. Annamaria Ferrero si ritirò nel proprio appartamento all’Hotel California, a Parigi, e dette ordine precisi per non essere disturbata. Rimasta sola scrisse sulla carta intestata dell'albergo due lettere abbastanza brevi. Ripiegò la prima nella busta e segnò l'indirizzo: Cav. Uff. Arnaldo Guerra - Via di Priscilla 63 - Roma. Nella seconda busta scrisse con mano molto ferma: Signor Vittorio Gassman - Teatro popolare Italiano - Piazza Vetra, Milano.

Il contenuto delle due lettere era quasi identico e potrebbe riassumersi così: prima che lo sappiate dai giornali desidero dirvi francamente che Jean ed io ci vogliamo bene e abbiamo deciso di sposarci.
Nessuno conosce le reazioni di Gassman. In quanto al signor Guerra, padre di Annamaria, si sa che la lettera destò in lui qualche apprensione. Appena letta, telefonò immediatamente al giornalista che in una sua corrispondenza da Parigi aveva diffuso per primo la notizia: «Sono il papà di Annamaria, e vorrei parlarle». Il giornalista lo ricevette subito. Aveva appena finito di pranzare, e in tavola si stava servendo il caffè. Il signor Guerra ne accettò una tazzina e, accostandola alle labbra con le dita che tremavano un poco, domandò gentilmente: «Potrebbe dirmi com’è questo ragazzo?». Era la domanda che di lì a poche ore avrebbe fatto il giro di Roma.
Annamaria la conoscono tutti: è una brava attrice, una ragazza intelligente, che ha conquistato da anni le simpatie del nostro pubblico. Ma tutti si chiedono che tipo sia Jean Sorel, il giovane attore francese balzato clamorosamente alla ribalta della cronaca rosa. La primavera scorsa Alberto Lattuada, indicandomi Jean Sorel, sua ultima “scoperta”, sul set del film I dolci inganni, mi disse: «La cosa più sconcertante di questo ragazzo è che potrebbe interpretare indifferentemente un bullo trasteverino o un baronetto inglese. Non che manchi di personalità, badi. Voglio dire che in lui si mescolano in modo singolare la brusca strafottenza di un giovane pezzente e il raffinato snobismo di un aristocratico di razza. Si chiama Jean Sorel; le consiglio di scriverlo sul suo taccuino, perché un giorno potrebbe servirle».
Incontrai di nuovo Jean Sorel alla fine dello stesso mese d’aprile durante un cocktail nella casa di Pierre Brice, in piazza Viargana, uno degli angoli più pittoreschi e suggestivi della vecchia Roma. Fu la stessa sera in cui avvenne l'incontro tra Jean Sorel e Annamaria. Lei, vedendolo, non espresse alcun giudizio, ma domandò semplicemente: «Chi è?».
Eppure sarebbe bastato un piccolo sforzo per capirlo. Jean aveva preso in prestito il suo pseudonimo da un personaggio di Stendhal, il Julien Sorel de Il rosso e il nero, ed era quindi un intellettuale. In più apparteneva a una famiglia di così alto prestigio da non poter trascinare il proprio vero nome nel mondo chiassoso e talvolta poco edificante del cinema.
Le informazioni raccolte in seguito confermarono queste congetture. Jean Sorel, come molti giovani della nouvelle vague francese, appartiene a una famiglia ricchissima, con un albero genealogico costellato di titoli accademici. Il palazzo dove abita a Parigi, in Place Saint-Sulpice, è monumento nazionale. Suo padre, morto di recente, gli ha lasciato vasti possedimenti sulla Costa d’Avorio. Delle cinque sorelle, due sono sposate e tre vivono insieme alla madre.
Fedele alle tradizioni di famiglia Jean avrebbe dovuto entrare in diplomazia, e in questo senso aveva indirizzato i propri studi, prima di prestare servizio militare in Algeria nel corpo dei paracadutisti. Tornato a Parigi cambiò però bruscamente idea e, adottato il nome d’arte Jean Sorel, si inserì nel mondo del cinema.
A parte questi dati biografici c’è un altro fatto da notare: Jean è un magnifico ragazzo. Scattante, atletico, alto un metro e ottantadue, con la faccia asimmetrica animata da due limpidi occhi azzurri. Veste maglioni ruvidi e calzoni di fustagno, ma le sue camicie sono confezionate su misura a Londra, in Bond Street.
Ha una discoteca di musica classica ma si diverte a seminare gettoni nei juke-box. Corre come un matto sulla sua Triumph celeste, ma tiene sempre sopra il comodino grossi volumi di filosofia. Fuma soltanto sigarette Gitane ma si fa distillare un profumo personale in un laboratorio di Rue de la Paix.
È brusco, caotico e imprevedibile quanto Gassman è composto, metodico e razionale. È spensierato e discontinuo quanto Gassman è riflessivo ed efficiente. È impulsivo nei rapporti umani quanto Gassman è controllato e guardingo. Ma ha su Gassman un altro grande vantaggio: è il ragazzo disposto a giocarsi carriera, rispetto e tradizioni di famiglia per i begli occhi della sua innamorata. Ed è forse proprio questo che ha conquistato Annamaria.
Lei e Jean si sono incontrati ancora: prima a Bordighera, dove Jean girava il film Una giornata balorda, poi di nuovo a Parigi il 21 settembre. Il regista Drache li aveva convocati per affidare loro i ruoli principali nel film Temps d’aimer. Il progetto cambiò e Annamaria accettò un’altra parte, venendo sostituita dalla giovane attrice francese José-Marie Nat.
Quella sera si ritrovarono in un locale notturno, l’Épi-Club. Annamaria era abbattuta. La sua rottura con Vittorio Gassman era avvenuta appena dieci giorni prima, dopo un colloquio burrascoso in una roulotte del teatro-circo. Così si era conclusa una storia d’amore durata sette anni.
La loro relazione era iniziata quando Gassman era già un mito e Annamaria una giovane attrice agli inizi. «Lo conobbi in un camerino del teatro Eliseo, fra un atto e l’altro del Peer Gynt. Avevo sedici anni», raccontò una volta.
Da allora entrambi avevano tratto vantaggio artistico da quell’unione: Annamaria aveva consolidato la propria carriera teatrale e cinematografica, mentre Gassman aveva abbandonato il suo mito distante per avvicinarsi a un rapporto più diretto con il pubblico.
Dieci giorni prima di quell’incontro parigino Annamaria aveva lasciato la casa di Gassman in via Appennini con quattro valigie. I contrasti non erano mancati negli anni, ma questa volta la separazione sembrava definitiva.
Ora i due innamorati si sono stabiliti a Île Saint-Michel insieme alla troupe di Temps d’aimer. Prima di lasciare Parigi hanno scelto l’appartamento dove andranno ad abitare: cinque stanze luminose in un vecchio palazzo vicino al Bois de Boulogne.
Jean vorrebbe sposarsi presto; Annamaria preferirebbe aspettare la primavera. Così bisticciano e fanno pace come capita agli innamorati, mentre ascoltano il disco Nessuno al mondo, diventato la colonna sonora delle loro giornate.
Il signor Guerra, padre di Annamaria, ha ricevuto una cartolina dall’Île Saint-Michel con le firme intrecciate dei due giovani. Dopo le prime preoccupazioni ora si sente più tranquillo.
In sette anni aveva sentito la figlia descrivere Gassman come «un genio», «un uomo di talento», «un individuo pieno di fascino». Ma quella frase semplice che ora gli scriveva da Parigi lo ha commosso più di tutte: «Papà, ti assicuro, è un bravo ragazzo».
Noemi Lucarelli, «Novella», anno XLI, n.45, 6 novembre 1960
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| Noemi Lucarelli, «Novella», anno XLI, n.45, 6 novembre 1960 |
Fonte originale: Noemi Lucarelli, «Novella», anno XLI, n.45, 6 novembre 1960
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🎭 Conclusioni
L’articolo pubblicato su «Novella» nel novembre 1960 racconta con toni tipici della cronaca rosa dell’epoca la svolta sentimentale nella vita di Annamaria Ferrero. Dopo la lunga relazione con Vittorio Gassman, durata sette anni tra teatro e cinema italiani, l’attrice trova una nuova serenità accanto al giovane interprete francese Jean Sorel, figura emergente del cinema europeo e vicino agli ambienti della nouvelle vague. Il reportage descrive la fine di un rapporto che aveva segnato una stagione importante del teatro italiano e segue i primi passi della nuova coppia tra Parigi, Bordighera e gli studi cinematografici francesi. In questo quadro di cronaca mondana, la stampa del tempo restituisce anche il ritratto di una Ferrero ormai artista affermata, capace di affrontare la fine di una relazione storica e di aprire una nuova pagina della propria vita personale e professionale.
