De Sica a Napoli cerca l'oro di Marotta

Marotta, Zavattini e un cast corale per “L’oro di Napoli”

Vittorio De Sica sul set de ‘L’oro di Napoli’ nei vicoli partenopei (1954)


Sul set L’oro di Napoli, De Sica regista attore filma riprese nei vicoli con cast napoletano autentico: Sophia Loren pizzaiola, Totò capofamiglia, dai racconti di Giuseppe Marotta, tra pioggia artificiale idranti in Vico Sant’Agostino degli Scalzi, film a episodi del 1954.


Il film a episodi ha sedotto anche Vittorio De Sica, che sta girando nei vicoli napoletani, regista e attore, la riduzione cinematografica di un celebre libro di Marotta.

Un gioiello scomparso, l'anello con smeraldo di Sofia la "pizzaiola", (a da pretesto al primo episodio de «L'oro di Napoli», il film che Vittorio De Sica sta girando nella città partenopea sulla trama dei racconti del volume di Giuseppe Marotta che porta lo stesso titolo. La scomparsa dell’anello fa nascere i più neri sospetti di tradimento nel cuore dell’obeso marito della bella pizzaiola; ma quando la moglie gli avrà fatto credere che il gioiello si è perduto nella pasta delle pizze e che si è ritrovato cotto e condito nella pizza che un cliente si era portata a casa, il buon uomo ricupererà pace e fiducia.

‘L’oro di Napoli’ nei vicoli partenopei (1954)PER CONVINCERE IL MARITO la pizzaiola adopera argomenti anche più persuasivi delle parole. Sophia Loren, che i curiosi hanno scambiato prima per Gina Lollobrigida e poi per Silvana Pampanini, ha incantato i napoletani.

‘L’oro di Napoli’ nei vicoli partenopei (1954)L’AMICO DI DONNA SOFIA la pizzaiola è l’attore Alberto Farnese. Ed è in casa sua che la bella infedele ha dimenticato il famoso anello. L’amico non figura tra i clienti della pizzeria, ma anche questo intoppo sarà superato dalla donna.

Il lieve intreccio offre occasioni al regista per partire alla scoperta cinematografica della Napoli più recondita e pittoresca, che è la vera protagonista di questo e degli altri episodi del film. La patetica vicenda di una madre che vuole che il funerale del suo piccino sia allegro e spettacolare come una festa di nozze: la storia del suonatore ambulante che il popolo ha battezzato "professore" per la saggezza dei consigli a cui tutti ricorrono come all’oracolo, ma che è felice soltanto quando può esercitare la sua professione vagabonda 

‘L’oro di Napoli’ nei vicoli partenopei (1954) 

‘L’oro di Napoli’ nei vicoli partenopei (1954)

‘L’oro di Napoli’ nei vicoli partenopei (1954)

Per la scena del vicolo il regista aveva bisogno della pioggia. Ma il cielo era implacabilmente sereno e fu necessario ricorrere agli idranti con grandissimo spasso della folla dei curiosi. «Non è facile — afferma De Sica — girare a Napoli. Tutti vogliono fare qualche cosa, magari per niente». E alla fine il regista, buon napoletano anche lui, è assediato dai venditori ambulanti che chiedono con buona grazia, ma con altrettanta insistenza, di essere indennizzati perchè l’interruzione del traffico, causata dalla lavorazione del film, ha recato pregiudizio ai loro "affari”. E De Sica, con generosità napoletana, indennizza senza indagare. L’aria di marzo, anche se siamo a Napoli, è ancora piuttosto fredda e Sophia Loren, che deve girare più di una scena a spalle nude, se ne risente: l’attrice si toglie la pelliccia solamente al momento del ”ciak”.

il caso del vecchio marchese, giocatore disperato e senza fortuna, che la moglie fa interdire e che si sfoga giocando nello sgabuzzino della portineria col portiere del suo palazzo e perdendo ancora: il personaggio (impersonato da Totò) del padre di famiglia che ha perduto in casa pace e autorità per l’intervento di un "guappo’’ che vi spadroneggia, fino a che un caso non lo libera dall’assurda schiavitù: e infine il dramma della prostituta che un giovane sposa per espiare una colpa di cui si sente responsabile e che è costretta ad abbandonare la casa del marito per la violenza del disprezzo da cui si sente circondata.

‘L’oro di Napoli’ nei vicoli partenopei (1954)LA VITA NAPOLETANA è sempre corale: cosi la vicenda dell'anello smarrito diventa subito una vicenda a cui tutto il vicolo partecipa attivamente. La parte del grasso marito della "pizzaiola" è affidata a Giacomo Furia.

‘L’oro di Napoli’ nei vicoli partenopei (1954)SOPHIA LOREN sotto la luce dei riflettori impastava le pizze sulla porta del "basso''; il microfono registrava le battute con cui la pizzaiola propagandava la sua merce; dalla folla dei curiosi una voce gridò: « A me una! » Il sonoro la registrò e la sequenza dovette essere ripetuta.

‘L’oro di Napoli’ nei vicoli partenopei (1954)NEL "BASSO” in cui Totò capofamiglia subisce le prepotenze del "guappo" malato, il regista dà gli ultimi ritocchi a un’inquadratura. Alla sceneggiatura del film, oltre Marotta e De Sica, partecipa Zavattini, che assiste a Napoli alla lavorazione del film.

Vittorio De Sica è anche attore nel film e recitano con lui Totò. Sophia Loren, Paolo Stoppa. Silvana Mangano. Alberto Farnese e Tina Pica. Ma vi recitano, nelle parti di secondo piano, un’infinità di attori improvvisati: napoletani autentici e rumorosi. Il primo episodio si è cominciato a girare in questi giorni al Vico lungo Sant'Agostino degli Scalzi. E non sono bastati i quindici agenti che la Questura aveva distaccato per contenere gli entusiasmi della folla dei curiosi. C’è voluto l’intervento dei pompieri. Giuseppe Marotta, autore del volume e "tecnico" di vita napoletana, assiste alla lavorazione.

R. P., «Tempo», anno XVI, n.12, 25 marzo 1954


Tempo
R. P., «Tempo», anno XVI, n.12, 25 marzo 1954

Autore della fotografia: non identificato
Fonte originale: «Tempo», anno XVI, n.12, 25 marzo 1954
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🎭 Conclusioni

Nel 1954, tra le vie di Napoli, la collaborazione tra Vittorio De Sica e Giuseppe Marotta diede vita a una delle pellicole più rappresentative del neorealismo napoletano. Totò, con la sua umanità disarmante, contribuì a tradurre sullo schermo la poesia popolare de “L’oro di Napoli”, un mosaico di storie e destini che riflettevano l’anima autentica della città. La forza narrativa del racconto di Marotta, la regia sensibile di De Sica e la presenza scenica del Principe De Curtis fecero di quel film un manifesto del cinema italiano del dopoguerra. In un’epoca in cui la commedia si intrecciava con il dramma sociale, Totò mostrò il suo volto più umano e malinconico, confermando la sua centralità nell’immaginario collettivo. Questa testimonianza giornalistica, pubblicata su «Tempo» e riproposta su tototruffa2002.it, conserva intatta la magia di un momento irripetibile per la storia del cinema napoletano e per la memoria artistica di Totò.

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