La Roma di Totò

Le sue abitazioni, dal centro ai Parioli

Totò e la casa di Roma


La Roma di Totò e le sue abitazioni

Se Napoli resta la culla, la madre e il ventre originario del Principe della risata, è Roma a diventare la scena principale. Qui Totò mise radici in decine di case, più o meno sontuose, trasformando ogni trasloco in un capitolo della sua carriera. Dalla brandina in corridoio fino agli appartamenti da mille e una notte ai Parioli, il suo curriculum immobiliare riflette la scalata professionale e persino economica. Ogni indirizzo romano è una pietra miliare della sua biografia.

Dalla brandina alle prime case romane di Totò 🛏️

L’inizio fu umile: via Villafranca, zona Castro Pretorio. I genitori in camera, lui in una brandina nel corridoio. Pochi soldi, tanta grinta. Poi il salto: l’Hotel Ginevra in via della Vite. Qui nacque la figlia Liliana nel 1933. Totò, quella sera, era a teatro all’Eliseo: chiese al pubblico di poter rinviare l’inizio dello spettacolo, corse a conoscere la bambina e tornò accolto da una standing ovation. Roma gli aveva regalato la sua prima vera gioia familiare, intrecciata con la carriera.

Matrimoni, traslochi e nuove abitazioni a Roma 💍

Un anno dopo, eccolo in via Tibullo 10, zona Prati. Nel 1935 sposa Diana Rogliani a San Lorenzo in Lucina, con la piccola Liliana vestita a festa. Poi un nuovo spostamento: Viale dei Parioli 41. Qui Totò portò genitori, moglie e figlia. Non era solo un cambio di indirizzo: in quella casa morì anche suo padre, rendendola una dimora carica di memoria. Ogni casa romana di Totò è insieme rifugio e specchio delle sue stagioni artistiche.

Le residenze principesche di Totò ai Parioli 🏰

Con l’arrivo di Franca Faldini nel 1952, cambiano anche gli indirizzi. Totò approda in Viale Bruno Buozzi, dapprima nella celebre palazzina di Luigi Moretti, poi al civico 98: un appartamento da 500 metri quadri, con staff e servitù. Una vera reggia ai Parioli. Ma il fisco non gradì tanta magnificenza: 400 milioni di lire di arretrati lo costrinsero a trasferirsi in Via dei Monti Parioli 4, in una casa della famiglia Faldini. Più modesta, ma destinata a diventare l’ultima residenza del Principe.

Gli indirizzi romani di Totò: oltre le case 🌆

Roma per Totò non è fatta solo di appartamenti. È la Rupe Tarpea, i locali in centro, le serate al giardino zoologico (oggi Bioparco) e le vacanze a Santa Marinella. Ogni luogo è un frammento della sua “romanità elettiva”. E quando arrivò la fine, Sant’Eugenio presente il suo pubblico al primo funerale. Poi toccò a Napoli celebrarne altri due, persino a bara vuota, perché un addio solo non bastava a un genio così grande.

Totò a Roma: una mappa di abitazioni e memorie 🎭

La storia delle abitazioni romane di Totò: è l'avventurosa storia di un uomo che partì da una brandina e arrivò a regge principesche. Ogni indirizzo romano segna un passaggio: dal centro storico ai palazzi dei Parioli, dai primi passi incerti al trionfo da Principe. Se Napoli fu madre, Roma fu la patria adottiva: la città in cui Antonio de Curtis divenne definitivamente Totò.


La casa di Roma in Via Monti Parioli, 4

La Roma del dopoguerra e il Girasole di Totò 🌻

Non era una semplice palazzina: in viale Bruno Buozzi, cuore dei Parioli, sorgeva “Il Girasole”, progetto dell’eclettico Luigi Moretti. Non un edificio qualsiasi, ma un’opera che guardava la città con la fierezza di un attore sul palcoscenico, diventando presto la residenza perfetta per il Principe della risata.

L’architettura di Luigi Moretti e la Roma che rinasce 🏗️

Il dopoguerra restituiva a Roma la voglia di vivere, e il Girasole rappresentava proprio questa rinascita: forme moderne, linee dinamiche, un fiore di cemento che seguiva la luce. Moretti, architetto sfuggente a ogni etichetta, aveva disegnato un edificio capace di raccontare un’epoca, e di ospitare la vita privata di chi, come Totò, non sopportava i confini di una sola definizione.

Totò e Franca Faldini: una casa come fortezza 💕

Accanto al Principe c’era Franca Faldini, compagna di vita e custode delle sue fragilità. Insieme abitarono al Girasole, trasformando le mura in una vera fortezza domestica. Non a caso Totò, in una celebre intervista a Oriana Fallaci nel 1963, dichiarò: «La base della mia vita è la casa. Per me, è una persona. Quando vi entro la saluto sempre: Buonasera, casa».

Una palazzina, un attore, una filosofia di vita 🎭

Quelle parole non erano un capriccio lirico, ma la filosofia di un uomo che vedeva nell’abitazione un’anima viva. Come il Girasole, che muta seguendo il sole, anche Totò cambiava volto tra scena e vita privata. Non solo comico, non solo attore, ma un personaggio eclettico che trovava nell’architettura di Moretti lo specchio della propria essenza.

Dal corridoio alla reggia: l’evoluzione di Totò a Roma 🌇

Il contrasto è abbagliante: dal giovane Antonio de Curtis su una brandina in via Villafranca al Principe che entra nel Girasole salutandolo come un compagno di viaggio. Ogni trasloco romano segnava un avanzamento: dalla precarietà alle residenze principesche ai Parioli. Il Girasole divenne così simbolo non solo di un quartiere elegante, ma del trionfo di una vita artistica.

Il Girasole oggi: testimone della Roma di Totò 📜

Ancora oggi la palazzina di viale Bruno Buozzi è lì, con la stessa imponenza discreta. Non più reggia di Totò, ma monumento silenzioso a un uomo che non abitava semplici case, bensì le animava con la sua presenza. Ogni mattone resta spettatore di un Principe che, anche lontano dalle scene, recitava la sua parte migliore: quella dell’uomo capace di dare un’anima alle proprie dimore.



Quando il 15 marzo 1952 Totò convoca i giornalisti nel suo appartamento per comunicare il fidanzamento ufficiale con Franca di fronte agli occhi dei cronisti si palesa una sfilata di tre stanze (sala d’ingresso, salone di rappresentanza e sala da pranzo aperte una sull’altra e senza porte di comunicazione) che accarezza l’andamento curvilineo del muro a sud della palazzina per tutta la lunghezza del piano. Le immense vetrate sono protette da tendaggi in velluto rosso. Lo stile Luigi XV emerge impetuoso da due consolle veneziane e un orologio in bronzo. Su alcune porte emerge l’aquila bicipite bronzea, lo stemma nobiliare del padrone di casa. Nessuna traccia di ordinarietà: i termosifoni sono nascosti da plance d’ottone traforato. I più curiosi, sbirciando oltre, rimangono turbati da uno strano vestibolo rivestito completamente di specchi, ritrovandosi all’improvviso riprodotti in cento figure. Anche se è immenso gran parte del suo tempo lo passa a letto (dal quale si alza di regola verso mezzogiorno) in una settecentesca camera in stile veneziano, circondato da due comodini bombati, una grossa stufa elettrica, una macchina da scrivere e l’immancabile apparecchio telefonico verde (il fitto traffico è disimpegnato da un centralino collegato ai sette apparecchi collocati nelle varie stanze). Oltre alla compagna, nell’appartamento vi abitano il cugino segretario Eduardo Clemente, tre persone di servizio e un cane lupo. Non è necessario ricorrere a lui per difendersi dagli ammiratori: bisogna prima superare lo sbarramento della portineria, del segretario e del personale di servizio. Anche Rossellini, condomino del "Girasole", in quella casa ha l’abitudine di passare molto tempo sotto le coperte: a letto, infatti, lavora e riceve i suoi ospiti.


La casa di Roma in Viale Bruno Buozzi, 98

1951 Antonio De Curtis 138 L

Antonio de Curtis Griffo Focas Comneno Gagliardi, principe di Bisanzio, in arte Totò, abita da circa due anni in un appartamento di dieci stanze, al piano nobile di una ridente palazzina bianca, in viale Buozzi, nel quartiere Parioli. Totò vive solo, con il segretario che è un suo cugino, tre persone di servizio e un cane lupo. Il fitto traffico telefonico è disimpegnato da un centralino e da sette apparecchi collocati nelle varie stanze. Nelle camere vi sono mobili del '700 e dell' '800; quando gli capita l’occasione l’attore ne acquista di nuovi ed elimina quelli che gli sono venuti a noia. Qui Totò è nell’anticamera, alla cui parete è addossato un lungo armadio in rovere suddiviso in dieci elementi: sugli sportelli sono riprodotti gli stemmi di famiglia.


In questo salottino sono contenuti alcuni degli attestati nobiliari di Totò. Sopra il caminetto si vede la pergamena con lo stemma dei de Curtis e un'antica dicitura. Sul caminetto, in legno intagliato, sono collocate due antichissime lampade a petrolio appartenenti alla famiglia de Curtis.


Un altro angolo dello stesso salottino: Totò siede su un divano di cuoio marrone scuro con spalliera trapuntata. Sopra il divano è appesa una marina veneziana, dipinta alla fine del '700. Nella stessa stanza, in basse biblioteche sotto le finestre, sono custoditi numerosi volumi di araldica.

Totò gioca con il suo cane lupo lungo il corridoio che porta dalla sala da pranzo alle camere da letto. Si vedono il pavimento in marmo, stampe romane dell' '800 alle pareti e una colonnina in marino rosso con anfora. Totò risiede a Roma da cinque anni: finora ha già cambiato tre appartamenti.

Totò e la figlia in un angolo della sala da pranzo; il divano e la poltrona sono in velluto rosso. Il pavimento è in maiolica. In fondo si vede il salone di rappresentanza e più in fondo ancora la sala d’ingresso. Nella fotografìa, a destra, si vede un carrello con un servizio inglese da tè, in argento, dell' '800. La parte più caratteristica dell'appartamento di Totò è costituita dalla sfilata di tre stanze — sala d’ingresso, salone di rappresentanza e sala da pranzo — aperte una sull’altra, senza porte di comunicazione; la sfilata segue l’andamento curvilineo del muro a sud della palazzina per tutta la lunghezza del piano. Grandi finestre a rettangolo, protette da tendaggi in velluto rosso, danno luce a queste stanze che formano una specie di galleria. Su alcune porte Totò, notoriamente orgoglioso delle sue origini nobiliari, ha voluto che fosse collocato lo stemma della sua famiglia, in bronzo: un’aquila bicipite.

Totò e la figlia Liliana (moglie dell’ing. Buffardi e residente nello stesso viale Buozzi) in un angolo del salone, davanti a una delle due consolles veneziane in stile Luigi XV. L’orologio è un Luigi XV francese in bronzo. Il termosifone, a destra, è nascosto da una plancia d’ottone traforato.

Totò e la figlia nella sala da pranzo, in legno intagliato d’ispirazione rinascimentale. Lampadario di Murano, soffitto decorato con festoni di fiori, alla napoletana. Totò pranza spesso con la figlia e il genero e siede sul lato lungo del tavolo, mai a capotavola. È un inquilino tranquillo.

Due altre immagini dell’appartamento di Totò. A sinistra: la camera da letto nello stile del '700 veneziano, con due comodini bombati di valore e l’apparecchio telefonico verde per intonarsi all'ambiente. A destra: un angolo della sala da pranzo, con il lampadario di Murano, il soffitto decorato a fiori e le ampie vetrate. Totò si rifugia volentieri nella camera da letto, dove ha una grossa stufa elettrica e, su un tavolino, la macchina da scrivere. Totò si alza di regola verso mezzogiorno: la sua toletta è lunghissima. Spesso, mentre si rade, compone le sue canzoni e ne annota le parole sul pacchetto delle sigarette. Poi corre al pianoforte, cerca il motivo sulla tastiera con un solo dito e lo registra immediatamente su un apposito apparecchio per non dimenticarselo. Totò si difende dagli ammiratori: per arrivare a lui bisogna superare lo sbarramento della portineria, del segretario e del personale di servizio.


Riferimenti e bibliografie:

  • theblog.it
  • «Oggi», n.6, 11 febbraio 1951
  • Valeria Arnaldi, Il Messaggero, 16 ottobre 2017
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