Invadono il cinema duchi, principi e marchesi

Totò e la nobiltà nei set cinematografici

Questo articolo fa parte del grande cluster dedicato alla nobiltà di Totò, che raccoglie documenti d’epoca, dispute genealogiche, vicende giudiziarie e curiosità sull’identità nobiliare di Antonio de Curtis.

Totò e la nobiltà nel cinema: articolo «Oggi» 28 luglio 1949 su Yvonne la nuit


La nobiltà italiana cerca irrequieta notorietà e guadagno nel mondo della pellicola. Registi e testimoni: Alessandrini, Nazzari, Cegani, Viarisio, Jachino. Il principe Alliata e i cortometraggi alle Eolie. Domenico Forges Davanzati: da Cuore a Patto col diavolo

Roma, luglio

Quando nel tardo seicento duchi, principi e marchesi si improvvisavano attori, come era di moda, per recitare qualche commedia davanti al loro re, erano spinti a questo, quasi sempre, da vanità personale, per mettersi in vista e magari ottenere domani un eventuale privilegio. L’ultimo esempio del genere e il primo connubio ufficiale tra cinema e nobiltà italiana, tenuta a battesimo dal regista Goffredo Alessandrini, testimoni Amedeo Nazzari, Elisa Cegani, Enrico Viarisio e l’allora debuttante Silvana Jachino, si ebbe nel 1936, per la realizzazione del film Cavalleria. L’alto patriziato piemontese si mosse in blocco e gratuitamente per prendere parte alla realizzazione della pellicola che, tra l’altro, rimase un documento dell’ultima vera, austera, dignitosa aristocrazia italiana.

Molte cose sono cambiate da allora: oggi i blasoni hanno bisogno di lustro che da solo il nome illustre non ha più, e di denaro nelle quantità che necessitano al titolo. Irrequieta, la nobiltà italiana si aggira alla ricerca di una notorietà e di un guadagno che solo lo spettacolo, e il cinema in particolare, possono darle.

Dopo la breve parentesi della haute couture, per la quale basterà ricordare Simonetta Visconti, e le principesse Aurora Giovannelli e Ginetti-Caracciolo, lento ma metodico è stato l’afflusso della aristocrazia nel campo cinematografico. Tra i primi troviamo il principe Alliata di Montereale: egli si occupa di corti metraggi, che va a girare di persona alle isole Eolie, il suo lavoro ottiene un ampio successo, l’America compra le sue pellicole appena ultimate, il cinema gli deve la "scoperta" di queste isole ed egli torna a Vulcano, con gli americani, per girarvi il nuovo film di Anna Magnani. Domenico Forges Davanzati, direttore di produzione di Cuore, continua a realizzare altri film, tra cui, ultimi, Patto col diavolo e Non c’è pace fra gli ulivi. Luchino Visconti, dopo Ossessione, insiste con La terra tremo, in cui ha per assistente un altro Forges Davanzati, Claudio. Raimondo Lanza, principe di Trabìa, dopo aver finanziato Turi della tonnara, con Amedeo Nazzari e Mariella Lotti, parte per un viaggio a Hollywood, diviene amico di molti attori americani che ospita di tanto in tanto nella sua residenza di Palermo. Ultimo Errol Flynn, giunto con luì da Parigi la settimana scorsa, e ora in Sicilia per una breve vacanza con conseguente caccia al tonno. Il conte di Robilant affitta parchi lampade nel Sudamerica e produce film interpretati dalla moglie. La signora Forges Davanzati in Guglielmotti si fa strada come dialoghista, eseguendo di tanto in tanto qualche sceneggiatura. Il marchese Giovanni Grimaldi passa dal teatro di rivista ai soggetti per film comici. Tra gli sceneggiatori che vanno per la maggiore abbiamo anche il conte Tullio Pinelli.

LA TORRE D’AVORIO

Ma non tutti hanno la possibilità di ottenere posti direttivi o comunque tanto redditizi. Ce ne sono molti altri che cercano comunque uno sfogo e tergiversano senza decidersi. Un residuo della vecchia dignitosa discendenza li trattiene ancora. Occorrerà che gli americani vengano in Italia a girarvi uno dei loro grossi film, perché la nobiltà italiana si lasci andare definitivamente, con la scusa della novità straniera, del cosmopolitismo e della cortesia verso gli ospiti. Tyrone Power, il good boy per eccellenza, diviene amico dei Crespi e dei Ruspoli, che lo ospitano a Capri con la sua esotica graziosa compagna. L’aristocrazia italiana non ha più ragione di barricarsi scioccamente nella sua povera torre d’avorio. Così, due mesi dopo, troviamo che Firenze, per alcune scene del film Il principe delle volpi, affitta una trentina dei suoi blasonati più illustri. Sono nobildonne e gentiluomini che vestono gli sfarzosi abiti cinquecenteschi per seguire gli ordini del regista King e dei suoi aiutanti. Essi fungono da comparse, da generici, riescono magari a dire una battuta. È questa la seconda partecipazione in massa dei blasonati ad un film. Ma i fiorentini, a differenza dei piemontesi, non si prestano gratuitamente e quando hanno finito la giornata di lavoro ricévono in ragione di 3500 lire a testa.

Stabiliti ormai dei rapporti di denaro fra il cinema e l’aristocrazia, sfatata da alcuni registi di moda la leggenda secondo cui per fare un film occorre essere attori, i nobili non hanno esitato ad invadere i teatri di posa.

Basta dare uno sguardo agli ultimi film, per esempio I pirati di Capri, per rendersene conto. Produttore e proprietario di questa pellicola è il marchese Nicolò Theodoii, che ha preso porte anche alla sceneggiatura, mentre il soggetto è opera di Golfiero Colonna d’Amena.

Si è iniziata a Cinecittà, con la regìa di Amato, la lavorazione di un film che ha come protagonisti Olga Villi, Totò e Frank Latimore. Il film, che avrà come titolo ’’Yvonne la nuit”, ha per soggetto una vicenda che si svolge durante gli anni dalla prima guerra mondiale ad oggi. Qui Olga Villi, nella parte di una giovane e bella canzonettista, indossa un attillato abito da sera di velluto nero con guarnizioni di "strass” e "paradisi”.

Hanno collaborato, inoltre, alla sceneggiatura le contesse Luisa Venosta e Beatrice Monti, quest'ultima per le parti storiche desume dal Croce, dal Colletta e dal Cuoco. La contessa Gherar desta ebbe la qualifica di "esperta in arredamento rococò”, mentre la principessa Rospigliosi, che mise a disposizione parte del suo palazzo, supervisionò il film con diritto ai titoli di testa. La contessina Amadora Anfuso si è prestata invece come semplice comparsa pier alcuni esterni. Nelle lunghe sequenze del ballo alla corte di Napoli, il produttore si è assicuralo anzitutto la partecipazione della sua famiglia al completo, utilizzando inoltre la contessa del Balzo, Gaio Visconti di Modrone, e il conte Fiorini, Gran Balì dell’Ordine di Malta. Come se ciò non bastasse, Claudio e Vittorio Forges Davanzati furono rispettivamente ispettore e cassiere della produzione. (I Forges Davanzati sono ormai per il cinema quello che i Visconti di Modrone sono per il teatro di prosa).

Sostenuti da un metodico aggiramento delle posizioni che, prendendo il via dalle nozze Luigi Visconti-Laura Adani, Bonzi-Clara Calamai, Neni Da Zara-Carla Candiani, si concluderà, forse, con le altre Giorgio Cini-Merle Oberon, Marco Visconti-Vivi Gioi, Augusto Torlonia-Maria Michi, l’attacco frontale della nobiltà procede senza soste e con forze sempre più rilevanti.

UNA GUERRA IN VISTA

Cosi, terminato i Pirati di Capri, mentre il duca Caracciolo di Laurino si avventura da solo con la qualifica di aiuto-regista nella troupe Rossellini-Bergman a Stromboli, un altro gruppo di nobili entra nella troupe di Amato per il film Yvonne la nuit, la cui vicenda comincia nel primo Novecento e termina ai giorni nostri. Essi vi prendono parte senza indecisioni, incoraggiati dal fatto che attore principale del film, accanto a Olga Villi, è il comico Totò, al secolo principe don Antonio De Curtis dei Griffo-Foca. Baldanzosamente capeggiano il nuovo gruppo il conte Locatelli, il conte Ruggero Fabbriconi, il conte Tallarigo e di nuovo Gaio Visconti, ormai veterano di simili prestazioni cineastiche. La sceneggiatura del film e il soggetto sono del conte Fabrizio Sarazani.

È chiaro che una situazione del genere non potrà durare ancora a lungo. Un tempo l’eliminazione di simili "intrusi” da parte del sindacato generici sarebbe stato facile. Oggi la cosa è diversa, poiché l’unico sindacato esistente prima, si è scisso in infiniti altri minori ed ì praticamente impossibile provare la non iscrizione dei blasonati ad almeno uno di questi. Come se ciò non bastasse, i produttori e i registi preferiscono i nobili agli altri generici. Specie quando si tratta di rappresentare il mondo elegante occorre gente cho lo sia, o per lo meno che lo sia stata un tempo. Infine, il generico tende a farsi pagare meticolosamente quello che gli spetta, mentre il blasonato è più "signore” e si presta anche per divertimento. Insomma, una piccola guerra finirà per scoppiare tra i cineasti di professione e quelli aristocratici. I quali ultimi, in ogni caso, si difenderanno a spada tratta, capeggiati dal loro più simpatico e caratteristico rappresentante, il duca Caracciolo di Laurino, vero antemarcia e precursore di questo curioso movimento.

Giorgio Salvioni, «Oggi», anno V, n.30, 28 luglio 1949


Giorgio Salvioni, «Oggi», anno V, n.30, 28 luglio 1949

🎭 Conclusioni

L’articolo pubblicato su «Oggi» il 28 luglio 1949 documenta l’incontro fra nobiltà italiana e settima arte nel secondo dopoguerra, mentre Totò affianca Olga Villi in Yvonne la nuit e il mercato produttivo accoglie figure come Alliata di Montereale e Domenico Forges Davanzati. La spinta a “fare cinema” — tra vanità, visibilità e opportunità di lavoro — fotografa un passaggio chiave della nostra storia culturale, quando la aristocrazia, dopo la haute couture, cerca nuovi spazi nei set italiani e nelle coproduzioni, contribuendo alla diffusione di immaginari e di professioni nel sistema dell’audiovisivo.

Questo articolo fa parte del dossier 👑 Totò e la Nobiltà — Pagina Pilastro

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