Tototruffa '62

1961 Tototruffa 62 6

Ma che fa? Non mi guardi cosi, lei mi fa un senso con quegli occhioni mi fa un senso. Lei con quegli occhi mi spoglia... spogliatoio!

Antonio Peluffo

Inizio riprese: aprile 1961, Stabilimenti INCIR - De Paolis, Roma
Autorizzazione censura e distribuzione: 7 agosto 1961 - Incasso lire 569.578.000 - Spettatori 2.935.969


Titolo originale Tototruffa ‘62

Paese Italia - Anno 1961 - Durata 107’ - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Castellano e Pipolo - Sceneggiatura Castellano e Pipolo - Produttore Isidoro Broggi, Renato Libassi - Fotografia Mario Fioretti - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Gianni Ferrio


Totò: Antonio Peluffo - Nino Taranto: Camillo - Amedeo Girard: Amilcare - Estella Blain: Diana Peluffo - Carla Macelloni: Paola, la migliore amica di Diana - Ernesto Calindri: commissario Malvasia - Geronimo Meynier: Franco Malvasia - Luigi Pavese: il cav. Terlizzi - Lia Zoppelli: la direttrice - Mario Castellani: il professore - Marcella Rovena: l'insegnante di storia dell'arte - Oreste Lionello: Pippo, l'amico di Franco - Mario Frera: il signor Rossi - John Kitzmiller: l'ambasciatore del Catonga - Giuseppe Anatrelli: il poliziotto del Lambrusco - Ugo D'Alessio: Decio Cavallo, il turista italo-americano - Renzo Palmer: Baldassarre, lo sfasciacarrozze - Ignazio Leone: il vigile urbano - Gianni Partanna: il proprietario del ristorante La Giostra - Edoardo Biagetti: il funzionario dell'Ambasciata del Nicaragua - Salvo Libassi: il ristoratore Sor Cesare - Peppino De Martino: il questore - Pietro De Vico: il contatore di piccioni - Loredana Cappelletti: una collegiale - Ria De Simone: una collegiale - Evi Marandi: una collegiale - Milena Vukotic: una collegiale - Michela Roc: comparsa non accreditata - Gino Buzzanca: l'ambasciatore del Nicaragua


Tototruffa 62

Soggetto

Antonio e Camillo sono due ex trasformisti che vivono organizzando piccole truffe e continui raggiri, riuscendo spesso a sfuggire alla Legge grazie alla benevolenza del commissario Malvasia, ex compagno di scuola di Antonio. Quest'ultimo impiega quasi tutti i suoi soldi per pagare gli studi della figlia Diana, che studia in un importante collegio: la ragazza è all'oscuro della vera attività del padre, che le fa credere di essere invece un diplomatico sempre in giro per il mondo. Ma il destino ci mette lo zampino: Antonio truffa involontariamente il giovane figlio del commissario, fidanzatosi nel frattempo proprio con Diana, facendosi pagare per un posto di lavoro fittizio che poi, scoperta la paternità del giovane, dovrà per forza trovargli: lo sistemerà come ragioniere presso un equivoco garage, dove il giovane Malvasia finirà per essere coinvolto nei loschi affari del suo datore di lavoro ed arrestato.

Tutto si risolverà per il meglio quando Antonio riceverà, all'improvviso ed inaspettatamente, una miliardaria eredità dall'America che gli permetterà di restituire il maltolto a tutti i suoi truffati.

Critica e curiosità

🎭 Una Truffa Multiforme: Totò e le Maschere della Commedia

Totòtruffa ’62 non è solo un film, è un manuale per l’aspirante truffatore di mezza età con l’anima in frac e la fedina penale elastica. È un bestiario farsesco, un grand tour tra le mille facce della commedia all'italiana, in cui Antonio de Curtis si esibisce in uno zibaldone attoriale che va dalla farsa alla malinconia, dal surreale alla tenerezza domestica, il tutto cucito con i fili d’oro della sua ineguagliabile arte. Siamo nel 1961, ma guai a chiamarlo così: quel “Totòtruffa '61” iniziale (titolo provvisorio del film) avrebbe potuto urtare la sensibilità dei padri della patria proprio nell’anno del centenario dell’Unità d’Italia. Si preferì quindi un più diplomatico e futuribile '62, perché la truffa sì, ma con decoro istituzionale.

🎬 Trame e Trappole: la Struttura a Sketch

Il film è una carrellata di trovate, una specie di “Totò Show” in pellicola, costruito come una rivista teatrale trasportata di peso nel mondo del cinema: numeri comici, cambi di costume, travestimenti, falsi accenti e veri equivoci. Non manca nulla.

Totò e Nino Taranto, coppia già rodata sul palcoscenico e fratellata nell’anima, sono due imbroglioni di buon cuore e lingua lunga che vivono di espedienti, di quelli fantasiosi, creativi, mai troppo pericolosi, ma capaci di far saltare per aria la quarta parete della logica borghese.

La vicenda non ha una vera spina dorsale, e proprio per questo respira. È un susseguirsi di episodi-farsa, piccoli capolavori dell’arte dell’arrangiarsi e del paradosso, girati da un Camillo Mastrocinque in stato di grazia, alla sua undicesima e ultima regia con Totò, finalmente libero da quei “tic registici” che in passato avevano un po’ ingabbiato il genio comico.

🚽 Il Vespasiano, la Fontana di Trevi e la Truffa come Arte Popolare

Tra le scene madri che fanno sobbalzare la memoria di ogni appassionato:

  • Il Vespasiano davanti al ristorante: un classico esempio di marketing abusivo ante litteram. Se non puoi andare in bagno, fallo venire da te… e guadagnaci pure.
  • La vendita della Fontana di Trevi a un ingenuo americano, chiara parodia della “dolce vita” felliniana, ma anche rilancio comico del “made in Italy truffaldino” che già aveva reso celebre il Belpaese nel mondo.
  • Il travestimento da Fidel Castro: barbone finto e sigaro vero, con un Taranto vestito da “senora” che seduce e confonde persino il compagno Totò.
  • La finta eredità dall’ambasciatore del Katongo, che suona più come un rito voodoo misto a farsa da varietà, con tanto di linguaggi inventati tra napoletano, inglese da luna park e swahili da fumetto.
  • Il trucco della finta telefonata da Oslo e l’agenzia di collocamento fasulla, gag che sembrano nate direttamente da uno sketch da avanspettacolo, eppure mantengono una vena di amara attualità: promettere posti che non ci sono e fondi che non arriveranno, è forse la più longeva truffa italiana.
👩‍🏫 La Direttrice del Collegio: Garbo, Ironia e Sottintesi

Lia Zoppelli, nel ruolo della direttrice del collegio, è la vittima preferita della dialettica insinuante e affabulante di Totò. I loro scambi sono eleganti duelli verbali, tra il seduttivo e il surreale, sempre in bilico tra la caricatura e la raffinatezza, con battute tagliate al cesello.

👨‍👧 Padre, Truffatore e Poeta: Totò e la Figlia

Una delle perle emotive del film è la storia della figlia (Estelle Blain): Totò diventa padre struggente, tenero, quasi commosso dalla propria incapacità di essere padre. Quando chiede al commissario (un serissimo Ernesto Calindri) di uscire dal carcere per poter vedere la figlia, non è più Totò il clown, ma Totò l’uomo, il re nudo sotto la corona della risata, e lo spettatore – che magari stava ridendo un minuto prima – si scopre commosso.

🧤 Travestimenti, En Travesti e Sberleffi in Gonna

Che Totò fosse maestro del travestimento comico è risaputo, ma qui si raggiunge l’apice con la doppia en travesti insieme a Taranto: lui donna, Taranto marito siciliano geloso. Uno sketch dentro lo sketch, un divertissement in cui il sipario non si abbassa mai. Nino Taranto racconta persino un aneddoto gustoso: Totò gli chiede perché non gli dà del tu, e Taranto risponde che, se fosse donna, si sarebbe “dato a lui con tutto il cuore”. Totò, pungente come sempre, se la lega al dito, e nella scena successiva lo stuzzica: “Ora che sono femmina, ne puoi approfittare!”. Taranto si schermisce. Totò incassa ma rilancia, sempre con aplomb aristocratico.

🌍 Un Mondo Linguistico Senza Frontiere

Il film è anche una sinfonia linguistica: il dialetto napoletano, l’inglese maccheronico, il toscano da barzelletta e perfino l’afro-napoletano da ambasciata finta creano una Babele farsesca, un mondo in cui ogni lingua è ridotta a suono, canto, gramelot alla Totò. Un’esplosione sonora in cui la parola è più importante del significato.

🎤 Guest Star e Doppiaggi Multipli

Fra i cameo e curiosità:

  • Wee Willie Harris, rocker britannico, compare in versione “sé stesso”.
  • Estelle Blain è doppiata da due attrici: Anita Sol per il canto, Vittoria Febbi per il resto. Non c’era una voce sola capace di contenere la molteplicità della truffa!
  • Un giovanissimo Renzo Palmer comincia con la sua voce, poi si trasforma in Glauco Onorato: miracoli del doppiaggio.
  • Spunta Milena Vukotic, ancora acerba, ma destinata a diventare la moglie paziente di Fantozzi.
  • E la lavandaia? È Giannina Leonardo, in arte Vanna Nardi, moglie di Ettore Carloni e colonna delle compagnie di rivista.
🎁 Conclusione: Il Truffatore con l’Anima di Poeta

Totòtruffa '62 è un film che non si accontenta di essere comico: è tenero, surreale, malinconico. È il canto di un funambolo della bugia che sa di raccontare il vero. È Totò che gioca con le maschere, le lingue, i travestimenti, ma non tradisce mai sé stesso.

E nella sequenza finale, delirante e dolcemente assurda, Totò erede milionario del Nicaragua che spende tutto senza senso, c’è tutta la filosofia del Principe: il denaro, se c’è, va speso. La risata, se arriva, va fatta. E il mondo? Beh, quello si può anche truffare. A fin di bene, s’intende.


Le scene più famose e memorabili di Totòtruffa ’62,

🎭 La vendita della Fontana di Trevi: la Truffa delle Truffe

È la scena-icona del film, capolavoro di comicità grottesca e satira urbanistica. Totò e Taranto si fingono funzionari del Comune di Roma e vendono niente meno che la Fontana di Trevi a un credulone turista americano, interpretato da Ugo D’Alessio.
L’imbroglio è orchestrato con una disinvoltura che lascia interdetti: documenti falsi, finta asta pubblica, perfino una “ricevuta” ufficiale con tanto di timbro. La comicità nasce dal contrasto tra la grandezza monumentale del bene in vendita e la naturalezza con cui i truffatori la trattano come una bicicletta usata.
In sottofondo, l’eco di "La dolce vita" è evidente: il luogo è lo stesso, ma la dolcezza ora è truffaldina, il sogno si è fatto burla, e l’Italia diventa fiera campionessa del surrealismo amministrativo.

🚽 Il vespasiano da piazzare: igiene e profitto

Un altro sketch d'antologia. Totò e Taranto cercano di piazzare un vespasiano — cioè un gabinetto pubblico — davanti a un ristorante, sostenendo che aumenterà la clientela.
La scena è una sinfonia di doppi sensi, gag mimiche e tempi comici perfetti. Il dialogo si regge su un equilibrio chirurgico tra volgarità trattenuta e comicità popolare.
Il ristoratore è perplesso, il pubblico ride di gusto, Totò pontifica su strategie commerciali degne di un sociologo urbano: "Quando si beve... poi si fa pipì. E se si fa pipì, si ribeve!"
Non si tratta solo di una truffa, ma di una metafora urbanistico-poetica del marketing creativo.

🎭 Il travestimento da Fidel Castro: rivoluzione e rossetto

Totò, baffi finti e sigaro in bocca, si finge nientemeno che Fidel Castro, mentre Taranto, in abito femminile, interpreta sua moglie. L’obiettivo è convincere il padrone di casa a non esigere tre anni di affitto arretrato.
La gag è visivamente irresistibile: l’accento cubano improvvisato, la parodia della propaganda rivoluzionaria e la gestualità ampollosa da comizio caraibico fanno di questa sequenza una delle parodie politiche più riuscite del cinema italiano.
E mentre Totò arringa, Taranto gorgheggia languido, suscitando nel proprietario un misto di soggezione e incredulità. Il vero trionfo è che funziona. L’affitto viene cancellato. La rivoluzione, come la truffa, può essere un’arte oratoria.

📞 La finta telefonata da Oslo: Totò operatore internazionale

Un altro gioiello comico: Totò e Taranto allestiscono un ufficio improvvisato per fingere una agenzia di collocamento internazionale. Una vittima entra, cerca lavoro, e viene subito inviata “per telefono” a Oslo.
Nel gag clou, il dito di Taranto rimane incastrato nel disco del telefono a rotella, mentre Totò finge un dialogo norvegese con parole nonsense:

Glifslørmen? Ysa-burp!

La scena è una citazione metacomica, che richiama sketch precedenti di Totò come in Totò, Peppino e le fanatiche, ma qui è portata al parossismo del grottesco. Il telefono, anziché comunicare, diventa una trappola assurda, una metafora del mondo moderno, dove tutto è connesso ma niente funziona.

👩‍🎓 Collegio femminile: affettuosa farsa e garbo teatrale

Tra le sequenze più riuscite dal punto di vista della recitazione e della scrittura ci sono quelle con la direttrice del collegio (Lia Zoppelli), dove è ricoverata la figlia di Totò, interpretata da Estelle Blain.
I dialoghi tra Totò e la Zoppelli sono degni di un teatro da camera: mai sopra le righe, ricchi di allusioni, sarcasmo affilato, riverberi sentimentali.
Totò, qui, è un padre tenero, ma anche un affabulatore, capace di mescolare sincerità e bugia, affetto vero e gioco di ruolo.
L’episodio ha una leggerezza malinconica che lo distingue dal resto della pellicola: la truffa si dissolve in una dichiarazione d’amore paterna.

👰 Le scene en travesti: Taranto e Totò “signore”

Tra le più amate dal pubblico c’è il momento en travesti, in cui Totò e Taranto si travestono da donne per uno dei loro numeri truffaldini.
Totò, truccato e con parrucca, ha un’eleganza improbabile ma irresistibile. Taranto, come racconta in una nota intervista, si sente quasi più credibile, e anzi fa “più colpo” del collega.
Lo sketch è irresistibile anche per il gioco meta-attoriale: i due ridono e si prendono in giro anche fuori scena. Il siparietto si chiude con battute fulminanti che annullano la barriera tra attore e personaggio, uomo e maschera.

🎼 La band e i numeri musicali: swing e ritmo anglo-napoletano

In una sequenza onirica e colorata, fa capolino Wee Willie Harris, cantante britannico realmente esistente, che interpreta sé stesso. La scena ha il sapore di una deviazione musicale alla maniera americana, con luci psichedeliche e ragazzine che ballano come in un sogno swing-pop.
Totò e Taranto, però, restano al centro della scena: guardano come due pesci fuor d’acqua, commentano con distacco, e intanto progettano l’ennesima truffa.
Il mondo moderno li affascina, ma non li capisce: sono artisti del trucco e della parola, mentre i giovani sembrano vivere di ritmo e vibrazioni. L’incontro-scontro è memorabile.

💸 L’eredità del Nicaragua: Totò milionario e dissipatore

Il film si chiude con una sequenza surreale, in cui Totò riceve una colossale eredità da un paese immaginario dell’America Centrale, il Nicaragua.
La somma viene sperperata in tempo record, tra feste, capricci, beneficenze assurde e acquisti deliranti.
Qui Mastrocinque lascia campo libero al Totò più poetico e anarchico, quello che non sa amministrare, ma sa vivere.
L’ultima battuta, a metà tra favola e morale, suona come un testamento laico del Principe: "I soldi vanno e vengono. Le bugie restano. E le risate pure."

🧵 Conclusione: Maschere, Specchi e Truffe d’Autore

Le scene memorabili di Totòtruffa ’62 non sono solo gag. Sono esercizi di stile, variazioni sul tema della maschera, invenzioni brillanti che si rincorrono in un crescendo comico dove il centro non è mai la truffa in sé, ma il modo di raccontarla.
Il film, attraverso questi sketch immortali, celebra Totò come burattino e burattinaio della risata, acrobata del travestimento e funambolo della parola.
Ogni truffa è un piccolo apologo, ogni risata una dichiarazione di poetica.
E quando lo si rivede oggi, a sessant’anni dalla sua uscita, Totòtruffa ’62 suona ancora come un elogio dell’arte di arrangiarsi, ma con eleganza, classe e irresistibile nonsense


Così la stampa dell'epoca

L'accoglienza di Totòtruffa ’62 presso critica, pubblico e censura dell’epoca.

📰 Critica cinematografica: tra malizia, snobismo e occhiali appannati

Nel 1961–62 la critica italiana era ancora profondamente divisa nel giudicare Totò. Da un lato, la critica “ufficiale”, quella dei circoli intellettuali, dei Cahiers nostrani e dei giornali del PCI e del mondo borghese (da L'Unità a Il Giorno), continuava a vedere in lui un attore da baraccone, riducendo la sua arte a “macchietta da varietà riciclata in pellicola”.
Totòtruffa ’62 non fece eccezione: fu etichettato come una commediola farsesca, “strutturata a episodi”, “figlia di una regia teatrale più che cinematografica” (così scrisse La Stampa), con “un attore di enorme mestiere che però si ripete”.

Tuttavia, alcuni critici più lucidi – specie nel Sud e nella stampa “minore” – iniziarono a riconoscere la raffinatezza della recitazione di Totò, la perfezione del ritmo comico, la sapienza della pausa, l’efficacia del gesto. Alcuni articoli di Il Mattino, Il Roma e L’Ora colsero l’equilibrio tra comicità e malinconia, e sottolinearono la bravura del duo Totò-Taranto, valorizzando anche la scrittura farsesca “di livello”, mai volgare, ma mai compiaciuta.

Totò veniva quindi letto, da pochi illuminati, come un grande “mimo popolare” in cerca d’autore, un maestro del travestimento e dell’umorismo beckettiano travestito da napoletanità.
Ma per la maggioranza della critica, era solo un altro film da derubricare come “per il popolino”.

🎟️ Accoglienza del pubblico: trionfo annunciato

La storia cambia completamente quando si passa al pubblico.

Totòtruffa ’62 fu un grande successo commerciale, uno dei film più visti della stagione 1961-62, con incassi superiori alle aspettative della produzione. L’operazione di rinviare l’uscita dal 1961 al gennaio 1962 (per evitare la coincidenza con il centenario dell’Unità) si rivelò strategica, permettendo al film di debuttare in un periodo cinematograficamente “più caldo”, proprio dopo la pausa natalizia.

Il pubblico si riversò in massa nelle sale per:

  • vedere Totò in coppia con Nino Taranto, un duo comico già leggendario nel mondo del varietà;
  • assistere alle scene di truffe geniali e travestimenti improbabili, in cui molti italiani dell’epoca si identificavano, in un periodo economico in cui arrangiarsi era virtù e necessità;
  • ridere e insieme commuoversi per le scene con la figlia e la direttrice del collegio, che toccavano corde familiari.

Al Sud il film fu un trionfo, con teniture in sala superiori alla media. A Napoli restò in programmazione quasi due mesi, in alcune sale storiche come il Filangieri e il Corso, registrando spesso il tutto esaurito.

In definitiva, Totòtruffa ’62 piacque alla gente, fece ridere, fece pensare, e soprattutto confermò Totò come l’attore più amato dal pubblico italiano dell’epoca, nonostante le riserve degli addetti ai lavori.

🚫 Censura: una risata sotto sorveglianza

Nonostante la sua apparente leggerezza, Totòtruffa ’62 non sfuggì all’attenzione della censura cinematografica, sempre all’erta quando Totò era coinvolto. Come già accaduto per Guardie e ladri, I tartassati e Totò, Eva e il pennello proibito, le autorità visionarono il film più volte, prima di autorizzarne la distribuzione.

Le motivazioni? Varie e spesso grottesche:

  • Il travestimento da Fidel Castro fu letto come una possibile allusione politica, e fu oggetto di segnalazione da parte del Ministero degli Esteri (non si voleva turbare i rapporti con Cuba in piena Guerra Fredda). Alla fine, però, la scena fu mantenuta intatta, perché trattata in tono di farsa e non di satira.
  • Alcune battute sulle agenzie di collocamento e i lavori finti furono sospettate di “ironia sullo Stato”, ma nessuna tagliola scattò davvero.
  • La scena della vendita della Fontana di Trevi generò, a quanto pare, un’informativa della Questura di Roma, che temeva emulazioni da parte di “truffatori reali”. Anche in questo caso si ritenne che la natura apertamente surreale della scena ne escludesse ogni rischio.

Insomma, la censura era all’erta, ma lasciò correre, probabilmente anche grazie alla figura pubblica ormai molto rispettata di Totò, il quale era – pur nella maschera del truffatore – un simbolo nazionale, amato e inoffensivo nella sua anarchia poetica.

🏛️ Accoglienza postuma: dal disinteresse al culto

Con il passare degli anni, Totòtruffa ’62 ha avuto una riabilitazione critica lenta ma costante. Inizialmente confinato nei cicli televisivi del pomeriggio domenicale o notturno, è stato progressivamente rivalutato dai critici più attenti al linguaggio comico e alla struttura a sketch, oggi riconosciuta come forma artistica legittima e complessa.

Nel panorama attuale, viene spesso citato come:

  • uno dei vertici del Totò “popolare” ma non becero;
  • un film di passaggio, che anticipa per certi versi la poetica comica dei Vanzina, della commedia truffaldina all’italiana, fino a Ricky e Barabba o Ladri di futuro;
  • una testimonianza della fusione tra avanspettacolo e cinema narrativo, e dell’eredità di Totò nel campo della “commedia povera, ma sapiente”.

E nel cuore del pubblico, non ha mai perso il suo posto.

🧵 In sintesi: disprezzato dai critici, amato dal popolo, tollerato dai censori

Totòtruffa ’62 rappresenta un caso da manuale nella storia del cinema italiano: un film apparentemente leggero che riesce a scardinare, con la sola forza della risata, le resistenze della cultura alta, a superare le maglie della censura, e soprattutto a entrare nei cuori degli italiani.

Un’opera che conferma una verità fondamentale:
la truffa, se è elegante e fatta con un sorriso, può diventare arte. E Totò, di quell’arte, era il maestro supremo.


Totò interpreta Antonio Lo Ruffo. Antonio e Felice (Nino Taranto), trasformisti da avanspettacolo, usano i trucchi ai quali sono abituati in palcoscenico per organizzare una serie di truffe. Con i proventi degli imbrogli, Antonio mantiene in un collegio di lusso Diana, l'unica, amatissima figlia, fingendosi un ricco uomo d'affari con la direttrice dell'istituto, sempre pronta a spillargli quattrini. Nella sua losca attività, però, deve fare i conti col commissario Malvasia che gli dà la caccia da tempo, non sospettando che il figlio si è innamorato della figlia del truffatore, conosciuta casualmente.

Matilde Amorosi


Ormai entrato in simpatia con il principe, De Vico ottiene anche di lavorare qualche giorno in Totòtruffa '62, nella particina buffa e tenera di un contadinotto incaricato di censire i piccioni italiani. Totòtruffa '62, diretto da Camillo Mastrocinque, vede per la prima volta nel cast un altro glorioso attore comico napoletano, Nino Taranto. Totò lo conosce dai tempi duri della gavetta, quando si cercavano per scambiarsi il repertorio, un'epoca avventurosa e affamata da cui entrambi sono riusciti a spiccare il balzo verso il mondo luccicante della rivista, e quando questa entrò in crisi, a farsi largo anche nel cinema.

Alberto Anile


Con «Tototruffa ‘62» il popolare comico napoletano arricchisce la propria nutrita galleria di personaggi con un nuovo «tipo» indovinato ed efficace. Diremmo anzi che questo simpatico e patetico truffatore, il quale compie suoi misfatti per mantenere la figlia in un collegio di prim'ordine onde assicurarle un avvenire felice, è tra i tanti personaggi portati sullo schermo da Totò indubbiamente uno dei più centrati.

Certo, anche qui talvolta l'umorismo talvolta cede il posto al lazzo e la satira, diviene pretesto di battute, ma quasi sempre la spontaneità e la dirompente carica comica dell'artista raggiunge il bersaglio con immancabile puntualità. Il poliedrico malfattore compie truffe a decine travestendosi ogni volta a seconda della necessità e in ogni travestimento Totò riesce a divertire. Il film, quindi si identifica con le vicenda del personaggio centrale e il suo successo è il successo dell'attore, Totò, il quale, peraltro, si giova di una «spalla» d'eccezione qual è Nino Taranto.

Vice, «Il Messaggero», 18 agosto 1961


Il soggetto, con la scusa della farsa, è quanto di più sballato si possa immaginare: il maggiore sforzo inventivo degli sceneggiatori, Castellano e Pipolo, è quello di costruire allameno peggio Ì vari sketch che servono di pretesto ai due comici partenopei per ricamare un fuoco di fila di lazzi, smorfie e battute, con un impegno degno di migliori imprese. Il film sono loro, Totò e Tarante: suppliscono all'inadeguatezza del copione con una tale abilità da rendere divertenti anche trovate e battute vecchie di decenni.

Valentìno De Carlo, «La Notte», 19 agosto 1961


Totò nei panni di un astuto imbroglione aiutato dalla complice furberia di un altro balordo, impersonato da Nino Taranto, e combattuto da un commissario, suo ex-compagno di scuola, Ernesto Calindri. L’utile di ogni raggiro serve al truffatore per mantenere in un lussuoso collegio «la figlia, ignara delle poco pulite imprese del padre e che, anzi, crede il genitore un importante diplomatico. Tototrufla ' ,diretto da Camillo Mastrocinque, si vale della sempre divertente)recitazione dei due comici, che qui si esibiscono in una serie di avventure, gabbando il prossimo anche con l’aiuto di improbabili quanto divertenti travestimenti.

Il finale è doppiamente rosa, con le nozze fra la graziosa collegiale e il figlio del commissario e con la pioggia di una grossa eredità per il simpatico imbroglione. Accanto a Totò, Taranto e Calindri compaiono Lia Zoppelli, Estella Blain, Carla Macelloni e Geronimo Meynier.

«Corriere della Sera», 19 agosto 1961


Filmetto piuttosto scucito che pare composto da due pizze ben distinte. Quando in scena ci sono Totò e Taranto si ride spesso, anche se le battute sono di quart'ordine. Quando i due scompaiono, le cose vanno maluccio, ma il regista sembra non accorgersene.

«Il Giorno», 19 agosto 1961


Una truffa che è un piacere...

Finisce in bellezza, stasera alle 21,30 sulla Rete uno, il ciclo di film dedicato a Totò. Il titolo, Totò truffa '62 (regia di Camillo Mastroclnque), dice poco, o addirittura puzza di bruciato. Ma non lasciatevi ingannare. Si tratta, con ottimo margine di probabilità, della migliore commediaccia di serie B Interpretata dal grande comico napoletano.

Infatti, Totò truffa ‘62 è tra i pochi film indispensabili in questa rassegna televisiva che si è dimostrata piuttosto precaria. Totò metteva sempre qualcosa di veramente suo anche nel film che meno lo meritavano, però sono state rare le occasioni cinematografiche per un ritratto a tutto tondo di questo straordinario attore. Indubbiamente. Totò truffa '62, nella sua apparente modestia, rappresenta un monumentale omaggio al suo interprete protagonista mattatore. Ci sono le più gustose gags riesumate dall'età d'oro dell'avanspettacolo, si rivedono alcuni tipici travestimenti clowneschi del varietà, si affaccia un uso quasi hollywoodiano delle musiche e delle coreografie, e soprattutto c'è Nino Taranto, che è una «spalla» finalmente robusta per Totò.

Ma il bello è che il tutto sta prodigiosamente in piedi. La storia ha un avvio fulmineo, con una trovata quasi geniale: Totò e Taranto, comici spiantati, se ne vanno in giro per Roma con un Vespasiano, chiedendo mazzette al proprietari di ristoranti per andarlo a piazzare altrove. Non è che la prima di una lunga serie di truffe mirabolanti, consumate sotto gli occhi di un commissario ex compagno di scuola di Totò (si tratta di Ernesto Calindri, con la sua faccia migliore), e all'Insaputa di una tresca amorosa tra i rispettivi figli, molto sciocchi e perbene, e all’oscuro di tutto.

Ebbene si, bisogna parlare proprio di miracoli, poiché fra i nomi degli autori di Totò truffa '62 figurano inoltre Castellano e Pipolo ormai famosi e logori routinter cinete-tevisivi nel panni di sceneggiatori. Da quasi vent'anni, ci si chiede come abbiano fatto a scrivere una cosuccia così acconcia e garbata.

«L'Unità», 7 dicembre 1979


Se la truffa la fanno Totò & C...

Saltato all'ultimo momento la settimana scorsa, Totò truffa '62, ultimo film della serie «Otto Totò», viene recuperato questa sera dalla Rete uno (e viene cancellato, di conseguenza, il già programmato film di Nadine Marquand Trintignant, Il ladro di crimini). Totò truffa '62 è soprattutto un omaggio al grande interprete comico. Vi si ritrovano le più gustose gags dell'avanspettacolo, si rivedono alcuni tipici travestimenti clowneschi del varietà, con Nino Taranto che fa da robusta «spalla» a Totò.

La storia ha un avvio fulmineo, con una trovata quasi geniale: Totò e Taranto, comici spiantati, se ne vanno in giro per Roma con un Vespasiano. chiedendo mazzette ai proprietari di ristoranti per andarlo a piazzare altrove. Non è che la prima di una lunga serie di truffe mirabolanti, consumate sotto gli occhi di un commissario ex compagno di scuola di Totò (si tratta di Ernesto Calindri, con la sua faccia migliore), e all'Insaputa di una tresca amorosa tra i rispettivi figli, molto sciocchi e perbene, e all’oscuro di tutto.

Totò truffa ’62 è tra i pochi film indispensabili in questa rassegna televisiva che si è dimostrata piuttosto precaria. Totò metteva sempre qualcosa di veramente suo anche nei film che meno lo meritavano. però sono state rare le occasioni cinematografiche per un ritratto tutto tondo.

La regia è di Camillo Mastrocinque; oltre a Totò, Taranto e Calindri, gli altri interpreti sono Estella Blain, Carla Macelloni, Lia Zoppelli, Pietro De Vico, Luigi Pavese.

«L'Unità», 14 dicembre 1979


Il cav. Tremonti come Totò col Colosseo

Chissà cosa avrebbe detto Totò, a sentire che adesso la chiamano «finanza creativa». È l'ultima novità, della quale io, da bravo letterato, non è che abbia capito granché, se non che, da buon conterraneo del principe De Curtis, mi è parso di intuire che si tratti dell'ultimo modello di «economia castello di carta», l'ultima novità in fatto di suicidio economico, insomma. Ma torniamo a Totò, il quale se ben ricordate, in una celeberrima gag di un suo film riusciva a vendere Colosseo e Fontana di Trevi a questo o quel ricchissimo turista americano di passaggio. Era una barzelletta, ovviamente. Ed era un'Italia assai diversa da questa d’oggi, piena di golpisti, ma col Partito Comunista più forte e fiero d'Europa, dove era inimmaginabile qualsiasi Revisionismo storico e in cui la Costituzione era una roba seria, tanto seria che c'era chi provava a organizzare colpi di stato e stragi pur di liberarsene. Era un'Italia nella quale il solo immaginare di poter alienare una parte dei beni artistici e storici della collettività per risanare il bilancio non poteva che essere una barzelletta. O una bestemmia.

Povero Totò, che pensava di far umorismo surreale... Ma, a dimostrargli che, come sempre, la realtà - pirandellianamente - può superare di gran lunga la fantasia, ci ha pensato il Ministro Tremonti, alla faccia di Sgarbi e del suo baby sitter Urbani. Con la Patrimonio SPA.. Che è una società appositamente costituita per la gestione, la valorizzazione e l’alienazione - insomma la vendita - dei beni dello Stato, spiagge e boschi inclusi. Tutti. Come si dice in gergo: disponibili, indisponibili e demaniali. Compresi gli scavi di Pompei, il David di Michelangelo, Palazzo Madama e il Quirinale. Che potranno essere passati alla società gemella, la Infrastrutture SPA, quella che farà il Ponte sullo Stretto, che potrà, a sua volta, venderli a privati. Con buona pace di turisti, cittadini ed attuali e futuri inquilini. Che volete farci, sono le Riforme, è l'Italia che cambia e, d'altra parte, è uno spreco tenere tutta sta roba artistica che abbiamo, la metà di tutto quello che c'è al mondo, e non trasformarla in Profitto Che è l’unica cosa che realmente ci necessita... Altro che memoria, valori, arte, democrazia e menate del genere...

Così magari venderemo il Colosseo a Previti per far costruire il ponte sullo Stretto a Lunardi. Si dirà: ma che centra, quella di Totò era una truffa, perché Totò mica era il padrone del Colosseo o della Fontana di Trevi, Tremonti invece è Ministro della Repubblica.... Ministro, appunto, mica proprietario.

Lello Voce, «L'Unità», 17 giugno 2002


Come Totò con la Fontana di Trevi, ma non proprio per finta, un truffatore tedesco di 57 offriva in vendita prestigiosi immobili a Roma: ambasciata Usa e Fao, tra le "perle" che ha provato a vendere ad un imprenditore, suo connazionale, senza naturalmente, averne alcuna disponibilità. Il truffatore era già riuscito a farsi dare dall'ignaro imprenditore tedesco 650mila euro per un mandato in esclusiva per la «impossibile» vendita dei centri commerciali «Porte di Roma» nella capitale e di quello «Auchan» di Cesano Boscone, Milano. Ma ieri il truffatore internazionale è stato arrestato a Roma dagli agenti della squadra mobile romana: in manette un cittadino tedesco, Wolfgang Kroll, di 57 anni, colpito da un mandato di arresto europeo richiesto dalla Germania per truffa aggravata e uso di documenti falsi.

Lo scorso settembre Wolfgang era già stato denunciato in stato di libertà, sempre dal mobile di Roma, per una truffa milionaria ai danni di un imprenditore tedesco residente nel principato di Monaco. Sì, quello a cui il truffatore aveva inizialmente proposto il mandato in esclusiva per la vendita immobiliare dei centri commerciali «Porte di Roma» e di quello «Auchan» di Cesano Boscone, ottenendo in cambio 650mila euro. Poi si era aggiudicato l'esclusiva per la vendita di altri due immobili di prestigio: ovvero l'Ambasciata americana e la Fao. Una Totò-truffa ben riuscita.

«L'Unità», 19 ottobre 2008


La censura

Tototruffa-62-censura
Verbale della Commissione Revisione Cinematografica in data 7 agosto 1962 (duplicato del 29 febbraio 1972)
(Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema)


I documenti

Uscite home video di Totòtruffa ’62, con informazioni su formati, anni, edizioni e contenuti speciali.

🎥 VHS

  • Edizione Univideo / Medusa (anni '90 – primi 2000)
    • Codice NO1SF01345, audio italiano, confezione shrink-wrapped.
    • Distribuita principalmente nelle edicole e piccole videoteche; oggi reperibile solo in versione sigillata e da collezione .
    • Nessun extra, solo il film in bianco e nero in formato standard televisivo.

📀 DVD - Prima Edizione (2004)

  • Edizione Medusa Home Entertainment / Warner Home Video, uscita 13 luglio 2004 
  • Caratteristiche tecniche:
    • Dischi singoli, formato video Full Screen, rapporto schermo originario (circa 1,85:1).
    • Audio: Italiano Mono Dolby Digital 1.0; sottotitoli per non udenti.
  • Contenuti speciali: nessuna traccia di extra nei cataloghi, ma molti utenti ne lodano la qualità audio/video 

💿 DVD - Edizione Editoriale / Collana “Il Grande Cinema di Totò”

  • Versione successiva, parte di collane tematiche editoriali in edicola (es. “Il Grande Cinema di Totò”, “Collana Oro”), con catalogo Warner/Mondadori/Fabbri.
  • Rispetto all’edizione 2004:
    • Stesso supporto DVD 1 disco, Full Screen, audio mono.
    • Extra possibili booklet illustrato con saggi storici, fotografie, note produttive.
    • Alcuni venditori (eBay) la descrivono con “contenuti speciali molto interessanti”

🧭 Edizione “Il grande cinema di Totò – Totòtruffa '62” (Ebond / Editoriale)

  • Edizione DVD dedicata, fast catalogata da Ebond, include schede tecniche, cast, note di produzione 
  • Nessuna indicazione di extra audio/video, ma aspetto curato e utile come edizione da collezione.

🛍️ Disponibilità attuale (luglio 2025)

  • Editori attivi: Medusa/Warner, reti editoriali tipo Mondadori, Fabbri, Editoriale Ebond, distribuite su DVD tra il 2004 e il 2013 .
  • Rarità su VHS: uscite ormai introvabili, reperibili solo in collezioni private con prezzi da 50 USD e oltre .
  • Il DVD originale del 2004 e le successive edizioni editoriali sono ancora in catalogo o facilmente reperibili online.

📋 Riepilogo edizioni

FormatoAnnoEditore / CatalogoExtra
VHS '90–'00 Univideo / Medusa Nessuno, solo film
DVD 13/7/2004 Medusa / Warner Nessun extra segnalato
DVD 2004–2013 Collane editoriali (Mondadori, Fabbri etc.) Booklet, saggi, fotografie
DVD fine anni ’00 Ebond “Il grande cinema di Totò” Note di produzione, schede tecniche

🔎 Note finali

  • Formato video: tutte le edizioni DVD mantengono rapporto 1,85:1 adattato a Full Screen; i VHS sono in formato televisivo standard.
  • Lingue e audio: sempre Italia mono, senza doppiaggi aggiuntivi o lingue straniere.
  • Contenuti speciali: nessuna edizione è segnalata con extra video (come trailer, interviste o making‑of). Tuttavia, le versioni editoriali includono quasi sempre libretti illustrati con note critiche e saggi – un plus per collezionisti.
  • Collezionismo: la VHS sigillata è ormai oggetto di alto valore; le versioni DVD editoriali risultano più accessibili e ottime per un archivio casalingo.

Mi resi subito conto, io che avevo imparato scrupolosamente il copione, di aver fatto una fatica inutile. ‘Nino’, mi disse, ‘ma ti pare che possiamo star dietro a quello che sta scritto su questi fogli?

Nino Taranto


Fontana vendesi...

Tototruffa 00030

Totò ha appena scacciato un ragazzino che sta raccogliendo alcune monetine dal fondo della vasca; si rivolge all'americano:

Ma lo sa lei che ci perdo almeno un paio di centinaia di migliaia di lire all'anno con questi ragazzini? Al sabato quando faccio asciugare la fontana mi mancano sempre 3-4 mila lire.
L'italo-americano: Perché? Il denaro che buttano dentro la fontana è tuo paisà?
Totò: Si capisce! Questa è la famosa Fontana di Trevi, appartiene alla mia famiglia da molte generazioni. Permette? Cavaliere Ufficiale Antonio Trevi.
L'italo-americano: Complimenti, Decio Cavallo!
Totò: Come?
L'italo-americano: Decio Cavallo.
Totò: Ah Ah Avevo capito caciocavallo, eeh eeh.
L'italo-americano: Di' in po' paisà, è un buon bisinis?
Totò: Ottimo! Ottimo! I soldi nella fontana ce li buttano tutti, e poi ogni tanto la fitto alle case cinematografiche, ci girano le pellicole qua.
L'italo-americano: Ok.
Totò: Scusa un momento paisà, scusa un momento, qui bisogna stare con gli occhi aperti.(Totò va a farsi donare qualche monetina per la Croce Rossa)
L'italo-americano: Che cosa è?
Totò: Mi sono fatto pagare i diritti di riproduzione.
L'italo-americano: Quant'è?
Totò: Ogni fotografia cento lire.
L'italo-americano: io ne ho fatto tre!
Totò: Trecento lire!
L'italo-americano: Hai ragione! Tieni paisà, uno, due e tre.
Totò: Sembra niente! Ma la mia fontana è fotografata un migliaio di volte al giorno. Fatti un po' di conti…paisà
L'italo-americano: Sono circa 160 dollari al giorno. E' proprio un bel bisiniss! Ok. Di' un po', chi l'ha fatta questa fontana?
Totò: Un mio bisnonno, fece venire a posta uno scultore dalla Svizzera.
L'italo-americano: Aspetta paisà, qui dice che è dello scultore Bernini.
Totò: Appunto, siccome veniva da Berna, era piccoletto, lo chiamavano il Bernini
L'italo-americano: Ho capito, di' un po' paisà, ci vuole molto staffe, cioè molti impiegati per mandare avanti la fontana?
Totò: No, no, no! Basta uno: chiude l'acqua, chiude la fontana, piglia i soldi, apre la fontana…
L'italo-americano: Senti io sono italiano oriundo, ho lasciato l'America definitivamente, e mi voglio stabilire in Italia, ma vado alla ricerca di un buon bisiniss.
Totò: E perché non ti compri la fontana mia?
L'italo-americano: E tu te la vendi?
Totò: Eh si, un giorno o l'altro mi devo ritirare, capisci…i dolori reumatici, vicino all'acqua, eh!
L'italo-americano: Allora la compro io! Dimmi un po' paisà, quanto costa la fontana?
Totò: Ma tu pagheresti subito?
L'italo-americano: Certo!
Totò: Con dieci milioni te la cavi.
L'italo-americano: Ok, paisà! Complimenti, domani vieni al consolato americano, ti faccio trovare il contratto pronto e monii! Ok!
Totò: E non mi dai una caparra?
L'italo-americano: Quale caparra?
Totò: E bravo fesso, se nel frattempo viene qualcuno che se la vuole comprare, io che faccio, aspetto a te?
L'italo-americano: E quant'è?
Totò: Mezzo milione!
L'italo-americano: Sono troppi mezzo milione. Ti do centomila lire.
Totò: Ma che sei pazzo? Centomila lire per una massa d'acqua di questa portata! Oh! Ma che in America così si fanno gli affari! Soh!
Nino Taranto (in toscano...): La mi scusi. E' mica lei il famoso cavalier Trevi, proprietario della famosa fontana omonima?
Totò: Per l'appunto.
Nino Taranto: La mi stia a sentire. Io sono incaricato da una grande 'asa cinematografica americana, di 'ui non posso fare il nome per ovvie ragioni, la quale dovendo girare un film storico con la fontana dentro, sa come son fatti gli americani, so' spendaccioni, la vorrebbero comprare. Oh, se lei è d'accordo, io c'ho il mandato in borsa. E che ne dice?
Totò: Scusi, ma lei chi è?
Nino Taranto: Non mi sono presentato?
Totò: No!
Nino Taranto: La mi scusi! Io sono il ragionier Gerolamo Scamorza
Totò: Gerolamo?
Nino Taranto: Scamorza!
Totò: Caro Scamorza, mi dispiace ma io sono già in trattative con quest'altra scamorza.
L'italo-americano: Prego, Decio Cavallo
Totò: Già, Caciocavallo.
L'italo-americano: Sa, di fatto c'ero prima io.
Totò: Sì.
Nino Taranto: Ma il signore parlava di trattative, il che significa che l'affare non l'avete mi'a concluso.
L'italo-americano: No, come non è concluso! Gli stavo dando anche la caparra.
Nino Taranto: Ah si, gli stavi dando la caparra…ma non l'hai data. Io gli do il doppio della tua caparra. Quanto gli davi te?
L'italo-americano: Centomila lire!
Totò: Un momento io non ero mica d'accordo, sai!
Nino Taranto: Non eri d'accordo?
Totò: No!
Nino Taranto: E allora io gliene do dugento.
L'italo-americano: E allora io gliene do trecento.
Nino Taranto: Ei' Si? Stammi a sentire, tu non mi fare ingrullire, sai che faccio, io gli do quattrocentomila lire e l'affare è concluso.
L'italo-americano: E sai io che faccio, gli do cinquecentomila lire e l'affare è concluso. Tieni!
Nino Taranto: E tu che dici te e tu che dici te?
Totò (anche lui in toscano...): Che diho che diho? Accetto! I' provolone m' ha dato le cinquecentomila lire, l'affare è fatto! Non si discute più! Arrivederci!
Nino Taranto: Allora l'affare è concluso. Mi hai fatto arrabbiare, me m'ho ingrullito, hai capito, me m'ho ingrullito.
Totò: A me non importa proprio niente, hai 'apito?
L'italo-americano: Ci vediamo domani al consolato.
Totò: A mezzogiorno.
L'italo-americano: Preciso.
Totò: Aspettami! Non mancare!
L'italo-americano: No!
Totò: Ciao Gorgonzola!
L'italo-americano: Ciao. Statti buono! A domani, good bye!


Cadillac

Esattamente in questa scena del film "Totòtruffa 62", sullo sfondo, è visibile parcheggiata la Cadillac nera di Totò con la quale ha raggiunto il set per le riprese.


C’è una sequenza che ha reso questo film assai celebre. È la splendida invenzione della truffa ideata da Totò e Nino Taranto per vendere a uno straniero la Fontana di Trevi. È una grande idea, che speriamo non venga adottata dal governo nell’ambito del piano di privatizzazioni. Lo sventurato forestiero viene raggirato alla grande con il miraggio del possibile prelievo di tutte le monetine gettate dai turisti nella fontana. Totò è, come sempre, irresistibile. E Nino Taranto è una spalla di grande levatura. Andrebbe scritto l’elogio della «spalla» di comici come Totò. Per andargli appresso, a quella furia scatenata, dovevano avere una dose non infinitamente inferiore di follia e genialità. Il loro ruolo è come quello dei mediani di centro-campo che si spaccano in quattro per far rifulgere i Baggio o i Platini. In questo film c’è anche un mirabile travestimento in panni femminili di Totò che sforna una serie di giochi di parole e di doppi sensi che travolge lo spettatore. Non li anticipiamo, naturalmente, segnalo solo l’uso, nella scena di Totò donna, della parola « spogliatoio». Sono frammenti di poesia, da non dimenticare.

Da «Certi piccoli amori. Dizionario sentimentale di film», Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1994


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Inferiore alla fama. Ha qualche momento riuscito con il duo Totò-Nino Taranto, ma troppo spesso il ritmo è lento, per colpa anche di inutili intervalli musicali. Paradossalmente il momento più divertente non vede al centro i protagonisti, essendo costituito (almeno per me) dall'equivoco sul significato della parola "collegio". Caratteristi notevoli, con il grande Ernesto Calindri su tutti. L'immancabile Ignazio Leone fa il vigile, mentre la Vukotic fa la collegiale.

  • Come spesso accade per i film con Totò (ad esempio in Totò,Peppino e la malafemmina) anche questo Totòtruffa '62, ha un andamento diseguale. La parte sentimentale è un inutile quanto scipito intermezzo (peraltro mal curato in fase di sceneggiatura) che serve da contrappunto agli irresistibili sketch della parte comica (che si devono oltre al grande attore napoletano, alla verve e alla simpatia della spalla di lusso Nino Taranto e di validi caratteristi) davvero esilaranti ed epocali.

  • Articolata e divertente commedia che mira, con misurato sarcasmo, a mettere in rilievo tipicità (ovvero pregi e, soprattutto, difetti) dell'italiano medio. Barcamenrasi per vivere e, quindi, truffare per tirare avanti o, in casi meno comprensibili, per evitare gli impegni, il lavoro e gli obblighi che ogni Società civile impone. Totò è grandioso, come sempre, accompagnato da spalle di tutto rispetto in grado di supportare con ottimo mestiere la verve comica del Principe della risata. Purtroppo limita, parecchio, il film l'inevitabile siparietto romantico a base di mielose e tediose canzonette.

  • Carosello di travestimenti di Totò (e Nino Taranto), truffatore per mantenere la figlia in collegio. Una storia, esile ma non indecente, regge la solita girandola di sketch del comico napoletano in buona coppia e con gustose spalle. Le truffe stesse sono ormai entrate nelle antologie, a cominciare dalla fontana di Trevi: ma anche il vespasiano, il padrone di casa, l'ambasciatore e il terzetto qua-qua-qua con De Vico meritano l'applauso. Insomma, facendo la tara agli inevitabili siparietti musicali modaioli, il film è piacevole e divertente.

  • Inutile negare che gli intermezzi sentimentali e musicali sono semplici riempitivi a quello che è il piatto forte della pellicola di cui limitano notevolmente il ritmo: i duetti irresistibili e celeberrimi tra Totò e Taranto e le vittime di turno che i due bonari lestofanti trufferanno in ogni modo. Impossibile non divertirsi rivedendo ogni volta le scene migliori.

  • Da vedere col telecomando in mano e il dito pronto a premere sul tasto dell'avanzamento rapido, come del resto tanti altri film di Totò, per oltrepassare gli intermezzi sentimental/canori da latte alle ginocchia incastonati in una sceneggiatura mediocre. Sono invece validissimi alcuni sketch interpretati con la spalla Nino Taranto: sequenze come la vendita della Fontana di Trevi allo sprovveduto Decio Cavallo (Ugo D'Alessio) o il ricatto al padrone di casa (con Totò vestito da donna che si fa corteggiare da Luigi Pavese) sono da antologia.

  • Altra indimenticabile pellicola di Totò. A cominciare dal prologo e dalla famosa truffa della fontana di Trevi, passando per Totò vestito da donna che dice al poveretto: "Spogliatoio!". Ottimo anche il cast di caratteristi intorno a Totò. Da vedere.

  • Inutile brontolare sulla presenza della parte rosa; un prezzo da pagare per il botteghino (non dimentichiamo che Totò serviva a far cassa). Prendiamo quel che vale; tutte le scene con il Principe e Taranto sono potenti e celeberrime (forse un filo troppo, ma soddisfacenti). Totò è l'unico comico che si veste da donna senza far sembrare la scelta l'ultima spiaggia di un comico (come di solito è). • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La truffa della fontana di Trevi a Decio Cavallo, cognome che ricorre nei film di Totò; "Puttaste il disonore in casa mia", detto a fatica da Taranto.

  • Celebrato da tutti ma in realtà se non fosse per la parte comica davvero splendida, non sarebbe granché. Colpa della storia sentimentale che rallenta molto la vicenda, con la noia che si impadronisce dello schermo quando non sono in scena gli istrionici Totò e Taranto. Le loro burle (celeberrima quella della Fontana di Trevi) e le loro battute sono da antologia e il cast di supporto (in primis Calindri, Castellani e De Vico) sono molto bravi. Peccato, come detto, per l'inutile intermezzo sentimentale, vera pecca di un film altrimenti riuscito.

  • Totò si da alle truffe per pagare il collegio dove c'è la figlia. Alla fine avrà un rimorso. Come spalla ha Nino Taranto, che non è di meno ai vari De Filippo o Fabrizi. La pecca di questi film è sempre la solita, gli spazi musicali. Forse, per queste commedie, è quasi un obbligo metterle e per lo spettatore si arriva quasi alla noia. Totò comunque è insuperabile.

  • Uno dei migliori film di Totò. Qui accompagnato da un esilarante Nino Taranto che, da spalla del napoletano, riesce nel compimento di una delle opere più esilaranti. Grandiosa e geniale l'idea dei travestimenti. L'africano, l'imprenditore, Fidel Castro, la donna inquilina e altre ancora. Più che sufficiente.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Lei mi spoglia con gli occhi... spogliatoio".

  • Totò e Nino Taranto truffatori in uno dei film più riusciti delle loro carriere: un insieme di sketch legati da una storia esile ma che permette ai due di mostrare le loro grandi doti istrioniche in pezzi di bravura ormai indimenticabili (la truffa alla fontana di Trevi, quella al padrone di casa, Totò e Taranto vestiti da Castro e consorte). È vero che non si tratta di cinema d'autore, ma come pellicola comica è una delle migliori che io abbia mai visto. Bravi anche Calindri, Renzo Palmer e il giovane Lionello.

  • Nonostante si usi giudicare il film dividendolo in due parti (quella irresistibile, con in scena Totò e Taranto, e quella melensa dei ragazzi innamorati), credo che invece il tutto sia perfetto così come è. Certo, si ride con le performance dei due grandi comici, Totò non ha bisogno di commenti e Taranto non è una spalla ma un secondo interprete, ma gli intervalli rosa e musicali sono indispensabili per spezzare e in molti casi a dare il la per nuovi sketch. Travestimenti e mimiche, ma sono i dialoghi il pezzo forte.

  • Insieme a I due marescialli, uscito immediatamente dopo questo, Totòtruffa segna probabilmente l'apice della carriera di Totò. Il punto oltre il quale inizierà la lenta e inesorabile discesa. Con questa pellicola inizia la collaborazione con Taranto, ultima vera spalla di Totò, che proseguirà per altri 4-5 film. E la sua verve è oro colato, tanto che in più di una occasione riesce anche a rubare la scena al Principe. La sceneggiatura è ovviamente quella che è. Non ci si poteva aspettare di più da film di questo genere. Un'altra pietra miliare.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Alla fontana di Trevi. Totò: "Come si chiama?" "Decio Cavallo!" "Come!? Caciocavallo". Proseguendo con Taranto "Il provolone qui mi ha dato 500mila lire".

  • Un film equilibrato sia nella genialità di talune trovate comiche di altissimo livello (la vendita della fontana di Trevi su tutte) sia nelle parti giovanilistiche (nonostante i troppi numeri di ballo e canto). Totò eclissa completamente gli altri, nonostante un Taranto in parte e una Blain che sfoggia una rara bellezza. Un'opera divertente con bagliori di luce comica assoluta, assecondata meravigliosamente bene da Mastrocinque che conferma una gestione dei tempi comici superiore alla media. Decisamente un buon film.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò vestito da Castro; Il siparietto en travesti per non pagare l'affitto; La vendita della fontana.

  • Contiene una tra le scene più memorabili dell’intera carriera di Totò, la vendita della fontana di Trevi. Oltre a ciò, possiamo ammirare il suo talento camaleontico mentre dà vita ai personaggi più disparati e godere appieno della sua vena comica, complice un eccellente Nino Taranto. Detto questo il resto del film è noioso e non si aspetta altro che tornino in scena i due attori.

  • Totòtruffa '62 ovvero L'Arte di arrangiarsi. Questo è forse il film che meglio di tutti racconta l'arte trasformistica del "principe della risata", probabilmente il migliore, in questo senso, insieme a Totò Diabolicus. Possiamo ammirare con quale furbizia il nostro eroe e il suo fido compagno sappiano attraversare tutte le difficoltà con la parlantina e la faccia tosta. Grandioso Calindri, scrupolosissimo commissario tutto d'un pezzo, umano ma incorruttibile. Gag perfette e ritmo sostenuto lo rendono un classico imperdibile. Mito! ***1/2• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La vendita della fontana di Trevi; La truffa al padrone di casa; Le cascate del Niagara realizzate tirando lo sciacquone.

  • Godibile commedia diretta da Camillo Mastrocinque con l'accoppiata Totò-Nino Taranto che diverte e regala scene cult oramai entrate nell'immaginario collettivo (celeberrima la scena alla fontana di Trevi). Quà e là qualche momento sentimentale e musicale sistemato come riempitivo che smorza un po' la storia. Cast di contorno all'altezza (spicca un bravo Calindri).

  • La vecchia scuola dell'avanspettacolo portata per l'ennesima volta sul grande schermo; ma qui siamo all'università e Totò e Nino Taranto, tanto per cambiare immensi, sono in questo campo il meglio che l'Italia abbia mai avuto. Certo, le scene senza loro due sono di livello decisamente inferiore, ma anche questo faceva parte del gioco e nell'avanspettacolo: i "tempi morti" e le gambe delle attrici avevano una loro funzione scenica che perdono al cinema risultando noiosi. In ogni caso siamo davanti a un film cult fra i migliori del genere.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La vendita della Fontana di Trevi; La scena del vespasiano; L'inganno al padrone di casa con Totò vestito da donna.

  • Ennesimo film dalla trama esile e stiracchiata reso memorabile dalla forza recitativa di Totò. Provate ad immaginare la pellicola di Mastrocinque senza Totò e senza la sua godibilissima spalla Nino Taranto... Siamo davanti alla solita kermesse funambolica di travestimenti, trucchi, mascherate, giochi linguistici lunari, lazzi e motti da farsa scatenata con Totò che salta dal registro realistico a quello grottesco e persino drammatico con agilità irrisoria. Passata alla storia del cinema la famosissima scena della "vendita" della Fontana di Trevi.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena di Totò travestito da "tardona" per la sua comicità feroce e anarchica che sfocia nell'assurdo: un pezzo da consegnare agli annali del cinema.

  • Riuscita e famosissima pellicola di Totò (per quanto non proprio la migliore, secondo me). Se consideriamo solo ed esclusivamente la prima parte, ossia quella in cui sono concentrate tutte le scene più memorabili come quella della Fontana di Trevi, sarebbe da considerarlo a tutti gli effetti un film da 4 pallini, ma dato che la parte collegiale è noiosa e la seconda è meno ritmata e divertente, il giudizio complessivo cala di un pallino. Grandissimo ovviamente Totò, ottima spalla Nino Taranto e tanti validi caratteristi al seguito.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La truffa della Fontana di Trevi a Decio Cavallo; Le cascate del Niagara con lo sciacquone; "Cosa fa mi spoglia?... Spogliatoio!".

  • Sarebbe un filmetto, che fa ridere qua e là, se non fosse che Totò lo ha reso memorabile con alcune gag passate alla storia del cinema. Il riferimento va soprattutto alla scena della Fontana di Trevi, che da sola vale un posto nella cineteca italiana. Ottime comunque anche altre gag, sempre con Totò in splendida forma. ***

  • Chiaro esempio di come Totò potesse trasformare una storia senza pretese in un film memorabile. Battute e gag a bizzeffe (la vendita della fontana, lo "spogliatoio", la truffa all'ufficio collocamento, il numero dell'ambasciatore), in cui il Principe è sorretto da un partner di primo livello come Nino Taranto. Piccoli ruoli per Oreste Lionello e Geronimo Meyner (poi li ritroveremo in Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi). Bravo anche Calindri. Irresistibile.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò e Nino Taranto come "ufficio collocamento" e impegnati nella truffa dell'ambasciatore.

  • Divertente, spumeggiante film con una coppia (Totò e Nino Taranto) davvero affiatatissima e un comprimario di eccezione, Calindri, perfetto nel suo ruolo. Scenette e battute memorabili, entrate di diritto nella storia della comicità e del costume italiano. Godibilissimo anche dopo 53 anni, come soltanto un classico può essere. La sottotrama sentimentale è un po' frivola ma è un peccato veniale sui cui si può soprassedere, sommersi da un torrente di risate e buonumore.

  • Colgo la palla al balzo vedendo questo film nella lista per dire la mia su Totò: un grande attore e comico ma non regge la prova del tempo. E sempre (a parte rare eccezioni) i suoi film erano escamotage per le sue performance, legate ad una comicità personale sì ma dell'epoca. Anche qui regnano i momenti top (fontana di Trevi su tutti), ma sono oasi contornate dalla sabbia del romanzetto amoroso. Bellissima Estelle Blain, curioso un giovane Lionello dalla faccia "buffa e perciò buono".


Le incongruenze

  1. Nella celeberrima scena della vendita della Fontana di Trevi, l'ingenuo acquirente dice di chiamarsi Decio Cavallo, e da qui lo storpiamento di Totò che lo chiama Caciocavallo. Dopo un pò sopraggiunge Nino Taranto, complice di Totò, che si presenta col nome di Scamorza, e iniziano una serie di battute con riferimenti caseari. La cosa strana è che i due truffatori non sapevano come si chiamasse la vittima, e soprattutto Nino Taranto era lontano dalla scena e non poteva sentire nè il nome di Decio Cavallo nè lo storpiamento in Caciocavallo, per cui sarebbe una coincidenza improbabile il fatto che Taranto abbia scelto proprio il nome Scamorza
  2. Alla fine del film, quando Totò va a parlare con l'amico-nemico commissario, seduto alla scrivania nelle inquadrature di fronte giocherella con le mani con un posacenere. Nelle inquadrature di spalle lo stesso posacenere è ben lontano dalle mani del mitico Totò. Il cambio di inquadrature si ripete 4 volte e si nota bene
  3. Scena in cui Totò è truccato da donna e sta "intortando" il tizio. Quest'ultimo giocherella col cappello, ma in diverse inquadrature regge il cappello in maniere sempre diverse
  4. Quando Totò travestito da donna sporca il padrone di casa con la cipria, quest'ultimo si pulisce, ma bell'inquadratura successiva è ancora sporco di cipria.
  5. A Camillo si chiude la mano nello sportello della macchina dell'ambasciatore, tuttavia lo sportello si chiude lo stesso, sapete perchè? Perchè si vede chiaramente che è solo il guanto ad incastrarsi, non le dita
  6. I vigili credono che Decio Cavallo sia matto per il fatto della fontana di Trevi; vogliono perciò chiamare l'ambulanza, ma si sente il suono delle sirene prima che i vigili la chiamino
  7. Osservate l'orologio in casa di Totò, quando Camillo è travestito da Bersagliere: l'ora cambia da 12.10 a 12.20 nel giro però di un minuto
  8. Il posacenere sul tavolo, quando Camillo vestito da bersagliere sta parlando col padrone di casa, si sposta da solo
  9. Quando Totò è vestito da Ambasciatore, il telefono sul suo tavolo si sposta da solo
  10. Le immagini di Totò e Camillo che salgono con l'impalcatura da lavavetri sono accelerate.
  11. Quando le ragazze del colleggio vanno a chiedere il permesso alla direttrice di guardare la TV, ce n'è una, sulla sinistra della schermo, che guarda per un attimo la telecamera e sorride.
  12. Pippo si è bruciato perchè è rimasto al sole per otto ore; tuttavia per tutto il resto del film non ha nulla, infatti gli toccano in continuazione la schiena ma lui non ne risente.
  13. Pippo e Franco si sbattono la testa alla porta del colleggio: ma si vede benissimo che Pippo fa solo finta, infatti la sua testa alla porta non ci arriva nemmeno
  14. Totò è in prigione con Camillo; nella prima scena è seduto, al cambio invece è inginocchiato
  15. Totò, quando è vestito da cavaliere, non ci vede con gli occhiali da vista che ha indosso, poi improvvisamente riesce a vedere
  16. Quando Totò è Camillo vanno dal loro compare, con le mani incastrate nel telefono, uno dei meccanici vuole telefonare con quel telefono. Il telefono è staccato ma lui, sebbene si sia portato la cornetta all'orecchio, non se ne accorge
  17. Franco riceve uno schiaffo dal padre commissario, ma piega il viso prima che lo schiaffo gli arrivi
  18. Nella scena della fontana, alla fine Totò e Nino Taranto guardano dall'altro la scena di Decio Cavallo che viene internato come pazzo. Se però andate a Piazza di Trevi (potete anche farci caso con street view, anche se non è proprio il massimo) vi accorgerete che non esiste alcuna stradina dalla quale è possibile vedere la scena. In realtà essa è stata girata da una delle finestre del palazzo che sta di fronte alla fontana e la scena di Totò e Nino Taranto da qualche altra parte (onestamente non saprei se in studio o in un'altra parte della capitale)
  19. Quando Decio Cavallo consulta la guida turistica che ha con sè per vedere se quello che afferma Totò (ossia che la fontana è stata realizzata da uno scultore svizzero incaricato dal bisnonno di Totò e che quindi la fontana appartiene alla famiglia di quest'ultimo da lungo tempo) è vero, legge che la fontana è stata realizzata da Bernini. Chi ha scritto quella guida deve essere un po' male informato visto che la fontana di Trevi è stata realizzata da Nicola Salvi circa 50 anni dopo la morte del Bernini.
  20. Nei primi minuti del film, le collegiali in giardino mettono sul giradischi un disco di musica rock ' n ' roll. Ma come è possibile che un collegio stimato, senz'altro il migliore, di sicuro il più caro,possa avere un disco simile, tanto più che più avanti nel film, la direttrice nega il permesso per vedere in tv Wee Wyllie Harry.

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
1961-Tototruffa-th
 
La scena in cui Totò vuole piazzare un (finto) vespasiano davanti a un ristorante cercando di estorcere del denaro al gestore che non lo vorrebbe di certo davanti al suo locale, è girata in piazza Zama (Roma) davanti allo storico ristorante da "Severino", oggi pizzeria "La madia". Durante tutta la sequenza inquadrano la piazza da diverse visuali ed è rimasta oggi come allora tranne che un grande edificio (parcheggio comunale) che sta per essere demolito (punto in cui Totò vuol piazzare il vespasiano.

Nella sequenza successiva alla truffa del vespasiano, Totò e Nino Taranto vengono fermati dal vigile perché sono passati col semaforo rosso. Sono in via Imera all'incrocio con via Etruria.

LA TRUFFA CON TOTO' AMBASCIATORE DEL CATONGO NELLA SUITE DELL'HOTEL ROYAL -Ecco l'ingresso dell'Hotel Royal dove si svolgerà la truffa. Siamo in realtà in un palazzo in viale Gorizia 14

Totò e Taranto travestiti da lavavetri salgono alla suite libera del vero ambasciatore del Catongo (la finestra è quella davanti a loro)

Totò e Taranto se ne escono "di nascosto" dall'Hotel Royal travestiti da Fidel Castro e signora (percorrendo viale Gorizia). Notare la palazzina e il muretto lungo la via che oggi non esistono più

La classe del collegio è in visita a Villa Adriana (viene detto anche nel film che siamo lì) e viene raggiunta sul posto dai due ragazzotti speranzosi, coi quali due fanciulle si produrranno in sdilinquiti dialoghi. Ecco una scena davanti al canòpo

Lo so, lo sappiamo tutti dov'è la Fontana di Trevi, ma la scena è talmente importante e comica che va messa ugualmente: Totò VENDE per 10 milioni la Fontana di Trevi del Bernini a un incauto turista americano! Ho ricavato lo stesso fotogramma da una mia vecchia foto...

Il collegio femminile "Lausanne" dove Tòtò con i soldi delle truffe mantiene la figlia è l'appena scoperta villa di via Giuseppe Donati, usata in Due strani papà. I confronti sono qui fatti proprio con fotogrammi da "Due strani papà" (1984)

Questa la facciata laterale
Queste le famigerate e riconoscibili finestre, viste questa volta dall'interno!

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Nino Taranto" (Andrea Jelardi) Kairòs, Napoli 2012
  • "Totò: principe clown", Ennio Bìspuri - Guida Editori, 1997
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • Verbale censura Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema

Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:

  • Vice, «Il Messaggero», 18 agosto 1961
  • Valentìno De Carlo, «La Notte», 19 agosto 1961
  • «Corriere della Sera», 19 agosto 1961
  • «Il Giorno», 19 agosto 1961
  • «L'Unità», 7 dicembre 1979
  • «L'Unità», 14 dicembre 1979
  • Lello Voce, «L'Unità», 17 giugno 2002
  • «L'Unità», 19 ottobre 2008
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