Uccellacci e uccellini

1966 Uccellacci e uccellini 7

Per un ricco morì è come pagà il conto alla vita: paga sì, ma la vita gli ha dato qualche cosa. Invece il poveraccio paga e dalla vita non ha avuto niente. Che fa il poveraccio? Passa dalla morte a un'altra morte.

Innocenti Totò/Frate Ciccillo

Inizio riprese: ottobre 1965 - Autorizzazione censura e distribuzione: 16 marzo 1966 - Incasso lire 173.036.000 - Spettatori 606.442


L'assurdo Totò, l'umano Totò, il matto Totò, il dolce Totò...


Titolo originale Uccellacci e uccellini
Paese Italia - Anno 1966 - Durata 85 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia, grottesco - Regia Pier Paolo Pasolini - Soggetto Pier Paolo Pasolini - Sceneggiatura Pier Paolo Pasolini - Produttore Alfredo Bini - Fotografia Tonino Delli Colli, Mario Bernardo - Montaggio Nino Baragli - Musiche Ennio Morricone - Scenografia Luigi Scaccianoce, Dante Ferretti


Totò: Innocenti Totò/Frate Ciccillo - Ninetto Davoli: Innocenti Ninetto/Frate Ninetto - Femi Benussi: Luna, la prostituta - Francesco Leonetti: la voce del corvo - Gabriele Baldini: il dentista dantista - Riccardo Redi: l'ingegnere - Lena Lin Solaro: Urganda la sconosciuta - Rossana di Rocco: amica di Ninetto - Vittorio Vittori: Guitto - Fides Stagni


Soggetto

Totò e suo figlio Ninetto vagano per le periferie e le campagne circostanti la città di Roma. Durante il loro cammino incontrano un corvo. Come viene precisato durante il film da una didascalia: «Per chi avesse dei dubbi o si fosse distratto, ricordiamo che il corvo è un intellettuale di sinistra - diciamo così - di prima della morte di Palmiro Togliatti.»

Il corvo narra loro il racconto di Ciccillo e Ninetto (anch'essi interpretati da Totò e Ninetto), due monaci francescani a cui San Francesco ordina di evangelizzare i falchi ed i passeri. I due frati non riusciranno a raggiungere il loro obiettivo, perché, pur essendo riusciti ad evangelizzare le due "classi" di uccelli, non avranno posto fine alla loro feroce rivalità: per questa mancanza verranno rimproverati da San Francesco ed invitati ad intraprendere nuovamente il cammino di evangelizzazione.
Chiusa la parentesi del racconto, il viaggio di Totò e Ninetto prosegue; il corvo li segue e continua a parlare in tono intellettualistico e altisonante. I protagonisti, in un contesto fortemente visionario, incontrano altre persone, tra le quali: alcuni proprietari terrieri che ordinano a Totò e Ninetto di allontanarsi dalle loro proprietà e finiscono per sparare contro i due, che non vogliono obbedire; una famiglia, che vive in condizioni assai degradate, a cui Totò intima di abbandonare la propria casa; un gruppo di attori itineranti a bordo di una Cadillac; i partecipanti al "1º convegno dei dentisti dantisti"; un uomo d'affari di cui Totò è debitore. In seguito, prima i due si ritrovano ai funerali di Togliatti e poi incontrano una prostituta.

Alla fine del film i due, stanchi delle chiacchiere del corvo, lo uccidono e se lo mangiano.

Critica e curiosità

Qui siamo dalle parti dell’Ornitologia Metafisica, dove gli uccelli cinguettano marxismo e la fame fa più danni del corvo di Hitchcock.

🌕 Una favola lunare, metafisica e poetica... con becco e bombetta

Uccellacci e uccellini”, primo della trilogia pasoliniana sul Totò mitico e lirico, è un film che non si guarda: si contempla, si assorbe, si subisce, si attraversa come un paesaggio deserto d’autostrada in costruzione, dove nessuno va eppure tutti passano.

Pasolini prende il clown triste Totò e lo innalza a figura cosmica, non più semplicemente comica, né soltanto pulcinellesca. Lo infila dentro un perimetro poetico così espanso che ci vuole la Luna per delimitare l’area. E infatti la Luna c’è. Non solo in cielo, ma anche in carne e ossa: Femi Benussi, prostituta da favola, che porta il nome dell’astro stesso, ne diventa incarnazione terrestre. In un film dove nulla è quello che sembra, anche Luna è un simbolo, una trappola, una poesia, un sogno erotico e mistico insieme.

👣 Padre e figlio in cammino... e cammina e cammina e cammina...

Come nelle fiabe orientali, i protagonisti camminano, e camminano, e camminano... Per chilometri, per interi rulli di pellicola, per pensieri lunghi come i silenzi tra una battuta e l’altra. Camminano Totò e Ninetto Davoli, padre e figlio, vecchio e giovane, sapienza e candore, cinismo e purezza, fame e fame (perché la fame è la vera protagonista silenziosa del film).

Tra rottami e casette diroccate, l’autostrada mai finita e le campagne lunari, i due incontrano l’assurdo, la malinconia, la fame vera, e infine un corvo parlante, voce stridula della cultura impegnata, filosofo critico e compagno di viaggio, che ha letto Marx, Engels e forse pure la "Settimana Enigmistica".

🦉 Il Corvo: da Edgar Allan Poe a “sor maestro”

Il corvo parlante, lo “sor maestro”, è un’intuizione geniale, un personaggio impossibile, un narratore moralista che si fa uccidere quando diventa troppo ingombrante. E Totò, con un realismo animalesco, lo cucina e se lo mangia. Sì, perché la fame, quella vera, batte anche la filosofia. Marx sarà pure utile, ma se ci hai lo stomaco che brontola, il corvo è meglio sullo spiedo che sulle spalle.

🎭 Totò: l’intero teatro dell’umano in una maschera sola

Pasolini non vuole il Totò della risata facile, vuole il Totò-totale, l’uomo e l’attore, il buffone e il saggio, l’angelo e il farabutto, il contadino e il clown. E Totò risponde: diventa tutto. È un clown bianco e un Augusto, un ladro d’anime e un venditore di verità, un pellegrino esistenziale che attraversa il tempo e lo spazio come fosse il teatro dell’assurdo.

In lui convivono il cinico e l’innocente, il fascista e il comunista, il borghese e il sottoproletario, Napoli e l’universo.

🎬 Pasolini & Totò: il regista poeta e il clown cieco

Il set è un’arena strana: Pasolini poeta delle borgate, amante dei non attori, dirige Totò, massimo attore, costretto per la prima volta a non improvvisare. Niente battute libere, niente “a braccio”, niente slapstick: si deve stare al copione, parola per parola, gesto per gesto. Una tortura? No, una resurrezione.

Totò, ormai quasi cieco, riascolta le battute recitate da Oreste Lionello, che doppia per lui tutto il film, e si autodoppia con un orecchio infallibile, come un musicista che suona a memoria dopo aver perso la vista.

🏆 Premi, onori, corvi e nastri d’argento

Nel 1966, Cannes lo acclama, e in patria arriva anche il Nastro d’Argento come miglior attore dell’anno. È il riconoscimento più alto della carriera cinematografica di Totò, un Oscar italiano, se vogliamo, ottenuto con un film dove recita il silenzio e la fame, non la risata.

🎶 Modugno canta i titoli e Morricone dirige il caos

Non ci si crede finché non lo si vede (o lo si sente): i titoli di testa sono cantati! Non detti, cantati da Domenico Modugno: “Totò... Ninetto... Pasoliniiii... Morriconeeeeee...”. È un delirio barocco, una sinfonia dadaista, tra flauti dolci, chitarre elettriche, cori e sussurri, orchestrato da un Ennio Morricone ancora in fase “sperimentale esplosiva”.

📍 Dove è stato girato questo trip metafisico

Location? Assisi, Tuscania, Roma, Fiumicino. Non c’è il deserto, ma sembra ci sia. Non c’è la Luna, ma la senti. Non c’è l’inferno, ma ci sono le sue rovine. Ogni luogo è una rovina che respira poesia, ogni paesaggio è una metafora tangibile, come se ogni sasso fosse stato letto da Ungaretti prima di essere filmato.

🐫 Scene tagliate, cammelli marxisti e aquile fasciste

Tra le scene tagliate, oggi conservate mute alla Cineteca di Bologna, c’è un vero capolavoro di follia politica: Totò domatore da circo, che fa parlare gli animali. Un cammello marxista lo fa infuriare, un’aquila fascista gli sfugge di mano, e alla fine Totò, colto da un’illuminazione lirica, si libra in volo: il clown prende il cielo, come in un finale chapliniano, celestiale, definitivo. Questa scena, con sottotitoli, si può vedere nel documentario RAI “Lei non sa chi sono io!”. E davvero non lo sapevamo.

🧠 Il testamento di un clown

Totò non muore in questo film. Ma si congeda. Si congeda dalla commedia, dalla farsa, dalla rivista, dalle battute a effetto. Dona il suo viso, la sua maschera e il suo corpo a Pasolini, come a un confessore. Sembra dire: “Tienilo tu, Pier Paolo. Fanne ciò che vuoi. Io sono stato tutto, ora posso essere anche il nulla”.

🕊️ Conclusione (ma senza morale)

“Uccellacci e uccellini” è un film sulla fame, la filosofia, l’idiozia, la poesia, la speranza, la strada, la morte, la fame (di nuovo). È un viaggio senza destinazione, una parabola senza morale, una poesia in cammino, con un clown, un ragazzo e un corvo.

È un film che si sogna anche da svegli. E come direbbe Modugno, cantando i titoli di coda:

🎶 “Assurdo, umano, matto, dolce Totò...” 🎶


🎬 Le scene più famose e memorabili di “Uccellacci e uccellini” Un viaggio tra le immagini più poetiche, folli, surreali e disarmanti di uno dei film più iconici del Novecento italiano

🐦 L’arrivo del corvo parlante: filosofia a becco spiegato

Uno dei momenti più memorabili – e surreali – del film è l’apparizione del corvo filosofo: un uccello parlante, colto, logorroico, ideologicamente armato e con la voce fuori campo che sciorina marxismo e dialettica come un docente universitario in gita scolastica.

Pasolini, tramite il corvo, mette in scena il pensiero. Ma non un pensiero astratto: un pensiero “incarnato” in una creatura assurda, fastidiosa e tenera, goffa e geniale, che si autodefinisce «filosofo dello spirito materialistico». Il corvo non vola: zampetta, borbotta, si intromette. E lo fa con tale insistenza che a un certo punto, esausti e affamati, Totò e Ninetto lo uccidono e se lo mangiano.

È il trionfo dell’urgenza corporea sulla speculazione astratta: la fame batte la filosofia, e lo spirito del tempo – quello post-bellico, confuso, materialista e disilluso – si rispecchia proprio lì, nel gesto brutale e poetico del mangiare il maestro.

🛤️ L’autostrada deserta: cammino e condanna

La lunga camminata iniziale e finale lungo un’autostrada in costruzione, tra paesaggi vuoti e rovine abitate solo da ricordi, non è solo uno sfondo. È una delle immagini più emblematiche dell’intero film.

È la metafora del tempo moderno: una via che non porta da nessuna parte, dove si cammina non per arrivare, ma per continuare a esistere. Totò e Ninetto sono due viandanti senza scopo, pellegrini laici, clown tragici, profeti ridicoli. Non cercano Dio né il lavoro, né la salvezza: cercano un panino.

Le immagini sono spoglie, i dialoghi essenziali, il passo lento. Eppure, si è rapiti: come in un sogno, o in una fiaba letta al contrario.

🍽️ La scena del corvo cucinato: banchetto esistenziale

Quando Totò e Ninetto, stremati dalla fame e dalla logorrea dell’uccello, decidono di accendere un fuoco e cucinare il corvo, il film tocca un apice comico e tragico al tempo stesso.

La sequenza è paradossale: non c’è orrore, non c’è crudeltà, solo una strana dolcezza, quasi infantile, nello sventrare quel “sor maestro”. Mentre lo cucinano, parlano tra loro come se stessero sistemando una zampa di pollo o un coniglio.

È la poesia dell’assurdo, e anche un atto politico: il popolo che divora la cultura, l’ignoranza che si ribella alla teoria, la fame che azzera il senso.

Pasolini non giudica: riprende il tutto con l’occhio di un entomologo che osserva i riti di un’altra specie, lasciando a noi lo sgomento e la risata amara.

💃 L’incontro con Luna: eros e incanto lunare

La scena con Femi Benussi, alias Luna, è una delle più magnetiche dell’intero film. Totò e Ninetto, affamati e incantati, entrano in casa di questa donna bellissima, ammiccante, che li accoglie con grazia materna e seducente.

Lei è la luna, ma è anche la prostituta, è la dea e la puttana, la madonna e la Maddalena. È un’apparizione, un sogno, una parentesi lirica e sensuale che si dissolve come è arrivata.

La scena è di una dolcezza irreale: nessuna volgarità, nessun giudizio morale. Solo due uomini disarmati davanti al mistero dell’eros. E anche qui, Pasolini sembra suggerire: la fame può essere anche fame d’amore, di carezza, di consolazione.

🐫 La scena inedita del circo e del cammello marxista

Tra le scene tagliate ma conservate nella Cineteca di Bologna, ce n’è una che meriterebbe un film a parte: Totò addestratore circense, con Ninetto assistente, cerca di insegnare a vari animali delle frasi politiche, come fossero oratori da comizio.

Un cammello marxista lo esaspera, mentre l’aquila “fascista” si rifiuta di obbedire. Totò, ormai stravolto, tenta di ammaestrare anche un’aquila: ma questa, simbolo della libertà (o forse dell’autoritarismo), si ribella e vola via.

Totò, nel finale della sequenza, la segue con lo sguardo, poi inizia a spiccare il volo lui stesso: una delle immagini più poetiche e commoventi della cinematografia pasoliniana. Non fu montata nel film, ma sopravvive nel documentario RAI “Lei non sa chi sono io!”, come un’eco lirica di ciò che sarebbe potuto essere.

🎶 I titoli di testa cantati da Modugno: capolavoro di follia musicale

Sembra un dettaglio? È un colpo di genio. L’idea di far cantare tutti i titoli di testa da Domenico Modugno, accompagnato da un’orchestra arrangiata da Ennio Morricone, è una scena a sé stante, che introduce lo spettatore al tono del film: assurdo, lirico, ironico, alieno.

Totò è presentato in rima, Morricone in strofa, il montatore in ritornello, i tecnici in melodia. È una parata musicale barocca, un’apertura da teatro dell’assurdo, che spezza la quarta parete e trasforma lo spettatore in parte del gioco.

Le apparizioni misteriose delle persone alle finestre

Durante la lunga camminata dei protagonisti, a tratti si intravedono figure umane che appaiono e scompaiono, donne anziane affacciate alle finestre, bambini che osservano silenziosi, uomini immobili come statue.

Sono presenze inquietanti, testimoni muti, comparse del destino che non parlano, non interagiscono, non fanno altro che essere lì, scomparire, e lasciare un vuoto più grande di quello che hanno occupato.

Queste scene, volutamente misteriose, non hanno spiegazione narrativa. Sono icone poetiche, figure dell’assenza, proiezioni del ricordo o del nulla. Pasolini ce le lancia addosso come enigmi, come macchie di Rorschach da decifrare col cuore, non con la logica.

La parabola di San Francesco e la predica agli uccelli

Pasolini inserisce all’interno del film una lunga parentesi narrativa: la favola didascalica di San Francesco che invia i frati Totò e Ninetto a evangelizzare i falchi e i passeri, i “uccellacci” e gli “uccellini” del titolo.

Questa è la chiave politica esplicita del film: i due frati non riescono mai a far convivere i due gruppi, nonostante la buona volontà, le prediche, gli sforzi. Quando sembrano esserci riusciti, i falchi divorano i passeri. Punto.

Una stoccata profonda e amara all’utopia della convivenza tra oppressori e oppressi. La scena è girata in stile medievale-naïf, con colonne sonore arcaiche e immagini stilizzate, e serve da contrappunto morale alla storia “reale”.

🧳 Il finale aperto (e perduto): la marcia continua

Il film si chiude come era iniziato: padre e figlio riprendono il cammino. Non c’è morale, non c’è arrivo, non c’è redenzione. Solo strada, fame e passi.

È la favola che non finisce mai, la vita che non si risolve, la storia senza morale. Ed è per questo che questa scena conclusiva è tra le più memorabili, perché contiene tutte le altre, e le supera. Come se Totò e Ninetto camminassero anche oggi, su un’autostrada dell’anima, con un corvo fantasma nella borsa e la luna a fare da lampione. 


Così la stampa dell'epoca

🎞️ Accoglienza di "Uccellacci e uccellini" (1966): critica, pubblico e censura Un film che fece discutere, sconcertò, fece arrabbiare... e incantò. Come solo un film di Pasolini con Totò poteva fare.

🗞️ La critica italiana: smarrita, divisa, estasiata, infastidita

Quando Uccellacci e uccellini uscì nelle sale italiane nel maggio 1966, la critica si spaccò come una statua classica colpita da un piccone dadaista.
Pasolini non cercava approvazione: cercava scosse telluriche, cortocircuiti estetici e ideologici. E li ottenne. La ricezione fu – come sempre nel caso del poeta-regista – violenta, contraddittoria, irrisolta.

Ecco una rassegna delle principali reazioni critiche italiane:

  • Morando Morandini, allora giovane critico: folgorato. Lo definì “una parabola visiva sul marxismo e l’amore”, riconoscendo la potenza poetica della pellicola e la reinvenzione di Totò come icona esistenziale.
  • Lietta Tornabuoni sul “Corriere della Sera” espresse perplessità su alcuni momenti forzati e verbosi, ma riconobbe il valore della messa in scena e il coraggio stilistico del regista.
  • Guido Aristarco, decano del marxismo cinematografico, fu tranchant: “Pasolini ha smarrito il rigore ideologico e si rifugia nella fiaba”. Una critica feroce, che in realtà colpiva più il pensiero di Pasolini che il film.
  • Altri, come Giovanni Grazzini, rimasero spiazzati ma affascinati: parlò di “cinema che pensa e sogna, come mai nessuno prima in Italia”.

In sintesi:
📌 Chi cercava logica ne fu respinto.
📌 Chi cercava poesia ne fu abbagliato.
📌 Chi voleva un Totò comico... si sentì tradito.

🎟️ Il pubblico: un’accoglienza tiepida, ma rispettosa

Il pubblico dell’epoca, abituato a un Totò ridanciano, popolare, scoppiettante di battute e di lazzi, rimase sconcertato davanti a questo film poetico, rarefatto, lento, malinconico, senza punchline.

Il film incassò poco rispetto ai titoli precedenti del Principe della risata: non fu un fiasco, ma nemmeno un successo commerciale.

Il pubblico popolare non si riconobbe:

  • “Ma dov’è la risata?”
  • “E questo corvo che parla, che vuole dire?”
  • “Totò che mangia l’uccello? Ma che è ‘sta roba?”

Chi invece era vicino al mondo intellettuale o progressista, lo difese con ardore. Il film cominciò presto a diventare oggetto di culto tra i cinefili, soprattutto per le nuove generazioni degli anni Settanta.

In breve:

  • 👨‍👩‍👦 Il pubblico medio fu disorientato.
  • 🎓 I cinefili e gli studenti universitari ne fecero un manifesto poetico.
  • 🍿 I botteghini registrarono incassi modesti.

✂️ La censura: tra indulgenza e sorpresi silenzi

Contro ogni aspettativa, la censura italiana non si abbatté con forza sul film, come accaduto ad altri lavori di Pasolini. Forse perché:

  1. Il linguaggio era lirico, non esplicito.
  2. I contenuti ideologici erano mascherati da allegoria.
  3. Il tono era favolistico, e questo lo rese più tollerabile.

Tuttavia, il film venne etichettato come “non adatto ai minori di 14 anni”, probabilmente per:

  • Il linguaggio filosofico e politico del corvo;
  • Le allusioni erotiche nell’episodio con Luna;
  • La scena, assai disturbante per i benpensanti, del pasto del corvo cucinato.

La commissione di censura non toccò alcuna scena, ma rilasciò il nulla osta con “riserva morale”, una formula un po’ ipocrita che indicava: “non ci piace, ma non possiamo vietarlo”.

E ancora: la scena del circo con il cammello marxista non fu tagliata dalla censura, ma scartata da Pasolini stesso in fase di montaggio. Tuttavia, in ambienti conservatori e clericali, la fama del film come “blasfemo” o “sovversivo” prese a circolare, anche se in modo sotterraneo.

🏆 I premi: il trionfo all’estero, la cautela in patria

Se in Italia il film faticò a trovare la sua strada, all’estero – e in particolare a Cannesfu accolto con entusiasmo.

  • 🎖️ Premio speciale della giuria a Totò al Festival di Cannes 1966
    → Non come attore comico, ma come interprete poetico. Una svolta storica nella percezione internazionale del Principe.
  • 🏅 Nastro d’argento per il miglior attore protagonista (Totò)
    → In Italia, la critica più colta seppe riconoscere la trasformazione dell’attore in icona lirica.
  • 🎬 Presentato a New York con successo tra i circoli intellettuali e underground
    → Il film venne abbracciato dal mondo della controcultura americana, che lo lesse come una riflessione anticapitalista e anti-establishment.

📚 Nel tempo: da enigma a capolavoro

Col passare degli anni, Uccellacci e uccellini è diventato:

  • Un classico del cinema italiano;
  • Un punto di riferimento per chi studia Pasolini;
  • Un film-simbolo della trasformazione di Totò in “icona totale”.

La cinematografia d’autore italiana lo ha canonizzato come un’opera fondante del “cinema della poesia”. Nelle università viene analizzato, scomposto, commentato, come fosse un testo di Dante. I registi contemporanei – da Nanni Moretti a Matteo Garrone – lo citano, lo omaggiano, lo saccheggiano.

🧠 Riassumendo...

AmbitoReazione principale
Critica Divisa: tra estasi poetica e irritazione ideologica
Pubblico Spiazzato, tiepido, ma incuriosito; divenne cult con gli anni
Censura Sorpresa, prudente ma non repressiva
Festival Cannes lo premiò, Nastro d’argento lo consacrò
Storia Da film enigmatico a pietra miliare del cinema d’autore italiano


I documenti

🎦 "Uccellacci e uccellini" in home video: VHS, DVD, Blu-ray, restauri e rarità assolute Una panoramica certosina, archeologica e filologica di tutte le edizioni disponibili (e introvabili) del film di Pasolini con Totò.

📼 VHS (Anni ’80 e ’90): le prime uscite da cineteca clandestina

🟫 1. Edizione RCA Columbia Pictures (fine anni ’80)
  • Distribuzione: RCA/Columbia Pictures
  • Copertina: grafica minimalista su fondo beige; foto in bianco e nero di Totò e Ninetto
  • Formato: 4:3 pan & scan
  • Audio: mono
  • Contenuti extra: nessuno
  • Note: prima edizione home video del film in Italia. Immortalata nel tempo tra le registrazioni su cassette Maxell e la polvere dei videonoleggi. La qualità video era mediocre ma accettabile per l’epoca. Ormai rarissima da trovare.
🟫 2. VHS Edizione Mondo Home Entertainment (anni ’90)
  • Distribuzione: Mondo Home
  • Copertina: con titolazione a mano e immagine virata seppia
  • Formato: 4:3 fullscreen (non restaurato)
  • Contenuti extra: nessuno
  • Note: diffusa nella seconda metà degli anni Novanta. Qualità abbastanza scarsa, con contrasto sbilanciato e audio ovattato.

💿 DVD (2003 – oggi): Pasolini esce dalla nebbia

🟨 1. DVD Medusa Home Entertainment (2003)
  • Collana: “Pasolini - I capolavori”
  • Formato video: 1.85:1 anamorfico
  • Audio: Italiano mono restaurato
  • Sottotitoli: italiano per non udenti
  • Contenuti extra:
    • Filmografia testuale
    • Note biografiche su Pasolini
    • Galleria fotografica
  • Note: prima vera edizione “digitale” per il grande pubblico. Video e audio migliorati, ma ancora lontani dalla perfezione filologica. Menu statico.
🟨 2. DVD Ripley’s Home Video / Cineteca di Bologna (2007)
  • Collana: “Pasolini Maudit”
  • Restauro: NO, ma trasferimento digitale da pellicola 35mm in condizioni migliori
  • Contenuti extra:
    • Intervista a Ninetto Davoli
    • Intervista ad Ascanio Celestini
    • Clip del documentario Pasolini prossimo nostro
  • Note: già un primo approccio critico e contestualizzante, con fascicolo incluso in alcune versioni. Molto amato dai collezionisti.

🔵 Blu-ray: finalmente il restauro degno di Pasolini

🔷 1. Blu-ray Cineteca di Bologna / Collana “Il Cinema Ritrovato – 50° anniversario” (2016)
  • Restauro: digitale in 4K dal negativo originale
    • a cura della Cineteca di Bologna e CSC - Centro Sperimentale di Cinematografia
    • con supervisione di Giuseppe Bertolucci
  • Formato: 1.85:1 corretto
  • Audio: mono restaurato
  • Sottotitoli: Italiano, Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo
  • Contenuti extra:
    • Documentario: Pasolini e Totò – Il viaggio di un poeta e di un clown (25 min)
    • Intervista a Ninetto Davoli
    • “Scene tagliate” mute restaurate dalla Cineteca di Bologna
    • Galleria fotografica vintage
    • Opuscolo critico (testi di Roberto Chiesi, Laura Betti, e altri)
  • Note: edizione definitiva, curatissima, da cineteca personale. Oggi considerata la migliore in assoluto sul mercato.

💻 Streaming e Video On Demand

🟩 1. CG Entertainment (Italia)
  • Disponibile su: CG Digital, Chili TV, Apple TV
  • Qualità: HD
  • Lingua: Italiano mono
  • Contenuti extra: assenti nella versione VOD
  • Note: spesso incluso in collezioni dedicate a Pasolini; versione da restauro, ma senza extra.
🟩 2. The Criterion Channel (USA)
  • Lingua: sottotitoli inglesi
  • Note: solo per alcuni periodi in rotazione. È uno dei pochi Pasolini selezionati dal catalogo Criterion, anche se non esiste un’edizione Criterion fisica (almeno per ora).

📚 Altre uscite degne di nota

📀 Edizione francese Carlotta Films – “Oiseaux, petits et grands” (2014)
  • Blu-ray + DVD combo
  • Lingua: Italiano con sottotitoli francesi
  • Contenuti speciali:
    • Intervista a Jean-Pierre Léaud sulla ricezione francese
    • Corto d’epoca RTF: Pasolini et Totò à Paris
    • Opuscolo critico in francese
  • Note: bellissima confezione digipack, molto apprezzata dai collezionisti francofili.
📀 Edizione tedesca “Vögel, kleine und große” (2011, Arthaus)
  • DVD PAL, regione 2
  • Sottotitoli tedeschi
  • Contenuti extra: galleria fotografica e biografia
  • Note: tecnicamente buono, ma niente restauro, solo upscaling del master Medusa.

🕯️ Edizioni introvabili e leggendarie

  • Promo RAI Cinema / Mostra di Venezia 2010: versione DVD distribuita solo in occasione di una retrospettiva, con copertina monocroma e tiratura limitatissima. Contiene un'intervista esclusiva ad Ettore Scola, non pubblicata altrove.
  • Bootleg giapponese su LaserDisc (anni '90): mai ufficialmente riconosciuto, ma girava nei mercatini delle rarità cinefile. Qualità scarsa, ma oggetto di culto per collezionisti hardcore.

🧾 Riepilogo per collezionisti

SupportoAnno uscitaEtichetta/DistribuzioneRestauroExtra principali
VHS ~1988 RCA/Columbia Nessuno
VHS ~1995 Mondo Home Nessuno
DVD 2003 Medusa Parziale Biografie, galleria
DVD 2007 Ripley’s/Cineteca Interviste, documentari
Blu-ray 2016 Cineteca di Bologna ✅ 4K Documentario, scene tagliate, libretto
DVD/BR 2014 Carlotta Films (FR) Extra esclusivi francesi
Streaming 2020–oggi CG Entertainment / Apple TV etc No extra

Totò, una ricca statua di cera

Così Totò fu definito da Pierpaolo Pasolini, all'inizio di una bella collaborazione artistica in occasione dell'uscita del film "Uccellacci e uccellini":

"Uccellacci e uccellini" è stato il mio film che ho amato e continuo ad amare di più, prima di tutto perché come dissi quando uscì è "il più povero e il più bello" e poi perché è l'unico mio film che non ha deluso le attese. Collaborare con Totò "reduce da quegli orribili film che oggi una stupida intelligenzia riscopre" fu molto bello: era un uomo buono e senza aggressività, di dolce cera. Voglio ricordare anche che oltre che un film con Totò, "Uccellacci e uccellini" è anche un film con Ninetto, attore per forza, che con quel film cominciava la sua allegra carriera. Ho amato moltissimo i due protagonisti, Totò, ricca statua di cera, e Ninetto. Non mancarono le difficoltà, quando giravamo. Ma in mezzo a tanta difficoltà, ebbi in compenso la gioia di dirigere Totò e Ninetto: uno stradivario e uno zuffoletto. Ma che bel concertino.

Pier Paolo Pasolini


Uccellacci e uccellini è stato il mio film che ho amato e continuo ad amare di più, prima di tutto perché come dissi quando uscì è "il più povero e il più bello" e poi perché è l'unico mio film che non ha deluso le attese. Collaborare con lui [con Totò] "reduce da quegli orribili film che oggi una stupida intellighenzia riscopre" fu molto bello: era un uomo buono e senza aggressività, di dolce cera. Voglio ricordare anche che oltre che un film con Totò, Uccellacci e uccellini è anche un film con Ninetto, attore per forza, che con quel film cominciava la sua allegra carriera. Ho amato moltissimo i due protagonisti, Totò, ricca statua di cera, e Ninetto. Non mancarono le difficoltà, quando giravamo. Ma in mezzo a tanta difficoltà, ebbi in compenso la gioia di dirigere Totò e Ninetto: uno stradivario e uno zuffoletto. Ma che bel concertino.

Pier Paolo Pasolini


Ho in mente una dozzina di episodi comici, che vorrei girare ancora con Totò e Ninetto, ma forse non potrò farlo per i troppi impegni.

Pier Paolo Pasolini a Livio Garzanti.


Sono nato a Venezia 81 anni fa. Di lavorare con Totò la mia unica occasione fu “Uccellacci e uccellini”. Ci eravamo incontrati varie volte fuori da quel set solo salutandoci, mai comunque a galà o premiazioni, che personalmente evitavo; ci davamo del “lei”. “Uccellacci e uccellini” lo feci praticamente tutto io, il film ufficiale, in quanto Tonino Delli Colli filmò le sequenze dell’episodio “Totò al circo” (quello poi tagliato al montaggio): lo volle Pasolini come portafortuna. Alfredo Bini si era convinto io fossi il migliore degli Operatori: mi aveva imposto per “Comizi d’amore”, e dopo che avevo realizzato un lavoro su Pasolini per la televisione tedesca, mi aveva voluto per “Uccellacci e uccellini”. Gli esterni che girammo furono vari: a TUSCANIA per l’episodio dei frati ed i dintorni di Roma: Settecamini, l’aeroporto di Fiumicino, alla Tiburtina, alla Magliana.

Alla Magliana girammo il pezzo con Femi Benussi, montato al finale, ma girato non per ultimo.. A Tuscania girammo davanti la chiesa, la sequenza della “cacciata dal tempio”; ricordo che scongiurai Pasolini di non girare qui certe scene, e lui, per rispetto, le sospese. A Tuscania girammo dopo che Tonino Delli Colli aveva girato “Il circo”. La lavorazione era in previsione a partire da luglio od agosto (1965), invece, per altri impegni avuti fino a fine settembre, il primo ciack fu dato a circa metà ottobre. Nel complesso la lavorazione del film durò circa 2 mesi - 2 mesi e mezzo, lo finimmo prima di Natale.

Personalmente non andavo “daccordissimo” con Pasolini. Mi incaricò di rendere fotograficamente bella la Benussi, in quanto rappresentava “l’ideologia”. L’ attrice che fa il ruolo di partoriente, brava, era la moglie del regista Solaro. Il dialogo di Totò e Ninetto sulla sopraelevata era su di un cavalcavia verso Fiumicino. La controfigura di Totò qui non ebbe molto da fare. Per far credere al pubblico che parlasse, il corvo avrebbe dovuto aprire il becco, ma non vi riuscivano: Serpe provò in ogni modo, girandogli la testolina, prendendolo a schiaffi, offrendogli cibo; stava sempre a becco chiuso. Alfredo Bini, vedute le prime proiezioni giornaliere commentò: "Non parla" Pasolini se la prese talmente che fu colpito da un violento attacco d’ulcera, addirittura vomitando sangue. Sotto contratto con Bini per un film vi era Rossellini, al quale Bini fece vedere il materiale girato fino a lì; Rossellini commentò che pareva uno dei suoi film, così Bini, per non perdere preziose giornate di lavorazione offerse a Rossellini di girare alcune sequenze, mentre io fui incaricato di informare Pasolini, il quale dissentiva, dicendomi: "tanto fra un paio di giorni starò bene". Roberto Rossellini diresse le prese per un paio di giorni, con un altro corvo (però troppo “magro”), dato che il primo corvo era morto. Le inquadrature di Rossellini erano buone, ma al suo ritorno Pasolini non le volle montare. No, non mi risulta che qualche corvo, durante la lavorazione abbia mai beccato Totò.

Anche negli esterni Totò fu diretto in campi medi o lunghi, togliendogli gli eventuali ostacoli dal percorso, perché non vedeva e vi avrebbe inciampato. Pietro Davoli, anche se imposto da Pasolini, era uno dei macchinisti bravi, ed uno dei pochi che non erano “lecchini”. Una mattina passò un gatto nero e Pasolini trovò tutte le scuse per non girare. Riccardo “Redi” (figlio del prof. di storia dell’università di Padova) è nel ruolo dell’ingegnere antipatico, poiché aveva appunto un viso da antipatico. Fu convocato e la scena con lui fu girata in una villetta sulla Magliana, scoperta da Scaccianoce (architetto di origine pugliese, vissuto anni a Venezia); in tale villetta girammo tutta la sequenza del salone con gli intellettuali e dei cani. Fra gli intellettuali ve ne erano di autentici: i Baldini, la De Giorgi, ecc. Ogni tanto qualche amico mi chiede della troupe televisiva venuta sul set per filmare uno special, e che talvolta viene riedito dalla Rai: francamente, io, sul set ero talmente concentrato sul ciack che stavamo girando, che non mi accorsi nemmeno della troupe, e tanto meno del fatto che ci stesse filmando, altrimenti, avrei rifiutato di farmi filmare! No, sul set operatori di Cinegiornali o documentari non ne ricordo, ed escludo la presenza di eventuali troupe russe: se lo hanno scritto da qualche parte è un errore.

Come intervistatori di Pasolini, sul set di “Uccellacci e uccellini” venne una piccola equipe francese, due uomini ed una donna, con una macchina fotografica. L’intervista la concesse ad una pausa. All’approssimarsi della pausa, mentre tutti gli altri si avviavano per un caffè, Pasolini, che non conosceva il francese, mi chiamò per fargli da interprete, ma rifiutai, ed andai a mangiarmi il cestino. Era una bella giornata e la troupe francese rimase per qualche ora. Totò, gran signore, aveva simpatia per me, ma era seccato di Ninetto Davoli, a causa del quale, le loro sequenze in comune, dovevano essere ripetute dai 10 ai 15 ciack, perché Davoli, o scordava la battuta o non la recitava correttamente. Il cugino di Totò sul set io non lo ho mai veduto; vi era invece Mario Castellani, anche se non ho mai capito cosa esattamente ci stesse a fare. Al montaggio furono tagliate parecchie piccole inquadrature. In origine la predica agli uccelli, per il pezzo dei frati, Pasolini la aveva scritta esageratamente prosaica, in quanto temeva che, eccessivamente poetica, non sarebbe stata comprensibile. A Pasolini riferii che io preferivo quella di San Francesco, così la riscrisse, più poetica e lirica. Nel nostro “Uccellacci E Uccellini” nel ruolo di San Francesco d’Assisi, era il medesimo attore spagnolo che interpretava Gesù nel Vangelo, ovviamente, con trucco diverso.

Mario Bernardo


Cosa ne pensa il pubblico...


I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Terribile, m'è parso terribile questo film di Pasolini realizzato due anni dopo il notevole Vangelo. Apologo? Metàfora? Ma cosa significa Totò che accanto al cartello DIVIETO DI SCARICO deve invece scaricare le interiora, per poi abbattere come marionette i contadini che lo sgridano, fuggendo poi chaplinianamente a velocità accelerata mentre la contadina spara? E i cartelli che segnalano la lontananza di Istambul e Cuba che significano? E la vecchia che va ginocchioni richiamando i cinesi? Le cose migliori sono volto e didietro della Benussi.

  • Pregevole film di Pasolini, è un insieme di favole ed apologhi morali, di chiara impronta marxista, talora pedante ma capace in alcuni momenti di gettare un acuto occhio anticipatore sui problemi della società del futuro. Il film si avvale di un cast pregevole dove spicca Totò (si tratta di una delle sue ultime apparizioni). Benchè evidentemente stanco e provato, il grande attore è ancora in grando di regalare una grande perfomance dai toni dolceamari.

  • Una delle pellicole più considerate dalla critica, alla quale Totò presta, come sempre, la sua "maschera" comico/tragica, una volta tanto in una sceneggiatura più raffinata, non a caso diretta dal grande Pasolini. Cinema alto che si mescola con quello basso (a raccordo funge una bella/brava Femi Benussi) per un risultato che sarà poco gradito al pubblico. Da vedere, per comprendere come De Curtis sia sempre -in precedenza- stato mal utilizzato per storielle divertenti, ma fini a se stesse..

  • Esemplare materializzarsi della definizione che, di Pasolini, diede Nicola Chiaromonte: "un pedagogo petulante ed equivoco, tutto bandiere rosse e rigurgiti parrocchiali". Pesantissima infilata di allegorie cattomarxiste che manda allo sbaraglio un Totò ormai cieco e stanco con il fastidioso Davoli e l'orrido corvo zdanoviano. Da tramandare solo la straordinaria idea dei titoli di testa cantati da Mimmo Modugno: "Alfredo Bini presenta l'assurdo Totò, l'umano Totò, il matto Totò, il dolce Totò nella storia: Uccellacci e uccellini... "

  • Film di suggestive parabole idelogiche per dichiarare a metà degli anni ’60 ciò di cui solo molti anni dopo ci si è resi conto: che le ideologie sono finite. Pasolini costruisce un’opera intrigante e complessa, comica e intellettuale, in due episodi incastrati, in cui Totò e Ninetto (qui al suo debutto e già “maschera” del ragazzotto ingenuo) sono rispettivamente padre e figlio in viaggio nell’Italia moderna in compagnia di un corvo (un road movie grottesco e borgataro) e due frati francescani in un medioevo ironicamente rosselliniano. Un unicum nel cinema italiano.

  • L’incontro tra Totò, Pasolini e Davoli è un apologo picaresco sulla crisi del marxismo di cui oggi si possono osservare due facce: una, incartapecorita per le sue stantie dissertazioni intellettualistiche; l’altra, ancora rosea per la scrittura cinematografica in libertà protesa alla fiaba surreale e per l’ambientazione verace nelle desolate borgate romane con i volti naif dei loro abitanti. Fortuna che, alla fine, il peso dell’Ideologia viene alleggerito dallo slancio artistico, in cui favore giocano il fascino della stranezza, le mimiche del Principe e la faccia da monello di Davoli...
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I titoli di testa malinconicamente intonati da Modugno.

  • Direi che non è il miglior film di Pasolini, ma pur sempre un'opera di un certo interesse. A tratti si ha la sensazione che la trama in sé sia secondaria, ma forse è solo una mia impressione. Molti momenti sono anche emozionanti, ed è un piacere vedere Totò un un ruolo così fuori dalle sue corde abituali, peraltro a meno di un anno dalla sua scomparsa. Forse il limite più evidente della pellicola è quello di voler essere esplicitamente politica, cosa che l'ha fatta invecchiare peggio di altri lavori del regista.

  • Film non semplicissimo ma suggestivo e originale, molto povero e con varie imperfezioni ma assolutamente interessante. Alcune scelte registiche potrebbero sembrare un po' ingenue, ma l'atmosfera creata è suggestiva e rarefatta, con ambientazioni periferiche stupendamente sfruttate ed esaltate dall'azzeccatissima fotografia in bianco e nero. Tra politica, religione, parabole, metafore varie e inserti documentaristici si rischia di perdere il filo ma il clima particolarissimo che si crea lo rende comunque imperdibile. Grandi musiche e cast.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I titoli di testa.

  • Film sovraccarico di simboli, che rimanda alle fiabe morali, al racconto sociale mascherato da teatrino delle marionette (Davoli palleggiato come un fantoccio) nella ricerca di riallacciarsi al racconto popolare virato in metafora politica. Personalmente lo considero un film compiaciuto, incapace di trasmettermi partecipazione nonostante alcune scelte visuali pregievoli, allontanandomi così dal possibile messaggio. Pasolini riconferma la sua profondità, ma non tocca i vertici del suo cinema più viscerale (Accattone).

  • Film poetico solo a tratti, che sinceramente non sono mai riuscita a capire sino in fondo. A mio modesto parere è come se Pasolini, che era ben conscio di essere un intellettuale, si ponesse sull'avviso: attenzione, noi intellettuali parliamo parliamo ma prima di tutto bisogna soddisfare gli istinti più vitali (ad esempio il cibo), poi possiamo parlare...

  • Un film di Pasolini che parla di Pasolini, delle sue idee, dei suoi ideali, ma anche della sua consapevolezza della irraggiungibilità di questi ideali, come forse dell'utopia di tutti gli ideali. La forma adottata è la migliore, spoglia ma allo stesso tempo ricca. Ricca di metafore, semplici se si vuole, ma che raggiungono subito il bersaglio, senza lasciare dubbi e ambigue interpretazioni. La scelta di Totò e di Ninetto si rivela perfetta. Totò ci lascia una sua immagine ricca di espressioni che proprio nei suoi occhi stanchi trovano l'apice.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I paesaggi; Il finale.

  • Film politicamente didascalico in cui il regista mette a confronto l'icona comica per eccellenza con un ragazzetto di borgata. Il loro vagare per strade vuote ed in costruzione rappresenta il grande lavoro di Pasolini che permette loro d'imbattersi in un popolo variegato e multiforme. Alla fine arriva il corvo comunista che cerca di costruire una morale ma sconosce gli intenti dei due vaganti. Amara analisi del fallimento culturale italiano.

  • Senza dubbi né reticenze affettive, uno dei film meno riusciti (e più invecchiati) del grande Pier Paolo. Il peccato capitale è da rintracciare nel fatto che la intima refrattarietà di Pasolini al cinema (ai suoi canoni e stilemi) viene qui "tradita", utilizzando (in ovvio senso antagonista) un'icona di celluloide tout court come Totò, per un'idea di comico alto o teorico che (dal punto di vista strettamente filmico) si dimostra un vicolo cieco. La complessità di scrittura risulta così slegata dalla misera messa in scena, anche se sprazzi di poesia abbacinano.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I titoli di testa cantati da Mimmo Modugno; La voce del Corvo (di Francesco Leonetti); Sora Gramigna, sora Micragna e sora Grifagna.

  • Padre e figlio vagano per le campagne in compagnia di un corvo comunista. Pasolini dirige una piccola summa del suo pensiero criticando il cattolicesimo che forza le conversioni, la sinistra che non convince più e la fame che regola il quotidiano. Complesso per la scarsa fluidità, anche se gli sfondi urbanizzati chiariscono più dei concetti. Totò straordinario (tenuto conto dei suoi problemi di vista) e Davoli allegro monello.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I titoli di testa cantati da Modugno; Il 1º convegno dei dentisti dantisti; Davoli che finge il mal di pancia.

  • Evangelizzare i falchi e poi i passeri; colmare un conflitto insanabile. Con gli umani (forse) ci si è già rinunciato, non v’è presa di coscienza, il futuro è lontano kilometri. Apologo picaresco con venature favolistiche e commedia colta dalle sembianze visionarie e decadenti. Appare ostico, didascalico ed ermetico allo stesso tempo, ma al di là di tutto emerge una critica lucida e spietata al comunismo non più forte delle sue ideologie Togliattiane, forse indebolito da intellettuali ciarlatani e una società moralmente e materialmente povera.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Gli stupefacenti titoli di testa.

  • Un’opera profonda, ricca di significati e in grado di lasciare qualcosa anche a chi la guarda per la prima volta. Uccellacci e uccellini, cioè la borghesia e il proletariato, ma anche il monito all'umanità, l'omologazione di massa, la crisi del marxismo e la fine delle ideologie politiche, qui rappresentate simbolicamente dal funerale di Togliatti. È bello da vedere già dagli originali titoli di testa, ma anche per il realismo dei volti e delle ambientazioni. Da approfondire.

  • Appartengo alla categoria di persone che non hanno capito il film. Perché o è un capolavoro che appartiene a un genere a me geneticamente estraneo oppure, per dirla con il rag. Ugo, "è una cagata pazzesca". Sconclusionato ovunque, in primis nelle inquadrature per poi scendere su un Davoli allergenico e un Totò che, fuori ruolo, ce la mette tutta per interpretare il suo personaggio, ma con evidente imbarazzo. Morricone scrive una partitura di mero intrattenimento, senza sprecarsi troppo, con Modugno a cantare i titoli di testa e coda. Terribile.

  • Pasolini in stato di grazia. Poesia lirica e tragica "scritta" in un lingua libera e metaforica. Siamo dentro un intreccio di immagini senza punteggiatura, senza sequenze, senza concatenazioni razionali, dentro una meditazione autobiografica piena di appunti, di folgorazioni, di intuizioni, di ripensamenti. Questo è un viaggio di due "Totò" astorici ed eterni dentro fatti e luoghi storici dell’Italia lontana e vicina, di due realtà concrete in conflitto perenne contro il simbololo gnostico della ragione. Canto appassionato della "follia" esistenziale.

  • Film complesso e ricco di simbolismi, è il Pasolini che preferisco (anche se alcune situazioni sono in effetti un po' troppo figlie di certo intellettualismo politicizzato degli anni 60). Resta comunque il fascino tipico dei film "poveri" di Pasolini, con un bianco e nero tagliente che aumenta la desolazione. Totò dimostra la sua duttilità interpretando un ruolo amaramente comico. Davoli gli fa da buona spalla con quell'aria sempre spaesata e circospetta. Molto bravo anche il corvo.

  • Un esperimento, in fin dei conti, come nella migliore tradizione neorealista Pasolini ci ha abituati interpretato da sconosciuti presi dalla strada. Provocazione, ma non credo che Totò abbia partecipato alla pellicola come avrebbe voluto; il suo apporto, seppure notevole, non è supportato da un adeguato risultato finale. Lo spettatore rimarrà spiazzato, la critica ci darà dentro, anche a distanza di anni. Davoli e Totò inoltre non sono nemmeno una bella coppia.

  • Difficile giudicare questa pellicola. Da un lato c'è grande poesia, anche grazie alle musiche perfette del maestro Morricone. C'è un Totò strepitoso nelle vesti di frate francescano. Questi aspetti meriterebbero 5 pallini, ma purtroppo ci sono molte cose che lasciano perplessi. A partire da una trama nel complesso indigesta e irrisolta, passando per l'eccessiva pesantezza delle continue metafore e per la petulanza del corvo marxista. E anche l'abuso di espressioni romanesche stanca perché superflue. Altalenante.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'episodio di frate Ciccillo; I titoli di testa e di coda cantati dal grande Modugno; Le musiche di Morricone.

  • Il film si può dividere in due parti: la prima è dominata dall'allegorico racconto dei due fraticelli, la seconda è un atipico road movie con accenti visionari. Ma è proprio nella prima parte (forse stilisticamente migliore) che si notano tutte le lacune del Pasolini più politicamente impegnato. Come non riscontrare infatti nella metafora della necessità di pace tra la classe di falchi e passeri (da interpretare con l'antinomia borghesia/proletariato) un cattocomunismo piuttosto fastidioso (tanto più se il mezzo che dovrebbe unirle è "l'amore di Dio").

  • Favola ideologica, pedante in certe parti e nell'insieme scombinata, sgangherata. Non esiste una vera e propria trama, solo uno scorrere, un viaggio a piedi apparentemente senza una meta. Grande Totò nella sua nuova dimensione. A volte si ha l'impressione come di dilettantismo, con cambi d'inquadratura che non corrispondono alle posizioni precedenti ma che alla lunga si arriva a supporre siano voluti. Noioso ma col passare degli anni terribilmente affascinante. Giudizio mediato allora: tre pallini.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I titoli iniziali cantati da Modugno; La lezione di danza al bar.

  • Padre e figlio proletari, che vanno in giro per l'Italia a riscuotere debiti, vengono affiancati da un corvo parlante che gli fa una morale etico-marxista. Quando si stancano delle sue chiacchiere, lo mangiano. Collage intellettuale scombiccherato e poco interessante. Pasolini vuol parlare di tutto (crisi del marxismo, destino del proletariato, ruolo dell'intellettuale, approssimarsi del Terzo Mondo) e finisce col non dire nulla. Accanto ad un insopportabile Ninetto Davoli, Totò dà un'interpretazione scolorita.

  • L'intenzione di Pasolini era quella di trasporre in pellicola il suo pensiero e le sue riflessioni sull'Italia che stava cambiando, servendosi di Totò (la vecchia generazione), Ninetto Davoli (la nuova generazione) e di un corvo (voce della coscienza e portavoce di Pasolini stesso). Ricco di metafore, allusioni e riferimenti religiosi, putroppo il film finisce per risultare non proprio semplice (troppo di cui parlare in poco tempo). Bella la fotografia che ci presenta un paesaggio quasi lunare, di una periferia di Roma ancora in costruzione.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Titoli di testa cantati da Modugno; Ingresso del corvo.

  • Tragedia, commedia, tragico-comico-storico-pastorale, "conte philosophique" bello e pazzesco, sotto il segno della luna fin dagli indimenticabili titoli di testa. Pasolini trascina Totò e Ninetto Davoli in un viaggio senza fine su una stradina periferica, viandanti un po' troppo spensierati accompagnati da un uccello molto troppo serio. Sotto le sue apparenze buffe c'è una grande poesia assurda che fa pensare a Beckett. Imperfetto, per forza, ma è il film che sceglierei per rappresentarmi.

Possiede una grande poesia tutta da riscoprire e la capacità di suggerire cose mai banali senza mai dirle veramente.

Libero De Rienzo


Dopo aver visto Uccellacci e uccellini (l’ho fatto e poi l’ho visto, come sempre succede) ho avuto una specie di rimpianto e mi sono chiesto perché mai non avevo usato questa coppia così poetica, questi due attori — Totò e Ninetto — così complementari, per fare un film più puro, più aggraziato, più semplice: una favola, un racconto veramente picaresco.

Pier Paolo Pasolini - Paolo Castaldini, Razionalità e metafora in P P Pasolini, “Filmcritica”, n. 174, gennaio-febbraio 1967


Pier Paolo ripeteva molti ciak nella speranza di riuscire a cogliere quello che più gli serviva dentro tutta la gamma di gestualità propria di Totò. Tutto sommato cercava un po’ di spiazzarla, di non utilizzare quello che era il tesoro del repertorio di Totò. Questo ha fatto sì che il personaggio risultasse tale da meritare il premio a Cannes, però anche a non essere il Totò che ormai tutti conoscevamo benissimo. E forse forse Pasolini aveva anche ragione, perché quel Totò lì aveva un po’ stancato, era invecchiato, non aveva più inventato e quindi non faceva che ripetere stancamente una gestualità che ormai non parlava più. Certo, nel rivederlo oggi non abbiamo più il sentimento che si aveva quand’era ancora vivo, ma alla fine Totò era diventato un po’ una caricatura di se stesso e Pasolini cercò proprio di togliergli questa caricatura, di cogliere una verità comica diversa, più umana.


Passavo molto tempo con lui nella roulotte - racconta Cerami in "Consigli a un giovane scrittore" - a suggerirgli i dialoghi. [...] Leggevo dal copione scandendo forte e bene le parole e lui le ripeteva tra sé una per una. Poi però, quando recitava la battuta intera, a voce alta, pronunciava una frase tutta diversa. All’inizio lo correggevo e lui mi faceva si con la testa. Poi, nel riprovare, ne dava un’altra versione ancora. Ne parlai con il regista e si decise di lasciarlo libero di inventare nelle prove di memoria. Ci avrebbe pensato Pasolini durante le riprese a ristabilire il testo originale. Ma non fu cosi. Totò a ogni ciak cambiava sempre qualcosa. Vedevo che il regista spesso non interveniva. In verità Totò non faceva che girare intorno alle frasi per cercare di mettere in bocca al proprio personaggio la battuta più vicina alla sua maschera. Pasolini lo interrompeva poco perché l’attore, pur rigirando la frase, spesso modificandola nei toni, salvava puntualmente tutti i contenuti «informativi» e le metonimie. Ciò significa che nel momento di lasciarsi andare all’improvvisazione non dimenticava neanche per un istante il filo del racconto. Sapeva perfettamente tutto ciò che era successo fino a quel punto e che cosa sarebbe successo nel seguito. I suoi interventi creativi erano diretti alla forma verbale e lasciavano intatta la sostanza narrativa.

Vincenzo Cerami (Assistente alla regia nel film "Uccellacci e Uccellini")


Il cammino incomincia e il viaggio è già finito (il corvo)

Ciccillo: Altissimo, onnipotente, bon Signore, | quanto sò contento che c'è il sole | e quanto sò contento pure che c'è l'acqua | così chi è zozzo ce se lava la faccia.
Ninetto: Sede contento, eh, frate Cicillo, eh, eh?
Ciccillo: Laudato sii, o mio Signore, pe' sto somaro, per tutte queste pecore, e pe' sto pecoraro, vah!
Ninetto: Amen!
Ciccillo: Laudato sii, o mio Signore, pe' sto santo mondo | che ce vonno campà tutti, pure quelli che non ponno.
Ninetto: Amen!
Ciccillo: Beata l'erba fresca, l'ortica, la cicoria, | e chi se la magna, che Dio l'abbia in gloria! | E guai a quelli che morranno ne li peccati mortali | che me dispiace tanto vedé sti bbrutti funerali!
Ninetto: Amen!
Ciccillo: Laudato sii, o mio Signore, per la contentezza che stà nei cuori | e perché tutto quello che ci dai son rose e fiori.
Ciccillo: Ecco, frate Francesco, noi i falchi li abbiamo convertiti; e i falchi, come falchi, l'adorano il Signore. E poi, frate Francesco, pure i passeretti li abbiamo convertiti; e pure i passeretti, come passeretti, per conto loro, je stà bbene, l'adorano il Signore.
Ma il fatto è che fra di loro si sgrugnano, s'ammazzano... e... e... e che ci posso fà io se... se... se ci stà la classe dei falchi e la classe dei passeretti, che non possono andà d'accordo fra di loro.
Francesco: Che ce poi fà?! Ma tutto ce poi fà! Con l'aiuto del Signore!
Ciccillo: Come sarebbe a dì?
Ninetto: Come sarebbe a dì?
Francesco: Sarebbe a dì che dovete andare ad insegnare ai falchi e ai passeretti tutto quello che non hanno capito e che voi dovevate faje capì!
Ciccillo: Come?
Ninetto: Come?
Francesco: Bisogna cambiallo questo mondo, fra Ciccillo! È questo che non avete capito! Un giorno verrà un uomo dagli occhi azzurri e dirà: «Sappiamo che la giustizia è progressiva, e sappiamo che man mano che progredisce la società si sveglia la coscienza della sua imperfetta composizione e vengono alla luce le disuguaglianze stridenti e imploranti che affliggono l'umanità». Non è forse questa avvertenza della disuguaglianza tra classe e classe, tra nazione e nazione, la più grave minaccia della pace! Andate e ricominciate tutto daccapo, in lode del Signore.
Ciccillo: Andiamo, Niné! Ricominciamo, sù! Andiamo, sù, figlio mio, non t'avvilì! Non t'avvilì! Coraggio, coraggio, sù, allegri!


Homenaje a Pier Paolo Pasolini. Conferència colloqui. Projecció de ‘Uccellacci e uccellini’. - 4 noviembre, 2015 - La Nau Valencia Carrer de la Universitat 2, 46003 València, Valencia España


Approfondimenti


Ho letto delle sue opere, ma di persona l'ho conosciuto soltanto in occasione di questo film. So che è bravissimo e un intellettuale vero e profondo, non superficiale come molti altri. Non ho visto però gli altri suoi film, anche perché io vado poco al cinema... penso che sia meglio, perché non sapendo niente posso essere più fresco, più sensibile.


Sicuramente è un genio, io non so bene quello che vuole, però lo faccio perché sento che va bene.


Mi ha spiegato poco, mi ha spiegato volta per volta, cioè: «Io preferirei che tu facessi così, così e così». Ma non so che cosa ci sia prima e dopo non so cosa viene. (...) Se io debbo raccontare il film in ordine, da cima a fondo, non lo posso dire. Inoltre, quello che lui mi dice io faccio. Ho una gran fiducia nella sua cultura, nella sua preparazione.


Questo Pasolini, pasolineggia un po' troppo. Stiamo a metà del film e non ho ancora capito che razza, che schifezza di film, stiamo facendo. Certe volte io gli prendo la mano, faccio a modo mio. Insomma, capisci, cerco di forzare la situazione. Ma lui urla, mi sgrida, mi strapazza, come se fossi un ragazzino. No, questo non lo devi fare, mi dice, ma io lo faccio lo stesso.


La regia di Pasolini è differente da tutte le altre. Pasolini, innanzi tutto, è un uomo intelligente, ma è anche un uomo pieno di fantasia, ha un metodo tutto suo per lavorare.


No, non mi lascia libero di recitare... Io ho sempre recitato per conto mio, improvvisando, dicendo cose che non erano scritte nel copione... alle volte sono state le migliori quelle battute così... Pasolini vuole che si faccia quello che dice lui.


Sono state scene faticose, molto faticose, camminare nel fango, nella melma, nelle sabbie mobili. Pasolini cerca a volte i posti più impensati, e del resto ha ragione lui perché poi i risultati son molto belli, non sono comuni. (...) Pensi che in una scena avevo soltanto un paio di zoccoli, un saio di sacco che lasciava passare vento e freddo con la tessitura così rada. Gli zoccoli sono duri e pesanti, e poi l'altro giorno, con la melma, ogni zoccolo pesava venti chili, impregnato di fango, di creta...

... e la trama non me la domanda?


Per la mia interpretazione ho ottenuto a Cannes la menzione d'onore al Festival, dovrei essere ampiamente soddisfatto; invece non lo sono. L'impegno guasta la comicità, la battuta non è più spontanea, nasconde sempre un secondo o un terzo o addirittura un quarto scopo e allora lo spettatore è costretto a pensare, a individuare il messaggio, a intendere il secondo o il terzo scopo... e non si diverte più. I moli drammatici sono piaciuti molto di più alla critica che al pubblico. Il pubblico ama Totò perché Totò fa ridere, perché lo aiuta a dimenticare i guai, le amarezze di tutti i giorni. Non vuole vedere Totò serio, impegnato in vicende drammatiche.


[Dopo il «Nastro d'argento» per Uccellacci e uccellini]
Ora sono attore sul serio, ma non abbandono la comicità.


Io sono un po' riluttante ai premi. A questo qui, questo del «Nastro d'argento», ci sono venuto volentieri, perché è un premio serio. È il secondo che prendo. L'altro l'ho vinto per Guardie e ladri, un film che oggi classificano un classico.


«Uccellacci e uccellini», Pasolini rispunta accompagnato da un residente della Sanità illustre, Totò, davanti all’ingresso del Nuovo Teatro Sanità, e qui, come a Scampia, nessuno tocca il murales


Io mi trovo benissimo. Infatti lui è contento di me. È la terza volta che lavoro con lui [Che cosa sono le nuvole, 1967]. (...) È un regista impegnato... è il suo genere, il suo stile. Io lo capisco, mi piace. Con gli altri registi è tutto più calmo, si corre meno, è più ordinaria amministrazione. Con lui no, con lui è un po' differente, perché lui è dinamico, pieno di vitalità, pieno di improvvisazione. È un uomo molto intelligente, un intellettuale, un poeta. Non credo di aver modificato il mio personaggio con lui. Io interpreto. Siccome credo di essere un attore quasi completo, quel che mi fa fare, faccio. La parte bisogna sentirla dentro, neH'animo, nello spirito, secondo quello che hai da fare. Un attore deve essere completo. Non deve saper fare solo una cosa. Non crede che sia così?


Pasolini intende fare un film comico con un personaggio a sfondo comico, pur impegnato e significativo, per far capire qualche cosa. E ha creduto di scegliere me. Mi ha spiegato poco, mi ha spiegato volta per volta, cioè: «Io preferirei che tu facessi cosi, cosi, cosi». Ma non so che cosa ci sia prima, e dopo non so cosa viene. Cerco di seguirlo, e in un’intervista mi ha chiamato... ha detto che sono come uno stradivario... Se io debbo raccontare il film in ordine, da cima a fondo, non lo posso dire. Inoltre, quello che lui mi dice io faccio. Ho una gran fiducia nella sua cultura, nella sua preparazione.


Certo, alla massa non può piacere, la massa va per divertirsi, va per ridere, quindi non vuol pensare, non vuole approfondire.


II 1966 è un anno storico, una pietra «emiliana» della mia carriera. Il Sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici, molti dei quali probabilmente sono gli stessi che mi hanno denigrato per anni, mi assegna il «Nastro d'argento» per la mia interpretazione di "Uccellaci e uccellini". Qualcuno arriva a definirmi un grande attore e io quasi non ci credo. Forse in un caso così clamoroso di pentimento tardivo, bisognerebbe dire «meglio tardi che mai», ma lasciamo correre. Per l'occasione, ho composto una breve dichiarazione in cui esprimo la mia soddisfazione, ma anche altri sentimenti che ognuno potrà intendere a modo suo. Si tratta di quisquilie, pinzellacchere, buone per un epitaffio che in fondo è soltanto uno sberleffo finale: «Sono veramente lusingato e, perché no, un po' commosso, per questo ambito premio che mi arriva così, come si usa dire a Napoli, fra la capa e il cuollo, cioè tra testa e collo. Ringrazio sentitamente la giuria dei critici cinematografici che hanno avuto la bontà di assegnarmelo, ringrazio le autorità intervenute, ringrazio ancora S.E. l'onorevole Andreotti e, a prescindere da tutto quello che ho detto io, mi auguro che questo argenteo nastro mi sia di sprone a far meglio, se mi riesce. Ringrazio ancora una volta, faccio a tutti tanti auguri per il prossimo Natale e il Capodanno, auguri estensibili anche a tutto il Ferragosto.

Antonio de Curtis


Accanto a "Uccellacci e uccellini" Pasolini gira anche l'episodio Totò al circo (o anche L'Aquila) poi non utilizzato nel montaggio definitivo e quindi destinato a restare inedito. Si tratta di un breve film che, preso da solo, per la sua schematicità ed anche per alcuni eccessivi compiacimenti nella recitazione di di Davoli, può risultare "minore", mentre è invece fondamentale per comprendere meglio, l'apologo di Frate Ciccillo, di cui costituisce l'evidente compendio. Protagonista dell'episodio (anch'esso un aneddoto che avrebbe dovuto essere raccontato dal corvo) è un domatore francese, interpretato da Totò chiamato Monsieur Cournot (in onore del critico de Le Nouvel Observateur, che aveva stroncato il Vangelo secondo Matteo). Razionalista e manicheo, il domatore è convinto che sia possibile ammaestrare qualsiasi animale, dunque anche una bellissima aquila reale a cui cerca di imporre, inizialmente con pazienza e garbo raffinato, il modello del pensiero razionalista francese. L'aquila naturalmente, è refrattaria ad ogni insegnamento e questa indisponibilità fa perdere la testa a Cournot: tigri, leoni, serpenti e anche uno spaurito assistente umano, interpretato da Davoli. Tutti parlano perfettamente la lingua del domatore e si comportano secondo le buone regole della borghesia parigina. L'aquila però non recede dal suo comportamento e, per la rabbia, Cournot rischia l'infarto. Il paziente Ninetto scongiura allora l'animale di accontentare il suo padrone, e a quella preghiera l'aquila si intenerisce, confessando di non poter rispondere alle richieste di Cournot perché deve pregare. Alla inattesa rivelazione, il domatore cambia metodo e comincia a leggere all'aquila, mellifluamente, lunghi testi di Pascal, ma ancora senza risultato. E' la sconfitta totale. Demoralizzato, Cournot si appollaia su un trespolo posto di fronte all'aquila e inizia lui a imitarne i gesti. Infine, si reca su una montagna e spicca il volo verso il cielo.

Piero Spila


Monsieur Corneau, domatore del Grand Cirque de France
campione dello spirito volterriano, nel prologo di "Uccellacci e uccellini",
eliminato da Pasolini nel montaggio definitivo del film.

IL FOTOFILM


La censura


Ministero del Turismo e dello Spettacolo - Direzione Generale dello Spettacolo

Domanda di revisione 46649 del 14 marzo 1966

«La V Sezione della Commissione di censura cinematografica, revisionata la presentazione il 15 marzo 1966, esprime parere favorevole per la concessione del nulla osta di proiezione in pubblico a condizione che sia vietata la visione ai minori degli anni 18 (diciotto) in quanto per il suddetto film è stata deliberata tale limitazione».

Roma, 16 marzo 1966


Ministero del Turismo e dello Spettacolo - Direzione Generale dello Spettacolo

Revisionato integralmente il film a maggioranza accoglie in parte il reclamo ed esprime parere favorevole alla visione ai maggiori di 14 anni. Si riscontrano infatti delle sequenze scabrose, come del resto riconosciuto anche dal ricorrente nel suo dettagliato esposto, e precisamente quelle indicate nella decisione della Commissione di 1° grado:

"La V Sezione visionato il film e sentiti i Sigg. A.Bini e P.Pasolini che avevano chiesto di essere ascoltati, all'unanimità esprime parere favorevole per la concessione del nulla osta di proiezione in pubblico e per l'esportazione a condizione che ne sia vietata la visione ai minori degli anni diciotto considerando che numerose e ricorrenti situazioni, atteggiamenti di personaggi e passi del dialogo consigliano tale limite con particolare riferimento a quanto segue:

- piani ravvicinati del parto della girovaga;
- lunga sequenza in cui la giovane prostituta adesca ed ha rapporti carnali successivamente con padre e figlio, situazione sottolineata dai commenti tra i due;
- riferimenti agli antifecondativi e cautele da adottare nei rapporti con la moglie;
- termini quali "puttana" (usato anche dal corvo parlante) "zinne" "je volemo fa la stira" ecc.:
- ripetuti accenni a rapporti carnali tra giovani.

La Commissione non ha ritenuto di valersi della disposizione del produttore di effettuare qualche taglio, date l'ampiezza e la complessità delle modifiche che a suo avviso sarebbero necessarie per abbassare il limite sopra adottato.

Commissione di revisione di 2° grado. Roma, 2 aprile 1966


Arco Film - Roma

In data 25 marzo 1966 la Soc. Arco Film, a firma dell'Amministratore e produttore del film Alfredo Bini, richiede della limitazione della visione ai maggiori di anni 18.

Ci riferiamo alla lettera di codesto Spett. Ministero in data 16 marzo scorso in cui ci è comunicata la concessione del nulla osta di proiezione in pubblico con il divieto di visione per i minori di anni 18 in relazione al film in oggetto, per presentare ricorso ai sensi della legge 21.4.1962, n. 161, per ottenere la revoca della-limitazione decretataci. ,

Il nostro ricorso parte dalle seguenti considerazioni: Non vediamo perchè i giovani dovrebbero essere esclusi da questa discussione, che riguarda così da vicino e cosi drammaticamente più il loro mondo - il mondo di domani - che il nostro.

Il film, dunque, è stilisticamente eseguito con assoluto rigore, che non concede nulla a nessun basso sentimento. In questo senso esso è addirittura monacale. Se a un certo punto si vede una povera girovaga, che, mentre recita, è presa dalle doglie di un parto, e assolutamente fuori da ogni realismo, anzi, in un clima surreale di favola fa un il Sig. Innocenti Totò e il ragazzo Ninetto rappresentano l’umanità o meglio due generazioni, la vecchia e la giovane, dell'umanità.

b) Luna è una prostituta per modo di dire: essa pure non è che un simbolo. Il simbolo delia sensualità. Non ha infatti nessuna caratteristica del mestiere. Si trova in una landa deserta dove è chiaro che nessuno passa. E' di una bellezza quasi asettica, del tutto improbabile per una professionista del genere. Non si parla con lei di mercede, e i rapporti con lei, sia dell'anziano che del giovane, sono del tutto camerateschi e innocenti. Sul loro rapporto intimo c'è una dissolvenza, perchè in questo caso, "il tacere è bello".

c) Simbolico è anche il rapporto d'amore. I due, l'anziano e il giovane, vengono da un funerale (che simbolicamente rappresenta la fine di un'epoca), e sono ripresi dalla vita, e, precisamente, da quel momento tipicamente vitale della vita che la sensua lità: è la rivincita del loro "innocente qualunquismo" sui grandi problemi con cui il corvo aveva cer cato di occuparli.

d) L'episodio è raccontato con uno stile rigido, quasi geometrico, in cui le cose vengono rappresentate prescindendo dalla loro intimità, che è semplicemente suggerita: insomma, della sensualità viene mostrato l'involucro, non la sostanza. E dunque in tutto l'episodio non può esserci il mirino eccitamento sensuale. La sensualità vi è simbolica, e quindi astratta.

e) Infine, come in tutto il film, la chiave narrativa è comica. Il comico esclude la sensualità: se si ride o sorride non si pensa all'atto sessuale, che è, per definizione, segreto e drammatico. Esso si sterilizza, diventa un puro dato di fatto, un pretesto, per la geometria buffa del doppio stratagemma, del vecchio e del giovane.

Ci sembra dunque ingiusto che, per qualche scabrosità puramente nominale, e mai sostanziale, un film come questo venga sottratto ai giovani, a cui specialmente, come film di pensiero, vorrebbe rivolgersi. Esso è veramente uno dei rari casi di assoluto disinteresse spettacolare (la sua povertà estrema: un vecchio, un giovane, un corvo parlante) e punta quindi tutto sulla passione e la severità con cui imposta i problemi. Di questi problemi ce n'è molti (la pace, la non violenza, il Terzo Mondo, il declino dell'ideologia marxista), ma questo fondamentale è, tutto sommato, il dialogo aperto da Giovanni XXIII e continuato da Paolo VI (oltre alla frase citata, anche la frase finale di San Francesco a Frate Ciccillo e frate Ninetto, è presa da un discorso di Paolo VI, e precisamente quello pronunciato all'ONU). Ora, ripetiamo ancora una volta, perchè escludere i giovani da tutto questo?

Chiediamo perciò che il film sia ammesso alla programmazione senza alcun limitazione di età.

Nel film vengono infatti indicate dalla Commissione alcune espressioni come sconvenienti: Esse sarebbero tre: "'che belle zinne che ciài", "je volemo fà la stira", "di quanti problemi si potrebbe parlare a proposito di puttane". Pensiamo sia inutile ricordare qui gli innumerevoli precedenti esistenti in film italiani non vietati, ma rinnoviamo solamente la nostra proposta di effettuare eventuali cambiamenti. In ogni caso ci sembra che un film che voglia rappresentare la vita a tutti i livelli, e che sia eseguito stilisticamente con un rigore da presentarsi senza alcun tentativo di speculazione commerciale queste tre espressioni sono veramente il minimo necessario a rappresentare quel momento della vita che è reale anche se non molto raccomandabile. Senza questo minimo, l'apologo che è il film rischierebbe veramente di sfumare verso l'inanità di una favola edificante. "Zinne" e "stira", poi, sono parole estremamente particolaristiche, intese nella stretta cerchia dei parlanti romani: ed è almeno poco realistico pensare che dei ragazzi romani dai quattrodici anni in, su si scandalizzino di fronte a queste due espressioni che sono semplicemente comiche: che suscitano cioè un'idea di ilarità, assolutamente contraria al compiacimento sessuale (niente è più antiafrodisiaco del riso: non si può dunque scambiare un'espressione semplice mente rozza e sconveniente per un'espressione oscena). Quanto alla parola "puttana" essa è una parola del vocabolario italiano, usata da Dante in poi in tutti i testi della letteratura italiana, letti al ginnasio e al liceo. Ora questo film ha l'ambizione di non essere un semplice spettacolo, ma un vero e proprio testo: il cui tema centrale consiste nei rapporti della religione con la lotta di classe, e degli ideologi della lotta di classe con la religione. Tutto il film è pervaso dalla serietà, e diremmo dalla severità di questo tema: sì che ogni particolare realistico (e ce n'è un quantitativo minimo, rii potiamo) si vanifica e perde ogni violenza diretta, nell'elezione morale del tutto.

Quanto poi all'accenno all'"antifecondativo", ricordato come sconveniente dalla nota della Commissione di Censura, vorremmo ricordare che la frase detta dal corvo nell'occasione, è citata da un discorso di Paolo VI (quello agli operai di Pietralata), ed è quindi chiaro che si inserisce nel dialogo coi cattolici, che, secondo lo spirito del Concilio, si apprestano meglio in questi giorni a discutere sul problema del Controllo delle nascite.

Per i motivi sopra esposti, chiediamo pertanto a Codesto On.le Ministero di voler concedere il nulla osta di proiezione in pubblico per il film "UCCELLACCI E UCCELLINI" senza alcuna limitazione.

Con osservanza. Roma, 26 Marzo 1966


Ministero del Turismo e dello Spettacolo - Direzione Generale dello Spettacolo

Spett.le Soc. Arco Film - Roma

Si fa riferimento alla domanda presentata da codesta Società in data 26 marzo 1966 intesa ad ottenere - ai sensi della legge 21.4.1962, n.161 - avverso la decisione della Commissione di revisione cinematografica di 1° grado il riesame del film in oggetto da parte della Commissione di revisione cinematografica di II grado.

In merito si comunica che, in esecuzione del parere espresso dalla predetta Commissione, parere che è vincolante per l'Amministrazione (art.6 - III comma - della citata legge n.161), con decreto ministeriale del 2 aprile 1966 è stato concesso al film: "Uccellacci e uccellini" il nulla osta di proiezione in pubblico col divieto di visione per i minori degli anni 14 (quattordici).

Si trascrive qui di seguito il citato parere:

«La Commissione di II grado composta dalle Sezioni VI e VII revisionato integralmente il film a maggioranza accoglie in parte il reclamo ed esprime il parere che la visione sia vietata ai minori degli anni 14. Si riscontrano infatti delle sequenze scabrose, come del resto anche riconosciuto dal ricorrente nel suo dettagliato esposto, e precisamente quelle indicate nella decisione della Commissione di 1° grado: l’adescamento della prostituta, il rapporto sessuale di costei prima con il padre e poi con il figlio, i riferimenti agli antifecondativi, le battute volgari che si ritengono controindicate alla particolare sensibilità dei detti minori.

Il Prof. Sesso chiede che sia fatta menzione nel verbale del suo voto contrario nel senso della conferma»

f.to il Ministro

Roma, 7 aprile 1966


Ministero del Turismo e dello Spettacolo - Direzione Generale dello Spettacolo

Domanda di revisione 88556 (2a edizione) del 24 marzo 1993

Rispetto alla precedente edizione sono state apportate le seguenti modifiche:

- alleggerimento delle inquadrature relative al parto della girovaga (mt. 1,40)

Totale dei tagli: metri 1,40 in 16mm pari a metri 3,50 in 35mm - Totale film metri 980 in 16mm pari a mt. 2.450 in 35mm.

Roma, 1 luglio 1993


ReteItalia spa - Roma

La società che ha acquistato i diritti d'uso del film nel 1993, chiede l'eliminazione di ogni divieto di visione ai minori, in considerazione che, a distanza di ben 27 anni dalla prima uscita in pubblico del film:

la vetustà del film rispetto ai profondi mutamenti di costumi intervenuti nella società italiana in questo sensibile lasso di tempo con la conseguente evoluzione del patrimonio informativo dei minori degli anni 14 in ordine agli elementi scenico/narrativi che nel film la Commissione del 1966 considerò motivi di divieto;
- l'assenza nell'impianto narrativo di situazioni scabrose scene erotiche o tali, comunque, da recare pregiudizio alla sensibilità dei minori degli anni 14;
- la validità artistica e culturale di "Uccellacci e uccellini", realizzato da Pier Paolo Pasolini ed interpretato dal popolare comico Totò. Come noto, al film furono tributati unanimi riconoscimenti di pubblico e di critica per il felice accostamento di elementi scenico/narrativi di toccante poesia e profonde riflessioni sulle lacerazioni e sulla crisi di valori della società italiana degli anni '60;
- il fatto che il film è già noto ai minori degli anni 14, in quanto prima dell'entrata in vigore della nuova legge in materia televisiva la sua visione è stata consentita senza limiti di fasce orarie per età e senza che alcuna associazione o ente ne abbia mai denunciato le avvenute proiezioni.

Roma, luglio 1993

Documenti censura del film Uccellacci e uccellini, 1966 - Presentazione 1a edizione - Direzione Generale Cinema

Documenti censura del film Uccellacci e uccellini, 1966 - 2a edizione - Direzione Generale Cinema

Documenti censura del film Uccellacci e uccellini, 1966 - 1a edizione - Direzione Generale Cinema


Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo. (Maggiori dettagli sul blog aprescindere.com)

La scena dei frati francescani Ciccillo e Ninetto raccontata dal corvo a Totò e Ninetto mentre camminano nella periferia romana (zona Magliana-Trullo) è girata a San Pietro in Tuscania (Tuscania - VT)

1966 Uccellacci 01

Tra l'altro segnalo altri film girati in questo luogo suggestivo come scritto in Wikipedia: L'armata Brancaleone (Monicelli 1966), in particolare la scena in cui l'armata si reca alla reggia della famiglia di Teofilatto dei Leonzi (Gian Maria Volontè)(...) Tra gli altri si possono ricordare i film: Otello di e con Orson Welles(...), Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli (1968), Francesco di Liliana Cavani (1989) come anche la scena finale del film Lady Hawke di Richard Donner (1985)

1966 Uccellacci 01

1966 Uccellacci 01

La scena finale, quando Totò e Ninetto incontrano, su una strada sterrata, la prostituta. La strada è ancora oggi sterrata e costeggia l'aeroporto di Fiumicino (RM). Il campo dove si appartano con la ragazza fa parte integrante ormai del perimetro aeroportuale, ma è ancora all'esterno, perfettamente visibile, la stazione metereologica da cui, nel film, viene lanciato un pallone sonda. Ho fatto alcune altre foto che potete trovare sul mio blog

1966 Uccellacci 01

1966 Uccellacci 01

I protagonisti camminano su un viadotto in costruzione, conversando sulla morte. Siamo allo svincolo tra l'autostrada Roma-Fiumicino e la Roma-Civitavecchia.

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Il casale di poveri contadini a cui Totò e Ninetto (Davoli) si recano per riscuotere l'affitto che questi non possono pagare è, come noto e scritto anche qui Villa Koch, su una collina in via del Fosso di Papa Leone a Roma. Oggi è in rovina

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Nel controcampo, quando Totò, giunto al casale, chiama i contadini, si vedono dietro di loro un piccolo edificio diroccato e una Torre Righetti. Qui Pasolini ha barato un po' in quanto il casale, che si presume di fronte ai due attori, in realtà è più distante e girato in senso contrario

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

La casa dei contadini che sparano a Totò e Ninetto (Davoli), rei di aver sconfinato nella loro proprietà per "impellenti necessità corporee", è oggi il Ristorante Nuovo Gusto in via delle Idrovore della Magliana 93 a Roma. La casa, all'epoca piuttosto fatiscente, si presentava isolata nella campagna e vi passava a fianco l'appena costruita autostrada Roma - Fiumicino

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Il bar Las Vegas dove Totò e Ninetto (Davoli) trovano alcuni ragazzi che ballano di fronte all'ingresso è in Via Torremaggiore a Pomezia (RM).

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

L'insieme degli edifici per capirne meglio la posizione.

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

La Torre Maggiore di Santa Palomba e il profilo della montagna

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

I ruderi di un acquedotto romano sui quali Ninetto (Davoli) corre dopo essere andato a trovare una ragazza sono lungo la Circonvallazione Orientale a Roma. Il profilo montuoso è una specie di impronta digitale, quello che si intravede nel fotogramma orienta chiaramente lo sguardo verso nord est rispetto a Roma.

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Considerando le zone di poco a nord rispetto all'acquedotto alessandrino si individuano alcuni palazzi dello sfondo molto scorciato a Torre Angela (RM). I palazzi in questione si trovano oggi nel bel mezzo del quartiere di periferia romana, e non più ai margini dei campi come allora. La cosa può essere compatibile con la forte espansione e speculazione edilizia documentata in zona. Precisamente sono questi sopra.

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Allineando dunque i palazzi in questione con il profilo montuoso di sfondo a nord e scendendo con l'immagine si trova questo unico altro tratto di acquedotto scoperto che ha la stessa leggera curvatura di quello del fotogramma e anche il tipo di diroccamento degli archi quasi identico ad allora. Eccone una immagine, a destra, dal versante opposto a quello del fotogramma, dal vicino svincolo autostradale.

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Lo sfasciacarrozze dove Ninetto (Davoli) va a trovare una ragazza che è vestita da angelo per una recita è di fronte a via Monopoli nella zona di Torre Angela a Roma, come si può riscontrare dalle due caratteristiche palazzine.

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Ecco sullo sfondo anche l'edificio C

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

La baracca di lamiere dello sfasciacarrozze (D) era nei pressi del palazzo (E)

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

Mentre il palazzo in costruzione dove appare la ragazza vestita da angelo è di fronte al palazzo E.La mappa che mostra dove sono tutti i punti individuati


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Gianni Villa, «Sorrisi e Canzoni TV», anno XXII, n.12, 25 marzo 1973
1475
Articoli d'epoca - 1960-1969
09 Ott 2020

La maschera di Totò — «Rivista del Cinematografo», giugno 1967 – Dal Nastro d’Argento a Uccellacci e uccellini, ritratto del comico funambolico

La maschera di Totò Dal Nastro d’Argento a Uccellacci e uccellini, ritratto del comico funambolico In questo articolo su “La maschera di Totò” il lettore trova un profilo critico approfondito del comico napoletano, la lettura della sua maschera…
Leandro Castellani, «Rivista del Cinematografo», n.6, giugno 1967
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Articoli d'epoca - 1960-1969
02 Gen 2021

La morale delle favole – «Vie Nuove», 25 novembre 1965 – Totò, Pier Paolo Pasolini e il cinema di poesia in “Uccellacci e uccellini"

La morale delle favole Totò, Pier Paolo Pasolini e il cinema di poesia in “Uccellacci e uccellini” Questo articolo d’epoca su Totò ci porta dietro le quinte di Uccellacci e uccellini, tra il rapporto creativo con Pier Paolo Pasolini, un’analisi…
Antonio Bertini, «Vie Nuove», anno XX, n.47, 25 novembre 1965
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Articoli d'epoca - 1960-1969
05 Ott 2020

La scomparsa di Totò: siamo uomini o caporali? — «Domenica del Corriere», 30 aprile 1967 — Ricordo, immagini e testimonianze

La scomparsa di Totò: siamo uomini o caporali? Nel ricordo della morte di Totò su Domenica del Corriere 1967, ripercorriamo la vita di Antonio de Curtis, il notiziario radio del 15 aprile, la prefazione della biografia Siamo uomini o caporali. Mario…
Antonio de Curtis, «Domenica del Corriere», anno LXIX, n.18, 30 aprile 1967
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Biografie
15 Nov 2018

Leggi Alfredo

Leggi Alfredo Vaga somiglianza con Luciano Gonini, rispetto al quale è più magro, qualche espressione alla Tony Ucci. Presente in diversi film. ACCATTONE, 1961, è Pupo Biondo IL COMMISSARIO, 1962, Armando Provetti (doppiato) UCCELLACCI E UCCELLINI,…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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Biografie
28 Nov 2016

Leonetti Francesco

Leonetti Francesco (Cosenza, 27 gennaio 1924 – Milano, 17 dicembre 2017[1]) è stato uno scrittore, poeta, giornalista e docente italiano. Biografia Scrittore espressionista, esaltatore della realtà, Leonetti attraversa le maggiori esperienze…
Daniele Palmesi
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Biografie
30 Ott 2018

Lin Solaro Lena

Lin Solaro Lena Attrice eccentrica, compagna di Giovanni Bruno Solaro. Destò scandalo il suo comparire nuda, nel lontano 1966-1967, nel film anticonformista GLI INTROVERTITI. In UCCELLACCI E UCCELLINI (1965-1966) è Urganda, la partoriente della…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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Pierpaolo Pasolini
16 Set 2023

Ma insomma, chi è questo Pasolini? — «Tempo», 16 dicembre 1961 — Le accuse politiche e le contestazioni ad Accatone

Ma insomma, chi è questo Pasolini? La clamorosa accusa di rapina e la difesa dello scrittore Il celebre intellettuale risponde nello studio romano di via Giacinto Carini alle infamanti accuse giudiziarie nate dall'incredibile denuncia di un giovane…
Franco Calderoni, «Tempo», anno XXIII, n.50, 16 dicembre 1961 - Fotografie di Paolo Di Paolo
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Biografie
28 Nov 2016

Modugno Domenico

Modugno Domenico In una stazione radio del Michigan o dell'Indiana, chi si ricorda, arrivò un signore con il disco mio e lo mandò in onda: il giorno dopo si ebbero duemila telefonate di gente che voleva risentirlo. Lo rimandò in onda: il giorno…
Daniele Palmesi
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Testimonianze
27 Dic 2019

Parolin Aiace

Parolin Aiace (Cagliari, 28 marzo 1920 – Roma, 19 novembre 2016) è stato un direttore della fotografia italiano. Il primo contratto da direttore della fotografia arriva con il film Giorno per giorno disperatamente (1961), di Alfredo Giannetti, si…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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Biografie
28 Nov 2016

Pasolini Pier Paolo

Pasolini Pier Paolo (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) è stato un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore, paroliere, drammaturgo e giornalista italiano, considerato tra i maggiori artisti e intellettuali del XX secolo.…
Daniele Palmesi
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Articoli d'epoca - 1970-1979
23 Nov 2021

Pierpaolo Pasolini: ecco il mio Totò – «La Repubblica», 3 agosto 1976 — Un ritratto umano e poetico del suo attore “innocente”

Pierpaolo Pasolini: ecco il mio Totò Un ritratto umano e poetico del suo attore “innocente” In questa intervista del 1976 Pierpaolo Pasolini restituisce un ritratto profondo di Totò, fondendo analisi film e riflessione personale sulla sua figura…
Tommaso Chiaretti, Mario Morini, «La Repubblica», 3 agosto 1976
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Biografie
28 Nov 2016

Redi Riccardo

Redi Riccardo Storico del cinema italiano. Biografia Nato a Padova, giornalista e scrittore, dal 1981 al 2001 ha curato la redazione della rivista Immagine. Note di Storia del Cinema, pubblicata dall'Associazione italiana per le ricerche di storia…
Daniele Palmesi
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Testimonianze
01 Lug 2022

Serpe Pino (Giuseppe)

Serpe Pino (Giuseppe) Fornitore e responsabile di animali per films Ho 87 anni. Totò lo incontrai varie volte. Sui set ho portato tigri, leoni, serpenti, leopardi… Ricordo il suo cane Dick. Ricordo il suo canile. Mi regalò il libro “ ‘A livella” con…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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Biografie
18 Dic 2015

Soffrano Luigi Origene (Jimmy il Fenomeno)

Soffrano Luigi Origene (Jimmy il Fenomeno) Pseudonimo di Luigi Origene Soffrano (Lucera, 22 aprile 1932 - Milano, 6 agosto 2018), è stato un generico che ha saputo creare un suo distinguibile modo di gesticolare buffo, non ha mai ricoperto ruoli da…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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Testimonianze
21 Lug 2020

Spoletini Filippo

Spoletini Filippo Comparsa, attore generico, capo gruppo e stuntman. Sono nato nel 1925. Ho iniziato nel 1950 come comparsa nel “Quo Vadis?” Poi sono stato generico, stuntman, e capogruppo. Totò è stato il più grande. Ho fatto una scena acrobatica…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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Approfondimenti
25 Ago 2015

Totò al circo – Monsieur Cournot e l’aquila (L’aigle)

Totò al circo Monsieur Cournot e l’aquila (L’aigle) Episodio escluso dal film "Uccellacci e uccellini" (1965-1966) 🦅 Frate Ciccillo e l’“impossibile” addomesticamento dell’aquila Nel film "Uccellacci e uccellini" di Pier Paolo Pasolini, esiste una…
Daniele Palmesi
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Censura e morale
17 Mag 2021

Totò e la censura – «Vietato ai minori»: moralismo e sesso nel mirino dei censori – «Noi Donne», 6 aprile 1968 – Classificazioni e controllo morale sui giovani

«Vietato ai minori»: moralismo e sesso nel mirino dei censori Classificazioni e controllo morale sui giovani Questo articolo fa parte del grande cluster "Totò e la censura", dedicato alla influenza che ebbe l'intervento censorio teatrale e…
Mino Argentieri, «Noi Donne», anno XXIII, n.14, 6 aprile 1968
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Approfondimenti
17 Gen 2014

Totò e Pier Paolo Pasolini – Il legame inatteso nel cinema del dopoguerra

Totò e Pier Paolo Pasolini L’incontro nel cinema italiano In questo approfondimento sull’incontro Totò Pasolini nel cinema italiano dopoguerra, seguiamo il filo che unisce satira pasoliniana e commedia all’italiana, tra poesia civile e critica…
Blog Pagine corsare, Daniele Palmesi, Federico Clemente, Orio Caldiron, Goffredo Fofi, Franca Faldini
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Totò e
08 Ott 2016

Totò e... Ninetto Davoli

Totò e... Ninetto Davoli Mi sembrava un sogno Quando ho conosciuto Totò non facevo ancora l'attore, ero un ragazzo qualsiasi, come ce ne sono tanti. Quando ho avuto l'occasione di fare un film con Pier Paolo Pasolini lui pensò che sarebbe stato…
Daniele Palmesi, Orio Caldiron, Giancarlo Bastianelli, mediaset.it
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Approfondimenti
29 Feb 2016

Totò premi e riconoscimenti

Totò premi e riconoscimenti /* Indice eventi - stile dedicato solo a questo articolo */ .indice-eventi { margin: 2em auto; width: 100%; padding: 2em; background: linear-gradient(135deg, #fefaf4 0%, #f4eee7 100%); border: 3px double #a67c52; border-radius:…
Simone Riberto, Elisa Mallardo, Federico Clemente, Daniele Palmesi, Francesco Velletri
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Articoli d'epoca - 1990-1999
10 Dic 2020

Totò si pentì di «Uccellacci e uccellini» – «Corriere della Sera», 10 dicembre 1993 – Gli appunti inediti di Liliana e il dibattito sull’interpretazione pasoliniana

Totò si pentì di «Uccellacci e uccellini» Gli appunti inediti di Liliana e il dibattito sull’interpretazione pasoliniana Gli appunti ritrovati di Totò e divulgati dalla figlia Liliana descrivono il suo rapporto con «Uccellacci e uccellini»,…
Claudia Provvedini, «Corriere della Sera», 10 dicembre 1993
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Approfondimenti
26 Apr 2017

Totò sul set di Uccellacci e uccellini (1966): l’intervista di Giacomo Gambetti

Totò sul set di Uccellacci e uccellini L’intervista di Giacomo Gambetti Contesto dell’intervista (1966) Sul sito doppiozero.com il 1 aprile 2017 è stata ripubblicata una bellissima intervista a Totò realizzata nel 1966 dal critico cinematografico…
doppiozero.com, Giacomo Gambetti, Foto Allori
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Approfondimenti
08 Gen 2018

Totò, l'invenzione e l'improvvisazione

Totò, l'invenzione e l'improvvisazione 📚 Indice degli Argomenti 🎭 I lazzi sulle tavole del palcoscenico 🎬 Il cinema: la troupe e gli attrezzisti come pubblico Totò teatrale e Totò cinematografico: due diverse tipologie artistiche di interpretare…
Daniele Palmesi
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Articoli d'epoca - 1970-1979
22 Ott 2020

Totò, vent’anni di cinema con il principe clown – «Tempo», 8 aprile 1973 – Ritratto del genio comico tra teatro d’avanspettacolo e retrospettiva televisiva

Totò, vent'anni di cinema con il principe clown Ritratto del genio comico tra teatro d’avanspettacolo e retrospettiva televisiva Negli anni Settanta la figura di Totò riemerge con forza dalle pagine dei giornali, dalle retrospettive in sala e dai…
Morando Morandini, «Tempo», anno XXXV, n.14, 8 aprile 1973
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Articoli d'epoca - 1960-1969
19 Gen 2020

Totò: caporali o aquile — «Settimana Incom Illustrata», 12 dicembre 1965 — Ritratto amaro tra caricatura e mimica

Totò: caporali o aquile Ritratto amaro tra caricatura e mimica In questo articolo, Totò riflette su Uccellacci e uccellini, tra satira sociale, caricatura, mimica essenziale e poetica pasoliniana, offrendo una testimonianza d’epoca del cinema…
Luigi Costantini, «Settimana Incom Illustrata», anno XVIII, n.50, 12 dicembre 1965
1785
Testimonianze
29 Giu 2022

Ukmar Giancarlo

Ukmar Giancarlo E' stato uno stuntman-cascatore cinematografico, presente in alcuni film di Totò. In origine noi ci chiamavamo “Uckmar”, poi con le generazioni si semplificò nell’attuale Ukmar. Sono uno di sei fratelli, tutti attivi quali…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
1036
Testimonianze
20 Set 2020

Valle Gaetano

Valle Gaetano Operatore cinematografico. Per “Gli amanti latini” l’episodio con Totò fu girato tutto in interni alla De Paolis. Per “Uccellacci e uccellini” ero in squadra col direttore di fotografia Mario Bernardo: noi facemmo la prima metà del…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "Pier Paolo Pasolini" di Piero Spila, Gremese Editore
  • "Totò: principe clown", Ennio Bìspuri - Guida Editori, 1997
  • Nestor Covachev in http://nestorkovachev.net/uccellacci-e-uccellini/
  • Documenti censura Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - www.cinecensura.com
  • Pier Paolo Pasolini a Livio Garzanti, gennaio 1967, in P.P. Pasolini, Lettere 1955-1975, a cura di Nico Naldini, Einaudi, Torino 1986
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • Intervista esclusiva di Simone Riberto, alias Tenente Colombo a Mario Bernardo del 5 ottobre 1999
  • "Totò, un napoletano europeo" (Valentina Ruffin), Ed. Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1996
  • "Pierpaolo Pasolini: ecco il mio Totò" - Intervista con Pier Paolo Pasolini risalente al 1974 ed è in gran parte inedita. Solo qualche piccolo brano è stato inserito nel programma televisivo «Perché Totò», realizzato da Tommaso Chiaretti e Mario Morini. («La Repubblica», 3 agosto 1976)
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