La malattia agli occhi


Io ho sempre reagito ai colpi bassi della vita con forza d'animo e molta filosofia, ma questa volta è stata una prova davvero dura.


I primi sintomi delle difficoltà visive, Antonio de Curtis iniziò ad averli appena quarantenne. Nell’estate del ’38 infatti, mentre si trovava in vacanza a Viareggio, accusò un abbassamento di vista a un occhio; successivamente i medici diagnosticarono un distacco di retina e decisero di operare. Ma la sua assurda gelosia coniugale gli giocò un brutto scherzo. Antonio,  in clinica dopo l’operazione, entrambi gli occhi bendati, ha Diana sempre accanto al suo letto; a un certo punto la sente alzarsi, allontanarsi un momento, lui s’insospettisce, si allarma, vuol vedere dove sta andando, arriva a togliersi la benda... Annullati in un attimo i benefici dell’intervento, l’attore viene sottoposto a una seconda operazione che non servì a nulla: perse definitivamente la vista dall’occhio sinistro. Il dramma ebbe ovvie ripercussioni sull’attività teatrale del comico e sulla messa a punto del suo secondo film ma la cosa venne tenuta segreta. Un giornale dell’epoca accennò solo a una generica “lunga malattia” che avrebbe tenuto l’attore “lontano da ogni attività artistica”. Antonio non rivelò a nessuno la natura della sua infermità, temendo che un attore mezzo cieco non venisse considerato affidabile sulla scena, e perciò si comportò come se nulla fosse, facendo finta di avere due occhi perfettamente funzionanti, costringendo a recitare anche nella vita.


«Tempo», 23 maggio 1957

«L'Europeo», 19 maggio 1957


La cecità però lo colse nella primavera del 1957, durante la tournée di "A prescindere" che aveva segnato il suo ritorno al teatro dopo un'assenza di sette anni. Al Sistina di Roma, quando si era affacciato in scena la sera del debutto, il pubblico lo aveva accolto con tre minuti e quarantadue secondi di applausi cronometrati e lui, in fracchesciacche e una valigia in mano, si era appoggiato al sipario commosso e nella voce bassa e smozzicata che dopo un attimo avrebbe cangiato in quella di Totò aveva mormorato più volte grazie, con le labbra che gli tremavano.
Il teatro era la sua vita, il suo ambiente naturale, ci si muoveva a suo agio quanto un animale rimesso in libertà. E per il teatro nutriva un sacro rispetto tanto che, quando attraversava il palcoscenico per raggiungere il camerino all' ora o al termine dello spettacolo, immancabilmente, secondo un antico costume artistico, si toglieva il cappello "perché", diceva, "per l'attore il palcoscenico è un tempio e non si attraversa un tempio fregandosene da maleducati" .
Era istintivo. Non provava i suoi sketch che negli ultimi due giorni precedenti il debutto, lasciava che gli attori per allenarsi li ripetessero con la sua spalla, poi ogni sera li modificava un poco secondo l'inventiva del momento e lo stato d'animo del pubblico, tanto che spesso nascevano brevi e via via assumevano la corposità di un atto unico. Ai componenti la compagnia dedicava un interessamento quasi paterno, approfondiva i loro problemi umani, li trattava con grande rispetto e non ammetteva alzate di voce per redarguire qualche trasgressore. Spesso la sera, a sipario calato, li ospitava tutti a casa.

Nel febbraio di quell'anno, quando la rivista andava a gonfie vele al Nuovo di Milano, fu colpito da una broncopolmonite virale curata in fretta e furia con dosi massicce di antibiotici e una degenza di quattro giorni in un appartamento dell'Hotel Continental, mentre Remigio Paone, che era il suo impresario preferito di quella e di tante riviste celebri del passato, si aggirava nella hall come un corvo a stecchetto che deve rinunciare a un lauto pasto, supplicando i medici di accelerare i tempi. Il teatro era venduto al completo per un paio di settimane, fosse stato per lui lo avrebbe spedito in scena anche semicadavere. E poco ci mancò, perché il terzo giorno di degenza tanto fece e disse che egli si levò dal letto febbricitante e rintronato, raggiunse il Nuovo, si truccò grondando sudore freddo, e quando per i camerini riecheggiò il classico Cinque minuti, avviandosi in quinta ebbe un collasso e lo spettacolo venne sospeso.

I medici gli avevano prescritto un minimo di convalescenza di quindici giorni. Il virus broncopolmonare non era del tutto sgominato, a evitare ricadute e danni si rendeva necessaria questa ulteriore cautela. Per Antonio fu una tegola in testa. Ci rifletté fino all' alba, poi, sfinito e angosciato, tirò le sue conclusioni. Con quella ulteriore sospensione la tournée sarebbe zompata per aria. E come avrebbe sbarcato l'inverno la gente della compagnia, a stagione più che iniziata, senza lavoro o paga? Erano tutti individui che vivevano della loro fatica, no, non se la sentiva di infliggergli quel colpo a tradimento, era stato anche lui un pesce piccolo e i disagi del conto non pagato alla pensione o alla bettola gli si erano scolpiti nella memoria. Quindi, al diavolo le raccomandazioni, curarsi è un lusso che non debbono pagarti gli altri, sarebbe tornato al lavoro, era il capocomico, aveva la responsabilità di quelle persone che non campavano d'aria.

E così, vincendo gli intimi timori, le obiezioni cliniche e lo sforzo fisico, terminò la piazza di Milano e partì per una serie di debutti in provincia. Biella, Bergamo, San Remo. Fu qui ché avvertì le avvisaglie di quanto stava per accadergli. Festeggiavamo, dopo lo spettacolo, il matrimonio di due ballerini di "A prescindere", Sandro e Josey, a cui aveva donato una 500 perché "vi siete conosciuti, amati e uniti in mano a me e spero che scarrozzerete a due per il resto delle piazze e della vita".
Guardandosi attorno per il locale mi sussurrò: "Strano, vedo ballare le pareti e i tavoli, oscillano come se fossi sbronzo fradicio, eppure non ho bevuto niente". All'uscita, lo stesso fenomeno gli si ripeté con i palazzi. Il giorno dopo si recò da un oculista che attribuì la manifestazione agli antibiotici e alla debolezza, e prescrisse un ricostituente e delle vitamine.
Anziché diminuire, il fastidio si accentuò. A Firenze, dove il teatro crollava per la calca e ogni sera il pubblico ritrovava un Totò parossistico e disarticolato, diceva che quel disturbo gli dava un senso di maretta e mi pregava di leggergli i quotidiani poiché le righe gli si accavallavano.

Antonio divenne cieco in scena, sulle tavole del Politeama a Palermo, vestito da Napoleone, a tre passi da me che gli ero accanto nello sketch del cocktail party poiché, per uno di quei rari casi del destino che nella necessità ti fanno trovare fisicamente vicino a chi ti è caro anche quando proprio non dovresti esserci, da circa un mese avevo accantonato la mia veste borghese di compagna indossata circa tre anni prima per seguirlo, e sostituivo la soubrette Franca Mai infortunatasi nelle piroette di un ballo. Al nostro fianco, c'erano Franca Gandolfi, non ancora signora Domenico Modugno, Elvy Lissiak ed Enzo Turco.

Notai che batteva le palpebre come per togliersi un corpo estraneo dagli occhi e voltava per un attimo le spalle al pubblico guardandosi attorno con le pupille sbarrate. Poi, sottovoce, pacato, con quel tono impercettibile con cui in scena, tra una battuta e l'altra, ci si comunica a volte i fatti propri, mi disse: "Non ci vedo, è buio pesto". Nessuno se ne accorse in sala. Accelerando i tempi, tagliando battute, con una vitalità selvaggia scaricò se stesso in una mimica frenetica che fece delirare il pubblico e, tra le ovazioni di un teatro impazzito che gli urlava "Totò, si 'na muntagna ri zuccaru", si avviò ad intuito verso le quinte mentre il sipario si chiudeva lento, per ritornare più volte sul proscenio a ringraziare la platea, le file di palchi e il loggione neri di folla e illuminati a giorno che lui, però, non distingueva più. Da quel momento e per oltre un anno fu notte piena.

Tornammo a Roma tra la curiosità morbosa dei passeggeri sul traghetto che avevano appreso la notizia della sua disgrazia dai quotidiani, i lampi crudeli dei fotografi e il tatto di cacciatori di autografi che, allontanati a forza, gli sbottavano in faccia un "Ma allora è vero che è proprio cieco." Pianse al rientro a casa, quando non riuscì ad afferrare la mano tesa del personale e a vedere Gennaro che dal trespolo gli volava incontro. Poi non pianse più. Si rintanò nella sua stanza e lì rimase, tra letto e lettuccio, le serrande abbassate sul sole di primavera, per mesi e mesi di oscuro isolamento.

Franca Faldini

I pareri degli specialisti, ieri e oggi

Che tipo di malattia è quella che ha colpito agli occhi il comico Totò? Quali conseguenze potrà avere per il popolare attore? Potrà guarire e continuare nel suo lavoro?

(V. E., Empoli)

I giornali hanno riferito che la prima causa del male che ha colpito Totò sarebbe una broncopolmonite curata con antibiotici, alla quale seguì una emorragia retinica all’occhio sinistro. Ci troveremmo allora in presenza di una coroidite settica localizzata al polo posteriore del bulbo oculare sinistro che, di per sè, può essere causa di una atrofia della retina localizzata purtroppo nella parte più sensibile della retina stessa e capace, quindi, dj sottrarre ai malato la visione centrale: ossia quella con cui fissiamo gli oggetti che più ci interessano.

Queste conseguenze potrebbero essere aggravate qualora l’occhio fosse miope e quindi avesse altre alterazioni localizzate purtroppo anch’esse al polo posteriore dell'occhio nella posizione media della retina.

Se queste sono le alterazioni che hanno colpito Totò, la prognosi è certamente riservata perché alle cure locali dovranno essere aggiunte cure generiche. Di solito in tali alterazioni, alla causa infettiva generale, che in questo caso sembra doversi ricercare nella cura con antibiotici, si aggiungono alterazioni circolatorie, specialmente delle arterie e dei capillari. Ne consegue pertanto che su questi tipi di malattia influiscono tutte le alterazioni circolatorie generali ed anche le manifestazioni che si accompagnano generalmente dopo i 60 anni.

Se le cose stanno nella maniera predetta e la lesione è limitata a pochi elementi retinici e se l'andamento della malattia, come noi ci auguriamo, avrà dei caratteri estremamente benigni è da pensare che i suoi esiti potrebbero permettere ancora a Totò di ricalcare le scene, anche se la visione centrale fosse perduta. Nei casi favorevoli infatti la visione ambientale rimarrebbe bastante, a nostro avviso, per permettere al popolare attore di continuare il suo lavoro.

Emilio Raverdino
Primario Oculista dell'Ospedale Maggiore di Milano

«Epoca», anno VIII, n.345, 12 maggio 1957

 



Tesi di laurea del Dott. Andrea Maria Costanzo - "La malattia oculare di Totò ed il rapporto con la sua arte"


Così la stampa dell'epoca

L'enigma Totò

L'enigma Totò Principe del Sacro Romano Impero e plebeo del Rione Sanità. Divo adorato dalle platee teatrali e cinematografiche, ma selvaggiamente…
«Specchio della Stampa», n.108, 14 febbraio 1998
1198

Totò non rideva mai

Totò non rideva mai Totò lontano dalla scena e dal set era un uomo molto riservato Forse era l’impegno intellettuale che spendeva sul lavoro a…
Vittorio Paliotti, «Il Mattino», 11 aprile 1987
1783

Totò trenta anni dopo: la rassegna stampa

Totò trenta anni dopo: la rassegna stampa Il settimanale specializzato «Film TV» nel numero 17 pubblicato nell'aprile 1997, in occasione del 30°…
«Film TV», anno V, n.17, 20-26 aprile 1997-Giuseppina Manin, Pasquale Elia, «Corriere della Sera», aprile 1997-R. Ch., Giancarlo Governi, Gabriella Gallozzi, «L'Unità», aprile 1997
1876

I fiaschi dell'uomo di gomma

I fiaschi dell'uomo di gomma Totò nei ricordi di chi gli ha vissuto vicino - La vita del celebre comico scomparso 5 anni fa, dall’infanzia alla morte…
Vittorio Paliotti, «Oggi», anno XXVIII, n.49, 7 dicembre 1972
1551

Facciamo visita a Totò

Facciamo visita a Totò Il grande attore, che presto vedremo in un programma televisivo a puntate, sta serenamente percorrendo il viale del tramonto.…
Pietro Zullino, «Epoca», anno XXVII, n.818, 29 maggio 1966
1021

Tournée 'A prescindere' - Palermo, Teatro Politeama Garibaldi, maggio 1957

Durante la tournée della rivista "A prescindere", a Palermo Totò fu colpito da una grave forma infiammatoria all'occhio sinistro per cui fu costretto a sospendere immediatamente lo spettacolo e la tournée, rimanendo assente dalle scene per più di sei mesi

Il più popolare comico di questi ultimi quindici anni ha perduto improvvisamente mentre era in scena la vista da un occhio e nell’altro è ridotta a soli due decimi - Oggi sarà trasportato a Napoli

Roma, 7 mattino

E’ giunta questa mattina da Palermo una notizia che lascerà tristemente sbalorditi tutti gli appassionati del cinema e della rivista: Totò, il più popolare comico di questi ultimi quindici anni, è diventato improvvisamente quasi cieco durante una rappresentazione, e dovrà rinunciare a qualunque attività. Il dramma si è svolto questa notte al Politeama di Palermo, dove Totò presentava la sua rivista «A prescindere...». Lo spettacolo era cominciato da poco e si trattava proprio della serata in onore del nostro popolarissime attore comico, quando il pubblico aveva modo di accorgersi che qualcosa non andava per il giusto verso. Già al suo apparire in scena, gli spettatori più smaliziati avevano potuto percepire che Totò non si trovava nelle migilori condizioni e che solo il suo enorme senso del palcoscenico gli permetteva di restare in scena.

Pochi minuti dopo infatti veniva annunciata la sospensione dello spettacolo ed il medico di servizio veniva chiamato d’urgenza fra le quinte. Bastava un breve esame perchè il sanitario si rendesse subito conto che le condizioni di Totò erano gravi e benché questi insistesse per continuare fino in fondo il suo lavoro ne consigliava l’immediato trasporto in una clinica oculistica. Nonostante le sue affermazioni contrarie era evidente infatti come l’attore non riuscisse più a distinguere neppure i suoi più cari compagni di lavoro.

Così, fra la generale costernazione, Totò veniva trasportato d’urgenza presso un sanatorio specializzato ehe gli prestava le prime cure del caso. Poi nonostante il parere contrario dei medici, faceva ritorno in albergo. Ora, bendato ed immobile, egli è costretto al riposo più assoluto ed i medici hanno vietato ai suoi stessi colleghi di visitarlo.

Stando ai primi bollettini sanitari il comico è completamente cieco da un occhio, mentre dall’altro la sua vista sarebbe ridotta a due decimi. Le sue condizioni generali sono soddisfacenti ma si teme tuttavia che egli non potrà ricalcare mai più i palcoscenici nè esibirsi di fronte alle macchine da presa. Oggi Totò partirà per Napoli dove sarà ricoverato nella clinica del prof. Lo Cascio, uno dei migliori oculisti europei.

Naturalmente la Compagnia del comico napoletano si è sciolta rinunciando a terminare la tournée che avrebbe dovuto concludersi a Napoli il 21 maggio.

«Piccolo Sera», 7 maggio 1957


Palermo 7 maggio.

Nel pomeriggio di oggi si svolge un consulto di specialisti per accertare la gravità del male agli occhi che ha colpito il principe De Curtis e la durata della cura cui il popolare attore dovrà sottoporsi prima di poter ricalcare le scene. In relazione ai risultati dello stesso consulto ed alle disposizioni che impartirà ria Roma Remigio Paone, che ha allestito lo spettacolo di rivista, i componenti della compagnia si riuniranno nello stesso pomeriggio odierno per prendere una decisione sul prossimi spostamenti della compagnia medesima.

Se i medici ritenessero che Totò potrà riprendere la sua attività entro una decina di giorni, la Compagnia sosterebbe a Palermo e riprenderebbe poi la sua tournee, con le previste recite a Catania ed a Napoli. Intanto, Totò rimane a riposo, in una buia stanza dell’albergo in cui alloggia, amorevolmente assistito da Franca Faldini e dalla figlia.

Sul male di Totò si hanno alcuni particolari. Il popolare artista accusava dei disturbi agli occhi e aveva consultato alcuni oculisti della città, che gli avevano consigliato un assoluto riposo e una cura con la quale si riteneva di arrestare il corso del male. Le prescrizioni degli specialisti rendevano necessaria la sospensione delle recite, e ciò accresceva il nervosismo che già tormentava l’attore. E’ stato però necessario seguire il consiglio , del medici e pertanto Totò aveva preso, sia pure a malincuore la decisione di sospendere le recite.

Così, ieri, i numerosi spettatori che si erano affollati al botteghino del Politeama Garibaldi per assistere al terzo spettacolo di Totò apprendevano con stupore che la recita era stata sospesa per improvviso malore del comico. La diminuzione graduale della vista, in questi ultimi tempi, aveva già costretto Totò a recitare in condizioni pietose: egli intrvvedeva appena le ombre degli attori che si avvicendavamo intorno a lui sul palcoscenico. Poi il male si era ulteriormente aggravato.

Da molto tempo Totò soffriva di irritazione alla retina che le luci dei riflettori dei palcoscenici aggravavano ogni giorno di più. Già a Milano, il male incipiente si era aggravato in seguito a un eccessivo uso di antibiotici al quale Totò si era sottoposto per curare rapidamente la broncopolmonite che lo aveva assalito nell’inverno scorso. Totò non aveva esitato ad affrontare il rischio di questa cura massiva per non costringere i compagni a una lunga vacanza che avrebbe economicamente danneggiato tutto il complesso artistico.

La temuta conseguenza della rapida cura è stata un’emorragia retinica di particolare violenza all'occhio sinistro. Tuttavia, con quest’occhio quasi completamente privo di luce, l’attore riprese a recitare, forse non considerando la serietà del male che lo aveva colpito. Totò prosegui la sua fortunata «tournée», non ascoltando i premurosi consigli degli amici e dei sanitari che lo esortavano a un lungo periodo di riposo, che, insieme alle cure mediche, avrebbe potuto, sia pure in parte, avere ragione del male.

I sanitari non vennero ascoltati neanche quando dissero chiaramente a Totò che, se avesse continuato a esporre ogni sera l’occhio alla luce violenta della ribalta, avrebbe aggravato irrimediabilmente le sue condizioni Sospinto dalla sua grande passione per il teatro, ostinatamente l’attore continuò le recite. Tuttavia a Sanremo fu sul punto di interrompere le rappresentazioni. talmente acuto si era manifestato il male agli occhi.

Domenica scorsa, dopo due repliche di grande successo al Politeama Garibaldi, una fitta nebbia era discesa anche sull’occhio destro lasciandogli una scarsa e confusa visibilità. Secondo quanto si è appreso dai medici curanti, il male ha attaccato la retina dell’altro occhio probabilmente per un fatto «simpatico»: «coroidite acuta centrale recidivante». Adesso Totò ha bisogno di riposare, di tenere gli occhi chiusi, al riparo della luce, e di curarli con iniezioni di sostanze che sciolgano gli elementi contenuti negli antibiotici e precipitati nel sangue.

Decine di mazzi di fiori, inviati all'attore da amici e ammiratori, riempiono il salottino dell’appartamento occupato da Totò nell'albergo di Palermo. I telegrammi si accumulano su un tavolino. Durante gli spettacoli di domenica, il pubblico non notò che l'attore era sofferente. Egli recitò come al solito, improvvisò battute e lazzi con la sua inesauribile vena di grande comico. Ma quando cadde il sipario. mentre gli applausi scrosciavano e il pubblico chiedeva a gran voce i bis delle «passerelle», Totò in camerino si stringeva il capo fra le mani, ripetendo: «Non ci vedo... non ci vedo più».

Fu chiamato un medico, venne ordinato un consulto, e il responso fu quello inevitabile che si attendeva da mesi: riposo assoluto.

«Corriere della Sera», 8 maggio 1957


Palermo 7 maggio, matt

Bendato e immobile, l’attore Antonio De Curtis, il popolare «Totò». ha trascorso la notte in una buia stanza dell’albergo in cui alloggia, amorevolmente assistito da Franca Faldini e dalla figlia. Sull’improvvisa cecità che ha colpito «Totò» si hanno alcuni particolari. Il popolare artista accusava gravi disturbi agli occhi e aveva consultato alcuni oculisti della città, che gli avevano consigliato un assoluto riposo e una cura con la quale si riteneva di arrestare il corso del male.

Le prescrizioni degli specialisti rendevano necessaria la sospensione delle recite, e ciò accresceva il nervosismo cho già tormentava l’attore. E' stato però necessario seguire il consiglio dei medici e pertanto Totò aveva preso, sia pure a malincuore, la decisione di chiudere la tournée con quindici giorni di anticipo.

Cosi ieri, i numerosi spettatori che si erano affollati al botteghino del Politeama Garibaldi per assistere al terzo spettacolo di Totò apprendevano con stupore che la recita era stata sospesa per improvviso malore del comico. In effetti, non si trattava di un semplice malore, ma di una grave forma di cecità che aveva annebbiato le pupille dell'attore. La diminuzione graduale della vista, in questi ultimi tempi, aveva già costretto Totò a recitare in condizioni pietose: egli intravvedeva appena le ombre degli attori che si avvicendavano intorno a lui sul palcoscenico. Poi il male si era ulteriormente aggravato.

Da molto tempo Totò soffriva di irritazione alla retina che le luci dei riflettori dei palcoscenici aggravavano ogni giorno di più. Già a Milano, il male incipiente si era aggravato in seguito a un eccessivo uso di antibiotici al quale Totò si era sottoposto per curare, rapidamente la broncopolmonite che lo aveva assalito nell'inverno scorso. Totò non aveva esitato ad affrontare il rischio di questa cura massiva per non costringere i compagni a una lunga vacanza che avrebbe, economicamente danneggiato tutto il complesso artistico.

La temuta conseguenza della rapida cura è stata un’emorragia retinica di particolare violenza all’occhio sinistro. Tuttavia, con quest’occhio quasi completamente privo di luce, l'attore riprese a recitare, forse non considerando l’eccezionale gravità del male che lo aveva colpito e che inesorabilmente avanzava, minacciando la perdita della vista. Totò prosegui la sua fortunata «tournée», non ascoltando i premurosi consigli degli amici e dei sanitari che lo esortavano a un lungo periodo di riposo, che, insieme alle cure mediche, avrebbe potuto, sia pure in parte, avere ragione del male.

I sanitari non vennero ascoliati neanche quando dissero chiaramente a Totò che, se avesse continuato a esporre ogni sera l’occhio alla luce violenta delia ribalta, avrebbe aggravato irrimediabilmente le sue condizioni Sospinto dalla sua grande passione per il teatro, ostinatamente l’attore continuò le rccite. Tuttavia a Sanremo fu sul punto di interrompere le rappresentazioni. talmente acuto si era manifestato il male agli occhi. Domenica scorsa, dopo due repliche di grande successo al Politeama Garibaldi, una fitta nebbia era discesa anche sull'occhio destro lasciandogli una scarsa e confusa visibilità.

Secondo quanto si è appreso dai medici curanti, il male ha attaccato la retina dell’altro occhio probabilmente per un fatto «simpatico»: «coroidite acuta centrale recidivante». Adesso Totò ha bisogno di riposare, di tenere gli occhi chiusi, al riparo della luce, e di curarli con iniezioni di sostanze che sciolgano gli elementi contenuti negli antibiotici e precipitati nel sangue. Per seguire questa prima cura Totò non riceve la visita di alcuno: è assistito soltanto dalla Faldini e dalla figliola che amorevolmente lo hanno accompagnato in Sicilia.

La Compagnia ieri sera si è sciolta rinunziando a ultimare la tournée che avrebbe dovuto concludersi il 21 maggio. Totò partirà in giornata per Napoli, con quindici giorni anticipo, per entrare nella clinica del prof. Lo Cascio. Data la gravità del male, si ritiene che De Curtis, «'o pazzariello», il nostro comico più famoso del dopoguerra, sarà costretto a lasciare le scene.

Decine di mazzi di fiori, inviati all’attore da amici e da ammiratori, riempiono il salottino dell’appartamento occupato da Totò nell’albergo di Palermo. I telegrammi si accumulano su un tavolino: da Napoli, hanno telegrafato il musicista E A. Mario, il cantante Pasquariello; da Roma Nino Taranto, Guglielmo Giannini, Eduardo De Filippo, Tito Manlio, l’autore di «Anema e core».

Durante gli spettacoli di domenica, il pubblico non notò che l’attore era sofferente. Egli recitò come al solito, improvvisò battute e lazzi con la sua inesauribile vena di comico razza. Ma quando cadde il sipario, mentre gli applausi scrosciavano e il pubblico chiedeva a gran voce i bis delle «passerelle», Totò in camerino si stringeva il capo fra le mani, ripetendo: «Non ci vedo... non ci vedo più». Fu chiamato un medico, venne ordinato un consulto, e il responso fu quello inevitabile che si attendeva da mesi, proibizione assoluta di continuare gli spettacoli. Riposo e ricovero in clinica oculistica.

«Corriere d'Informazione», 8 maggio 1957


Il popolare attore Antonio de Curtis in arte Totò, che da qualche sera recita al «Politeama Garibaldi» di Palermo, è stato colpito da emorragia della retina dell'occhio sinistro e lo spettacolo in suo onore che era stato iniziato alle ore 21 è stato sospeso.

Totò è stato subito trasportato in una clinica oculistica vi dove, ricevute le cure del caso, ha fatto ritorno all'albergo Villa Igea. Bendato e immobile, Il noto comico è costretto ad un riposo assoluto e i medici hanno vietato agli stessi attori della sua compagnia di visitarlo.

Totò è ormai completamente cieco da un occhio mentre l'altro avrebbe soltanto 2 decimi di vista punto le condizioni generali del paziente sono soddisfacenti. Gli oculisti però che lo curano dubitano che gli possa riprendere la sua attività e ricalcare i palcoscenici o gli studi cinematografici.

«La Stampa», 7 maggio 1957


Palermo 6 maggio, notte.

Il popolare attore Antonio De Curtis in arte «Totò», che da qualche sera recita con successo al Politeama, è stato colpito da emorragia alla retina dell'occhio sinistro, e lo spettacolo in suo onore, iniziatosi alle ore 21, è stato sospeso.

«Totò» è stato immediatamente trasportato in una clinica oculistica della città dove, ricevute le cure del caso, ha fatto ritorno in albergo.

Completamente cieco da un ! occhio, «Totò» avrebbe ora dall’altro soltanto un «visus» di due decimi. Tuttavia, le sue condizioni sono soddisfacenti. I medici dubitano però che possa riprendere la sua attività artistica.

«Corriere della Sera», 7 maggio 1957



Il popolare attore è stato colto da un'emorragia retinica causata da eccessivo uso di antibiotici. Costretto ad un assoluto riposo dovrà abbandonare le scene

Palermo, 6 maggio

Il popolare attore Antonio De Curtis, in arte Totò, che da qualche sera recita con successo al Politeama di Palermo è stato colpito da improvvisa cecità. Da due giorni Totò accusava disturbi agli occhi e aveva consultato l migliori oculisti della città, i quali dopo accurati esami gli avevano consigliato l'assoluto riposo e una cura con la quale si riteneva di poter arrestare il corso del male. La improrogabilità della terapia consigliata dai sanitari, imponeva al noto comico di sospendere le recite il che accresceva il nervosismo che già lo tormentava. E' stato però necessario seguire il consiglio del medici e pertanto Totò. assistito e sorretto dalia figliola che lo aveva accompagnato a Palermo, sia pure a malincuore aveva preso la decisione di chiudere la tournée con quindici giorni di anticipo.

Pertanto questa sera i numerosi spettatori che si sono affollati al botteghino del Politeama Garibaldi per tributare al grande attore il terzo successo della sua tournée palermitana, sono rimasti costernati nell'apprendere che la recita era sospesa per l'improvviso malore del capo comico. In effetti non si trattava di un semplice malore, ma, come abbiamo accennato, di una grave forma di cecità che gli aveva improvvisamente oscurato le pupille. La forte diminuzione della vista che in questi ultimi tempi invero lo costringeva a recitare intravvedendo soltanto le ombre degli attori che si avvicendavano attorno a lui sul palcoscenico, si era infatti tanto accentuata da ridurlo quasi alla cecità. Da molto tempo egli soffriva di irritazione alla retina che la luce del riflettori e dei teatri di posa aggravava ogni giorno di più. A Milano poi questa predisposizione era addirittura degenerata in una forma di preoccupante cecità in seguito a un eccessivo uso di antibiotici al quale egli si era sottoposto per curare velocemente la broncopolmonite che lo aveva assalito nell'inverno scorso.

Totò non aveva esitato ad affrontare il rischio di questa cura massiva, per non costringere la compagnia a una lunga vacanza che avrebbe economicamente danneggiato tutto il complesso artistico

Conseguenza temuta della cura veloce è stata un'emorragia retinica di particolare violenza all'occhio sinistro. Con un occhio quasi completamente oscurato, Totò riprese a recitare forse non comprendendo la gravità del male. Se ne andò in giro per l'Italia, dando poco ascolto al medici che gli consigliavano il riposo, anche quando essi gli dissero chiaramente che se avesse continuato sd offendere quotidianamente l'occhio con la luce violenta sarebbe stato a suo rischio e pericolo. A Sanremo fu sul punto di dover interrompere la tournée, talmente forte era l'attacco che lo colpì. Domenica scorsa, dopo due repliche di grande successo al Politeama, un fitto velo scese anche sull'occhio destro, lasciandogli una scarsa e confusa visibilità

Secondo quanto abbiamo appreso dal medici curanti, il male ha attaccato la retina dell'altro occhio molto probabilmente per un fatto simpatico, e precisamente per «coroidite acuta centro recidivante». L'attore ha bisogno di riposo, di tenere gli occhi al riparo dalla luce e di curarsi clinicamente con iniezioni di solventi che sciolgano le sostanze precipitate nel sangue e che erano contenute negli antibiotici.

La compagnia si è sciolta rinunziando ad ultimare la tournée che avrebbe dovuto concludere il 21 maggio a Napoli ed a Napoli Totò sarà con quindici giorni d'anticipo per entrare In cura nella clinica del prof. Lo Cascio uno del migliori oculisti italiani. Il principe De Curtis «'o pazzariello», il comico più famoso del dopoguerra l'attore che sabato scorso ha fatto esaurire le duemila contromarche del Politeama, se ne va dalla scena per averla troppo amata.

«Il Messaggero», 7 maggio 1957


Ieri sera, mentre recitava al Politeama, Totò è diventato cieco. E' stata una cosa improvvisa, che ha prima sbalordito e poi addolorato tutti. La compagnia di rivista del popolare comico si esibiva già da qualche giorno del teatro palermitano con vivissimo successo. Ieri, era stata fissata la serata in onore di Totò. Lo spettacolo era cominciato da poco, quando il pubblico aveva modo di accorgersi che qualcosa non andava per il suo giusto verso. già al suo primo apparire in scena gli spettatori più smaliziati avevano potuto percepire che Totò non si trovava nelle migliori condizioni di forma e che solo la sua innata disciplina teatrale ed il suo enorme senso del palcoscenico gli permettevano di restare in scena.

Pochi minuti dopo, infatti, veniva annunciata la sospensione dello spettacolo ed il medico di servizio veniva chiamato d'urgenza tra le quinte. Bastava un breve esame, perché il sanitario si rendesse subito conto che le condizioni di Totò erano gravi e, benché questi insistesse con lodevole abnegazione per continuare fino in fondo il suo lavoro, ne consigliava di immediato trasporto in una clinica oculistica.

Nonostante le sue affermazioni contrarie, era evidente come datore non riuscisse più a distinguere nemmeno i suoi più cari compagni di lavoro. Così, fra la generale costernazione, Totò veniva trasportato d'urgenza presso un sanitario specializzato che gli prestava le prime cure del caso. poi, nonostante il parere contrario dei medici, faceva ritorno in albergo. ora, bendato e di immobile, egli è costretto ad un riposo più assoluto ed i medici hanno vietato ai suoi stessi colleghi di visitarlo.
Stando ai primi bollettini e sanitari il comico è completamente cieco da un occhio, mentre Dall'altro la sua vista sarebbe ridotta 2 decimi. Le sue condizioni generali sono soddisfacenti, ma sì teme tuttavia che egli non potrà ricalcare mai più i palcoscenici, ne esibirsi di fronte alle macchine da presa.

Come si ricorderà, già una volta le recite della rivista “A prescindere”, con la quale Totò era tornato quest'anno in palcoscenico, erano state sospese a causa di una malattia del comico, il quale Tuttavia - con un senso di responsabilità verso i suoi compagni di lavoro veramente raro di questi tempi è possibile solo in un attore di vecchia razza come lui - aveva voluto tornare sulla breccia non appena ristabilito e senza pretendere nessun periodo di convalescenza. Totò sarà visitato stamane a Napoli dal professor Lo Cascio, uno dei migliori oculisti europei. Stando a notizie provenienti da Napoli, il professor Lo Cascio visiterebbe Totò insieme ad altri due noti specialisti. Dopo tale consulto, essi deciderebbero sul da farsi.

«Momento Sera», 7 maggio 1957


L’attore affetto da emorragia alla retina. I medici gli hanno prescritto riposo in assoluta oscurità.

Palermo, 7 maggio

Bendato e immobile, l’attore Antonio De Curtis, il popolare «Toto», ha trascorso la notte in una buia stanza dell’albergo in cui alloggia, amorevolmente assistito da Franca Faldini e dalla figlia. Sull’improvvida cecità che ha colpito «Totò» si hanno alcuni particolari. Il popolare artista accusava gravi disturbi agli occhi e aveva consultato alcuni oculisti della città, che gli avevano consigliato un assoluto riposo e una cura con la quale si riteneva di arrestare il corso del male.

Le prescrizioni degli specialisti rendevano necessaria la sospensione delle recite e ciò accresceva il nervosismo che già tormentava l'attore. E' stalo però necessario seguire il consigli dei medici e pertanto Totò aveva preso, sia pure a malincuore ,la decisione di chiudere la «tournee» con quindici giorni di anticipo.

Cosi, ieri, i numerosi spettatori che si erano affollati al botteghino del Politeama Garibaldi per assistere al terzo spettacolo di Totò apprendevano con stupore che la recita era stata sospesa per improvviso malore del comico.

In effetti, non si trattava di un semplice malore, ma di una grave forma di cecità che aveva annebbiato le pupille dell’attore. La diminuzione graduale della vista, in questi ultimi tempi, aveva già costretto Totò a recitare in condizioni pietose; egli intravvedeva appena le ombre degli attori che si avvicendavano intorno a lui sul palcoscenico. Poi il male si era ulteriormente aggravato.

Da molto tempo Totò soffriva di irritazione alla retina che le luci dei riflettori dei palcoscenici aggravavano ogni giorno di più. Già a Milano, il male incipiente si era aggravato in seguito a un eccessivo uso di antibiotici al quale Totò si era sottoposto per curare rapidamente la broncopolmonite che lo aveva assalito nell'inverno scorso. Totò non aveva esitato ad affrontare il rischio di questa cura massima per non costringere i compagni a una lunga vacanza che avrebbe economicamente danneggiato tutto il complesso artistico.

La temuta conseguenza della rapida cura è stata un'emorragia retinica di particolare violenza all’occhio sinistro. Tuttavia, con quest’occhio quasi completamente privo di luce, l’attore riprese a recitare, forse non considerando l’eccezionale gravità del male che lo aveva colpito e che inesorabilmente avanzava, minacciando la perdita della vista.

Totò prosegui la sua fortunata «tournée», non ascoltando i premurosi consigli degli amici e dei sanitari che lo esortavano a un lungo periodo di riposo, che, insieme alle cure mediche, avrebbe potuto, sia pure in parte, avere ragione del male.

I sanitari non vennero ascoltati neanche quando dissero chiaramente a Totò che, se avesse continua o a esporre ogni sera l’occhio alla luce violenta della ribalta, avrebbe aggravato irrimediabilmente le sue condizioni. Sospinto dalla sua grande passione per il teatro, ostinatamente l'attore continuò le recite. Tuttavia a Sanremo fu sul punto di interrompere le rappresentazioni, talmente acuto si era manifestato il male agli occhi.

Domenica scorsa, dopo due repliche di grande successo al Politeama Garibaldi, una fitta nebbia era di scesa anche sull'occhio destro lasciandogli una scarsa e confusa visibilità.

Secondo quanto si è appreso dai medici curanti, il male ha attaccato la retina dell’altro occhio probabilmente per un fatto «simpatico»: «coroidite acuta centrale recidivante». Adesso Totò ha bisogno di riposare, di tenere gli occhi chiusi, al riparo della luce, e di curarli con iniezioni di sostanze che sciolgano gii elementi contenuti negli antibiotici e precipitati nel sangue. Per seguire questa prima cura Totò non riceve la visita di alcuno: è assistito soltanto dalla Faldini e dalla figliola che amorevolmente lo hanno accompagnato in Sicilia.

La Compagnia ieri sera si è sciolta rinunziando a ultimare la «tournée» che avrebbe dovuto concludersi il 21 maggio.

Totò partirà in giornata per Napoli, con quindici giorni di anticipo per entrare nella clinica del prof. Lo Cascio. Data la gravita del male, si ritiene che De Curtis, «o pazzariello», il nostro comico più famoso del dopoguerra. sarà costretto a lasciare le scene.

Decine di mazzi di fiori, inviali all’attore da amici e ammiratori, riempiono il salottino dell'appartamento occupato da Totò nell’albergo di Palermo. I tele grammi si accumulano su un tavolino: da Napoli hanno telegrafato il musicista E. A. Mario, il cantante Pasquariello; da Roma Nino Taranto, Guglielmo Giannini, Eduardo De Filippo, Tito Manlio, l’autore di «Anema e core».

Durante gli spettacoli di domenica, il pubblico non notò che l'attore era sofferente. Egli recitò come al solito, improvvisò battute e lazzi con la sua ineusaribile vena di comico di razza. Ma quando cadde il sipario, mentre gli applausi scrosciavano e il pubbltco chiedeva a gran voce i bis delle «passerelle», Totò in camerino si stringeva il capo fra le mani, ripetendo: «Non ci vedo... non ci vedo più».

Fu chiamato un medico, venne ordinalo un consulto, e il responso fu quello inevitabile che si attendeva da mesi: proibizione assoluta di continuare gli spettacoli. Riposo e ricovero in clinica oculistica.

«La Nuova Gazzetta di Reggio», 8 maggio 1957


Il male che lo ha colpito all'occhio destro non gli consente di continuare a recitare

PALERMO, 7. — Il comico Totò, che si esibiva con la sua compagnia in un teatro cittadino, ha interrotto, su consiglio dell’oculista professor Cascio, ogni attività artistica. Non si tratta di cecità, come è stato affermato nelle prime notizie. Al principe De Curtis è stata riscontrata una coroidite centrale acuta recidivante all’occhio destro, per cui egli abbisogna di un periodo indeterminato di riposo per non compromettere ulteriormente la facoltà visiva.

Totò aveva avvertito i primi sintomi del male nella settimana di Pasqua, ma non ubbidendo ai consigli dei medici che lo avevano visitato a-veva continuato la sua attività aggravando sensibilmente il male.
Nel primo pomeriggio di oggi si farà un consulto medico per accertare la durata della cura a cui il principe De Curtis dovrà sottoporsi prima di poter ricalcare le scene.

In relazione ai risultati del consulto stesso e alle disposizioni che impartirà da Roma Remigio Paone, che ha allestito lo spettacolo di rivista, i componenti della compagnia si riuniranno per prendere una decisione sui prossimi spostamenti della compagnia stessa.

Se i medici dovessero consentire a Totò di riprendere la sua attività entro una decina di giorni, la « troupe -sosterebbe a Palermo e farebbe le previste recite a Catania e a Napoli.

«Avanti», 8 maggio 1957


Una emorragia alla retina dell'occhio sinistro, con gravi conseguenze anche sull'altra, costringe l'attore al più assoluto riposo - La sua compagnia è stata sciolta ed egli da Palermo si è trasferito a Napoli per affidarsi alle cure di uno specialista. L’improvvisa quasi assoluta cecità sarebbe stata in parte provocata dall'uso eccessivo di antibiotici per vincere rapidamente una broncopolmonite che lo aveva afflitto l'inverno scorso

Palermo, martedi sera.

Sulla improvvida cecità che ha colpito Antonio De Curtis, il popolare «Totò», si hanno i seguenti particolari. Da due giorni egli, impegnato qui a Palermo per una serie di recite al Politeama Garibaldi, accusava gravi disturbi agii occhi e aveva consultato i migliori oculisti della città. Questi, dopo accurati esami, gli avevano consolato assoluto riposo e una cura con la quale si riteneva di poter riuscire ad arrestare il corso del male. La improrogabilità della terapia indicata dai sanitari imponeva al dinamico comico di sospendere le recite, il che accresceva il nervosismo che già lo tormentava. Non vi era però nulla da fare che seguire le precauzioni dei medici e pertanto Totò, assistito e sorretto dalla figliola che lo aveva accompagnato a Palermo, aveva preso sia pure a malincuore, la decisione di chiudere la tournée.

Con quindici giorni di anticipo, ieri sera i numerosi spettatori che si erano affollati al botteghino del Politeama Garibaldi per tributare all'attore il terzo successo della sua parentesi palermitana, rimanevano costernati nell'apprendere che le rappresentazioni erano interrotte per «improvviso malore del capocomico».

In effetti non si trattava di un semplice malore, ma, come abbiamo accennato, di una grave forma di cecità che gli aveva di colpo oscurato le pupille. La forte diminuzione della vista, che in questi ultimi tempi, invero, lo costringeva a recitare intravvedendo appena le ombre dogli attori che al avvicendavano Intorno a lui sul paleocenico, si era tanto accentuata da non vedere quasi più nulla.

Da molto egli soffriva di Irritatone alla retina e le luci dei riflettori del palcoscenico e dei teatri di posa aggravavano ogni giorni il male. A Milano, poi, questa predisposizione era addirittura degenerata in una forma preoccupante, in seguito a un eccessivo uso di antibiotici al quale si era sottoposto per vincere rapidamente una broncopolmonite che lo aveva afflitto nell'inverno scorso. Totò aveva affrontato il rischio di questa cura massiva per non costringere la compagnia a una lunga vacanza, che avrebbe economicamente danneggiato lutto il complesso artistico. La conseguenze di tale cura violenta è stata una emorragia retinica di particolare gravità all'occhio sinistro.

Tuttavia, malgrado quest'occhio quasi completamente obnubilato, Totò riprese a recitare, certo non considerando l'eccezionale pericolo al quale si esponeva. La cecità inesorabilmente avanzava, fino a produrre la perdita del visus. Prosegui ugualmente le sue peregrinazioni per l'Italia, non dando ascolto al premurosi consigli degli amici e in modo particolare dei medici che lo esortavano a osservare un lungo periodo di riposo che solo, forse, unito a efficaci cure, avrebbe potuto avere, sia pure in parte, ragione del male. Totò non ascoltò i sanitari, neanche quando gli dissero chiaramente che se avesse continuato a offendere quotidianamente l’occhio, con la luce del riflettori, sarebbe stata la perdita completa della vista.

Ostinato, spinto da quella sua passione per il teatro che tanta parte ha nel segreto del suo trionfo, passione tenace e instancabile per II palcoscenico, che aveva preferito a lusinghieri incassi offertigli da produttori cinematografici, a Sanremo fu sul punto di dover interrompere le rappresentazioni.

E cosi, domenica scorsa, dopo due recite di grande successo al Politeama Garibaldi, un fitto velo scese anche sull’occhio destro. Secondo quanto si è appreso dai medici curanti, il male ha attaccato la retina dell'altro occhio molto probabilmente per un fatto simpatico: «corroidite acuta centrale recidivante».

Adesso Totò ha bisogno di riposare e di tenere gli occhi chiusi al riparo dalla luce e di curarli clinicamente, con iniezioni di solventi che sciolgano appunto le sostanze precipitate nel sangue e che erano contenute negli antibiotici

La compagnia ieri sera, si è sciolta rinunciando a ultimare la «tournée» che avrebbe dovuto concludere II 21 maggio a Napoli,

Stamane, Totò, è stato trasportato a Catania, da dove è subito ripartito in aereo per Napoli. Ricoverato in una clinica, è stato visitato immediatamente dal prof. Girolamo Lo Cascio, direttore della clinica oculistica dell’Università partenopea, per essere sottoposto d'urgenza ad una cura con cui si spera di fargli riprendere la facoltà visiva.

Il principe De Curtis «'o pazzarlello», il comico più famoso del dopoguerra, l'attore che sabato scorso ha fatto esaurire a Palermo il Politeama, se ne va dalla scena per averla troppo amata. Forse se ne va via per sempre.

f. d., «Stampa Sera», 7-8 maggio 1957


I medici ritengono che l’occhio colpito potrà riprendere, almeno parzialmente, la sua funzione - Il popolare attore giunge oggi a Roma

NAPOLI, 8 maggio

«Totò» e sbarcato, intanto, stamane a Napoli, dal postale «Calabria». Nonostante la, fredda mattina, un nutrito stuolo di giornalisti, fotografi e «fans» hanno atteso sulla banchina della stazione marittima l'attore, napoletano che all'arri vo ha abbracciato guanti pecchi amaci gli st sono fatti incontro. Totò ha rifatto tutta la storia che lo ha portato alle attuali precarie condizioni di salute. A Milano egli era stato colpito da una violenta forma di broncopolmonite mentre recitava al Teatro Nuovo. Le rappresentazioni della compagnia, che fa capo a Remigio Paone, vennero sospese e Totò fu sottoposto ad un intenso trattamento di antibiotici. Appena ristabilito, ma non guarito, l’attore, per un senso di scrupolo si senti in dovere di risalire al più presto sulle scene. Quello stono, compiuto in condizioni fisiche non buone, ha nuociuto notevolmente alla sua salute.

Durante le recite a Palermo, è accaduto il noto incidente per cui le rappresentazioni della rivista «A prescindere» sono cessate con dodici giorni di anticipo sul previsto. «Ora — ha detto Totò — mi debbo riposare. A Palermo ho avuto assicurazioni che il nervo ottico è in buone condizioni. Devo ritornare al più presto alle scene ed al cinema. Penso di potermi rimettere completamente per giugno e di poter iniziare a girare "Totò, Peppino e i mariti imbroglioni"».

Dopo essersi accomiatato dagli amici, Totò é sbarcato ed è salito subito a bordo della sua auto dirigendosi verso Roma ove si farà visitare dal suo ottico di fiducia, il prof. Speciale Piccichè. Egli è accompagnato dalla moglie Franca Faldin e dalla figlia Liliana Buffardi. Con la stessa motonave sono giunti a Napoli molti elementi della disciolta compagnia.

I primi bollettini medici sulle condizioni del popolare attore, diramati nella giornata di ieri a Palermo avevano parlato di «focolaio coriotenitico paramaculare con una tenuissima emorragia puntiforme» e ribadiscono il fatto che «avendo il principe De Curtis attutite da molti anni la facoltà visive dell'occhio sinistro con conseguente notevole sforzo a quello destro, una ripresa immediata dell'attività artistica potrebbe aggravare le sue condizioni».

In proposito il valente oculista prof. Cucco, uno dei migliori specialisti italiani in materia, ci ha dichiarato che, con ogni probabilità e stando alle prime incomplete notizie, l’infermità che ha colpito il popolare attore comico è dovuta ad un disturbo di circolazione, il quale deve essere inquadrato tn disturbi del genere da lui già sofferti in precedenza, oltre ad una predisposizione già latente che, manifestatasi in passato nell'occhio sinistro, avrebbe potuto oggi riacutizzarsi, non tanto a causa degli antibiotici, quanto perdei residui tossici della polmonite da cui era stato affetto.

In sostanza quindi, salvo imprevisti che potrebbero eventualmente essere prognosticati solo dopo una visita accurata, curando bene i disturbi circolatori, con rigorose cure ed il più assoluto riposo, lo stato dell’infermo potrebbe conseguire un sensibile miglioramento ed in ogni caso, anche se la lesione maculare fosse grave, tutt'al più egli potrebbe perdere la visione distinta, ma resterebbe sempre in possesso di quella generale.

Si ha notizia infine che l'attore Tino Scotti ha telefonato dicendo che mette senz’altro a disposizione di Totò uno dei suoi occhi, purché il popolare comico napoletano non rimanga privo della vista.

«Gazzettino di Venezia - Gazzetta Sera», 7 maggio 1957


Palermo, 7 maggio.

Il comico Totò che si esibiva con la sua compagnia in un teatro cittadino ha interrotto dietro consiglio dell’oculista prof. Cascio ogni attività artistica. Tuttavia non si tratta affatto di cecità come è stato affermato nelle prime notizie. Al principe De Curtis è stata riscontrata una corroidite centrale acuta recidivante all’occhio destro per cui abbisogna di un periodo indeterminato di riposo per non compromettere ulteriormente la facoltà visiva. Totò aveva avvertito i primi sintomi del male nella settimana di Pasqua ma non ubbidendo ai consigli dei medici che lo avevano visitato aveva continuato la sua attività artistica per cui le luci dei riflettori della scena hanno sensibilmente aggravato la forma di corroide manifestataglisi all’occhio destro.

Nel pomeriggio, il prof. Guido Sala docente alla clinica oculistica dell’Università, dopo aver visitato l’attore ha dichiarato : «Totò tornerà presto al suo lavoro. Ho notato nell’occhio destro del principe De Curtis — ha aggiunto il professionista — un piccolo focolaio corioretinico paramaculare, con una tenuissima emorragia puntiforme., tale da non destare alcuna preoccupazione per la perdita della facoltà visiva. Tuttavia, dato che il signor De Curtis ha da molti anni notevolmente attutite le facoltà visive dell’occhio sinistro, ed avendo pertanto notevolmente sforzato l’occhio destro, una ripresa immediata della sua attività artistica, potrebbe aggravare le sue condizioni.

«E’ quindi necessario un periodo di riposo della durata di 10-15 giorni, dopo di che Totò potrà riprendere gradualmente la sua attività».

Il signor De Curtis, uscito per la prima volta dopo circa 24 ore dalla camera dell’albergo per recarsi nello studio dell’oculista, è apparso in buone condizioni, sorridente e di umore gioviale. «Da qui in giù mi sento un leone» ha detto sorridendo, portando la mano alla radice del naso.

Verso le 18,30 è salito a bordo della motonave «Calabria» in partenza per Napoli.

«Gazzetta di Mantova», 8 maggio 1957


Totò è partito stamane per Roma a bordo della sua Alfa 2000 colore amaranto. Era giunto alle 6, da Palermo, con la motonave “Calabria”. A Roma, subito dopo l'arrivo, egli subirà un'accurata visita dal suo oculista personale professor Piccichè; quindi, con molta probabilità, verrà fatto un consulto con il professor Lo Cascio.

Al momento di salire sulla sua automobile e di partire per Roma, Totò, ed è stato un gesto veramente apprezzato, ha voluto cantare per i suoi amici napoletani che erano andati ad aspettarlo al porto, l'ultima canzone da lui composta. Sono stati applausi a non finire; il che ha commosso in maniera visibile l'attore ed i suoi familiari.

Nella sola giornata di ieri sono pervenuti a Totò ben 850 telegrammi di affettuosa solidarietà.
Stamane Totò, nonostante il malanno che l'ha colpito agli occhi, è apparso assai più sollevato. Il suo volto, seminascosto da un da un gran paio di occhiali neri è sembrato a tutti abbastanza riposato e disteso.

Allorchè la motonave “Calabria” si è accostata alla banchina 10 del porto di Napoli, al Molo Beverello, più di 200 persone erano ad attendere, nonostante l'ora mattutina, il popolare comico. La voce che Totò sarebbe giunto con il postale da Palermo era corsa ieri sera in città unitamente alla notizia dell'infermità e lo aveva così duramente colpito durante la sua tournée siciliana.

I napoletani, che sono molto affezionati al loro concittadino come a colui che ha portato sui palcoscenici d'Italia e del mondo il buon umore del popolo partenopeo erano rimasti addolorati nell'apprendere che Totò era diventato quasi cieco. Sensibilissimi alla simpatia che caratterizza la personalità dell'attore, essi hanno voluto recare il loro tributo di affetto al prototipo dei napoletani.

Totò, che si era imbarcato ieri sera a bordo della “Calabria” con la moglie Franca Faldini e con la figlia Liliana De Curtis Buffardi, è apparso Tranquillo è quasi sorridente ai giornalisti che lo hanno assediato nel bar di prima classe.

Il comico aveva trascorso una nottata calma nella doppia cabina del Ponte B; la figliola era stata alloggiata con il marito in una cabina di seconda classe. Dopo la cena, Totò si era ritirato in cabina assistito dalla consorte. Aveva detto che voleva alzarsi per tempo.
Quando uno dei più vecchi reporter napoletani, al quale lo legano decenti di ricordi di affetto, lo ha abbracciato, Totò sembrava aver dimenticato la tremenda minaccia che grava sulla sua brillante carriera.

Si è commosso al punto di dimenticare che per un comico non ci sono mai lacrime punto di buon grado si è sottoposto alle domande dei giornalisti ed ha così spiegato come, in seguito ad una grave forma di broncopolmonite sofferta nel febbraio scorso a Milano durante le recite al Teatro Nuovo, dovette sottoporsi ad una vigorosa cura di antibiotici.

«Dopo, ha aggiunto, non potei trascorrere nemmeno un giorno di convalescenza, perché gli impegni di teatro o me lo impedirono.

Silvio Giovenco «Momento Sera», 9 maggio 1957


Il popolare comico le cui condizioni sono meno gravi di quanto si supponesse vuole tornare quanto prima alla ribalta.

NAPOLI, 8 maggio

Con la motonave «Calabria» proveniente da Palermo, è arrivato stamane a Napoli il principe De Curtis il popolare Totò accompagnato da Franca Faldini dalla figlia Liliana e dal genero Gianni Buffardi. Totò non appariva depresso: era di ottimo umore pronto alla battuta umoristica. Appena sbarcato, Totò, cha aveva gli occhi protetti da occhiali neri, ha preso posto sulla sua automobile e si è diretto subito a Roma.

Il popolare attore aveva parlato ai giornalisti nel salone della motonave, narrando la sua disavventura. Per precedente infermità, egli aveva perduto la vitto dell’occhio sinistro ed era sempre sottoposto a visite di controllo e alle cure del suo oculista di fiducia prof. Speciale Miccichè.

Totò ha narrato poi come sia stato costretto a sospendere le recite iniziate con tanto successo a Palermo e che avrebbe dovuto proseguire nei centri minori della Sicilia.

«Nel decorso della grave affezione polmonare da cui sono stato colpito a Milano nello scorso febbraio — ha detto — mentre partecipavo alle ultime rap presentazioni della nota ri vista «A prescindere», ho fatto abuso di antibiotici ai aeromicina in particolare, per raggiungere al più presto la guarigione. Questa cura, per consiglio del medico, è stata accompagnata da quella di vitamine, ma, come mi é stato detto dall’oculista di Palermo da cui mi son fatto visitare non appena avvertii dei disturbi e una notevole riduzione della vista, esse non sono state sufficienti a ridare equilibrio al mio organismo che aveva bisogno di una notevole convalescenza e di assoluto riposo.

D'altra parte — ha proseguito Totò — come era possibile disertare le scene dopo lo strepitoso successo di «A prescindere»?. Mi sarebbe sembrato di abbandonare i miei cari compagni e di arrecare un grave danno finanziario a Remigio Paone che tanto denaro ha investita nell'allestimento dello spettacolo. Sono quindi tornato al lavoro. Devo aggiungere che mi sono eccessivamente affaticato durante la tournées in altre province poichè sono uso prodigarmi per amore dell’arte e del pubblico che mi conforta della sua affettuosa simpatia Ne é seguita l'emorragia nel mio occhio, per cui l'oculista palermitano temendo un distacco della retina, mi ha imposto di abbandonare il teatro e di sottopormi ad adeguate cure, soprattutto di concedermi un breve riposo».

«Le mie condizioni visive - m'ha detto poi Totò - sono naturalmente aggravate dalla luce dai riflettori e da quella della ribalta che finiscono sempre col provocare disturbi anche in una persona sana. Ora andrò a Roma dal mio oculista di fiducia, professor Miccichè, col quale ho già avuto un lungo colloquio telefonico e che mi assiste da tempo. Egli mi ha assicurato che l'emorragia si riassorbirà soprattutto con un adeguato riposo. Pertanto nulla vi è di allarmante, tanto è vero che ho la certezza di poter girare nel prossimo giugno insieme a Peppino De Filippo, un nuovo film dal titolo «Totò, Peppino e il marito imbroglione». Aggiungo che pochi giorni fa a Palermo, ho ricevuto una telefonata da Femandel che mi propone di partecipare con lui a un film comico per conto di una grande casa francese. Ho desiderio di ritornate il più presto al lavoro. Voglio che sia cosi e cosi sarà».

Abbiamo chiesto a Totò, mentre Franca Faldini lo esortava a non affaticarsi se avesse di recente scritto altre canzoni napoletane, ed egli ha risposto: «Napoli è la mia passione costante. La visione della mia città mi compensa di tutto. Sono commosso da queste manifestazioni al mio arrivo e dall’interessamento per la mia infermità».

Si, è vero, scrive, nelle brevi pause di riposo, canzoni e ha mostrato anche i versi di una sua ultima composizione che si riferiscono alla sua chitarra.

«Ringrazio tutti dei saluti e degli auguri — ha concluso Totò — e mi auguro, non appena ristabilito, di trascorrere qualche giorno a Napoli fra gli amici, convinto che, il clima della mia città e l'affetto dei concittadini costituiranno la cura migliore per alla mia infermità. Grazie, grazie a tutti. Sono commosso e arrivedervi presto».

Il principe de Curtis ha cosi preso congedo dai presenti, avviandosi con passo svelto, insieme ai familiari verso il pontile di sbarco.

Sulla banchina era una folla di curiosi e fra essi numerosi portuali che hanno applaudito calorosamente il comico che nel prendere posto nella sua automobile, ha stretto la mano a tutti.

Si è appreso che l'Ambasciata d'Austria ha comunicato a Totò che il più illustre oculista di Vienna è pronto a recarsi a Roma per visitarlo e curarlo ma egli intende affidarsi al suo medico di fiducia, che conosce i precedenti della infermità riacutizzatasi in questi giorni.

Da Palermo i suoi compagni di lavoro, alcuni dei quali sono giunti stamane con la stessa «Calabria» proseguiranno al più presto per Roma insieme con lo amministratore della disciolta compagnia.

L’impresario di un teatro di Catania ha iniziato azione legale col sequestro del bagaglio essendo Totò venuto meno, non per cause di forza maggiore, ai suoi impegni contrattuali. Invero, fra gli accertamenti dell’oculista di fiducia di Totò e quelli del sanitario che lo ha visitato per incarico dell’impresario catanese vi sarebbe una n tevole differenza. Il primo ritiene che il «visus» era dotto di otto decimi, il secondo di soli quattro.

«Nuova Gazzetta di Reggio», 9 maggio 1957


“Voglio al più presto riprendere a recitare"

Roma 8 maggio.

E' giunto in automobile a Roma, il principe Antonio De Curtis. che domenica scorsa a Palermo, dovette interrompere lo spettacolo della sua rivista a causa del male agli occhi. Egli doveva entrare nella cllnica oculistica dell’Università di Napoli per sottoporsi alle cure del prof. Lo Cascio. Stamane, invece, ha deciso di trascorrere il periodo di riposo e di cure nella casa romana di viale Bruno Buozzi, ove sarà assistito da Franca Faldini e dalla figlia.

Entro oggi giungerà a Roma il prof. Lo Cascio per l’inizio della cura che proseguirà con la collaborazione dell'oculista personale dell’attore, prof. Miccichè. Totò era giunto stamane a Napoli, con la motonave «Calabria» proveniente da Palermo, accompagnato da Franca Faldini, dalla figlia Liliana e dal genero Gianni Buffardi. Totò non appariva depresso: era di ottimo umore, sempre pronto alla battuta umoristica. Appena sbarcato, Totò, che aveva gli occhi protetti da occhiali neri, ha preso posto sulla sua automobile e si è diretto subito a Roma.

Il popolare attore aveva parlato al giornalisti nel salone della motonave, narrando la sua disavventura. Per precedente infermità, egli aveva perduto la vista dell’occhio sinistro e si era sempre sottoposto a visite di controllo e alle cure del suo oculista di fiducia, prof. Miccichè. Totò ha narrato poi come sia stato costretto a sospendere le recite iniziate con tanto successo a Palermo e che avrebbe dovuto proseguire nei centri minori della Sicilia.

«Nel decorso della grave affezione polmonare da cui sono stato colpito a Milano nello scorso febbraio — ha detto — mentre partecipavo alle prime rappresentazioni della rivista «A prescindere», ho fatto abuso di antibiotici, di acromicina in particolare, per raggiungere al più presto la guarigione. Questa cura, per consiglio del medico, è stata accompagnata da quella di vitamine, ma. come mi è stato detto dairocullsta di Palermo da cui mi son fatto visitare non appena avvertii dei disturbi e una notevole riduzione della vista, esse non sono state sufficienti a ridare equilibrio al mio organismo che aveva bisogno di una notevole convalescenza e di assoluto riposo.

«D'altra parte — ha proseguito Totò — come era possibile disertare le scene dopo io strepitoso successo di 'A prescindere’? Mi sarebbe sembrato di abbandonare i miei cari compagni e di arrecare un grave danno finanziario a Remigio Paone che tanto denaro ha investito nell'allestimento dello spettacolo. Sono quindi tornato al lavoro. Devo aggiungere che mi sono eccessivamente affaticato durante la tournée in altre provinole poiché sono uso prodigarmi per amore dell'arte e del pubblico che mi conforta della sua affettuosa simpatia. Ne è seguita l'emorragia nel mio occhio, per cui l'oculista palermitano, temendo un distacco della retina, mi ha imposto di abbandonare il teatro e di sottopormi ad adeguate cure e soprattutto di concedermi un breve riposo.

«Le mie condizioni visive — ha detto poi Totò — sono state naturalmente aggravate dalla luce dei riflettori e da quelle della ribalta, che finiscono sempre col provocare disturbi anche in una persona sana. Ora andrò a Roma dal mio oculista di fiducia, professor Miccichè, col quale ho già avuto un lungo colloquio telefonico e che mi assiste da tempo. Egli mi ha assicurato che l’emorragia si riassorbirà soprattutto con un adeguato riposo. Pertanto nulla vi è di allarmante, tanto è vero che ho la certezza di poter girare, nel prossimo giugno, insieme a Poppino De Filippo, un nuovo film dal titolo "Totò, Peppino e il marito imbroglione". Aggiungo che pochi giorni fa, a Palermo, ho ricevuto una telefonata da Fernandel che mi propone di partecipare con lui a un film comico per conto d'una grande casa francese. Ho desiderio di ritornare al più presto al lavoro. Voglio che sia cosi e così sarà».

Abbiamo chiesto a Totò, mentre Franca Faldlni lo esortava a non affaticarsi, se avesse di recente scritto altre canzoni napoletane, ed egli ha risposto: «Napoli è la mia passione costante. La visione della mia città mi compensa di tutto. Sono commosso da queste manifestazioni al mio arrivo e dall'interessamento per la mia infermità».

Sì, è vero, scrive, nelle brevi pause di riposo, canzoni e ha mostrato anche i versi di una sua ultima composizione che si riferiscono alla sua chitarra. «Ringrazio tutti dei saluti e degli auguri — ha concluso Totò — e mi auguro, non appena ristabilito, di trascorrere qualche giorno a Napoli fra gli amici, convinto che il clima della mia città e l’affetto dei concittadini costituiranno la cura migliore per la mia infermità. Grazie, grazie a tutti. Sono commosso e arrivederci presto».

Il principe de Curtls ha cosi preso congedo dal presenti, avviandosi con passo svelto, insieme ai familiari, verso il pontile di sbarco. Sulla banchina era una folla di curiosi e fra essi numerosi portuali che hanno applaudito calorosamente il comico che, nel prendere posto sulla sua automobile, ha stretto la mano a tutti. Si è appreso che l’Ambasciata d’Austria ha comunicato a Totò che il piu illustre oculista di Vienna è pronto a recarsi a Roma per visitarlo e curarlo, ma egli intende affidarsi al suo medico di fiducia, che conosce i precedenti dell'infermità riacutlzzatasi in questi giorni.

Da Palermo i suoi compagni di lavoro, alcuni dei quali sono giunti stamane con la stessa «Calabria», proseguiranno al più presto per Roma insieme con l'amministratore della disciolta compagnia. L’impresario di un teatro di Catania ha iniziato un’azione legale col sequestro del bagaglio essendo Totò venuto meno. non per cause di forza maggiore, al suol impegni contrattuali. Invero, fra gli accertamenti dell’oculista di fiducia di Totò e quelli del sanitario che lo ha visitato per incarico dell’impresario catenese vi sarebbe una notevole differenza. Il primo ritiene che il «visus» è ridotto di otto decimi, il secondo di soli quattro.

«Corriere d'Informazione», 9 maggio 1957


«Si sono fatte molte esagerazioni», commenta l'attore appena giunto a Roma, dove non entrerà in una clinica, ma si curerà in casa

Roma 8 maggio, notte.

«Totò», colpito a Palermo — com’è noto — da un forte abbassamento della vista, è rientrato oggi a Roma. Il popolare comico, ai secolo principe Antonio De Curtis, ha detto ni giornalisti: «Sono state fatte molte esagerazioni. Non andrò in nessuna clinica e non sto per diventare cieco. Mi curerò in casa e ho fiducia che presto riprenderò il mio lavoro». «Totò» ha spiegato quindi che due mesi fa. ammalatosi di broncopolmonite a Milano, dove recitava, fece grande uso di antibiotici, che lo indebolirono notevolmente. L’intenso lavoro affrontato e la luce dei riflettori della ribalta gli procurarono una lieve emorragia all'occhio destro, dal quale non vede più. Egli teme ora di compromettere la sua vista, continuando a lavorare in scena, e ha deciso di riposarsi e di proteggere gli occhi con un grosso paio di occhiali neri.

Giùnto stamane in auto da Napoli, dove era sbarcato poche ore prima dal piroscafo di linea proveniente da Palermo, «Totò» era insieme alla figlia Liliana e all'attrice Franca Faldini. Mentre posava, sulla soglia della sua abitazione, per i numerosi fotografi che erano ad attenderlo, ha conversato cordialmente con i giornalisti e ha ringraziato commosso i passanti, che gli rivolgevano auguri di immediata guarigione.

«Appena la notizia della mia infermità è stata diffusa dai giornali — ha detto poi — mi sono giunti a Palermo fasci di telegrammi da ogni città d'ltalia, e specialmente da Napoli, da Roma e da Milano. Tutti gli artisti italiani hanno voluto manifestarmi la loro affettuosa solidarietà. Tino Scotti, mio collega e amico, mi ha annunciato di essere pronto ad offrirmi un occhio, perchè mi sia risparmiata la cecità: ma io ritengo che non ve ne sarà bisogno. Sono convinto che si tratti di una quisquilia.

«Per dimostrarvi che sto bene — ha concluso Totò — voglio accennarvi versi della mia ultima canzone. Si intitola «Chitarra mia» ed è piuttosto sentimentale».

La figlia del popolare comico, signora Buffardi, si è detta certa, dal canto suo, che il padre possa riprendere la sua attività artistica al massimo tra due mesi. Infine, l'oculista che ha in cura «Totò» da molti anni, il prof. Pietro Speciale Piccichè, ha dichiarato: «L’importante, per il mio cliente, ora il riposo: riposo totale, con astrazione assoluta da qualsiasi preoccupazione od occupazione. Nulla meglio della quiete e possibilmente del sonno, può ridare all'organismo serenità e vigore».

Frattanto a Catania, l'impresario dott. Salvatore Mazza, che aveva organizzato il giro della compagnia di Totò in Sicilia (Palermo, Caltagirone, Catania e Messina) e a Palmi di Calabria, e che a Palermo ha fatto apporre i sigilli a parte del bagaglio e della attrezzatura della compagnia, ha detto questa sera ai giornalisti i motivi della sua azione, precisando che da quanto in un primo tempo appariva, le facoltà visive dell unico occhio superstite dell'attore, in base a una visita compiuta da un oculista, per conto e nell’interesse del dott. Mazza, risultavano ancora efficienti (sei decimi, invece di due), sicché l'impresario esigeva che «Totò» proseguisse il viaggio.

«Corriere d'Informazione», 9 maggio 1957


Roma, 9 maggio

Questa mattina i professori Piccichè e Frugoni e il dottor Mario Galeazzi hanno proceduto ad un consulto per la malattia agli occhi che ha colpito il principe Antonio De Curtis, in arte «Totò». Alla fine del consulto i medici hanno emesso il seguente referto:

«E’ stata confermata la diagnosi emessa ieri sera di corioretinite essudativa emorragica, interessante la regione maculare e paramaculare dell’occhio destro, cui è dovuta la notevole riduzione della vista. L’insorgere dell’affezione è stata riferita, per la sua natura, alla malattia virale sofferta dal principe nel febbraio scorso, e facilitata dall’avere il malato ripreso il suo affaticante lavoro anzitempo ed in condizioni di deperimento generale ancora oggi evidenti. La malattia impone un lungo periodo di riposo e di cure per favorire il decorso».

Il consulto è durato più di un’ora. In seguito alla notizia secondo la quale la affezione visiva che ha colpito Totò non sarebbe che una conseguenza dell’uso di antibiotici fatto nello scorso febbraio, quando una broncopolmonite colpì il popolare attore, si apprende da Milano che il professor Cesare Bussola, che lo ebbe in cura, ha precisato anzitutto che gli antibiotici usati nel febbraio sono completamente estranei all’insorgenza della malattia, poiché essi furono somministrati in dose minima, senza contare che l’antibiotico usato è forse il meno tossico fra quelli attualmente in circolazione.

«Gazzetta del Popolo», 10 maggio 1957


Le condizioni di Totò non sono gravi — hanno sentenziato questa mattina i medici curanti — ma egli abbisogna di un lungo periodo di cura e di riposo. Più che la diminuzione della vista, considerata temporanea, preoccupa i medici il generale deperimento organico dell'attore, dovuto agli strascichi della broncopolmonite e all'infezione da virus che ne è seguita.

I professori Frugoni, Mario Galeazzl e Speciale Picciché, si sono avvicendati per tutta la giornata al capezzale dell'infermo ed hanno poi tenuto un breve consulto al termine del quale hanno emesso il seguente referto: «E’ stata confermata la diagnosi emessa ieri sera di corioretinite essudativa emorragica, interessante la regione maculare e paramaculare dell'occhio destro, cui è dovuta la notevole riduzione della vista. L’insorgere dell'affezione è stata riferita, per la sua natura, alla malattia virale sofferta dai principe nel febbraio scorso, e facilitata dall'avere il malato ripreso il suo affaticante lavoro anzitempo ed in condizioni di deperimento generale ancora oggi evidenti. La malattia impone un lungo periodo di riposo e di cure per favorevole decorso».

«La Stampa», 10 maggio 1957


Roma 9 maggio.

Stamane, il prof. Cesare Frugoni, insieme agli oculisti prof. Speciale Piccichè e dott. Mario Galeazzi, compiono un consulto per la cura del principe Antonio de Curtis, il popolare attore Totò, che si trova a Roma da ieri, dopo l’attacco del male agli occhi. Già ieri sera il prof. Piccichè e il dott. Mario Galeazzi hanno visitato a lungo l’attore. «Per quanto riguarda le condizioni oculistiche — ha detto il prof. Piccichè — mi riservo di rivedere ancora il paziente. Trovo tuttavia che le condizioni generali sono molto debilitate; per questo, ritengo necessario un consulto col prof. Frugoni».

Per il momento è stato prescritto a Totò un assoluto riposo. A letto, in una stanza in penombra, l’attore trascorre le sue giornate assistito dal familiari e con accanto il vecchio cane lupo «Dik».

«Sono certo che tornerò a vedere come prima — ha detto ieri sera Totò ad alcuni giornalisti —. Devo soltanto rimettermi in forze e spero di ristabilirmi del tutto per la prossima stagione teatrale in cui. se mi sarà consentito, tornerò a recitare».

Alla fine del consulto i medici hanno emesso il seguente referto: «E' stata confermata la diagnosi emessa ieri sera di corioretinite essudativa emorragica. interessante la regione maculare e paramaculare dell'occhio destro, cui è dovuta la notevole riduzione della vista. L'insorgere dell’affezione è stato riferito, per la sua natura, alla malattia sofferta dal principe nel febbraio scorso, e facilitato dall’avere il malato ripreso il suo affaticante lavoro anzitempo ed in condizioni di deperimento generale ancora oggi evidenti. La malattia impone un lungo periodo di riposo e di cure per favorevole decorso.»

«Corriere della Sera», 10 maggio 1957


Roma 10 maggio.

Stamane il principe De Curtis — il popolare Totò — ha incominciato a seguire, nella propria abitazione di viale Bruno Buozzi, ai Parioli, le cure prescrittegli dagli specialisti che ieri hanno compiuto il consulto sulla malattia che ha colpito l’attore agli occhi.

Totò è costretto a restare, almeno in questi primi giorni, in una stanza buia, per evitare ogni sforzo visivo. Per questa cura egli ha scelto una piccola camera del suo appartamento, dove rimarrà per gran parte della giornata.

Totò non si è meravigliato molto, ieri, alla lettura del referto degli specialisti, al termine del consulto durato un’ora: « Questa mattina, il prof. Speciale Piccichè ha nuovamente visitato il principe De Curtis in consulto col prof. Frugoni e il medico Mario Galeazzi ed ha confermato le diagnosi emesse ieri sera di corioretinite assudativa emorragica interessante la regione maculare e paramaculare dell’occhio destro cui è dovuta la notevole riduzione della vista. L’insorgenza dell’affezione o-culare è stata riferita, per la sua natura, alla malattia sofferta dal principe nel febbraio scorso e facilitata dall’aver il malato ripreso il suo lavoro anzitempo ed in condizioni di deperimento generale ancora oggi evidenti. La malattia impone un lungo periodo di riposo e di cure ».

«Corriere della Sera», 11 maggio 1957


Roma 13 maggio, notte.

Le condizioni di Totò si mantengono stazionarie: negli ultimi giorni non si sono manifestati peggioramenti, ma non si è nemmeno registrato quel miglioramento nel quale si sperava, sia pure con le dovute riserve, dai medici curanti. L’attore è stato lungamente visitato, nella giornata di ieri, dall’oculista prof. Lo Cascio, dell’università di Napoli: è stato Remigio Paone a suggerire il nuovo parere , che ha confermato, del resto, tanto la diagnosi quanto la terapia dei medici romani, professori Piccicchè e Frugoni.

Totò è affetto, come già riferito, da corioretinite essudativa emorragica: una non comune malattia degli occhi, grave, ma suscettibile di guarigione. Al trattamento terapeutico, che si svolge nell’abitazione dell’attore, in via Bruno Buozzi, si accompagna, per disposizione dei sanitari, un rigoroso stato di riposo, non soltanto dell’organo offeso, per cui Totò è venuto a trovarsi praticamente in condizioni d’isolamento. Per quanto se ne sa, tuttavia, l’attore non ha perduto la sua serenità e la sua fiducia.

«Corriere della Sera», 14 maggio 1957


Catania, 20 maggio, notte.

Un detenuto sui quarant'anni, Nicola Sorrentino, che sta scontando nel carcere di Catania una condanna a due anni ed un’altra a tre anni, ha fatto spedire dall’ufficio postale centrale un telegramma indirizzato a Totò in cui, dicendosi addolorato per l’infermità che ha colpito il noto attore, gli offre «con sincero affetto» un proprio occhio, al solo scopo di vederlo ritornare presto all’arte.

Il Sorrentino dovrà uscire dal carcere il prossimo 18 agosto.

«Corriere della Sera», 21 maggio 1957


«Tempo», 23 maggio 1957


Roma, 27 giugno

Amici di casa De Curtis hanno informato che negli ultimi giorni le condizioni di Totò hanno segnato un deciso miglioramento. Dopo parecchie settimane di assoluto riposo e di assuefazione all’oscurità, la retinite che aveva colpito l’attore mentre si trovava a Palermo, si va lentamente riassorbendo e tutto lascia sperare in una completa guarigione. La convalescenza dovrà in ogni caso durare a lungo, nella ipotesi più favorevole, Totò tornerebbe al lavoro non prima di ottobre: in tal caso, egli accetterebbe di assolvere un impegno già assunto per un film della serie «Totò, Peppino, e...».

«Gazzetta del Popolo», 28 giugno 1957


1957 08 11 Corriere della Sera Malattia occhi intro

Roma 10 agosto, notte.

Il popolare attore Totò, al secolo principe Antonio De Curtis colpito mesi fa da una malattia degli occhi è, in questi ultimi tempi, in seguito alle cure prodigategli, notevolmente migliorato. L'attore si trova attualmente a Fregene, in compagnia della moglie Franca Faldini, e non esce quasi mal dalla villetta che ha preso in affitto. Solo dopo il tramonto, Totò, che non può esporre alla luce viva i suoi occhi malati, scende per qualche ora in giardino, o compie una passeggiata.

«Corriere della Sera», 11 agosto 1957


«Momento Sera», 13 agosto 1957


«Corriere della Sera», 25 agosto 1957


L'altra sera passeggiavo per il viale Bruno Buozzi e sono capitato davanti all'abitazione del principe De Curtis, al secolo Totò. Guardando le finestre chiuse ho pensato all'assenza dalla capitale del principe. Ho bussato e mi ha invece aperto Franca Faldini. Sono entrato in punta di piedi e ho chiesto di Totò: di questo comico internazionale che da diversi mesi non si fa più sentire dal suo pubblico e che da diversi mesi vive relegato nella sua magnifica casa dei Parioli fra medici e medicine.

E chiedendo alla moglie notizie di Totò ho sentito un vago senso di nostalgia. Eravamo abituati a vederlo a sentirlo: eravamo abituati a leggere sui cartelloni di un teatro cittadino il suo nome a caratteri cubitali oppure ad ascoltare alla radio una sua interpretazione. Da alcuni mesi Totò tace.

Sono attesi a Roma Fernandel e il regista Jaques per l'inizio della lavorazione del film «La legge è legge» che prevede la partecipazione di Totò. Prevede - mi dice la Faldini - perché, secondo i medici, gli occhi di Antonio de Curtis non sarebbero perfettamente guariti, sicchè la decisione finale rimane sempre nelle mani dei dottori curanti.

Ma Totò, è bene dirlo, ha un gran desiderio di riprendere il suo lavoro. Desidera uscire dalla segregazione nella quale si è chiuso da molti mesi. Desidera ricalcare le scene del nostro teatro e quelle del set di Cinecittà. Vuole insomma a far di nuovo sorridere il pubblico con le sue imitazioni, con le sue interpretazioni sempre gustose e squisitamente napoletane.

Recentemente aveva accettato l'offerta di alcuni produttori, ma i medici si opposero all'ultimo momento e i film andarono a monte. Per uno di questi film si tentò un recupero in extremis interpellando Rascel che a quanto pare, avrebbe accettato una sceneggiatura non tagliata per lui. Ma a questo punto intervennero le pretese di un altro attore che per recitare con il «piccoletto» anziché a fianco del principe De Curtis, pretendeva un aumento di paga e così il progetto fu definitivamente accantonato.

Ora Totò vuole assolutamente tornare sul set. Ha deciso di interpretare «La legge è legge» che si girerà a fra poco a Roma. Ha deciso di far rivedere il suo volto ai suoi aficionados che in questi mesi si sono privati di lui punto caro Totò! Bentornato sugli schermi - diciamo - bentornato e grazie! Sono venticinque anni che recita per il pubblico ed ora non poteva abbandonarlo; ora che era giunto all'apice della sua carriera e che era diventato l'idolo delle folle. Un comico come Totò, che ha salito i gradini del successo con stenti e ostacoli a più non posso non poteva lasciarsi andare e continuare a rimanere nel silenzio. Lo rivedremo quindi sugli schermi! E’ lui stesso, di persona, che me lo dice sorridendo: «Farò altri film, caro Galdi, scrivilo pure sul giornale, ne farò degli altri… perché non posso più stare lontano da quel pubblico Che indirettamente mi fa vivere e che sempre mi ha aiutato a sormontare qualsiasi ostacolo che la vita mi ha opposto».

Piero Galdi, «Momento Sera», 17 ottobre 1957


1957 12 09 Momento Sera La legge e legge Malattia intro

Roma 9 dicembre, notte.

I disturbi alla vista, di cui soffre da qualche tempo, hanno costretto il popolare attore Totò, che sta interpretando un film accanto all’attore Fernandel, ad abbandonare il lavoro. Totò al secolo principe Antonio De Curtis, si trovava, insieme alla moglie Franca Faldini e alla figlia, a Venafro per partecipare alle riprese in esterni del film, quando il male si è riacutizzato, pare a causa degli strapazzi e del freddo. Rientrato a Roma, l’attore è stato visitato dal suo oculista, che gli ha consigliato di prendersi dieci giorni di riposo assoluto.

«Corriere della Sera», 10 dicembre 1957


Il principe Antonio De Curtis é stato colpito da una riacutizzazione del male di cui egli soffre agli occhi. Totò si é affaticato molto negli ultimi tempi. Ultimamente stava interpretando due film «La cambiale» e «Casa nuova vita nuova»

«Corriere della Sera», 11 giugno 1959


Sospesa per una ventina di giorni la lavorazione del film «La cambiale»

Roma 16 luglio, notte.

Il principe Antonio De Curtis, il popolare Totò, è nuovamente malato agli occhi; una ricaduta, che desta nel suoi medici qualche preoccupazione, ha reso necessaria la sospensione dell’ultimo film al quale l’attore partecipava, «La cambiale». Per il momento, è stato stabilito che il lavoro riprenderà fra una ventina di giorni, quando, cioè, secondo le previsioni degli specialisti che hanno visitato il principe, egli sarà in grado di tornare sul «set».

Frattanto, trattandosi di un film a episodi isolati e fine a se stessi (è una garbata satira di costume sul meccanismo dell'uso, ormai diffusissimo, delle cambiali) gli altri protagonisti hanno terminato le loro scene. Il film è quindi già pronto per le parti che riguardano Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello e Silva Koscina.

Totò, colpito dal suo male proprio quando si apprestava a girare, è per il momento costretto al riposo più assoluto e deve stare a letto, immerso nella penombra. L’ultimo attacco del male di cui Totò soffre, lo colpì in Sicilia, dove fu costretto ad interrompere la tournée di una sua rivista, messa in scena dopo molti anni che mancava dal palcoscenico del teatro leggera.

«Corriere della Sera», 17 luglio 1959


E' stata sospesa la lavorazione di un film cui il popolare attore deve partecipare

Roma 17 luglio.

Il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, ha dovuto sospendere la lavorazione del suo ultimo film «La cambiale», perchè colpito nuovamente dalla malattia agli occhi che, due anni fa, lo costrinse ad un lungo periodo di riposo e di cure. I medici che curano il popolare attore, preoccupati per le sue condizioni, gli hanno ordinato un periodo di completa calma, per non stancare gli occhi affaticati dal riflettori dei teatri di posa. Secondo le previsioni dei medici, Totò potrà riprendere il lavoro interrotto tra una ventina di giorni. Totò soffri agli occhi per la prima volta due anni fa, a Catania, quando dovette sospendere una tournée di riviste e far ritorno a Roma.

In seguito alla nuova ricaduta di Totò, il film ad episodi «La cambiale», al quale partecipano Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Sylva Koscina, Raimondo Vianello, è stato sospeso. Quasi tutte le scene erano state girate, e mancavano solo quelle nelle quali avrebbe dovuto partecipare Totò, che è costretto a rimanere a letto, immerso nella penombra, nella sua casa romana dei Parioli.

«Corriere dell'Informazione», 19 luglio 1959


«Esco soltanto di notte perchè non vedo gli amici. Ma per il resto mi sento bene e tornerò presto a lavorare»

Roma, 23 luglio 1959

Totò è una di quelle rare persone del mondo dello spettacolo che non ama la pubblicità. Non vuole che si faccia chiasso intorno alla sua persona. Quando i giornali scrivono di lui, dunque, vuol dire che qualcosa di serio c’è. S’è parlato di Totò quando sposò Franca Faldini, e questo fu un motivo serio; se ne riparlò quando, tre anni or sono, sospese una rappresentazione in Sicilia per una grave malattia agli occhi, e questo fu un altro motivo serio. Se ne è parlato recentemente per il riaffacciarsi della stessa malattia, ed anche questo è un motivo importante, tanto che il principe Antonio De Curtis ci ha invitato a casa sua per chiarire la portata del male.

E così abbiamo avuto l'occasione di conoscere un nuovo Totò. Abbiamo, cioè scoperto un nuovo artista; più melanconico, molto diverso dal vecchio attore di rivista che tutti conosciamo. Era ad attenderci, familiarmente, in vestaglia. E’ entrato sicuro nel salotto dove attendevamo, ma non ci ha visti; ha semplicemente scorto la nostra ombra.

1959 07 23 Corriere della Sera Malattia f1

S’è seduto, s’è passata una mano sui capelli, ha pensato un momento a quale frase ricorrere per rompere il silenzio; poi ha detto: «Come può vedere, sto bene, benissimo. La salute c’è, anche se non tutta. E' sempre l’occhio destro che, a dir la verità, mi rompe un poco le scatole. Ma non si tratta di una cosa grave, come quella di tre anni fa. Un velo di opacità si è formato sopra l’occhio e, finché non verrà riassorbito, dovrò accontentarmi di vedere solo ombre. Anche l'occhio sinistro è debole, ma è una cosa di vecchia data».

«Quando potrà riprendere il lavoro?». gli abbiamo chiesto.

«La mia pupilla non è come un paio di scarpe, che si possono usare quando si vuole. Nemmeno il medico sa dirmi quando potrò riprendere il lavoro. Penso io, che tra una ventina di giorni tutto dovrebbe essere passato». Totò ha dovuto interrompere di girare «La cambiale», il 6 giugno scorso.

Da allora non è uscito di casa che poche volte; e solo di sera ed in auto. «Esco di notte e raramente — ha confessato, con un velo di imbarazzo il principe — per evitare d’incontrare amici e conoscenti. Se mi salutano, io non voglio che pensino che non contraccambio per maleducazione, o per superbia. Il fatto è che non li vedo proprio».

Totò chiama il suo male «contrattempo». «Sono addolorato — dice — per questo contrattempo: "La cambiale" è un film graziosissimo, in cui lavoro insieme a Macario: un vero polentone ed un vero terrone».

Totò cerca di nascondere la sua tristezza, ma tutte le sue frasi sono piene di un dolore che affiora. Guarirà perfettamente. I medici glielo hanno assicurato; ma intanto gli hanno proibito d’andare al mare e gli hanno consigliato la montagna. «Ho una barca — dice Totò —, ma ora per me è diventata inutile. E sì che il mare mi piace! Da molti anni vado in un paesino della costa provenzale. Si chiama Le Lavandou ed è bellissimo e tranquillo ed ha un mare come quello di Napoli. In queste lunghe settimane di riposo ho persino scritto una canzone dedicata a questo paesino».

Da quando non lavora, Totò s’è leggermente ingrassato perchè passa molte ore della giornata seduto alla scrivania e scrive poesie. E quando ci ha recitato qualcuna di queste composizioni, ci ha colpito la loro malinconia. Poi ci ha salutati. «Stiamo allegri», ha detto. Sorrideva con gli occhi fissi in avanti.

Giancarlo Ghislanzoni, «Corriere dell'Informazione», 23 luglio 1959


1959 07 28 La Stampa Malattia intro

L'attore, durante il lungo riposo al buio, ha composto una melodiosa canzone che andrà al festival di Sanremo

Roma, 27 luglio.

Le condizioni di Totò, colpito circa un mese fa da un serio malessere agli occhi che aveva addirittura fatto temere per le sue facoltà visive, sono di molto migliorate in questi ultimi tempi, tanto che il popolare comico ha potuto lasciare Roma Come tutti ricorderanno, due anni or sono, Totò venne colto da un'analoga infermità al tempo in cui dirigeva la propria compagnia di riviste, in quel momento a Milano per un corso di recite. Il comico dovette allora lasciare di colpo la compagnia poiché le luci della ribalta aggravavano le condizioni degli occhi già molto infiammati.

Allora si temette che la vista del principe Antonio De Curtis fosse in pericolo. Ma una lunga e difficile cura, che gli impose la permanenza per oltre un mese in una camera completamente buia, lo rimise in condizione di riprendere se non l'attività teatrale, almeno quella cinematografica. Il trattamento curativo venne sempre continuato dall'attore. Ma fu proprio un medicamento non perfettamente assorbito che cagionò ultimamente l'aggravarsi del suo male. Totò stava girando dai primi di giugno il film «La cambiale», diretto da Camillo Mastrocinque e la luce dei riflettori fu causa di gravi complicazioni del malessere già insorto. Per consiglio ilei medici curanti, egli fu costretto ad interrompere le riprese e ad isolarsi nuovamente in una camera buia. I pochi intimi che hanno potuto rendergli visita in quest'ultimo periodo riferiscono che Totò conservava intatto il suo abituale ottimo umore.

1959 07 28 La Stampa Malattia f1

Non potendo leggere nè altrimenti occupare la mente, egli si svagava componendo i motivi e le parole di canzoni che registrava sul magnetofono. Ne sono usciti cosi alcuni brani, uno dei quali di felice melodia. Totò conta, con questo pezzo, di presentarsi ancora una volta al festival di Sanremo. Per ora l'attore è in vacanza in un piccolo paesino francese del Lavandou, ove abitualmente trascorre un periodo ad ogni estate. Si ritiene che, completamente ristabilito, egli possa rientrare a Roma ai primi di settembre per ultimare le riprese del film interrotto.

a.n., «La Stampa», 28 luglio 1959


1959 10 21 La Stampa Toto Malattia agli occhi intro

Roma, 20 ottobre.

Nel maggio scorso, nuovamente colpito dal serio malessere agli occhi che lo molesta da tempo, Totò aveva dovuto sospendere ogni attività e sottoporsi a nuove cure. I medici gli consigliavano il riposo assoluto e l'attore si recava nell'estate in una sua proprietà in Francia per un periodo di convalescenza. Rientrato in Italia e completamente ristabilito, il principe Antonio De Curtis, si è recato nei giorni scorsi a Napoli, ove ha incontrato gli interpreti del film «Ferdinando re di Napoli» che lo hanno festeggiate per la sua guarigione.

In quell'occasione uno degli addetti alla produzione del lavoro ha avuto la «trovata» di inventare la notizia della partecipazione di Totò come interprete del film, annunciando che la sua adesione era stata solennizzata da De Sica, Eduardo e Peppino De Filippo e dagli altri protagonisti con una cena. Ma, al momento di sospendere la sua attività, Totò aveva abbandonato le riprese del film «La cambiale», diretto da Camillo Mastrocinque.

La notizia della partecipazione del comico al nuovo lavoro senza ultimare le scene rimaste in sospeso del vecchio film ha giustamente allarmato il produttore e i distributori interessati a «La cambiale». Di ritorno a Roma dopo il breve soggiorno napoletano, Totò si e quindi affrettato a smentire ogni sua partecipazione al film su Ferdinando, affermando che la notizia è priva di ogni fondamento Egli si accinge infatti ad iniziare le riprese del film di Mastrocinque che saranno ultimate verso la fine del mese.

«La Stampa», 21 ottobre 1959


«Non vedo ancora bene - dice - ma in giugno percepivo solo il chiaro e lo scuro» - Costretto a stare sempre in casa, ha composto poesie e una canzone

Roma 31 ottobre, notte.

Dopo cinque mesi di forzata inattività, Totò è ricomparso oggi nel teatro di posa dell’Istituto nazionale «Luce» per terminare «La cambiale», il film interrotto il 6 giugno scorso per il riaffacciarsi della malattia degli occhi, che tre anni e mezzo or sono lo aveva costretto a sospendere la sua ultima rivista a Palermo.

Totò non vede ancora bene; non riconosce le persone, ne distingue solo le sagome; «E’ poco — egli dice — ma è già abbastanza rispetto a qualche mese fa, quando percepivo solamente il chiaro e lo scuro». Lavora con difficoltà e le lampade da diecimila che lo bersagliano dall'alto dei castelli di legno, gli procurano un doloroso bruciore agli occhi. Il registra Mastrocinque gli fa girare scene brevissime, di pochi minuti, per dargli modo di inforcare gli occhiali neri e riposare le pupille.

L’attore si muove nel teatro di posa sempre col timore di toccare inavvertitamente qualche filo elettrico o di inciampare in qualche cavo e se compie qualche passo falso ne ride per primo, come del resto ha riso nel sapere che Peppino De Filippo, che nel film «La cambiale» è suo cugino, lo chiama «il cecato». Totò cerca di nascondere questa sua momentanea semicecità sotto la scorza del suo gioioso carattere. Fra circa una settimana, quando la pellicola sarà ultimata, Totò dovrà nuovamente, per ordine del medico curante, osservare il più assoluto riposo e non affaticare soprattutto la vista. Sono necessari ancora parecchi mesi, forse un anno, prima che l'attore possa tornare a vedere discretamente.

In origine, quando dovette abbandonare la rivista a Palermo, si trattò di una emorragia interna del bulbo oculare destro; poi, al termine di intense cure, la pupilla riprese lentamente la sua funzione. Quest’anno l’occhio si riammalò. «Era il sei giugno — è Totò che parla — durante la seconda giornata di lavorazione del film. Incominciai a vedere una macchia scura che mi ballava davanti all’occhio destro. Piano piano, la macchia si ingrandì e, a un certo punto, mi sembrò di aver perso completamente la vista. Ora va molto meglio, anche perchè so esattamente quello che ho: c’è nel mio occhio del liquido che deve essere riassorbito dai tessuti. Attualmente non c’è più buio davanti alle mie pupille, ma una opacità nella quale già distinguo le ombre ed anche i contorni delle cose. Quando il liquido sarà completamento riassorbito, allora rivedrò come prima».

Dal sei giugno Totò è rimasto quasi sempre in casa. La prima raccomandazione, infatti, che il medico gli fece è stata quella di evitare rigorosamente la luce del sole. Ha fatto delle passeggiate in automobile, ma di sera. L’attore ha occupato le lunghe giornate estive e queste autunnali componendo poesie ed una canzone, un valzer. Contrariamente a quello che si può pensare, le poesie di Totò non sono allegre; sono malinconiche ed amare. Una è la storia di una mondana, un’altra è il dialogo fra l’asino Sarchiapone ed il cavallo Ludovico, un’altra ancora si intitola «'O schiattamuorto», il becchino. L'ultima non è ancora terminata; ma di questa Totò non vuole parlare, perchè riguarda i nostri tempi, «ed io — egli dice — non voglio passare guai; mi capite?, sono versi uno pucorillo acidi».

«Corriere della Sera», 1 novembre 1959


1959 11 01 La Stampa Toto Malattia agli occhi intro

Non è ancora guarito dal serio disturbo agli occhi - Dovrà stare altri tre mesi a riposo

Roma, 31 ottobre.

Totò ha iniziato in questi giorni con Poppino De Filippo le riprese delle ultime scene de «La cambiale», con la regia di Camillo Mastrocinque La lavorazione del film, come si ricorderà, aveva dovuto essere sospesa, cinque mesi or sono, a causa del fastidioso malessere agli occhi del celebre comico, il quale, sebbene la sua parte comportasse l'uso di occhiali neri, non poteva sopportare le intense luci del set.

«In questi cinque mesi, ha detto Totò ai giornalisti durante una pausa delle riprese, mi sono diligentemente curato. Infatti il mio male era abbastanza grave: si trattava di una congestione sanguigna che sciogliendosi ha velato interamente il globo oculare, togliendomi quasi completamente l'uso della vista. Anche ora, malgrado le cure e la continua assistenza di specialisti, non posso dire di avere completamente ricuperato la chiarezza visiva Non vedo che delle ombre, ma adagio adagio, un po' per giorno, tutto si va schiarendo intorno a me».

Il principe De Curtis, infatti, non riconosce le persone che lo accostano che dalla voce e nel porgere la mano va ancora a tentoni. I medici gli hanno detto che le cure e l'assoluto riposo dovranno prolungarsi per duo o tre mesi almeno La settimana di lavoro alla quale si sta sottoponendo è, più che altro, un favore verso il produttore del film interrotto che, con queste brevi sequenze, sarà portato a termine

Sia pure per un'epoca non immediata Totò ha dei programmi. «Ho molti contratti firmati prima del giugno scorso, dice, e spero di poter riprendere al più presto l'attività cinematografica. Di teatro per ora, date le mie condizioni, non se ne parla. Quanta ai film in progetto, il primo dovrebbe essere "Totò reduce" che dovrei girare con il regista Mauro Bolognini».

«La Stampa», 1 novembre 1959


1959 11 01 Il Messaggero Toto Malattia occhi intro

«E' come se portassi un paio d'occhiali di vetro smerigliato», ha detto per spiegare quale sia il fastidio che ancora lo affligge - Il «primo giorno di scuola» del grande attore

Dopo cinque mesi d’assenza, Totò il popolarissimo attore comico dei nostri schermi, è tornato ieri ai teatri di posa dell'Istituto Luce, per riprendere la lavorazione del film «La cambiale» del regista Camillo Mastrocinque. Totò non è ancora completamente guarito del male che fu la causa del suo improvviso ritiro dalle scene e perciò di questa lunga pausa nella lavorazione del film. I suoi occhi distinguono bene le immagini, ma gliele rendono velate. «E' come so portassi un paio d’occhiali con i vetri smerigliati — spiega — Il liquido del versamento che ebbi si sta riassorbendo. I medici mi hanno detto che ci vorranno altri cinque mesi buoni per guarire del tutto».

L’ultima volta che ci incontrammo con lui, nella sua bella casa ai Parioli, era un pomeriggio destate e faceva un gran caldo. Parlammo del film che aveva dovuto interrompere, parlammo delle sue poesie e delle sue canzoni. Gli promettemmo di tornare da lui il giorno che i medici gli avessero permesso di ricominciare a lavorare. Dovevamo bere un calice di champagne.

Ieri, lo champagne non c’è stato, perchè non c’era tempo. Il regista e i compagni di lavoro non lo hanno mollato un momento. Era come il primo giorno di scuola, ma già davano i compiti. Per esigenza di scena, Totò indossava uno sdrucito soprabitino e un cappello sformato che gli pendeva sulle orecchie. Doveva suonare a una porta: da dentro gli dicevano «avanti» e lui entrava. Dentro c'erano Peppino De Filippo e Peppino De Martino. Sulla targa della porta si leggeva «Posalaquaglia e Posalaquaglia - Consulenze testimoniali».

La scena è stata ripetuta parecchie volte, poi gli attori hanno avuto un momento di tregua. Totò si è subito messo un grande paio di occhiali neri, per proteggersi le pupille dalla luce bianca dei riflettori. Era un po’ stanco, ma sembrava felice. Il primo ad avvicinarglisi è stato il prof. Galeazzi. Gli ha sussurrato qualche cosa in un orecchio, e subito Totò si è toccato gli occhiali, come per dire : «Ma non lo vede che li ho messi?». Il viso del grande attore era atteggiato alla soddisfazione più completa. Egli era sceso da un macchinone americano lungo dieci metri, e si sentiva ora a suo agio in quel soprabituccio da quattro soldi, con quel cappellaccio da morto di fame, con l’odore dolciastro del cerone sotto il naso.

«Principe, come va?» gli abbiamo chiesto. «’Na bellezza!», ha risposto. Totò ci tiene a questo film. Gli piace il soggetto e soprattutto gli piace il personaggio che deve interpretare. Se egli non si fosse ammalato, ora la pellicola già sarebbe in proiezione. Oltre a Totò, a Peppino De Filippo e a Martino, vi hanno lavorato Gassmann, Bocich e molti altri attori di teatro.

Abbiamo rimandato il nostro calice di champagne al giorno della «prima», giorno che ormai non dovrebbe essere lontano.

«Il Messaggero», 11 novembre 1959


«Gazzettino Sera», 6 maggio 1957

«Il Paese», 8 maggio 1957

«Corriere della Sera», 7 maggio 1957

«Il Messaggero», 7 maggio 1957

1957 05 07 Momento Sera Malattia Occhi intro«Momento Sera», 7 maggio 1957

1957 05 08 Il Messaggero A Prescindere malattia intro«Il Messaggero», 8 maggio 1957

1957 05 08 La Stampa A prescindere malattia articolo intro«La Stampa», 8 maggio 1957

1957 05 08 La Stampa A prescindere malattia intro«La Stampa», 8 maggio 1957

1957 05 08 Stampa Sera A prescindere malattia intro«Stampa Sera», 8 maggio 1957

1957 05 08 L Unita Malattia occhi intro«L'Unità», 8 maggio 1957

1957 05 08 L Unita Malattia occhi 2 intro«L'Unità», 8 maggio 1957

1957 05 09 Il Paese Malattia intro«Il Paese», 9 maggio 1957

1957 05 09 Il Messaggero A Prescindere malattia intro«Il Messaggero», 9 maggio 1957

1957 05 09 Il Tempo Malattia intro«Il Tempo», 9 maggio 1957

1957 05 09 La Stampa A prescindere Mattia occhi intro«La Stampa», 9 maggio 1957

1957 05 09 L Unita Malattia occhi intro«L'Unità», 9 maggio 1957

1957 05 09 Momento Sera Malattia intro«Momento Sera», 9 maggio 1957

1957 05 10 Gazzettino Sera Malattia occhi intro«Gazzettino Sera», 10 maggio 1957

1957 05 10 Il Paese Malattia intro«Il Paese», 10 maggio 1957

1957 05 10 Il Messaggero Malattia intro«Il Messaggero», 10 maggio 1957

1957 05 10 Il Messaggero Malattia occhi intro«Il Messaggero», 10 maggio 1957

1957 05 10 Il Tempo Malattia intro«Il Tempo», 10 maggio 1957

1957 05 10 Momento Sera Malattia intro«Momento Sera», 10 maggio 1957

1957 05 10 Nuova Gazzetta di Reggio Malattia intro«Nuova Gazzetta di Reggio», 10 maggio 1957

1957 05 11 Nuova Gazzetta di Reggio Malattia intro«Nuova Gazzetta di Reggio», 11 maggio 1957

1957 05 13 La Stampa A prescindere malattia intro«Stampa Sera», 13 maggio 1957

1957 05 14 Gazzettino Sera Malattia occhi intro«Gazzettino Sera», 14 maggio 1957

1957 05 31 Momento Sera Articolo intro«Momento Sera», 31 maggio 1957

1957 12 09 Momento Sera La legge e legge Malattia intro«Momento Sera», 9 dicembre 1957

 

1960 04 13 Il Messaggero Toto f1 L

«Il Messaggero», 13 aprile 1960


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La malattia agli occhi di Totò: cronologia di un dramma


febbraio 1957

Durante la tournèe della rivista teatrale "A prescindere", Totò venne colpito da una broncopolmonite virale, e nonostante i pareri dei medici che gli dissero di riposare, tornò sul palco dopo alcuni giorni, ciò gli causò uno svenimento appena prima di entrare in scena. I medici gli prescrissero almeno due settimane di assoluto riposo, ma Totò ritornò ugualmente a recitare esibendosi a Biella, Bergamo e Sanremo, dove cominciò ad avvertire i primi sintomi dell'imminente malattia alla vista.


 Milano 12 marzo 1957

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Il Professor Cesare Bussolati con studio in Milano, specializzato in malattie infettive, certifica il lieve miglioramento della malattia a carico dell'apparato respiartorio, con l'impiego di massicce dosi di farmaci antibiotici, ricostituenti. Lo stato di salute del paziente, all'atto della visita, risultò buono.

Palermo, dal 3 al 6 maggio 1957


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Nella tappa che toccò la città di Palermo, la situazione precipitò. Per non deludere il pubblico ritornò sul palcoscenico - con un paio di spessi occhiali da sole - la sera del 4 maggio e, in due spettacoli, del 5. Mentre recitava al Teatro Politeama Garibaldi nella serata di domenica 5 maggio, verso il termine dello spettacolo si avvicinò alla Faldini (che aveva sostituito l'attrice Franca May e recitava sul palco insieme a lui) sussurrandole che non vedeva più; contando perciò solo sulle sue abilità e sull'appoggio degli altri attori, fece in modo di accelerare la conclusione dello spettacolo. L'interruzione della rivista fu comunque inevitabile e il giorno 6 maggio fu interrotta definitivamente la tournéee della rivista. Inizialmente i medici ritenevano che fosse un problema derivato dai denti, gli venne però diagnosticata una corioretinite emorragica all’occhio destro. L'aggravamento della malattia patita a febbraio, fu facilitato dall'aver trascurato i necessari tempi di recupero e dalle condizioni persistenti di deperimento generale ancora in essere. Totò perse infatti completamente la vista nella parte centrale della pupilla dell'occhio destro (vedeva soltanto sui lati degli occhi, come un vetro appannato). Inoltre, circa venti anni prima aveva già perso l'altro occhio per un distacco di retina operato male: Totò si ritrovò di fatto quasi cieco. 


Palermo, 6 maggio, ore 20,15, teatro Politeama. Circa duemila persone attendono di assistere all'ultima rappresentazione di Totò a Palermo. Arriva invece un certificato medico redatto dal professore Cascio dopo la visita del pomeriggio. La folla davanti al teatro apprende che la recita non ci sarà. Ci vogliono cinquanta agenti della Celere capitanati dal tenente Bresci e dal commissario di pubblica sicurezza Nirabile per tenere a bada gli spettatori. Un cartello viene posto sulla cancellata centrale del Politeama: 'lo spettacolo è sospeso per grave infermità di Totò. I biglietti verranno rimborsati a partire da domani.

Giuseppe Bagnati


Antonio divenne cieco in scena, sulle tavole del Politeama a Palermo, vestito da Napoleone, a tre passi da me [...] Notai che batteva le palpebre come per togliersi un corpo estraneo dagli occhi e voltava per un attimo le spalle al pubblico guardandosi attorno con le pupille sbarrate.

Franca Faldini


Gli viene diagnosticata una "coroidite essaudivante in atto con pregressa corioretinite disseminata, visus spento".



Liliana de Curtis parla della malattia agli occhi del papà



[...]Anche se cieco, la sua tempra di attore gli permise di superare la gravissima, improvvisa menomazione senza abbandonare la scena e successivamente, dopo un periodo di isolamento in casa, di tornare a recitare davanti alla macchina da presa. A partire da "Totò, Peppino e le fanatiche", del 1958, che è il primo film girato dopo la cecità, Totò recitò fino al 1967 in altri quarantotto film, ossia la metà esatta dell'intero corpus dei suoi noventasette film. (esclusa la serie televisiva "Tuttototò" n.d.r.)

Ennio Bispuri


Napoli, 8 maggio 1957

Totò, Franca Faldini e Liliana partono da Palermo e sbarcano a Napoli, quindi di corsa verso la casa di Roma dove inizierà un lungo e travagliato periodo di convalescenza. I medici impongono un periodo al buio più completo e circa sessanta giorni di riposo assoluto. Totò, da questo momento in poi, sarà costretto ad indossare sempre un pesante paio di occhiali scuri, che toglierà solo per le riprese dei film.

Fu il Professor Giambattista Bietti ad emettere la diagnosi giusta. Si trattava, disse, di una corioretinite emorragica essaudivante di carattere virale, probabilmente conseguenza della broncopolmonite virale trascurata. Il danno già subito era irreversibile, per evitare di aggravarlo ulteriormente ed arginarlo, oltre al buio e all'immobilità, erano indispensabili antibiotici, antiemorragici, colliri e controlli

Franca Faldini


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Pianse al rientro a casa, quando non riuscì ad afferrare la mano tesa del personale e a vedere Gennaro che dal trespolo gli volava contro. Poi non pianse più, si rintanò nella sua stanza e lì rimase tra letto e lettuccio, le serrande abbassate sul sole di primavera, per mesi e mesi di oscuro isolamento.

Franca Faldini

Edoardo (Clemente), con una genialità tutta napoletana, aveva costruito in casa, per dargli la possibilità di controllarlo più spesso, un rudimentale apparecchio per il campo visivo. E così su questo seguivamo, dietro il puntino luminoso manovrato dall'oculista e i suoi 'vedo, vedo, no, adesso no, non vedo, no, no, no, adesso si, ora vedo di nuovo e anche ora', i suoi impercettibili progressi.

Franca Faldini


Sono state fatte molte esagerazioni. Non andrò in nessuna clinica e non sto per diventare cieco. Mi curerò in casa e ho fiducia che presto riprenderò il mio lavoro. Appena la notizia della mia infermità è stata diffusa dai giornali mi sono giunti a Palermo fasci di telegrammi da ogni città d'Italia, e specialmente da Napoli, da Roma e da Milano. Tutti gli artisti italiani hanno voluto manifestarmi la loro affettuosa solidarietà. Tino Scotti, mio collega e amico, mi ha annunciato di essere pronto a offrirmi un occhio, perché mi sia risparmiata la cecità; ma io ritengo che non ve ne sia bisogno. Sono convinto che si tratti di una quisquilia.

Antonio de Curtis, 10 maggio 1957


La vicenda giudiziaria

La rassegna stampa completa della contesa giudiziaria fra gli impresari Mazza e Paone contro Antonio de Curtis per la presunta inadempienza contrattuale.

Le vicende che hanno indotto Totò a sospendere le rappresentazioni della sua Compagnia di riviste e di scioglierla a Palermo dopo tre sole recite e con un anticipo di dodici giorni sul previsto, non hanno soddisfatto il dott. Salvatore Mazza — impresario della compagnia diretta dal popolare comico per le regioni di Sicilia e Calabria e comproprietario del Teatro Metropolitan, dove avrebbe dovuto essere rappresentata la rivista «A prescindere».

Le conseguenze giudiziarie della decisione di Totò di interrompere la tournée in Sicilia non si sono fatte attendere. Passato il primo momento di commozione, impresari e avvocati sono sul piede di guerra per reclamare il pagamento dei danni subiti. Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Catania, il dottor Salvatore Massa, impresario per la Sicilia e Calabria della compagnia, ha fatto il punto sulla situazione. Il dottor Massa ha ottenuto il sequestro conservativo delle 42 casse che contengono i costumi e le attrezzature della compagnia, intendendo egli ottenere il risarcimento dei danni subiti per l’ammontare di 19 milioni.

L’impresario Remigio Paone, titolare della compagnia di cui faceva parte Totò, ha incaricato un noto oculista di compiere una visita fiscale, a termini del contratto nazionale di categoria, per accertare se l'infermità agli occhi di Totò fosse talmente grave da imporgli l'immediata interruzione degli spettacoli. Sembra infatti che in seguito alla visita dell’oculista di Palermo, prof. Sala, si fosse in un primo tempo considerata la possibilità di interrompere la «tournée» della compagnia per due sere soltanto, riprendendo gli spettacoli a Catania, secondo il programma prestabilito, che si sarebbe concluso il 21 maggio a Napoli. Totò, invece, sciolse la compagnia il 6 maggio 1957 a Palermo, rinunciando a tutta la «tournée», e dandone comunicazione all'esercente teatrale Mazza, che aveva concordato col titolare della compagnia, dott. Paone, il programma di recite in Sicilia.

Remigio Paone ha tenuto ad informare che tra lui e del Principe Antonio de Curtis, da tempo, i rapporti erano tutt'altro che cordiali, dopo scontri frequenti e talvolta vivaci - come avviene di norma nella acceso periodo di preparazione e allestimento dello spettacolo - e che questo malgrado tutto fu varato sul finire di novembre a Roma. Paone, infine, ha pur dichiarato che Totò senza avvisare lui, capocomico, un gesto che definisce arbitrario scioglieva la compagnia che non era la sua senz'altro avvisarlo. «Logico quindi che di fronte a questa situazione, aggravata dalla citazione per danni di Salvatore Mazza, io stia per iniziare azione di rivalsa nei confronti del Principe Antonio de Curtis».

Ed il dottor Paone ha soggiunto di aver officiato un medico fiscale, un oculista di sua fiducia perché domani si rechi a casa di Totò per quella visita fiscale che il Contratto Nazionale impone e per l'avvio e gli sviluppi della lite giudiziaria. Non solo, ma Paone capocomico lamenta che Totò all'atto di definire il contratto (aprile 1956) non lo abbia avvisato della possibilità che il male sofferto all'occhio sinistro potesse estendersi a quello destro, con conseguenze gravi per il per il regolare corso degli spettacoli. «Nulla da obiettare - ha aggiunto Paone - se il male risulterà effettivamente grave, ma comunque ogni decisione sulle sorti dello spettacolo Errepi n.108, spettava al titolare che ha corso tutti i rischi sin dalla prima idea di formarlo. Chi ha agito non nell'ambito delle sue mansioni ed i suoi diritti dovrà pagarne le conseguenze».

Fu a causa di questo fatto che i rapporti fra l'impresario Remigio Paone e Antonio de Curtis, si interruppero.


14 settembre 1957

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Certificazione medica del Prof. Lo Cascio di Napoli, dalla quale si evincono, a distanza di quattro mesi dal fatto, notevoli miglioramenti ma vengono consigliate solo poche ore di lavoro e in condizioni di assenza di stress. Divieto assoluto, per il momento, di doppiaggio al fine di evitare un eccessivo affaticamento della vista.


25 settembre 1957

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 Con questa missiva il Professor Lo Cascio di Napoli, rassicurava Totò circa le condizioni dell'occhio colpito dalla malattia. 


La salute sta benissimo, gli occhi stanno riprendendo... giorno per giorno migliorano.


26-29 ottobre 1957

Questa certificazione medica a firma del Dottor Tullio De Michele di Roma, veniva presentata alla produzione durante le riprese del primo film dopo la malattia "Totò, Vittorio e la dottoressa". In pratica veniva deciso, sotto stretto controllo medico, quando iniziare e interrompere la lavorazione in base alle condizioni del paziente
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4 novembre 1957

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Il Dott. Tullio De Michele, di Roma, certifica la permanenza al lavoro di Totò nei giorni 3 e 4 novembre, sotto controllo specialistico, dalle ore 16 alle ore 20,30, con prescrizione di interrompere tutte le attività dopo tale ora.


11 gennaio 1958

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Il Professor Giambattista Bietti, Direttore della Clinica Oculistica dell'Università di Roma, certifica le condizioni cliniche di Totò  soddisfacenti, pur essendo ancora presenti recenti focolai emorragici nell'occhio destro. Può continuare a lavorare, alle condizioni certificate nelle precedenti visite, limitatamente nel tempo e in condizioni di riprese all'esterno esse non potranno protrarsi oltre le ore 20,30. Rimane il divieto del doppiaggio, poichè procurerebbe ulteriore stress agli occhi con alto rischio di aggravamento del quadro clinico. Furono creati questi occhiali speciali con lenti speciali ad alta capacità d'ingrandimento per sopperire al deficit visivo di Totò.


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1957 - 1958


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Continua a interpretare film di grande successo come I soliti ignoti (con Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni), Totò nella luna, La cambiale, I tartassati, Risate di gioia (con Anna Magnani), Il comandante, Operazione San Gennaro di Dino Risi (con Nino Manfredi). Dall'inizio della malattia agli occhi e fino al 1967, Totò interpreta altri 48 film.


1959

Niente paura: non sono diventato cieco. Ho avuto, è vero, una ricaduta del male che mi aveva già colpito una volta, e la mia vista si è indebolita al punto che oggi riesco a distinguere poco più che delle ombre. E una situazione estremamente sgradevole, e occorre molta pazienza per sopportarla. Ma fortunatamente si tratta di una cosa passeggera: fra un mese o due le mie condizioni miglioreranno.

1963

Bersani: "Una domanda delicata: come vanno gli occhi?"

Totò: "Bene, vedo con la periferia. Sei io guardo lei, fisso, la vedo senza testa, invece, girandomi, la vedo bene. Sul set cambia tutto. Appena batte il ciack, ci vedo benissimo. E' un fatto nervoso, lo hanno spiegato i medici, un fenomeno. Sul set faccio tutto: salto, mi arrampico..."



1963. Intervista in casa di Totò realizzata da Lello Bersani

Come può vedere sto bene, benissimo. La salute c'è, anche se non tutta. È sempre l'occhio destro che, a dir la verità, mi rompe un poco le scatole. Ma non si tratta di una cosa grave, come quella di tre anni fa. Un velo di opacità si è formato sopra l'occhio e finché non sarà riassorbito, dovrò accontentarmi di vedere solo ombre. Anche l'occhio sinistro è debole, ma è una cosa di vecchia data. Esco di notte e raramente per evitare d'incontrare amici e conoscenti. Se mi salutano, io non voglio che pensino che non contraccambio per maleducazione, o per superbia. Il fatto è che non li vedo proprio.

Antonio De Curtis


Riferimenti e bibliografie:

  • Archivio Famiglia Federico Clemente
  • Antonio de Curtis, Io sono sempre Totò e tornerò presto a farvi ridere, “Oggi”, n. 32, 6 agosto 1959
  • Vittorio Paliotti in "Totò ha affidato gli occhi a Santa Lucia", Oggi, 16 maggio 1957)
  • Maurizio Costanzo in "Totò migliora e pensa a un festival di “canzoni in salotto”", "Sorrisi e Canzoni TV", 16 agosto 1959
  • "Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fofi) - Feltrinelli, 1977
  • "Totò in 100 parole" - (Ennio Bìspuri) - Gremese, 2014
  • "Totò, l'ultimo sipario" (Giuseppe Bagnati) ,pag.97, Nuova Ipsa Editore, 2013
  • Estratti video dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.
  • Si ringrazia il Dott. Andrea Maria Costanzo per la condivisione della sua tesi dal titolo "La malattia oculare di Totò ed il rapporto con la sua arte".