La malattia agli occhi di Totò: la lunga convalescenza

Totò Malattia


Rassegna stampa


1957-05-09-Corriere-della-Sera

Roma, 8 maggio.

È giunto in automobile a Roma, il principe Antonio De Curtis. che domenica scorsa a Palermo, dovette interrompere lo spettacolo della sua rivista a causa del male agli occhi. Egli doveva entrare nella clinica oculistica dell’Università di Napoli per sottoporsi alle cure del prof. Lo Cascio. Stamane, invece, ha deciso di trascorrere il periodo di riposo e di cure nella casa romana di viale Bruno Buozzi, ove sarà assistito da Franca Faldini e dalla figlia. Entro oggi giungerà a Roma il prof. Lo Cascio per l’inizio della cura che proseguirà con la collaborazione dell'oculista personale deirattore. prof. Mic-cichè. ...

Totò era giunto stamane a Napoli, con la motonave « Calabria » proveniente da Palermo, accompagnato da Franca Faldini, dalla figlia Liliana e dal genero Gianni Buffardi. Totò non appariva depresso: era di ottimo umore, sempre pronto alla battuta umoristica. Appena sbarcato, Totò, che aveva gli occhi protetti da occhiali neri, ha preso posto sulla sua automobile e si è diretto subito a Roma.

1957 Toto Teatro 13 L

Il popolare attore aveva parlato ai giornalisti nel salone della motonave,. narrando la sua disavventura. Per precedente infermità, egli aveva perduto la vista dell’occhio sinistro e si era sempre sottoposto a visite di controllo e alle cure del suo oculista di fiducia, prof. Miccichè.

Totò ha narrato poi come sia stato costretto a sospendere le recite iniziate con tanto successo a Palermo e che avrebbe dovuto proseguire nei centri minori della Sicilia.

«Nel decorso della grave affezione polmonare da cui sono stato colpito a Milano nello scorso febbraio — ha detto — mentre partecipavo alle prime rappresentazioni della rivista "A prescindere", ho fatto abuso di antibiotici, di acromicina in particolare, per raggiungere al più presto la guarigione. Questa cura, per consiglio del medico, è stata accompagnata da quella di vitamine, ma. come mi è stato detto dall’oculista di Palermo da cui mi son fatto visitare non appena avvertii dei disturbi e una notevole riduzione della vista, esse non sono state sufficienti a ridare equilibrio al mio organismo che aveva bisogno di una notevole convalescenza e di assoluto riposo.

« D'altra parte — ha proseguito Totò — come era possibile disertare le scene dopo lo strepitoso successo di "A prescindere"? Mi sarebbe sembrato di abbandonare i miei cari compagni e di arrecare un grave danno finanziario a Remigio Paone che tanto denaro ha investito nell’allestimento dello spettacolo. Sono quindi tornato al lavoro. Devo aggiungere che mi sono eccessivamente affaticato durante la tournee in altre province poiché sono uso prodigarmi per amore dell'arte e del pubblico che mi conforta della sua affettuosa simpatia. Ne è seguita l'emorragia nel mio occhio, per cui l'oculista palermitano, temendo un distacco della retina, mi ha imposto di abbandonare il teatro e di sottopormi ad adeguate cure e soprattutto di concedermi un breve riposo.

«Le mie condizioni visive — ha detto poi Totò — sono state naturalmente aggravate dalla luce dei riflettori e da quelle della ribalta, che finiscono sempre col provocare disturbi anche in una persona sana. Ora andrò a Roma dal mio oculista di fiducia, professor Miccichè, col quale ho già avuto un lungo colloquio telefonico e che mi assiste da tempo. Egli mi ha assicurato che l’emorragia si riassorbirà soprattutto con un adeguato riposo. Pertanto nulla vi è di allarmante, tanto è vero che ho la certezza di poter girare, nel prossimo giugno, insieme a Peppino De Filippo, un nuovo film dal titolo "Totò, Peppino e il marito imbroglione". Aggiungo che pochi giorni fa, a Palermo, ho ricevuto una telefonata da Fernandel che mi propone di partecipare con lui a un film comico per conto d'una grande casa francese. Ho desiderio di ritornare al più presto al lavoro. Voglio che sia cosi e cosi sarà ».

Abbiamo , chiesto a Totò, mentre Franca Faldini lo esortava a non affaticarsi, se avesse di recente scritto altre canzoni napoletane, ed egli ha risposto: «Napoli è la mia passione costante. La visione della mia città mi compensa di tutto. Sono commosso da queste manifestazioni al mio arrivo e dall'interessamento per la mia infermità».

Si, è vero, scrive, nelle brevi pause di riposo, canzoni e ha mostrato anche i versi di una sua ultima composizione che si riferiscono alla sua chitarra. «Ringrazio tutti dei saluti e degli auguri — ha concluso Totò — e mi auguro, non appena ristabilito, di trascorrere qualche giorno a Napoli fra gli amici, convinto che il clima della mia città e l’affetto dei concittadini costituiranno la cura migliore per la mia infermità. Grazie, grazie a tutti. Sono commosso e arrivederci presto ».

Il principe de Curtis ha cosi preso congedo dal presenti, avviandosi con passo svelto, insieme ai familiari, verso il pontile di sbarco. Sulla banchina era una folla di curiosi e fra essi numerosi portuali che hanno applaudito calorosamente il comico che, nel prendere posto sulla sua automobile, ha stretto la mano a tutti.

Si è appreso che l’Ambasciata d’Austria ha comunicato a Totò che il più illustre oculista di Vienna è pronto a recarsi a Roma per visitarlo e curarlo, ma egli intende affidarsi al suo medico di fiducia, che conosce i precedenti dell'infermità riacutizzatasi in questi giorni.

Da Palermo i suoi compagni di lavoro, alcuni dei quali sono giunti stamane con la stessa « Calabria », proseguiranno al più presto per Roma insieme con l'amministratore della disciolta compagnia.

L’impresario di un teatro di Catania ha iniziato un’azione legale col sequestro del bagaglio essendo Totò venuto meno, non per cause di forza maggiore, al suoi impegni contrattuali. Invero, fra gli accertamenti dell'oculista di fiducia di Totò e quelli del sanitario che lo ha visitato per incarico dell’impresario catanese vi sarebbe una notevole differenza. Il primo ritiene che il «visus» è ridotto di otto decimi, il secondo di soli quattro.

«Corriere della Sera», 9 maggio 1957


Corriere-della-Sera
«Corriere della Sera», 9 maggio 1957

1957 05 09 La Stampa malattia intro

"Si è esagerato", ha dichiarato l’attore "presto riprenderò il lavoro" -  Escluso il pericolo della cecità - Tino Scotti gli avrebbe offerto un occhio per un eventuale trapianto

Roma, 8 maggio.

«Niente di grave, si è esagerato», ha cosi dichiarato al piccolo pubblico di ammiratori che erano ad attenderlo stamane nei pressi della sua abitinone, in via Bruno Buozzi, il principe Antonio De Curtis, in arte Totò. «Non andrò in nessuna clinica — ha proseguito — poiché non ve n’è alcun bisogno. Mi curerò in casa ed ho fiducia, che presto riprenderò il lavoro».

Il popolare attore napoletano che era accompagnato dalla moglie, la signora Franca Faldini e dalla figlia Liliana, è salito subito nel suo appartamento. In serata è stato possibile avvicinare il prof. Speciale, che da tempo assiste Antonio De Curtis, e chiedergli alcune notizie sulla sua salute. «Importante — ha detto — è ora il riposo totale, con astrazione assoluta da qualsiasi preoccupazione od occupazione. Naturalmente ha bisogno di cura, ma guarirà sicuramente ».

Nonostante le disposizioni date di non disturbare l'infermo, numerose telefonate di artisti, esponenti del mondo del cinema e del teatro, giungono in casa De Curtis per chiedere informazioni sulla sua salute. Biglietti di auguri, e fasci di fiori giungono In continuazione alla portineria.

Sembra, addirittura, che Tino Scotti abbia fatto giungere da Milano l'offerta di un suo occhio per Totò. L’attore milanese avrebbe telefonato in proposito all'oculista napoletano prof. Lo Cascio, ch'era stato invitato a Palermo per visitare Totò, dichiarando che metterebbe con entusiasmo a disposizione di Totò un suo occhio purché il collega d'arte non rimanga cieco.

«La Stampa», 9 maggio 1957


La Stampa
«La Stampa», 9 maggio 1957

1957-05-09-Corriere-della-SeraMalattia

«Si sono fatte molte esagerazioni», commenta l'attore appena giunto a Roma, dove non entrerà in una clinica, ma si curerà in casa

Roma 8 maggio, notte.

«Totò», colpito a Palermo — com’è noto — da un forte abbassamento della vista, è rientrato oggi a Roma. Il popolare comico, ai secolo principe Antonio De Curtis, ha detto ni giornalisti: «Sono state fatte molte esagerazioni. Non andrò in nessuna clinica e non sto per diventare cieco. Mi curerò in casa e ho fiducia che presto riprenderò il mio lavoro».

«Totò» ha spiegato quindi che due mesi fa, ammalatosi di broncopolmonite a Milano, dove recitava, fece grande uso di antibiotici, che lo indebolirono notevolmente. L’intenso lavoro affrontato e la luce dei riflettori della ribalta gli procurarono una lieve emorragia all’occhio destro, dal quale non vede più. Egli teme ora di com* promettere la sua vista, continuando a lavorare in scena, e ha deciso di riposarsi e di proteggere gli occhi con un grosso paio di occhiali neri.

Giunto stamane in auto da Napoli, dove era sbarcato poche ore prima dal piroscafo di linea proveniente da Palermo, «Totò» era insieme alla figlia Liliana e all'attrice Franca Faldini. Mentre posava, sulla soglia della sua abitazione, per i numerosi fotografi che erano ad attenderlo, ha conversato cordialmente con i giornalisti e ha ringraziato commosso i passanti, che gli rivolgevano auguri di immediata guarigione.
«Appena la notizia della mia infermità è stata diffusa dai giornali — ha detto poi — mi sono giunti a Palermo fasci di telegrammi da ogni città d’Italia, e specialmente da Napoli, da Roma e da Milano. Tutti gli artisti italiani hanno voluto manifestarmi la loro affettuosa solidarietà. Tino Scotti, mio collega e amico, mi ha annunciato di essere pronto ad offrirmi un occhio, perchè mi sia risparmiata la cecità; ma io ritengo che non ve ne sarà bisogno. Sono convinto che si tratti di una quisquilia.

«Per dimostrarvi che sto bene — ha concluso Totò — voglio accennarvi i versi della mia ultima canzone. Si Intitola "Chitarra mia" ed è piuttosto sentimentale».

La figlia del popolare comico, signora Buffardi, si è detta certa, dal canto suo, che il padre possa riprendere la sua attività artistica al massimo tra due mesi. Infine, l’oculista che ha in cura «Totò» da molti anni, il prof. Pietro Speciale Piccichè, ha dichiarato: «L’importante, per il mio cliente, ora e il riposo: riposo totale, con astrazione assoluta da qualsiasi preoccupazione od occupazione. Nulla meglio della quiete e possibilmente del sonno, può ridare all’organismo serenità e vigore».

Frattanto a Catania, l’impresario dott. Salvatore Mazza, che aveva organizzato il giro della compagnia di Totò in Sicilia (Palermo, Caltagirone, Catania e Messina) e a Palmi di Calabria, e che a Palermo ha fatto apporre i sigilli a parte del bagaglio e della attrezzatura della compagnia, ha detto questa sera al giornalisti i motivi della sua azione, precisando che da quanto in un primo tempo appariva, le facoltà visive dell unico occhio superstite dell'attore. In base a una visita compiuta da un oculista, per conto e nell’interesse del dott. Mazza, risultavano ancora efficienti (sei decimi, invpce di due), sicché l’Impresario esigeva che «Totò» proseguisse il viaggio.

«Corriere dell'Informazione», 9 maggio 1957


Corriere-dell-Informazione
«Corriere dell'Informazione», 9 maggio 1957

1957-05-09-Il-Messaggero

Una prima visita e le impressioni dei medici - La malattia non ha scosso il morale dell'attore che è fiducioso nella guarigione - Oggi un consulto dei professori Frugoni e Piccichè.

Ieri sera il professore Speciale Piccichè, insieme al medico curante dott. Mario Galeazzi ha lungamente visitato Totò nella sua casa di viale Bruno Buozzi. Il principe de Curtis era giunto a Roma, proveniente da Napoli verso le 11 di ieri mattina. Il prof. Piccichè alla fine della visita, ci ha dichiarato: «Per quanto riguarda le condizioni oculistiche, mi riservo di rivedere domani mattina il paziente. Poiché le condizioni generali dell'ammalato sono state trattate, da me e dal dott. Mario Galeazzi, molto scadute, domani mattina il principe de Curtis sarà visitato dal prof. Frugoni ».

La malattia di Totò non è grave, ma le condizioni della tua salute risentono dello sforzo che egli ha dovuto superare dopo la broncopolmonlte che lo colse a Milano mentre recitava al Teatro Nuovo. Durante quella malattia egli fu sottoposto ad un intenso trattamento di antibiotici. Appena ristabilito, ma non guarito, l'attore per un senso di scrupolo si sentì in dovere di risalire sulle scene. Quello sforzo compiuto in condizioni fisiche non buone ha evidentemente nociuto alla sua salute, infatti il popolarissimo attore avverti un mese fa il primo malessere agli occhi recitando a San Remo. A Firenze iI male aumentò ma egli non volle abbandonare il suo lavoro e prosegui la sua fatica serale, sicuro che la vista sarebbe ritornata normale. A Palermo, invece, il dolore agli occhi e quasi la cecità lo hanno, com'è noto, costretto ad interrompere le rappresentazioni della n vista.

Ieri sera il noto oculista professor Piccichè si è trattenuto nella stanza di Totò per più di un'ora. Tornerà oggi per compiere un consulto con Frugoni e con il medico curante. Soltanto dopo questo consulto sarà possibile conoscere la diagnosi del male che ha colpito Totò, il quale per ora deve osservare un assoluto riposo. Infatti l'attore è nella sua stanza, al buio, assistito dai familiari. Ai piedi del letto monta di sentinella il vecchio e fedele cane lupo, Dick, inseparabile amico di Totò da quattordici anni, «Sono sicuro, ci ha dichiarato ieri sera, che ritornerò a vedere come prima. non appena avrò ripreso le mie forze».

I sintomi piò gravi del male Totò il avverti lunedi scorso al Politeama Garibaldi di Palermo al momento in cui interpretava la parodia dell'«Otello». Il pubblico non avvertì la drammatica situazione dell'attore il quale ad un certo momento vide calare davanti agli occhi come un velario di nebbia. Uscendo dalla scena fu riaccompagnato nel camerino dalla figliola. Il giorno successivo fu necessario interrompere le recite e quindi sciogliere la compagnia.

Nonostante l'ora, ieri mattina alle ore 6 a Napoli una folla di amici, giornalisti e fotografi riempiva le banchine del Molo Angioino al momento che attraccava la motonave «Calabria» proveniente dalla Sicilia.

Totò è apparso pallido e sorridente ed ha risposto In tono scherzoso ed ottimista alle domande che gli hanno rivolto i colleghi. Era commosso nei dichiarare: «Appena la notizia della mia infermità è stata diffusa dai giornali, mi sono giunti a Palermo fasci di telegrammi da ogni città d’Italia e specialmente da Napoli, da Roma e da Milano. L'Ambasciata d'Austria a Roma mi ha cortesemente indicato il nome d'un oculista disposto a raggiungermi in Italia. L'offerta fraterna del mio collega Tino Scotti mi ha commosso. Ma io sono certo che non ve ne sarà bisogno. Ho ancora da dire e da fare molte cose nella mia carriera d'attore».

Certo è che la natura del male che ha colpito cosi duramente Totò non provocherà, come è stato annunciato in precedenza, il pericolo della cecità. Il consulto di stamane del prof. Piccichè e del prof. Frugoni dirà come e quando Tòtò potrà ritornare alla luce del suo lavoro.

«Il Messaggero», 9 maggio 1957


Il-Messaggero
«Il Messaggero», 9 maggio 1957

1957-05-09-Il-Tempo-Malattia

Il popolare comico, giunto ieri a Roma, conta di poter riprendere presto il suo lavoro. Ha scritto una nuova canzone. Interpreterà un nuovo film ai primi di giugno

Immobile, nella sua sontuosa stanza dell appartamento romano di viale Buozzi, Totò se ne sta al buio, una benda nera sugli occhi. Il viaggio da Napoli a Roma compiuto ieri mattina a bordo della sua Alfa rossa (che lo attendeva all'imbarcadero dove è attraccata la motonave di linea Calabria giunta da Palermo) non lo ha eccessivamente affaticato, ma i medici gli hanno prescritto il più assoluto i riposo. Cosi Totò deve starsene immobile e al buio, per di più con una benda sugli occhi. Buio: per un attore, per un uomo abituato allo sfavillante sfrigolio dei riflettori, al fragore gaio dell'orchestra, all'inebriante crepitar degli applausi, per un autentico figlio d'arte come lui, dev esser particolarmente duro star lontano dalle "luci della ribalta".

Occorre, però, dire, come Toto se la sia presa con "filosofia" di marca schiettamente napoletana, "filosofia" condita con un pizzico di guasconeria : «Volete che me ne stia al buio?, e va bene. Immobile, e sissignore però sappiate che si tratta di una pinzellacchera. Guarirò prima di quanto voi tutti non possiate pensare».

Se non fosse per sua moglie, la gentile signora Franca Faldini, e per le affettuose i insistenze della figlia, del genero e del fedelissimo cugino, l'attore non farebbe che pizzicare la sua chitarra. Già, perché il nostro ha appena appena composto una nuova canzone, «bellissima e commovente», come assicura.

Il titolo della nuova canzone è "Chitarra mia" e Totò, con la stessa tenerezza, diremmo, con cui un padre si ostina a voler raccontare agli amici le prodezze del figlioletto, ha voluto, con molta amabilità, accennarne il motivo. Pensiamo di essere facili profeti affermando che la nuova canzone sarà presto sulla bocca di tutti, la melodia è piacevolissima, infatti. Ed ecco le parole del ritornello, anzi del refrain per dirla nel gergo dei compositori leggeri:

Chitarra mia, t'aggie volute bbene
e solo tu conosce chist'ammore
’ncoppa a 'sti corde quante quanti ppene
venevo a cuntà a tte: povero core.
E mo' essa à pigliato 'n’ata via.
Che t'aggia cuntà ccitù, chitarra mia!

Nonostante le parole della patetica canzone siano piuttosto desolate, Totò - lo abbiamo detto - è ottimista. Al suo arrivo a Roma egli, non solo ha acconsentito a posare per i fotografi, spingendo la sua cortesia fino a togliersi gli occhiali scuri, ma ha voluto affidare ai cronisti una "dichiarazione ufficiate”. Questa: «Si è esagerato, non mi recherò in nessuna clinica poiché non ve n‘è bisogno alcuno. Mi curerò in casa ed ho fiducia che presto riprenderò il lavoro».

Non al tratterà, comunque, di lavoro teatrale, ma di un film dal titolo che è tutto un programma: «Totò, Peppino e i mariti imbroglioni». Il primo colpo di manovella, secondo quanto assicura il comico, verrà dato il 2 del prossimo giugno. «Per quell'epoca sarò perfettamente ristabilito. Sto male, è vero, ho bisogno di riposo, ma si tratta di una pinzellaechera, e mi duole che molta gente abbia sofferto per me. Nello stesso tempo - ha concluso l'attore blasonato - ho avuto modo di accorgermi che conto una infinità di amici, alcuni dei quali veramente nobili ». Evidentemente egli si riferiva al gesto compiuto da Tino Scotti, il popolare «cavaliere» il quale, non appena appreso della infermità che aveva colpito il suo grande amico, ha offerto ad un noto oculista di sacrificare un suo occhio per donarlo a Totò. Più realista, Fernandel ha telefonato proponendogli di girare un film insieme.

E' stato un vero plebiscito di attestazioni di solidarietà. Centinaia di telegrammi e fasci di fiori continuano a giungere nelì abitazione dell'attore e non sono solo i compagni di arte a telegrafare ma anche degli sconosciuti.

Nella serata ha avuto luogo un consulto medico, cui hanno partecipato tre illustri clinici. Al termine di esso, la figlia dell'attore ha dichiarato che i medici avevano dato «ampie assicurazioni sulla guarigione di papà».

«Il Tempo», 9 maggio 1957


Il Tempo
«Il Tempo», 9 maggio 1957

1957-05-09-Il_Paese-Malattia

Da Napoli alla Capitale a bordo di un’Alfa rossa — Illustri clinici a consulto — Numerosissimi amici intorno al comico

Roma 9 maggio, notte.

Alle 10.40 di ieri mattina il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, è giunto a Roma proveniente da Napoli, recandoti subito nella sua casa di Viale Bruno Buozzi. Il viaggio compiuto in auto, una «Alifa» rossa, non lo ha stancato affatto. E' apparso sereno e fiducioso. Erano con lui la signora Franca Faldini, la figlia Liliana e l'autista.

Avvicinato dai giornalisti, Totò ha dichiarato: «I giornalisti hanno esagerato. Non andrò in nessuna clinica poiché non ve n'è nessun bisogno. Mi curerò in casa ed ho fiducia che presto riprenderò il lavoro. Mi auguro, a giugno. di poter iniziare a “girare” Totò, Peppino e i mariti imbroglioni».

Numerosi fotografi erano davanti all'abitazione dei popolare attore ad attendere il suo arrivo. Totò ha posato volentieri e poi dopo aver salutato cordialmente tutti, si è ritirato in casa.

A Palermo i medici hanno assicurato il comico che il nervo ottico è in buone condizioni. A Roma, oltre ad essere visitato dal suo ottico di fiducia, il prof Speciale Piccihè, Totò sarà visitato dal prof. Galeazzi-Lisi e dal professor Frugoni.

Precedentemente, a Napoli, appena sbarcato dal postale «Calabria» proveniente da Palermo nel quale erano anche numerosi elementi delia disciolta compagnia, il principe De Curtis, nonostante la fredda mattina, era stato avvicinato da un nutrito gruppo di giornalisti e di fotografi e da molti vecchi amici, ai quali, dopo averli affettuosamente abbracciati, l'attore ha di nuovo narrato tutta la storia che lo ha portato alle attuali condizioni di salute.

A Milano, come è noto, egli era stato colpito da una violenta forma di broncopolmonite mentre recitava al teatro Nuovo. Le rappresentazioni della compagnia, che fa capo a Remigio Paone, vennero sospese e Totò fu sottoposto ad un intenso trattamento di antibiotici. Appena ristabilito, ma non guarito, l'attore, per un senso di scrupolo si sentì in dovere di risalire al più presto sulle scene. Quello sforzo compiuto in condizioni fisiche non buone, ha nociuto notevolmente alla sua salute. Durante le recita a Palermo, è accaduto il noto incidente per cui la rivista «A prescindere» è cessata con dodici giorni di anticipo sul previsto.

«Il Paese», 9 maggio 1957


Il Paese
«Il Paese», 9 maggio 1957

1957 05 10 La Stampa malattia intro

Roma, 9 maggio.

Le condizioni dì Totò non sono gravi — hanno sentenziato questa mattina i medici curanti — ma egli abbisogna di un lungo periodo di cura e di riposo. Più che la diminuzione della vista, considerata temporanea, preoccupa i medici il generale deperimento organico dell’attore, dovuto agli strascichi della broncopolmonite e all'infezione da virus che ne è seguita.

I professori Frugoni, Mario Galeazzi e Speciale Picciché, si sono avvicendati per tutta la giornata al capezzale dell'infermo ed hanno poi tenuto un breve consulto al termine del quale hanno emesso il seguente referto: «E’ stata confermata la diagnosi emessa ieri sera di corioretinite essudativa emorragica, interessante la regione maculare e paramaculare dell'occhio destro, cui è dovuta la notevole riduzione della vista. L’insorgere dell'affezione è stata riferita, per la sua natura, alla malattia virale sofferta dal principe nel febbraio scorso, e facilitata dall'avere il malato ripreso il suo affaticante lavoro anzitempo ed in condizioni di deperimento generale ancora oggi evidenti. La malattia impone un lungo periodo di riposo e di cure per favorevole decorso».

«La Stampa», 10 maggio 1957


La Stampa
«La Stampa», 10 maggio 1957

1957-05-10-Corriere-della-Sera

«Sono certo che tornerò a vedere come prima» ha detto l’attore.

Roma, 9 maggio.

Stamane il prof. Cesare Frugoni, insieme agli oculisti prof. Speciale Piccichè e dott. Mario Galeazzi, compiono un consulto per la cura del principe Antonio de Curtis, il popolare attore Totò, che si trova a Roma da ieri, dopo l'attacco del male agli occhi.

Già ieri sera il prof. Plccichè e il dott. Mario Galeazzi hanno visitato a lungo l'attore. «Per quanto riguarda le condizioni oculistiche — ha detto il prof Piccichè — mi riservo di rivedere ancora il paziente. Trovo tuttavia che le condizioni generali sono molto debilitate; per questo, ritengo necessario un consulto col prof. Frugoni».

Per il momento è stato prescritto a Totò un assoluto riposo. A letto, in una stanza in penombra, l'attore trascorre le sue giornate assistito dal familiari e con accanto il vecchio cane lupo «Dik».

«Sono certo che tornerò a vedere come prima — ha detto ieri sera Totò ad alcuni giornalisti —. Devo soltanto rimettermi in forze e spero di ristabilirmi del tutto per la prossima stagione teatrale in cui, se mi sarà consentito, tornerò a recitare».

«Corriere della Sera», 10 maggio 1957


Corriere-della-Sera
«Corriere della Sera», 10 maggio 1957

1957-05-10-Corriere-dell-Informazione-Malattia-occhi

Roma 9 maggio, notte.

Il popolare comico Totò, al secolo principe Antonio De Curtis, che è affetto da qualche giorno da una malattia agli occhi, è stato sottoposto stamane nella sua abitazione romana di viale Bruno Buozzi a un lungo consulto da parte del prof. Frugoni e degli oculisti prof. Speciale Piccichè e dott. Mario Galeazzi.

Alla fine del consulto i medici hanno emesso il seguente referto: «E' stata confermata la diagnosi emessa ieri sera di corioretinite essudativa emorragica, interessante la regione maculare e paramaculare dell'occhio destro, cui è dovuta la notevole riduzione della vista. L’insorgere dell’affezione è stato riferito, per la sua natura, alla malattia sofferta dal principe nel febbraio scorso, e facilitato dall’avere il malato ripreso il suo affaticante lavoro anzitempo ed in condizioni di deperimento generale ancora oggi evidenti. La malattia impone un lungo periodo di riposo e di cure per favorevole decorso».

«Corriere dell'Informazione», 10 maggio 1957


Corriere-dell-Informazione
«Corriere dell'Informazione», 10 maggio 1957

1957-05-10-Gazzettino-Sera-Malattia-occhi

Le condizioni generali del celebre comico non sono buone - Al buio e nel più assoluto riposo, il principe De Curtis suona la chitarra e pensa al suo ritorno artistico che ritiene prossimo.

Roma 9 maggio, notte.

Il professor Speciale Piccichè, accompagnato dal medico curante dott. Mario Galeazzi, ha lungamente visitato Totò nella sua casa di Viale Bruno Buozzi. Come si sa, il principe De Curtis era giunto a Roma, proveniente da Napoli, nella tarda mattinata di ieri. Alla fine della visita il prof. Piccichè ci ha dichiarato: «Per quanto riguarda le condizioni oculistiche, mi riservo di rivedere più attentamente il paziente. Poiché le condizioni generali dell'ammalato sono state trovate, da me e dal dott. Mario Galeazzi, molto scadute, il principe De Curtis sarà visitato anche dal prof. Frugoni».

Soltanto dopo il consulto fra Piccichè e Frugoni sarà cosi possibile conoscere la diagnosi del male che ha colpito Totò, il quale per ora deve osservare un assoluto riposo. Infatti l'attore riposa, nella sua stanza, al buio, assistito dai familiari. Ai piedi del letto monta di sentinella il vecchio e fedele cane lupo, «Dick», inseparabile amico di Totò da quattordici anni.

«Sono sicuro — ci ha dichiarato ieri sera il popolare attore — che ritornerò a vedere come prima, non appena avrò ripreso le mia forze».

E’ facile comprendere come per un attore, per un uomo abituato allo sfavillante sfrigolio dei riflettori, al fragore gaio dell'orchestra, all'inebriante crepitare degli applausi, per un autentico figlio d'arte come lui, sia particolarmente duro star lontano dalle «luci della ribalta».

Occorre, però, dire, come Totò se la sia presa con «filosofìa» di marca schiettamente napoletana, «filosofia» condita con un pizzico di guasconeria: «Volete che me ne sia al buio ? E va bene. Starò immobile, sissignori; però sappiate che si tratta di una pinzellacchera. Guarirò prima di quanto voi tutti non possiate pensare».

Se non fosse per sua moglie, la gentile signora Franca Faldini, e per le affettuose insistenze della figlia, del genero e del fedelissimo cugino, l’attore non farebbe che pizzicare la sua chitarra. Totò ha appena composto una nuova canzone «bellissima e commovente », dice l'attore, dal titolo «Chitarra nuova».

Nonostante che le parole della patetica canzone siano piuttosto desolate, Totò — come si e detto — è ottimista. Al suo arrivo a Roma egli, non solo ha acconsentito a posare per i fotografi, spingendo la sua cortesia fino a togliersi gli occhiali scuri, ma ha voluto affidare ai cronisti i una «dichiarazione ufficiale». Questa: «Si è esagerato, non mi recherò in nessuna clinica, poiché non ce n'è bisogno alcuno. Mi curerò in casa, e ho fiducia che presto riprenderò il lavoro».

Non si tratterà comunque di lavoro teatrale, ma di un film dal tìtolo che è tutto un programma: «Totò, Peppino e i mariti imbroglioni». Il primo colpo di manovella, secondo quanto assicura il comico, verrà dato il 2 del prossimo giugno. «Per quell'epoca sarò perfettamente ristabilito».

Attilio Tommasini, Direttore responsabile del «Gazzettino della Sera», 10 maggio 1957


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Attilio Tommasini, Direttore responsabile del «Gazzettino della Sera», 10 maggio 1957

1957-05-10-Il_Paese-Malattia-occhi

Il consulto di ieri - Il prof. Bussolati nega che gli antibiotici abbiano influito sulle capacità visive del noto comico - Telegrammi ed offerte all'attore.

Roma 9 maggio, notte.

Il principe Antonio Focas Commeno De Curtis, meglio conosciuto in arte col nome di Totò, è sfato visitato ieri mattina a Roma da un terzetto dei più illustri specialisti delia capitale. L'oculista prof. Piccichè, il prof. Frugoni e il dott. Mario Galeazzi, hanno proceduto ad un consulto per la malattia agli occhi che ha colpito il notissimo attore. Alla fino del consulto i medici hanno emesso il seguente referto; « è stata confermata la diagnosi emessa ieri sera di corioretinite essudativa emorragica, interessante la regione maculare e paramaculare dell'occhio destro, cui è dovuta la notevole riduzione della vista. L’Insorgere dell'affezione è stata riferita, per la sua natura, alla malattia virale sofferta dal principe nel febbraio scorso, e facilitata dall'avere il malato ripreso il suo affaticante lavoro anzitempo ed in condizioni di deperimento generale ancora oggi evidenti. La malattia impone un lungo periodo di riposo e di cure per un favorevole decorso.»

Il consulto è durato più di un'ora e il principe De Curtis si è mostrato paziente alle prove cui è stato sottoposto dai medici.

Da Milano si è appreso che il prof. Cesare Bussolati, medico curante di Totò. quando questi cadde ammalato di broncopolmonite (14 febbraio - 12 marzo), ha smentito che l'affezione agli occhi che affligge attualmente l'attore, possa essere stata causata dagli antibiotici. Il prof. Bussolati ha detto che a Totò venne somministrata una dosa minima appena sufficiente e che, d'altra parte, si trattava dell'antibiotico meno tossico che ci sia in commercio. Inoltre «appunto per evitare anche la minima manifestazione tossica, la cura venne associata a dosi abbondanti di complessi pluri-vitaminici, durante la malattia, ed anche dopo. Se qualche disturbo doveva manifestarsi, sarebbe stato registrato nel periodo immediatamente posteriore alla cura e non a distanza di mesi».

«Non è da dimenticare — ha concluso il prof. Bussolati — che in una casistica di milioni di pazienti, sottoposti a cure antibiotiche, non e mai stato registrato un inconveniente del genere di quello accusato da Totò. E‘ noto, al contrario, che malattie come queste insorgono, invece, in soggetti costretti a lavorare continuamente sotto luci fortissime.»

Un cugino di Totò che vive con lui ne suo appartamento di viale Bruno Buozzi ha dichiarato ieri che vi sono buone probabilità che l'attore possa riprendere presto il suo lavoro, sottoponendosi naturalmente a determinate precauzioni e ad accurati trattamenti.

Per ora Totò intanto deve osservare il più assoluto riposo, salvo la parentesi della visita medica, rinunciando cosi, come sembra fosse suo proposito, a girare il film «Totò, Peppino e gli imbroglioni». Egli ha trascorso la giornata di ieri nella sua stanza, al buio, assistito affettuosamente dalla figlia, da Franca Faldini e da un cugino, figlio della sorella della madre. Ai piedi del letto sta il cane lupo Dick, al quale l'attore è particolarmente affezionato.

Numerosi telegrammi e attestati di amicizia e di simpatia sono intanto continuati a giungere ieri e nella mattinata nella casa di viale Bruno Buozzi. Totò era commosso ed ha espresso la sua affettuosa riconoscenza a Fernandel che gli ha telefonato proponendogli di girare un film e a Tino Scotti che gli aveva offerto uno dei suoi occhi. Quest'offerta non sarà accettata.

«Il Paese», 10 maggio 1957


Il-Paese
«Il Paese», 10 maggio 1957

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Il-Messaggero
«Il Messaggero», 10 maggio 1957

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L-Unita
«L'Unità», 10 maggio 1957 

 

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Momento-Sera
«Momento Sera», 10 maggio 1957 

 


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Gazzetta-di-Reggio
«La Nuova Gazzetta di Reggio», 10 maggio 1957

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Roma 10 maggio.

Stamane il principe De Curtis — il popolare Totò — ha incominciato a seguire, nella propria abitazione di viale Bruno Buozzi, ai Parioli, le cure prescrittegli dagli specialisti che ieri hanno compiuto il consulto sulla malattia che ha colpito l'attore agli occhi.

Totò è costretto a restare, almeno in questi primi giorni, in una stanza buia, per evitare ogni sforzo visivo. Per questa cura egli ha scelto una piccola camera del suo appartamento, dove rimarrà per gran parte della giornata.

Totò non si è meravigliato molto, ieri, alla lettura del referto degli specialisti, al termine del consulto durato un’ora: «Questa mattina, il prof. Speciale Piccichè ha nuovamente visitato il principe De Curtis in consulto col prof. Frugoni e il medico Mario Galeazzi ed ha confermato le diagnosi emesse ieri sera di corioretinite assudativa emorragica interessante la regione maculare e paramaculare dell’occhio destro cui è dovuta la notevole riduzione della vista. L’insorgenza dell’affezione oculare è stata riferita, per la sua natura, alla malattia sofferta dal principe nel febbraio scorso e facilitata dall’aver il malato ripreso il suo lavoro anzitempo ed in condizioni di deperimento generale ancora oggi evidenti. La malattia impone un lungo periodo di riposo e di cure».

«Corriere della Sera», 11 maggio 1957


Corriere-della-Sera
«Corriere della Sera», 11 maggio 1957

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Roma 10 maggio

Ieri mattina nella lussuosa casa di Totò in viale Bruno Buozzi, ha avuto luogo un consulto medico al quale hanno partecipato il prof. Speciale Piccichè, oculista, il prof. Cesare Frugoni ed il dott. Mario Galeazzi medico curante del principe De Curtis. Alla fine del consulto, che è durato oltre un'ora, i medici hanno emesso il seguente referto: «Questa mattina il dott. Speciale Piccichè ha nuovamente visitato il principe De Curtis in consulto col prof. Frugoni e il medico curante Mario Galeazzi ed ha confermato la diagnosi emessa ieri sera di corioretinite esurativa emorragia interessante la regione maculare e paramaculare dell'occhio destro cui è dovuta la notevole riduzione della vista. L'insorgenza della sezione oculare è stata riferita per la sua natura alla malattia virale sofferta dal prìncipe nel febbraio scorso e facilitata dall'aver il malato ripreso il suo lavoro azitempo ed in condizioni di deperimento generale ancora oggi evidente La malattia impone un lungo periodo di riposo e di cura per un favorevole decorso».

Il medico curante dott. Mario Galeazzi, che lo assiste da anni, ha dichiarato ai giornalisti alla fine del consulto, che lo stato generale di Totò e quello di un uomo che ha dovuto trascurare la sua salute durante il periodo di convalescenza subito dopo la broncopolmonite che lo colpì mentre recitava al Teatro Nuovo di Milano.

Totò riprese a lavorare il giorno seguente alla scomparsa dello stato febbrile, scomparsa che era dovuta soprattutto all'intensa cura di antibiotici. E da Milano proseguì senza interruzioni il giro della compagnia che si trasferì in quasi tutte le più importanti città.

Molti impegni contrattuali con il cinematografo impegneranno Totò nei prossimi mesi. Dovrà fra l'altro interpretare un film a fianco di Fernandel, parte in Francia e parte in Italia con la regia di Chiristian Jaque. Ed altri film sono già in preparazione per la sua interpretazione. Non è tuttavia possibile dire quando Totò potrà di nuovo tornate a recitare. Intanto continuano a giungere all'attore, che trascorre le sue giornate nel buio di una stanza, decine e decine di telegrammi d'augurio e di conforto. L'attore cinematografico Gino Scotti ha precisato che l'offerta di un occhio per la guarigione di Totò fu fatta da lui in tutta riservatezza, in quanto inviata a mezzo telegramma alla clinica oculistica di Napoli e non dall'attore Tino Scotti. Comunque Totò non avrà bisogno di tale fraterna offerta.

«Nuova Gazzetta di Reggio», 11 maggio 1957


Gazzetta-di-Reggio
«Nuova Gazzetta di Reggio», 11 maggio 1957

1957-05-11-Corriere-della-SeraMalattia



Corriere-della-Sera
«Corriere della Sera», 11 maggio 1957

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Roma, lunedi sera.

La malattia del comico Totò, costringendolo ad interrompere le recite a Palermo, ha provocato anche una vicenda amministrativa con l'impresario Remigio Paone.

Su invito di quest'ultimo ieri mattina il professor Lo Cascio, dell'Università di Napoli, uno dei migliori oculisti europei, ha visitato nella sua abitazione Totò. La visita, alla quale erano presenti i medici dell'attore e l'amministratore della compagnia ora sciolta è durata tre ore.

Alla fine il professor Lo Cascio ha dichiarato, il dottor Galeazzi ha confermato in pieno il referto precedentemente emesso dai professori Picciché e Furgoni giovedì scorso.

«Secondo il mio giudizio - ha aggiunto il dottor Galeazzi - la situazione si mantiene molto grave. Durante questa settimana non si è verificato il minimo miglioramento nella vista colpita da “corioretinite essaudivante emorragica”. Le misure terapeutiche prese dal professor Piccichè, dopo il consulto con il professor Frugoni, sono state in pieno confermate dal professor Lo Cascio, il quale si è espresso data la gravità della forma, per un rafforzamento della cura».

Insomma Totò, nonostante il suo ottimismo, dovrà rimanere nella sua stanza, quasi al buio, ancora molte e molte settimane.

L'attore ha dichiarato ieri sera: «In tutta la mia carriera ho sempre obbedito fino al sacrificio, alla precisione degli impegni del giorno in cui cominciai a muovere i primi passi sui palcoscenici delle periferie, soffrendo la fame, al giorno in cui, come a Firenze pochi giorni fa, portai gli incassi a 4 milioni di media giornaliera».

«Speravo che, stando fermo a letto e al buio, mi ritornassero le forze e, invece, mi sento sempre più debole. Ma devo guarire per forza, se non altro per far piacere alle migliaia di persone buone che mi scrivono, mi telefonano, e offrono i loro occhi. In una settimana ho ricevuto 18 offerte di occhi, da Roma, Torino, da Tivoli, da Milano, da un ciabattino analfabeta, da una lavorante parrucchiera di Tivoli, da un ragazzino di 18 anni, da un mio vecchio collega che vive a Padova.
Purtroppo questa lettera non potrà più farmela leggere perché mi fanno piangere. E i dottori, fra l'altro, mi hanno anche proibito di piangere».

«Un monaco della Basilica di Sant'Antonio di Padova mi ha inviato una reliquia del Santo. L'ho messa sotto il cuscino. E’ il Santo che ha suggerito a mia madre il nome che porto e sono sicuro che mi farà tornare al mio lavoro, perché al principe De Curtis, senza Totò, è proprio come se gli mancasse la luce degli occhi. E appena sono guarito, la prima “guardata” me la vado a fare a Napoli e poi scappo a Padova a ringraziare Sant'Antonio».

«Certo - ha detto ancora Totò - è che questo brutto male mi ha dato la soddisfazione di sentir vicino a me il cuore e la bontà dei miei spettatori. C’'è una lettera nella quale un giovanotto di 18 anni mi offre un suo occhio perché una sera che aveva deciso di uccidersi entrò disperato in un cinematografo dove si proiettava un mio film. Io lo feci di nuovo sorridere alla vita e lo riportai alla speranza».

«La Stampa», 13 maggio 1957


La Stampa
«La Stampa», 13 maggio 1957

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Corriere-della-Sera
«Corriere della Sera», 14 maggio 1957

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Al celebre comico diciotto persone - tra cui un suo vecchio collega che vive a Padova - hanno offerto un occhio — «Piango quando ricevo queste lettere ma i medici mi hanno proibito anche di piangere» — conclude l'attore rassegnato


Roma 13 maggio.

Su invito dell'impresario teatrale Remigio Paone, il prof. Lo Cascio, dell'Università di Napoli, considerato uno dei migliori oculisti europei, ha visitato il principe Antonio De Curtis nella sua abitazione in viale Buozzi. Il prof. Lo Cascio è giunto a Roma da Napoli col suo assistente. Nella casa di Totò lo attendevano il prof. Speciale Piccichè ed il medico curante dell'attore, Mario Galeazzi: era presente anche l'amministratore della disciolta compagnia.

La visita dell'illustre oculista è durata circa tre ore. Il prof. Lo Cascio ha confermato in pieno il referto precedentemente emesso dai professori Piccichè e Frugoni alla fine del consulto di giovedì scorso.
«Secondo il mio giudizio — ha aggiunto il dottor Galeazzi — la situazione si mantiene molto grave. Durante questa settimana non si è verificato il minimo miglioramento». Come è noto, il celebre attore è malato di "corioretinite essudativa emorragica".

Le misure terapeutiche prese dal prof. Piccichè, dopo il consulto con il prof. Frugoni, sono state confermate dal prof. Lo Cascio, il quale data la gravità della forma si è espresso per un rafforzamento della cura. Sono incorso accertamenti di laboratorio per circoscrivere il male nei più precisi termini.

La stanzetta di Totò prende luce da una lampadina opaca di poche candele. Nel suo letto l’attore sembra più piccolo e più pallido. Porta gli occhiali neri, perchè anche il lieve riverbero della lampadina lo infastidisce. Sul comodino è una piccola radio che egli ascolta solamente quando trasmette canzoni napoletane.

L'attore continua a mostrarsi molto rassegnato. «Speravo che, standomene fermo a letto e al buio — egli ha detto —, mi ritornassero le forze, invece, mi sento sempre più debole. Ma devo guarire per forza, se non altro per far piacere alle migliaia di persone buone che mi scrivono, mi telefonano, e mi offrono i loro occhi. In una settimana ho ricevuto 18 offerte di occhi, da Roma, da Torino, da Tivoli, da Milano; da un ciabattino analfabeta. da una lavorante parrucchiera di Tivoli, da un ragazzino di 16 anni, da un mio vecchio collega che vive a Padova. Purtroppo queste lettere non potrò più farmele leggere, perchè mi fanno piangere. I dottori, fra l'altro, mi hanno anche proibito di piangere. E' una brutta proibizione, anche per un attore come me che tutti considerano un "fabbricante di ilarità"».

«Un monaco della Basilica di Sant'Antonio di Padova mi ha inviato una reliquia del Santo. L'ho messa sotto il cuscino. E' il santo che ha suggerito a mia madre il nome che porto e sono sicuro che mi farà tornare al mio lavoro. Perchè al principe De Curtis, senza lavoro è proprio come se gli mancasse la luce degli occhi. Appena sono guarito la prima «guardata» me la vado a fare a Napoli, poi scappo a Padova a ringraziare Sant'Antonio».

«Gazzettino Sera», 14 maggio 1957


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«Gazzettino Sera», 14 maggio 1957

1957-05-21-Corriere-della-Sera-Malattia-occhi


Un detenuto sui quarant’anni, Nicola Sorrentino, che sta scontando nel carcere di Catania una condanna a due anni ed un’altra a tre anni, ha fatto spedire dall'ufficio postale centrale un telegramma indirizzato a Totò in cui, dicendosi addolorato per l'infermità che ha colpito il noto attore, gli offre «con sincero affetto» un proprio occhio, al solo scopo di vederlo ritornare presto all’arte.

Il Sorrentino dovrà uscire dal carcera il prossimo 18 agosto.

«Corriere della Sera», 21 maggio 1957


Corriere-della-Sera
«Corriere della Sera», 21 maggio 1957

1957-06-27-Corriere-della-Sera-Malattia

La retinite da cui l'attore era affetto va gradatamente scomparendo

Roma 27 giugno,

Il complesso di cure, consigliato dal medici a Totò, sta ottenendo i primi benefici effetti: tutto lascia sperare che il popolare attore potrà guarire in breve tempo. La retinite che ha colpito l'occhio dell'attore sta gradatamente scomparendo. Comunque i medici prevedono per Totò un lungo periodo di convalescenza.

Se tutto si svolgerà secondo le previsioni, il comico potrà riprendere la sua attività artistica nel mese di ottobre e probabilmente con un film della serie di «Totò, Peppino e...».

«Corriere della Sera», 28 giugno 1957


Corriere-della-Sera
«Corriere della Sera», 28 giugno 1957

1959-07-23-Corriere-dell-informazione-Malattia-occhi

«Esco soltanto di notte perchè non vedo gli amici. Ma per il resto mi sento bene e tornerò presto a lavorare»

Roma, 23 luglio 1959

Totò è una di quelle rare persone del mondo dello spettacolo che non ama la pubblicità. Non vuole che si faccia chiasso intorno alla sua persona. Quando i giornali scrivono di lui, dunque, vuol dire che qualcosa di serio c’è.

S’è parlato di Totò quando sposò Franca Faldini, e questo fu un motivo serio; se ne riparlò quando, tre anni or sono, sospese una rappresentazione in Sicilia per una grave malattia agli occhi, e questo fu un altro motivo serio. Se ne è parlato recentemente per il riaffacciarsi
della stessa malattia, ed anche questo è un motivo importante, tanto che il principe Antonio De Curtis ci ha invitato a casa sua per chiarire la portata del male.

E così abbiamo avuto l'occasione di conoscere un nuovo Totò. Abbiamo, cioè scoperto un nuovo artista; più melanconico, molto diverso dal vecchio attore di rivista che tutti conosciamo. Era ad attenderci, familiarmente, in vestaglia. E’ entrato sicuro nel salotto dove attendevamo, ma non ci ha visti; ha semplicemente scorto la nostra ombra.

S’è seduto, s’è passata una mano sui capelli, ha pensato un momento a quale frase ricorrere per rompere il silenzio; poi ha detto: «Come può vedere, sto bene, benissimo. La salute c’è, anche se non tutta. E' sempre l’occhio destro che, a dir la verità, mi rompe un poco le scatole. Ma non si tratta di una cosa grave, come quella di tre anni fa. Un velo di opacità si è formato sopra l’occhio e, finché non verrà riassorbito, dovrò accontentarmi di vedere solo ombre. Anche l'occhio sinistro è debole, ma è una cosa di vecchia data».

«Quando potrà riprendere il lavoro?». gli abbiamo chiesto.

«La mia pupilla non è come un paio di scarpe, che si possono usare quando si vuole. Nemmeno il medico sa dirmi quando potrò riprendere il lavoro. Penso io, che tra una ventina di giorni tutto dovrebbe essere passato». Totò ha dovuto interrompere di girare «La cambiale», il 6 giugno scorso.

Da allora non è uscito di casa che poche volte; e solo di sera ed in auto. «Esco di notte e raramente — ha confessato, con un velo di imbarazzo il principe — per evitare d’incontrare amici e conoscenti. Se mi salutano, io non voglio che pensino che non contraccambio per maleducazione, o per superbia. Il fatto è che non li vedo proprio».

Totò chiama il suo male «contrattempo». «Sono addolorato — dice — per questo contrattempo: "La cambiale" è un film graziosissimo, in cui lavoro insieme a Macario: un vero polentone ed un vero terrone».

Totò cerca di nascondere la sua tristezza, ma tutte le sue frasi sono piene di un dolore che affiora.

Guarirà perfettamente. I medici glielo hanno assicurato; ma intanto gli hanno proibito d’andare al mare e gli hanno consigliato la montagna. «Ho una barca — dice Totò —, ma ora per me è diventata inutile. E sì che il mare mi piace! Da molti anni vado in un paesino della costa provenzale. Si chiama Le Lavandou ed è bellissimo e tranquillo ed ha un mare come quello di Napoli. In queste lunghe settimane di riposo ho persino scritto una canzone dedicata a questo paesino».

Da quando non lavora, Totò s’è leggermente ingrassato perchè passa molte ore della giornata seduto alla scrivania e scrive poesie. E quando ci ha recitato qualcuna di queste composizioni, ci ha colpito la loro malinconia.

Poi ci ha salutati. «Stiamo allegri», ha detto. Sorrideva con gli occhi fissi in avanti.

Giancarlo Ghislanzoni, «Corriere dell'Informazione», 23 luglio 1959


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Giancarlo Ghislanzoni, «Corriere dell'Informazione», 23 luglio 1959