Agli americani piace la faccia da cannibale di Leslie Caron

Il fascino anticonvenzionale che conquistò Hollywood

Leslie Caron ritratta nel 1953 per l’articolo de «L’Europeo» dedicato al successo americano dell’attrice


Nel racconto pubblicato da «L’Europeo» il 21 maggio 1953, Leslie Caron appare come una giovane attrice francese dal fascino irregolare, ballerina scoperta da Gene Kelly, protagonista di Un americano a Parigi e Lili, simbolo di una Hollywood capace di trasformare un volto rifiutato dai produttori francesi in un caso internazionale di grazia, originalità e talento.


A Hollywood dicono che Leslie Caron è l’attrice migliore che abbia passato l'Atlantico.

Parigi, maggio

Durante il festival di Cannes, Fabre Lebray, che ne è l'organizzatore, fece uno scherzo a Leslie Caron, la ballerina attrice di Un americano a Parigi e di Lili. Una mattina le telefonò in albergo e le disse: «Ho saputo ora che Maurice Lehmann [è il nome del direttore dell'Opéra] ha deciso di ingaggiarla». Leslie Caron non poté frenare un'esclamazione di gioia. Era così felice che Lebray, il quale non si aspettava questa reazione, si sentì subito in colpa. Per rimediare chiamò al telefono Parigi e si fece dare l'Opéra. Un po' imbarazzato confessò a Lehmann lo scherzo. Ma Lehmann prese la cosa sul serio. «Qual è stata la sua reazione?» chiese. «Entusiastica», rispose Lebray, «addirittura imprevedibile». «Sta bene allora», concluse Lehmann. «In questo caso sono felicissimo di ingaggiarla».

Leslie Caron ventunenne, sposata con George Hormel junior – fotografia pubblicata su «L’Europeo» il 21 maggio 1953Leslie Caron ha ventun anni ed è sposata all’americano George Hormel junior, figlio del re delle conserve.

È probabile dunque che con la nuova stagione Leslie Caron torni a Parigi per ballare all’Opéra, e questa sarà la riparazione che i francesi le devono da circa tre anni. Leslie Caron infatti, che ha ottenuto in America un pieno successo, fu rifiutata dai produttori parigini e lasciata cadere come una carta falsa. «Ha una faccia da cannibale, è assolutamente impresentabile», disse di lei Pierre Braunberger, produttore di un film, Les lauriers sont coupés, che Marc Allégret avrebbe dovuto dirigere e che non fu mai realizzato.

Tre anni di vita in America non hanno cambiato né il carattere, né la fisionomia dell'interprete di Un americano a Parigi. Leslie Caron ha sempre la stessa bocca che quando ride si allarga per circa un decimetro, gli stessi denti sporgenti, e lo stesso profilo da negroide. E tuttavia, oggi, i francesi sono concordi nel riconoscerle uno charme straordinario. A Cannes, benché il film da lei interpretato, Lili, sia una storia piuttosto banale e zuccherosa, è stata la trionfatrice del festival e quella che ha firmato più autografi. Era talmente assediata dagli ammiratori, che il padre, il quale è un farmacista e l'aveva accompagnata al posto del marito, credette opportuno dormire nella sua stessa camera.

Nel 1949, Leslie Caron, che aveva appena diciassette anni, ballava al Théâtre des Champs-Elysées. Nel balletto La rencontre, faceva la parte della Sfinge che pone i tre problemi a Edipo. Per l'occasione s’era messa unghie finte e due grandi orecchie di cartone. Era orribile ma ballava con una leggerezza e una grazia straordinarie. I critici la notarono. La sua fotografia fu pubblicata da un quotidiano su una colonna e con questo semplice titolo: «Nuove ballerine a Parigi». Il produttore cinematografico inglese Rank la chiamò a Londra per un provino in technicolor.

Leslie Caron andò in Inghilterra accompagnata dalla madre. Era troppo giovane per firmare un contratto e non sapeva una parola di inglese. Era anche eccessivamente timida e chiusa. Il provino fu un insuccesso e Leslie Caron tornò in Francia. Sul battello fra Folkestone e Boulogne incontrò un giornalista che in quel tempo stava lavorando a una sceneggiatura per Marc Allégret e che la presentò al regista. Fu subito decisa una prova. Ma quando il produttore Pierre Braunberger vide i primi saggi torse la bocca. «Impossibile, impossibile», gridò. «È troppo brutta, fa spavento». Anche il secondo tentativo andò a vuoto.

Leslie Caron di ritorno dall’America, indicata come possibile futura ballerina dell’Opéra – «L’Europeo», 21 maggio 1953Pare che l'anno venturo Leslie torni a Parigi, ingaggiata dall'Opéra. È tornata dall'America dove è rimasta tre anni. Ha gli occhi azzurri e la bocca larghissima; in generale chi l'avvicina la trova molto brutta ma dotata di un grandissimo charme.

Il terzo tentativo Leslie Caron lo fece con Carné, che stava cercando un’attrice per girare Juliette ou la clef des songes. Carné è un uomo di gusto raffinato. Capiva che da quell'aspetto ingrato emanava un fascino singolare; ma non ebbe il coraggio di impegnarsi. D'altra parte Leslie Caron non faceva nulla per essere accettata. Era taciturna, solitaria e compiuto il lavoro se ne stava da parte. I suoi vestiti erano modesti, la sua pettinatura trascurata. L'unica cosa che appariva subito in risalto erano i suoi occhi d’un azzurro di maiolica che essa girava intorno con espressione distratta.

Un giorno della primavera del ’50 il ritratto di Leslie Caron comparve sulla copertina a colori di Paris Match, il più importante settimanale francese di attualità. Aveva fra le labbra un mughetto e il contrasto fra l'azzurro degli occhi e i capelli d'un castano scuro tratteneva i passanti davanti alle edicole. Gene Kelly, di passaggio a Parigi, andò a vederla al Théâtre des Champs-Elysées dove ballava ancora mascherata da Sfinge. Gene Kelly è d'origine irlandese, e quindi rumoroso e portato all'entusiasmo. «Bis, bis, encore!» si mise a gridare alla fine dello spettacolo. Poi salì a battere alla porta del camerino dove la Sfinge si toglieva le unghie e gli orecchi.

In quel tempo Gene Kelly e la Metro Goldwyn erano in imbarazzo. Avevano tutto preparato per girare Un americano a Parigi ma non erano ancora riusciti a trovare la ballerina adatta. Ci voleva una ragazza che uscisse fuori dagli schemi usuali. A Hollywood nulla. Kelly era andato a New York. Anche lì aveva visto ottime ballerine ma tutte con qualcosa di stereotipato nei movimenti e nell’espressione. Leslie Caron era invece qualcosa di assolutamente inedito. I suoi occhi, la sua bocca e i suoi denti, disprezzati dai produttori francesi, sembrarono a Gene Kelly una garanzia sicura di originalità. L'accordo fu concluso quasi subito. Il provino fu accettato dalla Metro e Leslie Caron partì per l'America accompagnata dalla madre.

Dopo Un americano a Parigi, Leslie Caron ha girato in America altri tre film: Glory Alley, The Story of Three Loves e Lili. In Europa Lili è stato proiettato per la prima volta a Cannes. Il soggetto è convenzionale: Lili, un’orfana francese, è raccolta da una compagnia di attori girovaghi. Ci sono fra gli altri un illusionista, nel film Jean-Pierre Aumont, e un burattinaio, l'attore Mel Ferrer. Lili cade sotto la suggestione del mago, il quale però, dopo essersi preso gioco di lei, la scaccia. In sogno Lili vede i burattini che la circondano e la consolano. Lei vorrebbe suicidarsi ma i burattini la persuadono a vivere. Naturalmente Lili finisce fra le braccia del burattinaio. La parte più importante del film è il sogno, realizzato in forma di balletto, e che ha confermato in America il successo di Un americano a Parigi. Dopo questo film Leslie Caron non è più un «caso», e non è più soltanto una ballerina. Essa è giudicata anzi la migliore attrice francese che abbia passato l'Atlantico; e infatti è riuscita dove attrici come Annabella e Michèle Morgan, che pure quando andarono in America avevano già una celebrità assicurata, avevano praticamente fallito.

Nell’estate del ’51, prima che scadesse un anno dal suo arrivo, Leslie Caron incontrava George Hormel junior, figlio di George Hormel, re delle conserve e celebre, in tutta l’America, per il prosciutto in scatola. Ma George Hormel junior non si occupa delle conserve paterne. È musicista, suona almeno una ventina di strumenti, canta, e batte con tale violenza sulla tastiera che un piano non gli resiste più di due mesi. George Hormel e Leslie Caron si videro la prima volta durante un cocktail in casa di Ella Logan, attrice da commedie musicali. Si videro ma non riuscirono a parlarsi. Erano entrambi impacciati. Leslie aveva 19 anni e George 20. Quando Leslie fu per andarsene, Ella Logan le chiese il numero di telefono. Leslie Caron lo gridò, guardando verso il giovane, e non soddisfatta lo ripeté ancora due volte, scandendo bene i numeri, con una perfetta pronuncia. Poco tempo dopo, il re dei prosciutti in scatola e la figlia del farmacista si sposavano.

Leslie Caron fotografata per il servizio de «L’Europeo» del 21 maggio 1953 sul suo successo tra Parigi e Hollywood

Leslie Caron, dopo la proposta di Maurice Lehmann, vorrebbe tornare a Parigi. Benché gli americani la considerino più attrice che ballerina essa non ha rinunciato alla sua prima carriera. Bisognerebbe però che anche il marito trovasse un'occupazione in Francia. Per il momento vivono in un cottage pieno di cani e di gatti. Fanno vita ritirata e Leslie si occupa personalmente della casa; cucina, spolvera, e lava i piatti. Quando è libera dai suoi impegni di lavoro dipinge. Un suo primo quadro, «Ballerino spagnolo», figurativo, è stato esposto nella galleria Ort di Los Angeles. Ora sta dipingendo un «Angelo con la tromba» che è quasi astratto. Non è quindi escluso che venendo a Parigi, vicino alle decine di migliaia di artisti che vi abitano, Leslie Caron trovi che la sua vocazione non è il ballo né il cinema né il teatro. Da bambina essa s’era sentita portata verso la religione. Frequentava il convento dell'Assomption de Lubeck, e a un certo punto avevano creduto che volesse diventare suora.

M.C., «L'Europeo», anno IX, n.21, 21 maggio 1953


Logo del settimanale «L’Europeo» – articolo su Leslie Caron del 21 maggio 1953
M.C., «L'Europeo», anno IX, n.21, 21 maggio 1953

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: M.C., «L'Europeo», anno IX, n.21, 21 maggio 1953
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

L’articolo dedicato a Leslie Caron su «L’Europeo» racconta con taglio brillante il passaggio decisivo di una giovane ballerina francese dal rifiuto dei produttori parigini alla consacrazione di Hollywood. Tra Gene Kelly, Un americano a Parigi, Lili, il Festival di Cannes e l’ipotesi di un ritorno all’Opéra di Parigi, emerge il ritratto di un talento anticonvenzionale, capace di trasformare un volto giudicato irregolare in un segno distintivo di fascino cinematografico. Nel clima culturale degli anni Cinquanta, questa testimonianza d’epoca illumina il rapporto tra cinema americano, gusto europeo, danza classica, musical hollywoodiano e costruzione della diva moderna.