Quando Domenico Modugno fabbricava copertoni per camion
Gli anni difficili prima del successo
Domenico Modugno torna a Torino per girare il film Una testa piena di stoffa e rivive gli anni più duri della sua giovinezza. Tra fabbriche di copertoni, lavori da cameriere e facchino, notti in baracca, amicizie sincere e sogni di successo, il cantante ripercorre il periodo che precedette la fama conquistata con Nel blu dipinto di blu.
Il popolare cantante-autore è tornato a Torino, la città dove trascorse i suoi avventurosi “anni verdi”. Il film Una testa piena di stoffa lo ha ricondotto ai giorni in cui, per vivere, faceva il cameriere, il facchino e il gommista.
Ragazzi, che freddo in quell’inverno del 1948! Ogni volta che Domenico Modugno torna a Torino, il ricordo corre inevitabilmente ai giorni più difficili della sua giovinezza. Lavorava in una piccola fabbrica di pneumatici, guadagnava appena il necessario per sopravvivere e dormiva in una baracca di legno alla periferia della città.
Oggi, però, è tornato da protagonista. Le riprese del film Una testa piena di stoffa, diretto da Carlo Lizzani, lo riportano nei luoghi della sua formazione umana e artistica: il Caffè Orfeo di corso Marconi, le osterie frequentate dai camionisti, i cortili popolari e la vecchia fabbrica dove aveva conosciuto fame e sacrifici.
Era tutto baffi e capelli
Molti torinesi ricordano ancora quel ragazzo pugliese magro e pieno di speranze. Tra questi il sarto Basilio Arsieri, che accogliendo Mimmo nel vecchio caffè di corso Marconi non riuscì a trattenere le lacrime: «Quando sei arrivato dal paese, tutto baffi e capelli, ho capito subito che eri un ragazzo in gamba».
Al termine di una lunga giornata trascorsa tra i ricordi, Modugno spiegò che quel viaggio nel passato gli era necessario per costruire il personaggio di Pietro, il camionista protagonista del film. Un uomo semplice, povero ma pieno di speranze, molto simile al Domenico Modugno di dieci anni prima.
Domenico Modugno interpreta Pietro, camionista meridionale protagonista del film Una testa piena di stoffa.
Nel film, Pietro vive nella periferia torinese con moglie e figli e cerca di mantenere la famiglia guidando un camion tra Torino e Livorno. Durante uno dei viaggi incontra Esterina, una giovane ragazza interpretata da Carla Gravina, destinata a cambiare la vita dei protagonisti.
Accanto a Modugno recitano Carla Gravina e il giovane attore americano Geoffrey Horne, già noto al pubblico internazionale per alcune importanti produzioni cinematografiche.
Vive tra i camionisti
Per prepararsi alla parte, Mimmo trascorre giornate intere accanto ai camionisti veri. Frequenta le loro trattorie, ascolta il loro linguaggio, osserva il modo di guidare e cerca di assimilare ogni dettaglio utile per rendere credibile il personaggio.
Nonostante ciò, scherza sul proprio rapporto con i motori: «Io non piloto quasi mai nemmeno l’automobile». Per questo motivo la produzione rinunciò all’idea iniziale di fargli conseguire una patente professionale accelerata.
Modugno ripara una camera d’aria durante una scena che richiama il suo passato da gommista.
In compenso, il mestiere del gommista lo conosce bene. Prima del successo aveva realmente lavorato in una fabbrica di pneumatici e sapeva maneggiare camere d’aria e copertoni con una certa esperienza.
Durante le riprese imparò anche lo slang dei camionisti e decorò il mezzo utilizzato nel film con una fotografia di Marilyn Monroe, come facevano molti autotrasportatori dell’epoca.
Il Caffè Orfeo di Torino, dove Modugno lavorò come cameriere negli anni della sua difficile giovinezza.
Andrà a Broadway
Quando non gira, Modugno riposa in albergo, scrive canzoni e programma una nuova tournée negli Stati Uniti. È già previsto un ritorno in America per partecipare a produzioni teatrali a Broadway e a nuovi progetti cinematografici.
Proprio in quei giorni annuncia anche una decisione destinata a far discutere: non prenderà parte al Festival di Napoli, né come cantante né come autore.

Tra le scene più impegnative del film vi è quella in cui Pietro deve cambiare rapidamente una gomma di camion. Modugno ammette che si tratta di una delle operazioni più complicate che abbia mai affrontato, nonostante la sua esperienza giovanile nel settore.
Scorta di poliziotti
Durante le riprese ad Avigliana, Trana e Lucento, centinaia di persone si accalcano per vedere il cantante. La produzione è costretta a chiedere l’intervento della Polizia Stradale per garantire il regolare svolgimento del lavoro.
Ripensando al passato, Modugno osserva con emozione la grande fabbrica che anni prima aveva respinto la sua domanda di assunzione. «Grazie vecchia fabbrica», commenta sorridendo, «se fossi entrato nei tuoi reparti non avrei mai cominciato a cantare. Grazie anche di quei giorni duri e tristi: il temporale prima dell’arcobaleno».
Marco Rami, «Sorrisi e Canzoni», anno VIII, n.19, 10 maggio 1959
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| Marco Rami, «Sorrisi e Canzoni», anno VIII, n.19, 10 maggio 1959 |
Fonte originale: Marco Rami, «Sorrisi e Canzoni», anno VIII, n.19, 10 maggio 1959
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🎭 Conclusioni
Pubblicato da «Sorrisi e Canzoni» il 10 maggio 1959, questo servizio racconta uno dei momenti più significativi della carriera di Domenico Modugno. Tornando a Torino per interpretare il camionista Pietro nel film Una testa piena di stoffa, il cantante ripercorre gli anni della povertà, dei lavori umili, delle pensioni economiche, delle fabbriche di pneumatici e delle speranze coltivate lontano dalla sua Puglia. Tra il Caffè Orfeo, le Molinette, i camionisti, Carla Gravina e il regista Carlo Lizzani, emerge la storia di un uomo che trasformò sacrifici, fame e ostinazione in uno straordinario successo artistico. Il racconto di Torino diventa così la memoria concreta del lungo cammino che portò Modugno dalle baracche degli anni Quaranta ai palcoscenici internazionali.
