Ruccione Mario

Mario Ruccione

(Palermo, 18 ottobre 1908 – Roma, 15 gennaio 1969) è stato un compositore italiano.

Biografia

Musicista, iniziò a comporre giovanissimo - il suo brano Tango madrileno, lanciata da Gabrè, risale al 1926 - e trasferitosi successivamente a Roma cominciò a frequentare l'ambiente teatrale e cinematografico: affiancò così la composizione di colonne sonore all'attività di compositore di canzoni - nel corso della carriera ne scrisse ben 500, su testi di autori come Giuseppe Micheli, Giuseppe Fiorelli, Michele Galdieri, Enzo Bonagura, Astro Mari e Antonio Pugliese - divenute famose per i loro toni cupi o trionfali, con messaggi strappalacrime o inneggianti al regime. Divenne a seguito di queste composizioni famosissimo ma accanto a canzoni d'attualità politica - La sagra di Giarabub per la campagna d'Africa, Camerata Richard, La canzone dei sommergibili, ecc., con Faccetta nera si guadagnò addirittura l'appellativo di compositore del Regime fascista - scrisse anche teneri e famosissimi brani d'amore, come Serenata celeste, Villa triste - portate al successo tra gli anni quaranta e cinquanta da Luciano Tajoli e da Oscar Carboni - e la celeberrima Vecchia Roma scritta con Luciano Luigi Martelli e portata al successo da Claudio Villa.

Negli anni cinquanta proseguì l'attività arrivando al Festival di Sanremo prima quarto con Madonna delle rose cantata da Carboni nel 1952, vincendo poi la competizione canora ligure nel 1955 con Buongiorno tristezza cantata da Claudio Villa e Tullio Pane, bissando poi il successo con Corde della mia chitarra nel 1957 ancora eseguita da Villa in coppia con Nunzio Gallo. Arrivò inoltre terzo nel 1954 con il brano E la barca tornò sola che venne cantata da Gino Latilla e Franco Ricci, in seguito parodiata da Renato Carosone e dal Quartetto Cetra.

Le canzoni

Bianco Padre, inno dell'Azione cattolica
Serenata a Maria
Lungotevere
Chitarratella
E zitto amore
Roma forestiera
Fontanella romana
Carrettiere romano
Vecchia Roma
Faccetta nera
La sagra di Giarabub
La canzone dei sommergibili
'Sono innamorato
Yo te quiero
Tango madrileno
Sotto il cielo dell'Avana
Una notte con le stelle e con te
Villa triste
Popolanella
Un pianoforte suonava
Camerata Richard
Tre fontane
Serenata celeste
Vecchia montevarchi
...E la barca tornò sola
Buongiorno tristezza
Mia cara Napoli
Albero caduto
Madonna delle rose
Corde della mia chitarra
Vecchia Firenze


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1951 02 17 SIIll Mario Ruccione intro

Mario Ruccione, l’autore di "faccetta nera" ha concluso a "Regina Coeli" un’esistenza dispendiosa e disordinata. Oltre cinquanta denunce pendono a suo carico

Se al maestro Mario Martino Ruccione avessero dato la possibilità di scegliersi di rappresentante della legge incaricalo di condurre le indagini sul suo caso, con tutta probabilità l'autore di «Faccetta nera», «Giarabub», e «Villa Triste» avrebbe scelto proprio il maresciallo dei carabinieri Bennati. Aggregato al comando del gruppo interno carabinieri di Roma, Bennati è noto forse ancor più che per la brillante operazione che portò all'eliminazione del famoso «Gobbo del Quarticciolo» e della sua banda, per la raffinatezza del vestire e la signorilità dei modi. Ruccione si è rovinato per poter vivere in un ambiente da film-rivista in technicolor, con scrivanie di mogano, telefoni bianchi e gite in yacht: per un ambiente di questo genere Bennati era il personaggio-poliziotto ideale. Quando si è presentato da Ruccione per pregarlo di andare con lui a «Regina Coeli» aveva il nodo scappino e la riga dei calzoni inappuntabile. Nell'ultimo tragitto in macchina dal suo «studio» di via Sabini al carcere di Roma, il maestro Ruccione ha guardato con molta nostalgia le pasticcerie ed i negozi di giocattoli. Forse, dietro le sbarre, quello che gli mancherà di più sarà proprio di non poter entrare in un negozio ed ordinare migliaia e migliaia di lire di cose assolutamente inutili, così, soltanto per mania di grandezza. Ne donne fatali, nè la roulette hanno spinto fuori della legge il più popolare tra i compositori italiani di canzoni, ma soltanto le sue «mani bucate», l’assoluta impossibilità per lui di comprendere il valore reale del danaro. Ruccione, secondo le denunce, avrebbe estorto danaro col ritmo e la sicura improntitudine di un truffatore di classe internazionale, ma anche con l'ingenuo candore d'un bimbo che si trova a maneggiare un ordigno esplosivo senza minimamente conoscerne la pericolosità.

Quando, poco meno di vent'anni fa. è arrivato a Roma, Mario Ruccione «faceva la fame». Era nato a Palermo, aveva studiato alla meno peggio ed aveva molto «orecchio» per la musica, di cui però conosceva a malapena le note. Nemmeno quando sarà un compositore famoso, ne saprà molto di più. di teoria musicale: tutte le sue canzoni gli sono state musicate da altri; lui si è sempre limitato a trovare le «arie». Anche il piano, all'inizio, Io suonava soltanto ad orecchio. Conosceva molto meglio la buona cucina del pentagramma: i primi guadagni realizzati con le canzoni vendute agli editori finivano tutti nelle tasche dei trattori di Trastevere. Tutte le volte che Ruccione si metteva a tavola, sembrava fosse digiuno da una settimana. Nel 1935, con «Faccetta nera». cominciarono i grossi guadagni e, purtroppo per lui, la smania di grandezza. II fatto che, per ordine del regime fascista, federali, commendatori, impiegati ed operai, dalle Alpi alla Sicilia cantassero a squarciagola che faccetta nera doveva, aspettare e sperare perchè già l'ora s’avvicinava, diede alla testa al ventiquattrenne palermitano e gli fece credere che per lui, invece, l’ora di menare una vita da nababbo fosse già giunta.

1951 02 17 SIIll Mario Ruccione f1Il maestro Ruccione è l'autore delle più popolari canzoni sentimentali, da «Serenata celeste», a «Villa triste», a «Vecchia Roma». Il marchese Gonzaga lo accusa di avergli estorto con raggiri oltre ventisei milioni di lire.

Nel genere romantico-sentimentale. Ruccione appariva inimitabile: aveva trovato in Oscar Carboni e Luciano Tajoli i suoi aedi, e «Serenata Celeste», «Villa triste», «Vecchia Roma» mandavano in visibilio le platee di tutti i teatri d’Italia.

La guerra probabilmente salvò Ruccione dai primi grossi guai con la Giustizia e gli diede contemporaneamente la possibilità di cogliere altri successi «patriottici». E' noto che l’ultimo conflitto non ha ispiralo una sola canzone di guerra veramente bella e toccante: un segno anche questo di quanto poco fosse sentito. Le uniche canzoni appena passabili furono appunto quelle di Ruccione: i lettori ricorderanno «Giarabub» e «Camerata Richard». Divenuto così una specie di cantore foIcloristico dell’Asse, Ruccione si sentiva le spalle abbastanza coperte per firmare assegni che i creditori avrebbero incassato come e quando avrebbero potuto. Forse per far dimenticare appunto «Camerata Richard», anche Ruccione, dopo l'otto settembre del ’43, fece il «clandestino». Alquanto tiepidamente, ma Io fece. Senonchè, finita la guerra, invece di dedicarsi di nuovo ed esclusivamente alle canzoni romantiche, pensò, come tanti altri, che fosse giunto il momento buono per lanciarsi nel giro dei grossi affari. Fondò, una dopo l’altra, una serie di case editrici musicali, alcune delle quali al solo scopo di spillar quattrini a finanziatori ingenui. Riuscì a farsi assegnare il lussuoso appartamento romano dell’ex direttore del «Tevere», Telesio Interlandi e, quando i famigliali di costui riuscirono a rientrare in possesso, si accorsero che numerosi quadri d’autore erano scomparsi.

Ormai stava scivolando su di una china pericolosissima. Sembrava quasi si divertisse a fondare sempre nuove società, ad aprire uffici lussuosi sotto l’egida di strane sigle. Al tempo del suo massimo splendore, pochi mesi prima del suo arresto, abitava in un lussuoso appartamento mobiliato in via Tomacelli, nel centro di Roma, con cuoca, due camerieri e due domestiche, mentre, a qualche centinaio di metri di distanza, proprio nella Galleria di Piazza Colonna, aveva un appartamento di dieci stanze adibito ad ufficio, con tre segretarie e tre uscieri. Stipendiava un suo avvocato personale e trattava i grossi affari tramite un «factotum», certo Peppino Alfano, che spacciava per «maestro». Molte persone sono state raggirate credendo in buona fede che quel «maestro» Alfano fosse il noto compositore. Nel marchese Anseimo Guerrino Gonzaga, residente a Borghetto sull’Adige, Ruccione aveva trovato una specie di pozzo senza fondo, dal quale pompava senza posa i milioni che gli occorrevano a tenere un «train de vie» così dispendioso. Secondo la denuncia fatta ai carabinieri, il marchese Gonzaga avrebbe sborsato in tutto ventisei milioni, ma forse sono anche di più. Erano pochi, per Ruccione, anche i milioni di Gonzaga. Ormai finanziava tutto quel che gli capitava per le mani: era una mania, la sua. Finanziava compagnie di varietà, spettacoli di beneficenza, «dancing», caffè-concerto e spendeva, spendeva. Se desiderava che un capocomico inserisse nel repertorio una sua canzone, era capace di invitare a pranzo tutta la compagnia. Tutte le volte che entrava al ristorante, era regolarmente seguito da un codazzo di sbafatori che in cambio di un applauso e di qualche «viva Ruccione», si vedevano offrire un banchetto. Il giorno del compleanno o dell'onomastico di uno dei suoi due figli, Ruccione prima di andare a casa entrava in un negozio di giocattoli e ne usciva con qualcosa come centomila lire di regali; poi passava dal pasticcere ed erano almeno cinquemila lire di paste. Quando il minore dei suoi figli compì un anno, il «maestro» disse che era giusto vedesse Capri ed organizzò una carovana di parenti ed amici perchè facessero da scorta al suo erede nella prima vacanza ufficiale della sua vita. A Capri noleggiò uno yacht a ventimila lire l’ora.

Il ricordo del successo incontrato dalle sue canzoni a sfondo politico con il fascismo, indusse Ruccione a ritentare in grande stile questa strada. Non seppe però prevedere che l’ambiente era mutato e fu proprio questa speculazione a dargli il colpo di grazia. Per spillare sempre più grosse somme ai suoi finanziatori, Ruccione inventò inesistenti accordi per canzoni a tinta politica o religiosa con i Comitati Civici, l’Azione Cattolica ed il Comitato per l’Anno Santo. Affermò di aver concordato la stampa di 300.000 copie di un opuscolo «Inni cattolici - Anno Santo 1950». Al marchese Gonzaga scrisse delle lettere impegnative in questo senso. Aveva bisogno urgente di molti milioni, e non aveva altra via di scampo, se non voleva che i suoi creditori facessero scoppiare uno scandalo. Gonzaga ingenuamente pagò, ma finì anche lui per aprire gli occhi e lo scandalo, seppure a un anno di distanza, è scoppiato.

Sul tavolo del giudice istruttore si stanno ammucchiando le denunce a carico del maestro Mario Martino Ruccione: sono già oltre cinquanta, ma certamente la cifra salirà ancora. Assegni a vuoto, mobilio, oggetti preziosi illecitamente venduti, estremi di truffe, macchine da scrivere prelevate e non pagate, denaro prestato e mai restituito, conti di fornitori in sospeso da mesi. Soltanto i sarti non lo hanno ancora denunziato: sono i più abituati ad aspettare con pazienza.

Giorgio Berti, «La Settimana Incom Illustrata», 17 febbraio 1951



Filmografia

Mare di Mario Baffico (1940) canzone
La prigione, regia di Ferruccio Cerio (1944), musiche


Riferimenti e bibliografie:

Il Radiocorriere n. 5/1950