Worth Vera

Vera Worth bio

Attrice ungherese attiva tra gli anni '40 e gli anni '60, ha preso parte a molti spettacoli di Varietà con le più famose compagnie teatrali, ed ha all'attivo 5 film.


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VERA WORTH HA UN DESIDERIO. - Gli spettatori assidui delle « prime » drammatiche, a Milano, incontrano sempre una donnina esile, biondissima, squisitamente elegante, che ha il dono raro di un sorriso smagliante (che nulla ha in comune col caratteristico sorriso della gente di teatro, nel quale, come dice Stendhal, «l’on montre les dents, mais les yeux nc souricnt pas») La persona in questione si fa ammirare in sala, negli intervalli, dopo essersi fatta molto ammirare, sulla scena a fianco di Spadaro, di Totò e di altri grossi calibri del teatro di varietà: è Vera Worth, la seducente attrice magiara, momentaneamente dedita agli ozi.

Ma sono, poi, veramente ozi? Vedete, a me è capitato di incontrare la Worth alla prima ripresa dell'Amleto; ma poi, recatomi casualmente in teatro alla « seconda », ce l’ho trovata ancora. E m’è sorto il dubbio che quelle frequenti presenze a teatro della giovane attrice fossero qualcosa di più e di meglio che non il normale passatempo di una signora elegante. Che bisogno ci sarebbe stato. in tal caso, di andare anche alla seconda, dopo aver assistito alla prima?

La soluzione del caso la scopersi in seguito. Una volta, capitai proprio nella poltrona accanto alla sua, e mi fu possibile studiare il suo viso, mentre, sulla scelta: Benassi dava corpo alla figura di Enrico IV. Se ne stava attenta, attentissima, come una scolaretta volenterosa e sul suo volte passavano mille emozioni, e dicevano che lo spinto di lei percepiva nitidamente ogni sfumatura della colorita interpretazione di Benassi. Era, insomma, non solo lo sguardo di chi ama il teatro, ma di chi vuol penetrare in più intimi segreti, per avvalersene. Fini, infatti, per confessarmi di aver avuto sempre un'intima passione per il teatro drammatico, e mi disse che sperava fervidamente di poterne far parte, un giorno possibilmente non lontano. Lo disse con un bagliore nello sguardo, ma in piena umiltà.

Avranno corpo le speranze della graziosa Vera? Donadio, che se ne intende, dice che ella è dotata di molta sensibilità e che potrebbe davvero far strada, anche in quel campo, se riuscisse a liberare la sua dizione dal troppo marcato accento esotico, che per certi ruoli potrebbe costituire un'aggiunta di fascino, ma per altri sarebbe un ostacolo difficilmente sor-montabile. Ragion per cui, Vera Worth s’è messa a sfuggire, con ogni cura, tutte le persone che non parlano un italiano perfetto, risciacquato in Amo!

(Però, se, nell'attesa rifacesse qualche capatina sulle tavole del palcoscenico di varietà, con quella sua grazia un po’ leziosa, con quei suoi abiti intessuti di venticello primaverile non sarebbe una brutta cosa. La rivista ha sempre bisogno di personaggi che le diano lustro. È parecchio tempo che ci tocca di ammirare [il verbo è volutamente cortese] delle subrette vestite all'insegna della pacchianeria. E un po’ di autentica eleganza non guasterebbe).

Microfono, «Film», 25 marzo 1944


1944 07 15 Il Dramma Vera Worth L

Nella Compagnia di prosa di Laura Carli e Cesco Baseggio, diretta da Giuseppe Adami, ha recitato per la prima volta, Vera Wort. Questa attrice ungherese si è «italianizzata» in pochi anni, guadagnando prima - molto facilmente per la sua intelligenza e la sua classe - una notorietà nel piccolo teatro, tra l'arte varia e la rivista. Ma la piccola scena era per lei - è da tutti risaputo - una ragione di vita per la sua maggiore ambizione: il teatro di prosa. Già l'anno scorso, quando Alda Borelli ritornò alle scene, al Teatro Odeon di Milano, Vera Wort figurava tra gli scritturati, ed il suo esordio fu sospeso dagli avvenimenti di allora che fecero disperdere quella Compagnia e indussero Alda Borelli, purtroppo, a rinchiudersi nel suo silenzio. Vera Wort aveva, allora, raggiunto il palcoscenico di prosa, ma la sorte non le permise di vederne la ribalta. Il caso l’ha però riportata, quasi a distanza di un anno, sul medesimo palcoscenico.

E l'attesa può essere stata un bene, perchè ancora per un anno ha potuto rendersi padrona della nostra lingua, e ancora per molti mesi ha potuto dedicarsi allo studio e alla preparazione dell'arte drammatica. Vi è riuscita, ora, degnissimamente. Ha recitato delle parti di «seconda donna», secondo il ruolo della tradizione; ha dato vita cioè, sulla scena, ad alcuni di quei personaggi femminili che nelle commedie del repertorio prediletto fino al primo decennio di questo secolo, furono sempre e soprattutto affidate ad attrici generalmente belle ed eleganti. Vera Wort si è valsa, naturalmente, di questi requisiti che le sono particolari per natura, ma vi ha aggiunto una ben definita personalità e l’istinto del teatro, insito nel suo temperamento equilibrato, nella sua intelligenza positiva.

Ha cosi dimostrato di essere un’attrice già formata, degnissima dei suoi compagni. Non poteva quindi mancarle il successo, che è stato più che cordiale, di pubblico e di critica. Vera Wort meritava questo consenso. Noi possiamo dirlo, che la nostra amicizia risale al suo primo arrivo in Italia. Sono passati alcuni anni ed ella era ancora una bimba: aveva frequentato l’Accademia di Arte drammatica del suo Paese, aveva un grande amore per il teatro, e già allora avrebbe voluto recitare in italiano. Non è stata dunque una improvvisazione, la sua; ma una vocazione che ha saputo non sciupare anche esercitando per lungo tempo un’arte minore. Ora la «piccola famiglia dell'arte drammatica» ha un’attrice di più sulla quale poter contare; un’attrice che ha ferma volontà e tale predilezione per il teatro, da poter sempre meglio contare su di lei per l’avvenire.

«Il Dramma», 15 luglio 1944



Filmografia:

Quarta pagina - Commedia, Italia - 1942

Il fiore sotto gli occhi - Commedia, Italia - 1944

Peccatori - Drammatico, Italia - 1945

L'ultimo sogno - Drammatico, Italia 1946

Whisky a mezzogiorno - Commedia, Italia - 1962


Teatro con Totò:

Quando meno te l'aspetti (1940)

Orlando curioso (1942)

Ma se ci toccano nel nostro debole... (1947)


Riferimenti e bibliografie:

  • «Il Dramma», 15 luglio 1944