Fratelli De Rege

Fratelli De Rege bio

Guido (Bebè) (Casagiove, 25 gennaio 1891 – Milano, 10 febbraio 1945) e Giorgio (Ciccio) (Casagiove, 19 agosto 1894 – Torino, 25 maggio 1948) De Rege sono stati un duo comico popolare in Italia soprattutto negli anni trenta-quaranta.

Biografia

La più celebre coppia di avanspettacolo tra le due guerre. Guido e Giorgio dei Conti de Rege di Donato e di San Raffaele discendevano dal ramo cadetto di un'antica famiglia del patriziato piemontese ma nacquero nei pressi di Caserta dove il padre, Alessandro Evasio, era ufficiale di carriera e prestava servizio al seguito del conte di Torino, Vittorio Emanuele di Savoia-Aosta, suo lontano cugino.

Il loro interesse per la vita del mondo dello spettacolo costituì una rottura con la famiglia: il maggiore fuggì di casa per darsi alla carriera di comico, e qualche tempo dopo scoprì che anche Ciccio si stava inserendo in quel mondo, il che diede l'avvio alle loro esibizioni insieme.

Nei loro spettacoli costituirono il tipico duo in cui il maggiore, nel ruolo di spalla, permetteva al minore di esaltare la sua comicità nel ruolo dello sciocco, balbuziente e incapace di parlare in modo "normale", con effetti spesso assurdi e improntati al nonsense, e di grandissimo effetto sul pubblico.

Furono molto attivi nell'avanspettacolo, ma parteciparono anche a diversi film. Morirono a poca distanza di tempo l'uno dall'altro: il maggiore a Milano sul finire della guerra, il secondo, dopo avere avuto come spalla Carlo Dapporto, trovò la morte in scena a Torino, tre anni dopo, mentre recitava al Teatro Reposi.

Guido creò il numero d’insieme, assumendosi il ruolo di spalla del fratello eletto a comico, con un enorme naso di cartone: Bebé che si danna di fronte all’idiozia di Ciccio, sommerso dagli insulti, dalla raffica delle domande e delle intimidazioni, fino all’esplosione del non senso. Il duetto finiva, tra grandi risate, con Bébé che, toccando la spalla del compare, annunziava: «Noi ce ne andiamo via». Il successo fu grande; il rapporto, simile a quello dell’augusto e del clown bianco nel circo, giocava su una contrapposizione estrema, il furbo e il trasognato, l’eterna variante di Sancho Panza e Don Chisciotte. Riservati e abili nella gestione dei loro affari, i due fratelli erano legatissimi anche nella vita, a tal punto che neppure il matrimonio del maggiore li separò, convivendo in tre fino alla morte. Che giunse per Guido, a Milano, alla fine della guerra. Giorgio sopravvisse tre anni, cercando di continuare a lavorare.

Dapporto, che era amico del più giovane, racconta nelle sue memorie i giorni della malattia e del funerale, e il suo debutto poi come spalla di Ciccio, in uno spettacolo del dopoguerra Ba-Bi-Bò . Una sera, a Torino, dopo un anno di recite al Teatro Reposi morì anche l’altro De R. E se la salma del primo finì nella fossa comune, come poteva accadere in tempi di guerra, la scomparsa di quella di Ciccio, è misteriosa. I biografi pensano che sia sepolto senza indicazione nella tomba di famiglia, di origine nobile, e pertanto restia a riconoscere una parentela stretta con chi ha svolto anche magistralmente un’attività così plebea. Ma il riconoscimento i De R. l’hanno avuto da tutti quei comici italiani che li amarono e a loro si ispirarono: dai Maggio a Dapporto.

Ritmo ossessivo, di una macchina perfetta, ma assenza totale di sentimento era la loro saliente caratteristica. Forse l’unica coppia a cui è possibile avvicinarli è quella costituita da Walter Chiari e Carlo Campanini, che nel loro sketch “Vieni avanti, cretino”, che citava appunto l’apertura più celebre del numero dei De R., ne tentarono una riuscita, abile imitazione (titolo successivamente di un film con Lino Banfi: Vieni avanti cretino, appunto).


Fascisti, antifascisti

(su casi cronici, clamorosi o clinici)

Il caso leggendario riguarda Ciccio De Rege e si basa solo su supposizioni e testimonianze. La vita dei fratelli De Rege è già in sé un favola. Per un decennio, dal 1935 al 1943, i fratelli De Rege hanno formato il duo comico di maggior successo in Italia. I più amati, i più pagati. Guido era la spalla e chiamava in scena il fratello Ciccio trattandolo da ‘cretino’. Più Guido inveiva, più Ciccio si mostrava spaesato e scemo, finché il gioco si rovesciava e il comico sparava un’idiozia così strampalata da sembrare geniale. Figli di una famiglia piemontese nobile e potente, nacquero in una villa alla periferia di Caserta - dove il padre ufficiale era di stanza alla Reggia - rispettivamente nel 1891 e nel 1894. Guido scappò di casa per fare l’attore; Ciccio fu tentato dalla carriera diplomatica ma si trovò presto disoccupato. Guido diventò un brillante di fama; Ciccio debuttò in teatro accanto al fratello solo casualmente, per sostituire un comico malato (gli suggerivano le battute dalla quinta, lui non sentiva e balbettava: così nacque, per caso, il suo personaggio). Guido sposò una ballerina, Ines, e Ciccio viveva con loro: erano una bella famiglia. Guido morì sotto le bombe a Milano, nel 1945; Ciccio morì in scena, a Torino, nel 1948.

Nella vita di Ciccio una prima stravaganza capitò nel 1922: racconta Guido Di Napoli (fu loro amico e impresario) in un articolo scritto in morte del comico sulla rivista II Dramma del 1948, che Ciccio era chiamato Cicerin perché in gioventù aveva fatto da guida al ministro degli Esteri sovietico in missione diplomatica in Italia in occasione della Conferenza di Genova dell’aprile 1922. Il futuro comico, insomma, aveva fatto da accompagnatore al primo comunista che arrivava ufficialmente in Occidente per partecipare a un incontro politico. Per altro un’assise nel corso della quale l’Unione Sovietica ottenne il suo primo riconoscimento internazionale. Possibile che proprio a un giovane qualunque fosse data la possibilità di scortare e guidare un ministro comunista? Possibile che un ministro comunista, alla sua prima importante uscita in Occidente, accettasse di farsi scortare e guidare da un potenziale ‘nemico’? I documenti sovietici dell’epoca, per altro, sottolineano come la trasferta italiana fosse stata preparata meticolosamente da Lenin in persona. La spiegazione di tutto potrebbe essere altrove. La famiglia De Rege di Donato di San Raffaele (questo il cognome completo dei fratelli De Rege) era molto vicina alla corte Savoia e al Regno aveva dato molti ambasciatori; il padre di Cicerin, il ministro sovietico, era stato ambasciatore dello Zar presso il Regno d’Italia alla fine dell’Ottocento. E verosimile che i Cicerin e i De Rege di Donato di San Raffaele si conoscessero. E verosimile che per questo il ministro sovietico abbia scelto di farsi accompagnare da Ciccio. E verosimile che, in virtù della fama della famiglia De Rege di Donato di San Raffaele, le autorità italiane abbiano accettato la scelta di Cicerin. E possibile che con l’occasione Ciccio si sia avvicinato alle ragioni, se non alle posizioni, del comuniSmo. É certo che alla fine degli anni Venti Ciccio abbandonò la famiglia e poco dopo dalla famiglia fu diseredato, come il fratello Guido qualche tempo prima.

Ma fin qui siamo alle supposizioni, seppure sostenute da qualche carta. Altro peso potrebbe avere una testimonianza che mi ha reso Emilio Ghellini, medico dei De Rege nel 1945, a Milano. La storia è andata così: dopo l’uscita di un mio libro sui De Rege, molti tra discendenti e vecchi amici dei due comici mi hanno telefonato per confermare o arricchire le notizie sulle quali avevo costruito il mio testo. Fra questi, appunto, Ghellini, che sommariamente mi raccontò come fosse nato il suo rapporto con i De Rege. Dopo poco tempo fissai un appuntamento a Milano e incontrai questo brillante medico ottantenne che mi spiegò di esser stato chiamato quasi per caso, tramite comuni conoscenti, ad assistere Guido De Rege quando questi già era gravemente malato ai polmoni (lo trovò in condizioni disperate) alla fine di febbraio del 1945. I De Rege abitavano in una pensione in Piazza Duomo e, a dire di Ghellini, non se la passavano bene economicamente: tutte le loro cose e i loro risparmi erano bloccati a Roma, dove avevano la casa e dove era rimasta Ines, moglie di Guido. Senza poter disporre di penicillina (che arrivò in Italia al seguito degli americani), Guidò morì in fretta in un inverno ghiacciato e lasciando solo il fratello. A quel punto, Ciccio, ormai senza più un soldo e senza la possibilità di lavorare non avendo la spalla, si stabilì a casa di Ghellini, dove rimase fino a dopo la Liberazione, quando riprese a lavorare avvalendosi di Carlo Dapporto in qualità di spalla. Racconta Ghellini che Ciccio De Rege per sua stessa ammissione era impegnato, tra la fine di marzo e il 25 aprile, nella Resistenza milanese: usciva di casa armato ogni mattina e tornava la sera senza dire dove passasse la giornata. La cronaca di quelle ore rimarrà per sempre un mistero come pure un mistero resterà la partecipazione alla Resistenza di Ciccio De Rege, mancando riscontri certi alle affermazioni che il comico faceva al medico che lo ospitava. Solo si sa - lo si evince da numerose testimonianze - che Guido e Ciccio De Rege giravano sempre armati, fin dagli anni Trenta, e che il regime nei loro confronti non fu mai clemente: Mussolini in persona intervenne per impedire che mettessero in scena un testo d’ambiente militare di Courteline (la circostanza è descritta con molti particolari da Zurlo nelle sue memorie). E pure si sa che i De Rege, che recitavano sempre da soli nel loro classico numero, accettarono di lavorare sotto la direzione di altri solo in Bertoldissimo, uno spettacolo dei fratelli Schwarz, i due ebrei perseguitati prima da Hitler e poi dal fascismo, di cui pare fossero amici.

Del repertorio dei De Rege si sapeva (e in fondo ancora si sa) poco o nulla: otto scenette registrate alla radio nel 1943 e più volte restaurate e rimasterizzate fino a oggi. Nel fondo della Censura teatrale conservato all’Archivio Centrale di Stato ci sono i copioni di quattro spettacoli. Sono testi veri e propri o canovacci sulla base dei quali i due improvvisavano. Qui si ripropone uno sketch intero, più che altro un brogliaccio e in quanto tale significativo, dallo spettacolo L’avvelenato sono io che ottenne il visto di censura il 9 dicembre 1937, il giorno prima del debutto. Il testo è firmato ‘Giorgio Derege’ ed è conservato nella busta 51. La sua particolarità sta nel fatto che non è scritto in forma dialogica come tutti gli altri, ma riassume le battute una dopo l’altra, suggerendo la situazione generale e la soluzione comica. Esattamente come erano nel Seicento i canovacci della Commedia dell’Arte.

Nicola Fano


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


Filmografia

La sconfitta dell'idolo, (1920) - Guido
Maciste in vacanza, (1920) - Guido
Milizia territoriale, regia di Mario Bonnard (1935) entrambi
Allegri masnadieri, regia di Marco Elter (1937) entrambi
Lasciate ogni speranza, (1937) entrambi
L'allegro cantante, (1938) entrambi
Casanova farebbe così!, (1942) - Giorgio
Non ti pago!, (1942) - Giorgio
Gli assi della risata, epis. Il mio pallone e Turno di riposo, regia di Gino Talamo (1943) entrambi

Bibliografia

Nicola Fano, De Rege varietà: biografia probabile di un duo comico, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 1998 - ISBN 88-8089-499-4
Carlo Dapporto, Il maliardo: mito, personaggio, vita (a cura di Marcello Marchesi e Gustavo Palazio), Milano, Rusconi, 1977


Riferimenti e bibliografie:

  • Nicola Fano, De Rege varietà: biografia probabile di un duo comico, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 1998 - ISBN 88-8089-499-4
  • Carlo Dapporto, Il maliardo: mito, personaggio, vita (a cura di Marcello Marchesi e Gustavo Palazio), Milano, Rusconi, 1977
  • "Tessere o non tessere - I comici e la censura fascista" (Nicola Fano), Liberal Libri, Firenze 1999