FRA MOGLIE E MARITO, LA SUOCERA E IL DITO

(1938)

Scheda dell'opera

Titolo originale Fra moglie e marito, la suocera e il dito (1938)

  • Testo: Antonio de Curtis, rivista in due tempi e 17 quadri
  • Interpreti: Totò (Getullo Indivia), Eduardo Passarelli, Clely Fiamma, Bea Vary, Olivia Freid, Anna Vongi, Alida Cappellini, Ortimova Janka, Balletto Varsavia
  • Musica: M.o Pasquale Frustaci
  • Compagnia: Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò

Sketch, quadri e notizie

E' questa l'ultima rivista di avanspettacolo scritta da Totò. La richiesta di autorizzazione è d’inizio giugno 1938 per il Politeama di Livorno, ma a marzo dell’anno successivo vengono aggiunti alcuni quadri, sempre di de Curtis: lo sketch dello «jettatore» e lo sketch «con la suocera e la finta follia».



SCENE PRINCIPALI

Sketch dei milionari: Scena Una camera povera
Sketch scuola di danze
Fuori velario dopo scuola di danze
Sketch della clinica
La camera affittata a tre

Gli sketch: Getullio e Gervasio sono due poveracci costretti a uscire uno alla volta perché hanno un solo vestito. Con poche lire ereditate da uno zio Getullio compra una cartella della lotteria di Tripoli che si rivela vincente. Il neomilionario e il suo amico - fuori velario - impugnata la valigetta con il danaro, decidono di rimettersi a nuovo: Getullio andrà in un istituto di bellezza e Gervasio andrà a comprare gli abiti nuovi. Getullio sbaglia però piano e finisce, invece che nell’istituto di bellezza, in una scuola di danza dove viene scambiato per il famoso ballerino russo Wladimiro Pomiciovsky. Equivoci tra Getullio che cerca una massaggiatrice e il Direttore che offre a Getullio le ragazze della scuola perché scelga le migliori. Finale a soggetto e incontro, fuori velario, con Gervasio che gli ha trovato una brava e bella ragazza perché si sposi. Getullio conosce Bice, cognata del signor Civetta iettatore e la sposa; ma Bice e la madre complottano per sbarazzarsi di lui una volta presi i soldi, e lo convincono a operarsi di appendicite. Sopravvissuto all’operazione Getullio si finge pazzo e mette in fuga le due donne terrorizzate. Dopo essersi inutilmente rivolto all’avvocato Mancasenno che lo confonde con le sue complicazioni legali, Getullio si rivolge al ritratto del padre perché lo liberi dalla Suocera, e quando questo succede, gli accende due enormi candele.


Il produttore cinematografico Liborio Capitani sta pensando a lui per una trasposizione di San Giovanni decollato di Nino Martoglio, che avrebbe dovuto essere il suo ottavo film con Angelo Musco. L’idea di Capitani suscita nel suo entourage discussioni e perplessità: che c’entra un comico metafisico come Totò con il personaggio farsesco di Agostino Miciacio, devoto ciabattino in rotta contro il violento pretendente della figlia? Anche Capitani si fa prendere dai dubbi; propone quindi ad Antonio de Curtis un provino teatrale, chiedendogli di inserire in Fra moglie e marito... la suocera e il dito la famosa macchietta del beghino che prega profondendosi in vorticosi segni di croce e sdilinquimenti mistici. Totò acconsente, e una sera di giugno il produttore entra in un palchetto al teatro Valle per vedere di cosa sia capace questo comico di cui parlano tutti. Il contratto, dicono le cronache dell’epoca, viene firmato ventiquattrore dopo. (Sveliamo il mistero della nascita di un film, “Film”, n. 44, 2 novembre 1940)

Totò dichiara a un certo punto: «Io sono Otello, il Moro di Venezia, Venezia non la so, ma me ne frego !». Come pazzo, entra e fa scena: «vede la suocera, le corre appresso, prende una sedia e si ripara dietro di essa come fosse una trincea facendo finta di fare la guerra, poi prende la rivoltella e spara sulle figurine ed altro, poi prende la suocera, la trascina per le ginocchia mettendola in posizione voluta, indi le mette una statuina sulla testa e spara».


Così la stampa dell'epoca


1940 05 11 Film Toto al Valle Tra moglie e marito L 

Da qual prodigioso burattinaio sìa stato costruito questo curioso fantoccio animato, tutto sàpido dì lazzi e sberletti che hanno il mordente della satira, dotato di una maschera comica ridotta a pelle, nervi ed osso, ma talmente espressiva da sembrar creata di un artefice strambo, desideroso di realizzare plasticamente la quintessenza del l'espressione pura; questo pupazzo disarticolato nella inarmonica e caricaturale figura fisica, al punto di sovvertire le più elementari leggi anatomiche, non sappiamo. Certo ci sembra oggi la figura più significativa del teatro di rivista italiano: qualche cosa di mezzo fra il mimo, la marionetta, il macchiettista ed il vecchio e glorioso Pulcinella del Teatro San Carlino, fusi in un tipo nuovo, modernamente paradossale, che forse tutti li rammenta, ma da tutti si distingue.

Totò è tornato al Valle, dopo un lungo e — ci dicono — trionfale periodo di permanenza in A. O. I., con la Compagnia rinverdita di nuovi elementi, presentando una spassosa rivista di cui egli stesso è l'autore, Tra moglie e marito, la suocera e il dito.

Tutto l'intreccio è nella narrazione dei guai che il disgraziato Getullio Indivia, pur avendo vinto alla Lotteria di Tripoli una bella valigia zeppa di milioni, subisce per colpa di tre indemoniate arpie: moglie, cognata e suocera, fino ad essere costretto a fingersi pazzo furioso, per riacquistare così l'autorità coniugale. Motivo — come si vede — non peregrino, ma svolto e soprattutto interpretato da Totò con arguta sensibilità e coloriti contrasti comici, ottimamente coadiuvato da Passarelli, attore intelligente che sa valersi di una recitazione naturalmente efficace.

Passiamo in rapida rassegna lo stuolo delle avvenenti soubrette: bellissima Olivia Fried, che ha guadagnato in fascino femminile quanto ha perduto in abbondanza di forme (ed ha perduto molto). Ci è sembrata in deciso miglioramento, come donna e come artista, Bea Vary, più che come subretta ci è piaciuta nel suo vecchio ruolo di maliziosa ed abile ballerina. Apparve squisitamente elegante quando ravvivò la sua bionda grazia, con una festosa acconciatura spagnola, anche se aveva prima deluso i suoi ammiratori, indossando una lugubre e modesta marsina a maglia nera. Anna Vongi fisicamente possiede il fascino esotico di una statuina giapponese, fascino che ella accresce e quasi esaspera con le malizie di una sapiente truccatura. Artisticamente, possiede pregevoli mezzi vocali. Vorremmo in lei un maggior senso di misura, vorremmo che evitasse le inutili note sopracute, le gigionesche ed arbitrarie cadenze e fiorettature, specie là dove il compositore non si è mai sognato di scriverle.

La giovane Vongi ha un notevole temperamento interpretativo ed abbiamo fiducia nelle sue istintive qualità che deve sorvegliare e potenziare naturalmente, senza) stemperarle in una soprastruttura artificiosa.

Le due prime danzatrici, Elias Cappellini e Janka, partecipando al coro delle ragazze, ma esibendosi poi separatamente, la prima in una suggestiva danza orientale, e la seconda in una orgiastica cucaracha, hanno fatto il possibile per convincerci di quanto sia più facile essere delle leggiadre soliste, quando il dèmone della danza invade corpo ed anima, che non modeste ballerine di fila, disciplinate ed attente. E ci sono perfettamente riuscite.

Allestimento scenico e costumi, sufficientemente decorosi. L’orchestra del Maestro Frustaci ha avuto lievi indecisioni, nel difficile compito di seguire le geniali improvvisazioni comico-musicali di Totò e le meno genali fantasie di qualche cantante, che divideva i tempi così, alla buona, senza preccuparsi troppo degli aurei insegnamenti che Pasquale Bona impartisce nel suo Metodo di solfeggio.

Nino Capriati, «Film», 11 maggio 1940


Ricostruzione delle rappresentazioni della rivista nelle varie città italiane


TITOLO DELL'OPERATAPPE

Fra moglie e marito, la suocera e il dito

Rivista in due tempi e 17 quadri di Antonio de Curtis

Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò

Milano, Teatro Mediolanum, 13-26 marzo 1939

Torino, Teatro Chiarella, 27-30 marzo 1939

Roma, Teatro Capranica, 13-23 maggio 1939

Roma, Teatro Giulio Cesare, 24-26 maggio 1939

Roma, Teatro Valle, 4-23 maggio 1940


Riferimenti e bibliografie:

  • "Quisquiglie e Pinzellacchere" (Goffredo Fofi) - Savelli Editori, 1976 - «La Clinica», pp. 111-113;
  • "Tutto Totò" (Ruggero Guarini) - Gremese, 1991 - la rivista integrale, pp. 225-234.
  • "Totò partenopeo e parte napoletano", (Associazione Antonio de Curtis), Marsilio Editore 1999
  • Nino Capriati, «Film», 11 maggio 1940

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